Autore: Alessandro Morini Gallarati

  • Terra bruciata

    Terra bruciata

    La notizia del clamoroso possibile ritiro di Max Verstappen a fine stagione, confermata e rilanciata da una fonte autorevole e vicinissima all’olandese come Erik van Haren, ha scosso le fondamenta della Formula 1.

    Prima di entrare nel merito della questione, ci teniamo a ringraziare @skysportf1 per averci chiamato in causa durante la trasmissione Race Anatomy. Allo stesso tempo, risulta tuttavia doveroso precisare che la notizia originale appartiene proprio alla prestigiosa firma del De Telegraaf e non intendiamo prendercene il merito.

    Detto questo, la lettura degli eventi suggerisce una strategia ben più complessa della semplice resa da parte di Super Max.

    Non è un caso, infatti, che il comunicato ufficiale della FIA sulla revisione dei regolamenti sia arrivato a ridosso delle indiscrezioni sull’addio del quattro volte Campione del Mondo a fine 2026.

    Sebbene non si possa di certo parlare di un rapporto diretto di causa-effetto, è innegabile che il peso politico di Max stia agendo come un catalizzatore irresistibile.

    Verstappen sta applicando la politica della terra bruciata: minacciare l’abbandono del vertice per costringere chi governa lo sport a cambiare una direzione tecnica che ritiene inaccettabile, sfruttando ogni grammo del suo prestigio, della sua fama e di quel carisma che lo rende l’asset più prezioso del Circus.

    A nostro avviso, tuttavia, Max non ha una reale intenzione di andarsene, almeno non nell’immediato.

    Oltre alla viscerale fame agonistica, esiste una componente pragmatica che non può essere ignorata: l’aspetto economico.

    Nessuna categoria alternativa, dal WEC all’IndyCar, potrebbe mai garantirgli l’ingaggio astronomico che percepisce attualmente in Formula 1.

    Verstappen sta giocando una partita a scacchi ad altissima quota, usando il proprio ritiro come l’ultima, potentissima leva negoziale per smuovere le acque e riportare il racing (quello vero) al centro del villaggio.

    Il suo è – secondo la nostra personalissima opinione – un grido di battaglia travestito da addio, una prova di forza per piegare un regolamento che ha ucciso la competizione.

    Noi (come sapete) siamo tutti con lui.

    Comunque vada a finire questa storia.

  • FIA, le dichiarazioni di Tombazis sono gravissime e inaccettabili

    FIA, le dichiarazioni di Tombazis sono gravissime e inaccettabili

    Le dichiarazioni rilasciate da Nikolas Tombazis nel corso delle prime prove libere del Gran Premio del Giappone non sono state solamente un maldestro tentativo di gettare acqua sul fuoco, ma rappresentano una pericolosissima ammissione di debolezza da parte di chi dovrebbe essere il garante supremo del regolamento.

    Definire la chiusura ritardata del flap Mercedes come un “piccolo inconveniente meccanico” che non merita attenzione è un insulto alla logica di uno sport che, per definizione, vive di millesimi e inevitabilmente di millimetri.

    Il responsabile tecnico FIA delle monoposto, ha parlato di un approccio “pragmatico”, spiegando che la Federazione non è pronta e intenzionata a portare ogni minima irregolarità davanti ai commissari per evitare di dimezzare la griglia.

    Un’argomentazione che baratta la certezza del diritto con una presunta salvaguardia dello spettacolo, trasformando il regolamento tecnico in un canovaccio interpretabile a piacimento.

    Se un’ala si muove fuori dai tempi consentiti, la vettura è irregolare. Punto. E non esiste una zona grigia dove il dolo o il guasto meccanico possano sanare una chiara violazione del regolamento tecnico.

    La conformità di una vettura, peraltro, non è un concetto elastico legato al vantaggio aerodinamico ottenuto: un’auto è regolare oppure non lo è.

    Introdurre la variabile del “guadagno prestazionale” per decidere se sanzionare o meno un’infrazione significa smantellare la certezza delle norme.

    Se un componente non rispetta i parametri prefissati, l’irregolarità sussiste per il solo fatto di esistere, indipendentemente dalle intenzioni del team o dall’effettiva utilità tecnica del malfunzionamento.

    Ancora più grave è il distinguo fatto rispetto al “plank”: secondo Tombazis, l’usura del fondo garantisce un guadagno diretto, mentre un flap mobile sarebbe sostanzialmente una questione secondaria.

    È una visione miope che ignora come ogni deviazione dai parametri prefissati influisca sul bilanciamento o sulla velocità di punta.

    Affermare che “correrebbero la metà delle macchine” se si applicasse il regolamento alla lettera è, inoltre, una dichiarazione gravissima e kafkiana: è ammettere che la Formula 1 attuale è un autentico far west dove la FIA ha deciso di chiudere un occhio per pigrizia o, peggio, per timore reverenziale verso i costruttori e coloro che ancora si sforzano di seguire questo sport (se di sport ancora si tratta).

    La Formula 1 non ha bisogno di pacche sulla spalla, ha bisogno di una Federazione che faccia rispettare le regole che lei stessa ha scritto.

    Tollerare queste anomalie in nome della “complessità delle auto” significa autorizzare i team a testare i limiti della legalità, sapendo che, mal che vada, riceveranno solo un invito a risolvere il problema per la gara successiva (o addirittura per l’anno successivo).

    Ed è francamente inammissibile.

  • Incredibile: Jeddah era pronta a garantire al Gran Premio di F1 un sistema antimissilistico!

    Incredibile: Jeddah era pronta a garantire al Gran Premio di F1 un sistema antimissilistico!

    Il Gran Premio d’Arabia Saudita – annullato ufficialmente lo scorso fine settimana – torna al centro delle cronache per un retroscena che ha dell’incredibile, svelando fin dove le autorità locali fossero pronte a spingersi pur di evitare la cancellazione dell’evento.

    Come riportato da Sport Bild e dall’edizione brasiliana di Motorsport.com, nel tentativo estremo di rassicurare il Circus della massima serie, il governo e i promotori sauditi avrebbero offerto una garanzia senza precedenti: la protezione dell’intero perimetro del tracciato di Jeddah attraverso un sistema di difesa antimissile dedicato.

    Questa proposta, emersa durante le concitate trattative seguite ai timori sulla sicurezza manifestati da piloti e squadre, puntava a creare uno scudo tecnologico capace di neutralizzare eventuali minacce aeree durante tutto il fine settimana di gara.

    L’offerta di una protezione balistica attiva doveva servire come polizza assicurativa definitiva per blindare lo svolgimento della manifestazione e proteggere gli investimenti miliardari legati alla tappa saudita.

    Tuttavia, nonostante la promessa di correre letteralmente sotto l’ombrello di una batteria di missili intercettori, la classe regina si è trovata davanti a un bivio etico e logistico insormontabile.

    La realtà dei fatti ha poi preso il sopravvento sulla tecnologia militare, portando alla definitiva cancellazione del Gran Premio.

    Tuttavia, il solo fatto che si sia arrivati a negoziare la disputa di una competizione sportiva in termini di “copertura antimissile” fotografa perfettamente il clima di tensione e le contraddizioni di una categoria che, pur di inseguire certi mercati, si è spinta fino ai confini di un teatro di guerra, prima che il buonsenso o l’impossibilità di garantire una reale normalità imponessero lo stop definitivo.

  • Ufficiale: cancellati i GP di Bahrain e Arabia Saudita

    Ufficiale: cancellati i GP di Bahrain e Arabia Saudita

    Ufficiale: il calendario della Formula 1 resta orfano dei Gran Premi di Bahrain e Arabia Saudita. 

    La situazione geopolitica attuale, infatti, ha spinto Liberty Media e la FIA a una decisione drastica quanto inevitabile. 

    L’escalation di tensioni nell’area mediorientale non garantisce più i necessari standard di sicurezza per il personale delle squadre e per le migliaia di tifosi previsti, obbligando gli organizzatori a stralciare le due tappe dal programma del 2026.

    Per il Circus si tratta di un colpo durissimo, sia sul piano logistico che su quello economico, considerando il peso dei contratti sottoscritti con Sakhir e Jeddah. 

    Le tappe in questione non saranno sostituite.

  • Antonelli nella storia della Formula 1: è il più giovane poleman di sempre

    Antonelli nella storia della Formula 1: è il più giovane poleman di sempre

    Le qualifiche del Gran Premio di Cina consegnano alla storia una giornata memorabile per il motorsport tricolore: Andrea Kimi Antonelli conquista la sua prima pole position in carriera e diventa ufficialmente il più giovane poleman nella storia della Formula 1. 

    Il talento italiano ha fermato il cronometro sull’1:32.064, un riferimento inarrivabile per gli altri che sancisce il suo status di nuova stella polare del Circus. 

    La prima fila tutta Mercedes è completata da George Russell, staccato di 222 millesimi, a conferma di una superiorità tecnica della compagine di Brackley che sul giro secco resta ancora il riferimento assoluto grazie all’efficienza della propria Power Unit.

    In casa Ferrari, la seconda fila parla le lingue di Lewis Hamilton e Charles Leclerc. Il sette volte iridato si è preso la terza piazzola (+0.351), precedendo per un soffio il compagno di squadra monegasco (+0.364). 

    Nonostante un telaio apparso estremamente bilanciato e preciso nei tratti guidati dello Shanghai International Circuit, la SF-26 ha dovuto ancora una volta fare i conti con il gap di potenza nei lunghi rettilinei cinesi, un deficit che ha impedito alle Rosse di insidiare concretamente il primato del giovane bolognese. 

    Alle loro spalle si attestano le McLaren di Oscar Piastri e Lando Norris, mentre Pierre Gasly porta l’Alpine in settima posizione davanti a un Max Verstappen ancora in evidente crisi d’identità con la sua Red Bull.

    Se le zone nobili della classifica sorridono al tricolore, il fondo della griglia racconta una storia fatta di crisi tecniche profonde e delusioni cocenti. 

    Se si parla molto del momento nero di Aston Martin e delle comprensibili difficoltà di crescita della neonata Cadillac, è la Williams a configurarsi come la vera delusione di questo inizio 2026

    L’eliminazione in Q1 di Alexander Albon, accompagnata da team radio carichi di frustrazione, e il naufragio di Carlos Sainz evidenziano i limiti di una struttura che, nonostante la disponibilità del miglior motore del lotto, non è ancora riuscita a interpretare il nuovo corso regolamentare, restando impantanata nelle ultime file.

  • Russell vince la Sprint Race cinese, Ferrari ripone le proprie speranze nel sistema ADUO

    Russell vince la Sprint Race cinese, Ferrari ripone le proprie speranze nel sistema ADUO

    George Russell concede il bis a Shanghai e si aggiudica la prima Sprint Race del 2026, confermando una superiorità Mercedes schiacciante.

    La gara breve sul tracciato cinese è stata caratterizzata da una fase iniziale – esattamente con accaduto a Melbourne – incandescente, con Lewis Hamilton autore di uno scatto magistrale che lo ha portato a contendere la leadership al numero 63 per diverse tornate. 

    Il duello tra i due ex compagni di squadra ha infiammato i primi giri, mettendo in luce l’ottimo bilanciamento della Ferrari nei tratti guidati, prima che l’efficienza della Power Unit anglo-tedesca permettesse a Russell di riprendere il comando e scavare un solco. 

    Nemmeno l’ingresso della Safety Car nel finale, causata dal ritiro dell’Audi di Nico Hulkenberg, ha rimescolato i valori al vertice: alla ripartenza Russell ha gestito agilmente, chiudendo davanti a un ottimo Charles Leclerc, abile nello scavalcare Hamilton attraverso una migliore gestione degli pneumatici.

    Il “podio” finale vede dunque Russell precedere le due Rosse di Charles e Lewis, quest’ultimo tornato protagonista di una prestazione solida e combattiva.

    Appena fuori dalla top three si è piazzata la McLaren di Lando Norris, seguita da Andrea Kimi Antonelli

    Il giovane talento italiano della Mercedes è stato autore di una gara in salita: dopo una partenza difficile che lo ha visto scivolare a centro gruppo, il bolognese ha dovuto scontare una penalità di 10 secondi – pagata durante la sosta in regime di Safety Car – per un contatto ravvicinato con la Red Bull di Isack Hadjar nelle battute iniziali. 

    Nonostante l’handicap, Kimi è comunque riuscito a risalire fino alla quinta posizione, limitando i danni in ottica campionato. 

    Nelle retrovie prosegue invece il calvario di Max Verstappen, solo nono e ancora una volta lontano dalla zona punti, a conferma di una RB22 che sembra aver perso completamente la bussola.

    Il dominio velocistico della Mercedes, evidente soprattutto nelle fasi di ripartenza e sui lunghi rettilinei cinesi, continua ad alimentare dibattiti e polemiche. 

    Molti appassionati, frustrati da questo predominio, attendono il primo giugno come uno spartiacque decisivo per la questione del rapporto di compressione e delle misurazioni effettuate a caldo

    Tuttavia, è necessario raffreddare gli entusiasmi di chi ipotizza un imminente rimescolamento dei valori: le informazioni raccolte suggeriscono infatti che la Mercedes sia già ampiamente conforme al limite dei 130 gradi

    Si tratta di una soglia termica considerata estremamente conservativa per una rilevazione a caldo, il che rende improbabile che il nuovo protocollo possa limitare l’efficienza della camera di combustione dei motori di Brixworth.

    In questo scenario, l’unica strada percorribile per la Ferrari (a cui va dato il merito di aver realizzato una grande macchina) consiste nello sviluppo integrale di una nuova Power Unit.

    A Maranello i tecnici sono già al lavoro su un nuovo propulsore, con l’obiettivo – qualora i dati a disposizione della FIA lo consentano – di introdurre l’unità aggiornata entro il Gran Premio del Belgio sfruttando le maglie del sistema ADUO.

    La solidità del vantaggio della Stella è emersa chiaramente anche nella gara di oggi: secondo quanto appreso da Motorsport.com Italia, le W17 hanno girato con una mappatura 3.5 su una scala di 5.0, gestendo la corsa con un margine di potenza residua ancora enorme.

    Nonostante la salita appaia ripida, la Scuderia non ha comunque alcuna intenzione di alzare bandiera bianca, facendo leva su una reattività che a Maranello non si vedeva da anni.

  • Mercedes vuole il 24% di Alpine. Arriva la conferma di Flavio Briatore

    Mercedes vuole il 24% di Alpine. Arriva la conferma di Flavio Briatore

    La trattativa per l’acquisizione del 24% delle quote di Alpine, attualmente in mano a Otro Capital, entra in una fase cruciale e si arricchisce di un dettaglio fondamentale che ne cambia la prospettiva politica. 

    Se nei giorni scorsi le indiscrezioni puntavano con forza su un interesse personale di Toto Wolff, in diretta competizione con una cordata guidata da Christian Horner, le ultime ore hanno rimescolato le carte. 

    A fare chiarezza sulla vicenda è stato Flavio Briatore, il quale ha precisato come il diretto interessato all’operazione non sia il manager austriaco a titolo privato, bensì la Mercedes stessa come azienda. 

    Si tratterebbe dunque di un movimento strategico del costruttore anglo-tedesco, pronto a consolidare la propria influenza all’interno del Circus e, nello specifico, nei confronti del team di Enstone.

    Briatore ha sottolineato come la situazione sia in costante evoluzione, descrivendo uno scenario dove ogni giorno si presentano nuove variabili:

    “Ogni giorno è una situazione nuova. Quello che voglio dire è che so che si tratta di una trattativa con la Mercedes. Non con Toto, ma con la Mercedes, e vedremo. In questo momento abbiamo tre o quattro potenziali acquirenti. Non dimenticate che stiamo parlando della quota di Otro, che non ha nulla a che vedere con Alpine. Ci sono alcuni candidati pronti a concludere l’affare”.

  • Analisi dei dati: Ferrari da prima fila nel T1 e nel T2, PU Mercedes straripante nel T3

    Analisi dei dati: Ferrari da prima fila nel T1 e nel T2, PU Mercedes straripante nel T3

    L’analisi dei dati telemetrici relativi alle qualifiche di Shanghai, pur al netto di alcuni segnali frammentari che stanno facendo discutere, restituisce un quadro tecnico estremamente chiaro sulla natura del dominio Mercedes e sulle difficoltà della Ferrari nel rispondere colpo su colpo. 

    Nonostante un distacco finale che sul cronometro appare severo, la realtà del giro secco racconta – come evidenziato dal sempre puntuale Federico Albano di FormulaPassion.it – una sfida molto più equilibrata per oltre due terzi del tracciato: George Russell, Lewis Hamilton, Lando Norris e Charles Leclerc sono rimasti infatti racchiusi in un fazzoletto di decimi fino all’imbocco dell’ultimo, interminabile rettilineo cinese.

    Il fenomeno che sta caratterizzando questo inizio di 2026 è un continuo effetto “yo-yo” tra le diverse monoposto, dettato dalle strategie di gestione dell’energia. 

    La Ferrari, ad esempio, è riuscita in più occasioni a ricucire il gap accumulato nei primi due settori scaricando energia proprio all’inizio del terzo settore. Di contro, nello stesso frangente, Russell procedeva in fase di harvesting, ovvero di ricarica, riallineando temporaneamente i riferimenti cronometrici. 

    Si tratta di un braccio di ferro invisibile dove Mercedes sembra però disporre di una coperta decisamente più lunga rispetto alla concorrenza.

    Il momento della verità arriva puntualmente quando si entra nelle fasi di clipping e super-clipping, frangenti sui quali si è anche steso un velo di mistero. 

    I dati di fine rettilineo per Mercedes svanivano infatti dai radar proprio nel punto di massima spinta: un’anomalia telemetrica registrata in ogni giro (!) che ha fatto storcere il naso a molti, ma che non cancella l’evidenza dei micro-settori. 

    Proprio in quel tratto “oscurato” (non intenzionalmente, riferiscono dalla regia) Russell scava il solco definitivo, lasciando tutti sul posto con una progressione impressionante.

    Questa superiorità potrebbe derivare da una maggiore efficienza nel processo di combustione e compressione, che garantisce alla Power Unit della Stella quei cavalli extra necessari a gestire ricariche così aggressive senza perdere troppo terreno nelle fasi guidate. 

    In definitiva, se in curva le prestazioni tra le scuderie di vertice restano simili – con la Ferrari capace di recuperare qualcosina nei tratti più tecnici – la differenza la fa la gestione dei flussi energetici

    Quando Mercedes decide di scaricare tutto il potenziale del sistema ibrido, la sfida si chiude istantaneamente, trasformando quello che era un duello sul filo dei centesimi in un vero e proprio monologo.

  • Ferrari ribadisce il concetto: “Chi teme per le partenze scatti pure dalla pit-lane”

    Ferrari ribadisce il concetto: “Chi teme per le partenze scatti pure dalla pit-lane”

    La posizione della Ferrari sulla questione delle partenze, raccolta da The Race, è irremovibile.

    A Maranello il messaggio è chiaro: non devono essere concesse ulteriori deroghe o modifiche regolamentari per venire incontro a chi ha progettato vetture non ottimizzate per l’attuale pacchetto di norme. 

    Secondo la Scuderia, il regolamento è scolpito nella pietra ormai da tempo e spetta ai singoli team adattare le proprie procedure alle regole vigenti, proprio come la Ferrari ha fatto costruendo la propria Power Unit (in particolare il turbo) attorno a questi vincoli.

    L’opposizione di Maranello a qualsiasi cambiamento che possa favorire la concorrenza – leggasi Mercedes – è totale. 

    Per il Cavallino, modificare le regole in corsa significherebbe penalizzare chi ha interpretato meglio il codice sportivo sin dalla fase di progettazione. 

    La tensione è salita a tal punto che, secondo alcune fonti – racconta sempre The Race – la risposta della Ferrari alle lamentele dei piloti sulla sicurezza delle attuali procedure è stata tranchant: chiunque nutra preoccupazioni per la propria incolumità a causa delle attuali dinamiche di partenza ha sempre la facoltà di rinunciare allo stallo in griglia e scattare direttamente dalla corsia dei box.

    Questa presa di posizione chiude di fatto la porta a ogni mediazione diplomatica. 

    È un muro invalicabile, che costringe gli avversari a trovare soluzioni interne invece di sperare in un intervento correttivo della FIA.