Autore: Davide Scotto Di Vetta

  • Alonso: “A Zandvoort capiremo chi siamo e per cosa lotteremo”

    Alonso: “A Zandvoort capiremo chi siamo e per cosa lotteremo”

    Il Gran Premio di Ungheria rappresentava un banco di prova cruciale per Aston Martin, reduce da una prima parte di stagione disastrosa, e sfociata a tratti quasi nel tragicomico, tra le gravi problematiche legate sia alla Power Unit Honda che alla monoposto progettata da Adrian Newey.

    La versione B della AMR26 ha finalmente fatto il suo debutto a Budapest, e sebbene fosse lecito non aspettarsi alcun miracolo, i progressi compiuti dalla compagine di Silverstone sono stati evidenti.

    Sia Fernando Alonso che Lance Stroll hanno potuto scrollarsi di dosso lo scomodo ruolo di fanalino di coda, con il due volte iridato che ha persino conquistato l’accesso in Q2 al sabato, per poi riuscire a lottare alla pari con le altre scuderie di bassa classifica durante la gara.

    La tredicesima e la quattordicesima posizione ottenute alla bandiera a scacchi non porteranno certo punti iridati, ciononostante, i motivi per guardare con maggior fiducia al futuro non mancano, come sottolineato dallo stesso Alonso al termine del fine settimana in terra magiara:

    “È stato un bel passo avanti per noi questo fine settimana, sia in qualifica che in gara. Rappresenta una base solida su cui costruire quando rientreremo dalla pausa estiva. La vettura si è comportata bene in corsa e siamo stati in grado di lottare con chi ci stava intorno, il che è stato fantastico dopo alcuni week-end davvero difficili”.

    Le aspettative riposte sul corposo pacchetto di aggiornamenti introdotto sulla vettura sono state rispettate, lasciando dunque intravedere ulteriori margini di crescita nelle prossime gare:

    “Quello che abbiamo visto in Ungheria è più o meno ciò che ci aspettavamo, la correlazione è buona e le prestazioni sono migliorate. Chiaramente è ancora presto perché questa macchina è nuova e si basa su un concetto differente, ma arriverà dell’altro in termini di assetto e ottimizzazione. Continueremo a spingere e vedremo come si evolveranno le cose a Zandvoort”.

    Per consolidare i progressi sarà altresì determinante l’evoluzione della Power Unit Honda, e il quarantacinquenne di Oviedo ha colto l’occasione per spronare anche il costruttore giapponese:

    “La strada da fare è ancora lunga e speriamo che questo sia solo il primo passo per permettere a entrambe le strutture di acquisire fiducia in ciò che stanno facendo. Contare anche sul loro aggiornamento di motore sarà un test interessante per capire dove siamo e per cosa ci permetterà di lottare”.

  • Brundle: “Dobbiamo liberarci di questo regolamento, mi viene da piangere”

    Brundle: “Dobbiamo liberarci di questo regolamento, mi viene da piangere”

    Gli enormi limiti palesati dalle nuove Power Unit sin dal loro avvento in Formula 1, contestualmente al nuovo regolamento tecnico, continuano a rappresentare il principale tema di discussione all’interno del paddock.

    Gli ultimi due Gran Premi disputati a Silverstone e Spa-Francorchamps, circuiti caratterizzati da lunghi rettilinei e curvoni ad alta velocità, non hanno fatto altro che alimentare il malcontento generale tra addetti ai lavori e appassionati.

    Ancora una volta, infatti, è emersa con estrema brutalità l’inadeguatezza dell’attuale ripartizione 50/50 tra motore termico e componente ibrida.

    Tra una regia internazionale costretta nuovamente a ridurre al minimo le riprese on-board per celare l’eccessivo clipping delle monoposto sui rettilinei e le aspre critiche dei piloti — su tutti, come ormai consuetudine, Max Verstappen —, appare sempre più chiaro come siano necessari interventi significativi sia nel breve sia nel lungo termine.

    Al termine della gara disputata tra le Ardenne, Martin Brundle, voce storica di Sky Sports F1 UK, ha sintetizzato alla perfezione il sentimento diffuso nei confronti delle nuove norme e le tante complessità che le caratterizzano:

    “Penso che stiano tutti facendo fatica a comprenderle appieno. Mi sono venute le lacrime agli occhi perché abbiamo perso tutte le curve più belle a Silverstone, e la stessa identica situazione si è verificata poi a Spa. Questi nuovi regolamenti penalizzano enormemente i circuiti ad alta velocità”.

    Sebbene non manchino i momenti in cui queste vetture riescano ugualmente a offrire spettacolo, l’ex pilota di Formula 1 auspica che chi di dovere possa archiviare l’attuale impianto normativo nel minor tempo possibile:

    “Stanno lavorando per risolvere la questione in vista del 2027 e del 2028, ma bisogna liberarsi di questo concept il prima possibile, nel 2030 o nel 2031. In ogni caso, questo è quello che passa il convento al momento. Quando sono in pista il venerdì, queste vetture sembrano davvero veloci ed è divertente vederle lottare fianco a fianco mentre si superano a vicenda, ma ad oggi devono fare i conti con parecchie complessità”.

  • Alonso: “Sarebbe bello andare in vacanza con una bella gara a Budapest”

    Alonso: “Sarebbe bello andare in vacanza con una bella gara a Budapest”

    Il futuro di Fernando Alonso continua a essere un rebus fitto di dubbi, sospeso tra un contratto in scadenza a fine anno, le voci insistenti di un clamoroso ritorno in Alpine alla corte di Flavio Briatore e le pessime prestazioni di una AMR26 che si sta rivelando una delle peggiori monoposto dell’ultimo decennio.

    Le enormi ambizioni dichiarate dall’Aston Martin per questa stagione di rivoluzione regolamentare sono state finora ampiamente deluse e, mentre il pilota di Oviedo valuta i passi per il 2027 senza escludere l’ipotesi del ritiro definitivo, la scuderia di Silverstone si prepara a giocare una carta importante con un corposo pacchetto di aggiornamenti atteso per il Gran Premio d’Ungheria.

    Molti addetti ai lavori indicano questo upgrade come il potenziale spartiacque per le scelte del due volte Campione del Mondo, ma lo stesso Alonso ha voluto frenare i media, spiegando che la competitività della vettura a Budapest non sarà l’unico elemento a pesare sulla bilancia:

    “Non posso dire che le cose siano strettamente connesse, perché, indipendentemente dal fatto che la macchina sia buona o meno, ci sono altri fattori di cui devo tenere conto. Magari la vettura è ottima, eppure potrei ancora avere la sensazione che questo sport stia andando nella direzione sbagliata. Forse non ci sarà un grosso miglioramento a Budapest, ma avremo un altro upgrade in seguito, oppure un concetto completamente nuovo per il prossimo anno, o ci sarà un clima diverso all’interno della squadra che mi spingerà a pensare di continuare per altri anni. Certo, sarebbe bello fare una buona gara a Budapest proprio prima delle vacanze, ma non sarà l’unico fattore determinante”.

    Nel valutare gli scenari futuri, il pilota ha inoltre allontanato l’ipotesi di una nuova avventura in Alpine, ribadendo il legame profondo e la volontà di rimanere legato al progetto di Lawrence Stroll anche dopo aver appeso il casco al chiodo, esprimendo il suo desiderio di contribuire al successo di Aston Martin, qualunque sia il ruolo che intraprenderà nei prossimi anni:

    “Quando smetterò di correre, ho già detto che mi piacerebbe continuare con questa squadra in un ruolo diverso, per cercare di dare una mano. Sono in Formula 1 ormai da 26 anni e penso di poter essere d’aiuto. Probabilmente sono il secondo o il terzo più esperto del team. Credo che ci siano cose che possono tornare utili alla squadra, e preferisco mettere a frutto queste competenze piuttosto che stare a casa a guardare la TV“.

  • Vasseur: “Leclerc in crisi? Due gare difficili non cambiano il quadro generale”

    Vasseur: “Leclerc in crisi? Due gare difficili non cambiano il quadro generale”

    Appena arrivato in Gran Bretagna, Frederic Vasseur aveva sottolineato l’importanza di “iniziare il week-end di gara con il piede giusto“, consapevole delle difficoltà legate al format Sprint che prevede un’unica sessione di prove libere, e memore della deludente trasferta in Austria della scorsa settimana.

    Il deficit di efficienza evidenziato dalla Power Unit Ferrari a Spielberg, lasciava inoltre presagire un altro fine settimana tutt’altro che semplice per il Cavallino, considerando i lunghi rettilinei che caratterizzano anche lo storico circuito di Silverstone.

    Sovvertendo ogni pronostico, invece, Lewis Hamilton ha prima firmato il miglior tempo nelle libere, per poi far sua anche la pole position nella Sprint Qualifying, confermando l’eccezionale stato di forma mostrato in questa prima fase di stagione.

    L’altra SF-26 di Charles Leclerc non è andata oltre la quarta posizione in griglia, a certificare, anche in questo caso, le difficoltà riscontrate dal talento monegasco nell’estrarre il massimo potenziale dalla sua vettura negli ultimi Gran Premi, soprattutto se confrontato con il rendimento del compagno di squadra.

    Sul momento non semplice che sta attraversando Charles, lo stesso Vasseur ha difeso a spada tratta il suo pilota durante la consueta conferenza stampa dedicata ai team principal:

    Penso che la vostra conclusione fosse l’opposto dopo la Cina e il Giappone. Non è perché hai due gare al top rispetto al tuo compagno di squadra, o le due gare successive dietro di lui, che cambia completamente il quadro generale. Charles ha faticato probabilmente un po’ di più con il set-up nelle ultime due o tre gare, ma era in prima fila la settimana scorsa in Austria“.

    Nessun caso Leclerc, dunque, e interpellato sul sostegno, umano oltre che tecnico, che il team sta offrendo al numero 16, il manager di Draveil ha preferito porre l’accento sull’importanza del lavoro di squadra, indipendentemente dal momento attraversato da ciascun componente del team:

    Penso che tutti abbiano bisogno di avere il supporto del team e il team ha bisogno del supporto dei piloti. Lavoriamo come una squadra in ogni singola circostanza. Anche quando sei davanti, supporti il pilota e il pilota spinge la squadra“.

  • Norris: “Russell è sempre stato molto sicuro di sé, non so se ora senta la pressione”

    Norris: “Russell è sempre stato molto sicuro di sé, non so se ora senta la pressione”

    La vittoria conquistata nel Gran Premio inaugurale del Mondiale 2026, in Australia, doveva rappresentare, per George Russell, il preludio di una stagione da dominatore assoluto, una marcia trionfale e indisturbata verso il suo primo titolo iridato.

    Contro ogni previsione, invece, le cose hanno preso una piega inaspettata, identificabile in un nome e un cognome ben precisi: Andrea Kimi Antonelli.

    Quasi snobbato dal suo compagno di squadra durante l’inverno, il talento bolognese della Mercedes ha sorpreso tutti per velocità e costanza di rendimento, e dopo sette Gran Premi disputati, è leader del Mondiale con un margine di 41 punti sulla Ferrari di Lewis Hamilton.

    Russell, demoralizzato, ridimensionato e scivolato al terzo posto in Classifica Piloti, insegue a 50 punti di distanza.

    Il ventottenne britannico ha ammesso che, alla luce della situazione attuale, affronterà le prossime gare con l’atteggiamento di chi non ha più nulla da perdere, cercando di liberarsi da ogni tipo di pressione.

    Un approccio che riporta alla memoria quanto fatto da Lando Norris la passata stagione, quando il gap da Oscar Piastri salì a 32 punti dopo il ritiro registrato nel Gran Premio d’Olanda.

    Proprio secondo il Campione del Mondo in carica, il contesto vissuto oggi da Russell presenta alcune differenze sostanziali, che potrebbero quindi portare conseguenze diverse:

    “Io ho sempre messo molta pressione su me stesso. Non so se George faccia lo stesso o se invece non ne senta affatto. Allo stesso tempo, è sempre stato un ragazzo piuttosto sicuro di sé. Quindi, mentre l’anno scorso io sono passato da avere poca fiducia in me stesso all’atteggiamento di chi non ha nulla da perdere, lui è passato dal sentirsi abbastanza sicuro di sé a, forse, perdere un po’ di quella sicurezza. Arrivati a questo punto, ogni pilota deve trovare il proprio modo di affrontare la situazione, e non ne esiste una valida per tutti”.

    Russell deve quindi affrontare una doppia sfida: da una parte il confronto con se stesso e con tutti i dubbi che affiorano nella mente di un pilota quando nulla sembra andare per il verso giusto; dall’altra, la necessità di reggere il confronto con Antonelli, il quale, come sottolineato anche da Norris, sta andando oltre ogni aspettativa:

    “Ci sono molte cose a cui pensare non appena ti definiscono un contendente al titolo e poi ti ritrovi in questa situazione. Ha anche un compagno di squadra che sta facendo un lavoro davvero incredibile, probabilmente migliore di quanto ci si aspettasse. E poi c’è la tua sfida personale: riuscire a dare il massimo di te stesso”.

  • Croft: “Verstappen non fa politica, è sempre rimasto coerente”

    Croft: “Verstappen non fa politica, è sempre rimasto coerente”

    Oltre allo sconfinato talento e agli innumerevoli successi conquistati nel corso degli anni, Max Verstappen è divenuto un’icona della Formula 1 moderna anche per il suo approccio diretto e poco diplomatico nei confronti della stampa.

    Il quattro volte Campione del Mondo non è mai stato incline a rilasciare dichiarazioni di circostanza volte a evitare argomenti potenzialmente scomodi, e non si è mai fatto troppi scrupoli quando gli è stato chiesto di esprimere la propria opinione senza filtri, che si trattasse di colleghi, scuderie, FIA o dei radicali cambi di regolamento.

    Ponendo l’attenzione proprio su quest’ultimo punto, non è certo un segreto che l’olandese sia stato tra i primi piloti a mostrare scetticismo sulla svolta regolamentare intrapresa dalla Formula 1 per il 2026, con critiche che sembrano aumentare sensibilmente gara dopo gara. Dall’etichettare la massima categoria automobilistica come “una Formula E con gli steroidi” fino a ventilare l’ipotesi di un ritiro qualora non dovessero arrivare cambiamenti sostanziali nel breve termine, il pilota della Red Bull ha portato l’opinione pubblica a dividersi: da un lato i sostenitori della sua battaglia di onestà, dall’altro i detrattori – come ad esempio Carlo Vanzini di Sky Sport F1 Italia – che interpretano queste uscite come mere mosse politiche.

    Chi non vede alcun secondo fine nelle aspre critiche di Verstappen è David Croft, storica voce di Sky Sports F1 UK, che durante il podcast dell’emittente britannica ha elogiato il modus operandi del fenomeno di Hasselt:

    “Per quanto riguarda Max, non credo che si tratti solo di minacce a vuoto con fini politici. Negli ultimi due o tre anni è rimasto sempre coerente riguardo all’attuale Formula 1, sottolineando come non gli andasse a genio. Non gli piace, non pensava che avrebbe funzionato e ora pensa che non stia funzionando. Non ha cambiato minimamente idea al riguardo e, in realtà, ha avuto il coraggio di esprimersi molto prima degli altri piloti“.

    Nessun calcolo strategico dunque, ma solamente una passione sconfinata per lo sport e nessun timore di condividere in totale onestà il proprio pensiero. Una peculiarità che, secondo Croft, merita soltanto lodi:

    “Credo che stia semplicemente dicendo ciò che ritiene giusto. Ed è proprio questo il bello di Max: ha il coraggio di esprimere le proprie convinzioni, difende ciò in cui crede e non cambia idea di settimana in settimana”.

  • Vasseur: “Stiamo spingendo tanto sugli sviluppi, ci aspettiamo tanto da Barcellona”

    Vasseur: “Stiamo spingendo tanto sugli sviluppi, ci aspettiamo tanto da Barcellona”

    Grazie al secondo gradino del podio conquistato in extremis da Lewis Hamilton al termine di un’intensa lotta con Max Verstappen, la Ferrari lascia Montreal con una moderata soddisfazione, figlia dell’ottimo passo mostrato dal sette volte iridato nel corso dell’intero fine settimana di gara.

    Al contempo, bisogna registrare l’evidente frustrazione di un Charles Leclerc che sin dal venerdì ha faticato ad entrare in sintonia con la sua SF-26, su una pista che il talento monegasco non ha mai annoverato tra le sue preferite.

    Ciononostante, il quarto posto ottenuto alla bandiera a scacchi consente a Charles di limitare i danni e raccogliere un discreto bottino di punti.

    Un punto di vista, questo, sposato da Fred Vasseur, intervistato da Sky Sport F1 Italia nel post-gara del Gran Premio del Canada.

    Il team principal del Cavallino ha in primis parlato della performance di Hamilton, e di come, sulla carta, le previsioni alla vigilia del fine settimana erano tutt’altro che ottimistiche:

    “Se devo essere sincero, non ci aspettavamo di essere in condizioni molto buone qui a Montreal. McLaren e Mercedes hanno portato grossi aggiornamenti e ci aspettavamo di soffrire un po’. Fin dal venerdì, però, il passo è stato migliore rispetto alle aspettative. Lewis è stato in grado di lottare nelle qualifiche per la prima fila fino all’ultimo giro. Nel finale di gara, poi, ha avuto la motivazione in più di lottare con Max, ha spinto come un matto per riprenderlo, e ci è riuscito”.

    Su quello che Leclerc ha definito uno dei fine settimana peggiori della sua carriera, il manager di Draveil non fa drammi:

    “Charles ha sofferto un po’ di più, non aveva molta fiducia qui in Canada. Anche in passato questo circuito non è stato molto positivo per lui. Ha faticato nel trovare la giusta confidenza nel corso di tutto il fine settimana. In gara, per due o tre volte ha avuto qualche spavento, quindi va già bene che abbia portato la macchina al traguardo, guadagnando parecchi punti”.

    Infine, stuzzicato sull’ADUO da Carlo Vanzini, Vasseur ha preferito una risposta diplomatica, spostando il focus sul prossimo pacchetto di aggiornamenti che la Ferrari porterà a Barcellona:

    ADUO? Non lo so. Vedremo la posizione della FIA nei prossimi giorni. Noi ci concentriamo su noi stessi e su Monaco, un circuito speciale nel quale è necessario un approccio diverso. Poi ci sarà Barcellona: stiamo spingendo tantissimo in fabbrica per migliorare le prestazioni della vettura ogni fine settimana, e spero che la Spagna possa rappresentare un grosso passo avanti“.

  • Perez incantato da Alonso: “Spero Aston Martin non migliori per continuare a lottare con lui”

    Perez incantato da Alonso: “Spero Aston Martin non migliori per continuare a lottare con lui”

    Durante lo scorso week-end di gara disputato a Miami, Fernando Alonso aveva accennato a come, insieme a Lance Stroll e Sergio Perez, si fossero dati una sorta di appuntamento in pista per lottare fra loro e, pur essendo ben lontani dalla zona punti, divertire e far divertire i propri tifosi, costretti in questo inizio di stagione a osservare i loro beniamini annaspare in fondo al gruppo.

    Un impegno al quale i tre piloti in questione non sono mancati.

    Mentre la regia internazionale era giustamente concentrata su quanto avveniva nelle posizioni di vertice del Gran Premio di Miami, Alonso e Perez davano vita a un’intensa battaglia per la quindicesima posizione. A spuntarla, infine, è stato il due volte Campione del Mondo.

    Un duello tra due veterani arrivati ai nastri di partenza di questa stagione con aspettative decisamente diverse, ma che, nonostante le enormi difficoltà incontrate sinora dalle rispettive scuderie, riescono ugualmente a trovare la motivazione e la passione necessaria per poter scendere in pista e dare il meglio di sé.

    Al termine della gara, Checo ha in primis esternato tutto il suo apprezzamento nei confronti dell’avversario via radio:

    “È sempre un piacere lottare con Fernando, mi diverto un sacco. È un pilota fantastico”.

    Successivamente, ai microfoni di DAZN Spagna, il nativo di Guadalajara ha ribadito il concetto, augurandosi scherzosamente che la crisi Aston Martin possa proseguire, così da poter continuare a gareggiare contro Alonso:

    “Spero che l’Aston Martin non migliori troppo in fretta, così potrò continuare a divertirmi con Fernando. Ha un ottimo stile di guida ed è molto pulito. Gareggiare contro di lui è sempre molto divertente perché è superaggressivo e superintelligente. Sai che quando si allontana, sta tramando qualcosa. E lo stesso vale quando si avvicina. Pianifica sempre le sue mosse in anticipo”.

    Purtroppo per Alonso, Perez non ha molto di cui preoccuparsi: come già noto, le problematiche che affliggono la AMR26 non sono risolvibili nel breve termine.

    A Miami, tuttavia, alcuni segnali positivi ci sono stati: entrambe le vetture hanno completato la gara per la prima volta in stagione, segno di un’affidabilità maggiore, e anche le vibrazioni causate dalla Power Unit Honda sono risultate meno evidenti.

    Piccoli passi in avanti all’interno di un tunnel la cui luce, però, è ancora molto lontana.

  • Norris è stato costretto a non esprimere opinioni sul regolamento tecnico 2026

    Norris è stato costretto a non esprimere opinioni sul regolamento tecnico 2026

    Alla vigilia del nuovo ciclo regolamentare inaugurato in questo 2026, quando le perplessità sui primi riscontri in pista erano già numerose, Lando Norris fu tra i piloti a lanciare fin da subito l’allarme sulla possibile mancanza di sicurezza legata alla gestione estremizzata dell’energia elettrica delle Power Unit.

    Il Campione del Mondo in carica non esitò a definire le nuove vetture come le “peggiori nella storia di questo sport”, sottolineando come gli enormi cambiamenti implementati potessero essere pericolosi per l’incolumità dei protagonisti.

    Parole rivelatesi quasi profetiche dopo il pauroso incidente occorso tra Franco Colapinto e Oliver Bearman a Suzuka, un episodio che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi e che figura tra i principali fattori alla base delle modifiche regolamentari ufficializzate nei giorni scorsi.

    Le critiche alle nuove norme, provenienti soprattutto dai piloti, sono state una costante di questo inizio di stagione; pertanto, ha destato scalpore quanto accaduto allo stesso Norris in una recente intervista concessa a Donald McRae per The Guardian.

    Durante l’incontro, l’entourage dell’alfiere McLaren ha esplicitamente proibito al proprio assistito di rispondere a qualsiasi domanda sull’argomento legato alle norme tecniche attualmente vigenti.

    McRae ha riportato l’episodio nella parte conclusiva del pezzo pubblicato sul quotidiano britannico, descrivendo una scena quasi surreale:

    “A dieci minuti dalla fine dell’intervista pongo una domanda sul regolamento. Il manager di Norris non è presente di persona, ma sul tavolo è stato posizionato un cellulare. Da lì si sente improvvisamente la sua voce, e ci informa che è vietato fare domande su questo argomento. È stata la sua unica interruzione durante l’intervista”.

    Il giornalista ha poi spiegato di essersi rivolto direttamente a Lando per sottolineare l’importanza della questione, ma a quel punto un giovane rappresentante del management, presente nella stanza, è intervenuto per troncare il discorso dichiarando: “Il tempo a nostra disposizione è terminato”.

    Oltre al tema regolamentare, McRae era stato istruito poche ore prima dell’intervista a non porre domande riguardanti il rapporto di Norris con Max Verstappen o George Russell.

    Nonostante il tentativo del pilota di opporsi timidamente, dicendosi disposto a rispondere, il nativo di Bristol ha dovuto infine arrendersi all’inflessibilità del suo team di comunicazione.

    Norris ha chiuso l’incontro con un sorriso imbarazzato e un laconico Non sono io il capo, una frase che sintetizza bene come la libertà di espressione dei piloti possa essere vincolata da rigide strategie comunicative.

    In una fase così delicata per la Formula 1, il silenzio imposto al Campione del Mondo in carica evidenzia quanto gli interessi esterni possano arrivare a limitare una delle voci più autorevoli e ascoltate all’interno del paddock.

  • Alesi: “Ferrari ha vissuto un 2025 catastrofico, ora mi sta impressionando”

    Alesi: “Ferrari ha vissuto un 2025 catastrofico, ora mi sta impressionando”

    In un avvio di stagione caratterizzato dal dominio Mercedes, la Ferrari è stata l’unico team capace di rappresentare, seppur solamente a tratti, una reale minaccia per le W17 di George Russell e Andrea Kimi Antonelli.

    Anche se le Frecce d’Argento sono riuscite a conquistare le prime tre gare dell’anno con ampio margine, a Maranello si respira un clima di fiducia alimentato dalle solide prestazioni della SF-26 nelle mani di Charles Leclerc e Lewis Hamilton.

    Lo step in avanti rispetto a un 2025 deludente è evidente e a riconoscere la qualità del lavoro svolto è Jean Alesi, che in un’intervista esclusiva a RacingNews365 ha promosso senza riserve l’operato della Scuderia:

    “Alla fine dello scorso anno mi chiesero come fosse andata la Ferrari e risposi «una catastrofe». Non dissi nulla di sbagliato, avevo raccontato i fatti. Ora invece sono molto soddisfatto di come hanno iniziato la stagione, si sono presentati con una vera Ferrari. Sono rimasto davvero impressionato”.

    Spostando poi l’attenzione su Fred Vasseur, il sessantunenne di Montfavet ha sottolineato le enormi difficoltà derivanti dal guidare il muretto della Rossa, una posizione dove ogni pressione viene inevitabilmente amplificata rispetto a qualsiasi altro team della griglia:

    “Fred sta facendo un ottimo lavoro sin dal primo giorno. Fare il team principal dev’essere incredibilmente complesso e alla Ferrari è tutta un’altra storia: tutto è moltiplicato del 100%. Al momento non c’è una sola persona che possa davvero fare la differenza all’interno di una struttura di Formula 1. Vasseur lo scorso anno era molto frustrato, perché tenere tutti uniti era difficile. C’erano molte critiche nei suoi confronti e nei confronti della squadra e questo aveva compromesso l’equilibrio interno al team. Ora siamo solamente all’inizio, ma sembra che la Ferrari sia sulla strada giusta“.

    La sensazione è che a Maranello abbiano finalmente smesso di inseguire i problemi per concentrarsi sulle prestazioni. La strada verso il vertice occupato da Mercedes è ancora lunga, ma la base di partenza della SF-26 e la stabilità ritrovata all’interno del reparto corse suggeriscono che la Ferrari sia tornata a essere un fattore determinante in questo nuovo ciclo tecnico della Formula 1.