Autore: Davide Scotto Di Vetta

  • Norris: “Russell è sempre stato molto sicuro di sé, non so se ora senta la pressione”

    Norris: “Russell è sempre stato molto sicuro di sé, non so se ora senta la pressione”

    La vittoria conquistata nel Gran Premio inaugurale del Mondiale 2026, in Australia, doveva rappresentare, per George Russell, il preludio di una stagione da dominatore assoluto, una marcia trionfale e indisturbata verso il suo primo titolo iridato.

    Contro ogni previsione, invece, le cose hanno preso una piega inaspettata, identificabile in un nome e un cognome ben precisi: Andrea Kimi Antonelli.

    Quasi snobbato dal suo compagno di squadra durante l’inverno, il talento bolognese della Mercedes ha sorpreso tutti per velocità e costanza di rendimento, e dopo sette Gran Premi disputati, è leader del Mondiale con un margine di 41 punti sulla Ferrari di Lewis Hamilton.

    Russell, demoralizzato, ridimensionato e scivolato al terzo posto in Classifica Piloti, insegue a 50 punti di distanza.

    Il ventottenne britannico ha ammesso che, alla luce della situazione attuale, affronterà le prossime gare con l’atteggiamento di chi non ha più nulla da perdere, cercando di liberarsi da ogni tipo di pressione.

    Un approccio che riporta alla memoria quanto fatto da Lando Norris la passata stagione, quando il gap da Oscar Piastri salì a 32 punti dopo il ritiro registrato nel Gran Premio d’Olanda.

    Proprio secondo il Campione del Mondo in carica, il contesto vissuto oggi da Russell presenta alcune differenze sostanziali, che potrebbero quindi portare conseguenze diverse:

    “Io ho sempre messo molta pressione su me stesso. Non so se George faccia lo stesso o se invece non ne senta affatto. Allo stesso tempo, è sempre stato un ragazzo piuttosto sicuro di sé. Quindi, mentre l’anno scorso io sono passato da avere poca fiducia in me stesso all’atteggiamento di chi non ha nulla da perdere, lui è passato dal sentirsi abbastanza sicuro di sé a, forse, perdere un po’ di quella sicurezza. Arrivati a questo punto, ogni pilota deve trovare il proprio modo di affrontare la situazione, e non ne esiste una valida per tutti”.

    Russell deve quindi affrontare una doppia sfida: da una parte il confronto con se stesso e con tutti i dubbi che affiorano nella mente di un pilota quando nulla sembra andare per il verso giusto; dall’altra, la necessità di reggere il confronto con Antonelli, il quale, come sottolineato anche da Norris, sta andando oltre ogni aspettativa:

    “Ci sono molte cose a cui pensare non appena ti definiscono un contendente al titolo e poi ti ritrovi in questa situazione. Ha anche un compagno di squadra che sta facendo un lavoro davvero incredibile, probabilmente migliore di quanto ci si aspettasse. E poi c’è la tua sfida personale: riuscire a dare il massimo di te stesso”.

  • Croft: “Verstappen non fa politica, è sempre rimasto coerente”

    Croft: “Verstappen non fa politica, è sempre rimasto coerente”

    Oltre allo sconfinato talento e agli innumerevoli successi conquistati nel corso degli anni, Max Verstappen è divenuto un’icona della Formula 1 moderna anche per il suo approccio diretto e poco diplomatico nei confronti della stampa.

    Il quattro volte Campione del Mondo non è mai stato incline a rilasciare dichiarazioni di circostanza volte a evitare argomenti potenzialmente scomodi, e non si è mai fatto troppi scrupoli quando gli è stato chiesto di esprimere la propria opinione senza filtri, che si trattasse di colleghi, scuderie, FIA o dei radicali cambi di regolamento.

    Ponendo l’attenzione proprio su quest’ultimo punto, non è certo un segreto che l’olandese sia stato tra i primi piloti a mostrare scetticismo sulla svolta regolamentare intrapresa dalla Formula 1 per il 2026, con critiche che sembrano aumentare sensibilmente gara dopo gara. Dall’etichettare la massima categoria automobilistica come “una Formula E con gli steroidi” fino a ventilare l’ipotesi di un ritiro qualora non dovessero arrivare cambiamenti sostanziali nel breve termine, il pilota della Red Bull ha portato l’opinione pubblica a dividersi: da un lato i sostenitori della sua battaglia di onestà, dall’altro i detrattori – come ad esempio Carlo Vanzini di Sky Sport F1 Italia – che interpretano queste uscite come mere mosse politiche.

    Chi non vede alcun secondo fine nelle aspre critiche di Verstappen è David Croft, storica voce di Sky Sports F1 UK, che durante il podcast dell’emittente britannica ha elogiato il modus operandi del fenomeno di Hasselt:

    “Per quanto riguarda Max, non credo che si tratti solo di minacce a vuoto con fini politici. Negli ultimi due o tre anni è rimasto sempre coerente riguardo all’attuale Formula 1, sottolineando come non gli andasse a genio. Non gli piace, non pensava che avrebbe funzionato e ora pensa che non stia funzionando. Non ha cambiato minimamente idea al riguardo e, in realtà, ha avuto il coraggio di esprimersi molto prima degli altri piloti“.

    Nessun calcolo strategico dunque, ma solamente una passione sconfinata per lo sport e nessun timore di condividere in totale onestà il proprio pensiero. Una peculiarità che, secondo Croft, merita soltanto lodi:

    “Credo che stia semplicemente dicendo ciò che ritiene giusto. Ed è proprio questo il bello di Max: ha il coraggio di esprimere le proprie convinzioni, difende ciò in cui crede e non cambia idea di settimana in settimana”.

  • Vasseur: “Stiamo spingendo tanto sugli sviluppi, ci aspettiamo tanto da Barcellona”

    Vasseur: “Stiamo spingendo tanto sugli sviluppi, ci aspettiamo tanto da Barcellona”

    Grazie al secondo gradino del podio conquistato in extremis da Lewis Hamilton al termine di un’intensa lotta con Max Verstappen, la Ferrari lascia Montreal con una moderata soddisfazione, figlia dell’ottimo passo mostrato dal sette volte iridato nel corso dell’intero fine settimana di gara.

    Al contempo, bisogna registrare l’evidente frustrazione di un Charles Leclerc che sin dal venerdì ha faticato ad entrare in sintonia con la sua SF-26, su una pista che il talento monegasco non ha mai annoverato tra le sue preferite.

    Ciononostante, il quarto posto ottenuto alla bandiera a scacchi consente a Charles di limitare i danni e raccogliere un discreto bottino di punti.

    Un punto di vista, questo, sposato da Fred Vasseur, intervistato da Sky Sport F1 Italia nel post-gara del Gran Premio del Canada.

    Il team principal del Cavallino ha in primis parlato della performance di Hamilton, e di come, sulla carta, le previsioni alla vigilia del fine settimana erano tutt’altro che ottimistiche:

    “Se devo essere sincero, non ci aspettavamo di essere in condizioni molto buone qui a Montreal. McLaren e Mercedes hanno portato grossi aggiornamenti e ci aspettavamo di soffrire un po’. Fin dal venerdì, però, il passo è stato migliore rispetto alle aspettative. Lewis è stato in grado di lottare nelle qualifiche per la prima fila fino all’ultimo giro. Nel finale di gara, poi, ha avuto la motivazione in più di lottare con Max, ha spinto come un matto per riprenderlo, e ci è riuscito”.

    Su quello che Leclerc ha definito uno dei fine settimana peggiori della sua carriera, il manager di Draveil non fa drammi:

    “Charles ha sofferto un po’ di più, non aveva molta fiducia qui in Canada. Anche in passato questo circuito non è stato molto positivo per lui. Ha faticato nel trovare la giusta confidenza nel corso di tutto il fine settimana. In gara, per due o tre volte ha avuto qualche spavento, quindi va già bene che abbia portato la macchina al traguardo, guadagnando parecchi punti”.

    Infine, stuzzicato sull’ADUO da Carlo Vanzini, Vasseur ha preferito una risposta diplomatica, spostando il focus sul prossimo pacchetto di aggiornamenti che la Ferrari porterà a Barcellona:

    ADUO? Non lo so. Vedremo la posizione della FIA nei prossimi giorni. Noi ci concentriamo su noi stessi e su Monaco, un circuito speciale nel quale è necessario un approccio diverso. Poi ci sarà Barcellona: stiamo spingendo tantissimo in fabbrica per migliorare le prestazioni della vettura ogni fine settimana, e spero che la Spagna possa rappresentare un grosso passo avanti“.

  • Perez incantato da Alonso: “Spero Aston Martin non migliori per continuare a lottare con lui”

    Perez incantato da Alonso: “Spero Aston Martin non migliori per continuare a lottare con lui”

    Durante lo scorso week-end di gara disputato a Miami, Fernando Alonso aveva accennato a come, insieme a Lance Stroll e Sergio Perez, si fossero dati una sorta di appuntamento in pista per lottare fra loro e, pur essendo ben lontani dalla zona punti, divertire e far divertire i propri tifosi, costretti in questo inizio di stagione a osservare i loro beniamini annaspare in fondo al gruppo.

    Un impegno al quale i tre piloti in questione non sono mancati.

    Mentre la regia internazionale era giustamente concentrata su quanto avveniva nelle posizioni di vertice del Gran Premio di Miami, Alonso e Perez davano vita a un’intensa battaglia per la quindicesima posizione. A spuntarla, infine, è stato il due volte Campione del Mondo.

    Un duello tra due veterani arrivati ai nastri di partenza di questa stagione con aspettative decisamente diverse, ma che, nonostante le enormi difficoltà incontrate sinora dalle rispettive scuderie, riescono ugualmente a trovare la motivazione e la passione necessaria per poter scendere in pista e dare il meglio di sé.

    Al termine della gara, Checo ha in primis esternato tutto il suo apprezzamento nei confronti dell’avversario via radio:

    “È sempre un piacere lottare con Fernando, mi diverto un sacco. È un pilota fantastico”.

    Successivamente, ai microfoni di DAZN Spagna, il nativo di Guadalajara ha ribadito il concetto, augurandosi scherzosamente che la crisi Aston Martin possa proseguire, così da poter continuare a gareggiare contro Alonso:

    “Spero che l’Aston Martin non migliori troppo in fretta, così potrò continuare a divertirmi con Fernando. Ha un ottimo stile di guida ed è molto pulito. Gareggiare contro di lui è sempre molto divertente perché è superaggressivo e superintelligente. Sai che quando si allontana, sta tramando qualcosa. E lo stesso vale quando si avvicina. Pianifica sempre le sue mosse in anticipo”.

    Purtroppo per Alonso, Perez non ha molto di cui preoccuparsi: come già noto, le problematiche che affliggono la AMR26 non sono risolvibili nel breve termine.

    A Miami, tuttavia, alcuni segnali positivi ci sono stati: entrambe le vetture hanno completato la gara per la prima volta in stagione, segno di un’affidabilità maggiore, e anche le vibrazioni causate dalla Power Unit Honda sono risultate meno evidenti.

    Piccoli passi in avanti all’interno di un tunnel la cui luce, però, è ancora molto lontana.

  • Norris è stato costretto a non esprimere opinioni sul regolamento tecnico 2026

    Norris è stato costretto a non esprimere opinioni sul regolamento tecnico 2026

    Alla vigilia del nuovo ciclo regolamentare inaugurato in questo 2026, quando le perplessità sui primi riscontri in pista erano già numerose, Lando Norris fu tra i piloti a lanciare fin da subito l’allarme sulla possibile mancanza di sicurezza legata alla gestione estremizzata dell’energia elettrica delle Power Unit.

    Il Campione del Mondo in carica non esitò a definire le nuove vetture come le “peggiori nella storia di questo sport”, sottolineando come gli enormi cambiamenti implementati potessero essere pericolosi per l’incolumità dei protagonisti.

    Parole rivelatesi quasi profetiche dopo il pauroso incidente occorso tra Franco Colapinto e Oliver Bearman a Suzuka, un episodio che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi e che figura tra i principali fattori alla base delle modifiche regolamentari ufficializzate nei giorni scorsi.

    Le critiche alle nuove norme, provenienti soprattutto dai piloti, sono state una costante di questo inizio di stagione; pertanto, ha destato scalpore quanto accaduto allo stesso Norris in una recente intervista concessa a Donald McRae per The Guardian.

    Durante l’incontro, l’entourage dell’alfiere McLaren ha esplicitamente proibito al proprio assistito di rispondere a qualsiasi domanda sull’argomento legato alle norme tecniche attualmente vigenti.

    McRae ha riportato l’episodio nella parte conclusiva del pezzo pubblicato sul quotidiano britannico, descrivendo una scena quasi surreale:

    “A dieci minuti dalla fine dell’intervista pongo una domanda sul regolamento. Il manager di Norris non è presente di persona, ma sul tavolo è stato posizionato un cellulare. Da lì si sente improvvisamente la sua voce, e ci informa che è vietato fare domande su questo argomento. È stata la sua unica interruzione durante l’intervista”.

    Il giornalista ha poi spiegato di essersi rivolto direttamente a Lando per sottolineare l’importanza della questione, ma a quel punto un giovane rappresentante del management, presente nella stanza, è intervenuto per troncare il discorso dichiarando: “Il tempo a nostra disposizione è terminato”.

    Oltre al tema regolamentare, McRae era stato istruito poche ore prima dell’intervista a non porre domande riguardanti il rapporto di Norris con Max Verstappen o George Russell.

    Nonostante il tentativo del pilota di opporsi timidamente, dicendosi disposto a rispondere, il nativo di Bristol ha dovuto infine arrendersi all’inflessibilità del suo team di comunicazione.

    Norris ha chiuso l’incontro con un sorriso imbarazzato e un laconico Non sono io il capo, una frase che sintetizza bene come la libertà di espressione dei piloti possa essere vincolata da rigide strategie comunicative.

    In una fase così delicata per la Formula 1, il silenzio imposto al Campione del Mondo in carica evidenzia quanto gli interessi esterni possano arrivare a limitare una delle voci più autorevoli e ascoltate all’interno del paddock.

  • Alesi: “Ferrari ha vissuto un 2025 catastrofico, ora mi sta impressionando”

    Alesi: “Ferrari ha vissuto un 2025 catastrofico, ora mi sta impressionando”

    In un avvio di stagione caratterizzato dal dominio Mercedes, la Ferrari è stata l’unico team capace di rappresentare, seppur solamente a tratti, una reale minaccia per le W17 di George Russell e Andrea Kimi Antonelli.

    Anche se le Frecce d’Argento sono riuscite a conquistare le prime tre gare dell’anno con ampio margine, a Maranello si respira un clima di fiducia alimentato dalle solide prestazioni della SF-26 nelle mani di Charles Leclerc e Lewis Hamilton.

    Lo step in avanti rispetto a un 2025 deludente è evidente e a riconoscere la qualità del lavoro svolto è Jean Alesi, che in un’intervista esclusiva a RacingNews365 ha promosso senza riserve l’operato della Scuderia:

    “Alla fine dello scorso anno mi chiesero come fosse andata la Ferrari e risposi «una catastrofe». Non dissi nulla di sbagliato, avevo raccontato i fatti. Ora invece sono molto soddisfatto di come hanno iniziato la stagione, si sono presentati con una vera Ferrari. Sono rimasto davvero impressionato”.

    Spostando poi l’attenzione su Fred Vasseur, il sessantunenne di Montfavet ha sottolineato le enormi difficoltà derivanti dal guidare il muretto della Rossa, una posizione dove ogni pressione viene inevitabilmente amplificata rispetto a qualsiasi altro team della griglia:

    “Fred sta facendo un ottimo lavoro sin dal primo giorno. Fare il team principal dev’essere incredibilmente complesso e alla Ferrari è tutta un’altra storia: tutto è moltiplicato del 100%. Al momento non c’è una sola persona che possa davvero fare la differenza all’interno di una struttura di Formula 1. Vasseur lo scorso anno era molto frustrato, perché tenere tutti uniti era difficile. C’erano molte critiche nei suoi confronti e nei confronti della squadra e questo aveva compromesso l’equilibrio interno al team. Ora siamo solamente all’inizio, ma sembra che la Ferrari sia sulla strada giusta“.

    La sensazione è che a Maranello abbiano finalmente smesso di inseguire i problemi per concentrarsi sulle prestazioni. La strada verso il vertice occupato da Mercedes è ancora lunga, ma la base di partenza della SF-26 e la stabilità ritrovata all’interno del reparto corse suggeriscono che la Ferrari sia tornata a essere un fattore determinante in questo nuovo ciclo tecnico della Formula 1.

  • Leclerc: “Ferrari unisce bimbi, anziani, tutti. Per questo è unica e speciale”

    Leclerc: “Ferrari unisce bimbi, anziani, tutti. Per questo è unica e speciale”

    Essere Ferrari” è molto più di una mera espressione divenuta popolare sui social negli ultimi anni: è da sempre un manifesto di identità, un senso profondo di unità e appartenenza alla Scuderia di Maranello, chiamando tutti, che si tratti di dipendenti, tifosi o piloti, a contribuire, ciascuno nel proprio ruolo, nella rincorsa verso il vertice.

    Essere Ferrari significa contribuire ogni giorno a qualcosa di più grande, ognuno con il suo ruolo, ognuno in modo costruttivo“, parole pronunciate qualche anno fa dal Presidente John Elkann, e che sintetizzano una filosofia condivisa e vissuta dentro e fuori dalla pista.Dal suo debutto con la Rossa nel 2019, nessuno ha incarnato questo spirito tanto quanto Charles Leclerc, distintosi per una dedizione e una resilienza che hanno fatto innamorare i tifosi, sempre pronto a gettare il cuore oltre l’ostacolo per la squadra, lottando contro qualsiasi avversità, vetture poco competitive e momenti in cui cedere allo sconforto sarebbe stato facilissimo.

    Nella recente intervista rilasciata al podcast “Passa dal BSMT“, il talento monegasco ha parlato proprio dell’unicità di far parte del mondo Ferrari, nel suo caso, prima da tifoso, poi da protagonista in pista:

    Essere un pilota della Ferrari è veramente speciale. Io sono stato da entrambi i lati: prima sono stato dal lato del tifoso, quello che guardava tutti i Gran Premi la domenica, tifando Ferrari e sperando che la Rossa vincesse. E adesso sono dal lato dove sono io in macchina e ho tutto il sostegno che prima ero abituato a dare, e che do sempre seppur in maniera diversa, perché adesso, essendo pilota, non posso permettermi di avere determinate emozioni, essendo dentro la macchina, e questo deve rimanere da parte. Però la passione e l’amore che ho per questa squadra rimane intatto. È quello che rende la Ferrari speciale“.

    Responsabilità, passione e un senso di appartenenza unico al mondo, che da sempre rendono la Ferrari un fenomeno globale che valica qualsiasi confine e unisce diverse generazioni, di cui Charles è, dal 2019 a oggi, uno degli interpreti più autentici:

    “È incredibile perché si tratta di un brand che riunisce tutte le generazioni, dai bimbi alle persone più anziane, e vediamo tantissima gente in tutto il mondo che tifa e che sogna la stessa cosa, ovvero riportare la Ferrari in cima, e questa è una grande motivazione”.

  • Vasseur: “A Miami comincia un nuovo campionato”

    Vasseur: “A Miami comincia un nuovo campionato”

    Non può certo definirsi una qualifica indimenticabile, quella vissuta sul circuito di Suzuka dalle Ferrari di Charles Leclerc e Lewis Hamilton.

    I due piloti della Rossa, infatti, dovranno accontentarsi di scattare rispettivamente dalla quarta e dalla sesta posizione nella gara di domani, e sebbene persista una certa dose di ottimismo derivante dall’ottimo passo gara mostrato nelle prove libere, rimangono dubbi sull’evidente mancanza di performance palesata nella terza sessione di qualifica.

    Facendo un rapido paragone dei tempi sul giro registrati in Q2 e Q3, è evidente come Leclerc sia stato un decimo più lento nel giro decisivo che gli è valso la quarta posizione, mentre Hamilton sia riuscito a migliorarsi solo di una manciata di millesimi.

    Al contempo, sia i piloti Mercedes che McLaren hanno abbassato il loro limite di alcuni decimi.

    Interrogato sull’argomento al termine delle qualifiche, Frederic Vasseur ha così replicato ai microfoni di Sky Sport F1 Italia:

    “Non è solo questione di gestione di energia o solo di prestazione, ma anche estrarre il meglio dal pacchetto che abbiamo. Oggi dovremo capire perché abbiamo fatto meglio in Q2 che in Q3. Ma stasera, poi, ci concentreremo sulla gara di domani, perché è domani che conta. Concentriamoci sulla partenza e poi sulla gara, per avere una buona strategia. Il nostro passo è buono, quindi è tutto aperto.

    La gestione dell’energia, tuttavia, è senz’altro stata un fattore da tenere in ampia considerazione, come ammesso successivamente anche dal team principal del Cavallino quando gli è stato chiesto di commentare la prestazione di Hamilton:

    “Lewis non ha perso slancio in qualifica. Penso che molto derivi dalla gestione dell’energia, da quanta se ne usa in alcune curve, non erogarne troppa, non andare troppo presto sull’acceleratore. A volte è controintuitivo per i piloti, ma il regolamento è questo e dobbiamo adattarci a quello che c’è. A un certo punto della qualifica eravamo lì, per cui dovremo lavorare in futuro per fare giri migliori in Q3″.

    In conclusione, il manager di Draveil ha gettato uno sguardo al futuro prossimo, nello specifico a maggio e al Gran Premio di Miami, lasciando intendere che un ingente pacchetto di aggiornamenti debutterà sulla SF-26 in Florida, magari sfruttando il sistema ADUO (Additional Development and Update Opportunities), per il quale Ferrari ritiene di avere tutti i requisiti necessari per rientrarvi:

    “Abbiamo un deficit prestazionale rispetto a Mercedes e questo è chiaro. Questo significa che dobbiamo fare un lavoro migliore, ma nel complesso non siamo lontani e sappiamo che da Miami potrebbe esserci un altro campionato. Dobbiamo continuare a fare tanti punti, salire sul podio e non essere lontani da Mercedes. Il tasso di sviluppo nel Mondiale sarà molto alto, per questo dovremo continuare a spingere in questi mesi per accumulare punti e risultati“.

  • Hamilton: “In 20 anni di F1 non ho mai guidato auto così divertenti. Sono come i kart”

    Hamilton: “In 20 anni di F1 non ho mai guidato auto così divertenti. Sono come i kart”

    Non accenna a placarsi il dibattito sul nuovo ciclo tecnico inaugurato dalla Formula 1, con l’opinione pubblica divisa tra convinti sostenitori, detrattori nostalgici del passato e neutralisti che preferiscono attendere prima di emettere un giudizio.

    Alla vigilia del Gran Premio del Giappone, terzo appuntamento del Mondiale 2026, nel paddock ci si interroga soprattutto su come le caratteristiche del circuito di Suzuka possano influire sulla gestione dell’energia elettrica, il conseguente super-clipping in rettilineo e quello che è stato ribattezzato, dopo le gare in Australia e Cina, “yo-yo racing“.

    Un fenomeno, questo, che vede due o più vetture impegnate in una continua lotta di sorpassi e controsorpassi, dovuti principalmente alla diversa disponibilità d’energia, e perciò oggetto di aspre critiche da molti piloti – in particolare Max Verstappen – poiché artefice di duelli ritenuti “artificiali”.

    Un’opinione che non trova d’accordo Lewis Hamilton, protagonista a Shanghai di un’intensa battaglia con Charles Leclerc, definita dallo stesso pilota inglese “il miglior duello avuto” dai tempi del famoso ruota a ruota con Nico Rosberg nel lontano 2014, in Bahrain.

    Il 44 della Ferrari ha proposto una prospettiva diversa del sopracitato effetto yo-yo:

    “Se torniamo indietro ai kart, è la stessa cosa: ci si sorpassa continuamente e non riesci mai a scappare via. Nessuno ha mai definito il karting come yo-yo racing. È la forma di competizione migliore, e la Formula 1 non è stata la miglior forma di competizione da molto tempo. Tra tutte le auto che ho guidato in vent’anni, questa è l’unica con cui puoi davvero seguire un’altra vettura nelle curve veloci senza perdere completamente tutto quello che hai, riuscendo così a rimanere attaccato”.

    Quando gli è stato chiesto il motivo per il quale lui stia amando queste nuove Formula 1 a differenza di un Verstappen costantemente critico, Lewis ha voluto precisare:

    “Non so se userei la parola «amare». Sto solo dicendo che mi sto divertendo a correre. Quando hai una buona macchina e sei competitivo, è bello stare davanti. Pare che molti piloti non si stiano divertendo: io, personalmente, mi sto divertendo. È una macchina più leggera, più agile, più divertente da guidare. Amo la gestione dell’energia? Assolutamente no. In realtà non mi piace per niente. Amo la Straight Mode? Non particolarmente. Ma penso che sia un momento entusiasmante per lo sport. In un periodo in cui la Formula 1 è al suo massimo, credo, dal punto di vista visivo, del brand, e con i maggiori introiti”.

  • Steiner: “Antonelli non vincerà questo Mondiale, ma ci saranno altre occasioni”

    Steiner: “Antonelli non vincerà questo Mondiale, ma ci saranno altre occasioni”

    Archiviato il Gran Premio di Cina e la prima vittoria in carriera di Andrea Kimi Antonelli, la Formula 1 resta in Estremo Oriente e si prepara per il terzo round del Mondiale 2026, in programma questo week-end sullo storico circuito di Suzuka.

    I riflettori saranno puntati, inevitabilmente, proprio sul pilota bolognese, alla ricerca di conferme che possano renderlo ufficialmente un serio candidato alla corona iridata, e quindi avversario del suo compagno di squadra, George Russell.

    E se dopo una prestazione autoritaria come quella sfoderata in Cina da Kimi il rischio di lasciarsi andare a facili entusiasmi è dietro l’angolo, c’è chi, come Gunther Steiner, preferisce un approccio più cauto.

    Intervenuto al The Red Flag Podcast, l’ex team principal della Haas ha riconosciuto il valore del traguardo raggiunto da Antonelli, ma ha altresì invitato a contestualizzarlo, soprattutto in relazione ad uno scenario che vede un testa a testa iridato tra i due piloti Mercedes:

    “Penso che Kimi abbia acquisito molta fiducia, perché gli si è presentata un’occasione e l’ha sfruttata. Tuttavia, in circostanze normali, al momento è molto difficile battere Russell. E credo che lui ne sia consapevole, non perché George sia un pilota migliore, ma perché ha molta più esperienza. Non appena il britannico ha avuto problemi nelle qualifiche, lui ha colto l’occasione, capitalizzandola. È facile commettere un errore quando ci si trova in quella posizione, ma Kimi ha mantenuto la calma”.

    Secondo Steiner, dunque, il vantaggio di Russell non è una questione di puro talento, bensì di esperienza accumulata nel corso delle sette stagioni già disputate in Formula 1 dal nativo di King’s Lynn.

    Potrà Antonelli rappresentare una minaccia per George Russell, pur avendo un bagaglio d’esperienza decisamente inferiore rispetto a quest’ultimo? La risposta dell’altoatesino va dritta al punto:

    “No. Credo sia comprensibile anche il motivo per cui non ce la farà. Il ragazzo ha 19 anni, è al suo secondo anno in Formula 1 e George è un ottimo pilota. Quindi non credo che ce la possa fare quest’anno, ma ci saranno altre occasioni per Kimi. Se non vincerà quest’anno, potrà farlo in futuro, perché è ancora molto giovane. Per me, non deve mettersi troppa pressione addosso per vincere quest’anno. Ha un bel futuro davanti a sé”.