Autore: Luca Lozietti

  • Perez: “La verità è che nessuno capisce questa Formula 1”

    Perez: “La verità è che nessuno capisce questa Formula 1”

    Pronunciate appena il tempo necessario per essere recepite, le dichiarazioni di Stefano Domenicali, presidente e amministratore delegato della Formula 1 – il quale aveva sostenuto come la classe regina si presentasse praticamente compiuta e priva di falle sul piano regolamentare – sono state prontamente investite dall’ennesima, tagliente critica rivolta all’attuale ciclo regolamentare.

    A dare voce a questa nuova bordata è stato, questa volta, Sergio Perez, veterano della categoria, oggi al volante della Cadillac, che, nel corso di un’intervista concessa ai propri sponsor durante un evento svoltosi a Città del Messico, ha deliberatamente evitato ogni forma di eufemismo:

    Sì, questa Formula 1 è decisamente molto diversa e la realtà è che nessuno la capisce: né gli ingegneri, né noi piloti. È un dato di fatto che le macchine non siano più divertenti come una volta. È una Formula 1 nuova e molto complicata e molto diversa da quella a cui eravamo abituati. Tutti i team hanno molto da imparare. Come pilota, cerchi sempre di andare il più veloce possibile, ma ora gli aspetti elettrici e di ricarica giocano un ruolo più significativo; questo rende tutto molto diverso ed è per questo che è stato così difficile per noi“.

    L’ex Red Bull si colloca così nel solco di quei protagonisti del paddock che non hanno mai lasciato trasparire un convinto trasporto nei confronti del nuovo ciclo regolamentare, riconoscendo piuttosto come esso imponga un processo continuo di assimilazione e adattamento:

    Arriva un punto in cui vai 80 o 90 chilometri orari più veloce della macchina che ti precede e non sai perché. È difficile: non hai informazioni su cosa stia succedendo. Dobbiamo tutti adattarci a questo cambio di regolamento“.

  • Norris: “Verstappen è uno dei migliori piloti che vedrete mai in F1. Abbiamo bisogno di lui”

    Norris: “Verstappen è uno dei migliori piloti che vedrete mai in F1. Abbiamo bisogno di lui”

    La nuova generazione di vetture, protagonista dell’attuale stagione nella massima categoria del Motorsport, ha indubbiamente alimentato un diffuso malcontento, complice l’introduzione di un ciclo regolamentare che ne ha, almeno in parte, attenuato l’essenza più pura.

    A risentirne maggiormente sono però i diretti protagonisti: i piloti, chiamati a confrontarsi in prima persona con queste monoposto di nuova concezione. Con sfumature diverse, il giudizio appare sostanzialmente convergente, al punto da aver condotto a una posizione quasi unanime circa la necessità di intervenire sul regolamento.

    All’interno della griglia, tuttavia, c’è chi più di altri fatica ad accettare questo nuovo corso. Il riferimento è, senza dubbio, al quattro volte campione del mondo Max Verstappen, che in più circostanze nel corso della stagione ha manifestato apertamente il proprio disappunto nei confronti delle attuali direttive tecniche, arrivando persino a lasciar intendere di guardarsi altrove, alla ricerca di quel piacere di guida che sente ormai affievolito nelle moderne Formula 1.

    Un’eventuale uscita di scena del pilota olandese costituirebbe un danno significativo non solo per l’immagine della disciplina, ma per l’intero movimento.

    Anche Lando Norris, attuale Campione del Mondo in carica, ha riconosciuto quanto una Formula 1 priva di Verstappen finirebbe inevitabilmente per perdere qualcosa. Intervistato dai microfoni di Sky Sports F1 UK, il britannico ha spiegato il suo punto di vista sul rivale:

    Se mi piace correre contro Max? Sì e no, a volte. Ma solo perché è, credo, uno dei migliori che vedrai mai in Formula 1. È un avversario tosto e a volte ti rende la vita incredibilmente difficile. Ma è una cosa positiva, no? E penso che tutti vogliano Max in Formula 1. Chi lo sa? Non ho idea di cosa andrà a fare. Ovviamente voglio correre contro di lui il più a lungo possibile perché vuoi sempre metterti alla prova contro i migliori. E lui lo è“.

    Secondo Norris, il talento di Hasselt ha ormai raggiunto uno status tale da poter decidere autonomamente del proprio futuro, indipendentemente dalle logiche contrattuali o dalle pressioni esterne del Circus.

    Può fare quello che vuole. Si è guadagnato il diritto di farlo. Non è obbligato a fare nulla. Però anche a me è piaciuto guardarlo correre nelle GT l’altro giorno e cose del genere. Quindi sì, si è guadagnato il diritto di fare quello che vuole“, ha concluso il pilota della McLaren.

    Le sue parole descrivono non solo un rapporto di profonda stima tra i due contendenti al titolo, ma evidenziano la preoccupazione comune per un regolamento che rischia di allontanare i più grandi talenti della categoria in favore di altre sfide automobilistiche più gratificanti sul piano della guida pura.

  • Hamilton: “I vertici FIA? Troppi chef in cucina, non mi aspetto nulla”

    Hamilton: “I vertici FIA? Troppi chef in cucina, non mi aspetto nulla”

    L’attuale periodo di assenza della classe regina, conseguente all’annullamento del Gran Premio del Bahrain e di quello di Jeddah a causa del conflitto in Medio Oriente, si sta rivelando un frangente decisivo nel delineare il futuro, almeno nell’immediato, della Formula 1, che mai come ora appare sospesa in un equilibrio tanto fragile quanto precario.

    Le ragioni di tale incertezza sono da rintracciarsi nel nuovo impianto regolamentare, il quale, sin dalle sue prime formulazioni, ha suscitato diffuse perplessità, trovando poi puntuale e tangibile conferma nelle dinamiche emerse in pista nel corso delle prime gare stagionali.

    Il mese di aprile assurge pertanto a momento nevralgico per una più compiuta comprensione del nuovo ciclo regolamentare e per una riflessione lucida e ponderata sulle aree di intervento, nella prospettiva di restituire alla massima espressione del Motorsport quella coerenza e quella grandezza che ne hanno storicamente definito l’identità.

    In tale contesto, tuttavia, si leva il pensiero di chi ritiene che gli incontri tra i vertici della Formula 1 e le scuderie, in programma a partire da oggi, siano destinati a rivelarsi poco più che sterili esercizi di confronto, incapaci di produrre modifiche sostanziali.

    A dar voce a queste riserve è stato nientemeno che Lewis Hamilton, il quale, in occasione del Gran Premio del Giappone, ha espresso ai microfoni di diversi media – tra cui RacingNews365 – un marcato scetticismo circa la possibilità di risolvere le molteplici criticità che caratterizzano l’attuale scenario della Formula 1:

    Non mi aspetto molto, spero si possano apportare dei cambiamenti importanti, ma ci saranno troppi chef in quella cucina. E di solito quando è così il risultato non è mai dei migliori…“.

  • Leclerc: “Venerdì complicato, ma il passo è buono”

    Leclerc: “Venerdì complicato, ma il passo è buono”

    La prima giornata di prove libere del Gran Premio del Giappone si è conclusa con una McLaren, quella di Oscar Piastri, inaspettatamente al vertice della graduatoria, seguita dai due alfieri della Mercedes e dall’altra monoposto papaya, affidata a Lando Norris.

    Per individuare la prima delle due Ferrari è necessario scendere fino alla quinta posizione, conquistata da Charles Leclerc, capace di precedere di poco più di un decimo il proprio compagno di box Lewis Hamilton.

    Sul tracciato di Suzuka, i valori emersi in pista paiono, nel complesso, in linea con quelli già osservati in Cina e Australia, con l’aggiunta di una McLaren apparsa particolarmente in forma e pronta a inserirsi nella contesa per il ruolo di seconda forza.

    Le Frecce d’Argento, dal canto loro, sembrano ancora una volta un gradino sopra la concorrenza, anche alla luce del fenomenale passo gara fatto registrare nella giornata odierna.

    La Rossa, a differenza delle prime uscite stagionali, è parsa leggermente più in affanno, al punto da accusare un distacco di ben sette decimi dal vertice della classifica, probabilmente a causa di un assetto ancora da rifinire.

    Al termine della seconda sessione di prove libere, infatti, Charles Leclerc ha confermato – come si evince dalle dichiarazioni rilasciate sul sito ufficiale della Rossa – le difficoltà riscontrate sul suolo nipponico, ammettendo la necessità di un intenso lavoro per ridurre il divario dalle vetture motorizzate Mercedes:

    È stato un venerdì un po’ più complicato per noi rispetto ai primi due Gran Premi, ma è solo la giornata inaugurale del week-end. Il passo gara sembra buono finora, anche se c’è ancora un certo distacco dai primi. Il nostro obiettivo stasera sarà lavorare sulla prestazione in qualifica in vista di domani“.

  • Binotto: “In Ferrari i processi non esistevano, si provava e basta”

    Binotto: “In Ferrari i processi non esistevano, si provava e basta”

    Una delle più rilevanti novità della stagione attualmente in corso è senza dubbio rappresentata dalla presenza in pista di Audi, che ha acquisito e rilevato le strutture della Sauber, ribattezzandole con il proprio nome e facendo così il proprio ingresso nella classe regina in qualità di motorista ufficiale.

    A capo del progetto tecnico vi è un uomo che, nel corso della sua carriera, ha trascorso ben ventotto anni all’interno della scuderia più prestigiosa dell’intera griglia: la Ferrari, dalla quale, con ogni probabilità, non è ancora del tutto semplice affrancarsi.

    Ci riferiamo naturalmente all’ex team principal della Rossa, Mattia Binotto, protagonista in questi giorni di un’intervista che ha suscitato non poche discussioni.

    In una recente conversazione concessa al quotidiano francese L’Equipe, l’ingegnere reggiano non ha infatti esitato, ancora una volta, a rivolgere alcune stoccate alla compagine italiana.

    Senza ricorrere ad alcun giro di parole, Binotto ha replicato in questi termini quando gli è stato domandato se l’obiettivo fosse trasformare Audi in una superpotenza paragonabile alla Ferrari:

    “Perché dovrei farlo? Non vincono più nulla dal 2008. Io voglio che l’Audi vinca. Prima di lasciare la Scuderia ho visto delle cose. Questo mi ha permesso di fare dei confronti, ma non si possono cambiare le cose in un giorno. Sono molto contento di vedere come lavora il team, ma per quanto riguarda il motore, sono consapevole che non potremo essere i migliori nel 2026”.

    Nel prosieguo della conversazione con il quotidiano francese, Binotto ha inoltre posto a confronto i differenti metodi di lavoro che sta osservando nella sua nuova esperienza, accostandoli a quelli della Scuderia:

    “Il mio ruolo qui non è più difficile, è però diverso e cambia soprattutto la cultura, che non è latina. Alla Ferrari i processi non esistevano, si provava e basta. Non c’era bisogno di un piano per raggiungere l’obiettivo, mentre in Audi, con una cultura più tedesca, più svizzera, prima di tutto ci sono i piani. Senza un piano, non si agisce”.