Autore: Pasquale Panarelli

  • Il Pagellone del Gran Premio d’Austria

    Il Pagellone del Gran Premio d’Austria

    Austria. L’unico Gran Premio davvero alpino del calendario. Un catino d’asfalto incastonato tra i monti della Stiria, con prati, boschi e strade strette e tortuose abbarbicate su un paesaggio da piccolo Eden.

    Eppure, come spesso accade agli austriaci, le dimensioni ingannano. Perché la Formula 1 da queste parti ha prodotto personaggi grandi come paesi: Jochen Rindt, Niki Lauda, Gerhard Berger.

    Il Red Bull Ring è un po’ così: corto, essenziale, quasi spartano. Tre rettilinei, poche curve e ancora meno scuse. Un circuito che non concede riparo e che, tra saliscendi e staccate violente, riesce sempre a separare chi corre da chi semplicemente partecipa.

    Questo è il Pagellone di Hammer Time.

    Mercedes, voto 9: Un monologo a tinte british per la vittoria, giusto in tempo per presentarsi al meglio all’appuntamento britannico della prossima settimana. Russell domina e, per una volta, relega Antonelli al ruolo di garzoncello dell’albergo. In ogni caso fa sorridere come una pole (discussa) e una vittoria (risicata) siano bastate a restituirgli, al netto dei quaranta punti di ritardo in classifica, un ego da Fabrizio Corona in tuta da corsa. Ora tocca mantenere la tostatura per il resto della stagione.

    Per Kimi arriva invece una P3 di corto muso. Capisco la piccola delusione, ma con la macchina che ha e il talento che ha, potrebbe forse concedersi qualche sorriso in più. Pare che il reparto marketing abbia già assunto per lui un addetto al solletico.

    Ferrari, voto 5: Il momento più gagliardo del week-end? La battaglia Hamilton-Verstappen. Grinta, classe, ruota a ruota – roba da far rizzare i capelli. A fine gara l’olandese ha rivelato che Sir Lewis volesse assolutamente una foto con lui e che lo avesse addirittura implorato. Hamilton ha ribattuto che la Ferrari non implora mai. Affonda con dignità, piuttosto.

    Domenica tutta in salita per Carletto, uno che ha immolato la sua carriera alla scalata. Eh già, perché Leclerc in Ferrari ne ha passate davvero tante, diciamo che ha vissuto più vite di qualsiasi vampiro. Solo il tempo dirà se questo ennesimo rinnovo equivale a un paletto di frassino alle sue ambizioni iridate.

    McLaren, voto 7: Finalmente una buona prestazione per Piastri, che così lenisce un po’ i dolori del giovane Webber – citazione per i tre appassionati di Goethe che seguono questa rubrica. Il talento dell’australiano resta però un bel mistero: basta un nonnulla, una folata di vento per fargli cambiare direzione, girando su se stesso come quei galletti segnavento piazzati in cima ai comignoli. E questa instabilità, a tratti, sembra contagiare l’intero box papaya, dove pare impossibile far sorridere entrambi i piloti contemporaneamente: quando uno vola, l’altro si appisola. Bah!

    Red Bull, voto 8: Per citare un vecchio spot, 3 is the magic number. Verstappen ieri non ha guidato la sua RB22: l’ha indossata. P2 pesantissima, giri veloci sparati come fuochi d’artificio e un duello con Hamilton che ha restituito per qualche istante il profumo delle grandi annate. Confesso però che, quando l’ho visto buttarsi all’esterno del Sir, ho trattenuto il respiro. È una manovra altamente sconsigliata e da quelle parti si entra a proprio rischio e pericolo, un po’ come lanciarsi in un corteo femminista con la t-shirt “Donna nana, tutta tana”. L’ha fatto lo stesso. E mentre Hamilton ancora ci pensava su, Max era già altrove. Che grinta.

    Haas, voto 4: Gara da sonni profondi per il team USA. Strategia nella media: né troppo aggressiva né troppo conservativa, né troppo anticipata né troppo attendista. Parlo come Riccioli d’Oro, lo so: la pappa non troppo calda, la sedia non troppo dura, eccetera eccetera. Peccato che, alla fine, la favola si sia trasformata nel secondo Gran Premio consecutivo senza raccogliere nemmeno un punto. Il vero problema, però, è una vettura smunta come poche. La VF-26 era così lenta in rettilineo che nello sprint 0-100 km/h riusciva a esprimere punte entusiasmanti di 80. Quando Bearman ha chiesto più potenza, dal box hanno scosso la testa e gli hanno suggerito di sfruttare meglio le discese. Che disastro.

    Alpine, voto 4: Non mi aspettavo gli Alpini così in affanno. Colapinto, in particolare, non ha mai trovato il ritmo della concorrenza e, quel che è peggio, nemmeno quello del compagno di squadra. Strano destino per uno che, dopo le recenti dichiarazioni di Briatore, sembra godere di tutte le attenzioni del team. Pare infatti che il dirigente piemontese gli abbia fatto realizzare un sedile in carta vetrata, l’ennesima buona azione per metterlo a suo agio. Che abbiano già preparato il benservito per il 2027? Bah. Di certo, quando circolano certe voci, anche un semplice pit-stop comincia ad avere il sapore di un colloquio con le risorse umane.

    Audi, voto 5: Ma no! Ma sì. Ma va? Per combattere il logorio della vita moderna, il team di Binotto pare essersi fermato in Austria, disperso tra i prati della Stiria alla ricerca di funghi per la zuppetta della sera, con la vista sul rifugio e qualche capretta a brucare placidamente accanto al vialetto. Il problema è che, mentre loro si dedicano alla vita bucolica, il resto della griglia continua a correre. Bortoleto mette in cascina il possibile, Hulk limita i danni, ma la sensazione è quella di una squadra ancora in gita scolastica più che in piena rivoluzione tecnica. Speriamo che, per il prossimo futuro, l’ingegnere italiano si dedichi un po’ più alla macchina e un po’ meno alla macchia. Perché il panorama è splendido, ma i punti non crescono nei boschi.

    Racing Bulls, voto 8: Da Faenza piazzano sul fuoco l’ennesima gara tutta superlativi. Lawson aggredisce e convince, tenendosi stretta la corona di Primo degli Altri, dimostrando ancora una volta di essere stato probabilmente giudicato con troppa fretta. E un po’ dispiace vederlo vivere in questo precariato permanente targato Red Bull, dove ogni week-end assomiglia a un rinnovo di contratto. Liam però incassa, restituisce e continua a stare in piedi fino ai titoli di coda, portando a casa gran risultati. Se la carriera da pilota dovesse prendere una brutta deriva, lo consiglierei nel ruolo dello sfidante per il prossimo film di Rocky.

    Williams, voto 3: Uscita dall’ultima curva, quarta, quinta, sesta marcia e… saremo di nuovo da voi dopo un breve intermezzo pubblicitario. Che peccato. Già la vettura di Grove non è esattamente una gazzella tra i cordoli, se poi a portar vasi a Samo ci si mette anche la batteria Mercedes, il quadro è completo. Che grana, che periodo per Carlitos. Scendendo dalla vettura l’ho visto più demoralizzato di un tifoso di Stroll. Dai, vecchio Matador, tieni duro: prima o poi il toro smette di rincorrerti e comincia a incornare qualcun altro. Arriveranno tempi migliori!

    Aston Martin, voto 1: Nonostante le insistenti raccomandazioni di Studio Aperto, c’è un anziano che continua imperterrito a non rispettare gli orari più freschi della giornata. A un certo punto l’ho visto aggirarsi sul podio e ho pensato fosse Alonso; poi ho strizzato gli occhi e ho capito che era Ecclestone. Peccato, perché le occasioni per stare lassù rischiano di diventare più introvabili di Waldo nelle sue vignette. E vedere Fernando arrancare con questa Verdona fa un po’ l’effetto di vedere un alpinista con le infradito: ammirevole la tenacia, discutibile l’attrezzatura.

    Cadillac, voto 1: Con questo caldo, anche i vecchi sono bruciati come la gioventù. Ai piloti si sono poi aggiunti i freni, che già al giro 5 hanno deciso di staccare dal turno e andare a cercare un po’ di refrigerio. Insomma, una gara durata meno di un padrenostro: l’ennesima magra figura per una monoposto decisamente poco indicata per chi tifa col sombrero sulla zucca.

    FIA, voto 0: Alé, altro giro, altra corsa. Via alla musica, stop alle telefonate. Al sabato c’erano tutti: Sherlock Holmes, Padre Brown e Don Matteo, ma niente da fare. Qualcuno rallenta, qualcuno rinuncia al tentativo, qualcuno festeggia la pole. Tutto regolare, dicono loro. Il problema è che, ormai, per interpretare certe decisioni servono più detective che commissari. E quando la giustificazione viene snocciolata, è puntualmente la solita spazzatura arruffapopolo. Non proprio il massimo per chi pretende di rappresentare il vertice dell’automobilismo mondiale.

  • Il Pagellone del Gran Premio di Barcellona

    Il Pagellone del Gran Premio di Barcellona

    Barcellona. Che sia per un Gran Premio, per una vacanza o per una decisione presa con scarso senso dell’autoconservazione, la Spagna pare sempre una buona idea.

    Paese di navigatori, conquistadores e soprattutto di gente che guarda un edificio perfettamente normale e pensa: “Sì, però incliniamolo un po’, mettiamoci tre guglie, un drago e una finestra a forma di carciofo”. Da queste parti l’architettura non è una disciplina: è un episodio psicotico collettivo durato secoli.

    Dal 1991 la Formula 1 corre qui in Catalogna, su una pista che non regala nulla a nessuno: se la macchina va forte, lo dimostra. Se va piano, pure. Niente yacht, niente casinò. Solo sole, asfalto e ventidue piloti pronti a complicarsi la vita.

    Questo è il Pagellone di Hammer Time.

    Mercedes, voto 7: Al Giorgino hanno dovuto togliere tutto. Prima il parcheggio, poi il tavolo della colazione, quindi il portafoglio in metropolitana. Infine gli hanno portato via anche la vittoria. La pole era sua, la gara sembrava sua, il momento era quello giusto per ridare grinta dopo mesi sghembi. Invece il destino gli ha lasciato soltanto un secondo posto e la sensazione di essere stato derubato con metodo. Per l’inglese, tempi durissimi.

    Ad Antonelli, invece, KO tecnico. Normale amministrazione: cose che capitano. Nel frattempo il secondo in classifica si riprende 25 punti in un colpo solo. E allora nasce il dilemma: se la Ferrari fosse davvero della partita da qui a fine anno, cosa scegliereste? Un campioncino italiano fresco di conio o una Ferrari iridata? Sì, lo so, è come chiedere a chi vuoi più bene: a papà o a mammà?

    Ferrari, voto 9: Strategia impeccabile, guida perfetta e quel pizzico di fortuna che, ogni tanto, bisogna anche meritarsi. Bellissimo il team radio con l’accento da Stanlio e Ollio, molto meno la cuffietta sul podio che lo faceva sembrare un rapinatore sudamericano in trasferta. Il ragazzo deve maturare, dicevamo. E oggi ha regalato una bella botta di vita a chi vede rosso. Bravo, Luigino. Bel lavoro.

    Dall’altra parte del box, dopo l’inciampo del Principato, sulla vettura numero 16 hanno aggiornato l’impianto frenante: dai freni a tamburo si è finalmente passati ai freni a disco. Purtroppo il problema non era solo quello. Già, perché cos’è capitato in gara è un peccato. Cos’ha combinato in qualifica è evidente. E vedere Leclerc così spento e affaticato, dopo averlo visto trascinare la Ferrari per mesi, fa quasi più male del risultato stesso. Forza, vogare per credere.

    McLaren, voto 7: Mentre il compagno di squadra dipingeva un podio tutto lord e sir, Piastri è scomparso alla partenza assieme alle luci del semaforo. Ormai vederlo dietro, ingrigito e senza mordente è diventata una di quelle istituzioni eterne: come la Pasqua, il Natale o il pistacchio di Bronte.

    Qui tocca urgentemente far giudizio, perché in McLaren i sedili sono ambiti e la concorrenza non manca. Un giovane Fornaroli, per esempio, si sta costruendo una reputazione da rapace: veloce, brillante e con quella fastidiosa abitudine di stupire ogni qual volta gli si offra l’occasione. Nessuno dice che il posto sia a rischio. Però, ecco, magari una sveglia sul comodino iniziamo a metterla.

    Red Bull, voto 6: Per Hadjar, partenza da manuale se il manuale s’intitolasse “sbagliare bene, sbagliare tutto”. Un avvio da dimenticare che ha complicato immediatamente una domenica già poco generosa. Sia lui che Verstappen faticano e sgobbano, ma senza gli strumenti per stupire, godere e consolare. La macchina non offre molto e il cronometro è impietoso. Visto il distacco rimediato – specialmente dal francese – questa sufficienza è quasi un atto caritatevole.

    Haas, voto 3: Ma chi gliel’ha fatta la strategia a Bearman? Saw l’Enigmista? Media, hard, soft: ogni pit sembrava estratto dal sacchetto della tombola. Quaterna!

    E dire che proprio nel giorno in cui il Cavallino si è trasformato in un purosangue, gli strateghi di Gene Haas riescono nell’impresa di vivisezionare un possibile arrivo a punti. Quando i piloti sono rientrati al box, giurerei di aver visto Ayao Komatsu scappare a tutta velocità dall’uscita sul retro. E, tra l’altro, ha fatto segnare anche il miglior settore del fine settimana. Che disastro.

    Alpine, voto 7: Risultato bello vispo per Gasly e Colapinto. Alcuni dicono che siano arrivati in P7 e P10, ma il risultato definitivo si scoprirà in dieci comode rate. Ormai, sapete, con la FIA va di moda così. Quanto all’argentino, anche questa volta l’esame è superato. Del resto la Spagna non è affatto un Paese per lenti, e lui ha risposto presente quando contava. Manca ancora qualche svolazzo per dimostrare definitivamente di meritarsi quel sedile, anche se a volte sembra proprio un mulo di talento.

    Audi, voto 4: La R26 trattiene con la velocità un rapporto isterico. In qualifica è tutta nacchere, sangria e grandi promesse: ti guarda negli occhi e ti fa credere che questa volta sarà diverso. Poi arriva la domenica e diventa un chitarrista solitario sotto un balcone vuoto. Sul dritto niente da dire: viaggia come un AVE Madrid-Barcellona. Peccato che i rettilinei siano spesso intervallati da qualche curva.

    Bortoleto trascorre il pomeriggio affacciato al terrazzino a osservare la vita che passa, mentre l’intramontabile Hulk viene eliminato da un sasso. Da un sasso. Una sfortuna così assurda che, al confronto, Paperoga e Lupo Alberto sembrano nati con la camicia. Quando la dea bendata distribuisce i numeri, a Nico scappa sempre la pipì.

    Racing Bulls, voto 8: Piccoli passi – come diceva Cavour – per i faentini di casa Red Bull. A inizio stagione ero convinto che a Lindblad sarebbero bastate poche gare per imporsi sul compagno di squadra. Invece Lawson, zitto zitto, si è costruito una stagione più che dignitosa e continua a portare a casa risultati con una regolarità che merita rispetto.

    Eppure il suo futuro resta nebuloso. In Formula 2 c’è già la fila per il suo sedile: ogni sei mesi in Red Bull nasce un nuovo predestinato. Lawson assomiglia un po’ al figlio di mezzo: non fa grandi danni, prende bei voti, apparecchia la tavola e si comporta bene. Però i genitori parlano sempre del fratellino appena arrivato.

    Williams, voto 3: Una gara noiosa come un talk show in prima serata. E a questo punto la domanda sorge spontanea: ma cosa fanno ‘sti due il sabato sera? Burraco? Tressette? Monopoly? Qualcuno li metta a nanna sul presto, o meglio ancora li tenga svegli tutta la notte: magari arrivano al Gran Premio un po’ più irrequieti e succede qualcosa. Così, giusto per vedere se sono vivi.

    Aston Martin, voto 2: Mi piange il cuore vedere un Fernando così, soprattutto in quella che potrebbe essere la sua ultima Catalogna. La prestazione è stata talmente mesta che più che Barcellona sembrava Barcellina, percorsa a bordo di una tartarugona verde con l’entusiasmo di un impiegato al rientro dalle ferie. Ultimo in qualifica, in gara fa quello che può, ma il risultato è una lenta processione verso il nulla.

    Newey? Ci sei? No, non risponde nessuno.

    Cadillac, voto 2: Dopo il quasi-punto dell’episodio precedente, qui soltanto un sordo cicaleggio. La Cady torna alle sue abitudini e sparisce dai radar con una puntualità quasi commovente.

    Quanto al Sergione, risulta disperso nel trasferimento tra Monte-Carlo e Barcellona. Qualcuno giura di averlo visto in spiaggia, altri sostengono fosse imbambolato davanti alla Sagrada Família, vitreo, con la bocca spalancata a contemplare le guglie di Gaudí. Perché? Sindrome di Stendhal. Ogni tanto capita, a lui particolarmente.

    FIA, voto 0: Il risultato tardivo di Monaco mi ha lasciato così, con le braccia aperte come in croce.

    Un dispiacere vedere la Formula 1, una delle ultime fiere dell’ingegneria automobilistica occidentale, ostaggio di decisioni che troppo spesso sono tardive, con criteri non sempre facili da comprendere dall’esterno.

    Una Federazione che dà talvolta l’impressione di essere inflessibile con alcuni e sorprendentemente elastica con altri, alimentando polemiche che lo sport non avrebbe bisogno di creare da solo. La credibilità di una competizione si misura anche nella chiarezza delle sue regole e nella rapidità con cui vengono applicate. Su questo fronte, tifosi, squadre e addetti ai lavori meritano qualcosa di meglio.

  • Tutto vero: Alonso pronto a fare ritorno in Alpine dal 2027

    Tutto vero: Alonso pronto a fare ritorno in Alpine dal 2027

    Le indiscrezioni sul futuro di Fernando Alonso hanno subito una brusca e clamorosa accelerazione nel paddock di Barcellona.

    Ad anticipare lo scenario di un ipotetico ritorno dello spagnolo in Alpine, nella mattinata odierna, era stata la redazione di Motorsport.com Italia tramite Roberto Chinchero.

    La situazione ha tuttavia registrato un’evoluzione immediata a seguito di un aggiornamento pubblicato da Thomas Maher su Planet F1, le cui informazioni di rilievo impongono di trattare la vicenda con estrema attualità, evidenziando come le iniziali ipotesi stiano assumendo i contorni di una trattativa concreta.

    Secondo quanto appreso, i vertici della scuderia francese si sarebbero attivati in modo deciso per pianificare il futuro a breve termine: Flavio Briatore e Gucci, prossimo Title Partner del team transalpino, stanno esercitando una forte pressione per riportare il pilota asturiano a Enstone a partire dalla prossima stagione.

    L’operazione, supportata in prima persona dal manager piemontese e dal nuovo sponsor, si configura come un progetto strategico di altissimo profilo sia sotto l’aspetto prettamente sportivo sia per il ritorno commerciale e d’immagine globale.

    La rinnovata presenza di Briatore alla guida operativa della compagine francese costituisce un elemento di continuità logica, ulteriormente alimentato dal momento difficile di Aston Martin.

    Nonostante gli accordi futuri con Honda e il pesante ingaggio di Adrian Newey costituiscano solide basi per i prossimi anni, l’attuale carenza di risultati in pista e l’incertezza sui tempi di maturazione del progetto tecnico sembrano spingere Alonso a valutare l’ennesimo, clamoroso “ritorno a casa”.

    L’eventuale arrivo di Alonso metterebbe seriamente a rischio la posizione di Franco Colapinto, dal momento che Pierre Gasly è blindato da un contratto valido fino al 2028.

    Seguiranno aggiornamenti.

  • Il Pagellone del Gran Premio di Monaco

    Il Pagellone del Gran Premio di Monaco

    Monaco. La terra degli abbronzati a novembre, dei Ray-Ban indossati al chiuso, dei cagnolini che viaggiano in prima classe mentre il pilota va in economy. Il luogo dove l’ultima persona genuinamente semplice passata di lì è stata scortata fuori a colpi di diadema.

    Mesdames et messieurs, faites vos jeux.

    La Formula 1 torna su questo fazzoletto di asfalto a fare quello che sa fare meglio: girare in processione cercando disperatamente qualcuno da sorpassare. Monaco è il posto dove la strategia vale più del talento, dove la pole vale una vittoria e dove un muretto sbagliato al Portier può mandarti a casa con un costo di riparazioni paragonabile a quello di una suite.

    Tutto è dorato, tutto è lustro. E noi siamo qui, con i voti, a dire la verità in un posto dove la verità non è mai stata di moda.

    Les jeux sont faits. Rien ne va plus.

    Mercedes, voto 8: Se al casinò il piatto piange, perlomeno fa compagnia a George Russell. Sì, perché gli italiani, si sa, sono brava gente, ma dopo il quinto scappellotto d’autore rifilato all’inglese, si entra nel campo del sadismo sportivo. Kimi domina il Gran Premio con la tranquillità di chi ha già letto il finale del libro, mentre Russell vive l’ennesima domenica da internamento in manicomio: penalità, fuori dai punti e tanti saluti alla classifica.

    Ferrari, voto 7: Una gara da Via Crucis per il beniamino di casa. Il Carletto Nazionale resta alla roulette a osservare questo gran giramento di palline, con la sensazione che il numero vincente esca sempre sul tavolo degli altri. In gara sgobba, lotta, prova a raddrizzare il fine settimana, ma l’ultima curva arriva come un macigno sulle ambizioni di chi ha appena firmato un rinnovo pluriennale con l’autoflagellazione.

    Quanto al contorno mondano, Monaco ha offerto il consueto spettacolo. Si è presentata anche Kim Kardashian con la sobrietà di un dittatore mediorientale, scortata da una piccola armata di guardie del corpo. A Monte-Carlo. Dove buona parte degli abitanti è più ricca di lei e dove il reato più efferato degli ultimi dieci anni è stato servire lo champagne a temperatura ambiente. Immagino che di questo passo, per il GP del Brasile, sfrutterà il supporto logistico della NATO.

    McLaren, voto 5: Soggiorno nel Principato? Proibitivo. Molto meglio caricare le valigie e optare per una più comoda, pragmatica e ligure sistemazione a Bordighera. Altro che yacht, ostriche e champagne: vuoi mettere la poesia di una bella focaccia al pesto, calda al punto giusto, mangiata rigorosamente a passeggio sul lungomare? La vera sfida del week-end, per loro, è stata non sbrodolarsi la divisa. Competizione assente, ma digestione da Campioni del Mondo. Applausi scroscianti.

    Red Bull, voto 7: Un equilibrismo d’alta nobiltà in qualifica, vanificato da una batteria più capricciosa di una diva del cinema. Peccato, perché la presenza dell’olandesino avrebbe reso il tutto molto più frizzante.

    In compenso Hadjar ha messo d’accordo tutti. E non era scontato. In Red Bull sono talmente poco abituati ad avere due piloti competitivi che, quando l’hanno visto nelle posizioni che contano, hanno dovuto aprire gli archivi per capire chi fosse. Per mesi l’hanno chiamato semplicemente Quell’Altro. Sul podio, pare che lo abbiano riconosciuto solo dopo averlo confrontato con la foto della patente. Del resto, negli ultimi anni i risultati arrivavano così spesso da una sola parte del box che qualcuno era convinto che il secondo lato servisse soltanto come ripostiglio.

    Haas, voto 6: La sensazione per Bearman dev’essere come quando ti trovi con la spesa imbustata alla cassa del supermercato, inserisci il bancomat e hai un vuoto cosmico sui numeri del pin. In prova il problema è evidente, in gara rimane un mistero – il che, in un certo senso, è ancora più frustrante. Ollie arranca, non si trova, chiude fuori dai punti con l’espressione di chi ha fatto la spesa ma non può pagarla.

    Nel frattempo Ocon porta a casa due punti. Strano duo, questi due: uno che non ricorda il pin, l’altro che il portafoglio lo perde di continuo ma stavolta – alleluia – era in tasca. Si goda il momento, che non si sa mai.

    Alpine, voto 9: Per Gasly una flebo di sangue blu. Che gara. Che guida. Ha tirato fuori un sessantotto su una pista così, un vero circuito bonsai dove le spalle grosse si fanno sentire eccome.

    Peccato davvero per la penalità, perché qui non si parlava di raccattare qualche punto: si trattava di onorare una rara occasione da podio, di quelle che in Alpine non passano tutti i fine settimana. In ogni caso, chapeau, mon frère. Quando guida così, viene quasi da chiedersi se sotto il casco non ci sia un moschettiere.

    Audi, voto 4: Bello il ricordo a Tazio Nuvolari, soprattutto per un amante della storia come il sottoscritto. Però, ragazzi, la prossima volta evitiamo le grafiche da Canva Free. In pista, poi, sono passati inosservati con una dedizione quasi commovente. Al venerdì hanno portato un’ala nuova, ma la sensazione era quella di uno che lucida le maniglie del Titanic mentre l’acqua entra già dai boccaporti.

    Pochi squilli, poca presenza, poco di tutto. A fine gara ci si ricordava più facilmente della livrea celebrativa che della corsa. E questo, per una squadra ufficiale, non è mai un gran segnale.

    Racing Bulls, voto 9: Attraversano un Gran Premio fatto di Safety Car, badiere rosse, asfalto che si sgretola e penalità distribuite con la generosità di un prete alla comunione. Loro, invece, fischiettano Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri. E visto il luogo, si ascoltava soprattutto la versione dei Ricchi.

    P5 e P6, una vagonata di punti e una gara fuori dai guai, che in un pomeriggio del genere equivale quasi a una forma d’arte. Niente drammi, niente sportellate inutili, niente colpi di genio al contrario: solo concretezza e un risultato che vale oro. A volte il segreto non è essere i più veloci. È restare lucidi mentre tutti gli altri stanno dando fuoco alle tende.

    Williams, voto 7: Dita negli occhi, gomitate nel costato, parrucche che saltano, nasi che si accartocciano e un generale scroscio di sganassoni da far impallidire una taverna gallica. La gara della Williams è stata paragonabile a una rissa a fumetti di Asterix e Obelix: mancavano solo le stelline sopra la testa e qualcuno appeso a un ramo.

    Sainz si ritrova infilato in un incastro che nemmeno Piero Bartezzaghi nei giorni migliori. Prova a uscirne, si agita, si contorce, ma alla fine deve alzare bandiera bianca. Dall’altra parte del box, invece, Albon tiene la testa sulle spalle, evita il grosso della grandinata e porta a Grove una preziosa P8. In una giornata così, non è affatto poco.

    Aston Martin, voto 7: Motore carente, d’accordo. Però il telaio, oh, è di Adrian Newey. Sì, diglielo a Fernando Alonso. 78 giri di frullate a bordo dell’Aston Martin, tra sottosterzo, rimbalzi e ogni genere di esperienza mistica consentita dal regolamento tecnico. È sceso dalla macchina che aveva la r del topo Parmareggio, lo sguardo perso e la postura di uno che ha appena attraversato l’Atlantico dentro una lavatrice. Intanto, però, un punto grande come un palazzo. E bravo il vecchietto.

    Lance invece ha scelto una strada più diretta. Ha visto il muro, l’ha studiato, l’ha valutato e deve aver pensato che fosse il modo più rapido per chiudere la giornata. Qualcuno sostiene abbia tentato di fregare l’assicurazione. Noi non ci permetteremmo mai di confermarlo. Però nemmeno di escluderlo.

    Cadillac, voto 7: Alè, oh-oh. Alè, oh-oh. Fan del chili, accorrete e insorgete, perché ce ne siamo accorti tutti. No, dico: erano punti per la Cady, almeno per un’oretta. Adesso però basta con questi sabotaggi, questi complotti, queste oscure macchinazioni. Perché la Cady, in ottica Mondiale, ha sempre fatto paura. La velocità c’è. È lì. Si percepisce. È già pronta una lettera indirizzata alla FIA, alle Nazioni Unite, alla Corte di Giustizia e alla bocciofila frequentata da Valtteri Bottas, affinché qualcuno faccia finalmente luce sulla questione. Perché oggi è arrivata la chance. Domani, chissà. Magari il podio. Dopodomani il Titolo. E a quel punto vogliamo vedere le facce di chi rideva.

  • Il Pagellone del Gran Premio del Canada

    Il Pagellone del Gran Premio del Canada

    Oh Canada, our home and native land… eccetera eccetera.

    Montreal: dove ti servono la poutine con un sorriso, dove parlano francese ma ti rispondono in inglese se sbagli l’accento, e dove la Formula 1 arriva ogni anno per ricordarci che esistono ancora piste vere, piste da “esagero qui e se va bene, evviva”. 

    Il Circuito Gilles Villeneuve non perdona: muri a portata di specchietto, cordoli che sembrano trampolini, e quel dannato Muro dei Campioni che colleziona vittime illustri con la dedizione di un filatelico.

    Week-end Sprint. Meno tempo per ragionare, più tempo per pentirsi dell’assetto. Questo è il Pagellone di Hammer Time.

    Mercedes, voto 10: Mi sa che a Giorgino stavolta il motore non è piaciuto come in Australia. Per metà gara una baruffa da riunione condominiale: le due Mercedes appiccicate, Antonelli e Russell che si scambiavano vernici come due che litigano per il posto auto. Ad un certo punto le vetture erano così vicine che erano diventate una limousine. Poi il motore di Russell ha fatto ciao ciao – fumo, ritiro, doccia in anticipo. E Kimi vola verso la quarta vittoria consecutiva, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

    Complimenti allo spilungone per la tempra, per il coraggio, per non essersi fatto minimamente da parte davanti ad un compagno che sta riscrivendo i record. Però, caro Giorgino, nelle dichiarazioni a caldo forse sarebbe il caso di tranquillizzarsi un pochino. Perché ci sta la mosca al naso, sia chiaro, ma questo modo di far intendere sotterfugi o complotti ha un po’ spaccato i cerchioni. E alla lunga non paga.

    Ferrari, voto 8: Un piccolo passo per la Ferrari, un grande balzo per Lewis.

    Alleluia, alleluia. Ci voleva un bel sorriso dopo troppe smorfie. Hamilton sale sul podio, ritrova grinta e ringrazia tutti con la solita tiritera de “il pubblico più bello del mondo”. A Maranello attendono l’ADUO come chi aspetta l’idraulico per una perdita: con speranza, nervosismo e la sensazione che sarebbe stato saggio premunirsi in anticipo. 

    Serve una scossa per riaccendere un Mondiale Piloti che li vede allontanarsi troppo. Nel costruttori, invece, la rimonta è tutt’altro che impossibile, ma serve appunto quella: una scossa. Auguriamoci che Lewis continui così ovunque, e non solo nei giardini di casa sua. Segnali positivi, comunque, dopo la Red Dead Depression del 2025.

    McLaren, voto 4: Non ci hanno capito un’acca da quando sono atterrati. Gente che parla francese in terra canadese, vento, acqua, alberi. Passeggiavano pacifici nella foresta quando hanno avvistato un alce. L’alce ha visto le intermedie in griglia di partenza ed è rimasto sbigottito. Ha fatto dietrofront e si è tuffato nel fiume.

    E il resto della gara? Perbacco, che scene. Erano lucidi e precisi come Stanlio e Ollio quando consegnano il pianoforte. Il Champ finisce KO per noie meccaniche, mentre Oscar Piastri incrocia Albon e gli rifila una steccata da biliardo degna di un bar di periferia: palla numero 23 direttamente in buca. Che tracollo per l’australiano…

    Red Bull, voto 8: Come diceva il detto? Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a indurirsi. E questo è stato il primo Ford vs Ferrari dell’anno: l’olandese ha preso la Red Bull per il bavero e l’ha trascinata sul podio con la furia di uno che non contempla realtà alternative alla propria.

    Sì, Max ha garantito che non si ritirerà dalla Formula 1, a patto di certe garanzie. Quali? Quelle che ti aspetti da uno che, dopo mesi senza vittorie, sta diventando sempre più aggressivo. La proposta ufficiale presentata a Mekies sarebbe stata quella di uscire dalla Convenzione di Ottawa sulle mine antiuomo. “Per sicurezza”, avrebbe detto. Nessuno al box ha riso.

    Nel frattempo Hadjar fa quello che può per farsi notare, ma il team gliel’ha confessato: preferiscono Max. Lui l’aveva intuito, per carità, anche perché il compagno di squadra è l’unico pilota che ha gli interni della vettura in radica – legno pregiato, dettagli cesellati. Gli mancano solo le bandierine sul cofano e poi sembra Gorbaciov in visita presidenziale. Tempi duri per i troppo buoni.

    Haas, voto 6: Ocon ha scritto dall’Alaska: il meteo è mutevole e le nevicate abbondanti. Era convinto che la gara si corresse con i cani da slitta e nessuno l’ha più visto. Nemmeno i cani. Un’Haassenza che pesa da parte di un pilota che sta raggiungendo a grandi falcate la fine della sua carriera in Formula 1. Già, perché solo a me sembra che stia prendendo la parabola di Daniel Ricciardo? Ovviamente senza ridere come Ricciardo, senza risultare simpatico come Ricciardo.

    Alpine, voto 9: Risultati eccellenti per i due Alpini, che portano a casa un bottino pesantissimo per la classifica costruttori. Colapinto, va detto, ha rischiato di mandare tutto al macero con un’uscita di pista tanto inutile quanto spettacolare: roba che conferma ancora una volta una certa indole da proletario in paradiso, un talento che però deve ancora smussare qualche imprecisione di troppo.

    Audi, voto 4: Audi parte anche lei con le intermedie. Considerando che la vettura a pieno carico recalcitra come un toro meccanico imbottito di dinamite, l’azzardo ci poteva pure stare: non avevano niente da perdere, se non la dignità aerodinamica. Per il resto della gara, invece, sono stati considerati meno delle penne lisce durante il lockdown. Invisibili, dimenticati, praticamente un esperimento sociale in diretta mondiale.

    Racing Bulls, voto 7: Dopo il forfait di Lindblad – poveretto, un’apparizione talmente fugace da sembrare un cameo – tutta la responsabilità della scuderia è ricaduta sulle spalle di Lawson, che ultimamente sta mettendo insieme risultati sempre più pesanti. E poi quella difesa nell’ultimo stint su soft, soprattutto contro un cagnaccio come Gasly, è stata un piccolo capolavoro: una scazzottata continua, come se lì in palio ci fosse il biglietto vincente della lotteria. Gomiti larghi, zero paura e tanta cattiveria agonistica. Si merita decisamente un bel “+” sul registro.

    Williams, voto 6: Williams Racing, oh, mica cotiche: Carlos ha fatto sudare il mio Bearman con una FW48, mica con l’Apollo 11. Segno che a Grove, piano piano, qualcosa sta funzionando davvero. Contando soprattutto che ormai riescono a piazzare almeno una vettura a punti praticamente ogni Gran Premio – dell’altra, nel frattempo, stanno ancora raccogliendo i cocci – il salto in avanti è evidente. E pensare che in Australia giravano per la pista con l’andatura di mia zia quando va dal parrucchiere.

    Aston Martin, voto 5: L’ingratitudine di un popolo! Ho visto applaudire McLaren, Mercedes, Ferrari. Gente che tifa Hamilton, Russell, Antonelli. Bandiere, cappellini, trombette di carnevale. Pazzesco. Cioè, hai un dono del cielo come Lance Stroll – un talento vasto come un oceano e profondo come una pozzanghera – e ti comporti così da ingrato? Che pena. Che angoscia.

    Cadillac, voto 2: Siamo tutti in attesa che il finlandese si sbrini. Nel frattempo però, per il vecchio Valtteri è record. Di che? Di soste! Ben quattro. Gomme intermedie, gomme morbide, gomme da neve, cingoli. Non s’è fatto mancare nulla. Ha passato così tanto tempo in pit lane che ad un certo punto ha dovuto arrendersi all’insistenza di un lavavetri.

    I “ragazzi” Cadillac prendono un po’ troppo sul serio il detto ride bene chi ride ultimo. Qui, ahimè, di risate nemmeno col telescopio.

  • Leclerc: “Non so se i bonus di ADUO saranno sufficienti per colmare il gap, sempre che ci vengano dati”

    Leclerc: “Non so se i bonus di ADUO saranno sufficienti per colmare il gap, sempre che ci vengano dati”

    Charles Leclerc invita alla cautela sugli sviluppi tecnici che stanno animando questa prima parte di stagione.

    Alla vigilia del fine settimana di Montreal, il pilota Ferrari ha spiegato come, nella Formula 1 del 2026, il vero salto prestazionale non dipenda soltanto dagli aggiornamenti portati in pista, ma soprattutto dalla capacità di ottimizzare pacchetti estremamente complessi.

    Come dichiarato durante le interviste internazionali, Leclerc ha indicato proprio la Red Bull come esempio più evidente:

    “Penso che la Red Bull fosse molto forte già nei test invernali, ma nelle prime gare probabilmente non sono riusciti ad ottimizzare il pacchetto, perdendo tantissima performance”.

    Secondo il monegasco, i progressi visti a Miami sarebbero arrivati tanto dal lavoro sugli upgrade quanto dalla migliore comprensione della vettura:

    “È molto difficile capire quanto valgano realmente gli aggiornamenti”.

    Leclerc ha poi parlato anche della situazione Ferrari e del possibile accesso ai bonus ADUO previsti dal regolamento per i motoristi in difficoltà. Il pilota della Rossa ha ammesso che il gap con Mercedes resta importante:

    “A volte sul dritto vedo chiaramente quanto paghiamo rispetto alla Mercedes. Detto questo, se avremo accesso all’ADUO sarà sicuramente un aiuto per avvicinarci. Se sarà sufficiente per colmare completamente il gap non lo so, dipenderà anche dal livello di bonus che ci verrà concesso, ammesso che ci venga concesso. Ma sicuramente, se lo avremo, sarà un aiuto per ridurre il distacco”.

    Guardando alle prossime gare, però, il monegasco lascia trasparire un certo ottimismo pensando a Monaco:

    “Credo che Monaco possa essere una delle piste sulle quali queste vetture si esprimeranno meglio”.

    Secondo Leclerc, le monoposto 2026 – più leggere e meno dipendenti dalla gestione elettrica su un tracciato cittadino – potrebbero adattarsi particolarmente bene al Principato.

  • Hulkenberg: “Le critiche alla F1? Nessuno obbliga la gente a guardarla”

    Hulkenberg: “Le critiche alla F1? Nessuno obbliga la gente a guardarla”

    La Formula 1 del 2026 continua a dividere pubblico e addetti ai lavori. Vi è chi sostiene che le nuove regole abbiano trasformato i piloti in gestori di batterie più che in gladiatori della pista, e chi invece apprezza gare più movimentate e ricche di sorpassi.

    Tra i sostenitori del nuovo corso c’è Nico Hulkenberg. Il pilota Audi, intervistato da The Drive, ha difeso apertamente la filosofia tecnica della nuova Formula 1:

    “Onestamente, in Formula 1 è sempre stato così. La Formula 1 serve a guidare l’innovazione tecnologica e bisogna stare al passo con i tempi. Se guardi all’industria di 5 o 10 anni fa, oggi è diversa. È cambiata”.

    Il tedesco ha poi risposto senza troppi giri di parole a chi critica lo spettacolo offerto dalle nuove monoposto:

    “Le prime gare sono state divertenti, con molta azione in pista. E se non ti piace, non sei obbligato a guardarla”.

    Hulkenberg ha infine commentato anche il tema del possibile ritorno dei motori V8 o V10 nei prossimi anni:

    “Ci sono i puristi che amano i V10 e i V12 aspirati, me compreso. Ma oggi le cose non funzionano più così. Se vuoi restare aggiornato ed essere un modello credibile di business e intrattenimento, devi seguire questa strada”.

    Nel frattempo, FIA e team continueranno ad aggiornare il regolamento nel corso della stagione, nel tentativo di trovare un equilibrio tra spettacolo, sostenibilità e identità della categoria.

  • Il Pagellone del Gran Premio di Miami

    Il Pagellone del Gran Premio di Miami

    Miami, Florida. Dove tutto è neon, tutto è effimero e tutto sembra girato con una macchina da presa anni Ottanta. Crockett e Tubbs pattugliavano queste strade in giacca di lino; Bud Spencer e Terence Hill le hanno ripulite a schiaffoni; Horatio Caine le ha analizzate con il luminol. Adesso ci passa la Formula 1, che in confronto è quasi sobria — quasi.

    Week-end Sprint: una sessione di libere, qualifiche, Sprint, ancora qualifiche, poi la gara. Un formato compresso come un volo low cost, dove non c’è tempo per sistemarsi e gli errori si pagano subito, in contanti, senza possibilità d’appello. Horatio avrebbe già le prove. Noi abbiamo solo i voti.

    Questo è il Pagellone di Hammer Time.

    Mercedes, voto 8: T-minus zero. Contatto. L’astronauta Antonelli ha ufficialmente lasciato il pianeta Terra. Pole, vittoria e saluti alla compagnia cantante. Tre GP, tre vittorie: più che una stagione, è una colonizzazione. Il ragazzo di Bologna non sta guidando una macchina, sta aggiornando il software della Formula 1 mentre gli altri sono ancora al tutorial.

    Giorgino invece, nonostante le botte, ha sempre una bella cera. Battuto in qualifica, battuto in gara, battuto nei tempi sul giro. Poveretto, non è neanche colpa sua: se tu abiti sull’Everest ma l’altro va a fare la spesa sulla Luna, ad un certo punto, che ci puoi fare?

    Ferrari, voto 5: Una valanga di aggiornamenti, un week-end da dimenticare. La SF-26 arriva a Miami carica di novità, come una che entra dal chirurgo estetico convinta di uscirne Sydney Sweeney e invece si risveglia Rosy Bindi.

    Leclerc lotta, strappa, si inventa una gara che non aveva. Stava anche annusando il podio, quando un inciampo all’ultimo giro lo relega dietro e penalizzato. Mamma mia, ma a cosa è dovuta sta sfortuna? Ha profanato la tomba di un faraone? Per noi tifosi vederlo così agguerrito e così povero di risultati è roba da crollo emotivo in 4K.

    Il nodo, però, resta sempre lo stesso: il motore. Altro che recupero d’energia: nell’ultimo settore la Ferrari andava così piano che potevi farci un dipinto. Acquerello, con calma.

    McLaren, voto 10: Che ritorno. La Papaya torna a splendere e il Champ si ricorda che i titoli non si difendono dal divano. Fine settimana francamente eccezionale: un sabato impeccabile e una domenica di prestazioni ed emozioni a getto continuo. Norris attacca, resiste, spinge, non molla un millimetro. Piastri terzo, gregario di lusso. La McLaren funziona, la McLaren vola.

    Applausi, Champ. Oggi eri tu il più forte tra i mortali.

    Red Bull, voto 6: Verstappen soffre di sdoppiamento di personalità: una cattiva e l’altra cattivissima. È l’unico neonato che, anziché il peccato originale, aveva già precedenti penali. Testacoda, rimonta, sorpassi: quando combina una sciocchezza e gli prudono le mani, si vede ancora tutta l’aggressività di un pilota che fa sempre spettacolo. La Red Bull però non è più quella di prima, e lui lo sa.

    Hadjar, invece, si inventa un incidente così sciocco che il team non solo gli ha prescritto le lenti, ma di giorno dovrà usare il bastone e di sera il cane. E per completare l’opera, piglia a pugni il volante. Pensa se al box ci fosse stato ancora Marko: gliene restituiva il triplo, con gli interessi. Ma errare è umano — e lui è giovane. Glielo perdoniamo. Una volta.

    Haas, voto 5: Nemo profeta in patria. I motorizzati Ferrari arrancano tutti, e Haas non fa eccezione. Week-end in apnea, più di gestione che di attacco.

    La buona notizia è rivedere Ollie Bearman in forma dopo la tranvata colossale del Giappone. C’è chi giura che, dopo l’incidente, non sapesse più fischiare: una tragedia. Pare infatti abbia perso sei cani.

    Battute a parte, il ragazzo si è rimesso in piedi e si è fatto rispettare. Ora serve continuità; e magari un motore un po’ più vispo.

    Alpine, voto 7: Ristorante da Colapinto — recensione di un certo Lewis H.

    Locale vivace, personale intraprendente. Il servizio è cordiale ed empatico, client oriented: mettono apposta la pasta ai celiaci e nascondono la carne ai vegani. La lista degli allergeni è compilata con cura, evidentemente al solo scopo di massimizzare gli shock anafilattici. Ambiente frenetico, qualche gomitata di troppo, un paio di contatti che definirei non sollecitati. Dovessi ritrovarmelo davanti, ci girerei decisamente alla larga.

    Voto: due stelle. Non ci torno.

    Audi, voto 3: Le nuvole di Audi sono ancora più nere del cielo catramato di Miami. Pochi km, problemi elettrici, ritiri a profusione. Una scuderia che dovrebbe rappresentare il futuro della Formula 1 e invece si ferma prima di cominciare; con una regolarità che inizia a fare statistica, tra l’altro.

    E in questi momenti, diciamocelo, la prospettiva di un V10 che beve benzina come se fosse acqua sorgiva di montagna ci alletta sempre un po’. Tanto, tanto.

    Racing Bulls, voto 4: Lawson fa a cazzotti ad ogni occasione disponibile. Prima della corsa aveva già steso un’anziana al volante nel parcheggio, appioppato una testata al barman reo di lentezza nel servizio, e abbattuto la porta dell’albergo con un bulldozer perché la carta elettronica non funzionava più. Roba di ordinaria amministrazione, per lui.

    La manovra su Gasly sembrava da 24 ore in cella d’isolamento, pane secco e acqua. Poi però la notizia del malfunzionamento al cambio. Il tipo ha stoffa. Deve solo imparare che non tutti i problemi si risolvono a cazzotti. Alcuni, purtroppo, te li mette la macchina.

    Williams, voto 8: Doppio arrivo a punti. Con la ferraglia che hanno tra le mani, è qualcosa che sta tra il miracolo e l’apparizione mariana. A Grove devono aver passato settimane a testa china sugli aggiornamenti, come uomini davanti all’orinatoio: silenziosi, concentrati, ognuno per i fatti suoi.

    E alla fine qualcosa è uscito davvero. La macchina non sarà diventata un fulmine, ma almeno adesso sta in pista e porta a casa risultati. Continuate così.

    Aston Martin, voto 5: Un bambino terrorizzato ha guardato sotto il letto e ci ha trovato una AMR26. Da lì ha deciso di dormire con la luce accesa fino al 2027.

    Alonso, nel frattempo, deve avere almeno 10TB di memoria interna: nutre ancora rancore per Ferrari e si lancia in dichiarazioni tutte sue. E tra la statura e il verde della tuta, il poveretto mi è diventato Kermit la rana. Come Kermit, continua a dire che non è facile essere verdi. In pista poi, dev’essere ancora più difficile.

    Cadillac, voto 4: In Cadillac non trovano l’America.

    Bottas va piano ovunque, tranne che in pit lane: lì è imprendibile. Drive through eseguito con la precisione di un pendolare, peccato che il resto del week-end sia rimasto totalmente in incognito. Nel frattempo si vocifera già di un possibile rimpiazzo. Con chi? Pare stiano valutando il babbo di Pérez. E a questo punto, vista la situazione, non è neanche la scelta più strana.

    Alex Zanardi, voto 10: Gli Dei delle Corse sono stati severi con lui. Due volte, senza motivo, senza misura. Come se avessero bisogno di un esempio estremo per insegnare a tutti noi cosa significhi non arrendersi mai, e abbiano scelto lui perché solo lui era capace di reggere il peso della lezione.

    Ha perso le gambe e ha vinto una valanga di competizioni. Ha perso la coscienza e non ha mai perso il sorriso. Se n’è andato il primo maggio, lo stesso giorno di Ayrton. Certi addii hanno una firma che fa male. Ciao Alex.

  • Vettel: “La nuova Formula 1? Capisco e condivido tutte le critiche”

    Vettel: “La nuova Formula 1? Capisco e condivido tutte le critiche”

    In occasione della consegna del premio per il suo impegno ambientale presso la The Perfect World Foundation in Svezia, Sebastian Vettel è tornato a parlare di Formula 1, utilizzando toni tutt’altro che morbidi nei confronti dei regolamenti 2026.

    Il quattro volte Campione del Mondo si è schierato apertamente con i colleghi attualmente in griglia, sottolineando come le nuove norme rischino di minare le fondamenta stesse della categoria.

    “Dal punto di vista sportivo capisco e condivido le critiche”, ha spiegato il tedesco, evidenziando come le nuove monoposto possano risultare divertenti da guidare in solitaria, ma non altrettanto nel contesto di una competizione serrata a causa dei troppi vincoli imposti dal legislatore.

    Il timore principale di Vettel risiede nella possibile perdita dell’identità storica del Circus, un tema che sta scaldando il dibattito nel paddock ormai da mesi.

    “Sono molto critico nel non perdere il DNA e il cuore di questo sport, che è trovare il pilota più veloce sulla macchina più veloce per vincere la gara”, ha rimarcato l’ex ferrarista, ponendo l’accento sulla necessità di non trasformare la Formula 1 in una serie eccessivamente gestionale.

    Vettel ha inoltre sollevato dubbi tecnici sulla configurazione delle nuove Power Unit, criticando la scelta di concentrare il recupero di energia esclusivamente sull’asse posteriore:

    “Il recupero di energia è interessante, ma farlo solo sull’asse posteriore e ignorare quello anteriore non ha molto senso”.

    Nonostante le perplessità, il pilota di Heppenheim non ha chiuso totalmente la porta al nuovo corso, augurandosi che i recenti aggiustamenti regolamentari possano effettivamente migliorare l’esperienza per chi siede nell’abitacolo.

    Secondo il tedesco, il coinvolgimento del pubblico dipende direttamente dalle sensazioni trasmesse da chi guida, poiché se i piloti scendono dalla macchina carichi di adrenalina, quell’entusiasmo si trasferisce inevitabilmente agli spettatori.

    Il messaggio rivolto ai vertici della FIA e di Liberty Media è dunque inequivocabile: l’innovazione tecnologica è necessaria, ma non può avvenire a discapito dell’anima e del DNA che hanno reso grande la Formula 1.

  • Monza, approvate le delibere per gli interventi di ammodernamento dal valore di 40 milioni

    Monza, approvate le delibere per gli interventi di ammodernamento dal valore di 40 milioni

    Il Consiglio Comunale di Monza ha approvato le delibere che sbloccano l’ammodernamento dell’Autodromo Nazionale, passaggio cruciale per mantenere il circuito all’altezza della Formula 1 moderna.

    Il progetto prevede tre interventi chiave: copertura permanente sopra i box, nuova direzione gara e una sala stampa completamente rinnovata.

    Un investimento da circa 40 milioni di euro, con lavori programmati per non interferire con il GP d’Italia: le prime attività partiranno a breve, mentre quelle più invasive scatteranno dopo la gara di settembre. L’obiettivo è completare tutto entro il 2027.

    Soddisfazione nelle parole del presidente dell’impianto, Giuseppe Redaelli:

    “Siamo estremamente soddisfatti per l’esito del passaggio in Consiglio Comunale, che rappresenta un momento decisivo per il futuro del nostro impianto. Il pressoché unanime consenso espresso nel voto testimonia il valore condiviso di questo progetto e la consapevolezza dell’importanza strategica dell’Autodromo per il territorio e per il Paese, su cui ritorna un indotto attorno ai 250 milioni di euro“.

    Redaelli ha poi sottolineato il lavoro congiunto delle istituzioni:

    “Desidero esprimere un sentito ringraziamento all’Automobile Club d’Italia, ai Ministeri competenti, alla Regione Lombardia e a tutti gli enti coinvolti per la collaborazione dimostrata. È grazie a questa sinergia che possiamo affrontare con fiducia le sfide future”.

    Un passaggio fondamentale, dunque, accompagnato da un raro allineamento politico.

    Resta però la sensazione di essere arrivati al limite: ora più che mai servirà trasformare rapidamente le intenzioni in risultati concreti.