Autore: Pasquale Panarelli

  • Vettel: “La nuova Formula 1? Capisco e condivido tutte le critiche”

    Vettel: “La nuova Formula 1? Capisco e condivido tutte le critiche”

    In occasione della consegna del premio per il suo impegno ambientale presso la The Perfect World Foundation in Svezia, Sebastian Vettel è tornato a parlare di Formula 1, utilizzando toni tutt’altro che morbidi nei confronti dei regolamenti 2026.

    Il quattro volte Campione del Mondo si è schierato apertamente con i colleghi attualmente in griglia, sottolineando come le nuove norme rischino di minare le fondamenta stesse della categoria.

    “Dal punto di vista sportivo capisco e condivido le critiche”, ha spiegato il tedesco, evidenziando come le nuove monoposto possano risultare divertenti da guidare in solitaria, ma non altrettanto nel contesto di una competizione serrata a causa dei troppi vincoli imposti dal legislatore.

    Il timore principale di Vettel risiede nella possibile perdita dell’identità storica del Circus, un tema che sta scaldando il dibattito nel paddock ormai da mesi.

    “Sono molto critico nel non perdere il DNA e il cuore di questo sport, che è trovare il pilota più veloce sulla macchina più veloce per vincere la gara”, ha rimarcato l’ex ferrarista, ponendo l’accento sulla necessità di non trasformare la Formula 1 in una serie eccessivamente gestionale.

    Vettel ha inoltre sollevato dubbi tecnici sulla configurazione delle nuove Power Unit, criticando la scelta di concentrare il recupero di energia esclusivamente sull’asse posteriore:

    “Il recupero di energia è interessante, ma farlo solo sull’asse posteriore e ignorare quello anteriore non ha molto senso”.

    Nonostante le perplessità, il pilota di Heppenheim non ha chiuso totalmente la porta al nuovo corso, augurandosi che i recenti aggiustamenti regolamentari possano effettivamente migliorare l’esperienza per chi siede nell’abitacolo.

    Secondo il tedesco, il coinvolgimento del pubblico dipende direttamente dalle sensazioni trasmesse da chi guida, poiché se i piloti scendono dalla macchina carichi di adrenalina, quell’entusiasmo si trasferisce inevitabilmente agli spettatori.

    Il messaggio rivolto ai vertici della FIA e di Liberty Media è dunque inequivocabile: l’innovazione tecnologica è necessaria, ma non può avvenire a discapito dell’anima e del DNA che hanno reso grande la Formula 1.

  • Monza, approvate le delibere per gli interventi di ammodernamento dal valore di 40 milioni

    Monza, approvate le delibere per gli interventi di ammodernamento dal valore di 40 milioni

    Il Consiglio Comunale di Monza ha approvato le delibere che sbloccano l’ammodernamento dell’Autodromo Nazionale, passaggio cruciale per mantenere il circuito all’altezza della Formula 1 moderna.

    Il progetto prevede tre interventi chiave: copertura permanente sopra i box, nuova direzione gara e una sala stampa completamente rinnovata.

    Un investimento da circa 40 milioni di euro, con lavori programmati per non interferire con il GP d’Italia: le prime attività partiranno a breve, mentre quelle più invasive scatteranno dopo la gara di settembre. L’obiettivo è completare tutto entro il 2027.

    Soddisfazione nelle parole del presidente dell’impianto, Giuseppe Redaelli:

    “Siamo estremamente soddisfatti per l’esito del passaggio in Consiglio Comunale, che rappresenta un momento decisivo per il futuro del nostro impianto. Il pressoché unanime consenso espresso nel voto testimonia il valore condiviso di questo progetto e la consapevolezza dell’importanza strategica dell’Autodromo per il territorio e per il Paese, su cui ritorna un indotto attorno ai 250 milioni di euro“.

    Redaelli ha poi sottolineato il lavoro congiunto delle istituzioni:

    “Desidero esprimere un sentito ringraziamento all’Automobile Club d’Italia, ai Ministeri competenti, alla Regione Lombardia e a tutti gli enti coinvolti per la collaborazione dimostrata. È grazie a questa sinergia che possiamo affrontare con fiducia le sfide future”.

    Un passaggio fondamentale, dunque, accompagnato da un raro allineamento politico.

    Resta però la sensazione di essere arrivati al limite: ora più che mai servirà trasformare rapidamente le intenzioni in risultati concreti.

  • A Suzuka test estremo per la Williams: 5 pit-stop in 5 giri

    A Suzuka test estremo per la Williams: 5 pit-stop in 5 giri

    La Williams sta affrontando un inizio di stagione estremamente in salita, condizionato in gran parte da un eccesso di peso della FW48 stimato in oltre 20 kg.

    Questa zavorra non solo penalizza le prestazioni cronometriche, ma ha anche sensibilmente rallentato lo sviluppo della monoposto in diverse aree chiave.

    In questo scenario, il Gran Premio del Giappone ha messo in luce una strategia operativa molto particolare, passata quasi inosservata, che evidenzia come il team di Grove stia utilizzando le gare stesse come sessioni di test dinamici per accelerare il recupero tecnico.

    Il problema principale della vettura, oltre al peso, resta una cronica carenza di aderenza all’anteriore, un difetto che la squadra si trascina dai precedenti cicli tecnici.

    A Suzuka, la FW48 ha mostrato nuovamente limiti di grip legati alla tendenza della gomma interna a sollevarsi da terra in determinate curve, compromettendone la stabilità.

    Una volta compreso che la zona punti sarebbe stata fuori portata, il muretto ha deciso di trasformare l’ultima parte di gara di Alex Albon in un laboratorio a cielo aperto.

    A partire dal giro 45, Albon è stato protagonista di una sequenza di 5 pit-stop consecutivi in 5 tornate.

    Durante ogni sosta, i meccanici hanno variato drasticamente l’incidenza dell’ala anteriore, arrivando a modifiche di oltre 4 click per volta.

    L’obiettivo era mappare il comportamento della monoposto sotto diverse configurazioni di carico e osservare come tali variazioni influenzassero i flussi d’aria diretti verso il retrotreno.

    Grazie ai sensori di pressione montati sulle superfici alari, gli ingegneri hanno potuto raccogliere dati fondamentali per costruire una mappa aerodinamica più ampia, utile a validare le simulazioni effettuate in fabbrica.

    Questi dati saranno cruciali durante la pausa di un mese che precede il Gran Premio di Miami, finestra temporale in cui il team analizzerà le informazioni raccolte per definire gli aggiornamenti e la cura dimagrante previsti per la tappa statunitense.

    Per Williams, dunque, la sfida tecnica ora è tutta sulla correlazione tra pista e simulatore: l’unico modo per sbloccare il potenziale di una vettura finora troppo pesante e imprevedibile.

  • Il Pagellone del Gran Premio del Giappone

    Il Pagellone del Gran Premio del Giappone

    Il Giappone resta uno di quei posti dove la Formula 1 sembra ancora vera: Suzuka è Suzuka, c’è poco da fare. Un tracciato che chiede rispetto relegato in questa commedia del recupero d’energia.

    Il 2026 ci mette del suo. Anche qui la corsa finisce risucchiata nella solita liturgia della gestione esasperata, dei numeri che si sovrappongono all’istinto.

    Lo spettacolo c’è, i sorpassi pure, la gara scorre.

    Ma sotto la superficie rimane quella sensazione stonata, come un sorriso che non arriva agli occhi.

    Un po’ come quei castelli da parco divertimenti: belli da vedere, certo, ma sai che dietro c’è il cartongesso.

    Questo è il Pagellone di Hammer Time: lo leggete sul sito, sulle piastrelle dell’Autogrill, nella sala d’aspetto del dentista e in ogni luogo dove il destino vi ricorda che la pazienza è una virtù.

    Allacciate le cinture: il Mondiale è vivo, vibra, e quest’anno parla italiano.

    Mercedes, voto 8: Stato di grazia per uno, stato d’assedio per l’altro. Ad Antonelli il Nobel per la pace, l’Oscar come miglior attore protagonista, Miss Italia, centravanti della Nazionale e, stando alle ultime indiscrezioni, nome in cima alla lista ESA per la prossima missione lunare. Il ragazzino di Bologna vince, sorpassa, gestisce, ringrazia il muretto. Due GP di fila. Vent’anni d’attesa e adesso arrivano come gli autobus: nessuno, nessuno, e poi due insieme.

    Per lo spilungone inglese, invece, una domenica da cineteca del dolore: batosta al sabato, strategia barbata dalla Safety, e poi Leclerc che lo passa all’esterno di Curva 1 come se fosse un birillo sul bordo strada. Occhi pallati da pazzo, salivazione azzerata, dubbi esistenziali. Il Mondiale è ancora lì, a portata di mano, ma per vincerlo, caro Giorgino, dovrai essere più concentrato del Coccolino, più impermeabile del Gore-Tex e leggermente meno sfortunato di Giobbe. Forza e coraggio!

    Ferrari, voto 8: Leclerc ha un cuore grosso come un polmone. Classe, eleganza, grinta: lui c’è, sempre, e quando c’è esagera. Il medico gli chiede di dire trentatré? Lui risponde centosessanta e ci mette pure i decimali. Una resistenza d’altri tempi, roba che ti fa venire voglia di soffiare via la polvere dalle foto in bianco e nero. Al box, Elkann è rimasto imbalsamato nel suo sorriso smaltato, tipo statua votiva. Alcuni giurano sia ancora lì, immobile. Stanno valutando di scardinarlo con un palanchino per riportarlo a Torino prima di Miami.

    McLaren, voto 8: Della serie: “Toh, ma chi si rivede”. Oscarino tira fuori un bello show e ricorda a tutti che quando la Papaya gira, gira davvero. E lo fa con una vettura che di Mercedes ha giusto una vaga origine: se una è Roberto Bolle, l’altra è Tony Pitony.

    E poi c’è lui, il Champ. Lando Norris, detentore della corona, l’uomo che dovrebbe presentarsi a ogni GP col coltello tra i denti e la fame di chi non ha mangiato da tre giorni. Invece stavolta: dieci secondi dal compagno. Dieci! Caro Champ, una rondine non fa primavera, ma neanche un titolo fa carriera — o almeno, non dovrebbe fare pancia piena così in fretta. Siamo solo all’inizio, il Mondiale è aperto, e Antonelli ti sta guardando negli occhi con la faccia di uno che ha trovato il tuo indirizzo.

    Red Bull, voto 6: Il signore robustello del sumo ha regalato il ruotino del poleman ad Antonelli e un salvagente a Verstappen: segno che la nave di Mekies naviga in acque sempre più agitate. Il malcontento del capitano olandese – uno che finora ha vinto pure guidando l’Amerigo Vespucci – lascia presagire tempi complicati. Super Max è giustamente demotivato, infastidito da una Formula 1 che gli chiede più ragioneria che magia. E quando uno così inizia a guardarsi intorno, viene spontaneo chiedersi quanto ancora abbia voglia di restare a bordo. Speriamo ritrovi presto un po’ di fuoco, anche perché con uno così – stipendio a parte – non si tratta solo di partecipare. Come si dice: quando il gioco si fa duro, i duri… dovrebbero ricordarsi di esserlo.

    Haas, voto 5: Haaspiterina, che botta. Ocon rimette insieme i pezzi dopo settimane complicate, mentre Bearman scala posizioni, si fa sotto e pregusta un piazzamento a punti che sembrava garantito al limone. Poi, all’improvviso, la tragedia: una frombolata galattica che avrebbe steso pure Godzilla, guarda caso protagonista della livrea. Il povero inglesino ne esce sbattuto come un polpo da un pugliese, con una macchina che avrà bisogno di almeno dieci tonnellate di pasta abrasiva per tornare presentabile. Ollie, ragazzo mio, oggi è andata così. Ma se continui a guidare in questo modo, il conto prima o poi torna.

    Alpine, voto 8: Franco, ma tutto bene? Che fai, mi elimini la concorrenza? Per uno che vuole una vita spericolata e la vuole piena di guai, direi centro pieno.

    Gasly non è un pilota: è un dispositivo a combustione interna alimentato a testosterone e amor di patria. Mentre il compagno di scuderia si diletta in alcuni “Haassassinii” di un certo spessore – colpevolmente impuniti – lui resiste ora e sempre, come il villaggio di Asterix. Viene solo da chiedersi quando gli capiterà tra le mani una monoposto capace di reggere il passo del suo talento.

    Audi, voto 5: C’è un detto che dice: “ho fatto naufragio, ma ho navigato bene”. Ecco, l’Audi di questo week-end è esattamente questo: un ossimoro su quattro ruote. In qualifica la macchina si fa rispettare – velocità di punta, recupero energetico da primi della classe, Gabi e Hulk che fanno sperare. Poi però si abbassa la visiera, inizia la gara, e il ritmo sparisce come neve al sole.

    Tutto quel potenziale lì, parcheggiato ai box insieme alle buone intenzioni. Wheatley intanto prepara armi e bagagli, lasciando a Binotto il compito di spiegare perché una macchina così veloce il sabato diventi così timida la domenica.

    Caro Mattia, il cantiere è tuo.

    Racing Bulls, voto 7: Come mi divertono questi torelli. Lawson è furbo, concreto: punti in tasca senza fare rumore. Missione compiuta. Ma è Lindblad che si prende la scena: il piccoletto ronza, punge, fa il ganassa con Hadjar e non molla finché non ha detto la sua.

    Chiude in P14, sì, ma con una personalità fuori scala rispetto alla posizione. Il coraggio, in questo sport, è ancora la via più veloce per farsi notare da chi conta. D’altronde, come diceva Lino Banfi: è tutta una questione di pelle.

    Williams, voto 4: Tutela della privacy per la FW48: avvistata in griglia di partenza, poi più nulla. Sparita, volatilizzata, come un testimone scomodo in un film crime. Sainz e Albon, due piloti seri con una macchina che non li merita – o che almeno non riesce a raccontarsi come dovrebbe. Da Brixworth dev’essere arrivato un bel libretto d’istruzioni per sbloccare il potenziale della Power Unit. Peccato che per decifrarlo serva la Stele di Rosetta. Gli altri con lo stesso motore lo suonano come un pianoforte a coda, loro come una tastierina Casio. Stessa corrente, suono diverso. Il tasto “on” esiste, da qualche parte. Trovarlo sarebbe un buon inizio.

    Aston Martin, voto 4: Pur tutelando le minoranze, siamo alla frutta! I tecnici Honda stavano ancora unendo i puntini da 1 a 84 della Settimana Enigmistica. La maggior parte si è arresa e ha preferito concentrarsi sugli Strano ma Vero. Tempi duri per gente troppo buona.

    Cadillac, voto 4: Tacos de canasta al pastor — ricetta rapida: marinare la carne con achiote, ananas e chipotle. Lasciar riposare. Scaldare le tortillas. Impiattare con cipolla, coriandolo e salsa verde. Servire tiepido. Tempo di preparazione: circa quarantadue minuti. Che è esattamente il tempo libero di cui dispone Sergio Perez ogni volta che gli altri sono impegnati in Q2 e Q3. Il messicano di casa – perché Cadillac è americana ma Checo è di serie – ha tutto il tempo per affinare la tecnica, sperimentare con le spezie e probabilmente iniziare anche un corso di vela. Bottas nel frattempo annuisce in silenzio, come sempre. Che coppia.

  • Wolff: “Le lamentele di Verstappen? Ha solo una monoposto orribile”

    Wolff: “Le lamentele di Verstappen? Ha solo una monoposto orribile”

    Dopo la vittoria di George Russell a Melbourne e il trionfo sensazionale di Andrea Kimi Antonelli a Shanghai, al box Mercedes regna l’euforia.

    Ma a scaldare l’atmosfera non è solo il dominio tecnico della Stella, quanto piuttosto le parole taglienti di Toto Wolff rivolte al grande rimasto al palo: Max Verstappen.

    Durante le interviste a margine del week-end cinese, infatti, il team principal della compagine di Brackley non ha usato mezzi termini per descrivere l’avvio di stagione dell’olandese, definendo il momento di Max un vero e proprio “horror show”.

    Secondo Wolff, il problema non sarebbe il nuovo regolamento – aspramente criticato da Verstappen e definito “fondamentalmente sbagliato” – ma la natura stessa della nuova creatura di Milton Keynes (che lui stesso, poche settimane fa, aveva definito “il riferimento”).

    “Le sue lamentele sono legate alla vettura”, ha stuzzicato l’austriaco, aggiungendo che la Red Bull RB22 appare oggi come una macchina “semplicemente orrenda da guidare”.

    I fatti, purtroppo per il quattro volte iridato, sembrano dare ragione a Wolff.

    Dopo il disastroso crash nelle qualifiche in Australia, Verstappen ha vissuto un incubo a Shanghai, chiudendo le qualifiche a un secondo di distacco dalla Mercedes di Antonelli, per poi subire il primo ritiro stagionale a causa di un cedimento del sistema di raffreddamento dell’ERS.

    Un crollo verticale per chi, fino a due anni fa, sembrava imbattibile.

    Il retroscena è chiaramente politico.

    Dopo il lungo corteggiamento della scorsa estate, la Mercedes ha deciso di chiudere la porta a Verstappen, confermando Russell e scommettendo tutto sul talento di Antonelli.

    Vedere oggi un Max “incastrato” in un progetto tecnico fallimentare permette a Wolff di rivendicare con orgoglio le proprie scelte.

    Mentre la Mercedes vola verso una nuova era di gloria, Verstappen resta prigioniero di una RB22 che non solo non vince, ma che sembra anche aver perso quella “magia” tecnica che ha reso grande l’era Newey.

  • BYD in Formula 1: l’elettrico cinese è pronto ad accendere i motori

    BYD in Formula 1: l’elettrico cinese è pronto ad accendere i motori

    La presenza costante di Stella Li – vicepresidente di BYD e “World Car Person of the Year” 2025 – tra i paddock di Abu Dhabi e Shanghai non è più una coincidenza: è un segnale che il Circus non può più ignorare.

    Il colosso cinese, che ha ufficialmente superato Tesla come leader mondiale dei veicoli elettrici, cerca ora la consacrazione definitiva nell’Olimpo del Motorsport.

    Il paradosso di un gigante full electric che punta all’ibrido 2026 è solo apparente.

    La Formula 1, infatti, garantisce un’esposizione globale senza eguali, rappresentando un ottimo escamotage per la conquista definitiva dei mercati occidentali.

    Con un fatturato in crescita vertiginosa e un utile netto da record, BYD ha i muscoli finanziari per affrontare qualsiasi barriera all’ingresso.

    Le opzioni sul tavolo sono ambiziose: si parla di acquisizione di un team esistente o della creazione di una dodicesima squadra. Gli ostacoli sono però i costi: tra la “anti-dilution fee” da 200 milioni di dollari e gli investimenti necessari per infrastrutture e sviluppo, il conto per il solo primo anno di attività può sfiorare i 600 milioni di dollari.

    Una cifra titanica, che tuttavia per Pechino rappresenta un investimento di marketing sostenibile, considerando che solo nel primo semestre 2025 la ricerca e sviluppo del gruppo ha assorbito oltre 4 miliardi di dollari.

    Non solo Formula 1: BYD starebbe valutando anche il WEC. La categoria Hypercar permetterebbe infatti di testare sistemi energetici avanzati nella vetrina di Le Mans, offrendo un ritorno tecnologico diretto per la produzione di serie grazie alla sua forte integrazione verticale.

    Che sia in pista o nell’Endurance, l’obiettivo non cambia: trasformare un marchio nato all’insegna dell’efficienza in un vero brand premium globale.

    E, da questo punto di vista, il nuovo regolamento tecnico voluto da Nikolas Tombazis sta finalmente mostrando i suoi effetti.

    L’arena della Formula 1 pare prossima a divenire il campo di battaglia su cui i nuovi giganti orientali sfideranno a viso aperto la tradizione secolare dell’automobilismo europeo.

  • Il Pagellone del Gran Premio di Cina

    Il Pagellone del Gran Premio di Cina

    Presto, compagni, presto!

    Tutti in fila, petto in fuori e unitevi anche voi a questo servile quanto doveroso aziendalismo. Benvenuti a Shanghai, dove l’entusiasmo per il nuovo regolamento è obbligatorio e il dissenso è solo un inconveniente da correggere.

    Sia lode al Mega Presidente, che ancora una volta ci ha regalato una gara da capogiro: 3.000 sorpassi più dell’anno scorso, 44 giri veloci in fila per tre e un buffet di statistiche da sovraccarico del contatore. Lunga vita all’elettrico, lunga vita alle batterie! Evviva, evviva!

    Mercedes, voto 10: La dura realtà del Dragone ci sbatte in faccia un motore così spaventoso che, per difendersi, la concorrenza dovrebbe iniziare a lanciare flare come un caccia intercettore. Siamo davanti a una superiorità tecnica quasi imbarazzante: roba che se Russell e Antonelli affondassero davvero il pedale probabilmente tornerebbero indietro nel tempo, fino all’epoca della dinastia Ming.

    In tutto questo, ci alziamo la mattina con un Kimi promosso e commosso: il ragazzo ha stoffa e porta a casa questo 10. In attesa che i nervi saltino nel box e che qualcuno inizi a nascondere le brugole al compagno di squadra, godiamoci questa lotta fratricida. È il loro mondo: gli altri solo comparse con le pile scariche.

    Ferrari, voto 8: Un cavallino entra in un bar di Shanghai e il barista gli chiede: “Perché quel muso lungo?” La risposta è tutta qui: la Macarena del venerdì si è trasformata in un amaro maccarone da buttar giù. Charles e Lewis hanno messo in scena uno show da Ferrari Challenge, tra dita negli occhi e scudisciate con l’asciugamano: un duello rusticano utilissimo a inquadrare gli sponsor e a far segnare un picco imprecisato di stampanti vendute. Il risultato finale recita P3 e P4, che ad oggi è semplicemente il massimo ottenibile contro questi alieni argentati. Non siamo disfattisti, la sostanza c’è, ma per puntare al titolo serve quel quid in più che trasformi la zuffa tra compagni in una caccia grossa.

    McLaren, voto 4: A Woking sono pionieri assoluti: hanno ufficialmente sdoganato i primi piloti in smart working della storia della Formula 1. Dopo essersi comportati bene nella Sprint, Norris e Piastri devono aver pensato che il resto del week-end fosse facoltativo, decidendo di godersi la domenica con un cornetto, un cappuccino e una buona dose di latte alle ginocchia. Se l’obiettivo era il risparmio energetico, hanno vinto a mani basse.

    Red Bull, voto 5: In attesa che il matrimonio tra Ford e i bibitari sforni qualcosa che non sia un costoso fermacarte, rimaniamo qui a contemplare un regolamento tecnico che andrebbe tenuto lontano dalla portata dei bambini. Vedere un talento come Max relegato a fare la comparsa fa male al cuore: lo sanno molto bene i Gasly, i Leclerc e pure i Quartararo, ormai abituati a lottare contro i mulini a vento.

    La Red Bull ha toppato la macchina – evento raro quanto un lunedì di buonumore – e il primo a pagarne le spese è proprio lo spettacolo. E poi c’è lui, l’olandese: uno che ha la pazienza di un predatore affamato e che, a occhio, non mi sembra il tipo capace di aspettare con calma il suo turno in fila alle Poste. Se il power non torna a scorrere, il trasloco di Max potrebbe diventare l’unico vero sorpasso dell’anno.

    Haas, voto 7: Assenze illustri offrono occasioni ghiotte! Con il forfait Papaya e qualche pasticcio ai piani alti, gli yankee di Gene erano incaricati di un abbordaggio che neanche Capitan Uncino prima di perdere la mano. I due si lanciano in prestazioni da applausi, finché Ocon non decide di risolvere la pratica con una manovra ragliante delle sue, rovinando la festa nel box. Ollie invece resta il nostro Minute Man. Lui il cocco di famiglia, lui la messa cantata, lui l’unica vera certezza che splende anche sotto lo smog di Shanghai.

    Alpine, voto 7: Domenica tutta testosterone per ColaCao Colapinto, che ha finalmente dimostrato passo e carattere. Certo, in pista si è preso più schiaffoni di Bombolo nei film di Tomas Milian e, per la cronaca, ha comunque chiuso dietro a un sempre coriaceo Gasly. Eppure la sua difesa è stata un capolavoro di resistenza: ha portato un’Alpine ad annusare l’aria rarefatta della top five. Per un attimo abbiamo visto la luce, poi la realtà (e Ocon) hanno rimesso le cose a posto, ma il ragazzo ha dimostrato di avere pelo sullo stomaco. Bene!

    Audi, voto 5: In Audi vige la rotazione del personale: uno corre, l’altro fa il Grand Tour. Questa domenica il volante è toccato a Hulk, unico a timbrare il cartellino, mentre Bortoleto è stato avvistato sul Bund a fotografare lo skyline di Pudong con l’espressione estasiata di chi ha appena scoperto che il mondo non finisce a Ingolstadt. C’è poi chi giura di averlo visto smarrito tra le pagode di Yuyuan, e chi lo ha incrociato a Nanjing Road con un sacchetto di ravioli al vapore e una t-shirt “Made in Italy” pagata un decimo del prezzo. Più che un team di Formula 1, sembra un’agenzia viaggi ad altissimo budget.

    Racing Bulls, voto 7: Punti Red Bull? 12. Punti Racing Bulls? 12. Basterebbe questo dato per far scattare un’indagine della neurodeliri a Milton Keynes. Lindblad e Lawson piazzano una pezza provvidenziale su quella che dovrebbe essere la vettura di cortesia, dimostrando che a Faenza c’è ancora qualcuno che sa dove si trova il pedale del gas. Lindblad e Lawson: no dico, mica Batman e Robin, eppure il loro lo fanno con una dignità che altrove latita.

    In particolare Liam, che ieri ha chiuso settimo: con lui viene voglia di essere severi come il prefetto del collegio, ricordando che proprio su questo asfalto, l’anno scorso, consumò il suo addio alla Red Bull madre prima di essere sostituito dal nippo più paciarotto della storia. Reagisce bene alla batosta australiana, piazza il muso davanti al compagno e porta a casa la pagnotta. Ha un talento un po’ troppo start-and-stop, ma per questa volta è stato bravo. Senza esagerare, eh.

    Williams, voto 6: Eccoci qui: anno nuovo, voti vecchi. Primi punticini stagionali per una FW48 a stecchetto, portati a casa da un Carlos Sainz che deve fare tutto da sé. A Grove sono ufficialmente entrati in ansia da prova costume: con quei 30 kg di sovrappeso, la vettura nel guidato ha il dinamismo di un Antonov. Si attendono diete miracolose entro l’estate, ma intanto ci accontentiamo di questa sufficienza stentata: comunque un voto che io al liceo, nelle ore di matematica, ho visto raramente.

    Aston Martin, voto 4: Registriamo con fiero ottimismo i progressi nel box di Lawrence Stroll. Il motore in effetti offre ancora qualche criticità, ma gli ingegneri hanno finalmente capito come far funzionare le gomme: vanno fissate con un grosso bullone centrale e fatte rotolare liberamente sull’asfalto. Solo così si riesce ad avanzare senza trascinare la vettura. Geniale!

    Cadillac, voto 3: Ninna nanna, ninna oh! Una bella ronfata per il duo Cadillac che, dopo il brio iniziale di Curva 2, si è mestamente trasformata in un coma vigile. Per evitare che i piloti si addormentassero definitivamente al volante, i tecnici hanno tentato la mossa della disperazione: proiettare sul dashboard alcuni capolavori del cinema d’impegno civile quali Giovannona coscialunga e Quel gran pezzo dell’Ubalda. L’idea era di tenerli attivi con stimoli… diciamo visivi di un certo spessore, ma niente da fare: l’encefalogramma è rimasto tragicamente piatto. Sono arrivati nelle retrovie delle retrovie, girando di media – ripeto, di media! – tre secondi più lenti rispetto al gruppo centrale. Ah, il jetlag, che brutta bestia…

  • Vasseur ottimista: “Stiamo andando nella giusta direzione, il gap si sta riducendo”

    Vasseur ottimista: “Stiamo andando nella giusta direzione, il gap si sta riducendo”

    Frederic Vasseur non nasconde una cauta ma solida soddisfazione al termine delle qualifiche del Gran Premio di Cina.

    La Ferrari, ricordiamo, ha blindato la seconda fila, con Lewis Hamilton terzo davanti a Charles Leclerc, confermando un trend di crescita che i dati sembrano certificare in modo inequivocabile.

    Il manager francese, ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, ha evidenziato come il gap dalla Mercedes si stia assottigliando sessione dopo sessione: dagli otto decimi di Melbourne ai tre e mezzo odierni.

    “Questo significa che stiamo andando nella direzione giusta e che c’è una certa convergenza nelle prestazioni”, ha spiegato Vasseur, pur ammettendo con pragmatismo che la velocità di punta sui rettilinei resta ancora il terreno di caccia preferito delle Frecce d’Argento.

    La sfida di domani non sarà però solo una questione di pura potenza termica o deployment energetico.

    Le gomme, su un tracciato esigente e “limitante” come quello di Shanghai, rappresentano l’ago della bilancia.

    Vasseur ha sottolineato come la conoscenza della pista sia aumentata costantemente dall’inizio del week-end e come la gestione dei set rimasti – uno di medie e uno di hard – lasci spazio a strategie flessibili.

    Se la Ferrari ha fatto delle partenze fulminanti il suo marchio di fabbrica in questo avvio di stagione, il team principal invita alla calma: non ci si può aspettare di guadagnare posizioni a ogni via, poiché la concorrenza sta lavorando duramente per colmare le proprie lacune.

    Infine, un passaggio inevitabile sulla gestione dei due “pesi massimi” che domani scatteranno fianco a fianco.

    Avere Hamilton e Leclerc sulla stessa riga della griglia è un segnale di forza, ma richiede una gestione chirurgica.

    “I nostri piloti sono professionisti. Per noi è positivo avere due grandi piloti che si spingono a vicenda: fa parte della prestazione”, ha chiosato Vasseur, smorzando sul nascere ogni ipotesi di tensione interna.

    In un 2026 che vive di millesimi e gestione dell’ibrido, la Ferrari sembra aver trovato la stabilità necessaria per smettere di inseguire e iniziare, finalmente, a minacciare il primato Mercedes.

  • Leclerc: “Resto fiducioso, in gara saremo più vicini a Mercedes”

    Leclerc: “Resto fiducioso, in gara saremo più vicini a Mercedes”

    Il venerdì di Charles Leclerc è stato un calvario di piccoli intoppi dai grandi effetti.

    Prima un problema con un toggle – un comando sul volante – ha disturbato il suo primo tentativo delle Qualifiche Sprint, poi il blackout energetico nel momento decisivo della SQ3, relegandolo ad un secondo dalla pole di George Russell.

    “Ho perso per qualche motivo mezzo secondo sul rettilineo finale”, ha ammesso Leclerc alle interviste internazionali, descrivendo un’emorragia di velocità che ha trasformato la lunga striscia d’asfalto tra Curva 13 e 14 in un calvario tecnologico.

    La diagnosi, pur non ufficiale, appare chiara agli occhi dei tecnici: un errore nel deployment dell’ibrido. La SF-26 ha esaurito la spinta elettrica troppo presto, lasciando il pilota “a piedi” proprio nel punto dove la potenza conta di più.

    In questo scenario, il dietrofront sulle novità aerodinamiche assume contorni quasi marginali.

    Mentre il box Mercedes sembra aver trovato la quadratura del cerchio nell’era 2026, Ferrari ha preferito tornare a una soluzione tradizionale, forse per limitare le variabili in un week-end già complesso.

    Leclerc, con la consueta schiettezza, ha liquidato la questione:

    “Non credo che avrebbe cambiato il quadro della nostra situazione”.

    Una dichiarazione che sposta il peso della prestazione dall’aerodinamica attiva alla sostanza termica ed elettrica della Power Unit.

    Resta però una speranza: la gestione del degrado e il passo gara. Come già accaduto in Australia, la power unit Mercedes sembra capace di picchi prestazionali in qualifica che la Ferrari non riesce a pareggiare, ma il distacco tende a ridursi sensibilmente sulla lunga distanza.

    Charles punta tutto su questo:

    “In gara siamo più vicini, sono ancora fiducioso che potremo rifarci”.

  • F1 al bivio: previsto un meeting con la FIA dopo il GP di Cina per correggere le criticità emerse

    F1 al bivio: previsto un meeting con la FIA dopo il GP di Cina per correggere le criticità emerse

    Il recente Gran Premio d’Australia ha fatto registrare un numero di sorpassi triplo rispetto all’edizione dello scorso anno, eppure il dato statistico non riesce di certo a mascherare criticità strutturali e francamente imbarazzanti che stanno minando la credibilità stessa della categoria.

    Appare evidente come il debutto dei nuovi regolamenti abbia evidenziato lacune inaccettabili, confermate dalle pesanti lamentele dei piloti, preoccupati per differenze di velocità che mettono a rischio anche l’incolumità dei protagonisti.

    Il secondo appuntamento stagionale in Cina si prospetta dunque di fondamentale importanza per definire correttivi d’urgenza a norme che hanno già suscitato un’ondata di sdegno globale, costringendo persino la Formula 1 a una massiccia censura sui social per arginare le richieste di dimissioni verso i vertici.

    Secondo quanto appreso da The Race, al termine della tappa di Shanghai si terrà un vertice tecnico per affrontare la gestione dell’energia, tema centrale nelle contestazioni di un paddock ormai spaccato.

    Una possibile soluzione al vaglio della Federazione consiste nell’incrementare la potenza del super clipping, attualmente limitata a 250 kW, per consentire ricariche più efficaci durante le fasi di rilascio.

    Parallelamente, si ipotizza una riduzione della potenza massima erogabile, oggi fissata a 350 kW, per evitare i pericolosi cali di spinta a metà rettilineo che trasformano le monoposto in bersagli mobili.

    Si valuta, infine, se vi siano margini tecnici per ridare fiato al motore a combustione interna, nel tentativo di ripristinare il DNA della categoria.