Autore: Valentina Cardellino

  • Piero Ferrari: “Alla Scuderia servono i fatti, non le chiacchiere”

    Piero Ferrari: “Alla Scuderia servono i fatti, non le chiacchiere”

    Con le battute finali di questa stagione all’orizzonte e la disputa per il titolo oramai vicina al suo capolinea, la Ferrari si trova nuovamente a dover fare i conti con un bilancio sportivo e tecnico che fatica a coincidere con le ambizioni iridate di inizio ciclo regolamentare. 

    Nonostante la seconda piazza occupata virtualmente nella Classifica Costruttori a discapito di una McLaren in affanno e di una Red Bull trascinata a fatica dagli sprazzi di genio del suo Max Verstappen, il divario di 134 lunghezze accumulato nei confronti della straripante Mercedes fa da testimone all’ennesima rincorsa al vertice rimasta incompiuta, le cui ceneri altro non faranno che andare a sommarsi a quelle risultanti dalle medesime dinamiche ripetutesi negli ultimi anni. 

    A rompere la coltre di silenzio calata sulla realtà della Rossa con lo sgretolarsi delle aspettative mondiali, però, ci ha pensato Piero Ferrari, il quale, in un’intervista rilasciata a Leo Turrini sulle colonne di Quotidiano Sportivo, non ha utilizzato mezzi termini nell’analizzare quanto di concretamente riportato a Maranello dalla SF-26, ponendo un impetuoso accento sull’appuntamento ancora una volta mancato con le previsioni delineate a inizio anno: 

    “Sommessamente credo che alla nostra Scuderia servano i fatti, non le chiacchiere. Quest’anno abbiamo visto cose buone ed altre meno buone. Abbiamo tutti il dovere di lavorare per raggiungere l’obiettivo che i nostri tifosi, che vanno sempre ringraziati per la loro pazienza, aspettano ormai da tanti anni. Nel frattempo, ancora complimenti a Kimi”. 

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    Ed è la persistenza di questo digiuno, che porta alla maggiore età l’assenza del Cavallino dall’albo d’oro dedicato ai team, a rendere urgente un cambio di passo: stuzzicato sulla possibilità di vedere proprio il numero 12 della Stella in rosso, il secondogenito del Drake non ha sorvolato sul tema del mercato piloti, augurandosi di poter un giorno accogliere al volante della propria monoposto colui che è l’attuale punto di riferimento del vivaio nazionale: 

    “Su questo entrano in ballo tante circostanze, ci sono contratti da rispettare, impegni già presi. Poi, io non sono un ipocrita, chi non amerebbe vedere un italiano al volante della macchina che porta il nome di mio padre? E suppongo che per le sue radici, la cosa non dispiacerebbe nemmeno al ragazzo di Bologna. Magari un giorno succederà, perché no?”.

  • Wolff: “Non possiamo andare avanti così”

    Wolff: “Non possiamo andare avanti così”

    Il caotico Gran Premio del Bahrain andato in scena in maniera insolita sul tracciato di Sepang ha portato con sé una scia di perplessità, tanto intestine ai singoli team quanto relative all’operato della Federazione Internazionale, dalla quale, a uscirne particolarmente sconfitti per quanto riguarda il valore effettivo dei punti portati a casa a discapito delle aspettative, sono stati soprattutto gli uomini della Mercedes. 

    Non è bastata neanche la supervisione delle spettacolari Torri Petronas sul nuovo pacchetto di aggiornamenti a salvare la scuderia di Brackley dall’ennesimo KO tecnico, che ha vietato alla W17 di George Russell di andare a prendere la bandiera a scacchi con una terza piazza al seguito che, dopo quanto sperimentato nel corso della difficile qualifica del sabato, gli avrebbe perlomeno permesso di non perdere ulteriore contatto dal suo compagno di box sul lungo termine. 

    Nonostante il secondo posto portato a casa da Andrea Kimi Antonelli, infatti, a prevalere sulla consapevolezza di aver fatto un ulteriore piccolo passo verso l’obiettivo ultimo è stata la rabbia mista a incredulità che ha permeato le parole rilasciate da Toto Wolff ai microfoni di Sky Sports F1 UK, spettatori di una cascata di malumore che lui stesso ha definito senza precedenti: 

    Ph. Peter Kiss / WHYOUT Media

    “Sono immensamente frustrato. Innanzitutto, non avevamo la velocità che speravamo di avere prima del fine settimana. Poi la gara ci ha remato contro: con un vantaggio del genere, una Virtual Safety Car e due Safety Car. Per rendere il tutto peggiore, il problema alla Power Unit di George a pochi giri dalla fine, il che è terribile per la sua stagione e per i nostri punti nella Classifica Costruttori. Anche se amo essere qui, credo sia stata una delle mie peggiori esperienze in assoluto”. 

    Lungi dal cadere nella trappola di vezzi che gli aggiornati 151 punti di vantaggio sulla Ferrari potrebbero tendergli, il team principal della Stella non ha utilizzato mezzi termini nel sottolineare quello che dovrà trasformarsi nel fulcro verso cui indirizzare gli sforzi di tutti i suoi uomini: se si vuole vincere, quello che è accaduto nella giornata di oggi (e che accade a cadenza ormai fin troppo regolare) non può più ripetersi. 

    “Antonelli ha conquistato qualche punto di più di Lewis e sono contento che abbia fatto il suo lavoro, ma il problema dei DNF sta sovrastando tutti gli altri e ci potrebbe costare caro in vista delle ultime sette gare perché il campionato può rivoltarsi contro di noi velocemente: non si può andare avanti così”.

  • Hamilton: “In fabbrica stanno lavorando duramente sulla Power Unit”

    Hamilton: “In fabbrica stanno lavorando duramente sulla Power Unit”

    Con il ritorno inaspettato del tracciato di Sepang in calendario, si è fatta strada nel cuore degli appassionati una dolcissima ventata di nostalgia. 

    Ma a riproporsi con prepotenza, oggi, non è stato solamente il circuito malese. 

    La seconda piazza conquistata da Lewis Hamilton nelle qualifiche dell’insolito Gran Premio del Bahrain in Malaysia porta con sé una duplice volontà: quella di rifarsi e quella di non permettere agli avversari di dimenticarsi di lui. Un’ostinazione che il sette volte Campione del Mondo sembra capace di trasformare in prestazione proprio quando serve di più. 

    Ph. Peter Kiss / WHYOUT Media

    Dopo le perplessità mediatiche che hanno incastrato nella loro morsa i vertici di casa Ferrari nei giorni che hanno seguito l’appuntamento di Baku, infatti, ci ha pensato lo stesso alfiere britannico, davanti ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, a riportare l’attenzione sull’operato degli uomini del Cavallino, ricordandone il ruolo centrale dietro quello che ha descritto come un cammino improntato al successo: 

    “È un grandissimo risultato per noi e voglio ringraziare di cuore il team in fabbrica perché tutta quella negatività affligge loro più di noi. Non siamo dove vorremmo essere, però stanno facendo tantissimo lavoro per aggiornare la Power Unit per l’anno prossimo: c’è già un miglioramento enorme rispetto all’anno scorso, quando non lottavamo per la prima fila, non lottavamo per le vittorie”. 

    Interrogato dai media sui dettagli che gli hanno permesso di fare la differenza e di assicurarsi la prima fila, il nativo di Stevenage ha rivelato che a limare il suo tempo ci ha pensato un cambiamento, non ulteriormente specificato, apportato alla monoposto nei minuti che hanno preceduto l’ingresso in pista: 

    “Abbiamo fatto un’ultima modifica prima delle qualifiche e credo che ci abbia permesso di centrare il giusto equilibrio: essere riusciti a colmare il gap di due o tre decimi da Max, che è stato velocissimo tutto il week-end, è stato fantastico”.

  • Hamilton: “È per questo che io e Charles abbiamo lavorato. Per riportare la Ferrari in alto”

    Hamilton: “È per questo che io e Charles abbiamo lavorato. Per riportare la Ferrari in alto”

    Se alla vigilia del fine settimana di Silverstone avessimo detto agli uomini di casa Ferrari che sarebbero tornati a Maranello colmi di rimpianto per una doppietta sfiorata, avremmo potuto contare sulle dita di una mano quelli pronti a lasciarsi alle spalle le perplessità sorte in Austria per alimentare un tale entusiasmo.

    Eppure, a frapporsi tra la Rossa e l’insperato risultato sono stati soprattutto la penalità di 5 secondi con cui è stato sanzionato Lewis Hamilton – a causa di un micro-movimento registrato poco prima dello spegnimento dei semafori – e il brivido per gli ulteriori 5 secondi con i quali la Federazione Internazionale sembrava pronta a colpire nuovamente il sette volte Campione del Mondo nei giri finali.

    Nonostante l’incapacità del beniamino di casa di imporsi sulla Mercedes di Russell a causa della Safety Car che ha accompagnato i driver alla bandiera a scacchi, il nativo di Stevenage si è congratulato per la straordinaria vittoria del suo compagno di box, ponendo l’accento, ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, sui grandi passi in avanti compiuti dal Cavallino:

    “Non credo che manchi qualcosa in particolare: credo che il team e Charles abbiano fatto un lavoro fantastico quest’oggi. È quello per cui abbiamo lavorato: portare il team lassù. Mi sarebbe piaciuto fare una doppietta, ma è stato fantastico fare la prima fila e dobbiamo lavorare così per le prossime gare”.

  • Leclerc: “Il rinnovo? Non di solo amore si tratta. Credo nel progetto tecnico”

    Leclerc: “Il rinnovo? Non di solo amore si tratta. Credo nel progetto tecnico”

    Il fine settimana che invade e paralizza le strade del Principato dal secolo scorso ha sempre rappresentato un appuntamento col cuore per Charles Leclerc, cresciuto inseguendo con lo sguardo dalla propria abitazione quella monoposto dipinta di rosso le cui redini, come promesso a papà Hervé, negli anni successivi sarebbero state attratte dalle sue mani come una preda col suo cacciatore.

    A rendere ancora più speciale l’edizione corrente del Gran Premio di Monaco, però, ci ha pensato il rinnovo firmato dal padrone di casa con la Ferrari nella giornata di ieri, precedendo di poche ore l’avvio di un turbinio di emozioni e impegni che il monegasco potrà ora affrontare con la consapevolezza di essere ancora saldamente legato al suo fedelissimo Cavallino.

    Ma la volontà di rimanere alla corte di Fred Vasseur, come ha spiegato lo stesso numero 16 ai microfoni di Motorsport.com, non è scaturita da una semplice promessa di amore eterno, bensì da una rinnovata fiducia nei confronti di una vettura e di un team che, nonostante le copiose ed evidenti difficoltà degli ultimi anni, a detta dell’alfiere è in cammino verso l’agognato successo:

    “Credo che ogni rinnovo venga sempre valutato con la dovuta attenzione e, in questo caso, non è stato diverso rispetto ai precedenti. L’aspetto principale è credere nel progetto. Per quanto riguarda l’amore che provo per questa squadra, non è più qualcosa che devo mettere in discussione, quindi da quel punto di vista non ho dovuto riflettere molto. Abbiamo visto soluzioni inedite sulla monoposto e questo mi ha dato ulteriore fiducia, convincendomi che questa è la squadra con cui voglio stare”.

    Interrogato sulla possibilità che le avances delle scuderie rivali abbiano potuto interferire con il processo di rinnovo del contratto con la Rossa, Leclerc non ha scelto mezze parole per ribadire la propria presa di posizione: nessuna tentazione è mai stata tanto forte da intaccare la sua ferrea volontà di riportare il mondiale in Italia.

    “Non ho mai valutato davvero delle alternative. Sicuramente ci sono state delle conversazioni, anche perché dopo dieci anni in questo paddock si creano relazioni che vanno oltre il semplice ambito professionale. Per quanto mi riguarda, e ci tengo a dirlo, ciò che volevo fare è sempre stato molto chiaro: quello che voglio è vincere, l’ho sempre detto, e ciò che desidero davvero è vincere in rosso. Questo rinnovo nasce con l’obiettivo di riportare la Ferrari in alto”.

  • Bearman: “Ho un solo obiettivo, la Ferrari. Ma non ho fretta”

    Bearman: “Ho un solo obiettivo, la Ferrari. Ma non ho fretta”

    Il fine settimana andato in scena a Montreal era stato anticipato da una perentoria presa di posizione da parte di Lewis Hamilton, il quale, infastidito dall’idea che qualcuno volesse allontanarlo dal sedile della Ferrari cedendo a retoriche che lo descrivono ormai lontano dallo splendore agonistico che lo ha trasformato in un sette volte iridato, ha voluto assicurare a tifosi e addetti ai lavori che il suo ritiro dalle fila della classe regina è tutt’altro che vicino.

    A scatenarsi, soprattutto a seguito del secondo posto conquistato dall’alfiere britannico proprio sul tracciato dedicato a Gilles Villeneuve, è stata una reazione a catena di domande che ha portato a volgere lo sguardo verso colui che, agli occhi di molti, rappresenta il naturale successore del nativo di Stevenage al volante della Rossa. Il contratto che lega Oliver Bearman al Cavallino fino alla fine del 2027 grazie al nodo centrale rappresentato dalla Ferrari Driver Academy, infatti, è tornato a essere sotto la lente d’ingrandimento, grazie anche alle ottime prestazioni portate in pista proprio dal giovane pilota al volante della sua Haas nel corso di questa prima parte di stagione. 

    Interrogato ai microfoni dell’agenzia di stampa Press Association, il ventunenne ha, però, voluto mettere a tacere ogni forma di indiscrezione sul suo futuro, ponendo l’accento sul suo desiderio di approdare a Maranello senza bruciare le tappe e solo quando potrà fare affidamento su una guida più matura: 

    “Non ci sono particolari scadenze che mi impongano di fare delle cose entro un certo termine. Non mi interessa granché, anzi voglio solo continuare a diventare la versione migliore di me stesso, dare a questa squadra le migliori possibilità di lottare e continuare a divertirmi. La Ferrari? Ovviamente ho un contratto con loro, hanno riposto fiducia in me sin dall’inizio ed è naturale che il mio obiettivo finale sia quello di stare con loro”. 

    Con la tumultuosa silly season pronta a infiammare i mesi estivi, Bearman ci ha tenuto a sottolineare che le uniche questioni verso cui vuole indirizzare la propria energia sono quelle che riguardano la pista e ciò che va in scena su di essa durante i fine settimana di gara, lasciando nelle mani di chi di dovere tutto ciò che minaccia la sua concentrazione: 

    “A molti stanno scadendo i contratti, penso che tutti volessero vedere come sarebbe stata la gerarchia nel 2026 e questo determinerà poi come sarà il 2027. Ma non sono affari miei: io guido la macchina, ci sono persone che se ne occupano per me. Perdere la concentrazione a causa di queste voci e di altre cose non migliorerà le mie prestazioni. Mi sento pronto per qualsiasi evenienza, è questo che conta”.

  • Russell: “F1 spettacolare grazie a queste Power Unit, non capisco perché qualcuno voglia cambiarle”

    Russell: “F1 spettacolare grazie a queste Power Unit, non capisco perché qualcuno voglia cambiarle”

    La complessa e ampiamente discussa transizione regolamentare che sta interessando la Formula 1 dalle prime battute di questo 2026 ha visto costruttori e Federazione Internazionale costantemente impegnati a ridefinire il futuro delle motorizzazioni: al centro del dibattito rimane imperterrito il tema del bilanciamento tra la componente termica e l’architettura ibrida, fattore che continua ad incidere sulla gestione dell’energia in pista e sul fenomeno del clipping. 

    Eppure, a discapito delle ripetute lamentele che numerosi protagonisti del paddock non hanno mancato di rivolgere ad una normativa che, a detta di molti, eliminerebbe l’essenza di ciò che il motorsport è, non mancano i sostenitori dell’attuale configurazione tecnica, i quali la ritengono capace di favorire le dinamiche dei duelli domenicali soprattutto in circuiti come quello di Montreal, che, con le sue ampie zone di frenata, ha permesso un recupero più ottimale dell’energia da sfruttare sui rettilinei. 

    Al fianco di questi ultimi si è schierato anche George Russell, il quale, reduce da un infelice fine settimana fatto di multe e stop forzati, non ha comunque mancato l’appuntamento con i media. Proprio in questa occasione, il britannico si è imposto a difesa delle Power Unit introdotte nell’anno corrente, individuando in queste ultime la ragione che si cela dietro la spettacolare lotta messa in scena dalle due Mercedes nel corso del fine settimana canadese. 

    Per tale motivo, l’alfiere inglese si è mostrato alquanto perplesso di fronte all’idea che i suoi colleghi stiano spingendo per un cambiamento al riguardo, azzardandosi in paragoni con l’obiettivo di scuotere la memoria collettiva e di portarla a supportare la sua visione: 

    “Mi è piaciuto duellare con Kimi, l’ho trovato fantastico. Non facevo una battaglia così da anni, non vedevo un duello del genere probabilmente dai tempi di Lewis e Nico in Bahrain, nel 2014. E queste nuove vetture te lo permettono. Questi nuovi motori te lo permettono. Non capisco perché qualcuno voglia cambiarli, perché abbiamo avuto duelli spettacolari a Melbourne, grandi battaglie in Cina. Kimi e io abbiamo avuto un gran bel duello sia sabato che domenica, ed è possibile solo grazie al modo in cui sono fatte queste Power Unit”.

  • Alonso: “Non me ne vado, voglio che mio figlio mi veda correre”

    Alonso: “Non me ne vado, voglio che mio figlio mi veda correre”

    Nell’adrenalinica realtà del Circus tutto si deteriora ad un ritmo vertiginoso: cambiano i regolamenti, sbiadiscono le promesse, si alternano al vertice i diversi team e intere generazioni di piloti vengono spazzate via nel giro di poche stagioni. 

    Eppure, nel mezzo di questo vento burrascoso che tutto travolge ed erode, Fernando Alonso sembra essere l’unico elemento in grado di mantenersi immobile: una montagna di roccia viva, impermeabile alle violente raffiche del tempo e alle altrettanto indelicate tempeste tanto sportive quanto extra-sportive che dal 2001, anno del suo approdo alla classe regina, non hanno mai smesso di abbattersi sul paddock. 

    Con le primavere dello spagnolo pronte a diventare 45, tornano come ogni anno a moltiplicarsi le supposizioni sul suo futuro, che ora necessita di tenere in conto anche quella che ha rappresentato l’ennesima sfida da affrontare per l’alfiere di Aston Martin, ovvero la nascita del piccolo Leonard Alonso Jimenez, frutto dell’unione tra il pilota e la giornalista sportiva Melissa Jimenez. 

    Interrogato sull’ipotesi che la venuta al mondo di un bambino potesse rappresentare per lui un motivo per rallentare, però, il vecchio leone di Oviedo ha rivelato ai microfoni di Sky Sports F1 UK che i suoi sforzi sono, al contrario, diretti verso la volontà di continuare a lavorare per poter rendere orgoglioso il piccolo arrivato, dandogli la possibilità di portare nella memoria un ricordo quantomeno accennato della carriera quasi trentennale del papà: 

    “Ho alcuni pensieri, non posso mentire, perché avere un figlio è qualcosa che cambia il tuo modo di vedere la vita. Ma devo anche ammettere che i pensieri stanno andando nella direzione opposta: voglio ancora correre perché voglio che lui possa vedermi. Dovrei correre ancora uno o due anni in modo che lui possa ricordarsene e possa capire cosa sta succedendo: non vorrei fermarmi finché lui non potrà entrare almeno nel paddock”. 

    Nonostante la rinnovata foga agonistica di cui Alonso ha voluto fare sfoggio, il due volte Campione del Mondo è rimasto saldamente ancorato ad un suolo che, nei primi cinque appuntamenti in calendario, si è dimostrato tutt’altro fertile per la sua scuderia d’appartenenza, tanto da portarlo a programmare la sua futura dipartita dalla massima categoria anche e soprattutto in funzione della competitività che riusciranno a promettere lui per il prossimo anno: 

    “Al momento non mi sono ancora fermato a pensarci, sono molto rilassato al riguardo. Se dovessi lasciare la Formula 1, sono sicuro che correrei in altre categorie perché sono aperto a tutto. Penso che solo dopo la sosta estiva mi siederò al tavolo col team per prendere delle decisioni, soprattutto perché dobbiamo vedere come la macchina può migliorare”.

  • Norris: “Se vogliamo che la vera F1 torni va eliminata in toto la batteria”

    Norris: “Se vogliamo che la vera F1 torni va eliminata in toto la batteria”

    Sin dai suoi albori, la stagione corrente di Formula 1 è stata caratterizzata da una lunga scia di polemiche sorte sulla base del nuovo regolamento tecnico, ritenuto dai più tutto fuorché entusiasmante e, soprattutto, poco consono a quello che dovrebbe essere il pinnacolo del Motorsport.

    Un trend, quello appena descritto, che non accenna a placarsi: fine settimana dopo fine settimana, infatti, sembra che tutti i protagonisti coinvolti continuino ad aggiungere una tessera al folto mosaico di discussioni che attualmente animano il paddock. 

    Nei giorni che hanno preceduto il Gran Premio di Miami (che ha segnato la prima seppur ancora limitata svolta per riportare in vita la competizione), molti sono stati i piloti che hanno voluto pronunciarsi rispetto alle proprie, rinnovate aspettative, ma a smontarle quasi immediatamente ci ha pensato Lando Norris, esprimendo la propria opinione al termine delle 57 tornate minacciate dalla pioggia della Florida. 

    All’alfiere di casa McLaren, infatti, non è bastato il secondo gradino del podio per mandare giù l’amaro boccone che la gestione della carica elettrica rappresenta per chi di velocità vive e, al termine della corsa americana, intervenendo in zona mista davanti ai microfoni di diversi media, è volutamente tornato ad alzare la voce nei confronti di un pacchetto di normative che non reputa all’altezza della classe regina: 

    “È un piccolo passo nella giusta direzione, ma non è ancora al livello che la Formula 1 dovrebbe avere. Se vai a tutto gas ovunque e cerchi di spingere come negli anni precedenti, vieni comunque penalizzato. La questione non è più riuscire ad accelerare il prima possibile ovunque. Non dovresti mai essere penalizzato per questo genere di cose e invece lo sei ancora”. 

    Il pilota britannico si è successivamente dilungato nel cercare una soluzione al problema, che, secondo il suo pensiero, non risiede nelle prudenti modifiche a cui la Federazione Internazionale ha dato via libera con il summit del 20 aprile, ma in un taglio di componentiben più drastico: 

    “Onestamente, non credo proprio che si possa risolvere il problema. Bisogna proprio eliminare la batteria e spero che tra qualche anno sia così”.

  • Wolff: “Russell un killer in pista. Miami? Ci abbiamo messo una croce sopra”

    Wolff: “Russell un killer in pista. Miami? Ci abbiamo messo una croce sopra”

    I primi quattro appuntamenti di questa nuova stagione hanno svolto un ruolo di essenziale conferma per quelli che sono stati i valori fatti registrare dalle due sessioni di test pre-stagionali, soprattutto per quanto riguarda il temuto, ma ampiamente previsto dominio con il quale la Mercedes sembrava pronta ad azzannare il resto della griglia, tanto in qualifica quanto in gara. 

    Dal momento in cui il Gran Premio andato in scena in Australia ha dato ufficialmente il via alle danze in pista, gli occhi di tifosi e addetti ai lavori non hanno potuto che puntarsi su George Russell, chiamato, al suo secondo anno da virtuale veterano se paragonato alla giovane età del compagno Andrea Kimi Antonelli, a ricoprire il ruolo di pilota di punta in una lotta per il titolo che sembrava pronta a ripagarne una volta per tutte la quinquennale lealtà verso le Frecce d’Argento. 

    Dopo la vittoria centrata a Melbourne, però, il pilota inglese si è trovato costretto a sottomettersi, insieme agli altri venti colleghi, all’impressionante guizzo di agonismo del diciannovenne bolognese, finendo per ritrovarsi a venti lunghezze di distanza dal medesimo nella Classifica Piloti aggiornata allo scorso fine settimana. 

    Nonostante le evidenti difficoltà affrontate dal suo pilota durante la domenica di Miami, a correre in suo soccorso ci ha pensato Toto Wolff, che ci ha tenuto a ricordare al mondo perché Russell si trova al volante della W17 paragonandone, ai microfoni di Planet F1, l’etica lavorativa e la grande consapevolezza delle proprie capacità a quelle dei grandi campioni: 

    “Ho sempre detto che George non sarebbe un vincitore di Gran Premi in Formula 1 se non fosse un «killer». Lui analizza tutte queste cose, guarda i dati, arriva alle sue conclusioni e la conclusione è che non si è mai trovato del tutto a suo agio sulla pista di Miami: non gli sono mai piaciuti gli asfalti troppo lisci e questo è quanto”. 

    La scarsa affinità venutasi a creare tra il nativo di King’s Lynn e il tracciato del Sunshine State sembra, dunque, pronta ad essere cancellata dalla memoria collettiva in favore di una sua ben maggiore predisposizione nei confronti della pista dedicata a Gilles Villeneuve, sulla quale, il team principal austriaco è certo, il britannico riuscirà a mettere in mostra il suo vero potenziale:

     “Ci metteremo una croce sopra: sta già pensando a Montreal e non vede l’ora, mancano ancora 18 gare e ci sono ancora tanti punti da poter fare. Non credo che sia di alcuna rilevanza da parte sua pensare a cosa potrebbe succedere da qui a fine anno”.