Autore: Valentina Cardellino

  • Leclerc: “Il rinnovo? Non di solo amore si tratta. Credo nel progetto tecnico”

    Leclerc: “Il rinnovo? Non di solo amore si tratta. Credo nel progetto tecnico”

    Il fine settimana che invade e paralizza le strade del Principato dal secolo scorso ha sempre rappresentato un appuntamento col cuore per Charles Leclerc, cresciuto inseguendo con lo sguardo dalla propria abitazione quella monoposto dipinta di rosso le cui redini, come promesso a papà Hervé, negli anni successivi sarebbero state attratte dalle sue mani come una preda col suo cacciatore.

    A rendere ancora più speciale l’edizione corrente del Gran Premio di Monaco, però, ci ha pensato il rinnovo firmato dal padrone di casa con la Ferrari nella giornata di ieri, precedendo di poche ore l’avvio di un turbinio di emozioni e impegni che il monegasco potrà ora affrontare con la consapevolezza di essere ancora saldamente legato al suo fedelissimo Cavallino.

    Ma la volontà di rimanere alla corte di Fred Vasseur, come ha spiegato lo stesso numero 16 ai microfoni di Motorsport.com, non è scaturita da una semplice promessa di amore eterno, bensì da una rinnovata fiducia nei confronti di una vettura e di un team che, nonostante le copiose ed evidenti difficoltà degli ultimi anni, a detta dell’alfiere è in cammino verso l’agognato successo:

    “Credo che ogni rinnovo venga sempre valutato con la dovuta attenzione e, in questo caso, non è stato diverso rispetto ai precedenti. L’aspetto principale è credere nel progetto. Per quanto riguarda l’amore che provo per questa squadra, non è più qualcosa che devo mettere in discussione, quindi da quel punto di vista non ho dovuto riflettere molto. Abbiamo visto soluzioni inedite sulla monoposto e questo mi ha dato ulteriore fiducia, convincendomi che questa è la squadra con cui voglio stare”.

    Interrogato sulla possibilità che le avances delle scuderie rivali abbiano potuto interferire con il processo di rinnovo del contratto con la Rossa, Leclerc non ha scelto mezze parole per ribadire la propria presa di posizione: nessuna tentazione è mai stata tanto forte da intaccare la sua ferrea volontà di riportare il mondiale in Italia.

    “Non ho mai valutato davvero delle alternative. Sicuramente ci sono state delle conversazioni, anche perché dopo dieci anni in questo paddock si creano relazioni che vanno oltre il semplice ambito professionale. Per quanto mi riguarda, e ci tengo a dirlo, ciò che volevo fare è sempre stato molto chiaro: quello che voglio è vincere, l’ho sempre detto, e ciò che desidero davvero è vincere in rosso. Questo rinnovo nasce con l’obiettivo di riportare la Ferrari in alto”.

  • Bearman: “Ho un solo obiettivo, la Ferrari. Ma non ho fretta”

    Bearman: “Ho un solo obiettivo, la Ferrari. Ma non ho fretta”

    Il fine settimana andato in scena a Montreal era stato anticipato da una perentoria presa di posizione da parte di Lewis Hamilton, il quale, infastidito dall’idea che qualcuno volesse allontanarlo dal sedile della Ferrari cedendo a retoriche che lo descrivono ormai lontano dallo splendore agonistico che lo ha trasformato in un sette volte iridato, ha voluto assicurare a tifosi e addetti ai lavori che il suo ritiro dalle fila della classe regina è tutt’altro che vicino.

    A scatenarsi, soprattutto a seguito del secondo posto conquistato dall’alfiere britannico proprio sul tracciato dedicato a Gilles Villeneuve, è stata una reazione a catena di domande che ha portato a volgere lo sguardo verso colui che, agli occhi di molti, rappresenta il naturale successore del nativo di Stevenage al volante della Rossa. Il contratto che lega Oliver Bearman al Cavallino fino alla fine del 2027 grazie al nodo centrale rappresentato dalla Ferrari Driver Academy, infatti, è tornato a essere sotto la lente d’ingrandimento, grazie anche alle ottime prestazioni portate in pista proprio dal giovane pilota al volante della sua Haas nel corso di questa prima parte di stagione. 

    Interrogato ai microfoni dell’agenzia di stampa Press Association, il ventunenne ha, però, voluto mettere a tacere ogni forma di indiscrezione sul suo futuro, ponendo l’accento sul suo desiderio di approdare a Maranello senza bruciare le tappe e solo quando potrà fare affidamento su una guida più matura: 

    “Non ci sono particolari scadenze che mi impongano di fare delle cose entro un certo termine. Non mi interessa granché, anzi voglio solo continuare a diventare la versione migliore di me stesso, dare a questa squadra le migliori possibilità di lottare e continuare a divertirmi. La Ferrari? Ovviamente ho un contratto con loro, hanno riposto fiducia in me sin dall’inizio ed è naturale che il mio obiettivo finale sia quello di stare con loro”. 

    Con la tumultuosa silly season pronta a infiammare i mesi estivi, Bearman ci ha tenuto a sottolineare che le uniche questioni verso cui vuole indirizzare la propria energia sono quelle che riguardano la pista e ciò che va in scena su di essa durante i fine settimana di gara, lasciando nelle mani di chi di dovere tutto ciò che minaccia la sua concentrazione: 

    “A molti stanno scadendo i contratti, penso che tutti volessero vedere come sarebbe stata la gerarchia nel 2026 e questo determinerà poi come sarà il 2027. Ma non sono affari miei: io guido la macchina, ci sono persone che se ne occupano per me. Perdere la concentrazione a causa di queste voci e di altre cose non migliorerà le mie prestazioni. Mi sento pronto per qualsiasi evenienza, è questo che conta”.

  • Russell: “F1 spettacolare grazie a queste Power Unit, non capisco perché qualcuno voglia cambiarle”

    Russell: “F1 spettacolare grazie a queste Power Unit, non capisco perché qualcuno voglia cambiarle”

    La complessa e ampiamente discussa transizione regolamentare che sta interessando la Formula 1 dalle prime battute di questo 2026 ha visto costruttori e Federazione Internazionale costantemente impegnati a ridefinire il futuro delle motorizzazioni: al centro del dibattito rimane imperterrito il tema del bilanciamento tra la componente termica e l’architettura ibrida, fattore che continua ad incidere sulla gestione dell’energia in pista e sul fenomeno del clipping. 

    Eppure, a discapito delle ripetute lamentele che numerosi protagonisti del paddock non hanno mancato di rivolgere ad una normativa che, a detta di molti, eliminerebbe l’essenza di ciò che il motorsport è, non mancano i sostenitori dell’attuale configurazione tecnica, i quali la ritengono capace di favorire le dinamiche dei duelli domenicali soprattutto in circuiti come quello di Montreal, che, con le sue ampie zone di frenata, ha permesso un recupero più ottimale dell’energia da sfruttare sui rettilinei. 

    Al fianco di questi ultimi si è schierato anche George Russell, il quale, reduce da un infelice fine settimana fatto di multe e stop forzati, non ha comunque mancato l’appuntamento con i media. Proprio in questa occasione, il britannico si è imposto a difesa delle Power Unit introdotte nell’anno corrente, individuando in queste ultime la ragione che si cela dietro la spettacolare lotta messa in scena dalle due Mercedes nel corso del fine settimana canadese. 

    Per tale motivo, l’alfiere inglese si è mostrato alquanto perplesso di fronte all’idea che i suoi colleghi stiano spingendo per un cambiamento al riguardo, azzardandosi in paragoni con l’obiettivo di scuotere la memoria collettiva e di portarla a supportare la sua visione: 

    “Mi è piaciuto duellare con Kimi, l’ho trovato fantastico. Non facevo una battaglia così da anni, non vedevo un duello del genere probabilmente dai tempi di Lewis e Nico in Bahrain, nel 2014. E queste nuove vetture te lo permettono. Questi nuovi motori te lo permettono. Non capisco perché qualcuno voglia cambiarli, perché abbiamo avuto duelli spettacolari a Melbourne, grandi battaglie in Cina. Kimi e io abbiamo avuto un gran bel duello sia sabato che domenica, ed è possibile solo grazie al modo in cui sono fatte queste Power Unit”.

  • Alonso: “Non me ne vado, voglio che mio figlio mi veda correre”

    Alonso: “Non me ne vado, voglio che mio figlio mi veda correre”

    Nell’adrenalinica realtà del Circus tutto si deteriora ad un ritmo vertiginoso: cambiano i regolamenti, sbiadiscono le promesse, si alternano al vertice i diversi team e intere generazioni di piloti vengono spazzate via nel giro di poche stagioni. 

    Eppure, nel mezzo di questo vento burrascoso che tutto travolge ed erode, Fernando Alonso sembra essere l’unico elemento in grado di mantenersi immobile: una montagna di roccia viva, impermeabile alle violente raffiche del tempo e alle altrettanto indelicate tempeste tanto sportive quanto extra-sportive che dal 2001, anno del suo approdo alla classe regina, non hanno mai smesso di abbattersi sul paddock. 

    Con le primavere dello spagnolo pronte a diventare 45, tornano come ogni anno a moltiplicarsi le supposizioni sul suo futuro, che ora necessita di tenere in conto anche quella che ha rappresentato l’ennesima sfida da affrontare per l’alfiere di Aston Martin, ovvero la nascita del piccolo Leonard Alonso Jimenez, frutto dell’unione tra il pilota e la giornalista sportiva Melissa Jimenez. 

    Interrogato sull’ipotesi che la venuta al mondo di un bambino potesse rappresentare per lui un motivo per rallentare, però, il vecchio leone di Oviedo ha rivelato ai microfoni di Sky Sports F1 UK che i suoi sforzi sono, al contrario, diretti verso la volontà di continuare a lavorare per poter rendere orgoglioso il piccolo arrivato, dandogli la possibilità di portare nella memoria un ricordo quantomeno accennato della carriera quasi trentennale del papà: 

    “Ho alcuni pensieri, non posso mentire, perché avere un figlio è qualcosa che cambia il tuo modo di vedere la vita. Ma devo anche ammettere che i pensieri stanno andando nella direzione opposta: voglio ancora correre perché voglio che lui possa vedermi. Dovrei correre ancora uno o due anni in modo che lui possa ricordarsene e possa capire cosa sta succedendo: non vorrei fermarmi finché lui non potrà entrare almeno nel paddock”. 

    Nonostante la rinnovata foga agonistica di cui Alonso ha voluto fare sfoggio, il due volte Campione del Mondo è rimasto saldamente ancorato ad un suolo che, nei primi cinque appuntamenti in calendario, si è dimostrato tutt’altro fertile per la sua scuderia d’appartenenza, tanto da portarlo a programmare la sua futura dipartita dalla massima categoria anche e soprattutto in funzione della competitività che riusciranno a promettere lui per il prossimo anno: 

    “Al momento non mi sono ancora fermato a pensarci, sono molto rilassato al riguardo. Se dovessi lasciare la Formula 1, sono sicuro che correrei in altre categorie perché sono aperto a tutto. Penso che solo dopo la sosta estiva mi siederò al tavolo col team per prendere delle decisioni, soprattutto perché dobbiamo vedere come la macchina può migliorare”.

  • Norris: “Se vogliamo che la vera F1 torni va eliminata in toto la batteria”

    Norris: “Se vogliamo che la vera F1 torni va eliminata in toto la batteria”

    Sin dai suoi albori, la stagione corrente di Formula 1 è stata caratterizzata da una lunga scia di polemiche sorte sulla base del nuovo regolamento tecnico, ritenuto dai più tutto fuorché entusiasmante e, soprattutto, poco consono a quello che dovrebbe essere il pinnacolo del Motorsport.

    Un trend, quello appena descritto, che non accenna a placarsi: fine settimana dopo fine settimana, infatti, sembra che tutti i protagonisti coinvolti continuino ad aggiungere una tessera al folto mosaico di discussioni che attualmente animano il paddock. 

    Nei giorni che hanno preceduto il Gran Premio di Miami (che ha segnato la prima seppur ancora limitata svolta per riportare in vita la competizione), molti sono stati i piloti che hanno voluto pronunciarsi rispetto alle proprie, rinnovate aspettative, ma a smontarle quasi immediatamente ci ha pensato Lando Norris, esprimendo la propria opinione al termine delle 57 tornate minacciate dalla pioggia della Florida. 

    All’alfiere di casa McLaren, infatti, non è bastato il secondo gradino del podio per mandare giù l’amaro boccone che la gestione della carica elettrica rappresenta per chi di velocità vive e, al termine della corsa americana, intervenendo in zona mista davanti ai microfoni di diversi media, è volutamente tornato ad alzare la voce nei confronti di un pacchetto di normative che non reputa all’altezza della classe regina

    “È un piccolo passo nella giusta direzione, ma non è ancora al livello che la Formula 1 dovrebbe avere. Se vai a tutto gas ovunque e cerchi di spingere come negli anni precedenti, vieni comunque penalizzato. La questione non è più riuscire ad accelerare il prima possibile ovunque. Non dovresti mai essere penalizzato per questo genere di cose e invece lo sei ancora”. 

    Il pilota britannico si è successivamente dilungato nel cercare una soluzione al problema, che, secondo il suo pensiero, non risiede nelle prudenti modifiche a cui la Federazione Internazionale ha dato via libera con il summit del 20 aprile, ma in un taglio di componentiben più drastico: 

    “Onestamente, non credo proprio che si possa risolvere il problema. Bisogna proprio eliminare la batteria e spero che tra qualche anno sia così”.

  • Wolff: “Russell un killer in pista. Miami? Ci abbiamo messo una croce sopra”

    Wolff: “Russell un killer in pista. Miami? Ci abbiamo messo una croce sopra”

    I primi quattro appuntamenti di questa nuova stagione hanno svolto un ruolo di essenziale conferma per quelli che sono stati i valori fatti registrare dalle due sessioni di test pre-stagionali, soprattutto per quanto riguarda il temuto, ma ampiamente previsto dominio con il quale la Mercedes sembrava pronta ad azzannare il resto della griglia, tanto in qualifica quanto in gara. 

    Dal momento in cui il Gran Premio andato in scena in Australia ha dato ufficialmente il via alle danze in pista, gli occhi di tifosi e addetti ai lavori non hanno potuto che puntarsi su George Russell, chiamato, al suo secondo anno da virtuale veterano se paragonato alla giovane età del compagno Andrea Kimi Antonelli, a ricoprire il ruolo di pilota di punta in una lotta per il titolo che sembrava pronta a ripagarne una volta per tutte la quinquennale lealtà verso le Frecce d’Argento. 

    Dopo la vittoria centrata a Melbourne, però, il pilota inglese si è trovato costretto a sottomettersi, insieme agli altri venti colleghi, all’impressionante guizzo di agonismo del diciannovenne bolognese, finendo per ritrovarsi a venti lunghezze di distanza dal medesimo nella Classifica Piloti aggiornata allo scorso fine settimana. 

    Nonostante le evidenti difficoltà affrontate dal suo pilota durante la domenica di Miami, a correre in suo soccorso ci ha pensato Toto Wolff, che ci ha tenuto a ricordare al mondo perché Russell si trova al volante della W17 paragonandone, ai microfoni di Planet F1, l’etica lavorativa e la grande consapevolezza delle proprie capacità a quelle dei grandi campioni: 

    “Ho sempre detto che George non sarebbe un vincitore di Gran Premi in Formula 1 se non fosse un «killer». Lui analizza tutte queste cose, guarda i dati, arriva alle sue conclusioni e la conclusione è che non si è mai trovato del tutto a suo agio sulla pista di Miami: non gli sono mai piaciuti gli asfalti troppo lisci e questo è quanto”. 

    La scarsa affinità venutasi a creare tra il nativo di King’s Lynn e il tracciato del Sunshine State sembra, dunque, pronta ad essere cancellata dalla memoria collettiva in favore di una sua ben maggiore predisposizione nei confronti della pista dedicata a Gilles Villeneuve, sulla quale, il team principal austriaco è certo, il britannico riuscirà a mettere in mostra il suo vero potenziale:

     “Ci metteremo una croce sopra: sta già pensando a Montreal e non vede l’ora, mancano ancora 18 gare e ci sono ancora tanti punti da poter fare. Non credo che sia di alcuna rilevanza da parte sua pensare a cosa potrebbe succedere da qui a fine anno”.

  • Antonelli: “Il campionato è lungo, Russell andrà fortissimo in Canada”

    Antonelli: “Il campionato è lungo, Russell andrà fortissimo in Canada”

    Il ritorno alla competizione che la Formula 1 ha messo in scena sul tracciato di Miami ha rappresentato il debutto delle modifiche che la Federazione Internazionale ha apportato al regolamento, ma a non cambiare, nonostante gli oltre 30 giorni di sosta, è la firma con la quale Andrea Kimi Antonelli è stato in grado di sigillare, per la terza volta consecutiva, il gradino più alto del podio.

    Una tripletta, quella centrata dall’alfiere italiano, che lo ha catapultato a quota 100 nella Classifica Piloti e che gli ha permesso di aumentare le lunghezze che costituiscono il suo distacco da un anonimo George Russell, anticipato alla bandiera a scacchi anche dalle due McLaren di Lando Norris e Oscar Piastri.

    Come evidenziano le dichiarazioni rilasciate dal pilota di casa Mercedes ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, però, questa impressionante striscia di risultati non va confusa con il traguardo dei suoi sforzi, che ha ammesso di voler, ora, indirizzare verso le necessarie migliorie da apportare alla fase della partenza, che più volte ha finito per penalizzarlo durante le prime tornate dei passati Gran Premi:

    “Al via non avevo confidenza perché tutte le prove di partenza non erano state buone: alla fine, però, non è andata male come sabato, è andata un pochino meglio. Non mi aspettavo che Charles frenasse così presto, quindi ho cercato di evitarlo e ovviamente ho sofferto un bloccaggio, ma sono stato fortunato con quello che è successo in Curva 2”.

    Il diciannovenne bolognese, prima di dedicare un sentito pensiero ad Alex Zanardi (che ci ha prematuramente lasciati nei giorni precedenti al fine settimana statunitense, ndr) ha, poi, voluto rispondere a chi continua a paragonare ciò che lui sta costruendo nella classe regina a quello che Jannik Sinner sta realizzando nel mondo del tennis, chiedendo implicitamente di non opprimerlo con acerbe aspettative di un trionfo dato da troppi per scontato:

    “Sfida tra me e Sinner a chi vince di più? No, bisogna restare concentrati. Il campionato è ancora lungo e bisogna continuare ad alzare l’asticella perché sicuramente George andrà fortissimo in Canada. Sicuramente ora mi godrò il momento, però dopo mi concentrerò su Montreal perché dopo due settimane e mezzo sarà importante tornare ancora più forti. Concludo dedicando questa vittoria ad Alex Zanardi”.

  • Hamilton: “Ho dimostrato a ex piloti molto lontani dai miei standard che si sbagliavano”

    Hamilton: “Ho dimostrato a ex piloti molto lontani dai miei standard che si sbagliavano”

    I primi tre appuntamenti di questa nuova stagione hanno risvegliato timidamente gli animi degli uomini e dei tifosi della Ferrari, rifugiatisi in uno stato di apatico torpore in seguito a un 2025 che, ad eccezione di rari acuti, ha visto la monoposto della Rossa protagonista solamente di sfortunate circostanze.

    Con la paternità delle poche occasioni che hanno portato la vettura dello scorso anno sul podio attribuibile quasi esclusivamente alla figura di Charles Leclerc, una pioggia di dubbi e aspre critiche si è abbattuta su Lewis Hamilton. 

    Durante il suo primo anno alla corte del Cavallino Rampante, l’inglese ha faticato ancor più del compagno monegasco a comprendere una macchina che, oltre a non assecondare il suo stile di guida, differiva profondamente dalle Mercedes a cui era stato abituato nell’ultimo decennio.

    Accuse, quelle che hanno colpito il sette volte Campione del Mondo, nate anche e soprattutto dal terreno fertile delle dichiarazioni di ex alfieri della classe regina. 

    Proprio loro sono stati punti, non senza un tocco di vendicativa ironia, dallo stesso nativo di Stevenage in una lunga intervista pubblicata dal sito ufficiale della Formula 1:

    “Quando hai delle annate difficili, sei circondato da domande: ho visto molti piloti, che non si sono avvicinati neanche minimamente al mio livello di successo, parlare di me in modo negativo, cosa che continuano a fare. E proprio per questo è stato grandioso iniziare bene la nuova stagione e dimostrare che continuo ad avere quello che serve per competere per le prime posizioni”.

    Dopo essersi concesso tale sfogo, l’epta-iridato ha rivolto la propria attenzione alla stagione in corso, durante la quale l’attuale competitività lo ha visto comunque in grado di centrare un quarto e un terzo posto. 

    Risultati che per Hamilton devono tornare a essere la normalità, nella speranza che gli aggiornamenti in arrivo sulla SF-26 possano saziare la sua rinnovata fame di vittoria:

    “Sono stato a Maranello e questo è il momento giusto per incontrare le persone di ogni reparto e dire: «queste sono le componenti della monoposto con cui sto avendo più problemi, potete lavorarci?». L’anno scorso non potevamo avere questo tipo di incontri perché non avrebbe avuto alcun senso per la macchina che avevamo, ma siamo riusciti ad averli nuovamente in programma quest’anno”.

  • Ferrari, ADUO in arrivo: la conferma arriva da Antonelli

    Ferrari, ADUO in arrivo: la conferma arriva da Antonelli

    Niente è più travolgente del senso di onnipotenza che porta con sé una striscia di risultati positivi all’interno dei confini in continuo e rapido cambiamento della classe regina e nessuno, più di chi è aggrappato al vertice della classifica iridata, ne teme l’altrettanto straordinaria fugacità.

    Ed è proprio nella culla creatasi dalla potente combinazione di queste due sensazioni che sembrano nascere le recenti rivelazioni che Kimi Antonelli ha riservato ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, rilasciate dopo essersi affermato in Giappone come il più giovane leader della lotta mondiale della storia della Formula 1.

    Ad infestare i deboli, prematuri sogni iridati del giovane pilota bolognese, dopo la lotta intestina intrattenuta con George Russell, sembra stia giungendo anche un’opprimente nube di rosso, che minaccia di accecarlo fin dal ritorno in pista previsto per il primo fine settimana del mese di maggio.

    Con l’annullamento degli appuntamenti in Bahrain e Arabia Saudita, infatti, l’eleggibilità del Cavallino Rampante a beneficiario dell’ausilio rappresentato dall’ADUO si è virtualmente ridotta nei suoi tempi d’attesa e si è trovata ad essere confermata dallo stesso alfiere delle Frecce d’Argento (anche se è doveroso sottolineare che da parte della Federazione Internazionale non è ancora giunto alcun comunicato ufficiale, ndr):

    “So che ci saranno dei cambiamenti grossi: anche l’ADUO che è stato concesso alla Ferrari per esempio, che gli consentirà di sviluppare il motore… Sicuramente si avvicineranno moltissimo, perché comunque la loro macchina va forte e quindi se riescono anche a migliorare il motore si avvicineranno ulteriormente”.

    Quello intrattenuto dalle dichiarazioni di Antonelli, però, rimane un gioco costruito su equilibri estremamente sottili: se da un lato, quindi, il pilota italiano è consapevole dell’ipotetico slancio tecnico di cui potrebbe rendersi protagonista la SF-26 nel futuro prossimo, altrettanto convincente è la sua fiducia nei confronti di una W17 che, almeno in queste battute iniziali della nuova stagione, altro non fa che rispondere ad ogni suo impercettibile comando.

    “Non sono preoccupato più di tanto: alla fine una volta che andrò in pista penserò a fare quello che ho fatto negli scorsi week-end. Poi sono sicuro che comunque anche noi porteremo aggiornamenti abbastanza importanti: la macchina va già forte e c’è una bella dinamica nel team, quindi non sono preoccupato più di tanto, ma sono consapevole che gli altri team arriveranno prima o poi”.

  • Patrese: “La F1 non può permettersi un ritiro di Verstappen”

    Patrese: “La F1 non può permettersi un ritiro di Verstappen”

    Al termine del Gran Premio andato in scena lo scorso fine settimana in Giappone, a tenere banco più di quanto non abbia fatto la lotta intestina di casa Mercedes per la vetta della classifica mondiale è stato il tornado mediatico scatenatosi dopo le ripetute allusioni di Max Verstappen ad un suo ritiro quantomai imminente.

    Ad alimentare il fuoco delle frecciate dell’alfiere olandese, non immune a passate dichiarazioni dalla simile valenza, ha contribuito anche e soprattutto l’incidente che ha avuto come protagonista Oliver Bearman, fortunatamente rimasto illeso nonostante il durissimo impatto a cui la sua vettura è stata costretta per non centrare la monoposto di Franco Colapinto, rallentata nettamente dalla necessità di recuperare energia come da nuovo regolamento.

    Una decisione, quella a cui ha fatto eco ripetutamente il quattro volte Campione del Mondo, che, come sottolineato da Riccardo Patrese ai microfoni di una piattaforma di scommesse sportive, scuoterebbe dalle fondamenta il mondo della classe regina, che senza il nativo di Hasselt perderebbe non solo uno dei grandi protagonisti del suo albo, ma anche una delle figure che attraggono più pubblico tra quelle in griglia:

    “Non possiamo perdere Max dalla Formula 1 perché è il pilota che rende lo spettacolo molto migliore: la Formula 1 non può permettersi di perderlo e i fan non possono permettersi di perdere Verstappen dallo spettacolo”.

    Parole, quelle dell’ex pilota italiano, che sembrano risuonare come un monito all’interno di questo scenario tutt’altro che rassicurante, infiammato da un carattere che Verstappen non ha mai mancato di dimostrare sia nei limiti del tracciato che quando si tratta di mandarle a dire ai vertici della Federazione Internazionale:

    “Max ha già tratto molta soddisfazione da ciò che ha raggiunto. Forse ora dirà: «Basta, ne ho abbastanza, vado a pescare!». Ha un carattere molto forte: se si arrabbia, potrebbe benissimo andarsene. Vediamo cosa propone la FIA per migliorare la situazione: spero che abbiano le soluzioni giuste per accontentare i piloti”.