Autore: Ilaria Carrain

  • Vasseur: “Vincere? Si può fare, stiamo crescendo passo dopo passo”

    Vasseur: “Vincere? Si può fare, stiamo crescendo passo dopo passo”

    Sotto il sole della Florida, la Formula 1 è tornata a essere degna del suo nome.

    Le qualifiche di Miami hanno infatti regalato uno spettacolo, con quattro team in battaglia per la conquista della pole position.

    A spuntarla è stata la Mercedes di Andrea Kimi Antonelli, con le Ferrari di Charles Leclerc e di Lewis Hamilton rispettivamente in terza e in sesta posizione.

    In un week-end importante per la SF-26, equipaggiata con un corposo pacchetto di aggiornamenti, il team principal del Cavallino Rampante, Frederic Vasseur, ha fatto il punto della situazione ai microfoni di Sky Sport F1 Italia.

    Queste le sue dichiarazioni:

    “Se guardiamo questa mattina e ieri, Mercedes oggi è più veloce mentre McLaren volava ieri, noi invece siamo sempre stati terzi. Siamo tutti nella stessa fase di comprensione. L’importante è essere costanti e fare dei buoni punti. Vincere domani? È sempre possibile quando parti dalla seconda fila ed è vero che fin dall’inizio della stagione abbiamo sempre fatto meglio in gara che in qualifica. Ho la sensazione che stiamo migliorando passo dopo passo. La strada è ancora lunga. Penso che la situazione di domani potrà essere anche dettata dal meteo”.

    Il dibattito si è poi spostato sul deficit di cavalli che la monoposto di Maranello sembra pagare sui diretti avversari:

    “Quanti cavalli in meno rispetto a Mercedes e Red Bull? Questo dovrete chiederlo alla FIA e non è solo una questione di cavalli, ma anche di erogazione di potenza. Credo che la Mercedes abbia cambiato la scelta tra ieri e oggi e siamo tutti in un processo di comprensione”.

    L’ingegnere francese ha infine affrontato il tema dell’ADUO, fattore che potrebbe consentire al Cavallino di intervenire sulla Power Unit per colmare il gap:

    “Fiducia nell’ADUO come soluzione? Io non devo avere fiducia o meno, noi dobbiamo concentrarci sullo sviluppo per spingere, portare aggiornamenti sul telaio come abbiamo fatto questo week-end e come faremo il prima possibile anche sul motore. Dobbiamo aspettare che esca il ranking della FIA e dopo capiremo se potremo sviluppare il motore o no. Ogni piccolo centesimo potrà fare la differenza alla fine. Ci sarà una convergenza di prestazioni e noi dobbiamo cercare di trovare quel decimo in più”.

  • Antonelli: “Sprint Qualifying pasticciata, la W17 ha preso vita solamente con le gomme soft”

    Antonelli: “Sprint Qualifying pasticciata, la W17 ha preso vita solamente con le gomme soft”

    I riflettori del venerdì di Miami, tornati ad accendersi dopo un mese di sosta, hanno premiato la competitività della McLaren, capace di monopolizzare la zona alta della griglia con la pole position e il terzo tempo nella Sprint Qualifying.

    A impedire una prima fila tutta color papaya è stato però Andrea Kimi Antonelli, protagonista di una scelta strategica audace: il giovane bolognese è uscito dai box per ultimo nella fase finale dell’SQ3, puntando tutto sull’evoluzione del tracciato e sulla pista più gommata.

    La scommessa ha pagato, permettendogli di scavalcare Oscar Piastri per appena 17 millesimi.

    In una giornata complessivamente opaca per le Frecce d’Argento, Antonelli è riuscito a fare la differenza, infliggendo un distacco pesante di ben quattro decimi al proprio compagno di squadra.

    George Russell è apparso infatti ancora una volta in netta difficoltà nel confronto diretto con l’italiano, attuale leader della classifica iridata, che ha dimostrato una superiore capacità di estrarre il massimo potenziale dalla monoposto nel momento decisivo della sessione.

    Nel post-qualifica, ai microfoni di F1 TV, il pilota della Mercedes ha analizzato la sua prestazione con sincerità, ammettendo di aver vissuto una sessione non priva di ostacoli prima dell’ultimo colpo di reni:

    “È stata una sessione un po’ pasticciata, ho faticato parecchio con la mia macchina. Con le medie non sono riuscito a fare un buon giro, poi con le soft tutto d’un tratto la macchina ha preso vita e io mi sono sentito più a mio agio. Ovviamente è stato un peccato non provare le soft nelle FP1, ma penso che ci fosse un po’ di margine. Penso comunque che malgrado tutto questo sia un risultato discreto. Con il team abbiamo fatto un gran lavoro di recupero e ora guardiamo con ottimismo a domani. Senza dubbio questa sera analizzeremo a fondo per capire cosa potremo fare meglio per andare più veloce domani”.

  • Piastri: “Le modifiche regolamentari? FIA e F1 hanno preso molto sul serio la situazione”

    Piastri: “Le modifiche regolamentari? FIA e F1 hanno preso molto sul serio la situazione”

    Dopo un mese di sosta, le monoposto di Formula 1 tornano finalmente in pista a Miami per il quarto appuntamento della stagione.

    Questa pausa forzata ha permesso al Circus di metabolizzare i recenti scossoni regolamentari che debutteranno proprio in Florida, nel tentativo di correggere alcune storture emerse nei primi GP.

    Tra i team chiamati a una svolta figura la McLaren, che dopo un avvio complesso è riuscita a sbloccarsi solo in Giappone grazie al podio di Oscar Piastri.

    Proprio l’australiano ha analizzato con favore le novità tecniche, evidenziando come le modifiche alla gestione dell’energia dovrebbero restituire una guida più sincera, specialmente nel giro secco.

    “Dovrebbe esserci meno super clipping, con la riduzione del limite di recupero la situazione dovrebbe migliorare soprattutto in qualifica. Penso sia sicuramente un passo nella direzione giusta”, ha spiegato Piastri alla stampa selezionata (tra cui la testata italiana AutoRacer.it).

    Il pilota papaya è consapevole che il sistema resti intrinsecamente complesso, ma vede nei nuovi limiti un tentativo di normalizzazione:

    “Ci saranno ancora stranezze o situazioni inaspettate e le cose cambieranno un po’ da un circuito all’altro, ma nel complesso si sta andando nella giusta direzione. L’obiettivo è che la gente non debba aver bisogno di sapere quanta ricarica abbiamo o cosa accada all’acceleratore. Con queste Power Unit, però, non esiste un modo facile per semplificare le regole perché sono limitate in certi modi; sarà sempre un compromesso”.

    Un aspetto fondamentale di questo cambio di rotta risiede nel peso politico esercitato dai protagonisti in pista.

    Piastri ha infatti rivelato come il dialogo tra la GPDA e i vertici federali sia stato costante e proficuo, portando la Federazione a intervenire su punti critici segnalati proprio da chi siede nell’abitacolo.

    “Grazie alla GPDA ci sono state molte discussioni. Per noi piloti i due aspetti principali erano rendere le cose più naturali in qualifica e ridurre le differenze di velocità in gara in punti inaspettati. FIA e Formula 1 hanno preso molto sul serio la cosa e il dialogo è stato molto buono”, ha confermato l’australiano.

    Resta ora da capire se questi correttivi saranno sufficienti o se serviranno interventi più strutturali nelle stagioni a venire.

    Piastri guarda con realismo al futuro, consapevole che la natura di queste Power Unit non permetta rivoluzioni istantanee:

    “Se avessimo idee su altre cose da cambiare, probabilmente non si tratterebbe di aspetti modificabili da un week-end all’altro, ma piuttosto di anno in anno o a lungo termine. Credo comunque che la FIA abbia fatto un buon lavoro nel riconoscere le nostre preoccupazioni e nell’agire nel modo che sembrava più appropriato”.

    Miami sarà dunque il primo vero banco di prova per una Formula 1 che prova a ritrovare la sua anima più naturale.

  • Antonelli, Wolff contro i media italiani: “Leggo e sento di paragoni con Senna, tutto questo non mi piace”

    Antonelli, Wolff contro i media italiani: “Leggo e sento di paragoni con Senna, tutto questo non mi piace”

    In Italia la velocità con cui un atleta viene elevato all’altare della gloria è spesso proporzionale a quella con cui viene fatto precipitare al suo primo errore.

    È un meccanismo ormai noto, fatto di lodi gonfiate che, invece di sostenere il talento, finiscono per accelerare il deragliamento della carriera di una giovane promessa.

    Dopo tre gare stagionali e con la leadership del Mondiale tra le mani, anche Andrea Kimi Antonelli deve fare i conti con questo rischio.

    Sul diciannovenne bolognese iniziano ad accumularsi paragoni pesantissimi, ma in casa Mercedes i vertici sono già corsi ai ripari per proteggere il proprio diamante grezzo.

    Toto Wolff, durante un incontro con la stampa selezionata, ha voluto predicare calma, mantenendo il focus sulla crescita graduale del pilota.

    “Siamo sempre stati molto chiari nei nostri obiettivi con lui. Il primo anno è stato un anno di apprendimento, per cui era normale attendersi momenti molto positivi ma anche altre fasi in cui tutto può diventare più difficile. Ora siamo nel secondo anno della sua crescita e Kimi continua a migliorare nel modo in cui speravamo e avevamo previsto”, ha dichiarato il team principal della scuderia di Brackley.

    Il manager austriaco non ha nascosto il fastidio per alcune narrazioni decisamente esagerate che vedono il nome di Kimi accostato a leggende assolute della Formula 1.

    “Ovviamente in Italia tutti vogliono già parlare di Campionato del Mondo e iniziano i paragoni con Senna. È qualcosa che non mi piace leggere. Parliamo di un ragazzo di 19 anni che è sotto i riflettori da prestissimo. Bisogna abbassare la pressione e le aspettative, non aumentarle”, ha ribadito Wolff con fermezza.

    Secondo il manager, Antonelli gestisce la situazione con maturità grazie a un ottimo ambiente personale, fondamentale in questa fase della carriera.

    “Ci sono momenti in cui lo prendiamo per mano, altri in cui alziamo il livello della pressione e pretendiamo di più. Ma nel complesso tutto sta andando come ci aspettavamo. Non deve più dimostrarci di avere la velocità. Non deve dimostrarci di avere il talento. Non deve dimostrarci di avere il carattere giusto. Adesso è soltanto una questione di esperienza, e quella arriva con il tempo“, ha concluso Wolff, chiudendo di fatto ogni discussione prematura su titoli mondiali o eredità pesanti.

  • Domenicali: “Il 2031? Vogliamo un motore endotermico forte, per la gioia dei puristi”

    Domenicali: “Il 2031? Vogliamo un motore endotermico forte, per la gioia dei puristi”

    Il nuovo ciclo tecnico della Formula 1 ha appena mosso i primi (tanto discussi) passi, eppure, nonostante si parli già di possibili correzioni al quadro attuale, lo sguardo del Circus è già proiettato con decisione verso il 2031.

    Per evitare incertezze, la Federazione Internazionale dovrà muoversi con estremo anticipo, definendo ogni dettaglio tecnico senza concedersi ritardi in un processo che si preannuncia complesso.

    In un’intervista esclusiva a Motorsport.com, Stefano Domenicali ha chiarito che la definizione dei propulsori per il prossimo decennio dovrà avvenire entro la fine di quest’anno, spiegando la necessità di una pianificazione tempestiva:

    “Lasceremo che sia la FIA a coordinare ciò che potrebbe essere il giusto set di regolamenti da proporre ai costruttori e ai team. Ovviamente saremo al fianco della Federazione nel discuterne, ma è qualcosa su cui, credo, quest’anno dobbiamo decidere quale potrebbe essere il prossimo passo. Certo, si può dire che l’attuale regolamento in termini di governance scade alla fine del 2030. Dopo di che, la FIA ha la possibilità di produrre un set di regolamenti in cui o si prende o si lascia. Su questo saremo sicuramente insieme alla FIA. Penso che non possiamo perdere troppo tempo, perché il tempo sta passando così in fretta che torno a ciò che ho detto prima: se vogliamo essere abbastanza solidi da non ritrovarci con le spalle al muro, dobbiamo decidere il prima possibile”.

    Oltre alla tempistica, un punto centrale sarà la tutela degli interessi dei grandi marchi, cercando un equilibrio tra sostenibilità ambientale e spettacolo.

    L’amministratore delegato della Formula 1 ha sottolineato come la presenza di costruttori che investono nella categoria sia un valore che merita rispetto e non può essere dato per scontato, tracciando poi una rotta tecnologica che punta a riscoprire l’essenza stessa delle competizioni:

    “È qualcosa che dobbiamo rispettare. Perché in questo momento avere un costruttore che investe in Formula 1 è qualcosa di incredibile, e merita il nostro totale rispetto. In un contesto del genere non puoi permetterti di darlo per scontato. Io personalmente vedo, ma naturalmente spetta alla FIA proporlo, un tipo di carburante sostenibile al centro del futuro, con un diverso equilibrio rispetto all’elettrificazione e con un motore endotermico forte. Perché questo è il Motorsport. Permetterà di risparmiare molti chili, di avere un tipo di gara più puro da quel punto di vista, con vetture più leggere, più piccole, che puoi davvero spingere al massimo. È una direzione che, credo, dovrebbe rendere più felici i puristi”.

  • Tombazis: “La Formula 1 non è di certo in terapia intensiva, bastano due mele al giorno”

    Tombazis: “La Formula 1 non è di certo in terapia intensiva, bastano due mele al giorno”

    Sono settimane cruciali per la Formula 1: tra FIA e addetti ai lavori è infatti previsto un fitto calendario di incontri per discutere eventuali modifiche al regolamento, una decisione nata sulla scia dei malumori scatenati dopo i primi tre Gran Premi della stagione.

    A dare delle prime risposte ci ha pensato Nikolas Tombazis, direttore delle monoposto FIA, che ha paragonato l’attuale Formula 1 a un paziente. Queste le sue parole durante una recente intervista concessa al The Guardian:

    “Non stiamo discutendo di una riscrittura completa delle regole. Crediamo che il paziente non sia in terapia intensiva. Il paziente ha solo bisogno di un paio di mele al giorno, non di sottoporsi a un intervento a cuore aperto”.

    Sono due i campi principali su cui c’è bisogno di intervenire, in particolare sulla sicurezza, tema caldo dopo l’incidente di Bearman in Giappone:

    Ci sono questioni da affrontare sia dal punto di vista della guidabilità per i piloti che della sicurezza. Non mi piace andare in giro a dire che va tutto bene, ma neanche che è tutto un disastro. Abbiamo tifosi soddisfatti dello spettacolo, ma dobbiamo fare i conti con un incidente causato da aspetti specifici che dobbiamo risolvere e con alcuni piloti che ritengono che alcune cose vadano migliorate. Ogni incidente ad alta velocità è sempre uno shock. Dire che era prevedibile sarebbe sbagliato, ma la differenza di velocità era stata identificata come un rischio. Ne avevamo parlato, ma non era facile agire prima di avere un po’ di tempo per analizzare alcuni parametri. Quando si introducono modifiche in maniera troppo affrettata, il rischio è quello di peggiorare le cose o di causare altri problemi. Ma la sicurezza è la priorità numero uno“.

    Per risolvere alcune criticità, la FIA punterà a una strategia a tappe focalizzata sull’area software:

    “Queste regole di gestione dell’energia non richiederanno modifiche all’hardware ma alle impostazioni e al software. E si tratta di cambiamenti che si potranno introdurre molto veloce mente e che vanno al cuore delle questioni. Potremmo decidere di avere una fase 1 e una fase 2, concedendo un po’ più di tempo alla seconda per permettere ai costruttori di apportare alcune modifiche”.

  • Leclerc: “Per la mia carriera i miei fratelli hanno smesso di correre. È stato doloroso”.

    Leclerc: “Per la mia carriera i miei fratelli hanno smesso di correre. È stato doloroso”.

    Non si diventa un pilota di Formula 1 con uno schiocco di dita.

    Dietro alla scalata che porta un giovane al volante delle monoposto più ambite del mondo c’è molto di più del puro talento: servono investimenti, fortuna e soprattutto sacrifici.

    Anche la carriera di Charles Leclerc ha dovuto fare i conti con queste variabili.

    Durante l’intervista rilasciata al podcast “Passa dal BSMT”, il monegasco si è aperto sul suo percorso personale, ricordando i suoi primi anni sui kart e raccontando di una mentalità riconoscente del presente, senza pensieri pesanti sul domani:

    “Da ragazzino non ci sono stati momenti in cui pensavo che non ce l’avrei fatta, ma nemmeno momenti in cui invece pensavo che ce l’avrei fatta. Diciamo che non è qualcosa a cui pensavo, perché mi sentivo super felice e super fortunato già solo all’idea di poter portare avanti la mia passione, che era ed è quella di guidare. Non guardavo già avanti di uno, due o tre anni, perché ero piccolo”.

    La strada per portare Charles al professionismo è stata costellata di decisioni familiari, a volte anche delicate e dolorose per gli altri membri.

    Per motivi di budget, infatti, gli altri due fratelli del pilota della Ferrari hanno dovuto farsi da parte, per dare priorità proprio al futuro numero 16 del Cavallino:

    “Se avvertivo la pressione derivante dal fatto che i miei fratelli abbiano dovuto smettere con i kart? È difficile dirlo, perché penso che mio fratello più grande abbia accettato la cosa più facilmente: aveva iniziato tardi, aveva già la sua età e stava conducendo già i suoi studi. Per mio fratello minore, invece, è stato molto più difficile perché era un bambino, e vedermi fare qualcosa che lui non poteva fare era doloroso per lui e io lo sentivo. Adesso per fortuna anche lui è un pilota professionista e io, grazie alla Formula 1, ho potuto aiutarlo a riprendere la sua carriera”.

  • Krack: “Non serve fare pace con Honda, ma abbiamo una montagna da scalare”

    Krack: “Non serve fare pace con Honda, ma abbiamo una montagna da scalare”

    C’era grande attesa, nei mesi precedenti al via della stagione corrente, per la prima Aston Martin firmata dalla geniale matita di Adrian Newey.

    Tuttavia, le aspettative nei confronti della AMR26 sono drasticamente calate fin dai test di Barcellona e, successivamente, naufragate di fronte ai numerosi problemi tecnici che hanno tormentato il team di Lawrence Stroll in questo avvio di 2026, collezionando una serie di ritiri interrotta soltanto dall’opaco diciottesimo posto di Fernando Alonso a Suzuka.

    Proprio in Giappone Mike Krack, Chief Trackside Officer del team, ha voluto spegnere sul nascere le voci di una possibile tensione con Honda, legata alle recenti difficoltà della Power Unit.

    “Non c’era bisogno di fare la pace, perché abbiamo un buon rapporto. Abbiamo molto rispetto per Honda e abbiamo visto quanto lavoro è stato fatto sui problemi che stiamo affrontando. Per questo, per rispetto, abbiamo cercato in tutti i modi di finire la gara. Ne avevamo parlato prima, come abbiamo discusso durante la settimana e continueremo a farlo”.

    Krack ha poi concluso analizzando la situazione generale del team con sede a Silverstone:

    “Come squadra, non puoi autodistruggerti. Siamo in una situazione difficile e dobbiamo aggrapparci agli aspetti positivi degli ultimi tre mesi. Siamo andati a Barcellona a fine gennaio e da allora non abbiamo completato molti giri. Ora siamo riusciti a finire le gare, cosa che in Formula 1 dovrebbe essere la norma e non qualcosa da celebrare. Dobbiamo accettare la realtà in cui ci troviamo e lavorare per uscirne. Va dato merito a tutti: al personale in pista, a Sakura e anche a Silverstone, per la determinazione con cui abbiamo mosso questi primi passi. Purtroppo, non appena risolvi l’affidabilità, l’attenzione si sposta subito sulle prestazioni. Da questo punto di vista ci aspettano passi enormi: non piccoli progressi, ma salti davvero importanti. Dobbiamo sfruttare la pausa per compiere il primo, ma davanti a noi c’è una montagna da scalare. Nessuno sta festeggiando ma credo che, rispetto al modesto obiettivo che ci eravamo posti, una parte l’abbiamo raggiunta”.

  • Jos Verstappen: “Mi sono alzato di notte per vedere le libere cinesi e ho spento la TV dopo 15 minuti”

    Jos Verstappen: “Mi sono alzato di notte per vedere le libere cinesi e ho spento la TV dopo 15 minuti”

    L’idea di una Formula 1 senza Max Verstappen è uno scenario che, come raccontato nei giorni scorsi, potrebbe diventare realtà al termine del 2026.

    Il malcontento dell’olandese in merito ai nuovi regolamenti ha infatti fatto scattare un vero e proprio allarme ai vertici della Federazione Internazionale: pare che Stefano Domenicali abbia già fissato un incontro a tu per tu con il pilota della Red Bull.

    A commentare la posizione di Super Max ci ha pensato suo padre, Jos Verstappen, che durante un’intervista al quotidiano olandese De Telegraaf ha confermato le intenzioni della FIA:

    “I vertici della F1 lo ascoltano davvero, ne sono convinto. Ed è possibile che cambino alcune piccole cose nei regolamenti per quest’anno, ma non saranno aspetti che faranno la differenza. Spero possano fare grandi cambiamenti per il 2027 o il 2028″.

    Secondo Jos, tuttavia, gli ostacoli verso un cambiamento non mancheranno.

    L’olandese ha infatti puntato il dito contro chi si trova in una posizione di vantaggio, come il team di Brackley:

    “Ovviamente è anche un gioco politico, i cambiamenti non sono sempre facili da attuare. Toto Wolff e la Mercedes vorranno mantenere questi regolamenti il più a lungo possibile. Hanno investito molto tempo e denaro e hanno un chiaro vantaggio, ad esempio in termini di conoscenze, rispetto ai team clienti. Questo è un loro diritto e ne possono beneficiare”.

    Oltre alla politica, rimane il tema dello spettacolo. Jos si è mostrato totalmente in linea con il pensiero del figlio, attaccando la direzione tecnica presa dal Circus:

    “Quando guardo certe sessioni e sento che devono alzare il piede dall’acceleratore, è difficile entusiasmarsi. Due settimane fa mi sono svegliato nel cuore della notte per vedere le prove libere in Cina e ho spento la televisione dopo 15 minuti e sono tornato a dormire. Non l’avevo mai fatto prima e questo probabilmente significa qualcosa”.

  • Leclerc: “Ero inca**ato per la Safety Car, ma ho usato quella rabbia per lottare”

    Leclerc: “Ero inca**ato per la Safety Car, ma ho usato quella rabbia per lottare”

    “Hai due palle d’acciaio”.

    La scelta delle parole di Bryan Bozzi nel team radio che ha fatto seguito al sorpasso su George Russell non è un mero e semplice complimento, ma la sintesi perfetta del Gran Premio del Giappone di Charles Leclerc.

    Il podio conquistato dal monegasco ha i contorni del miracoloso, frutto di una difesa disperata su George Russell, di un sorpasso all’esterno sempre ai danni della Mercedes numero 63 e, infine, di quel T2 “fucsia” stampato proprio all’ultimo giro.

    Gettare il cuore oltre la macchina, oltre i regolamenti – che spesso sembrano limitare la pura essenza di un pilota come Leclerc – e oltre una Ferrari che non gli ha ancora messo a disposizione una vettura da Mondiale.

    Quando l’alfiere del Cavallino parcheggia la sua SF-26 dietro il cartello del terzo posto, il linguaggio del corpo del numero 16 parla chiaro: il volto è serio, perché oggi il podio non basta più.

    Al termine della gara, Leclerc si è presentato nella zona riservata ai media commentando la sua prestazione in maniera lucida ai microfoni di Sky Sport F1 Italia:

    “Oggi è stato difficile con il passo, c’è anche la McLaren che ha fatto un passo avanti. Abbiamo avuto un po’ di sfortuna con la Safety Car in un momento difficile per me, però queste cose succedono. Ho provato a usare l’incazzatura per questa Safety Car in un altro modo. Non ero molto fiducioso, anche se quando riparte la bandiera verde si chiude la visiera e si spinge al massimo. Avevo le gomme un po’ usate e con le hard è più difficile riportarle in temperatura. Non è stato così male alla fine. Un terzo posto è il tipo di risultato che dobbiamo portare a casa fino a quando non avremo, spero, la macchina migliore. Al momento la Mercedes è davanti e la McLaren ha fatto uno step. Sarà un campionato vinto o perso con gli sviluppi. Tutte le persone a casa stanno spingendo come matti. A Miami avremo come tutti una macchina abbastanza nuova e sarà fondamentale iniziare con il piede giusto. Ci serve di più sul lato Power Unit? Non è tutto. Sicuramente è dove facciamo più fatica rispetto a Mercedes, ma non c’è solo quello”.