Autore: Laura Ricotta

  • Wolff: “Non vorrei giocarmi il titolo con Hamilton. Quando sente odore di sangue, non lo fermi più”

    Wolff: “Non vorrei giocarmi il titolo con Hamilton. Quando sente odore di sangue, non lo fermi più”

    Toto Wolff conosce molto bene Lewis Hamilton.

    Conosce la sua straordinaria velocità, la caratura del talento che per anni ha regnato indiscusso sulla griglia. Conosce il suo temperamento graffiante, quella repulsione all’arrendevolezza che gli impedisce di mollare la presa.

    E, soprattutto, conosce la sua sete di vittoria, l’adrenalina che lo scuote quando scorge all’orizzonte l’ombra del trionfo. Lo conosce, e per questo lo teme, perché quelle che un tempo erano risorse preziose per Mercedes, oggi sono minacce per sconfiggere Brackley e scardinare Andrea Kimi Antonelli dal vertice della classifica iridata.

    Uno scenario che, dopo il successo di Hamilton a Barcellona e il ritiro del talento bolognese, non pare più così remoto: il britannico ha incassato ben 25 punti, accorciando il gap dalla vetta a 41 lunghezze.

    A spaventare Mercedes concorrono poi certo le brillanti prestazioni della SF-26 che, forte degli aggiornamenti di Barcellona, ha finalmente sfoderato tutto il suo potenziale, gareggiando alla pari con le Frecce d’Argento.

    Un ruolo cruciale in questo senso lo avranno le concessioni ADUO, con Ferrari che, in deficit sul fronte termico, introdurrà la prima delle due evoluzioni in Austria.

    E chissà che il veterano di Stevenage non continui a godere di questo sfolgorante momento di forma, facendo pressione sui rivali e aggiungendo alla formula la magia delle grandi imprese.

    “Lewis ha attraversato tanti momenti difficili, sono felice per lui. Se non vinciamo noi, mi fa piacere che lo faccia lui. Però preferirei non lottare con lui per il titolo, perché so di cosa è capace. Se sente odore di sangue, ci va a nozze. L’ho visto per molti anni: il treno di Hamilton parte e poi è difficile fermarlo”, ha spiegato Wolff ai microfoni dei media, mescolando l’antico affetto a una palpabile dose di sana e giustificata apprensione.

    “Hamilton ha le sue possibilità per il titolo. Ha 41 punti di ritardo, ma basta un ritiro e può guadagnare 25 punti. La situazione è aperta, non possiamo permetterci di non arrivare al traguardo. Dobbiamo continuare a migliorare le prestazioni della vettura, non commettere errori, essere intelligenti con la strategia e rimanere concentrati”, ha concluso.

  • Leclerc: “Nemmeno una vittoria cancellerebbe la vergogna che provo”

    Leclerc: “Nemmeno una vittoria cancellerebbe la vergogna che provo”

    Anche questa volta, Charles Leclerc non cerca scusanti.

    Mentre il volto di Lewis Hamilton è raggiante, galvanizzato dalla prima fila inaspettatamente (o forse no) conquistata nelle qualifiche di Barcellona, quello del monegasco è affranto, solcato dalla vergogna.

    La vergogna di non essere stato all’altezza, di aver avuto troppa fretta.

    Perché oggi, anche e soprattutto grazie al consistente pacchetto di aggiornamenti implementati sulla vettura, il distacco da Mercedes era finalmente colmabile, la pole position alla portata di Ferrari.

    Lo avevano dimostrato gli ottimi passaggi fatti registrare in Q1 e Q2, quando il numero 16 si ritrovava sempre a lottare al vertice, supportato da un feeling ottimale con la sua SF-26.

    Eppure, è stata proprio questa fiducia a giocargli un brutto scherzo: entusiasta della possibilità di issarsi in cima alla classifica, Charles ha osato troppo, schiantandosi rovinosamente contro le barriere.

    Un’immagine, questa, che rappresenta solo l’ultimo capitolo di un periodo decisamente complicato per Leclerc, reduce da due fine settimana segnati da altrettante insidie e difficoltà.

    Intervistato ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, il pilota non ha nascosto l’intensità dei sentimenti che lo scuotono:

    Provo tantissima vergogna. Devo per forza fare queste interviste e quindi vengo a parlare ma mi vergogno tanto. Gli ultimi weekend sono stati molto difficili, e arrivando qui, con gli aggiornamenti che abbiamo portato, c’era tanta fiducia già dal venerdì. Non ho parole dopo una qualifica del genere. Il potenziale per la pole e il feeling c’erano. Proprio per questo ho provato a fare qualcosa di diverso in Curva 4 che è stato il punto debole di tutta la qualifica, però non ci sono scuse”

    Pur sforzandosi di guardare alla gara con un accenno di ottimismo, l’autocritica del monegasco si rivela spietata, condannandolo all’insoddisfazione persino davanti a un possibile trionfo:

    “Mi dispiace tantissimo per i tifosi e per la gente che mi segue. Sono comunque ottimista per domani. La vittoria sarebbe il minimo che posso fare per scusarmi. Ma, onestamente, anche se domani vincessi, non va comunque bene“.

  • Wolff: “Conosco Russell da dieci anni, possiamo contare su di lui. E il 2025 insegna”

    Wolff: “Conosco Russell da dieci anni, possiamo contare su di lui. E il 2025 insegna”

    Al termine di un folle Gran Premio di Monaco, mirabilmente dominato da Andrea Kimi Antonelli anche nel suo imprevisto finale, le gerarchie in casa Mercedes hanno assunto contorni assai più definiti.

    Ne è stata un’eloquente testimonianza l’istantanea catturata sul podio della corsa: al fianco del talento bolognese si stagliava infatti la figura di Toto Wolff, raggiante per il successo del suo pilota.

    Una presenza significativa e sorprendente, quella del team principal, che sembra suggellare il patto di fiducia che lega Antonelli al manager viennese, suo convinto sostenitore anche nei frangenti più insidiosi.

    Il messaggio per George Russell sembra chiaro: la squadra punta tutto su Kimi e, qualora il britannico non dovesse trovare il riscatto, dovrà definitivamente rinunciare al sogno iridato.

    A separarlo dal suo compagno di squadra, in classifica, sono già 68 punti: il nativo di King’s Lynn sta infatti inciampando più volte in questo inizio di stagione. E la netta differenza di passo registrata nella corsa di Monte-Carlo – seppur sporcata da traffico e penalità – costituisce un’ulteriore batosta psicologica davvero difficile da assorbire.

    Sulle difficoltà del britannico è intervenuto proprio Toto Wolff, che, intervistato da Sky Sports F1 UK dopo la corsa, ha preferito fare da scudo e ridimensionare la portata della crisi:

    Conosco George da dieci anni, non vedo un paradigma negativo nelle sue performance. Sono passate soltanto due settimane dal Canada, possiamo contare su di lui. La stagione è lunga. L’anno scorso tutti dicevano che Piastri sarebbe stato campione, ma le cose sono andate diversamente”.

    Spostando l’attenzione su Kimi, Wolff ha commentato la sua scelta di salire sul podio, dosando poi orgoglio e prudenza sul fronte Mondiale:

    “Credo che non salissi su un podio da 10 anni. I ragazzi della squadra mi hanno spinto lì, dicendomi che quello era il mio posto e che dovevo esserci. Ma dopo ho pensato a George, voglio mantenere equilibrio emotivo nel team. Abbiamo sempre creduto in Kimi, sapevamo che gli sarebbe bastato un solo anno per vedere risultati straordinari. Adesso ha un bel vantaggio in classifica, ma manteniamo i piedi per terra”.

  • Montoya: “Se Verstappen si è offeso per le mie parole ha dei seri problemi”

    Montoya: “Se Verstappen si è offeso per le mie parole ha dei seri problemi”

    Fra i molteplici attriti e dissapori che animano il paddock della classe regina, a spiccare, nelle ultime settimane, è stato certamente quello scoppiato fra Max Verstappen e Juan Pablo Montoya.

    Le provocazioni del colombiano seguono spesso una linea di pensiero così singolare da essere sovente scambiata per pura scelleratezza, mirata solo a suscitare polemiche.

    Eppure, nonostante l’indifferenza ostentata da Max, c’è chi ha offerto una lettura differente delle sue parole, scorgendovi l’ombra di un rancore forzatamente soffocato.

    “Non so che problemi abbia”, aveva tuonato l’olandese durante una recente intervista al De Telegraaf, replicando alle dure invettive del colombiano, mostratosi critico rispetto al disamore provato dal pilota di Hasselt per i regolamenti 2026.

    Montoya ha infatti bollato come irriverente l’insofferenza di Max, tradottasi in attacchi frontali a FIA e Liberty Media e in ritratti tutt’altro che lusinghieri delle nuove monoposto. La posizione di Verstappen è netta: i commenti del suo detrattore sarebbero strumenti di un modus operandi meschino, architettato solo per attirare i riflettori dei media.

    Sulla questione è tornato lo stesso Montoya che, intercettato da Sports Betting, ha smorzato i toni del diverbio pur senza risparmiare l’ennesima stoccata:

    “Non c’è nessun dramma tra me e Max. Se davvero lui si è arrabbiato per ciò che ho detto, allora ha più problemi nella vita di quanti dovrebbe averne. Ho parlato spesso con lui in passato e durante le gare, in realtà andiamo d’accordo. Non passiamo il tempo a chiacchierare, ma ci salutiamo, e io saluto anche Jos. Non abbiamo mai avuto problemi e non credo ce ne siano adesso”.

    “La mia intervista alla BBC è stata completamente decontestualizzata. Avevo solo detto che i piloti critici verso la F1 dovrebbero essere penalizzati. Mi hanno chiesto se questo discorso includesse anche Max e ho risposto di sì. Poi la gente ha chiesto a Max cosa ne pensasse di me, quindi, ovviamente, ha reagito. È normale. Se fosse stato il contrario, avrei fatto come lui. Non credo gliene freghi un ca**o. A me di sicuro non importa, ha infine concluso.

  • Leclerc: “A Montreal il mio peggior week-end. Hamilton? Non deve dimostrare nulla”

    Leclerc: “A Montreal il mio peggior week-end. Hamilton? Non deve dimostrare nulla”

    È stato un fine settimana all’insegna della frustrazione quello vissuto da Charles Leclerc in Canada, dove, anche quest’anno, il talento monegasco non è riuscito a esprimere appieno le sue potenzialità.

    A Montreal, il numero 16 non è mai entrato in sintonia con la pista. Le difficoltà in frenata emerse nelle libere hanno rappresentato solo il primo campanello d’allarme di un fine settimana in salita, proseguito con una qualifica deludente e culminato in una gara senza spunti particolari, condotta costantemente un passo indietro rispetto al gruppo di testa.

    Il risultato finale – 12 punti complessivi e una quarta posizione arrivata più per effetto degli eventi che per reale competitività – non racconta fino in fondo la sensazione di anonimato vissuta da Leclerc, mai davvero in grado di lottare con i suoi rivali.

    Nel frattempo, dall’altra parte del box, Lewis Hamilton ha vissuto il suo miglior fine settimana in rosso, firmando una prestazione che gli ha permesso di precedere il compagno di squadra per la terza volta in stagione, con un margine finale di 34 secondi che fotografa bene l’andamento della corsa.

    E continua a risultare sfocata l’istantanea che raffigura questa SF-26, una monoposto ancora alla ricerca di una chiara identità tecnica, il cui reale valore, soprattutto rispetto a Red Bull e McLaren, rimane un grande punto interrogativo.

    Intervistato da Sky Sport F1 Italia, Leclerc non ha cercato attenuanti, assumendosi interamente la responsabilità della sua prestazione:

    “Le cose non sono migliorate rispetto a ieri. È stato il peggior week-end della mia carriera. Non ho mai avuto feeling con la pista e la vettura, ho faticato tantissimo. Mi dispiace non aver fatto di meglio. Hamilton è stato incredibile. Anche se non ha bisogno di dimostrare niente, ha fatto vedere che campione è.

    E lo sguardo va già oltre, verso Monaco, appuntamento che per il monegasco rappresenta sempre qualcosa di più di una semplice gara:

    “A Monaco è tutto molto diverso. Lì sicuramente il feeling tornerà, non sono preoccupato. Questa macchina è senza dubbio più adatta a quella pista piuttosto che al Canada. Ma anche Mercedes è veloce in curva, quindi vincere sarà molto difficile”.

  • Hamilton: “Molti mi danno per finito, ma io sto già programmando i prossimi anni. Non me ne vado”

    Hamilton: “Molti mi danno per finito, ma io sto già programmando i prossimi anni. Non me ne vado”

    Quando ti ritrovi sul tetto del mondo, a correre al fianco dei migliori fra tutti i piloti, basta un attimo di esitazione a confinarti nell’Ade degli sconfitti.

    È sufficiente scivolare nel più banale degli errori per essere etichettato come finito, per riaccendere quelle voci che con tanta fatica eri riuscito a soffocare, quelle che già tempo fa declamavano a gran voce sentenze sul tuo avvenire, sancendo un’imminente uscita di scena.

    Così è stato per Lewis Hamilton: il rendimento più opaco delle ultime gare ha finito per oscurare il brillante esordio del britannico, segnato dal primo podio in rosso conquistato nel secondo appuntamento della stagione, a testimonianza di un avvio decisamente più incoraggiante rispetto all’annata precedente.

    Eppure, quello che sembrava il preludio a un possibile riscatto si è presto interrotto, lasciando spazio ai vecchi fantasmi: sono infatti tornate a risuonare le voci che suggerivano un ritiro del veterano di Stevenage, ritenuto da alcuni ormai troppo avanti con gli anni per proseguire la sua carriera nella classe regina.

    Tuttavia, per Lewis la situazione è ben diversa: il britannico sente di star finalmente viaggiando in armonia con il suo team, del quale ha ormai assorbito ritmi e metodologie di lavoro. Un equilibrio nuovo, più stabile rispetto al passato recente, che ha riportato una certa serenità nel suo approccio ai fine settimana di gara.

    E, in questo contesto, un addio alla classe regina appare più lontano che mai.

    “Se i miei piani per la prossima stagione sono chiari? Ho ancora un contratto, quindi direi che tutto è perfettamente chiaro per me. Sono ancora concentrato, sono ancora motivato, amo ancora quello che faccio con tutto il mio cuore. Rimarrò qui per un bel po’, quindi abituatevi, ha spiegato il quarantunenne britannico nel corso della conferenza stampa del Canada, senza mancare una frecciata a chi ha messo in dubbio la sua permanenza nel Circus. Ci sono molte persone che mi danno per finito, ma il ritiro non è nemmeno nei miei pensieri. Sto già pensando al futuro e pianificando i prossimi anni. Ho intenzione di restare qui ancora a lungo”, ha concluso.

  • Montoya: “Solo Max come me, oggi i piloti giocano a padel insieme. Io volevo fare a pezzi i rivali”

    Montoya: “Solo Max come me, oggi i piloti giocano a padel insieme. Io volevo fare a pezzi i rivali”

    Sin dalla più tenera infanzia, ci viene insegnato a “porgere l’altra guancia”. Tutti, dai vivaci protagonisti dei cartoni alla mamma e al papà, predicano l’importanza della gentilezza e della generosità, la necessità di mettere gli altri sempre al primo posto.

    Eppure, non passa molto prima che questo mito si sgretoli, che tu comprenda che forse, per arrivare in alto, l’arma più efficace non è certo l’altruismo.

    A consentirti di scalare le gerarchie del mondo sarà invece la capacità di reprimere scrupoli e sensi di colpa, ignorando le prescrizioni della morale per perseguire esclusivamente il tuo successo. Poco importa se, in questo percorso, qualcuno viene ferito.

    Se c’è un luogo in cui questa spietata regola non scritta trova la sua massima espressione, è l’angusto abitacolo di una monoposto di Formula 1, dove l’egoismo agonistico regna sovrano, al di sopra di ogni affetto o simpatia.

    Ne è convinto Juan Pablo Montoya, che ha individuato nell’individualismo competitivo di Max Verstappen il segreto dei suoi successi.

    Perché è proprio quell’insensibilità, costata a Verstappen tanto biasimo, ad aver gettato le fondamenta delle sue vittorie e della diffusa ammirazione di cui oggi l’olandese è oggetto.

    La più grande differenza con gli altri piloti risiede – secondo Montoya – nel loro esagerato cameratismo: un affiatamento rispetto al quale Max si tiene alla giusta distanza, guardandone con diffidenza le manifestazioni più eccessive.

    Io mi svegliavo e pensavo a come fare a pezzi gli altri. Devi essere egoista. Per me è sconvolgente. Questi piloti di Formula 1 vanno tutti a giocare a padel insieme, sono grandi amici, escono a cena. Ed è per questo che Max è così forte: perché lui non sta al gioco, ha spiegato il colombiano al podcast Chequered Flag, riconoscendo un’affinità fra la propria mentalità da pilota e l’atteggiamento del quattro volte iridato.

    “Max ha stretto amicizia con Bortoleto? Ma volete dirmi che, se Bortoleto fosse competitivo, quell’amicizia resterebbe la stessa? Volete dirmi che, se Bortoleto chiudesse la porta in faccia a Max, lui penserebbe: «No, non mi lancerò in un divebomb per spedirti contro il muro». Ma dai”, ha concluso.

  • Ralf Schumacher: “Hamilton non ha alcuna possibilità contro Leclerc”

    Ralf Schumacher: “Hamilton non ha alcuna possibilità contro Leclerc”

    Tra le centinaia di parabole di cui è costellata la storia della classe regina, a spiccare, per splendore e straordinarietà, è sicuramente quella di Lewis Hamilton.

    Dopo il primo Mondiale con la McLaren, conquistato a un solo anno dal suo ingresso nel Circus, il britannico ha infatti ornato il suo palmares di ben sette titoli iridati, contendendosi con Michael Schumacher il titolo di pilota più vincente di tutti i tempi.

    Tuttavia, anche la più strabiliante delle ascese, prima o poi, conosce una battuta d’arresto. Per il veterano di Stevenage, l’inizio della fine è stato segnato dalla sconfitta contro Max Verstappen: di lì in poi, complice un regolamento poco congeniale al suo stile di guida, la fiamma agonistica che ardeva in lui ha cominciato ad affievolirsi.

    A poco è servito il coronamento del sogno Ferrari, compiutosi in una stagione che, nelle sue mille peripezie, non ha certo contribuito a riattizzarla.

    Ed è proprio in questo sconfortante scenario che sono state formulate le prime ipotesi di un imminente ritiro, poi presto scongiurate dal rinnovato entusiasmo di Lewis.

    Eppure, dopo lo slancio dei primi due appuntamenti stagionali, le prestazioni del sette volte iridato sembrano aver iniziato ad offuscarsi anche quest’anno: ne è limpida testimonianza la sesta piazza centrata a Miami, teatro, per Hamilton, di una gara priva di reali acuti.

    Si fa così di nuovo largo l’eventualità di un addio alla classe regina.

    Un allontanamento che Ralf Schumacher, al podcast Backstage Boxengasse, ha dipinto come soluzione ineludibile.

    La necessità di liberare il prestigioso sedile occupato da Lewis, infatti, è impellente.

    “Hamilton è in una posizione migliore quest’anno, ma non ha alcuna possibilità contro Leclerc. Alonso e Hamilton hanno vissuto momenti meravigliosi in Formula 1, ma è giunto il momento di lasciare l’abitacolo e di dare spazio ai giovani. Hamilton ha raggiunto tutto ciò che poteva. È forse il più grande pilota di sempre, ma per quest’anno ha chiuso. Ogni cosa ha la sua fine”, ha spiegato l’ex pilota, sancendo l’esigenza che la carriera di Lewis giunga al suo epilogo.

    “Ci sono molti giovani piloti che meritano un’opportunità. E Oliver Bearman merita la possibilità di guidare la Ferrari, ha infine concluso Schumacher.

  • Leclerc: “Mancava il passo, ma io ho comunque buttato tutto nel cestino”

    Leclerc: “Mancava il passo, ma io ho comunque buttato tutto nel cestino”

    Anche fra le curve del circuito di Miami, in una corsa segnata dalla minaccia della pioggia, il coraggio e la determinazione di Charles Leclerc non sono stati sufficienti a trascinarlo sul podio.

    Dopo una partenza brillante, il numero 16 nulla ha potuto contro la superiorità tecnica e motoristica dei suoi rivali, presto capaci di sottrargli la leadership conquistata allo spegnersi dei semafori.

    Proprio quando l’opportunità di salire sul podio si era nuovamente concretizzata, restituendo valore a una gara che sembrava ormai povera di speranze, la sorte ha subito un improvviso rovesciamento. Il sorpasso di Oscar Piastri, arrivato a ridosso dell’ultima tornata, è stato infatti subito seguito, per Charles, da un testacoda apparentemente inspiegabile.

    Di lì in poi, la SF-26 di Leclerc, forse compromessa dall’episodio, ha faticosamente raggiunto il traguardo, limitando i danni grazie alla conquista della sesta posizione (divenuta poi ottava in seguito alla penalità di 20 secondi).

    Un risultato che però certo non accontenta chi, nel corso di tutto il week-end, ha più volte sfiorato il vertice della classifica, accarezzando, se non l’eventualità di un successo, quantomeno quella di un podio.

    Al netto dell’errore commesso dal monegasco nel finale, resta un’amara consapevolezza: nonostante il corposo pacchetto di aggiornamenti portato dal team, il gap dai rivali rimane ancora ampio.

    E, in attesa del tanto agognato ADUO, le possibilità di riscatto sembrano destinate a restare limitate.

    Ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, Charles ha ricostruito nei dettagli quanto accaduto nell’ultimo giro, ammettendo le sue colpe e scusandosi pubblicamente con la squadra:

    Non ho avuto problemi all’ala. Volevo lasciare passare Piastri per poi usare l’overtake mode, altrimenti non lo avrei tenuto dietro perché non ero abbastanza forte nel secondo settore. Ma poi ho gestito male Curva 1, 2 e 3″.

    È un errore inaccettabile che non potevo permettermi, sono arrabbiato e deluso da me stesso. Il passo non c’era, ma fino a quel punto avevamo massimizzato tutto, poi ho buttato tutto nel cestino. Mi dispiace tanto per il team e per tutti i tifosi”, ha concluso.

  • Verstappen: “Stiamo crescendo, ma soffriamo troppo nei tratti ad alta velocità”

    Verstappen: “Stiamo crescendo, ma soffriamo troppo nei tratti ad alta velocità”

    I riflettori della Formula 1, ieri tornati a brillare nella Sprint Qualifying del Gran Premio di Miami, hanno illuminato una griglia il cui vertice, finora stabilmente occupato da Mercedes, è stato teatro di strenue contese.

    E mentre Lando Norris conquistava la sua prima pole position stagionale, scontrandosi con la disperata determinazione di Charles Leclerc e lo straripante talento di Andrea Kimi Antonelli, ad affacciarsi poco oltre il cuore della battaglia, in quinta casella, c’era Max Verstappen, finalmente più vicino alle zone che contano.

    Perché un simile risultato, considerate le difficoltà incontrate dall’olandese nelle prime corse, è tutt’altro che deludente.

    Certo, la posizione della scuderia anglo-austriaca, ancora incapace di impensierire davvero i suoi rivali, rimane di evidente debolezza.

    Tuttavia, grazie al vistoso pacchetto di aggiornamenti sfoggiato dalla RB22, un passo avanti è stato sicuramente compiuto.

    E adesso Max, da prigioniero di un divario apparentemente impossibile da colmare, può forse sperare di riconquistare il suo ruolo di protagonista. Se non domani, quantomeno nel prosieguo della stagione.

    Un’eventualità che, per chi contempla ormai da tempo di dire addio alla classe regina, potrebbe forse offrire i presupposti per un ritorno di fiamma: spingere Max ad aggrapparsi all’amore latente che ancora lo lega allo sport, costringendolo a ricercarne i cocci anche fra le insidie di questo nuovo regolamento.

    A tal proposito, il pilota di Hasselt ha tracciato un quadro piuttosto positivo del venerdì Red Bull ai microfoni di Sky Sports F1 UK, pur senza nascondere le fragilità che ancora separano la RB22 dal vertice:

    Siamo cresciuti su diversi fronti, sono molto contento. La vettura è sicuramente migliorata, ma dobbiamo ancora lavorare. C’è stato un notevole passo in avanti, però il gap dai primi rimane di mezzo secondo. Siamo troppo deboli nel primo settore e nei tratti ad alta velocità. Voglio guardare con ottimismo al prosieguo del week-end. La macchina sta crescendo e ora siamo ampiamente davanti a metà gruppo. Vedremo domani come andremo tra Sprint Race e qualifiche”.