Autore: Laura Ricotta

  • van der Garde: “Verstappen lascerà Red Bull prima di Lambiase”

    van der Garde: “Verstappen lascerà Red Bull prima di Lambiase”

    La stagione degli addii sembra non aver ancora esaurito le sue sorprese per Red Bull.

    Ad aggiungere un nuovo tassello a questa fase di profondo cambiamento sarà infatti la partenza di Gianpiero Lambiase, che dal 2028 si trasferirà in McLaren, interrompendo il sodalizio storico con Max Verstappen.

    Tuttavia, la scuderia anglo-austriaca potrebbe non doversi affannare nella ricerca di un nuovo ingegnere di pista per il suo fuoriclasse: a ipotizzare uno scenario simile è stato l’ex pilota Giedo van der Garde, convinto che a lasciare Milton Keynes, ancor prima del suo fidato braccio destro, possa essere proprio Verstappen.

    Chi andrà via prima fra Lambiase e Verstappen? Scommetterei su Max. Red Bull non si trova in una bella situazione, e lui vuole una macchina con cui vincere, ha scritto van der Garde su Formule 1 Magazine, riferendosi al palese malcontento del campione olandese.

    Si tratta di un malessere che affonda le proprie radici in questioni profonde, legate soprattutto alla direzione tecnica intrapresa dalla Formula 1 nel 2026.

    Le difficoltà incontrate da Red Bull nel risalire le gerarchie in questa stagione non stanno aiutando il pilota a ritrovare una motivazione già messa a dura prova dal nuovo quadro normativo, alimentando i dubbi sulla sua permanenza a lungo termine nel team.

    Resta inoltre vivo il ricordo dello sfacciato corteggiamento di Toto Wolff nel 2025 e di come, in quel periodo, il rapporto fra Max e la Red Bull si fosse incrinato vistosamente. Non è escluso che un copione simile possa ripetersi al termine del 2026, quando i nuovi equilibri della griglia saranno ormai definiti.

    Soffermandosi poi su Lambiase, van der Garde ha aggiunto:

    “Quella in McLaren sarà una grande opportunità per Lambiase. Se lo merita, e la pensa allo stesso modo anche Verstappen. Gianpiero è sempre stato molto leale con lui”.

    Il legame fra i due è finora apparso quasi indissolubile, capace di superare i confini della semplice collaborazione professionale; proprio alla luce della profondità di questo vincolo, oggi si addensa una fitta nebbia attorno al futuro di Verstappen, da tempo al centro delle discussioni più accese all’interno del paddock.

  • Piquet Junior: “Alonso ha molta più fame di Hamilton”

    Piquet Junior: “Alonso ha molta più fame di Hamilton”

    Persino le fiamme delle passioni più cieche, esaurito il loro combustibile, si affievoliscono, condannando il cuore al gelo e all’aridità.

    Quando corri, nessun bagliore illumina il tuo sguardo. Eppure, continui a scendere in pista nel vano tentativo di riaccendere un amore già morto. Quel sentimento è stato per anni la tua unica bussola, e adesso preferisci aggrapparti ai suoi ultimi brandelli piuttosto che affrontare un futuro gravido di incognite.

    Di questo inesorabile processo potrebbe essere protagonista anche Lewis Hamilton, la cui sete di gloria, dopo oltre diciannove stagioni nella classe regina, parrebbe ormai essersi placata.

    Ne è convinto Nelson Piquet Junior, che ai microfoni di SoyMotor ha paragonato l’apparente stanchezza del sette volte iridato alla grinta di Fernando Alonso, ancora animato da una tenacia fuori dal comune.

    Lewis non ha più l’amore, la passione e la fame di vittorie che Fernando ha ancora, nonostante sia più grande di lui. Ha cinque o sei anni in più di Lewis, ma ha più passione di lui e di molti altri piloti: questo è ammirevole, perché non è affatto facile”, ha spiegato il brasiliano, tessendo le lodi del numero 14 a scapito del veterano di Stevenage, vittima, a suo dire, dello scorrere del tempo.

    Se nel 2025 una simile riflessione poteva apparire incontestabile, il 2026 impone però una valutazione più prudente, considerato il palese entusiasmo di un Lewis che, dopo tante peripezie, sta finalmente riacquistando fiducia.

    Il vecchio quadro normativo aveva sicuramente offuscato il suo talento, relegandolo ai margini delle gerarchie, ma la sua passione per la Formula 1, seppur scalfita, non è certo morta e sembra anzi voler rifiorire proprio adesso. L’agonismo di Fernando, pilota schietto e aggressivo, è certo più evidente.

    Ciò non implica però che la passione di Lewis, forse più timida e silenziosa, sia del tutto dissipata.

    “Fernando è simile a Verstappen, lui ama le corse. È un pilota velocissimo. Quando correvo con lui era al culmine della sua carriera e batterlo era impossibile. Vent’anni dopo, ha ancora la medesima fame. Non si vede la stessa grinta in Lewis, ha concluso Piquet.

  • Bottas: “Il regolamento? Al netto delle lamentele, sono felice di essere di nuovo in Formula 1”

    Bottas: “Il regolamento? Al netto delle lamentele, sono felice di essere di nuovo in Formula 1”

    L’alba del 2026 non ha avuto, per la Formula 1, il sapore di un inizio qualsiasi.

    La classe regina si è ritrovata in una fase profondamente diversa, plasmata da un nuovo quadro regolamentare il cui impatto ha ridefinito gli equilibri in griglia e l’approccio alla guida, accendendo fin da subito un fitto coro di perplessità.

    In molti hanno guardato con sospetto a una massima serie sempre più legata alla gestione dell’energia, ritenendola colpevole di comprimere l’istinto del pilota e di incrinare quella natura viscerale che, per anni, ha rappresentato l’anima più autentica dello sport.

    In questo scenario di rivoluzione tecnica, che continua a dividere paddock e appassionati, il 2026 ha portato in griglia anche un’ulteriore novità: l’ingresso dell’undicesima scuderia, Cadillac.

    Per il proprio debutto, il team americano ha scelto di affidarsi all’esperienza di Sergio Perez e Valtteri Bottas, chiamati a fare da bussola in questo mare magnum tecnologico.

    Ed è stato proprio il finlandese, ai microfoni dei media dopo il Gran Premio del Giappone, a offrire una lettura più misurata di questa svolta regolamentare.

    “Adesso è tutto diverso, e quando arriva un cambiamento c’è sempre qualcuno che si lamenta. Ma stiamo iniziando ad abituarci e a ottimizzare la gestione della Power Unit”, ha spiegato Bottas, ridimensionando il peso delle criticità emerse e ricollocando il malcontento generale nella fisiologia di una metamorfosi così profonda.

    “Il pilota deve riflettere di più: ci sono molte cose che possono andare storte con l’energia, sia in qualifica che in gara. Ma è così per tutti”, ha poi aggiunto il numero 77, riconoscendo come il nuovo regolamento abbia reso la guida più ragionata, ma sottolineando come questa complessità rappresenti una sfida condivisa dall’intera griglia.

    Al di là di tutto, la cosa più importante per me è essere tornato in Formula 1. Sono davvero felice di correre di nuovo”, ha concluso Bottas, lasciando emergere un entusiasmo che spiega, meglio di qualsiasi analisi tecnica, il suo sguardo positivo su questo nuovo corso.

  • Leclerc: “In auto non puoi dubitare mai, devi seguire cuore e intuito”

    Leclerc: “In auto non puoi dubitare mai, devi seguire cuore e intuito”

    Per quanto il calcolo strategico, con il suo fascino austero, sia una colonna portante dell’arte del guidare, a ricoprire un ruolo decisivo, indirizzando i piloti fra i pericoli delle curve più veloci, è sempre stato l’istinto.

    Quel cuore cieco alla paura che ha sempre sovrastato la voce della logica, soffocandola anche quando l’orizzonte si esauriva nell’asfalto delle piste di kart e l’unica regola consisteva nel non alzare il piede dall’acceleratore.

    Quello stesso viscerale richiamo cui anche Charles Leclerc ha sempre dato ascolto, trasformandolo nel suo marchio di fabbrica e ponendo proprio la capacità di “gettare il cuore oltre l’ostacolo” alla base delle sue vittorie più spettacolari.

    Ed è così che il monegasco ha conquistato l’ammirazione del popolo ferrarista: mettendo un talento straordinario al servizio di imprese apparentemente impossibili, lanciandosi in sorpassi mozzafiato e ignorando le difficoltà e i limiti, fisici e tecnici, delle vetture.

    Perché è proprio quest’innato coraggio, questa insofferenza ai richiami della paura che contraddistingue i piloti capaci di regalare le emozioni più grandi, di mostrare al pubblico la dirompente passione che arde nel loro animo.

    Piloti come Charles, che già in quel soleggiato pomeriggio del 2019 incantò per la prima volta gli spalti di Monza con la sua indole spregiudicata, piantando il seme di un amore oggi ancora più forte e incondizionato.

    In occasione della recente puntata del podcast “Passa dal BSMT”, Leclerc, raccontando della propria carriera, ha tracciato un quadro piuttosto nitido di questo audace approccio che lo guida all’interno dell’abitacolo.

    “In Formula 1 la fiducia è importantissima. Quando entri in macchina non puoi dubitare neanche per un attimo, perché correndo a quelle velocità in certe curve forse è meglio chiudere gli occhi. Scherzi a parte, forse non è il caso (ride, ndr), però spesso devi staccare un po’ la mente e non preoccuparti di come possano andare le cose: devi solo andare, andare con il cuore, con l’intuizione e basta, ha infatti spiegato Charles, sintetizzando una filosofia che trova la sua espressione più autentica proprio in questo romantico abbandono al brivido della velocità.

  • Montoya: “Antonelli Campione del Mondo? No, la pressione lo farà crollare”

    Montoya: “Antonelli Campione del Mondo? No, la pressione lo farà crollare”

    In Formula 1, anche la vittoria può portare con sé degli oneri.

    Perché persino dietro al profumo inebriante della gloria, capace di infondere una forza dirompente in chi ne assapora le dolci note, restano in agguato ombre e mostri spaventosi.

    Su tutti troneggia la pressione, in grado di farti scivolare giù dalla vetta nel volgere di un battito di ciglia.

    Di qui il dovere di resistere alla sua morsa, impedendo agli avversari di riaprire i giochi e cercare rivalsa.

    Un’impresa, questa, che Andrea Kimi Antonelli, ormai leader della classifica iridata, dovrà senza dubbio impegnarsi a portare a termine.

    George Russell, infatti, non si limiterà certo ad applaudire il successo del suo compagno di squadra: quei nove punti di vantaggio che il bolognese ha scavato su di lui sono un margine che il britannico non intende accettare passivamente.

    E mantenere la giusta lucidità mentale, mentre attorno a lui crescono aspettative e investiture precoci, non sarà cosa facile per Antonelli, un pilota che, per quanto straordinariamente talentuoso, porta in dote un solo anno di esperienza nella classe regina.

    A tratteggiare i contorni del futuro di questa lotta al titolo, dipingendo come sconfitta proprio la figura di Kimi, è stato Juan Pablo Montoya.

    Intervistato dal portale Casinostugan, il colombiano ha infatti stroncato le ambizioni iridate dell’italiano, individuando nella sua giovanissima età un fattore potenzialmente determinante in negativo.

    Non credo che Antonelli diventerà Campione del Mondo. Quando si renderà conto di essere in testa alla classifica la pressione potrebbe avere la meglio su di lui. È molto giovane e non ha mai vissuto una situazione simile”, ha spiegato, suggerendo che l’inesperienza del giovane italiano potrebbe impedirgli di governare al meglio un frangente così delicato.

    “È più facile essere il cacciatore che la preda. Quindi, se sei la preda e inizi a essere battuto, potresti andare in tilt e commettere vari errori”, ha concluso, prospettando un eventuale futuro crollo del numero 12, che potrebbe facilmente soccombere agli assalti di chi insegue, mostrando fragilità in un ruolo da lepre per il quale il tempo non lo ha ancora forgiato.

  • Hill avvisa Verstappen: “Minacce inutili, non puoi sempre ottenere quello che vuoi”

    Hill avvisa Verstappen: “Minacce inutili, non puoi sempre ottenere quello che vuoi”

    “You can’t always get what you want”, recita il ritornello dell’omonimo singolo inciso dai Rolling Stones, schiaffeggiandoci con un monito tanto severo quanto saggio.

    “Non puoi sempre ottenere ciò che vuoi”, canta instancabile, ricalcando quelle stesse parole con cui, ai microfoni della BBC, l’ex pilota e campione Damon Hill si è indirettamente rivolto a Max Verstappen.

    In questo caso, però, il tono utilizzato è senza dubbio più caustico che paterno o affettuoso.

    “Se dice ciò per influenzare il modo in cui le cose stanno andando, non funzionerà”, ha proseguito, riferendosi a come l’olandese stia suggerendo che soltanto una radicale revisione dei regolamenti del 2026 scongiurerebbe un suo eventuale addio alla classe regina.

    Dopo aver criticato aspramente le nuove monoposto – colpevoli di premiare l’artificialità della gestione energetica a scapito dell’istinto del pilota – il cinque volte iridato ha infatti manifestato pubblicamente la volontà di porre fine alla propria carriera in Formula 1.

    Dichiarazioni che molti – Hill compreso – hanno letto come il perno di una strategia volta a indirizzare il dibattito sul futuro della categoria, sfruttando tutto il peso specifico che il nome Verstappen porta con sé.

    Non a caso, Hill ha liquidato questa possibile chiave di lettura con parole lapidarie:

    È tutto inutile, le persone gli diranno: «Max, vattene e torna quando avrai riflettuto un po’». È molto semplice”.

    Al netto di quanto ci sia di calcolato in questa mossa, però, l’insofferenza espressa dall’olandese si inserisce in una riflessione più ampia, condivisa da chi osserva con crescente scetticismo una Formula 1 sempre più costruita attorno alla gestione e all’artificio.

    Una categoria bella di una bellezza vuota, spoglia di quell’anima ruvida e imprevedibile che per anni ne aveva rappresentato la parte più autentica, sacrificata sull’altare dello spettacolo.
    Hill, dal canto suo, ha insistito su una lettura più personale della vicenda:

    Max non è costretto a correre. Inoltre, è diventato papà da poco e ha corso in Formula 1 per molto tempo. Arriva per tutti un momento in cui la propria passione perde un po’ di attrattiva. Forse ha bisogno di una pausa.

  • Wolff: “Il sorpasso di Leclerc su Russell? Colpa di un bug nel software”

    Wolff: “Il sorpasso di Leclerc su Russell? Colpa di un bug nel software”

    A Suzuka, quando il fragore della pista si era ormai dissolto, un misto di euforia e sgomento animava il box Mercedes.

    Perché, mentre gli occhi di Kimi Antonelli brillavano sul gradino più alto del podio, quelli di George Russell si perdevano in uno sguardo corrucciato, vagando inquieti per il paddock.

    La corsa giapponese ha infatti raccontato due storie profondamente diverse per i piloti di Brackley: al trionfo del giovane bolognese ha fatto da contraltare il deludente quarto posto del britannico, condizionato da un fine settimana nato sotto una cattiva stella.

    A ripercorrerlo è stato Toto Wolff che, ai microfoni di Sky Sports F1 UK, ha attribuito alla malasorte l’opaca prestazione di Russell.

    “George non aveva una macchina perfetta ed è stato sfortunato. Il week-end è andato contro di lui. Quando c’era da andare forte abbiamo dovuto farlo rientrare ai box per coprirci da Leclerc, e lì la sorte è andata dalla parte di Kimi. Poi un bug nel software ha innescato un super clipping che lo ha rallentato molto, facendogli perdere la posizione su Leclerc”, ha spiegato, ricostruendo le circostanze che hanno compromesso la gara del numero 63.

    A parità di vetture sarebbe stato molto più vicino a Kimi, ha aggiunto il team principal viennese, respingendo l’idea che esista un divario prestazionale tra i suoi due piloti e spegnendo le voci che vedono Russell già sconfitto.

    Eppure, che si sia trattato o meno di un crudele scherzo della sorte, qualche motivo di preoccupazione per George esiste.

    Perché l’esperienza accumulata in questi anni rischia di non bastare più: in testa alla classifica adesso campeggia il nome di un ragazzo che soltanto l’anno scorso si faceva largo nella classe regina e che si è già trasformato, da diamante grezzo, in un’abbagliante stella del firmamento Mercedes.

    Il rischio, per Russell, è quello di venirne eclissato, vedendo sgretolarsi quanto costruito nel tempo.

    Ma è ancora presto per emettere sentenze definitive. Ne è convinto anche Wolff, contrario a fissare gerarchie in questa fase embrionale del campionato:

    “Più avanti vedremo come si metteranno i punti e se servirà fare qualcosa. In questa fase sono entrambi liberi”, ha concluso.

  • Leclerc: “I pugni sul volante? Mi sono anche trattenuto”

    Leclerc: “I pugni sul volante? Mi sono anche trattenuto”

    A infiammare l’animo di Charles Leclerc, nelle qualifiche giapponesi, sono state senza dubbio rabbia e frustrazione, oggi sue fide accompagnatrici lungo l’insidioso tracciato di Suzuka.

    Il numero 16, domani, scatterà dalla quarta piazza, immediatamente alle spalle delle due Mercedes e di Oscar Piastri. Eppure, nonostante il risultato comunque pregevole, il suo sguardo, al termine della sessione, brillava di furore più che di soddisfazione.

    Perché le ambizioni erano ben più nobili. E non a torto, considerando come Leclerc abbia lottato al vertice nel Q1 e nel Q2, sfoderando la sua velocità tra le curve di un tracciato che – anche se oggi meno che in passato – premia sempre i più coraggiosi.

    Ancora una volta, Charles ha provato a sfidare limiti e pronostici, incoraggiando il suo cuore a ergersi oltre ogni ostacolo. 

    Ma a stroncare la straordinarietà del suo talento, oltre alla superiorità della Mercedes e a una SF-26 certo non nella sua forma migliore, hanno concorso diversi fattori: su tutti, i decimi persi in rettilineo.

    Un’infelice dinamica che Leclerc ha già spesso denunciato, criticando l’impatto del regolamento 2026. 

    È infatti proprio all’introduzione del nuovo quadro normativo, il quale costringe i piloti a gestire l’energia con attenzione quasi maniacale, che sono legate le sue difficoltà e il suo disappunto.

    Un sentimento che, emerso con violenza in un furente team radio riportato in mattinata, ha poi assunto un carattere più razionale nelle parole affidate a Sky Sport F1 Italia.

    “Il giro non è stato perfetto, ma ho perso molto tempo in rettilineo ed è veramente super frustrante, soprattutto quando sei veloce in curva. Mi aspettavo potesse capitare, però, se accade, è naturale dare pugni sul volante. Avrei potuto fare abbastanza danni, ma mi sono trattenuto, ha spiegato, sfogandosi rispetto a un sistema di fronte al quale si trova impotente.

    “Il pilota in macchina può fare tanto, ma una volta che siamo al 100% con l’acceleratore, diventa tutto impossibile. Ci ho provato, è andata piuttosto bene, però la quarta posizione è un risultato deludente. In gara saremo in una situazione migliore rispetto alla McLaren, ma sarà difficile battagliare con le Mercedes”, ha concluso.

  • Hamilton: “Vincere con la Ferrari? Il traguardo è vicino, sono nella mia forma migliore”

    Hamilton: “Vincere con la Ferrari? Il traguardo è vicino, sono nella mia forma migliore”

    “Post fata resurgam”.

    “Dopo la morte risorgerò”, recita una celebre locuzione latina, alludendo al mito della Fenice e alla sua straordinaria capacità di rinascere dalle proprie ceneri, ingannando il destino.

    E tutti possiamo essere fenici, emblemi di resilienza: rovesciare anche le sentenze più inesorabili, sfruttare il fallimento quale opportunità per risorgere con ali più salde.

    Fenice, a suo modo, vuole esserlo anche Lewis Hamilton, che, dopo aver toccato il fondo nel 2025, si è presentato ai blocchi di partenza della nuova stagione con il volto illuminato da un sorriso inedito.

    L’umore del veterano di Stevenage ha infatti mostrato un visibile mutamento, e il riscontro è stato immediato anche in pista: proprio a Shanghai, Lewis ha finalmente conquistato il suo primo podio in Rosso, offrendo una prova di forza che ha confermato la ritrovata sintonia con la vettura e con l’intero ambiente di Maranello.

    A venire in suo aiuto è stato anche l’avvento del nuovo quadro normativo, capace di disegnare monoposto che meglio si sposano con il suo stile di guida.

    Il tanto discusso sodalizio tra Hamilton e la Ferrari, spesso prematuramente bollato come fallimento, sembra finalmente poter dare i suoi frutti, se non portando a quel fiabesco epilogo inizialmente auspicato, quantomeno regalando successi e trofei.

    Sento che la prima vittoria in Ferrari è all’orizzonte. L’anno scorso non avrei mai detto una cosa del genere. Il gap da colmare rispetto a Mercedes è ampio, ma la sfida non è impossibile. Questa vettura ha ancora margine di performance, sto imparando a conoscerla. Sono grato agli ingegneri per aver ascoltato i consigli che avevo dato, mi sento più unito alla squadra, ha spiegato il sette volte iridato, proiettandosi verso il suo prossimo obiettivo: siglare la prima vittoria sotto l’insegna del Cavallino.

    “Ho deciso a Natale quale sarebbe stato l’atteggiamento con cui iniziare la stagione. Sono tornato nella mia massima forma, sia psicologicamente che fisicamente. L’allenamento questo inverno è stato durissimo, sto diventando più anziano”, ha concluso, ripercorrendo la genesi di un riscatto che sembra aver messo fine al suo periodo più buio.

  • Patrese: “Antonelli cresce, Russell non ci dorme la notte”

    Patrese: “Antonelli cresce, Russell non ci dorme la notte”

    Affermarsi in Formula 1, guadagnando l’ammirazione e il rispetto dei più, non è affatto facile.

    D’altronde, finché non comincerai a collezionare successi, ornando di trofei una bacheca ancora spoglia, molti metteranno in dubbio il tuo valore, incapaci di pazientare.

    Ma a riuscirci, soffocando le voci di scettici e detrattori, è stato Kimi Antonelli che, firmando a Shanghai il suo primo successo in carriera, ha finalmente offerto una prova inconfutabile della sua forza, che va ben oltre la pura e sola velocità.

    Il pilota italiano si è infatti spogliato dell’etichetta di talento acerbo, sconfiggendo il suo compagno di squadra e dimostrando di saper reggere il peso della pressione nei momenti decisivi.

    E adesso George Russell, finora probabilmente incapace di vedere nel diciannovenne un avversario realmente pericoloso, dovrà guardarsi le spalle dall’impeto del giovane bolognese, pronto a insidiare la sua corsa al Mondiale.

    Ma non solo: un eventuale imporsi di Antonelli ridimensionerebbe anche la posizione “privilegiata” che George, in virtù della sua ormai consolidata esperienza in Mercedes, sente di ricoprire nel team.

    Ne è convinto Riccardo Patrese, che, intervistato da Grosvenor Casino, ha tessuto le lodi del numero 12, rievocando i suoi successi nel mondo dei kart come testimonianza della freddezza agonistica di cui ha dato prova, ingrediente fondamentale per aspirare alla corona iridata.

    “Dopo le prime due gare, è già lì davanti, vicino a Russell, perché impara molto in fretta. È abituato a gestire la pressione di una lotta per il campionato sin dai tempi del karting, può farlo anche in Formula 1. Sicuramente George Russell non riesce più a dormire, starà pensando a Kimi, ha spiegato Patrese, servendosi di un’immagine piuttosto emblematica per rappresentare quello che potrebbe essere, al momento, lo stato d’animo del numero 63.

    “Quando tutti criticavano Antonelli dicendo che era troppo giovane e chiedendosi perché Toto lo avesse scelto, io rispondevo che aveva solo bisogno di tempo. E avevo ragione a dire che dovevamo aspettare almeno un anno per permettergli di adattarsi”, ha infine concluso.