Autore: Laura Ricotta

  • Nelson Piquet Junior: “Se Verstappen avesse una Mercedes starebbe muto come un pesce”

    Nelson Piquet Junior: “Se Verstappen avesse una Mercedes starebbe muto come un pesce”

    È risaputo come il regolamento 2026, dichiaratamente concepito per esaltare lo spettacolo, non abbia certo incontrato il favore di Max Verstappen.

    Feroci sono state infatti le critiche mosse dal campione olandese contro il nuovo quadro normativo, con Verstappen che già anni addietro, quando i suoi moniti scivolavano nell’indifferenza generale, si era presentato quale principale detrattore dell’era tecnica in arrivo.

    Quelle che il quattro volte iridato aveva indicato come storture trovano oggi riscontro anche nel resto del paddock, dove però le critiche emergono con toni ben più sfumati: nessuno si è spinto a sposare apertamente la linea radicale di Verstappen.

    È proprio l’olandese, invece, a spingersi oltre, rinunciando a ogni filtro ed esprimendosi con la consueta schiettezza: celeberrima è la sua caustica ironia con cui ha paragonato i nuovi Gran Premi a “corse di Mario Kart” e le vetture 2026 a delle “Formula E sotto steroidi”.

    A una possibile riconciliazione fra Verstappen e queste vetture non contribuisce certo la scarsa competitività finora dimostrata dalla Red Bull. Secondo molti, le radici delle lamentele di Verstappen andrebbero ricercate proprio nelle problematiche della monoposto di Milton Keynes, tali da offuscarne il giudizio e spingerlo ad alzare la voce contro le novità regolamentari.

    Durante una puntata del podcast Pelas Pistas, anche Nelson Piquet Jr. – ex pilota e fratello della compagna di Max – si è espresso in questi termini, offrendo un quadro piuttosto disincantato della mentalità del fuoriclasse olandese.

    Se Max corresse per Mercedes, rimarrebbe muto come un pesce. Non avrebbe detto una sola parola sul regolamento, ha spiegato il brasiliano, suggerendo come la crociata del campione sia in realtà frutto di mero opportunismo sportivo.

    “Vuole avere la macchina migliore e vincere ogni gara. Se gli chiedeste quale stagione ha preferito fra il 2021, quando ha vinto il campionato all’ultima gara, e il 2023, quando è diventato Campione del Mondo con cinque gare di anticipo, sceglierebbe sicuramente la seconda”, ha infine concluso Piquet.

  • Leclerc: “Il Mondiale? Non sono mai stato così vicino al poter lottare davvero”

    Leclerc: “Il Mondiale? Non sono mai stato così vicino al poter lottare davvero”

    Il sorgere della nuova stagione pare aver rappresentato, per la Ferrari, ben più del semplice passaggio a una nuova era tecnica.

    Sin dalle prime battute invernali, infatti, è evidente come il clima che avvolge Maranello sia stato anch’esso investito da un’autentica rivoluzione, capace di infondere nella squadra un’intraprendenza e un entusiasmo rimasti assenti per troppo tempo.

    I proclami e le promesse che prima, squarciando il gelo dei mesi più freddi, nutrivano di illusioni i tifosi, si sono fatti da parte, lasciando posto ad ambizioni e speranze. La speranza che, almeno questa volta, la realtà possa, se non eguagliare, quantomeno avvicinarsi al sogno.

    Lo stesso sogno che alberga ormai da quasi un decennio nel cuore di Charles Leclerc: quello di poter, prima o poi, indossare la corona iridata, regalando alla Ferrari un titolo che manca ormai da diciannove anni.

    Perché la sfida, seppur ardua, sembra finalmente essere alla portata della Scuderia, che, lasciando alle sue spalle McLaren e Red Bull, si è presentata ai blocchi di partenza come una forza solida e competitiva, seconda solo a Mercedes. Espugnare la leadership della Stella, che vanta un’evidente superiorità tecnica, non sarà certo facile.

    Eppure, questo tortuoso cammino pare costellato di segnali incoraggianti: oltre ai numerosi aggiornamenti che il team potrà introdurre, un ruolo cruciale lo giocherà proprio il grande spirito di iniziativa di cui la squadra è quest’anno portatrice.

    Intervistato ai microfoni di Sky Sports F1 UK, il monegasco si è espresso proprio sulle possibilità di conquistare il Mondiale nel 2026, lasciando trasparire una fiducia misurata ma concreta:

    “È presto per dirlo. Penso che, considerando le innovazioni e ciò che ho visto nella vettura, mi sento più vicino che mai al raggiungimento di quell’obiettivo. Sono molto concentrato su quest’anno, sarà importante per il mio futuro. Guidare per la Ferrari è sempre stato un sogno che si è avverato. Spero di tornare sul gradino più alto del podio il prima possibile.

  • Norris: “Ho scoperto di non poter partire solo pochi minuti prima del Gran Premio”

    Norris: “Ho scoperto di non poter partire solo pochi minuti prima del Gran Premio”

    L’alba di questa nuova stagione, con le sue luci crude e taglienti, non è certo stata generosa con tutti. Mentre Mercedes si erge solitaria al vertice, insidiata soltanto da Ferrari, Red Bull e McLaren brancolano nel buio, navigando a vista fra incertezze e difficoltà.

    Un’istantanea piuttosto eloquente è stata scattata dalla corsa di Shanghai, che, prima ancora di fotografare il ritiro di Max Verstappen, è stata teatro del dramma tecnico consumatosi nel box papaya. Sia Lando Norris che Oscar Piastri non hanno infatti preso parte al Gran Premio, appiedati da un misterioso guasto sopraggiunto sulle due vetture già prima che i semafori venissero accesi.

    Il boccone è senza dubbio amaro per il campione del mondo in carica, che, memore della straordinaria velocità sfoderata l’anno scorso dalla MCL39, si trova adesso per le mani una vettura incapace persino di partire dalla pit-lane.

    È ancora presto per pronunciare qualsivoglia sentenza, ma una cosa è certa: il vento rivoluzionario ha scardinato le gerarchie della classifica, distruggendo con il suo soffio la fortezza costruita dal team di Woking, che pure prima appariva inespugnabile.

    Ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, il britannico ha ammesso come il malfunzionamento sia stato un fulmine a ciel sereno, di fronte al quale la squadra si è vista impotente:

    “Abbiamo avuto un problema che non si era mai verificato prima, per questo non sapevamo come risolverlo. Vedremo se dopo aver fatto le dovute analisi arriveremo a delle conclusioni. Credo sia stato un guasto elettrico con la Power Unit. Veramente un peccato. È il mio primo DNS in Formula 1, ed è davvero triste che anche Oscar abbia avuto lo stesso problema”.

    In zona mista, visibilmente deluso per un epilogo tanto inatteso quanto difficile da digerire, ha poi aggiunto:

    “Ho scoperto ciò che stava accadendo solo pochi minuti prima della partenza. Ci sono un sacco di nuovi elementi quest’anno, e quindi anche dei nuovi problemi. Siamo persino rimasti nel box durante i primi giri, sperando in una bandiera rossa o che comunque la fortuna girasse dalla nostra parte, ma non è successo”.

  • Antonelli: “Voglio riportare l’Italia sul gradino più alto del podio”

    Antonelli: “Voglio riportare l’Italia sul gradino più alto del podio”

    Le qualifiche di Shanghai hanno scritto una nuova, leggendaria pagina di storia per la classe regina.

    A svettare davanti al compagno di squadra George Russell – rallentato da un guasto tecnico nel Q3 – è stato Kimi Antonelli, autore di un risultato senza precedenti. Con un magistrale 1:32.064, il diciannovenne italiano ha conquistato la prima pole position della carriera, strappando a Sebastian Vettel il primato di più giovane poleman di sempre.

    Il successo assume un contorno ancora più suggestivo guardando alle statistiche nazionali: a diciassette anni dall’ultima volta – era il 2009 con la pole di Giancarlo Fisichella a Spa – il tricolore torna finalmente a sventolare sul gradino più alto del sabato.

    Un’impresa che Antonelli spera ora di replicare nel Gran Premio di domani.

    Il compito non sarà agevole: a insidiare il giovane talento della Stella ci saranno sia un Russell desideroso di riscatto, sia le due Ferrari in seconda fila, apparse capaci di ridurre un gap tecnico che si fa sempre più sottile.

    Ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, il pilota Mercedes ha mantenuto una lucidità sorprendente, preferendo concentrarsi immediatamente sull’obiettivo della corsa.

    “Questa mattina è stata piena di caos ed errori, ma sono riuscito a ripartire. È bello fare la pole, ma bisogna concludere bene il lavoro. Me la godrò un pochino, ma non troppo: il focus è già verso la gara. Non vedo l’ora di partire domani. Sarebbe bellissimo riportare l’Italia sul gradino più alto del podio”, ha spiegato il numero 12, ripensando ai guai della Sprint – compromessa da una penalità – e confessando il sogno di regalare un nuovo trionfo al proprio Paese.

    “Sono contento di come ho gestito la sessione, miglioravo ogni volta che scendevo in pista. Ho fatto un po’ di fatica con il bilanciamento, pensavo ci fosse qualcosa di rotto. In Q3 sapevo del problema di George, ma ho mantenuto la calma per mettere insieme il mio giro e ci sono riuscito”, ha concluso.

  • Leclerc: “Aspettiamo a sentenziare sulle nuove regole, ma il coraggio ora serve a poco”

    Leclerc: “Aspettiamo a sentenziare sulle nuove regole, ma il coraggio ora serve a poco”

    Sin dal lontano 1950, quando Nino Farina conquistò il primo titolo iridato della storia, a gonfiare il cuore dei piloti, premiando chi fra loro più riesce a darne sfoggio, c’è una virtù preziosa.

    È il coraggio, quella forza graffiante che ti spinge ad aggredire il pedale dell’acceleratore, a percorrere in pieno una curva, ad azzardare un sorpasso ambizioso laddove gli altri si tirano indietro, inibiti dalla paura.

    Perché, nonostante i progressi tecnologici e le numerose rivoluzioni regolamentari che si sono succedute, l’essenza più profonda della Formula 1 si è sempre conservata, fungendo da filo rosso tra le diverse ere dello sport.

    Ma l’avvento del 2026, segnato da uno stravolgimento a dir poco epocale, sembra quasi minacciare l’immanenza di questo longevissimo DNA, rischiando di ridurre l’esperienza di guida a mera gestione meccanica e il sorpasso a vacuo esercizio ingegneristico.

    Se infatti prima a giocare un ruolo determinante era la temerarietà del pilota, l’audacia di frenare soltanto all’ultimo secondo, adesso a fare da padrona è la Power Unit, spinta da un’aggiuntiva scarica di potenza all’attivazione del pulsante boost.

    A illustrare queste nuove modalità di sorpasso, esprimendo un giudizio comunque piuttosto indulgente rispetto al regolamento di questa stagione, è stato Charles Leclerc.

    “Aspetterei prima di sentenziare sulle regole. Sicuramente è cambiato il modo in cui affrontiamo i sorpassi. Prima tutto dipendeva da chi era il più coraggioso nel frenare all’ultimo momento. Adesso, quando attivi il pulsante del boost, sai che ne pagherai le conseguenze, quindi è diventata una questione strategica. Bisogna ponderare ogni mossa”, ha dichiarato il monegasco nella conferenza stampa post-gara, spiegando come la gestione dell’energia stia ridisegnando l’arte del duello in pista.

    Al netto di ogni critica, è innegabile che questo nuovo approccio abbia mosso le statistiche: il primo atto della stagione, a Melbourne, ha infatti registrato un significativo aumento nel numero di manovre effettuate, in una corsa apparentemente ricca d’azione.

    Ma un aumento di sorpassi “artificiali” è davvero ciò che serve per proteggere l’anima più pura delle corse?