Autore: Luca Lozietti

  • Leclerc: “Venerdì complicato, ma il passo è buono”

    Leclerc: “Venerdì complicato, ma il passo è buono”

    La prima giornata di prove libere del Gran Premio del Giappone si è conclusa con una McLaren, quella di Oscar Piastri, inaspettatamente al vertice della graduatoria, seguita dai due alfieri della Mercedes e dall’altra monoposto papaya, affidata a Lando Norris.

    Per individuare la prima delle due Ferrari è necessario scendere fino alla quinta posizione, conquistata da Charles Leclerc, capace di precedere di poco più di un decimo il proprio compagno di box Lewis Hamilton.

    Sul tracciato di Suzuka, i valori emersi in pista paiono, nel complesso, in linea con quelli già osservati in Cina e Australia, con l’aggiunta di una McLaren apparsa particolarmente in forma e pronta a inserirsi nella contesa per il ruolo di seconda forza.

    Le Frecce d’Argento, dal canto loro, sembrano ancora una volta un gradino sopra la concorrenza, anche alla luce del fenomenale passo gara fatto registrare nella giornata odierna.

    La Rossa, a differenza delle prime uscite stagionali, è parsa leggermente più in affanno, al punto da accusare un distacco di ben sette decimi dal vertice della classifica, probabilmente a causa di un assetto ancora da rifinire.

    Al termine della seconda sessione di prove libere, infatti, Charles Leclerc ha confermato – come si evince dalle dichiarazioni rilasciate sul sito ufficiale della Rossa – le difficoltà riscontrate sul suolo nipponico, ammettendo la necessità di un intenso lavoro per ridurre il divario dalle vetture motorizzate Mercedes:

    È stato un venerdì un po’ più complicato per noi rispetto ai primi due Gran Premi, ma è solo la giornata inaugurale del week-end. Il passo gara sembra buono finora, anche se c’è ancora un certo distacco dai primi. Il nostro obiettivo stasera sarà lavorare sulla prestazione in qualifica in vista di domani“.

  • Binotto: “In Ferrari i processi non esistevano, si provava e basta”

    Binotto: “In Ferrari i processi non esistevano, si provava e basta”

    Una delle più rilevanti novità della stagione attualmente in corso è senza dubbio rappresentata dalla presenza in pista di Audi, che ha acquisito e rilevato le strutture della Sauber, ribattezzandole con il proprio nome e facendo così il proprio ingresso nella classe regina in qualità di motorista ufficiale.

    A capo del progetto tecnico vi è un uomo che, nel corso della sua carriera, ha trascorso ben ventotto anni all’interno della scuderia più prestigiosa dell’intera griglia: la Ferrari, dalla quale, con ogni probabilità, non è ancora del tutto semplice affrancarsi.

    Ci riferiamo naturalmente all’ex team principal della Rossa, Mattia Binotto, protagonista in questi giorni di un’intervista che ha suscitato non poche discussioni.

    In una recente conversazione concessa al quotidiano francese L’Equipe, l’ingegnere reggiano non ha infatti esitato, ancora una volta, a rivolgere alcune stoccate alla compagine italiana.

    Senza ricorrere ad alcun giro di parole, Binotto ha replicato in questi termini quando gli è stato domandato se l’obiettivo fosse trasformare Audi in una superpotenza paragonabile alla Ferrari:

    “Perché dovrei farlo? Non vincono più nulla dal 2008. Io voglio che l’Audi vinca. Prima di lasciare la Scuderia ho visto delle cose. Questo mi ha permesso di fare dei confronti, ma non si possono cambiare le cose in un giorno. Sono molto contento di vedere come lavora il team, ma per quanto riguarda il motore, sono consapevole che non potremo essere i migliori nel 2026”.

    Nel prosieguo della conversazione con il quotidiano francese, Binotto ha inoltre posto a confronto i differenti metodi di lavoro che sta osservando nella sua nuova esperienza, accostandoli a quelli della Scuderia:

    “Il mio ruolo qui non è più difficile, è però diverso e cambia soprattutto la cultura, che non è latina. Alla Ferrari i processi non esistevano, si provava e basta. Non c’era bisogno di un piano per raggiungere l’obiettivo, mentre in Audi, con una cultura più tedesca, più svizzera, prima di tutto ci sono i piani. Senza un piano, non si agisce”.