Gary Anderson: “Honda ha bisogno di un calcio nel sedere”

Le grandi aspettative di Aston Martin sul 2026 sembrano essere naufragate ancora prima di disputare il primo appuntamento di questa lunga stagione.

Afflitta da problematiche di ogni sorta, legate in particolar modo alla Power Unit Honda, la AMR26 ha percorso un numero di giri esiguo senza mai poter impostare un lavoro che permettesse al team di Silverstone di comprendere la vettura 2026.

Una situazione, questa, che rimanda a un precedente noto, quello della fallimentare collaborazione dei giapponesi con McLaren nel 2015, ma anche a un meno noto caso datato 1998, citato da Gary Anderson in un recente articolo apparso su The Race.

Il progettista britannico ha infatti ricordato quell’annata in cui, come direttore tecnico della Jordan, collaborò proprio con la casa di Sakura, spiegando la singolare cultura giapponese nell’affrontare le problematiche con queste parole:

“Sembra che, nonostante gli anni passati, i problemi siano più o meno gli stessi. L’approccio Honda all’epoca era piuttosto chiuso: il motore per loro funzionava, quindi fine della questione. Ma proprio questo era un problema. Honda progettava e costruiva, Mugen gestiva in pista, e per cultura aziendale giapponese nessuno dei due poteva affrontare apertamente l’altro sulle prestazioni. Capito che Honda non affrontava la questione prestazionale, decisi di intervenire. Dopo l’inizio stagione feci quattro viaggi di un giorno a Sakura per incontrare il team di progettazione e un rappresentante Mugen-Honda. I primi tre viaggi furono un fallimento”.

Anderson ha quindi ricordato come la situazione si sbloccò solo in un quarto e decisivo confronto, con queste parole:

“Nell’ultimo colloquio misi da parte la diplomazia, iniziai ad arrabbiarmi e a battere i pugni sul tavolo. Solo a quel punto Honda ammise di essere carente di cavalli e il giorno dopo aveva presentato un piano di sviluppo”.

Tracciando infine un parallelo con la situazione di Aston Martin, l’esperto tecnico ha concluso dichiarando:

“Finché non vive una giornata davvero negativa come quella avuta da Aston Martin alla fine dei test di Bahrain, Honda pensa che il miglioramento sia dietro l’angolo. Hanno però bisogno di un calcio nel sedere che li faccia partire, e credo che a Sakura quel calcio sia arrivato. Quando Honda infine reagisce, non c’è costruttore di Power Unit più efficace o più rapido nel mettere in atto le contromisure necessarie”.

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