Autore: Claudio Brembati

  • Anderson: “Ridate il controllo ai piloti se volete salvare la Formula 1”

    Anderson: “Ridate il controllo ai piloti se volete salvare la Formula 1”

    Nel corso dell’ormai imminente Gran Premio di Miami, pubblico e addetti ai lavori potranno finalmente valutare se le modifiche introdotte al regolamento tecnico porteranno effetti benefici o se risulteranno un inutile palliativo, incapace di ripristinare lo spirito della competizione. 

    Nel frattempo, le feroci critiche all’attuale quadro normativo non accennano a placarsi. 

    Gary Anderson, storico progettista e firma tecnica di The Race, ha espresso una netta bocciatura del formato attuale, definendo insufficienti i recenti correttivi. 

    Secondo l’irlandese, la ripartizione 50/50 tra parte termica ed elettrica è un errore concettuale che ha invertito i ruoli: 

    “È un numero tirato fuori dal nulla che ha creato una situazione in cui sono le auto a guidare il pilota, anziché il pilota a guidare l’auto”.

    La soluzione proposta da Anderson consiste nel mappare la potenza elettrica sulla curva di coppia del motore termico, demandando completamente al pilota la gestione del boost e persino dell’aerodinamica attiva. 

    Un approccio che, secondo il tecnico, restituirebbe naturalezza alla guida: 

    “La potenza elettrica crescerebbe insieme a quella del motore, invece di arrivare come un picco istantaneo. Rilasciando l’acceleratore, scenderebbe allo stesso modo. Si avrebbe la sensazione di guidare un’auto più potente, non una vettura che reagisce a eventi software imprevedibili”. 

    Questo sistema, oltre a essere più intuitivo, ridurrebbe gli sprechi energetici evitando l’erogazione costante e massiccia di 350 kW, restituendo la sensazione che sia l’uomo, e non il sistema, a decidere la dinamica del veicolo.

    Secondo il navigato progettista, esiste un problema filosofico profondo legato alla de-responsabilizzazione di chi siede nell’abitacolo. Senza l’introduzione di sistemi di recupero più efficienti, come il ritorno dell’MGU-H o un recupero sull’asse anteriore, il problema rimarrà irrisolto, costringendo la competizione a perdersi tra automazione e compromessi software. 

    Anderson ha inquadrato la questione senza mezzi termini, sottolineando il paradosso di una categoria che investe cifre astronomiche sui talenti per poi limitarne l’azione: 

    “Si pagano piloti milioni per essere i migliori al mondo, poi si toglie loro responsabilità affidandola a sistemi e software. È assurdo. Ridate il controllo al pilota. È questa la vera soluzione”.

  • 2027, sul tavolo la revisione della ripartizione: si punta a un 60:40 a favore del termico

    2027, sul tavolo la revisione della ripartizione: si punta a un 60:40 a favore del termico

    Contrariamente a quanto riportato ieri da alcune fonti italiane, che attribuivano a The Race l’ipotesi di una ripartizione della potenza 75/25 a favore del motore termico per il 2027, la realtà dei fatti descritta dalla testata britannica è ben diversa e decisamente più articolata.

    Le intense discussioni in corso tra i team principal e il crescente consenso sulla necessità di rivedere l’attuale bilanciamento tra parte termica ed elettrica non puntano a un ritorno drastico al passato, bensì a una correzione mirata del rapporto 50/50 che sta caratterizzando il debutto di questo ciclo regolamentare.

    Secondo quanto riportato dai colleghi inglesi, le modifiche già approvate per il Gran Premio di Miami rappresentano solo un primo passo, capace di restituire appena il 20% di quanto sarebbe realmente necessario per eliminare i compromessi sportivi e di guida imposti dalle unità attuali.

    Per risolvere i problemi di fondo, servirebbero interventi hardware molto più profondi. L’ipotesi più accreditata prevede infatti un aumento di circa 50 kW per il motore a combustione interna – ottenuto tramite un incremento del flusso di carburante – a fronte di una riduzione tra i 50 e i 100 kW per la parte elettrica.

    Questo sposterebbe l’attuale equilibrio di circa 400/350 kW verso un rapporto di 450/300 kW, attestandosi dunque su un più realistico 60/40, con la possibilità di mantenere comunque 350 kW elettrici disponibili per i sorpassi in gara.

    Un intervento di questo tipo è da escludersi già per il 2026, poiché le Power Unit attuali sono progettate attorno ai valori vigenti e modificare il flusso di carburante oggi comprometterebbe l’affidabilità dei motori.

    Il fronte del consenso, che pare annoverare McLaren, Red Bull e Audi, guarda dunque al 2027 come orizzonte temporale realistico. Tuttavia, per un cambiamento di tale entità serve il via libera di quattro costruttori su cinque, oltre all’approvazione di FIA e FOM.

    Se la Formula 1 desidera davvero tornare sui propri passi per salvaguardare il DNA della categoria, la decisione deve essere presa in tempi brevissimi.

  • Non solo Ferrari: anche McLaren correrà a Miami con una vettura rivoluzionata

    Non solo Ferrari: anche McLaren correrà a Miami con una vettura rivoluzionata

    Nel corso degli ultimi giorni abbiamo potuto osservare gli sforzi effettuati da Ferrari e Red Bull per migliorare le rispettive monoposto che, impegnate nei filming day concessi dal regolamento, hanno rivelato cambiamenti più o meno radicali alle rispettive vesti aerodinamiche.

    McLaren, attualmente terza forza del Mondiale e reduce da un difficile avvio di stagione solo parzialmente rischiarato dal buon secondo posto colto in Giappone, non intende certo rimanere a guardare.

    In un recente articolo pubblicato sui canali ufficiali della Formula 1, Andrea Stella, team principal della squadra di Woking, ha infatti dichiarato:

    “Nel nostro piano c’è sempre stata l’idea di introdurre, per le gare nordamericane, una vettura completamente nuova soprattutto dal punto di vista degli aggiornamenti aerodinamici, e continueremo con questo piano”.

    Lo stimato ingegnere umbro ha sottolineato come l’eliminazione di due gare dal calendario abbia aiutato il team campione del mondo, permettendo di concentrare gli sforzi sugli aggiornamenti piuttosto che diluirli sulle attività di gara. Con la consueta lucidità ha inoltre aggiunto:

    “Voglio sottolineare che mi aspetto uno sviluppo simile anche dai nostri concorrenti: non vedremo necessariamente uno stravolgimento dei valori in pista, sarà piuttosto una verifica di chi è riuscito a guadagnare più prestazione nello stesso arco di tempo”.

    Le capacità di recupero del team papaya sono ben note, e per questo motivo le dichiarazioni di Stella vanno considerate con estrema attenzione.

    Il tecnico di Orvieto ha infine concluso analizzando il distacco dai vertici della classifica:

    “Abbiamo ancora del terreno da recuperare rispetto a Mercedes e, in parte, anche rispetto a Ferrari, ma siamo soddisfatti del lavoro di sviluppo svolto dietro le quinte e speriamo di vedere una MCL40 più competitiva già a Miami e poi in Canada. Considerando che l’ultima gara in Giappone è stata già positiva, guardiamo con fiducia ai prossimi appuntamenti”.

    Non resta che attendere Miami per capire l’entità del pacchetto di aggiornamenti di cui sarà dotata la MCL40 e per scoprire se anche su questa vettura vedremo un’interpretazione dell’ala rotante di scuola Ferrari, già comparsa anche sulla Red Bull.

  • Sorpresa Red Bull: anche lei avrà una “Macarena” a Miami?

    Sorpresa Red Bull: anche lei avrà una “Macarena” a Miami?

    Durante il filming day svolto nella giornata di ieri a Silverstone, Red Bull ha portato in pista uno sviluppo molto aggressivo della RB22 e di notevole rottura con la monoposto che ha disputato – risultando piuttosto deludente – le prime tre gare della stagione.

    Nonostante le poche immagini circolate in rete, sembra che tutto il corpo vettura sia stato profondamente rivisto adottando fiancate più voluminose, decisamente spioventi nella parte posteriore e caratterizzate dal ritorno dei canali superiori denominati waterslides.

    Si tratta quindi di un ritorno al passato e a forme che hanno caratterizzato la precedente generazione di vetture, il che fa pensare a un netto cambiamento nella filosofia generale della monoposto.

    Ma non è tutto: una delle immagini circolate in rete mostra l’ala posteriore in modalità a bassa incidenza con il flap mobile completamente ribaltato ad imitare e perfino a estremizzare l’ala “Macarena” della Ferrari.

    La soluzione progettata dai tecnici guidati da Pierre Waché non è dotata dei due attuatori laterali annegati nelle paratie, ma sfrutta sempre il modulo centrale che ha assunto una curiosa forma simile alla testa di un’accetta, tanto che in redazione la si è battezzata “Tomahawk”, come la celebre ascia da battaglia dei nativi americani.

    Il modulo centrale agisce in sinergia alla pinna sopra il cofano motore – prolungata apparentemente in maniera posticcia – per creare un’ampia e continua deriva verticale dedicata a mantenere ordinati i flussi nell’ampissimo gap che si forma tra i due profili contrapposti.

    A Miami, pertanto, anche la compagine di Milton Keynes punterà tutto sui pesantissimi aggiornamenti alla propria vettura per risalire una china discendente inusuale per un team così vittorioso e per cercare di rimotivare la propria punta di diamante, Max Verstappen.

  • Ferrari è pronta a “ballare” a Miami: la Macarena sarà assoluta protagonista in Florida

    Ferrari è pronta a “ballare” a Miami: la Macarena sarà assoluta protagonista in Florida

    Nella giornata di ieri la Ferrari ha impegnato la pista di Monza per un filming day, ovvero una delle limitatissime occasioni concesse dalla FIA per scendere in pista con la vettura impegnata nel Campionato del Mondo di Formula 1 al di fuori dei week-end di gara.

    Nei 200 km di percorrenza concessi dalle norme, il team italiano ha impiegato una SF-26 dotata del pacchetto di aggiornamenti che, presumibilmente, vedremo in azione a Miami, affidandola a entrambi i piloti titolari Charles Leclerc e Lewis Hamilton.

    Le immagini provenienti dal circuito brianzolo non hanno fornito un quadro completo delle modifiche applicate all’intera vettura. Tuttavia, alcune immagini rese note da AutoRacer.it permettono di confermare che la Rossa non ha alcuna intenzione di accantonare l’innovativa ala posteriore rotante, ormai unanimemente riconosciuta con l’appellativo di “Macarena”.

    L’impegno profuso attorno a questo componente lascia intendere che i tecnici guidati da Loic Serra credano fortemente in questa soluzione che, finora, non è stata applicata in gara, presumibilmente a causa di alcuni fenomeni di instabilità aerodinamica che rendono meno solida la confidenza dei piloti nella vettura, soprattutto in fase di frenata.

    Il raggio di raccordo anteriore delle paratie laterali è stato ridotto al minimo concesso dal regolamento. Parallelamente, i due piloni di sostegno dell’ala sono stati risagomati, aumentandone lo sviluppo longitudinale così da incrementare la deriva verticale e la superficie di contatto con il profilo inferiore dell’ala, a tutto vantaggio della stabilità aerodinamica e meccanica, proprio come avviene per le superfici verticali di un aeromobile.

    Gli attuatori che innescano il movimento rotatorio dell’ala, annegati nelle due paratie laterali, sono stati inclinati maggiormente verso l’alto. Il minore ingombro del volume che li contiene, peraltro, suggerisce che anche le dimensioni degli stessi potrebbero essere state ridotte.

    Molto interessante, infine, la presenza di una piccola deriva verticale posta al centro del profilo rotante e sporgente verso l’alto nella fase in cui il profilo è chiuso. Nel momento in cui l’ala si ribalta completamente, questa deriva verticale si posiziona esattamente al centro dell’ampio varco compreso tra il profilo fisso e quello mobile, presumibilmente per riordinare i flussi e impedire componenti trasversali deleterie per la massima efficienza aerodinamica del sistema.

    Sarà ora fondamentale attendere la gara di Miami per scorgere i dettagli rimasti nascosti e, soprattutto, per comprendere se la Ferrari sarà in grado di fare il passo avanti necessario a impensierire una Mercedes che, al momento, appare ancora imbattibile.

  • Ferrari, la sosta forzata non ha cambiato il piano di sviluppo

    Ferrari, la sosta forzata non ha cambiato il piano di sviluppo

    La cancellazione di due Gran Premi in Medio Oriente ha costretto la Formula 1 a una pausa forzata lunghissima e inusuale in questo periodo dell’anno.

    Se i motori rimangono spenti, le attività nei vari dipartimenti tecnici dei team procedono a pieno regime, sollevando interrogativi sull’impatto che questa mancanza di attività in pista possa avere sullo sviluppo delle vetture.

    In una recente intervista esclusiva rilasciata a Motorsport.com Italia, il direttore tecnico della Scuderia Ferrari, Loic Serra, ha analizzato cosa stia realmente avvenendo nel cuore della GES, minimizzando l’effetto della sosta forzata sul programma di lavoro.

    “Non siamo stati davvero influenzati dal fatto che non ci siano più due gare, perché il piano di sviluppo non nasce in una settimana o in un mese: è qualcosa che hai impostato molto tempo fa. Quindi, in sostanza, segui il tuo piano di sviluppo”, ha spiegato il navigato ingegnere transalpino.

    Serra ha poi aggiunto che, avendo iniziato lo sviluppo della vettura all’inizio del 2025 per poi passare un anno senza testare nulla, la mancanza di due gare è una cosa piccola rispetto alla norma di portare in pista una vettura mai fatta girare prima.

    “E chiaro che più giri, più impari, e questo vale per tutti, ma dire che questo compromette il modo in cui affronti lo sviluppo, o che metterebbe più o meno a rischio il programma, non credo sia il caso”, ha concluso.

    Interrogato sulla possibilità che la pausa possa favorire aggiornamenti più aggressivi o sperimentali, Serra ha chiarito che l’approccio in fabbrica non cambia:

    “Non esiste una vera nozione di «più aggressivo» o «più sperimentale»: non è questo il punto. Pianifichi lo sviluppo, ma poi c’è la pianificazione e c’è ciò che scopri. Il fatto di non correre non cambia ciò che scopri o non scopri in fabbrica”.

    Lo sviluppo riguarda il compromesso complessivo della vettura e, secondo il tecnico francese, non si può lavorare isolando un singolo aspetto perché ogni cambiamento ha ripercussioni su tutto il resto della vettura.

    Riguardo ai cambiamenti decisi dalla Formula 1 Commission e alla loro influenza sulla SF-26, Serra ha dichiarato:

    “È lo stesso meccanismo che scatta quando vedi qualcosa su un’altra macchina e pensi: oh, interessante, magari potrei tentare quella direzione. Quindi quello che dobbiamo fare è assicurarci di poter reagire nel modo più appropriato a qualunque cosa arrivi. Ed è questa la difficoltà, perché prima di tutto non vuoi affrettare nessuna decisione. Devi assicurarti che ciò che stai facendo abbia senso per i mesi futuri e che non ti metta in un angolo per non aver considerato l’intero scenario”.

    Un ulteriore aspetto critico riguarda la mancanza di dati reali e l’influenza sulla correlazione tra simulazione e realtà. Serra ha spiegato che in questo periodo la correlazione è sostanzialmente congelata, permettendo però di esplorare più a fondo il set di dati precedente invece di passare immediatamente a quello successivo dopo una gara.

    Sebbene i test in Bahrain abbiano fornito una buona lettura del comportamento della monoposto, l’assenza di Jeddah lascia un vuoto nel complesso puzzle tecnico della stagione:

    “Su Jeddah mancheranno alcuni dati: è come un grande puzzle a cui manca un pezzo. Ne ritroverai una parte nella prossima gara, o nella combinazione delle prossime”.

    Nonostante il silenzio dei motori, il lavoro a Maranello prosegue dunque senza sosta, focalizzato sulla massima comprensione dei dati disponibili.

  • Bearman: “Ferrari crede in me, la Rossa è il mio unico obiettivo”

    Bearman: “Ferrari crede in me, la Rossa è il mio unico obiettivo”

    Il futuro di Oliver Bearman resta indissolubilmente legato al marchio che lo ha svezzato e protetto fin dai primi passi nelle categorie propedeutiche: la Ferrari.

    Nonostante le sfide poste da un presente tecnologico complesso e le naturali turbolenze di un mercato piloti sempre in movimento, il ragazzo di Chelmsford non nutre alcun dubbio su quale sia l’unico porto d’arrivo desiderato per la sua carriera.

    Il legame con Maranello, d’altronde, non è solamente una questione di logica sportiva, ma affonda le radici in una profonda gratitudine per il coraggio dimostrato dalla scuderia nel lanciarlo nel momento del bisogno, quando le luci della ribalta potevano trasformarsi in un rischio bruciante.

    Interpellato sulle sue ambizioni a lungo termine ai microfoni del podcast Up to Speed, il giovane pilota della Haas ha ribadito la sua totale dedizione alla causa del Cavallino Rampante:

    “Ferrari è il mio obiettivo, soprattutto considerando la fiducia che mi hanno dato: prima di tutto accogliendomi nella loro Academy e investendo così tanto su di me, dalla F3 fino alla Formula 1, mettendomi su questa macchina con Haas, ma anche affidandomi la loro vettura. Quando Carlos era malato, avevano altri piloti di riserva più esperti, ma hanno deciso di puntare su un diciottenne e, per fortuna, ha funzionato. Mi hanno chiaramente dato un’enorme fiducia e hanno creduto in me fin dall’inizio”.

  • Bearman: “Il mio incidente a Suzuka? poteva finire molto peggio”

    Bearman: “Il mio incidente a Suzuka? poteva finire molto peggio”

    Il dibattito sulla nuova Formula 1 non accenna a spegnersi e, mentre il Circus si concede una lunga pausa prima di volare a Miami, sono proprio i piloti a evidenziare le crepe di un regolamento che continua a far discutere.

    Tra le voci più critiche c’è quella di Oliver Bearman, che nel podcast Up to Speed è tornato sull’incidente di Suzuka con Franco Colapinto, descrivendolo come il sintomo di una pericolosa discrepanza tecnica tra le vetture in pista.

    Secondo il giovane talento inglese, quanto accaduto in Giappone è la sfortunata conseguenza di norme che estremizzano i delta di velocità:

    “Franco si è spostato davanti a me per difendere la sua posizione. L’anno scorso saremmo stati più al limite, ma con una differenza di velocità di soli 5 o 10 km/h probabilmente sarebbe andato tutto bene. Quando si è spostato a sinistra, il movimento era piccolo, ma con 50 km/h di differenza di velocità qualsiasi spostamento diventa enorme: non mi ha lasciato abbastanza spazio e ho dovuto evitare quello che sarebbe potuto diventare un incidente molto, molto più grave. Sono stato fortunato a non colpirlo. Sarebbe stato molto, molto peggio se fosse successo”.

    Le perplessità del pilota Haas non si fermano però alla sola sicurezza, ma toccano l’essenza stessa della guida pura, oggi filtrata da una gestione energetica che Bearman giudica quasi alienante.

    Il cuore del problema è il lift and coast, quella pratica di alzare il piede dall’acceleratore prima della curva per risparmiare energia, una dinamica che ormai ha invaso anche il momento sacro della qualifica.

    Su questo punto, il britannico è stato categorico:

    “Vorrei eliminare il lift and coast, sia nei giri di qualifica sia in gara. Fare gestione in qualifica è uno degli aspetti più controintuitivi di questi nuovi regolamenti. Penso che si possa immaginare cosa significhi essere in un giro di qualifica e alzare il piede dall’acceleratore a metà rettilineo: è davvero, davvero strano. Penso che tutti siano d’accordo sul fatto che vogliamo qualifiche disputate sempre a pieno gas, cosa che al momento non accade. Se riuscissimo a sistemare questo aspetto, sarebbe fantastico”.

  • Stella: “Ora McLaren è nel suo prime: non siamo mai stati così strutturati”

    Stella: “Ora McLaren è nel suo prime: non siamo mai stati così strutturati”

    L’avvio di campionato della McLaren è stato caratterizzato da alcune innegabili difficoltà.

    La scuderia di Woking ha infatti iniziato questo nuovo ciclo regolamentare collezionando ben tre ritiri prima del semaforo verde: Oscar Piastri è finito a muro nel giro di formazione del suo Gran Premio di casa e, soprattutto, un doppio problema elettrico ha fermato entrambe le monoposto prima della partenza a Shanghai.

    Complicato è parso anche il percorso del campione in carica, Lando Norris, che sembra non aver ancora metabolizzato i nuovi regolamenti e lo stile di guida necessario per condurre al meglio le attuali vetture.

    Coloro che avevano bocciato prematuramente la nuova creatura inglese, prefigurando per il team britannico un campionato di sofferenza, si sono però dovuti ricredere in fretta.

    Nel terzo appuntamento stagionale, in Giappone, il team papaya ha mostrato più chiaramente le proprie qualità grazie all’ottimo secondo posto ottenuto da Oscar Piastri, favorito anche dalla maggiore comprensione della Power Unit Mercedes.

    Proprio su quest’ultimo punto si è soffermato il team principal della McLaren, Andrea Stella, identificandolo come una delle aree chiave su cui focalizzarsi durante la lunga e forzata pausa prima del Gran Premio di Miami.

    Accogliendo con favore il mese di sosta, il manager italiano ha dichiarato:

    “Dopo un programma così intenso e serrato dal punto di vista delle tempistiche, questa pausa è benvenuta: ci dà la possibilità di realizzare i componenti che vogliamo portare in pista per evolvere la vettura e renderla più veloce. Abbiamo più tempo per lavorare con Mercedes High Performance Powertrains per finalizzare tutti gli strumenti necessari a sfruttare al meglio la Power Unit e recuperare dal punto di vista operativo e tecnico, così da essere pronti, come squadra, a lottare per posizioni più importanti quando torneremo a correre a Miami”.

    Stella ha inoltre affermato che non intende fermarsi alla sola comprensione della Power Unit, lasciando intendere che nessuna area della MCL40 sarà trascurata, con il dichiarato obiettivo di tornare a competere per la vittoria:

    “Per quanto riguarda il telaio, sappiamo esattamente cosa fare e quali azioni intraprendere per migliorarlo ulteriormente, aumentando l’efficienza aerodinamica. Gli aggiornamenti arriveranno nelle prossime gare e siamo fiduciosi di poter competere per podi e vittorie nel corso della stagione. McLaren, da quando sono team principal, è nella sua versione più forte: non abbiamo mai avuto questo livello di capacità, infrastrutture, competenze e talento nel team”.

    Il team britannico è arrivato dove si trova oggi non per caso, ma grazie alla notevole capacità di reagire alle difficoltà tramite programmi di sviluppo chiari ed efficaci. Proprio per questo motivo le parole del team principal umbro sono particolarmente significative e ricollocano la McLaren tra le squadre a cui prestare maggior attenzione alla ripresa delle competizioni.

  • Williams non si arrende: da Mercedes un innesto di esperienza per risalire la classifica

    Williams non si arrende: da Mercedes un innesto di esperienza per risalire la classifica

    Dopo le prime tre gare della stagione 2026, appare ormai chiaro come la situazione a Grove sia ben lontana dal definitivo rilancio atteso da ormai molti anni.

    Nonostante nello scorso campionato Williams avesse dedicato buona parte delle proprie risorse allo sviluppo dell’attuale vettura, quest’ultima ha iniziato la stagione afflitta da numerosi problemi.

    La FW48 è nata significativamente al di sopra del peso minimo regolamentare, oltre a essere carente dal punto di vista telaistico e aerodinamico, cosa che le impedisce di sfruttare il potenziale della Power Unit Mercedes.

    In questo scenario, il recente arrivo dell’esperto tecnico Dan Milner proprio dalla compagine capitanata da Toto Wolff appare un primo, ma deciso, segnale di reazione.

    Milner, che presso Mercedes ricopriva il ruolo di capo della ricerca e sviluppo, porta con sé una notevole esperienza maturata in 14 anni di militanza presso le strutture di Brackley, fin dai tempi in cui quella sede era ancora di proprietà della Honda Racing, per poi trasformarsi in Brawn GP e infine nell’attuale scuderia pluricampione.

    Approdato pochi giorni fa nello storico team inglese, dopo alcuni mesi di gardening leave, ha immediatamente accolto la nuova sfida con entusiasmo dichiarando:

    “Dopo 20 anni di collaborazione con Brackley, è il momento giusto per affrontare una nuova sfida. Williams ha un piano chiaro e ambizioso per il futuro, e non vedo l’ora di portare la mia esperienza e le mie conoscenze per contribuire ad accelerare questo percorso, trasformando le idee in prestazioni in pista“.