Autore: Claudio Brembati

  • Tutto – ma proprio tutto – quello che devi sapere su ADUO (e di riflesso sulla situazione Ferrari)

    Tutto – ma proprio tutto – quello che devi sapere su ADUO (e di riflesso sulla situazione Ferrari)

    Nel corso delle ultime settimane la Federazione Internazionale ha introdotto un’estesa serie di modifiche al regolamento tecnico, sportivo e finanziario.

    Tra i molti interventi operati, i più impattanti hanno riguardato il sistema ADUO (Additional Development and Upgrade Opportunities), ovvero il meccanismo previsto dal regolamento tecnico 2026 che consente ai costruttori di Power Unit di introdurre aggiornamenti bonus al proprio propulsore omologato durante una stagione o quella successiva.

    Lo scopo, come già ampiamente descritto, è favorire una competizione equilibrata tra i team: non è un Balance of Performance ma – in estrema sintesi – un alleggerimento del budget cap per chi è in difficoltà.

    Le modifiche introdotte in maggio sono, in estrema sintesi, le seguenti:

    • Ridistribuzione delle fasce di valutazione delle performance, ora fissate rispettivamente dopo il Gran Premio del Canada, dell’Ungheria e del Messico
    • Introduzione di una nuova fascia di deficit di performance oltre il 10% rispetto alla migliore Power Unit, corredata dai relativi strumenti di supporto finanziario (fino a 11 milioni di dollari)
    • La possibilità, solo per la stagione inaugurale, di anticipare fino a 8 milioni di dollari di Cost Cap dai periodi futuri.

    È opinione condivisa che gli ultimi due punti siano stati posti a garanzia della sopravvivenza della Honda, nuovamente nel mezzo di una drammatica crisi tecnica.

    Nel corso degli ultimi giorni si è inoltre parlato molto dell’art. 4.3, così formulato nel regolamento tecnico:

    “I Costruttori di PU il cui Indice di Prestazione ICE è almeno del 2% ma inferiore al 4% al di sotto dell’ICE con le migliori prestazioni avranno diritto a: 1 aggiornamento di omologazione aggiuntivo nella stagione N e 1 aggiornamento di omologazione aggiuntivo nella stagione N+1. I Costruttori di PU il cui Indice di Prestazione ICE è almeno del 4% al di sotto dell’ICE con le migliori prestazioni avranno diritto a: 2 aggiornamenti di omologazione aggiuntivi nella stagione N e 2 aggiornamenti di omologazione aggiuntivi nella stagione N+1”.

    Gli aggiornamenti di omologazione ADUO non sono cumulabili all’interno di una stagione e saranno concessi solo in seguito alla prima occasione in cui il Costruttore di PU viene valutato dalla FIA come idoneo all’ADUO.

    Queste prescrizioni sono state da taluni giudicate molto limitanti, ridimensionando notevolmente l’effettiva efficacia del sistema ADUO.

    In realtà, questa parte del regolamento non è stata introdotta assieme alle recenti modifiche, ma è presente fin dalla prima stesura dei paragrafi dedicati all’ADUO.

    Il numero limitato di interventi aggiuntivi rappresenta quindi un vincolo ben noto ai gruppi tecnici dei singoli team, che avranno da tempo impostato la loro strategia di sviluppo tenendone conto.

    Risulta al momento estremamente difficile stabilire a priori se il sistema predisposto dalla Federazione per consentire a chi è in svantaggio di recuperare performance sia più o meno efficace.

    Solo gli eventi che seguiranno il Gran Premio del Canada potranno confermarlo.

    Tuttavia può essere più interessante cercare di capire, partendo dalla Tabella 1 “Power Unit Components” del regolamento, su quali ambiti sia teoricamente più redditizio intervenire per recuperare performance, soprattutto nel caso si disponga di un solo aggiornamento aggiuntivo.

    Il contributo dell’ICE è fondamentale nell’attuale scenario, esso fornisce la potenza meccanica necessaria anche ad alimentare – tramite l’MGU-K – il sistema di accumulo elettrico.

    Quindi è assolutamente necessario aumentare la potenza dell’ICE per avere maggiori margini di gestione complessiva dell’energia.

    Attualmente, il motore è un V6 a 90°, 1.6 litri, 24 valvole, iniezione diretta ad alta pressione e dotato di turbocompressore monostadio la cui architettura è sostanzialmente bloccata.

    A tutto questo va aggiunto un ulteriore vincolo ovvero il flusso energetico del carburante, fissato a 3000 MJ/h, che limita la massima energia disponibile ai cilindri.

    La portata energetica del carburante è, dimensionalmente, energia per unità di tempo, ovvero una potenza.

    Si tratta della potenza chimica disponibile e che l’ICE può trasformare, pari a 833 kW fatte le dovute conversioni.

    Questa potenza si ripartisce in tre destinazioni principali:

    • Potenza all’albero
    • Calore disperso coi gas di scarico
    • Calore disperso nei circuiti di raffreddamento, negli ausiliari e nelle perdite meccaniche.

    Quanto più un motore è termicamente efficiente, quanto più questa potenza si ritrova all’albero motore.

    Quale può essere un valore attendibile di efficienza per un motore a combustione interna di ultima generazione?

    La soglia di potenza di circa 400 kW spesso citata, può rappresentare una stima basata su un’efficienza termica di circa il 48% (833×0,48=399,84 kW).

    Nel recente passato si è arrivati a punte di 52%, sebbene con un concetto di PU leggermente diverso.

    Un punto percentuale di efficienza termica recuperata conta circa 8 kW ovvero l’equivalente di 10 cavalli: un valore enorme nello scenario attuale.

    Come si può migliorare l’efficienza termica?

    • Migliorando la conversione chimica tramite
      • Aumento del rapporto di compressione (argomento non a caso fin troppo trattato)
      • Ricerca sulla combustione (camera e precamera)
      • Ricerca sulla iniezione
      • Ricerca sui carburanti
    • Recupero dell’energia dei gas di scarico tramite l’ottimizzazione del turbocompressore
    • Riducendo il calore disperso
    • Minimizzando gli attriti

    Dovendo scegliere dove spendere un gettone ADUO, sarebbe quindi opportuno dedicarlo in prima battuta al miglioramento della combustione.

    Questa possibilità è data dalla prima parte della tabella regolamentare che riguarda l’assemblaggio principale dell’ICE, e nello specifico al punto 4:

    “Main ICE assembly comprising combustion chamber surface and pre-chamber detail within cylinder heads…” che permette di lavorare sulla superficie della camera di combustione e i dettagli della precamera di combustione.

    In seconda battuta (o come secondo aggiornamento concesso dall’ADUO) sarebbe opportuno lavorare sul gruppo turbocompressore secondo quanto permesso dalla apposita sezione della tabella.

    Un turbo più efficiente aumenta la densità dell’aria in ingresso (più aria = più carburante bruciabile) e riduce la contropressione allo scarico favorendo la fase di espansione dei cilindri.

    Ovviamente si tratta di ipotesi generiche, mentre ogni costruttore ha uno scenario e un piano di sviluppo ben precisi basati sulla propria situazione.

    Va fatto notare che il regolamento non permette esplicitamente di lavorare in ADUO su: iniettori, sensori di detonazione e pompe carburante, ovvero elementi che permetterebbero di avere vantaggi notevoli e immediati.

    Il meccanismo ADUO mette a disposizione le leve giuste su cui intervenire, tuttavia lo sviluppo di un motore a combustione interna richiede tempi estremamente lunghi e un’altissima capacità ingegneristica.

    Accedere ad ADUO non è quindi sinonimo di recupero immediato, va seguito un piano coerente, ingegnerizzate le parti, fabbricate e testate, cosa che mal si concilia con le esigenze di recupero immediato di chi intende candidarsi a vincere il campionato.

  • Vasseur: “Conta solo vincere. Questa squadra può fare quello step”

    Vasseur: “Conta solo vincere. Questa squadra può fare quello step”

    L’inizio della stagione 2026 non ha consegnato, ancora una volta, una Ferrari considerabile come candidata alla vittoria.

    Tuttavia è innegabile che si guardi all’attuale SF-26 con uno sguardo ben diverso da quello riservato alla sciagurata monoposto che corse il Mondiale dello scorso anno.

    L’attuale monoposto ha introdotto una serie di innovazioni che stanno facendo scuola e sembra incarnare una rinnovata vitalità all’interno della Scuderia, della quale il team pincipal della Ferrari Frederic Vasseur ha parlato in un’intervista esclusiva per The Race.

    Partendo dal cambio di mentalità che ha coinvolto il team, il manager di Draveil ha ricordato il suo arrivo a Maranello e come, più che una cultura della paura o della colpevolizzazione, prevalesse un atteggiamento troppo conservativo, così descritto:

    “Avevamo margine su ogni singolo aspetto, semplicemente perché non volevamo esporci: un chilo di peso in più, mezzo litro di carburante in più, aprire maggiormente le fiancate. Alla fine, mettendo tutto insieme, erano due decimi. Non puoi stare a zero margine, ma tra zero e due decimi c’è un decimo. E puoi immaginare l’impatto di guadagnare un decimo su una stagione”.

    Vasseur ha poi descritto la sua visione in merito all’approccio indiscutibilmente innovativo infuso nella SF-26, sottolineando che tutti nel gruppo di lavoro sono incoraggiati a trovare nuove soluzioni, senza biasimare chi propone qualcosa che poi non funziona. Il navigato manager francese ha però tenuto a sottolineare quanto segue:

    “L’obiettivo non è innovare. L’obiettivo è vincere. L’innovazione ha senso solo se funziona. L’unico obiettivo della squadra deve essere il tempo sul giro. Troppo spesso in un team di corse gli aerodinamici tengono in considerazione solo il carico aerodinamico, oppure la potenza per chi lavora sul motore, senza preoccuparsi del resto. Sto cercando di trasmettere il messaggio che, collettivamente, l’unico obiettivo è il tempo sul giro. Lo stesso vale per l’innovazione”.

    Infine, interrogato su come evolverà il prosieguo della stagione, Vasseur ha dichiarato con convinzione:

    “Più che la situazione attuale in pista, conterà la capacità di sviluppo dei team. Onestamente non so cosa faranno gli altri, ma noi introdurremo aggiornamenti che, mentre lo scorso anno valevano centesimi di secondo, quest’anno porteranno decimi. Ferrari può fare il salto necessario perché ha la mentalità giusta e la volontà di accogliere idee fuori dagli schemi”.

  • Russell: “Tornare ai V8 sarebbe fantastico, ma nella F1 di 20 anni fa non esistevano i sorpassi”

    Russell: “Tornare ai V8 sarebbe fantastico, ma nella F1 di 20 anni fa non esistevano i sorpassi”

    Le recenti modifiche al regolamento previste a partire dalla prossima stagione – che abbandonano l’utopistica ripartizione paritaria tra potenza termica e potenza elettrica in favore di un motore termico responsabile del 60% della potenza complessiva – hanno fatto da apripista ai primi concreti ragionamenti sul regolamento che entrerà in vigore dal 2030.

    In molti hanno già espresso la propria visione sul futuro della categoria, tra cui lo stesso presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem, che ha apertamente indicato il ritorno a propulsori V8 termici affiancati da una parte elettrica di mero supporto.

    È proprio in questa ottica che si inseriscono le dichiarazioni di George Russell che, già dalla conferenza stampa del Gran Premio della Cina, aveva auspicato a sua volta un ritorno alle motorizzazioni V8 che hanno caratterizzato il passato della Formula 1 con queste parole:

    “Tornare ai V8 sarebbe sicuramente fantastico”.

    Ma non è tutto.

    L’alfiere Mercedes ha inoltre esposto la sua visione d’insieme con queste parole:

    “Dobbiamo trovare modi per ridurre ulteriormente il peso delle auto, perché penso che questo abbia avuto un impatto positivo sulle gare e sulla guidabilità, permettendo ai piloti di lottare più da vicino pur mantenendo la possibilità di effettuare sorpassi. Dobbiamo però tenere conto del fatto che le vetture di vent’anni fa, che tutti definiscono le migliori di sempre, praticamente non potevano sorpassarsi, e considerare questo aspetto nella definizione del prossimo regolamento”.

    Va tuttavia sottolineato il cambiamento d’opinione del pilota britannico che, all’indomani della vittoria della prima gara stagionale, aveva dichiarato:

    “Tutti sono stati molto veloci a criticare. Quando avevamo le migliori macchine e il minore degrado gomme i piloti erano felici, ma tutti si lamentavano che le gare erano spazzatura. Ora i piloti non sono perfettamente felici e tutti pensano che sia stata una gara fantastica. Non si può avere tutto: dobbiamo dare una chance a questo regolamento e vedere alla fine come sarà”.

  • Hamilton: “Gli aggiornamenti? Mi aspettavo qualcosa di meglio”

    Hamilton: “Gli aggiornamenti? Mi aspettavo qualcosa di meglio”

    L’attesissima introduzione degli aggiornamenti Ferrari a Miami sembrava il palcoscenico ideale per rinvigorire finalmente le due SF-26, offrendo loro i mezzi necessari per attaccare concretamente le posizioni di vertice. 

    Le indicazioni emerse dall’unica sessione di prove libere avevano suggerito che il lavoro svolto durante la pausa forzata stesse per dare i suoi frutti nella cornice di Miami, complici anche alcune inaspettate difficoltà che hanno rallentato la Mercedes, dominatrice assoluta di questo inizio di stagione. 

    Tuttavia, il verdetto della pista al termine della Qualifica Sprint ha restituito un sapore amaro: il quarto e il settimo posto finale, largamente imputabili a una carenza di potenza disponibile, non hanno soddisfatto le aspettative della vigilia.

    Il volto di Lewis Hamilton, apparso visibilmente deluso nelle interviste post-sessione, conferma quanto il risultato sia rimasto al di sotto del potenziale sperato. 

    Il sette volte Campione del Mondo sarà costretto a scattare dalla quarta fila nella gara Sprint, con un distacco sensibile sia dalla pole position che dal compagno di squadra. 

    Ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, il pilota britannico ha analizzato con onestà la situazione, spiegando che non sapeva bene cosa aspettarsi e che la monoposto non gli ha trasmesso sensazioni grandiose, ammettendo che onestamente si sarebbe aspettato qualcosa di meglio.

    Il focus si è poi spostato sul corposo pacchetto di novità tecniche, su cui Hamilton riponeva molta fiducia. 

    Il pilota ha confessato che pensava che con questi aggiornamenti la squadra sarebbe stata più forte, sottolineando la necessità di lavorare intensamente durante la serata per comprendere i motivi per i quali non è stata espressa una velocità sufficiente. 

    Nonostante il momento difficile, Hamilton ha comunque voluto chiudere con un segnale di apertura e ottimismo, dichiarandosi consapevole di poter puntare molto più in alto con la vettura a disposizione nelle prossime sessioni del week-end.

    “Non sapevo bene cosa aspettarmi, la macchina non mi ha dato sensazioni grandiose e onestamente mi aspettavo di meglio. Pensavo che con questi aggiornamenti saremmo stati più forti. Dovremo lavorare in serata per capire i motivi per i quali non siamo stati sufficientemente veloci”.

  • Anderson: “Ridate il controllo ai piloti se volete salvare la Formula 1”

    Anderson: “Ridate il controllo ai piloti se volete salvare la Formula 1”

    Nel corso dell’ormai imminente Gran Premio di Miami, pubblico e addetti ai lavori potranno finalmente valutare se le modifiche introdotte al regolamento tecnico porteranno effetti benefici o se risulteranno un inutile palliativo, incapace di ripristinare lo spirito della competizione. 

    Nel frattempo, le feroci critiche all’attuale quadro normativo non accennano a placarsi. 

    Gary Anderson, storico progettista e firma tecnica di The Race, ha espresso una netta bocciatura del formato attuale, definendo insufficienti i recenti correttivi. 

    Secondo l’irlandese, la ripartizione 50/50 tra parte termica ed elettrica è un errore concettuale che ha invertito i ruoli: 

    “È un numero tirato fuori dal nulla che ha creato una situazione in cui sono le auto a guidare il pilota, anziché il pilota a guidare l’auto”.

    La soluzione proposta da Anderson consiste nel mappare la potenza elettrica sulla curva di coppia del motore termico, demandando completamente al pilota la gestione del boost e persino dell’aerodinamica attiva. 

    Un approccio che, secondo il tecnico, restituirebbe naturalezza alla guida: 

    “La potenza elettrica crescerebbe insieme a quella del motore, invece di arrivare come un picco istantaneo. Rilasciando l’acceleratore, scenderebbe allo stesso modo. Si avrebbe la sensazione di guidare un’auto più potente, non una vettura che reagisce a eventi software imprevedibili”. 

    Questo sistema, oltre a essere più intuitivo, ridurrebbe gli sprechi energetici evitando l’erogazione costante e massiccia di 350 kW, restituendo la sensazione che sia l’uomo, e non il sistema, a decidere la dinamica del veicolo.

    Secondo il navigato progettista, esiste un problema filosofico profondo legato alla de-responsabilizzazione di chi siede nell’abitacolo. Senza l’introduzione di sistemi di recupero più efficienti, come il ritorno dell’MGU-H o un recupero sull’asse anteriore, il problema rimarrà irrisolto, costringendo la competizione a perdersi tra automazione e compromessi software. 

    Anderson ha inquadrato la questione senza mezzi termini, sottolineando il paradosso di una categoria che investe cifre astronomiche sui talenti per poi limitarne l’azione: 

    “Si pagano piloti milioni per essere i migliori al mondo, poi si toglie loro responsabilità affidandola a sistemi e software. È assurdo. Ridate il controllo al pilota. È questa la vera soluzione”.

  • 2027, sul tavolo la revisione della ripartizione: si punta a un 60:40 a favore del termico

    2027, sul tavolo la revisione della ripartizione: si punta a un 60:40 a favore del termico

    Contrariamente a quanto riportato ieri da alcune fonti italiane, che attribuivano a The Race l’ipotesi di una ripartizione della potenza 75/25 a favore del motore termico per il 2027, la realtà dei fatti descritta dalla testata britannica è ben diversa e decisamente più articolata.

    Le intense discussioni in corso tra i team principal e il crescente consenso sulla necessità di rivedere l’attuale bilanciamento tra parte termica ed elettrica non puntano a un ritorno drastico al passato, bensì a una correzione mirata del rapporto 50/50 che sta caratterizzando il debutto di questo ciclo regolamentare.

    Secondo quanto riportato dai colleghi inglesi, le modifiche già approvate per il Gran Premio di Miami rappresentano solo un primo passo, capace di restituire appena il 20% di quanto sarebbe realmente necessario per eliminare i compromessi sportivi e di guida imposti dalle unità attuali.

    Per risolvere i problemi di fondo, servirebbero interventi hardware molto più profondi. L’ipotesi più accreditata prevede infatti un aumento di circa 50 kW per il motore a combustione interna – ottenuto tramite un incremento del flusso di carburante – a fronte di una riduzione tra i 50 e i 100 kW per la parte elettrica.

    Questo sposterebbe l’attuale equilibrio di circa 400/350 kW verso un rapporto di 450/300 kW, attestandosi dunque su un più realistico 60/40, con la possibilità di mantenere comunque 350 kW elettrici disponibili per i sorpassi in gara.

    Un intervento di questo tipo è da escludersi già per il 2026, poiché le Power Unit attuali sono progettate attorno ai valori vigenti e modificare il flusso di carburante oggi comprometterebbe l’affidabilità dei motori.

    Il fronte del consenso, che pare annoverare McLaren, Red Bull e Audi, guarda dunque al 2027 come orizzonte temporale realistico. Tuttavia, per un cambiamento di tale entità serve il via libera di quattro costruttori su cinque, oltre all’approvazione di FIA e FOM.

    Se la Formula 1 desidera davvero tornare sui propri passi per salvaguardare il DNA della categoria, la decisione deve essere presa in tempi brevissimi.

  • Non solo Ferrari: anche McLaren correrà a Miami con una vettura rivoluzionata

    Non solo Ferrari: anche McLaren correrà a Miami con una vettura rivoluzionata

    Nel corso degli ultimi giorni abbiamo potuto osservare gli sforzi effettuati da Ferrari e Red Bull per migliorare le rispettive monoposto che, impegnate nei filming day concessi dal regolamento, hanno rivelato cambiamenti più o meno radicali alle rispettive vesti aerodinamiche.

    McLaren, attualmente terza forza del Mondiale e reduce da un difficile avvio di stagione solo parzialmente rischiarato dal buon secondo posto colto in Giappone, non intende certo rimanere a guardare.

    In un recente articolo pubblicato sui canali ufficiali della Formula 1, Andrea Stella, team principal della squadra di Woking, ha infatti dichiarato:

    “Nel nostro piano c’è sempre stata l’idea di introdurre, per le gare nordamericane, una vettura completamente nuova soprattutto dal punto di vista degli aggiornamenti aerodinamici, e continueremo con questo piano”.

    Lo stimato ingegnere umbro ha sottolineato come l’eliminazione di due gare dal calendario abbia aiutato il team campione del mondo, permettendo di concentrare gli sforzi sugli aggiornamenti piuttosto che diluirli sulle attività di gara. Con la consueta lucidità ha inoltre aggiunto:

    “Voglio sottolineare che mi aspetto uno sviluppo simile anche dai nostri concorrenti: non vedremo necessariamente uno stravolgimento dei valori in pista, sarà piuttosto una verifica di chi è riuscito a guadagnare più prestazione nello stesso arco di tempo”.

    Le capacità di recupero del team papaya sono ben note, e per questo motivo le dichiarazioni di Stella vanno considerate con estrema attenzione.

    Il tecnico di Orvieto ha infine concluso analizzando il distacco dai vertici della classifica:

    “Abbiamo ancora del terreno da recuperare rispetto a Mercedes e, in parte, anche rispetto a Ferrari, ma siamo soddisfatti del lavoro di sviluppo svolto dietro le quinte e speriamo di vedere una MCL40 più competitiva già a Miami e poi in Canada. Considerando che l’ultima gara in Giappone è stata già positiva, guardiamo con fiducia ai prossimi appuntamenti”.

    Non resta che attendere Miami per capire l’entità del pacchetto di aggiornamenti di cui sarà dotata la MCL40 e per scoprire se anche su questa vettura vedremo un’interpretazione dell’ala rotante di scuola Ferrari, già comparsa anche sulla Red Bull.

  • Sorpresa Red Bull: anche lei avrà una “Macarena” a Miami?

    Sorpresa Red Bull: anche lei avrà una “Macarena” a Miami?

    Durante il filming day svolto nella giornata di ieri a Silverstone, Red Bull ha portato in pista uno sviluppo molto aggressivo della RB22 e di notevole rottura con la monoposto che ha disputato – risultando piuttosto deludente – le prime tre gare della stagione.

    Nonostante le poche immagini circolate in rete, sembra che tutto il corpo vettura sia stato profondamente rivisto adottando fiancate più voluminose, decisamente spioventi nella parte posteriore e caratterizzate dal ritorno dei canali superiori denominati waterslides.

    Si tratta quindi di un ritorno al passato e a forme che hanno caratterizzato la precedente generazione di vetture, il che fa pensare a un netto cambiamento nella filosofia generale della monoposto.

    Ma non è tutto: una delle immagini circolate in rete mostra l’ala posteriore in modalità a bassa incidenza con il flap mobile completamente ribaltato ad imitare e perfino a estremizzare l’ala “Macarena” della Ferrari.

    La soluzione progettata dai tecnici guidati da Pierre Waché non è dotata dei due attuatori laterali annegati nelle paratie, ma sfrutta sempre il modulo centrale che ha assunto una curiosa forma simile alla testa di un’accetta, tanto che in redazione la si è battezzata “Tomahawk”, come la celebre ascia da battaglia dei nativi americani.

    Il modulo centrale agisce in sinergia alla pinna sopra il cofano motore – prolungata apparentemente in maniera posticcia – per creare un’ampia e continua deriva verticale dedicata a mantenere ordinati i flussi nell’ampissimo gap che si forma tra i due profili contrapposti.

    A Miami, pertanto, anche la compagine di Milton Keynes punterà tutto sui pesantissimi aggiornamenti alla propria vettura per risalire una china discendente inusuale per un team così vittorioso e per cercare di rimotivare la propria punta di diamante, Max Verstappen.

  • Ferrari è pronta a “ballare” a Miami: la Macarena sarà assoluta protagonista in Florida

    Ferrari è pronta a “ballare” a Miami: la Macarena sarà assoluta protagonista in Florida

    Nella giornata di ieri la Ferrari ha impegnato la pista di Monza per un filming day, ovvero una delle limitatissime occasioni concesse dalla FIA per scendere in pista con la vettura impegnata nel Campionato del Mondo di Formula 1 al di fuori dei week-end di gara.

    Nei 200 km di percorrenza concessi dalle norme, il team italiano ha impiegato una SF-26 dotata del pacchetto di aggiornamenti che, presumibilmente, vedremo in azione a Miami, affidandola a entrambi i piloti titolari Charles Leclerc e Lewis Hamilton.

    Le immagini provenienti dal circuito brianzolo non hanno fornito un quadro completo delle modifiche applicate all’intera vettura. Tuttavia, alcune immagini rese note da AutoRacer.it permettono di confermare che la Rossa non ha alcuna intenzione di accantonare l’innovativa ala posteriore rotante, ormai unanimemente riconosciuta con l’appellativo di “Macarena”.

    L’impegno profuso attorno a questo componente lascia intendere che i tecnici guidati da Loic Serra credano fortemente in questa soluzione che, finora, non è stata applicata in gara, presumibilmente a causa di alcuni fenomeni di instabilità aerodinamica che rendono meno solida la confidenza dei piloti nella vettura, soprattutto in fase di frenata.

    Il raggio di raccordo anteriore delle paratie laterali è stato ridotto al minimo concesso dal regolamento. Parallelamente, i due piloni di sostegno dell’ala sono stati risagomati, aumentandone lo sviluppo longitudinale così da incrementare la deriva verticale e la superficie di contatto con il profilo inferiore dell’ala, a tutto vantaggio della stabilità aerodinamica e meccanica, proprio come avviene per le superfici verticali di un aeromobile.

    Gli attuatori che innescano il movimento rotatorio dell’ala, annegati nelle due paratie laterali, sono stati inclinati maggiormente verso l’alto. Il minore ingombro del volume che li contiene, peraltro, suggerisce che anche le dimensioni degli stessi potrebbero essere state ridotte.

    Molto interessante, infine, la presenza di una piccola deriva verticale posta al centro del profilo rotante e sporgente verso l’alto nella fase in cui il profilo è chiuso. Nel momento in cui l’ala si ribalta completamente, questa deriva verticale si posiziona esattamente al centro dell’ampio varco compreso tra il profilo fisso e quello mobile, presumibilmente per riordinare i flussi e impedire componenti trasversali deleterie per la massima efficienza aerodinamica del sistema.

    Sarà ora fondamentale attendere la gara di Miami per scorgere i dettagli rimasti nascosti e, soprattutto, per comprendere se la Ferrari sarà in grado di fare il passo avanti necessario a impensierire una Mercedes che, al momento, appare ancora imbattibile.

  • Ferrari, la sosta forzata non ha cambiato il piano di sviluppo

    Ferrari, la sosta forzata non ha cambiato il piano di sviluppo

    La cancellazione di due Gran Premi in Medio Oriente ha costretto la Formula 1 a una pausa forzata lunghissima e inusuale in questo periodo dell’anno.

    Se i motori rimangono spenti, le attività nei vari dipartimenti tecnici dei team procedono a pieno regime, sollevando interrogativi sull’impatto che questa mancanza di attività in pista possa avere sullo sviluppo delle vetture.

    In una recente intervista esclusiva rilasciata a Motorsport.com Italia, il direttore tecnico della Scuderia Ferrari, Loic Serra, ha analizzato cosa stia realmente avvenendo nel cuore della GES, minimizzando l’effetto della sosta forzata sul programma di lavoro.

    “Non siamo stati davvero influenzati dal fatto che non ci siano più due gare, perché il piano di sviluppo non nasce in una settimana o in un mese: è qualcosa che hai impostato molto tempo fa. Quindi, in sostanza, segui il tuo piano di sviluppo”, ha spiegato il navigato ingegnere transalpino.

    Serra ha poi aggiunto che, avendo iniziato lo sviluppo della vettura all’inizio del 2025 per poi passare un anno senza testare nulla, la mancanza di due gare è una cosa piccola rispetto alla norma di portare in pista una vettura mai fatta girare prima.

    “E chiaro che più giri, più impari, e questo vale per tutti, ma dire che questo compromette il modo in cui affronti lo sviluppo, o che metterebbe più o meno a rischio il programma, non credo sia il caso”, ha concluso.

    Interrogato sulla possibilità che la pausa possa favorire aggiornamenti più aggressivi o sperimentali, Serra ha chiarito che l’approccio in fabbrica non cambia:

    “Non esiste una vera nozione di «più aggressivo» o «più sperimentale»: non è questo il punto. Pianifichi lo sviluppo, ma poi c’è la pianificazione e c’è ciò che scopri. Il fatto di non correre non cambia ciò che scopri o non scopri in fabbrica”.

    Lo sviluppo riguarda il compromesso complessivo della vettura e, secondo il tecnico francese, non si può lavorare isolando un singolo aspetto perché ogni cambiamento ha ripercussioni su tutto il resto della vettura.

    Riguardo ai cambiamenti decisi dalla Formula 1 Commission e alla loro influenza sulla SF-26, Serra ha dichiarato:

    “È lo stesso meccanismo che scatta quando vedi qualcosa su un’altra macchina e pensi: oh, interessante, magari potrei tentare quella direzione. Quindi quello che dobbiamo fare è assicurarci di poter reagire nel modo più appropriato a qualunque cosa arrivi. Ed è questa la difficoltà, perché prima di tutto non vuoi affrettare nessuna decisione. Devi assicurarti che ciò che stai facendo abbia senso per i mesi futuri e che non ti metta in un angolo per non aver considerato l’intero scenario”.

    Un ulteriore aspetto critico riguarda la mancanza di dati reali e l’influenza sulla correlazione tra simulazione e realtà. Serra ha spiegato che in questo periodo la correlazione è sostanzialmente congelata, permettendo però di esplorare più a fondo il set di dati precedente invece di passare immediatamente a quello successivo dopo una gara.

    Sebbene i test in Bahrain abbiano fornito una buona lettura del comportamento della monoposto, l’assenza di Jeddah lascia un vuoto nel complesso puzzle tecnico della stagione:

    “Su Jeddah mancheranno alcuni dati: è come un grande puzzle a cui manca un pezzo. Ne ritroverai una parte nella prossima gara, o nella combinazione delle prossime”.

    Nonostante il silenzio dei motori, il lavoro a Maranello prosegue dunque senza sosta, focalizzato sulla massima comprensione dei dati disponibili.