Autore: Jacopo Mandò

  • Russell si prende l’Austria: “Finalmente una gara senza problemi”

    Russell si prende l’Austria: “Finalmente una gara senza problemi”

    George Russell ha trasformato la controversa pole position del sabato in una vittoria pesante nel Gran Premio d’Austria, chiudendo un fine settimana iniziato nel caos delle qualifiche e concluso con una gestione solida davanti a Max Verstappen.

    Per il pilota della Mercedes non è stata affatto una gara banale, poiché il passo della Red Bull, soprattutto nella parte centrale della corsa, lo ha costretto a restare sempre all’interno di un margine sottilissimo.

    “Finalmente una gara senza problemi”, ha spiegato Russell a Sky Sport F1 Italia al termine della corsa. Una frase breve ma esemplificativa, che racconta bene il valore del risultato attraverso non solo la velocità pura, ma anche l’esecuzione di una domenica pulita, priva di episodi contrari o di errori nei momenti più importanti.

    Il riferimento, inevitabile, è anche al confronto interno con Antonelli, nuovamente condizionato dagli episodi in pista. Kimi? Questa volta non è stato fortunato: ogni volta è stato sfavorito dalla Virtual Safety Car, ma questo è lo sport”, ha riconosciuto Russell.

    Il punto centrale del Gran Premio ha riguardato però soprattutto la pressione esercitata da Verstappen.

    Dopo una qualifica compromessa dall’incidente nel finale del Q3, l’olandese ha costruito una corsa tutta incentrata su rimonta e ritmo, arrivando a mettere la Mercedes numero 63 sotto pressione per lunghi tratti.

    Il britannico lo ha ammesso apertamente, spiegando infine che, se la sua gara è stata liscia, a sorprenderlo è stata quella di Verstappen, che gli è rimasto addosso nelle fasi finali della corsa sfoderando un passo gara notevole, tale da costringerlo ad anticipare la sosta ai box in una sfida decisamente impegnativa.

    A rendere questo scenario particolare è stata proprio la gestione strategica, dal momento che Russell non ha potuto limitarsi a controllare la situazione dalla prima posizione, ma ha dovuto adattare i propri piani alla minaccia sempre viva della Red Bull, per proteggere il primato in una fase in cui l’avversario sembrava avere il passo per riaprire i giochi.

    In questo quadro, la vittoria assume un peso specifico notevole per la stessa Mercedes. Dopo un sabato costruito tra pole position, polemiche sulle bandiere gialle e tensioni, la domenica ha restituito un risultato pieno a una squadra che ha saputo capitalizzare la posizione di partenza, resistere alla pressione e chiudere una gara finalmente lineare.

    Il verdetto di Spielberg non racconta comunque una superiorità netta, quanto un equilibrio ancora molto delicato tra i top team. Russell ha vinto perché ha saputo mettere insieme velocità, lucidità e gestione, mentre Verstappen ha mostrato un passo importante e Antonelli ha pagato la sfortuna legata agli episodi.

    In un Mondiale così compatto, anche una semplice gara senza problemi può diventare una netta dichiarazione di forza.

  • Russell: “Questo fine settimana sto seguendo il mio istinto”

    Russell: “Questo fine settimana sto seguendo il mio istinto”

    La pole position di George Russell al Gran Premio d’Austria prende vita al termine di una qualifica convulsa, decisa sul filo dei millesimi tra il colpo di reni dell’inglese, il violento impatto contro le barriere di Max Verstappen e il conseguente rebus delle bandiere gialle esposte nel finale del Q3.

    Sebbene il tempo del britannico sia stato regolarmente convalidato dai commissari, il post-sessione è stato inevitabilmente monopolizzato dalle discussioni sulla gestione di quel passaggio cruciale.

    Russell ha spento sul nascere le polemiche, spiegando di aver parzializzato l’acceleratore in modo netto non appena intercettata la singola segnalazione:

    “C’era una sola bandiera gialla e ho dovuto alzare tanto il piede dall’acceleratore. Chiaramente avrei voluto completare il giro senza alzare il piede: sarei stato 3-4 decimi più avanti, però lì ho dovuto alzare il piede”.

    In questo scenario d’emergenza, la partenza dal palo è diventata un esercizio di freddezza, sintesi perfetta tra prestazione pura, istinto e rispetto delle procedure di sicurezza.

    Al di là dell’episodio da moviola, il sabato stiriano ha svelato un approccio capovolto da parte dell’inglese, che ha affrontato il fine settimana mettendo da parte la consueta e metodica ricerca del dettaglio ingegneristico a favore di una guida pura e viscerale. Una scelta dettata dalle indecifrabili risposte delle attuali monoposto ad effetto suolo.

    Russell ha infatti confessato la sua nuova linea metodologica:

    “Ho lavorato di meno in questo week-end: ho seguito semplicemente l’istinto”. Ha poi svelato un retroscena nato da un fitto confronto nel paddock con Charles Leclerc: “Parlando prima con Charles ci siamo detti che non capivamo perché queste macchine siano così impegnative: a volte giri bene, a volte male”.

    Per la Mercedes, il raggiungimento del limite resta un percorso tortuoso, confermato da un Q2 ad altissima tensione in cui lo stesso poleman ha ammesso senza giri di parole che “il Q2 è stato stressante”, fotografando un momento in cui la linea di demarcazione tra il controllo e la complicazione è rimasta sottilissima fino alla bandiera a scacchi.

    Il fine settimana austriaco ha regalato anche un piccolo giallo linguistico legato al team radio celebrativo (“Stay calmo, stay calmo” del pilota, espresso in un italiano perfetto che ha subito acceso le fantasie degli appassionati.

    Russell ha prontamente evitato letture forzate e ha spento ogni speculazione:

    “Sì, ma non c’era nessun riferimento ad Antonelli e al duello con Ferrari. Non c’era nulla: semplicemente mi è venuto fuori così, chiariamolo perché non c’era nulla d’intenzionale. Quando andavo sui kart ho passato molto tempo in Italia, e anche in vacanza”.

    Archiviati i verdetti del sabato, lo sguardo si sposta ora sulla gara domenicale, un Gran Premio che il poleman non vuole ridurre a una sfida a due:

    “Non lo so, forse tutti i primi sette in griglia se la giocano. La Ferrari, ad esempio, è più veloce nelle curve, noi nei rettilinei. Poi c’è anche Max. Sul degrado gomme probabilmente siamo i più avvantaggiati”.

    Con una griglia così compatta, il vantaggio del sabato dovrà ancora diventare sostanza in gara.

  • Bortoleto: “Ho sempre conosciuto il valore di Antonelli, ma quello che sta facendo è incredibile”

    Bortoleto: “Ho sempre conosciuto il valore di Antonelli, ma quello che sta facendo è incredibile”

    Il debutto nella nuova era della Formula 1 con il progetto Audi non sta concedendo scorciatoie a Gabriel Bortoleto.

    Il brasiliano è alle prese con una stagione d’esordio complessa, inserita all’interno di un team ancora in piena costruzione e caratterizzata da un confronto interno non semplice con l’esperto Nico Hulkenberg.

    Eppure, nelle parole dell’ex campione di Formula 2, le difficoltà del presente fanno parte di un percorso di crescita necessario.

    “Ovviamente c’è molto da imparare. Non solo un nuovo regolamento, ma per noi nuovi motori, un team diverso sotto tanti aspetti, ed errori da cui è fondamentale passare. Ma mi piace l’atteggiamento del gruppo, perché siamo tutti concentrati su ciò che vogliamo per il futuro: lottare per vincere”, ha spiegato Bortoleto in un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, esprimendo totale fiducia nella leadership della squadra. “Conosco la qualità del lavoro delle persone con cui ho a che fare, partendo da Mattia Binotto, a cui sono molto vicino e grato per avermi dato questa occasione. So che quando Mattia si fissa degli obiettivi non lo fa tanto per fare, ha delle chiavi di lettura precise sulla direzione che stiamo seguendo”.

    In questo scenario si inserisce un chiaro tema generazionale, con una griglia di partenza sempre più ricca di giovani talenti capaci di lasciare il segno fin da subito. Bortoleto osserva i successi dei suoi coetanei, consapevole di dover attendere che il progetto tecnico di Ingolstadt maturi per potersi esprimere sugli stessi livelli.

    “I giovani sono sempre più protagonisti del paddock ed è una grande notizia, perché il ricambio generazionale e il nuovo regolamento stanno mostrando al pubblico che anche noi possiamo farci valere. È bello che con gli altri ci sia un bel rapporto, ci supportiamo e ci aiutiamo là dove possibile, perché poi in pista vogliamo tutti vincere”, ha raccontato il brasiliano, prima di dedicare un pensiero ad Andrea Kimi Antonelli, attuale leader del Mondiale e suo vecchio rivale nelle categorie minori. “Ho sempre saputo il valore di Kimi, ma è fantastico vedere come stia facendo tutto ciò che deve con una macchina che glielo permette, mettendo in difficoltà anche un avversario forte e preparato come Russell. Io dalla mia parte devo continuare a fare ciò che faccio aspettando la mia occasione, ma la pazienza non è la miglior qualità dei brasiliani”.

    Nonostante le sfide dettate dalla competitività della monoposto, Bortoleto avverte i passi in avanti compiuti dal punto di vista personale, soprattutto nella gestione del fine settimana e nell’approccio mentale ai momenti difficili. “Penso di conoscere meglio l’ambiente e il mio team, e di conseguenza riesco anche a dire la mia su quello che vorrei in macchina e sulle sensazioni. Un’altra cosa sulla quale penso di essere migliorato è la gestione degli errori: quando sbagli, o quando semplicemente le cose non vanno come vorresti, devi essere in grado di andare avanti in fretta perché la Formula 1 corre più veloce di te”, ha concluso il pilota.

  • Vermeulen: “Vogliamo che Verstappen resti in Red Bull, ma solo se ha la possibilità di vincere”

    Vermeulen: “Vogliamo che Verstappen resti in Red Bull, ma solo se ha la possibilità di vincere”

    Il futuro di Max Verstappen resta uno dei temi centrali nel paddock, ma dall’entourage del campione olandese viene dettata una linea precisa: nessuna rottura annunciata, nessuna fuga già scritta, ma la necessità di avere garanzie tecniche chiare.

    A definire la posizione è stato Raymond Vermeulen, manager del pilota Red Bull, intervenuto ai microfoni della Bild per chiarire la situazione contrattuale del suo assistito.

    “Abbiamo un contratto fino al 2028. Naturalmente ci sono delle clausole di uscita, ma ci sono sempre state e non ne abbiamo mai esercitata una. Siamo sempre stati leali e resteremo tali. Vogliamo continuare il percorso con la Red Bull e far concludere la carriera di Max qui. Ma naturalmente, solo con la possibilità di vincere, ha spiegato Vermeulen.

    Una dichiarazione che non chiude la porta alla permanenza, anzi, ma fissa il confine entro cui ogni discorso dovrà muoversi. Da qui nasce la necessità di stringere i tempi. L’entourage di Verstappen non vuole trascinare l’incertezza per mesi, soprattutto in una fase in cui la Red Bull è chiamata a rispondere sul piano tecnico dopo un avvio di campionato più complicato del previsto.

    “Vorremmo che la decisione venisse presa presto, in modo che tutti sappiano. Potrebbe arrivare anche prima della pausa estiva”, ha indicato il manager, lasciando intendere che il quadro si chiarirà in anticipo rispetto alle scadenze naturali del mercato.

    La dirigenza di Milton Keynes ha già provato ad affrontare il tema di un prolungamento, scontrandosi però con un primo rifiuto da parte del pilota. In parallelo, resta sullo sfondo la questione della clausola di rescissione presente nel contratto: un elemento che il team vorrebbe rimuovere o neutralizzare per blindare definitivamente il proprio pilota simbolo.

    Prima ancora delle formule contrattuali, la scuderia dovrà convincere Verstappen in pista.

    Gli aggiornamenti attesi sulla monoposto, a partire dal week-end di casa al Red Bull Ring, rappresentano un passaggio cruciale non solo per l’attuale stagione, ma per il futuro a lungo termine del quattro volte iridato. La volontà di restare c’è, ma serve la certezza di poter vincere.

  • Arnoux: “Ci sono tutti gli ingredienti per veder lottare Ferrari e Mercedes per il Mondiale fino alla fine”

    Arnoux: “Ci sono tutti gli ingredienti per veder lottare Ferrari e Mercedes per il Mondiale fino alla fine”

    La vittoria di Lewis Hamilton in Spagna ha ridefinito gli equilibri in casa Ferrari con una forza diversa. Non soltanto per il ritorno del Cavallino davanti a tutti, ma per il peso specifico di una prestazione che ha rimesso il sette volte iridato al centro della scena. 

    A leggere il momento è stato René Arnoux, che in un’intervista a La Gazzetta dello Sport ha offerto una valutazione netta sul presente di Maranello, sul confronto interno con Charles Leclerc e sulla complessità del Mondiale.

    Alla domanda su cosa abbia fatto davvero la differenza a Barcellona, se il pilota o la macchina, Arnoux ha risposto senza separare i due piani: 

    “Mi hanno sorpreso entrambi. Pensavo che Hamilton avesse perso lo smalto con l’età, ma ha dimostrato di essere un vero campione. Si è preso la squadra sulle spalle, conquistando la fiducia dei tifosi. La Ferrari, invece, ha compiuto un enorme passo in avanti. Gli sviluppi hanno funzionato e il campionato è ancora lungo. Ci sono tutti gli ingredienti per una lotta all’ultimo respiro con la Mercedes“.

    Il quadro, tuttavia, cambia quando il discorso si sposta su Leclerc. Il successo di Hamilton, arrivato in un fine settimana d’inizio stagione già difficile per il monegasco, ha reso ancora più visibile una frattura emotiva e tecnica che Arnoux non ha cercato di attenuare: 

    “In questo momento il suo morale è sotto terra. Ha mostrato una fragilità per certi versi inaspettata, commettendo troppi errori. È andato a sbattere a Miami, Monte-Carlo e Barcellona. Evidentemente non si trova bene con la vettura, ma il problema è soprattutto mentale. Non si aspettava questo livello di competitività da Hamilton“.

    Il tema del dualismo non riguarda solo la Ferrari. Anche in Mercedes, il rapporto tra George Russell e Andrea Kimi Antonelli si sta trasformando in una delle questioni centrali del campionato. Sui possibili ordini di scuderia ipotizzati da Toto Wolff a partire dall’Austria, Arnoux invita alla prudenza: 

    “È presto, non siamo neanche a metà campionato. A Barcellona Russell è stato più veloce di Antonelli nelle libere e in qualifica. Il team non poteva chiedergli di spostarsi. La situazione del britannico, però, è complicata: si sta giocando tutto, se dovesse perdere il Mondiale il suo futuro sarebbe in bilico. L’italiano, invece, può correre con più serenità. Ha solo 19 anni e ha disputato 31 gare in carriera, quindi le aspettative sono totalmente diverse. Kimi è amato dal team e da Wolff e credo che abbia buone possibilità di vincere il titolo. La Mercedes, però, deve stare attenta, in passato ci sono stati tanti incidenti tra compagni di squadra”.

    La critica più severa dell’ex pilota francese arriva però sul regolamento e su ADUO, tema che continua ad alimentare discussioni nel paddock: 

    Questo regolamento fa schifo: è troppo complesso ed è inaccettabile che i piloti siano costretti a ricaricare le batterie sul rettilineo. Non sono contrario all’elettrico, ma il rapporto 50 e 50 è stata una pessima idea“.

  • Hamilton: “Corro contro tanti ragazzi, ma mi sento alla grande adesso”

    Hamilton: “Corro contro tanti ragazzi, ma mi sento alla grande adesso”

    La prima vittoria di Lewis Hamilton con la Ferrari sul circuito di Barcellona va ben oltre il semplice verdetto della pista.

    Per il sette volte Campione del Mondo questo successo rappresenta una profonda liberazione personale, arrivata dopo un primo anno complicato a Maranello e un inizio di campionato che aveva inevitabilmente sollevato interrogativi sulla sua capacità di esprimersi ancora ai massimi livelli.

    Il nuovo ciclo regolamentare ha rimescolato le carte in tavola e il britannico è stato abile a sfruttare lo scenario per ritrovare la velocità necessaria a inserirsi nella lotta iridata.

    Attualmente Hamilton occupa la seconda posizione nel Mondiale Piloti, staccato di 41 lunghezze dal leader Andrea Kimi Antonelli, ma la vera svolta per il pilota della Rossa trascende i numeri della graduatoria.

    “Tutte le vittorie sono speciali a modo loro”, ha spiegato il numero 44 ai media. “Ci sono percorsi diversi dietro ciascuna di esse. Quella di Silverstone nel 2024 fu, a suo modo, un momento monumentale per me, perché arrivò in una fase in cui forse pensavo che non sarei mai più riuscito a vincere. Dopo un anno come quello passato, ci sono stati sicuramente momenti in cui mi sono detto che forse è vero che quando arrivi a un certo punto perdi il controllo”.

    La risposta della pista ha però spazzato via ogni incertezza, diventando il fulcro del suo attuale ragionamento. “Ma ho dovuto dimostrare che non è così. Ce l’hai sempre dentro e serve solo lavoro. Serve perseveranza, quella convinzione costante in te stesso per riuscire a entrare dentro di te, mantenerti vivo, mantenerti in forma”, ha sottolineato, prima di chiudere con una considerazione che fotografa bene la sua condizione attuale, spegnendo ogni discussione legata all’anagrafe: “Mi sento benissimo fisicamente. Corro contro ragazzi di 19 anni che stanno facendo cose incredibili, ma io mi sento alla grande”.

  • Rosberg: “A Barcellona Mercedes troppo protettiva nei confronti di Russell, Antonelli è più veloce”

    Rosberg: “A Barcellona Mercedes troppo protettiva nei confronti di Russell, Antonelli è più veloce”

    Il Gran Premio di Barcellona ha lasciato alla Mercedes più domande che certezze.

    Non soltanto per la vittoria sfumata contro la Ferrari di Lewis Hamilton, ma soprattutto per la gestione interna del confronto tra George Russell e Andrea Kimi Antonelli.

    Una gestione che, secondo Nico Rosberg, avrebbe penalizzato la squadra nel momento in cui serviva massimizzare il risultato.

    Il tema nasce da un passaggio preciso della gara.

    Antonelli, più veloce del compagno, è rimasto a lungo negli scarichi di Russell senza poter sfruttare pienamente il proprio ritmo.

    Una situazione riassunta dallo stesso italiano con parole molto chiare: “Se avessi passato subito Russell sarebbe stata un’altra gara”.

    Anche Toto Wolff, nel dopo gara, ha riconosciuto la complessità della scelta:

    Abbiamo perso due volte, ma non è facile prendere decisioni a livello strategico quando hai due piloti in lotta per il titolo”.

    Il punto, però, per Rosberg è proprio questo.

    Quando la vittoria di squadra entra in discussione, la logica interna dovrebbe lasciare spazio alla massima efficienza sportiva. Il Campione del Mondo 2016, che in Mercedes ha vissuto dall’interno una delle rivalità più dure dell’era moderna contro Lewis Hamilton, ha criticato apertamente il muretto.

    “La Mercedes ha tenuto troppo conto di George, lo ha protetto troppo”, ha dichiarato il tedesco a Motorsport Aktuell.

    È una frase pesante, perché non riguarda soltanto la strategia di Barcellona. Riguarda il modo in cui Mercedes sta provando a gestire un equilibrio sempre più delicato: da una parte Russell, partito a inizio stagione con un ruolo da riferimento interno. Dall’altra Antonelli, cresciuto rapidamente fino a diventare il pilota più incisivo del team nelle ultime settimane.

    Rosberg ha poi completato il ragionamento entrando nel merito della scelta di gara: “Non appena la squadra rischia di perdere la vittoria, si corre insieme per il successo della squadra. E la Mercedes avrebbe dovuto farlo prima”.

    Il riferimento è diretto. Secondo Rosberg, Mercedes avrebbe dovuto liberare Antonelli prima, evitando che il ritmo del giovane italiano venisse neutralizzato dietro Russell.

    Una scelta più aggressiva avrebbe forse cambiato il peso strategico della gara, soprattutto in una fase in cui Hamilton e la Ferrari stavano costruendo la loro occasione.

    La parte più dura arriva però sul confronto prestazionale tra i due piloti. Rosberg non si limita a criticare il muretto, ma fotografa anche una tendenza tecnica ormai evidente:

    Antonelli è stato di nuovo più veloce in gara. Nelle qualifiche Russell può lottare con i migliori, ma in gara gli manca qualcosa”.

    Per la Mercedes, Barcellona diventa così un caso da archiviare con attenzione.

    Lasciare correre due piloti in lotta per il titolo può essere una scelta sportiva e anche politicamente corretta.

    Ma se quella libertà finisce per rallentare il pilota più veloce e aprire la porta agli avversari, allora il confine cambia.

    Rosberg non chiede ordini rigidi, ma una priorità più chiara. Prima la squadra, poi l’equilibrio interno. Perché in un Mondiale così aperto, proteggere troppo un pilota può diventare il modo più rapido per perdere una gara.

  • Barcellona, a Hamilton (ovviamente) il titolo di Hammer of the Day

    Barcellona, a Hamilton (ovviamente) il titolo di Hammer of the Day

    Qualcuno avrà notato che, stavolta, nella votazione per l’Hammer of the Day, non c’era scelta.

    A volte la realtà si impone con una tale evidenza da rendere superfluo qualsiasi dibattito. Non c’era nessun altro nome possibile. Non oggi.

    Non dopo quello che abbiamo visto.

    Sir Lewis Carl Davidson Hamilton.

    Oggi più Sir che mai.

    C’è una fotografia che appartiene all’immaginario collettivo più antico e silenzioso – quella del gentiluomo che tende la mano ad un anziano per aiutarlo ad attraversare la strada.

    Un gesto semplice, quasi invisibile, eppure capace di contenere tutto ciò che di noble esiste nell’essere umano.

    Lewis Hamilton ha fatto esattamente questo. Ha teso la mano.

    E quell’anziano è la Scuderia più vincente nella storia dello sport motoristico. Perché a volte serve una mano – anche se sei il più grande, anche se il tuo curriculum parla da solo. Serve comunque.

    E lui l’ha offerta, senza esitazione, senza calcolo.

    Da qualche parte, là dove il tempo non esiste e il rombo dei motori arriva ovattato ma nitido, c’è Enzo Ferrari – un uomo che Lewis non ha mai conosciuto, eppure che oggi lo ringrazierà.

    Per aver restituito acqua ad un mulino che girava a vuoto da troppo tempo. Per aver dimostrato, ancora una volta, che i sogni impossibili non esistono. I sogni sì. Impossibili, mai.

    E poi c’è Niki Lauda, che Hamilton lo ha invece conosciuto davvero – lo ha cercato, voluto, plasmato. Lo ha visto cadere e rialzarsi.

    Anche lui, oggi, sorride.

    Ma la vittoria vera non ha nulla a che fare con la coppa.

    Non con il punteggio, non con la bandiera a scacchi. È quella sensazione precisa e irripetibile di voltarsi indietro (verso ogni sacrificio fatto, ogni dubbio attraversato) e sorridere.

    Con la certezza silenziosa che ogni scelta compiuta fino a quel momento fosse quella giusta.

    Si vince per poter guardare il proprio passato e ridergli addosso, come si ride di quel nemico che non fa più paura, perché nel frattempo sei cresciuto.

    E alla fine, dopotutto, hai vinto tu.

    Oggi Lewis Hamilton ha vinto così.

    Senza punteggio che conti davvero.

    Ha vinto perché lo sa. E lo sa soltanto lui.

  • Leclerc: “Nessuna invidia nei confronti di Hamilton, sono felice per Lewis e per il team”

    Leclerc: “Nessuna invidia nei confronti di Hamilton, sono felice per Lewis e per il team”

    Il volto di Charles Leclerc dopo il Gran Premio di Barcellona raccontava più di qualsiasi analisi tecnica.

    In un fine settimana in cui Lewis Hamilton ha riportato la Ferrari sul gradino più alto del podio, il monegasco ha vissuto l’altra faccia della domenica di Maranello, fatta di difficoltà, frustrazione e un ritiro per un problema al power steering che ha lasciato addosso il peso opprimente di un’occasione mancata.

    Non è soltanto il risultato a pesare, ma è il contrasto interno a rendere il momento estremamente delicato:

    Hamilton, dopo settimane di crescita progressiva, ha trovato la sua prima memorabile vittoria in rosso, mentre Leclerc ha chiuso un altro week-end complicato dentro una sequenza negativa che lui stesso non ha cercato di nascondere.

    “Bisogna solo avere risultati buoni e week-end puliti. Negli ultimi quattro fine settimana è stato difficile gestire per vari problemi, ma va detto che anche io non sono stato al livello”, ha dichiarato il monegasco ai microfoni di Sky Sport F1 Italia.

    Riconoscendo le difficoltà tecniche ma inserendo anche sé stesso dentro il quadro, Leclerc ha mostrato un atteggiamento tutt’altro che difensivo in una Ferrari che ha appena ritrovato la vittoria, ammettendo con grande onestà come il compagno di squadra abbia fatto un grande passo in avanti per il quale si dice contento, consapevole di dover migliorare a sua volta.

    Il confronto interno, in un momento così visibile, diventa inevitabile, soprattutto perché il sette volte campione del mondo ha centrato il risultato che la Ferrari inseguiva da tempo, mentre il monegasco si è ritrovato a fare i conti con una corsa vissuta in salita e condizionata anche dalle tempistiche sfortunate della Virtual Safety Car.

    Alla domanda su una possibile invidia, Leclerc ha risposto senza cercare scorciatoie, negando qualsiasi sentimento negativo per la Ferrari o per Lewis, prima di lasciarsi andare alla parte più umana della sua analisi, quella in cui ammette di essere molto preoccupato per le sensazioni che proverà nel ritorno a casa”.

    Si tratta di una dichiarazione forte che racconta un Leclerc scosso più che arrabbiato, dove non c’è polemica né distanza dalla Ferrari o frattura con Hamilton, bensì la lucida consapevolezza di un momento da rimettere in ordine prima mentalmente e poi tecnicamente.

  • Monaco, ad Antonelli il titolo di Hammer of the Day

    Monaco, ad Antonelli il titolo di Hammer of the Day

    Mancano quasi due mesi al suo ventesimo compleanno, eppure il “ragazzino” continua a prendersi tutto, e lo fa con una nonchalance che, a tratti, lascia senza parole.

    Gioca con il passato come se fosse un vecchio avversario già battuto. Sorride ai paragoni come si sorride a qualcosa che non fa più paura, forse non ne ha mai avuta.  È paradossale: gli accostamenti ai grandi della storia hanno smesso persino di stupire, e lui ci convive come si convive con il proprio nome: naturalmente, senza sforzo apparente. Intorno a lui, il rumore.

    Dentro, solo la macchina.

    E se vinci a Monaco, la macchina la senti eccome. Monaco non è una pista: è un confessionale. Ti mette a nudo, non perdona nulla, non ammette compromessi.

    Eppure Kimi Antonelli l’ha affrontata come se stesse disputando una gara di casa: perfetto, folle, aggressivo, sempre sul limite e mai oltre.

    Non una gara di gestione, lo ripetiamo: una gara di attacco.  Il pedale di destra schiacciato con la stessa determinazione con cui si era già presentato in qualifica, con una pole position che ha lasciato il paddock in silenzio stupito. Il sinistro? Non esiste.

    O almeno, questa è la percezione che Kimi ci ha consegnato dall’inizio di questa stagione, gara dopo gara, giro dopo giro.

    Cinque vittorie consecutive.

    Detto così, sembra quasi banale, e questo è forse il dato più sbalorditivo di tutti. L’essere umano è fatto per adattarsi, per trovare una nuova normalità in tutto ciò che lo circonda.

    Ma chi ama davvero questo sport sa, nel profondo, che non vorrà abituarsi mai.

    Non a questo. Siamo nel mese del vuoto, nella strana parentesi di inizio estate in cui il motorsport divide la scena con tutto il resto, compreso un Mondiale di calcio che l’Italia, nuovamente, guarda da fuori.

    Menomale che ci sono questi “dilettanti” dello sport a tenerci compagnia. No, Kimi.

    A questo, davvero, non vorremmo abituarci mai.

    Viva l’Italia.