Autore: Jacopo Mandò

  • Russell: “Antonelli favorito? Non è vero, sono solo chiacchiere”

    Russell: “Antonelli favorito? Non è vero, sono solo chiacchiere”

    Il duello interno tra George Russell e Andrea Kimi Antonelli è diventato uno dei temi centrali della stagione Mercedes.

    Da una parte troviamo il britannico, indicato alla vigilia come riferimento naturale del team. Dall’altra il talento italiano, capace di prendersi la vetta del Mondiale Piloti e di costruire, nella prima parte del campionato, un vantaggio poi progressivamente ridotto dal compagno di squadra.

    In questo quadro sono nate anche alcune letture esterne su una presunta preferenza della Mercedes nei confronti di Antonelli, ma Russell ha respinto con decisione questa ipotesi ai microfoni del Daily Mail, riportando il discorso sul terreno più concreto del Mondiale Costruttori:

    “Ho sentito dire in giro che ci sono chiacchiere sui favoritismi verso Antonelli. Non mi dà fastidio. E non è vero”.

    Il punto, però, riguarda soprattutto la maturità con cui il pilota britannico ha scelto di affrontare il tema. Russell ha riconosciuto che in passato avrebbe probabilmente sentito il bisogno di rispondere in modo più diretto, mentre oggi la sua lettura è più ampia e parte dalla struttura stessa della scuderia di Brackley:

    “Quando ero più giovane, forse avrei voluto affrontare questa accusa. Ma ci sono 2.000 persone nel team e tutte ricevono un bonus se vinciamo il Mondiale Costruttori: perché dovrebbero esserci favoritismi? Siamo entrambi autorizzati a correre, a meno che l’obiettivo principale della squadra, cioè conquistare il massimo dei punti disponibili, non venga messo a rischio”.

    Una posizione simile era stata espressa anche da James Allison, direttore tecnico Mercedes, che aveva definito del tutto estranea alla cultura del team l’idea stessa di favorire un pilota rispetto all’altro:

    “Se lavorassi in una squadra, capiresti quanto quel pensiero sia alieno per chiunque faccia parte di un team. Quando lo sentiamo, è come se ascoltassimo un’altra lingua”

  • Gran Bretagna, a Leclerc il titolo di Hammer of the Day

    Gran Bretagna, a Leclerc il titolo di Hammer of the Day

    Ci sono storie che finiscono inevitabilmente e inesorabilmente, senza appello e senza che nulla possa trattenerle, svanendo come tutte le cose che appartengono al tempo.

    E poi esistono le altre, quelle che non sai spiegare e non obbediscono ad alcuna logica, che proseguono nonostante tutto e nonostante tutti, sospinte da una forza che non ha un nome preciso e che, forse, non ha nemmeno bisogno di averlo.

    Si va avanti e basta, senza una destinazione dichiarata e senza la certezza di arrivare integri alla fine, ammesso che una fine esista davvero.

    Charles Leclerc e la Ferrari vivono esattamente così, alla giornata, senza mappe, senza garanzie e senza conoscere il futuro nei suoi contorni più definiti. Si limitano a proseguire lungo un percorso che è stato folle, travagliato e a tratti incomprensibile, ma che con il passare degli anni ha acquisito una sua forma, una sua profondità e una sua inconfondibile identità.

    Il monegasco di oggi è un uomo radicalmente diverso da quello di sette anni fa, avendo cucito addosso l’esperienza come una seconda pelle, mettendo insieme i momenti positivi e quelli negativi fino a renderli indistinguibili.

    Avrebbe potuto lottare per il Mondiale? Chissà, forse sì, ma non è questo il punto.

    Il punto vero è continuare a credere contro ogni evidenza e contro ogni voce che sussurra che sia inutile, che non ne valga la pena o che esista un limite oltre il quale anche la fede più tenace si debba arrendere.

    Lui quel limite non l’ha mai incontrato, o forse lo ha incrociato sul suo cammino e ha semplicemente scelto di ignorarlo.

    A Silverstone, al termine di un Gran Premio logorante e imprevedibile come raramente accade, Charles Leclerc ha tagliato il traguardo davanti a tutti, regalandosi l’unica cosa che aspettava da sempre.

    È proprio lì, in quell’istante sospeso tra la fatica e la gioia, che si capisce tutto, o almeno tutto ciò che c’è da comprendere di questa storia.

    Quello tra Charles e la Ferrari è un legame che vorresti non finisse mai, pur senza un motivo logico a sostenerlo, perché sulla carta sembra tutto sbagliato tra attese tradite, stagioni mancate e occasioni sfumate sul più bello.

    Eppure è proprio in questa apparente contraddizione che risiede la sua bellezza più autentica, trattandosi di uno sbaglio così tremendamente giusto da essere, in fondo, l’unica cosa sensata rimasta.

    E allora si va avanti come sempre, inevitabilmente.

    Per sempre, senza un perché.

  • Antonelli: “Deluso e arrabbiato, che peccato. Con le dure stavo venendo su fortissimo”

    Antonelli: “Deluso e arrabbiato, che peccato. Con le dure stavo venendo su fortissimo”

    Il Gran Premio di Gran Bretagna ha consegnato ad Andrea Kimi Antonelli una delle domeniche più nere della sua stagione, proprio quando a Silverstone il diciannovenne bolognese sembrava avere a disposizione tutti gli ingredienti necessari per andarsi a prendere la vittoria.

    A rovinare i piani è stato un improvviso cedimento tecnico che ha innescato la perdita di ritmo e una corsa scivolata lontano dal risultato che fino a quel momento sembrava possibile, costringendo il pilota a una sequenza ravvicinata di soste.

    Ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, Antonelli ha ricostruito con lucidità il momento esatto che ha cambiato il destino del suo Gran Premio:

    “Il problema sembra essere stato legato al wheel shield. È stata una rottura istantanea. I cordoli li ho presi nello stesso modo in tutti i giri, ma quando sono uscito da Copse ho sentito che qualcosa si è rotto istantaneamente”.

    Il punto centrale della vicenda riguarda però la gestione successiva dell’episodio da parte del muretto box, dato che il primo intervento non ha risolto la situazione poiché la Mercedes ha inizialmente lavorato sull’ala anteriore.

    Solo in un secondo momento è stato rimosso il pezzo danneggiato, quando la gara era ormai compromessa, come spiegato dallo stesso pilota:

    Purtroppo abbiamo dovuto fare due pit-stop, perché al primo pit abbiamo cambiato l’ala, ma il problema era ancora presente. Con l’ultima sosta hanno rimosso il pezzo e la macchina era guidabile, per modo di dire. È un peccato perché credo che comunque nonostante tutto potevamo chiudere sesti o settimi, e probabilmente avremmo potuto evitare la penalità. Ovviamente sono deluso, arrabbiato, ma la cosa importante è che oggi comunque andavo forte e avevo una grandissima possibilità di vincere, perché con le dure stavo venendo su fortissimo”.

  • Verstappen: “Se non stravolgiamo la macchina non ha senso correre”

    Verstappen: “Se non stravolgiamo la macchina non ha senso correre”

    Il sabato di Silverstone si è chiuso con una diagnosi severa per Max Verstappen.

    Dopo una qualifica complicata, l’olandese ha fotografato senza filtri le difficoltà della Red Bull, lontana dal livello necessario per inserirsi stabilmente nella lotta con Mercedes e Ferrari.

    Il settimo posto in griglia non è soltanto un risultato lontano dalle aspettative: è il riflesso di una macchina che, nelle parole del quattro volte iridato, oggi non offre né equilibrio né efficienza.

    Il primo passaggio, affidato al Telegraaf, è il più duro. “Se lasciamo la macchina così com’è, non ha molto senso correre”, ha spiegato Verstappen. “Preferirei ribaltare tutto, perché se non facciamo niente resteremo comunque in questa posizione. Oppure, peggio ancora, scivoleremo indietro di un’altra posizione”.

    Il punto, però, riguarda soprattutto la natura del problema. Non esiste un solo limite evidente, ma una somma di elementi che rende la RB22 difficile da portare al limite. In zona mista, Verstappen ha chiarito ulteriormente il quadro:

    “Semplicemente la macchina non funziona come dovrebbe. Da una parte non c’era bilanciamento, dall’altra eravamo lenti sui rettilinei”.

    A rendere il passaggio significativo è la sensazione, sottolineata dallo stesso Verstappen, che il problema fosse particolarmente marcato dal suo lato del box. “In qualche modo, dalla mia parte del garage, eravamo più lenti ovunque”, ha aggiunto.

    Una frase che allarga il tema dalla semplice prestazione della Red Bull alla difficoltà specifica nel mettere insieme un pacchetto coerente per il suo stile di guida.

    Il nodo, per il team, è proprio questo: una monoposto lenta in rettilineo costringe a usare più energia, e su una pista come Silverstone il prezzo da pagare arriva soprattutto nella parte finale del giro.

    Verstappen lo ha spiegato con grande chiarezza:

    “Se sei lento sui rettilinei usi di più la batteria, lo si vede soprattutto nell’ultimo settore. A un certo punto non hai più batteria e non funziona più nulla”.

  • Leclerc: “Mi manca il feeling con questa macchina, Lewis riesce a estrarre il 100%”

    Leclerc: “Mi manca il feeling con questa macchina, Lewis riesce a estrarre il 100%”

    La Sprint Qualifying del Gran Premio di Gran Bretagna ha consegnato alla Ferrari una realtà dai due volti: da una parte la competitività straordinaria di Lewis Hamilton a Silverstone, dall’altra le difficoltà di Charles Leclerc nel sentirsi pienamente padrone della sua SF-26.

    Il monegasco non ha chiuso una sessione negativa in senso assoluto, ma le sue parole raccontano un disagio che continua a pesare sul confronto interno.

    Il passaggio più significativo arriva subito, quando Leclerc riconosce espressamente la differenza di rendimento con il compagno di squadra.

    Lewis sfrutta più spesso il 100% del potenziale della macchina, cosa che io non riesco a fare. Quindi devo lavorare su tutto, in realtà, ma penso che la cosa più importante sia semplicemente ritrovare il feeling con questa macchina”, ha spiegato.

    Il punto, però, riguarda soprattutto la capacità di arrivare al limite nel momento decisivo.

    Leclerc è sempre stato uno dei riferimenti assoluti sul giro secco, ma in questa fase della stagione non sembra riuscire a estrarre dalla Rossa quella naturalezza che in passato era stata una delle sue armi principali.

    “Quando non hai feeling, diventa difficile tirare fuori il tempo sul giro e avere fiducia ogni sabato, andare al limite della macchina”, ha aggiunto. “È questo ciò con cui faccio fatica in questo momento: essere costante, essere al 100%. In SQ1 e SQ2 ero vicino, ero abbastanza fiducioso per l’SQ3, ma arrivato a quel punto ho perso la fiducia. Semplicemente non sento la macchina bene come dovrei”.

    “Il motore? Siamo estremamente sorpresi, ci aspettavamo un grande distacco dagli altri, quindi è un bel passo avanti”, ha infine sottolineato il numero 16. “Come squadra siamo molto, molto sorpresi di essere così competitivi su una pista come questa”.

  • Austria, a Verstappen il titolo di Hammer of the Day

    Austria, a Verstappen il titolo di Hammer of the Day

    Quando si parla di Max Verstappen, solitamente, c’è poco da dire.

    E anche quando ci sarebbe tanto da raccontare, lui riesce comunque a lasciare senza parole.

    Il quattro volte Campione del Mondo non ha vinto nemmeno in Austria, a casa di Red Bull, dove la marea arancione si fonde con il tifo locale in un’unica, enorme voce per colui che è diventato, ormai, il punto d’incontro di anime diverse.

    È quasi paradossale vedere come Verstappen sia passato dall’essere tra i piloti più discussi a uno dei più compresi e idolatrati, nel giro di pochissimo tempo.

    Nel 2025 ha sofferto profondamente il divario tecnico dalla McLaren, soprattutto nella prima metà di stagione.

    Poi ha cambiato marcia, mettendo in scena una delle rimonte più memorabili nella storia del Motorsport, sfiorando il titolo per sole due lunghezze all’ultimo atto.

    Un tentativo rimasto tale, è vero, ma che ha ribaltato definitivamente la percezione che il mondo ha di lui.

    Anche a Spielberg, Max ha saputo lanciare la sua vettura oltre i limiti della fisica, infilandola tra monoposto al momento superiori e scavandosi uno spazio dove semplicemente non c’era.

    A lui, però, i calcoli interessano relativamente poco. È quello che fanno i piloti veri, quelli che non chiamano mai questo sport “lavoro”, perché per loro sarà sempre una gara – e una gara, in fondo, resta un gioco, anche quando si viaggia a trecento all’ora.

    Sbagliare è umano: Verstappen ha commesso i suoi errori, a volte nell’atteggiamento, altre nella foga o nel giudizio.

    Eppure la sua totale nonchalance, quel modo glaciale e distaccato di abitare il paddock, gli regala un’aria da vincente anche quando taglia il traguardo da secondo. Anche quando, semplicemente, non vince.

    È un Verstappen visibilmente maturato, quello che osserviamo oggi.

    Non sembra più portarsi dietro la rabbia perenne di un tempo, quella tensione ossessiva di chi deve dimostrare qualcosa a ogni staccata.

    Sembra, piuttosto, vivere – semplicemente vivere – attraverso il puro gesto di guidare. E allora viene da chiedersi: guida, forse, per vivere?

    No. È chiaro a tutti, ormai: vive per guidare.

  • Russell si prende l’Austria: “Finalmente una gara senza problemi”

    Russell si prende l’Austria: “Finalmente una gara senza problemi”

    George Russell ha trasformato la controversa pole position del sabato in una vittoria pesante nel Gran Premio d’Austria, chiudendo un fine settimana iniziato nel caos delle qualifiche e concluso con una gestione solida davanti a Max Verstappen.

    Per il pilota della Mercedes non è stata affatto una gara banale, poiché il passo della Red Bull, soprattutto nella parte centrale della corsa, lo ha costretto a restare sempre all’interno di un margine sottilissimo.

    “Finalmente una gara senza problemi”, ha spiegato Russell a Sky Sport F1 Italia al termine della corsa. Una frase breve ma esemplificativa, che racconta bene il valore del risultato attraverso non solo la velocità pura, ma anche l’esecuzione di una domenica pulita, priva di episodi contrari o di errori nei momenti più importanti.

    Il riferimento, inevitabile, è anche al confronto interno con Antonelli, nuovamente condizionato dagli episodi in pista. Kimi? Questa volta non è stato fortunato: ogni volta è stato sfavorito dalla Virtual Safety Car, ma questo è lo sport”, ha riconosciuto Russell.

    Il punto centrale del Gran Premio ha riguardato però soprattutto la pressione esercitata da Verstappen.

    Dopo una qualifica compromessa dall’incidente nel finale del Q3, l’olandese ha costruito una corsa tutta incentrata su rimonta e ritmo, arrivando a mettere la Mercedes numero 63 sotto pressione per lunghi tratti.

    Il britannico lo ha ammesso apertamente, spiegando infine che, se la sua gara è stata liscia, a sorprenderlo è stata quella di Verstappen, che gli è rimasto addosso nelle fasi finali della corsa sfoderando un passo gara notevole, tale da costringerlo ad anticipare la sosta ai box in una sfida decisamente impegnativa.

    A rendere questo scenario particolare è stata proprio la gestione strategica, dal momento che Russell non ha potuto limitarsi a controllare la situazione dalla prima posizione, ma ha dovuto adattare i propri piani alla minaccia sempre viva della Red Bull, per proteggere il primato in una fase in cui l’avversario sembrava avere il passo per riaprire i giochi.

    In questo quadro, la vittoria assume un peso specifico notevole per la stessa Mercedes. Dopo un sabato costruito tra pole position, polemiche sulle bandiere gialle e tensioni, la domenica ha restituito un risultato pieno a una squadra che ha saputo capitalizzare la posizione di partenza, resistere alla pressione e chiudere una gara finalmente lineare.

    Il verdetto di Spielberg non racconta comunque una superiorità netta, quanto un equilibrio ancora molto delicato tra i top team. Russell ha vinto perché ha saputo mettere insieme velocità, lucidità e gestione, mentre Verstappen ha mostrato un passo importante e Antonelli ha pagato la sfortuna legata agli episodi.

    In un Mondiale così compatto, anche una semplice gara senza problemi può diventare una netta dichiarazione di forza.

  • Russell: “Questo fine settimana sto seguendo il mio istinto”

    Russell: “Questo fine settimana sto seguendo il mio istinto”

    La pole position di George Russell al Gran Premio d’Austria prende vita al termine di una qualifica convulsa, decisa sul filo dei millesimi tra il colpo di reni dell’inglese, il violento impatto contro le barriere di Max Verstappen e il conseguente rebus delle bandiere gialle esposte nel finale del Q3.

    Sebbene il tempo del britannico sia stato regolarmente convalidato dai commissari, il post-sessione è stato inevitabilmente monopolizzato dalle discussioni sulla gestione di quel passaggio cruciale.

    Russell ha spento sul nascere le polemiche, spiegando di aver parzializzato l’acceleratore in modo netto non appena intercettata la singola segnalazione:

    “C’era una sola bandiera gialla e ho dovuto alzare tanto il piede dall’acceleratore. Chiaramente avrei voluto completare il giro senza alzare il piede: sarei stato 3-4 decimi più avanti, però lì ho dovuto alzare il piede”.

    In questo scenario d’emergenza, la partenza dal palo è diventata un esercizio di freddezza, sintesi perfetta tra prestazione pura, istinto e rispetto delle procedure di sicurezza.

    Al di là dell’episodio da moviola, il sabato stiriano ha svelato un approccio capovolto da parte dell’inglese, che ha affrontato il fine settimana mettendo da parte la consueta e metodica ricerca del dettaglio ingegneristico a favore di una guida pura e viscerale. Una scelta dettata dalle indecifrabili risposte delle attuali monoposto ad effetto suolo.

    Russell ha infatti confessato la sua nuova linea metodologica:

    “Ho lavorato di meno in questo week-end: ho seguito semplicemente l’istinto”. Ha poi svelato un retroscena nato da un fitto confronto nel paddock con Charles Leclerc: “Parlando prima con Charles ci siamo detti che non capivamo perché queste macchine siano così impegnative: a volte giri bene, a volte male”.

    Per la Mercedes, il raggiungimento del limite resta un percorso tortuoso, confermato da un Q2 ad altissima tensione in cui lo stesso poleman ha ammesso senza giri di parole che “il Q2 è stato stressante”, fotografando un momento in cui la linea di demarcazione tra il controllo e la complicazione è rimasta sottilissima fino alla bandiera a scacchi.

    Il fine settimana austriaco ha regalato anche un piccolo giallo linguistico legato al team radio celebrativo (“Stay calmo, stay calmo” del pilota, espresso in un italiano perfetto che ha subito acceso le fantasie degli appassionati.

    Russell ha prontamente evitato letture forzate e ha spento ogni speculazione:

    “Sì, ma non c’era nessun riferimento ad Antonelli e al duello con Ferrari. Non c’era nulla: semplicemente mi è venuto fuori così, chiariamolo perché non c’era nulla d’intenzionale. Quando andavo sui kart ho passato molto tempo in Italia, e anche in vacanza”.

    Archiviati i verdetti del sabato, lo sguardo si sposta ora sulla gara domenicale, un Gran Premio che il poleman non vuole ridurre a una sfida a due:

    “Non lo so, forse tutti i primi sette in griglia se la giocano. La Ferrari, ad esempio, è più veloce nelle curve, noi nei rettilinei. Poi c’è anche Max. Sul degrado gomme probabilmente siamo i più avvantaggiati”.

    Con una griglia così compatta, il vantaggio del sabato dovrà ancora diventare sostanza in gara.

  • Bortoleto: “Ho sempre conosciuto il valore di Antonelli, ma quello che sta facendo è incredibile”

    Bortoleto: “Ho sempre conosciuto il valore di Antonelli, ma quello che sta facendo è incredibile”

    Il debutto nella nuova era della Formula 1 con il progetto Audi non sta concedendo scorciatoie a Gabriel Bortoleto.

    Il brasiliano è alle prese con una stagione d’esordio complessa, inserita all’interno di un team ancora in piena costruzione e caratterizzata da un confronto interno non semplice con l’esperto Nico Hulkenberg.

    Eppure, nelle parole dell’ex campione di Formula 2, le difficoltà del presente fanno parte di un percorso di crescita necessario.

    “Ovviamente c’è molto da imparare. Non solo un nuovo regolamento, ma per noi nuovi motori, un team diverso sotto tanti aspetti, ed errori da cui è fondamentale passare. Ma mi piace l’atteggiamento del gruppo, perché siamo tutti concentrati su ciò che vogliamo per il futuro: lottare per vincere”, ha spiegato Bortoleto in un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, esprimendo totale fiducia nella leadership della squadra. “Conosco la qualità del lavoro delle persone con cui ho a che fare, partendo da Mattia Binotto, a cui sono molto vicino e grato per avermi dato questa occasione. So che quando Mattia si fissa degli obiettivi non lo fa tanto per fare, ha delle chiavi di lettura precise sulla direzione che stiamo seguendo”.

    In questo scenario si inserisce un chiaro tema generazionale, con una griglia di partenza sempre più ricca di giovani talenti capaci di lasciare il segno fin da subito. Bortoleto osserva i successi dei suoi coetanei, consapevole di dover attendere che il progetto tecnico di Ingolstadt maturi per potersi esprimere sugli stessi livelli.

    “I giovani sono sempre più protagonisti del paddock ed è una grande notizia, perché il ricambio generazionale e il nuovo regolamento stanno mostrando al pubblico che anche noi possiamo farci valere. È bello che con gli altri ci sia un bel rapporto, ci supportiamo e ci aiutiamo là dove possibile, perché poi in pista vogliamo tutti vincere”, ha raccontato il brasiliano, prima di dedicare un pensiero ad Andrea Kimi Antonelli, attuale leader del Mondiale e suo vecchio rivale nelle categorie minori. “Ho sempre saputo il valore di Kimi, ma è fantastico vedere come stia facendo tutto ciò che deve con una macchina che glielo permette, mettendo in difficoltà anche un avversario forte e preparato come Russell. Io dalla mia parte devo continuare a fare ciò che faccio aspettando la mia occasione, ma la pazienza non è la miglior qualità dei brasiliani”.

    Nonostante le sfide dettate dalla competitività della monoposto, Bortoleto avverte i passi in avanti compiuti dal punto di vista personale, soprattutto nella gestione del fine settimana e nell’approccio mentale ai momenti difficili. “Penso di conoscere meglio l’ambiente e il mio team, e di conseguenza riesco anche a dire la mia su quello che vorrei in macchina e sulle sensazioni. Un’altra cosa sulla quale penso di essere migliorato è la gestione degli errori: quando sbagli, o quando semplicemente le cose non vanno come vorresti, devi essere in grado di andare avanti in fretta perché la Formula 1 corre più veloce di te”, ha concluso il pilota.

  • Vermeulen: “Vogliamo che Verstappen resti in Red Bull, ma solo se ha la possibilità di vincere”

    Vermeulen: “Vogliamo che Verstappen resti in Red Bull, ma solo se ha la possibilità di vincere”

    Il futuro di Max Verstappen resta uno dei temi centrali nel paddock, ma dall’entourage del campione olandese viene dettata una linea precisa: nessuna rottura annunciata, nessuna fuga già scritta, ma la necessità di avere garanzie tecniche chiare.

    A definire la posizione è stato Raymond Vermeulen, manager del pilota Red Bull, intervenuto ai microfoni della Bild per chiarire la situazione contrattuale del suo assistito.

    “Abbiamo un contratto fino al 2028. Naturalmente ci sono delle clausole di uscita, ma ci sono sempre state e non ne abbiamo mai esercitata una. Siamo sempre stati leali e resteremo tali. Vogliamo continuare il percorso con la Red Bull e far concludere la carriera di Max qui. Ma naturalmente, solo con la possibilità di vincere, ha spiegato Vermeulen.

    Una dichiarazione che non chiude la porta alla permanenza, anzi, ma fissa il confine entro cui ogni discorso dovrà muoversi. Da qui nasce la necessità di stringere i tempi. L’entourage di Verstappen non vuole trascinare l’incertezza per mesi, soprattutto in una fase in cui la Red Bull è chiamata a rispondere sul piano tecnico dopo un avvio di campionato più complicato del previsto.

    “Vorremmo che la decisione venisse presa presto, in modo che tutti sappiano. Potrebbe arrivare anche prima della pausa estiva”, ha indicato il manager, lasciando intendere che il quadro si chiarirà in anticipo rispetto alle scadenze naturali del mercato.

    La dirigenza di Milton Keynes ha già provato ad affrontare il tema di un prolungamento, scontrandosi però con un primo rifiuto da parte del pilota. In parallelo, resta sullo sfondo la questione della clausola di rescissione presente nel contratto: un elemento che il team vorrebbe rimuovere o neutralizzare per blindare definitivamente il proprio pilota simbolo.

    Prima ancora delle formule contrattuali, la scuderia dovrà convincere Verstappen in pista.

    Gli aggiornamenti attesi sulla monoposto, a partire dal week-end di casa al Red Bull Ring, rappresentano un passaggio cruciale non solo per l’attuale stagione, ma per il futuro a lungo termine del quattro volte iridato. La volontà di restare c’è, ma serve la certezza di poter vincere.