Autore: Jacopo Mandò

  • Insulti a Colapinto, il management non ci sta: “Incidente Bearman ha un solo colpevole: il regolamento 2026”

    Insulti a Colapinto, il management non ci sta: “Incidente Bearman ha un solo colpevole: il regolamento 2026”

    Il post-gara di Suzuka non si è esaurito con le sole analisi tecniche sulla poca sicurezza garantita dal nuovo regolamento 2026.

    Attorno all’incidente che ha coinvolto Oliver Bearman e Franco Colapinto si è infatti scatenata una vera e propria tempesta di messaggi insultanti nei confronti dell’argentino, che ha costretto il management del pilota Alpine a intervenire pubblicamente per arginare l’ondata di messaggi d’odio ricevuti dal numero 43.

    A prendere posizione è stata infatti la stessa Bullet Sports Management, l’agenzia che segue gli interessi di Colapinto, definendo la gara di Suzuka un “appuntamento da dimenticare”.

    Secondo il management, Franco è stato penalizzato dal tempismo della Safety Car che ha compromesso la sua corsa ai punti, ma l’aspetto più grave riguarda appunto le reazioni all’incidente di Bearman.

    L’entourage ha chiarito che Colapinto non ha avuto colpe nell’episodio, descrivendolo come una diretta conseguenza delle nuove regole sulla gestione dell’energia e delle pericolose differenze di velocità che queste generano in pista:

    “Non possiamo ignorare l’incidente che ha portato al crash di Ollie Bearman, un episodio in cui Franco non ha avuto colpe. È stata una conseguenza delle nuove regole di gestione dell’energia. Nonostante questo, Franco sta ricevendo critiche ingiustificate e odio: mostriamogli tutto l’affetto e il sostegno che merita”.

    Il senso del messaggio è chiaro: difendere il pilota, ma anche spostare l’attenzione sul contesto tecnico in cui l’episodio è maturato.

    Dopo la gara, infatti, la FIA ha confermato che il tema delle velocità di chiusura generate dalle nuove regole sarà oggetto di una serie di riunioni nel mese di aprile.

    Anche da Haas è arrivata una linea prudente: il team principal Ayao Komatsu, ad esempio, non ha attribuito responsabilità dirette né a Bearman né a Colapinto.

    Più tardi, lo stesso entourage di Franco è tornato a parlare attraverso una seconda pubblicazione, questa volta rivolta direttamente ai tifosi:

    “Ragazzi, non preoccupatevi. Franco è in ottime mani e ha tutto il supporto di cui ha bisogno. È più forte di quanto pensiate, e commenti negativi o insulti non lo influenzeranno. Non sprecate energie con chi odia: usatele per sostenere Franco“.

  • Giappone, a Leclerc il titolo di Hammer of the Day

    Giappone, a Leclerc il titolo di Hammer of the Day

    “Quando sembra tutto fermo, la tua ruota girerà”

    C’è qualcosa di profondamente stonato nel dover ricordare a Charles Leclerc che il suo momento arriverà.

    È stonato perché non lo si dice a un debuttante, ma a chi ha già stretto tra le dita il sapore della vittoria e di quei trofei che avrebbero dovuto essere solo l’inizio di un palmares inarrestabile.

    Eppure, eccoci ancora qui: Leclerc si ritrova tra le mani una vettura che non è la più competitiva in griglia, né qualcosa che le si avvicini a sufficienza per lottare per la vittoria.

    C’è un enorme “ma”, tuttavia.

    Grande quanto il suo talento.

    La Formula 1 odierna non è più velocità pura, attacco e limite fisico. Non è nemmeno quel “racing vero” di cui parla Toto Wolff.

    È diventata un esercizio di gestione, calibrazione e tattica energetica, un paradosso che impone di trattenere il piede destro e centellinare l’elettrico, trasformando i piloti in ragionieri.

    Tutto ciò che la Formula 1, dal 1950 a oggi, non era mai stata.

    Ma il monegasco non ci sta.

    Sorpassa, si arrabbia, allunga la staccata oltre ogni limite ragionevole e trattiene alle sue spalle una monoposto nettamente superiore.

    Si prende un podio che, sulla carta, non avrebbe nemmeno dovuto vedere. Passano gli anni, ma Charles non accetta la parte della comparsa. Correre, divertirsi, vincere: rimane questa l’ossessione che muove il numero 16.

    Quel sorpasso su George Russell è l’azione più racing che si potesse immaginare in un campionato che di racing ha conservato pochissimo.

    In quel momento non c’è stata gestione, solo istinto: la scelta di andare dove l’energia delle batterie non arriva, ma dove arriva lui. Sempre.

    In Giappone non ha vinto la Ferrari e non ha vinto Leclerc. Ma correre in quel modo – con quelle che Bryan Bozzi ha definito, a ragione, “due palle d’acciaio” – vale quanto e forse più di un trofeo. Vale più del “racing” decantato dalla FIA in questa stagione.

    Vale, semplicemente, vincere sul serio contro la mediocrità del regolamento.

    E allora, caro Charles, tranquillo davvero:

    “Quando la ferita brucia, la tua pelle si farà”.

  • Piastri: “Importante qualificarci davanti alla Ferrari, continuiamo a lavorare”

    Piastri: “Importante qualificarci davanti alla Ferrari, continuiamo a lavorare”

    Il sabato di Oscar Piastri a Suzuka consegna alla McLaren un segnale decisamente più concreto rispetto ai primi due sfortunati week-end del 2026.

    Il terzo posto in qualifica, alle spalle della doppietta Mercedes firmata da Kimi Antonelli e George Russell, non ribalta ancora la gerarchia del Mondiale, ma restituisce almeno l’idea di una squadra in crescita, più ordinata e soprattutto più vicina alla vetta.

    Piastri ha letto così il proprio risultato:

    “È stata una buona qualifica, ed è stato bello entrare in top tre e avvicinarsi alla squadra di riferimento. Nel complesso possiamo essere abbastanza soddisfatti del risultato di oggi”.

    Una sintesi pulita, che fotografa bene il senso del weekend giapponese della McLaren: non ancora il passo per comandare, ma una direzione finalmente più incoraggiante.

    L’australiano ha insistito soprattutto sulla qualità del lavoro svolto dal team nell’arco del fine settimana:

    “Per tutto il week-end siamo sembrati discretamente competitivi e la squadra ha eseguito bene ogni sessione, facendo le scelte giuste giorno dopo giorno”.

    È un dettaglio non secondario, perché nelle prime uscite stagionali il limite della McLaren non era stato solo la prestazione pura, ma anche la difficoltà nel costruire un fine settimana lineare.

    Il punto centrale, però, resta il confronto diretto con Mercedes. Ed è qui che Piastri si è mostrato molto chiaro:

    “Ovviamente non abbiamo ancora il passo o il grip per eguagliare Mercedes, ma ci stiamo avvicinando, ed è questo l’aspetto più importante della nostra prestazione in pista”.

    Una frase che vale più del semplice terzo tempo, anche perché il distacco da Russell si è fermato a soli 56 millesimi.

    Infine, guardando già alla domenica, Piastri ha indicato dove McLaren dovrà ancora crescere:

    “Ci sono molti aspetti positivi, ed è stato importante riuscire a qualificarci davanti alla Ferrari. Ora continueremo a lavorare duramente durante la notte, soprattutto sulla gestione della Power Unit e sull’estrazione della massima prestazione in vista della gara”.

    In altre parole, McLaren non è ancora al livello della Mercedes, ma a Suzuka ha finalmente dato la sensazione di poter tornare a giocarsi le posizioni più importanti.

  • Wolff entusiasta: “Il 90% dei fan ama questa Formula 1”

    Wolff entusiasta: “Il 90% dei fan ama questa Formula 1”

    Le dichiarazioni di Toto Wolff continuano ad alimentare il dibattito attorno alla nuova Formula 1, un confronto accesosi dopo soli due week-end dall’inizio del ciclo regolamentare 2026 e che vede contrapporsi visioni diametralmente opposte.

    Da una parte, infatti, emerge lo spettacolo di sorpassi e controsorpassi garantito dalle nuove Power Unit, mentre dall’altra crescono le perplessità di chi fatica a riconoscere in questo format l’essenza più tradizionale della categoria.

    La sensazione, per ora, è che una verità definitiva non possa arrivare dalle reazioni a caldo del paddock, ma soltanto dal tempo, necessario per metabolizzare una rivoluzione tecnica che sta rimescolando i valori in campo.

    Nel frattempo, Wolff ha scelto una linea politica molto chiara: intervistato da OE24, il manager austriaco ha ridimensionato il fronte del dissenso interno al paddock, spostando il centro del discorso sulla percezione esterna.

    “Non è vero che tutti i piloti sono arrabbiati, ma solo alcuni che hanno problemi con la complessa gestione dell’elettronica”, ha spiegato il team principal della Mercedes, sottolineando come il gruppo principale di riferimento debba restare la platea dei fan.

    “Oltre il 90% di loro ritiene che oggi il racing sia divertente ed emozionante”, ha aggiunto, blindando di fatto l’impianto generale del progetto 2026.

    Nonostante la difesa della gara domenicale, l’austriaco non ha chiuso del tutto la porta a possibili aggiustamenti tecnici, indicando nel format del sabato il punto su cui intervenire con maggiore rapidità.

    “Quello su cui potremmo ancora lavorare è il format delle qualifiche, dove dovremmo ridurre un po’ la gestione dellenergia. Ci stiamo lavorando”, ha ammesso Wolff, distinguendo nettamente il gradimento complessivo dei Gran Premi dalla necessità di limare alcuni spigoli regolamentari sul giro secco.

    Il quadro, dunque, è abbastanza definito.

    Wolff non nega i difetti del nuovo corso, ma ritiene che la direzione sia quella giusta: apertura verso il nuovo pubblico, rispetto per i tradizionalisti e disponibilità a intervenire senza però smontare quello che, almeno fin qui, ha riportato al centro l’intrattenimento.

    In attesa del Giappone, la sua linea è netta: il 2026 può ancora essere perfezionato, ma non rinnegato.

  • Aston Martin, torna di moda il nome di Horner. A Christian quote e la posizione di CEO?

    Aston Martin, torna di moda il nome di Horner. A Christian quote e la posizione di CEO?

    Il nome di Christian Horner torna a orbitare con insistenza attorno ad Aston Martin, riemergendo dopo settimane in cui la sua candidatura sembrava aver perso quota.

    Il raffreddamento delle indiscrezioni era legato soprattutto al possibile coinvolgimento di Horner nella cordata Otro Capital per l’acquisizione del 24% di Alpine. Tuttavia, il recente inserimento di Mercedes, che pare aver ormai ipotecato una corsia preferenziale per il pacchetto azionario del team di Enstone, ha rimescolato le carte.

    Con l’opzione Alpine quasi sfumata, il progetto di Lawrence Stroll riprende vigore, offrendo a Horner la possibilità di rientrare in Formula 1 con quel ruolo di maggior peso politico ed economico che ha sempre inseguito.

    Secondo Planet F1, l’ex team principal di Red Bull resterebbe infatti una candidatura concreta per il progetto di Lawrence Stroll, che lo vedrebbe più in un ruolo da CEO con equity che non in una posizione operativa classica da team principal.

    Il punto è coerente anche con la linea pubblica tenuta dal team. Nella nota diffusa da Aston Martin dopo l’uscita di scena di Jonathan Wheatley da Audi, Stroll ha ribadito che Adrian Newey resta al centro del progetto come Managing Technical Partner e che la squadra, “per scelta”, non adotta il modello tradizionale del team principal.

    Una precisazione che, di fatto, lascia aperto spazio a una struttura dirigenziale più ampia e meno convenzionale.

    Sempre secondo Planet F1, i rumors su un incontro recente tra Stroll e Horner sarebbero non del tutto corretti, ma tra i due continuerebbe a esserci un contatto regolare.

    L’eventuale arrivo di Horner, però, non escluderebbe quello di Wheatley, immaginato invece in una funzione più direttamente legata alla gestione sportiva del team.

    In questo scenario, Aston Martin proverebbe a ricomporre una parte dell’asse vincente costruito in passato in Red Bull.

    Resta però un dato essenziale: al momento non esiste alcuna ufficialità né da parte di Aston Martin né da parte di Horner.

    E infatti, sul piano formale, l’unica posizione confermata dal team è quella già espressa da Stroll: piena fiducia in Newey e nessun commento sulle speculazioni di mercato.

    Il resto, per ora, appartiene ancora al territorio delle manovre dietro le quinte.

  • Andretti: “Herta si sente incompleto senza F1. Vuole guadagnarsi la sua opportunità”

    Andretti: “Herta si sente incompleto senza F1. Vuole guadagnarsi la sua opportunità”

    Il passaggio di Colton Herta dalla IndyCar alla Formula 2 resta una delle scelte più radicali di questo avvio di stagione.

    Non solo perché l’americano ha lasciato una categoria in cui aveva già costruito un profilo importante – nove vittorie e il record di più giovane vincitore di sempre in IndyCar – ma perché ha deciso di fare un passo indietro apparente per inseguire un obiettivo più alto: la Formula 1.

    Dopo il debutto di Melbourne, chiuso con un giudizio severo da parte dello stesso Herta – “unsatisfactory“, con tanto di voto “C minus” – è stato Mario Andretti a prendere posizione in modo netto.

    Il Campione del Mondo 1978 e oggi membro del board Cadillac ha raccontato il senso della scelta del classe 2000 con parole molto chiare:

    “Ho un enorme rispetto per quello che sta cercando di fare. Mi dimostra che ha un desiderio puro, puro, di arrivare in Formula 1, ed è proprio questo che serve”.

    Andretti ha insistito soprattutto sul valore del sacrificio, cioè sul cuore della decisione presa da Herta:

    “Qui in America puoi avere una carriera solida e pienamente soddisfacente in IndyCar, NASCAR o IMSA. Ma si vede che sente di avere qualcosa in sospeso. Vuole il suo momento in Formula 1 e questa è un’opportunità. Per questo è disposto a sacrificarsi, a fare un passo indietro per farne molti avanti”.

    Il primo week-end in F2 non è stato lineare: l’incidente nella sola sessione di prove lo ha costretto a rincorrere, ma Herta è riuscito comunque a chiudere settimo nella Feature Race, entrando subito in zona punti.

    Un risultato che non ha soddisfatto del tutto il pilota, ma che Cadillac continua a leggere come parte di un percorso. Lo stesso Andretti, dopo aver parlato con lui nel post-gara, ha voluto rafforzare ulteriormente il messaggio:

    “Starà bene. Sa cosa deve fare e ha tutto il supporto della squadra per arrivare dove vuole”.

    Il CEO di Cadillac, Dan Towriss, del resto, gli ha già fissato un obiettivo realistico per il 2026: chiudere la stagione di F2 nella top 10 del campionato.

    In altre parole, il progetto Herta non vive ancora di risultati definitivi, ma di una convinzione molto precisa: la strada scelta è rischiosa, sì, ma perfettamente coerente con l’ambizione che la guida.

  • Villeneuve: “I piloti dei miei tempi odierebbero questa Formula 1”

    Villeneuve: “I piloti dei miei tempi odierebbero questa Formula 1”

    Dopo i primi due appuntamenti del Mondiale 2026, in Australia e in Cina, il dibattito sulla nuova Formula 1 resta apertissimo.

    Lo spettacolo non manca, ma non tutti sono convinti che la direzione presa sia quella giusta.

    A esprimere dubbi piuttosto marcati, dopo il Gran Premio di Cina, sono stati Jacques Villeneuve e Ralf Schumacher ai microfoni di Sky Sport Deutschland.

    Il Campione del Mondo 1997 ha riconosciuto il lato spettacolare del nuovo format, senza però nascondere una distanza evidente rispetto alla Formula 1 di una volta:

    “È una gara diversa, ma è divertente. Quindi cosa volete? Volete un bello spettacolo? Stiamo offrendo un bello spettacolo, ma se lo chiedeste a un pilota puro, come quelli dei nostri tempi, credo che l’avrebbe odiato”.

    Villeneuve ha poi chiarito il punto centrale:

    “È una cosa diversa. Richiede un diverso insieme di abilità. Si vedono ancora i più bravi in testa, ma se dovessimo fare dieci gare esattamente uguali, a un certo punto diventerebbe ripetitivo. La differenza tra quando si sfrutta l’energia o no è enorme”.

    Sulla stessa linea anche Ralf Schumacher, inizialmente colpito da quanto visto a Melbourne, ma poi più critico nel giudizio complessivo:

    “Quando ho visto i primi giri a Melbourne ho pensato che fosse emozionante, ma poi, ripensandoci e rivedendo la gara, ho pensato che fosse un po’ troppo artificiale. Dobbiamo assicurarci che la Formula 1 rimanga l’apice dello sport e che il pilota faccia la differenza. Al momento, penso che l’equilibrio non sia giusto”.

    La posizione dei due ex piloti è chiara: la nuova Formula 1 può divertire, ma non ha ancora trovato una sintesi convincente tra spettacolo e autenticità.

    E sarà proprio questo il vero tema delle prossime settimane.

  • Hamilton: “Il duello prolungato con Leclerc? Questo è quello che succede quando due grandi piloti si rispettano”

    Hamilton: “Il duello prolungato con Leclerc? Questo è quello che succede quando due grandi piloti si rispettano”

    C’è chi ha accostato il duello tra Lewis Hamilton e Charles Leclerc a certe rivalità feroci del passato, chi ne ha discusso i limiti e chi, più semplicemente, se l’è goduto.

    Di sicuro, la battaglia tutta in rosso andata in scena nel corso del Gran Premio di Cina è stata uno dei momenti più intensi del week-end, tra ruota a ruota, sorpassi, incroci di traiettorie e controsorpassi.

    Per diversi giri, il cuore della gara è stato lì.

    È anche questo, in fondo, che la nuova Formula 1 sta cercando di proporre: più lotta ravvicinata, meno aria sporca, più occasioni per attaccare.

    Un’impostazione che continua a dividere il paddock.

    Max Verstappen non ha nascosto il proprio disagio, Carlos Sainz ha espresso forti perplessità e anche altri protagonisti hanno accolto il nuovo formato con prudenza.

    Chi oggi riesce a stare davanti, però, sembra vivere il cambiamento in modo molto diverso.

    E tra questi c’è soprattutto un Lewis Hamilton ritrovato.

    Dopo una stagione opaca, il britannico appare nuovamente coinvolto, leggero, quasi rigenerato dal contatto diretto con la pista e con la battaglia.

    Le sue parole, al termine del terzo posto di Shanghai, spiegano bene questa sensazione:

    “È molto semplice inseguire da vicino la vettura che precede. La situazione rispetto agli anni passati è nettamente migliore. Non si crea aria sporca che ti fa perdere troppo carico aerodinamico. Credo che si tratti del miglior racing che io abbia mai vissuto in Formula 1”.

    Parole, quelle di Lewis, che, pronunciate da un pilota che corre dal 2007 e che ha attraversato epoche tecniche profondamente diverse, vanno a comporre una frase non banale.

    È, al contrario, una presa di posizione forte. Hamilton, infatti, ha descritto il confronto con Leclerc quasi come un ritorno alle origini:

    “In macchina è stato fantastico. Sembrava di essere su un go-kart: sorpassi e controsorpassi, si riusciva a posizionare la macchina in maniera ottimale. Tra noi, a volte, non passava un foglio di carta. Questo è quello che succede quando battagliano grandi piloti rispettandosi”.

    Ed è forse proprio qui che si coglie il segnale più interessante.

    Non soltanto nel podio ritrovato, ma nel tono con cui Hamilton racconta ciò che sta vivendo: c’è entusiasmo, c’è lucidità, c’è persino gratitudine verso una generazione di vetture che gli ha restituito il gusto pieno del duello.

    Per Ferrari è una buona notizia.

    Per la Formula 1, forse, lo è ancora di più.

  • Cina, è di Kimi Antonelli il titolo di Hammer of the Day

    Cina, è di Kimi Antonelli il titolo di Hammer of the Day

    Non è stata una sera di miracoli. 

    I miracoli servono a chi non ha strumenti, a chi vince contro logica, mezzi e prestazione. 

    La Mercedes non ha avuto bisogno di nulla di tutto questo: è stata semplicemente la vettura migliore in pista, ancora una volta. 

    Ma una macchina, per quanto superiore, non si conduce da sola. Va portata, capita, gestita. 

    E soprattutto, quando la pressione sale, va meritata.

    Dentro quell’abitacolo, allora, non c’era soltanto il miglior pacchetto del momento. C’era un ragazzo di 19 anni, nato nel 2006, che a Shanghai ha conquistato il suo primo Gran Premio in Formula 1, diventando il primo italiano a vincere da vent’anni a questa parte. 

    È questo il punto che rende la sua domenica qualcosa di più di una vittoria. Perché Andrea Kimi Antonelli non ha soltanto raccolto ciò che la Mercedes gli ha messo a disposizione: lo ha trasformato in una prova di maturità piena, netta, quasi spiazzante per naturalezza. In un’età in cui, di solito, si aspetta, si perdona o si accompagna la crescita, lui ha già scelto un’altra strada.

    Da mesi si diceva che il talento ci fosse. Che fosse precoce, fuori scala, diverso. Ma tra l’essere un predestinato e il diventare davvero un vincente c’è sempre un passaggio che nessuna narrazione può compiere al posto tuo. 

    Quel passaggio, Antonelli, lo ha fatto. 

    Senza enfasi inutile, senza bisogno di aggrapparsi al caos, alla fortuna o agli episodi. Ha guidato da pilota superiore una macchina superiore. Ed è una differenza enorme.

    Per questo il tricolore sul gradino più alto del podio ha avuto un peso che andava oltre il semplice dato sportivo. 

    L’Italia, in Formula 1, aspettava questo momento da troppo tempo. Rivedere quella bandiera lassù, proprio con un ragazzo bolognese nato nell’anno in cui iniziava questo lungo digiuno, ha avuto quasi la forma di una ricucitura.

    Come se una storia rimasta sospesa avesse finalmente trovato il coraggio di ripartire.

    La cosa più impressionante, però, resta forse un’altra: Antonelli non dà l’idea di essere arrivato qui in anticipo. 

    Dà l’idea, piuttosto, di essere già dentro il proprio tempo. Ha l’età della scoperta, ma guida con la compostezza di chi conosce già il peso delle occasioni. Non corre come un ragazzo che sogna. 

    Corre come uno che ha capito che il sogno, adesso, chiede responsabilità.

    E allora sì, la storia stavolta siamo noi. O meglio: la storia, stavolta, parla italiano. Ha il volto pulito di un ragazzo che non ha ancora vent’anni, ma che in macchina sembra averne molti di più. 

    Ha il passo di chi non si è lasciato travolgere dall’evento, ma lo ha attraversato con la calma dei grandi

    Il resto, naturalmente, dovrà ancora essere scritto. 

    Una vittoria non basta per definire un’epoca, né per garantire che tutto prosegua nella stessa direzione. Ma alcune domeniche hanno un valore che resiste anche al tempo.

    Quella di Shanghai, per Andrea Kimi Antonelli, ha proprio questo sapore. Non quello del colpo isolato, ma del primo capitolo. 

    E in un Paese che troppo spesso si aggrappa alla nostalgia, non è poco rivedere un presente capace di parlare già da futuro.

  • Russell: “A giugno ci saranno modifiche al motore, dobbiamo sfruttare la situazione ora”

    Russell: “A giugno ci saranno modifiche al motore, dobbiamo sfruttare la situazione ora”

    Il Gran Premio di Cina ha chiuso il secondo atto di una Formula 1 2026 già capace di spostare gerarchie e percezioni.

    La vittoria di Andrea Kimi Antonelli, la prima della sua carriera, ha riportato un italiano sul gradino più alto del podio per la prima volta dal 2006 e ha consegnato alla Mercedes la seconda doppietta consecutiva dopo Melbourne.

    In questo quadro, le parole di George Russell hanno avuto un doppio peso: quello del compagno battuto in pista e quello del leader del Mondiale, ancora davanti in classifica ma con un margine ridotto a quattro punti proprio su Antonelli.

    Il britannico, a fine gara, ha scelto prima di tutto il riconoscimento:

    Grandissime congratulazioni a Kimi, perché vincere la prima gara è sempre qualcosa di speciale. Quest’anno sta guidando in modo straordinario, e in particolare questo week-end“.

    Il passaggio più interessante, però, è arrivato subito dopo, quando Russell ha tolto qualsiasi alone di sorpresa alla domenica di Shanghai:

    Ha fatto una grande gara. Ma anche l’anno scorso Kimi era estremamente veloce, quindi mi aspettavo che fosse estremamente veloce anche in questa stagione“.

    È un elogio, sì, ma anche una presa d’atto interna: oggi, in casa Mercedes, il primo riferimento non è più soltanto prospettico.

    Russell ha poi ricostruito la propria corsa, segnata da una partenza complicata e da una fase centrale rimessa in discussione dalla Safety Car:

    Non è stato facile per nessuno dei due, specialmente in partenza. Poi ho recuperato posizioni, ero tornato secondo ma la Safety Car è uscita in un momento sfortunato. Le Ferrari erano molto veloci anche nella ripartenza, quindi ho perso terreno da loro. Alla fine, però, un secondo posto non è un brutto risultato“.

    A fare da contraltare all’entusiasmo del weekend resta, nelle sue parole, il tema più delicato del momento: la Power Unit.

    Sappiamo che ci saranno dei cambiamenti con il motore, forse a giugno. Non sappiamo che impatto avranno, quindi dobbiamo sfruttare al massimo la situazione attuale“.

    E poi la frase che fotografa meglio la nuova realtà del box Mercedes:

    Al momento il mio più grande avversario è Kimi. Sembra che siamo noi la squadra da battere“.

    Il risultato di Shanghai, dunque, non consegna soltanto una vittoria storica. Consegna anche una verità più sottile: la Mercedes ha trovato un equilibrio tecnico di alto livello, ma dentro quel vantaggio si sta già formando una sfida tutta interna.

    E Russell, nel riconoscere Antonelli, ha finito per dirlo con grande chiarezza.