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  • Ferrari sorprende tutti: spedite in Cina tre ali reverse

    Ferrari sorprende tutti: spedite in Cina tre ali reverse

    Dopo una prima tappa del campionato che l’ha vista ricoprire il ruolo di unica forza in campo in grado di infastidire la Mercedes, la Ferrari non intende accontentarsi.

    Come riportato in esclusiva da AutoRacer.it, in vista del Gran Premio di Cina gli uomini agli ordini di Frederic Vasseur hanno infatti deciso di spedire a Shanghai tre specifiche dell’ala Macarena nella loro variante testata in Bahrain e già validata dalla Federazione Internazionale, anticipando dunque i tempi rispetto a quanto inizialmente pianificato.

    Si tratta di una mossa estremamente aggressiva, che da un lato testimonia la volontà da parte del Cavallino Rampante di aggredire gli avversari e, dall’altro, conferma la bontà della piattaforma su cui si basa la SF-26, risultata estremamente consistente già a Melbourne.

  • Ferrari, la nuova ala posteriore ruota di 180 gradi. E vale 8-10 km/h in rettilineo

    Ferrari, la nuova ala posteriore ruota di 180 gradi. E vale 8-10 km/h in rettilineo

    Nella seconda giornata di test pre-stagionali (seconda tornata) a Sakhir, gli occhi di appassionati e addetti ai lavori si sono posati nuovamente sulla SF-26 che, giorno dopo giorno, continua a evolversi adottando soluzioni estremamente originali.

    Dopo l’interpretazione estrema della zona del diffusore, oggi la Ferrari ha stupito equipaggiando la propria monoposto con un’ala mobile che non solo si apre ruotando verso l’alto, ma si ribalta completamente di 180°.

    Questa innovazione fa certamente parte delle annunciate soluzioni tecniche per le quali il team ha dovuto attendere l’avallo finale della Federazione.

    Il fulcro necessario a eseguire questo movimento deve essere necessariamente posto al centro del profilo, mentre il meccanismo attuatore non sembra più situato in posizione mediana, ma deve essere stato integrato altrove.

    Poiché il regolamento impone l’uso di un unico sistema di attuazione per l’ala posteriore, è probabile che questo sia stato alloggiato in una delle due paratie laterali.

    La normativa lascia notevole libertà fissando il tempo di transizione tra la modalità “curva” e quella “rettilineo” e imponendo il rispetto dei volumi stabiliti dalla FIA, ma nulla specifica in merito all’angolo di apertura o ad altri vincoli geometrici.

    Si tratta di un’interpretazione molto furba dei regolamenti, la cui efficacia sarà da dimostrare e che i competitor potrebbero non essere in grado di replicare facilmente nel breve termine.

    L’obiettivo è senza dubbio ridurre drasticamente la resistenza all’avanzamento nella modalità “Straight Mode”. Il ribaltamento del profilo superiore crea una componente portante delle forze sul profilo che permetterebbe alla Rossa di guadagnare 8-10 km/h in rettilineo.

    Risulta più complicato capire, data l’assenza di immagini dettagliate, se l’ala ribaltata possa influire sul profilo principale, condizionando i flussi per ottenere un potenziamento a cascata della riduzione della resistenza tramite uno stallo aerodinamico.

    Sarà inoltre interessante scoprire se siano stati applicati accorgimenti particolari sul bordo d’entrata e di uscita del flap.

    Va reso merito allo staff tecnico del Cavallino Rampante per lo sforzo profuso: la SF-26, inizialmente considerata tra le vetture meno appariscenti e persino conservativa, si pone oggi di diritto tra le monoposto più interessanti della stagione.

  • Singapore, a Verstappen il titolo di Hammer of the Day

    Singapore, a Verstappen il titolo di Hammer of the Day

    “Il fuoriclasse che pochi avevano capito”

    Max Verstappen vince tutto. O quasi.

    Lui e Leclerc hanno regalato spettacolo puro a Singapore, ma hanno lasciato, allo stesso tempo, un retrogusto amaro agli appassionati di questo sport.

    L’amaro di chi intuisce, con una certa malinconia, che forse non vedrà mai l’olandese e il monegasco contendersi davvero qualcosa di grande, qualcosa di definitivo.

    Il Mondiale, con ogni probabilità, prenderà la strada di Andrea Kimi Antonelli, nettamente superiore a chiunque altro in questa stagione.

    Non c’è paragone possibile, né per la macchina né per i risultati.

    Ma Max Verstappen era, è e resterà il pilota da battere. L’uomo in più di ogni week-end di gara, il jolly imprevedibile del Mondiale, colui che riconosce l’essenza più autentica del racing e la trasforma in atto, gara dopo gara, curva dopo curva.

    Ph. Peter Kiss / WHYOUY Media

    La Formula 1 si concederà ora un week-end di pausa, prima che Antonelli affronti il suo primo match point iridato ad Austin. Ma Verstappen non sembra avere la minima intenzione di fermarsi.

    Vuole continuare. Vuole risalire in macchina, riaccendere un motore, affrontare un’altra curva, anche se al volante di vetture diverse da quelle a cui è abituato. Sono comunque le macchine del motorsport vero, quello che non conosce categorie né gerarchie, e lui lo sa bene.

    Max Verstappen è un fuoriclasse. Un fuoriclasse appassionato. E la passione, soltanto quella, fa la differenza che conta davvero.

    Il suo ritorno alle corse GT, sabato a Portimao con la Mercedes del suo Verstappen Racing, racconta esattamente questo. Ci sarà il solito bagno di folla ad attenderlo, perché forse, finalmente, sta raccogliendo ciò che gli spetta da sempre: l’affetto autentico di un popolo che ancora crede nei motori veri, in quelli che si amano senza bisogno di spiegazioni.

    Max Verstappen non è mai stato capito fino in fondo.

    Ora lo sanno tutti.

  • Il Pagellone del Gran Premio di Singapore

    Il Pagellone del Gran Premio di Singapore

    Singapore è una città che sembra passata dal tecnigrafo di un ingegnere prima che dalla Storia: ordinata, lucida, perfetta al millimetro, con multe salatissime anche solo per aver pensato di buttare una cicca a terra.

    Eppure, sotto quella superficie laccata, convivono tre anime diverse – cinese, malese, indiana – che si parlano, si mescolano e si rispettano con una disciplina quasi innaturale per chiunque venga da un continente abituato a litigare sul parcheggio sotto casa.

    E poi, di notte, tutto cambia. I grattacieli si accendono come quinte di un teatro, l’umidità si fa densa, e il Marina Bay Street Circuit si trasforma nella prova più sfiancante dell’intero calendario: due ore abbondanti chiusi in un forno su ruote, tra pareti che respirano addosso alle fiancate e un asfalto che sembra non raffreddarsi mai, nemmeno col favore del buio.

    Questo è il Pagellone di Hammer Time.

    Ferrari, voto 8: In questo bagno turco singaporiano, un buon fine settimana per Leclerc, che concretizza due podi e un bel bottino di punti. Sperava in qualcosa di più, ma la concorrenza ha lavorato meglio e c’è poco da recriminare. Se gli Dei dell’Automobilismo vorranno, la rivincita arriverà.

    Risorto al sabato, risotto alla domenica: per Sir Luigi un autogol strategico da lesa maestà. Dopo il traguardo anche un piccolo malore. Un pettegolezzo da portineria lo vuole uscito dalla vettura con la vista annebbiata e le voci in testa, come Giovanna d’Arco. Le voci insistevano, con tono pacato e vagamente torinese: “Lewis, abbi fede. Il progetto è solido, la visione è chiara, siamo tutti molto orgogliosi.” Giovanna almeno sentiva i santi, Lewis ha dovuto accontentarsi del consiglio di amministrazione, che in quanto a miracoli promessi e mai visti non scherza.

    Ph. Peter Kiss / WHYOUT Media

    McLaren, voto 6: Dopo la scapocciata della Sprint, il metodo montessoriano è andato a farsi benedire. Zak Brown ha capito che, per ottenere un po’ di rigore, i piloti bisogna farli stare scomodi: innanzitutto ha commissionato loro delle tute in fustagno, poi li ha traslocati di albergo, trasferendoli direttamente al complesso carcerario di Changi. Per raggiungere la colazione, Piastri e Norris si sono alzati alle 4 del mattino, hanno scavalcato il muro di cinta e sono miracolosamente sfuggiti alle fucilate delle guardie. Li hanno cercati fino alle 6, tra riflettori e cani molecolari, ma i due sono riusciti a seminarli rimanendo immersi per oltre due ore nell’idromassaggio di Leclerc. Pare che, dopo la gara di domenica, Zak li abbia parzialmente perdonati: a mezza razione per il resto della stagione.

    Mercedes e Red Bull, voto 6 e voto 9: Gentili passeggeri, qui è il capitano che vi parla. Si prega di raddrizzare gli schienali e allacciare le cinture di sicurezza: siamo pronti al decollo per il Campionato di Formula 1 2027. 

    Dopo mesi di rullaggio, la RB22 ha finalmente trovato la quadra e Max la porta in giro con l’aria di chi ha appena ritrovato le chiavi del jet privato. Intanto, dall’altra parte dell’aeroporto, a Brackley annunciano che il volo degli aggiornamenti Mercedes è soggetto a ritardi. I passeggeri, accampati sulle panchine del terminal, cominciano a chiedersi se la valigia arriverà mai. Sommate le due cose e il ribaltamento delle forze in campo ha del magico.

    Per il prossimo anno, il buon Kimi dovrà rimboccarsi le maniche: il Titolo non è affatto prenotato in prima classe. Il quattro volte Campione, invece, è già al gate, carta d’imbarco alla mano e nessuna intenzione di cederla. Buon proseguimento e tenete a portata di mano il giubbotto di salvataggio.

    Haas, voto 8: Astenersi animi sensibili. Ho l’impressione che Bearman, nel deserto della scorsa settimana, sia stato morso da uno scorpioncino Abarth. Che sprint e che sorpassi! L’unico davvero col fegato di buttarsi, con la grinta di osare, mentre il resto del gruppo faceva la fila come alla posta. Evidentemente i berberi gli hanno insegnato qualcosa di più utile della lettura delle stelle: nel deserto la regola è semplice, o mordi o vieni morso, e Ollie ha scelto. Continua così. E se al muretto qualcuno trovasse l’antidoto, ci pensi due volte prima di somministrarglielo.

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    Alpine, voto 5: Colapinto l’hanno inquadrato giusto il tempo di vederlo fermarsi al giro 31 per la rottura del cambio: una comparsata, come il collega che si presenta alla riunione giusto per ammiccare alla segretaria. Gasly, invece, ha passato la gara a difendersi con un’Alpine che, come arma letale, vale un temperino spuntato. Più di così, con quel mezzo, non si poteva fare.

    Audi, voto 7: L’Audi è una di quelle bancarelle di cibo di strada di Singapore: tavoli di plastica, ventilatori che girano a vuoto e un’umidità da sauna. Hulkenberg è il vecchio cuoco del banco in fondo: vent’anni di riso e pollo, mani che non sbagliano una dose. Bortoleto è l’apprendista ai fornelli: quest’anno il riso gli si attacca, la salsa piccante gli scappa di mano e certi piatti li porta al tavolo sbagliato. Ma in Gabi confidiamo ciecamente. Un ragazzo così, prima o poi, il piatto del giorno lo azzecca.

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    Racing Bulls, voto 7: Quinto posto e 100 punti in classifica costruttori. Stappare lo champagne sarebbe esagerato, ma brindare con l’acqua frizzante mi sembra lecito. Stanno facendo il loro mestiere, non c’è che dire. Roba che in Formula 1 è una specie in via d’estinzione. Ci vorrebbe giusto Lindblad un po’ più vicino al compagno – e intendo in classifica, non in traiettoria come a Baku. Ma tant’è.

    Williams, voto 3: A Grove hanno visto la Mercedes trovare più energia rallentando prima del giro di qualifica e hanno tratto una conclusione di commovente linearità: se rallentare un po’ fa bene, rallentare tanto farà benissimo. Così Sainz, per andare più veloce, ha attivato il pit limiter. Ottanta all’ora, eppure nel Q1 è arrivato il miracolo: il loro miglior settore del week-end. Non ci credeva nessuno, né l’ingegnere di pista, che ha chiesto conferma tre volte, né il cronometraggio, che ha chiesto scusa. La sera la mamma l’ha premiato con la parmigiana di melanzane, tre strati di mozzarella a ribadire che in famiglia l’importante è partecipare. Che tracollo, il povero Sainz.

    Aston Martin, voto 4: Va bene che il prossimo anno l’Aston avrà l’esenzione dal bollo, ma anche Stroll ci mette del suo. Da diversi Gran Premi un inciampo a sessione, stavolta pure una retromarcia in gara e una sosta forzata a bordo pista. E pensare che da piccolo era un bambino prodigio: sapeva fare il verso del pavone e vantava ben due partecipazioni allo Zecchino d’Oro. Guarda come s’è ridotto. Alla guida è talmente pericoloso che al box c’era Bocelli: gli hanno proposto il sedile per la prossima stagione.

    Ph. Peter Kiss / WHYOUT Media

    Cadillac, voto 4: Week-end fuori porta per i ragazzi Cady che, vista l’impossibilità di racimolare punti, hanno deciso di dedicarsi a un corso di equitazione. All’arrivo al maneggio, il titolare ha procurato loro due vecchi ronzini, presentandoli con una certa solennità: Sergio e Valtteri. I nostri hanno accusato un momento di smarrimento per quella curiosa omonimia, ma poi, rassicurati, sono montati in sella.

    La prima mezz’ora è filata via senza particolari inconvenienti, finché Sergio non ha rifilato una tremenda scudisciata a Valtteri (il collega, non il cavallo). Valtteri (sempre il collega), a quel punto, è partito al galoppo, lanciando un nitrito che ha seminato sconcerto. Dopo qualche minuto, però, è tornato sui propri passi, dimostrando una comprensione davvero ammirevole. D’altronde, in Cadillac, anche quando volano gli zoccoli, l’importante è non perdere lo spirito di squadra.

    FOM, voto 0: Abbiamo a disposizione un Truman Show di telecamere: onboard, droni, elicotteri e ammennicoli vari. Eppure le rarissime lotte in pista mi tocca seguirle dallo spioncino, come il condomino impiccione che sente trambusto sul pianerottolo. Ma quando si decideranno ad allargare le inquadrature? La battaglia del quinto giro tra le Haas ce la siamo praticamente persa, e se sappiamo che è esistita è solo grazie a un mesto replay. Per la regia, per favore, meno birretta e più diretta.

  • Leclerc: “Con Verstappen in Curva 1 è stato meglio non rischiare, altrimenti saremmo finiti nel muro”

    Leclerc: “Con Verstappen in Curva 1 è stato meglio non rischiare, altrimenti saremmo finiti nel muro”

    L’ennesima prova di grande sostanza e un secondo posto che, per quanto visto sotto le stelle di Marina Bay, rappresenta probabilmente il massimo risultato possibile.

    È questo il responso emerso dal Gran Premio di Singapore per Charles Leclerc, autore di una prestazione solida nella quale ha saputo ancora una volta spremere tutto il potenziale della propria Ferrari, senza però poter contendere realmente la vittoria a un super Max Verstappen.

    Allo spegnimento dei semafori, il monegasco ha provato subito a insidiare l’olandese in Curva 1, salvo poi alzare saggiamente il piede per evitare rischi, prima di dover fare i conti con una SF-26 che, dopo i primi giri trascorsi negli scarichi della Red Bull, ha iniziato a mostrare qualche difficoltà sul passo gara, complice anche un degrado delle gomme che ha progressivamente allontanato Leclerc dalla testa della corsa.

    Archiviata la girandola dei pit-stop, la gara del numero 16 è proseguita senza particolari sussulti, almeno fino alla Virtual Safety Car provocata dal ritiro di Lance Stroll, che ha permesso al ferrarista di fermarsi nuovamente ai box per montare un set di gomme morbide.

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    Rientrato alle spalle di Lewis Hamilton, rimasto invece in pista, Leclerc ha rapidamente riconquistato la posizione, tentando poi di ricucire il distacco da Verstappen, senza però riuscire a impensierirlo e chiudendo così al secondo posto una gara solida e senza sbavature, che gli ha regalato il primo podio in un Gran Premio dal Belgio.

    “All’inizio con Max è stato meglio non rischiare, altrimenti saremmo entrambi finiti a muro “, ha spiegato il pilota della Ferrari a Sky Sport F1 Italia:

    “È stato al limite, però l’ha giocata bene perché sapeva che, lasciandomi così poco spazio, c’era poco da fare dal mio lato. È stato un peccato perché per i primi giri lui aveva un problema di deployment e io non lo sapevo. In quel momento forse avrei potuto usare più della mia batteria, però con il senno di poi si può sempre fare meglio. Max ne aveva comunque di più “.

    Il pilota di Monte-Carlo si è infine soffermato sui progressi della Ferrari:

    “Dobbiamo ancora fare dei passi in avanti. Abbiamo portato qualche pezzo che ci ha permesso di fare degli step, ma non è ancora abbastanza. Però, continuando a spingere al massimo, spero che ci possiamo ritrovare sul gradino più alto al più presto “.

  • Verstappen: “Sensazioni da 2023? Quasi, ma vincere oggi è più difficile”

    Verstappen: “Sensazioni da 2023? Quasi, ma vincere oggi è più difficile”

    Max Verstappen mette finalmente la propria firma anche su Singapore, un tracciato su cui in carriera non era mai riuscito a vincere.

    Il pilota della Red Bull ha costruito a Marina Bay un week-end impeccabile, vincendo la Sprint Race, conquistando la pole position e controllando la gara principale dall’inizio alla fine.

    La corsa si è indirizzata già alla prima curva, dove l’olandese ha chiuso la porta a Charles Leclerc con una grande staccata, difendendo una prima posizione che su un tracciato come questo pesa enormemente sull’esito finale.

    Un risultato che conferma la crescita della squadra di Milton Keynes, che sembra aver finalmente decifrato la RB22 e accorciato il distacco da una Mercedes che a inizio stagione appariva irraggiungibile.

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    Al termine del Gran Premio, Super Max ha analizzato così la propria domenica ai microfoni di Sky Sport F1 Italia:

    “Abbiamo avuto qualche problema con la distribuzione dell’energia nei primi giri e per questo Charles mi era così vicino. Una volta che l’abbiamo sistemato è stato tutto più lineare e sono riuscito a gestire bene le gomme. Mi sono costruito un buon vantaggio per evitare gli undercut da parte dei piloti che mi stavano dietro ed è esattamente il modo in cui vuoi correre qui”.

    Dopo le vittorie consecutive di Sepang e Singapore, Verstappen è stato infine interpellato sulla possibilità di rivivere sensazioni simili a quelle del 2023:

    “Mi piacerebbe, e quasi mi sembra così. Però è ancora più difficile vincere rispetto a quell’anno“.

  • Hamilton: “Due piccole modifiche in Q3 hanno cambiato totalmente la macchina”

    Hamilton: “Due piccole modifiche in Q3 hanno cambiato totalmente la macchina”

    Si è chiuso con un pizzico di rammarico il sabato di Singapore per Lewis Hamilton, terzo al termine di una sessione di qualifiche che, almeno fino alle battute finali, sembrava poter regalare al numero 44 un risultato decisamente più importante.

    Dopo aver chiuso al comando sia il Q1 che il Q2, mostrando un ottimo feeling con la SF-26 e dando la sensazione di avere tutte le carte in regola per giocarsi la pole position, nel momento decisivo il britannico non è riuscito a concretizzare quanto di buono fatto vedere in precedenza.

    Nel corso del Q3, infatti, il sette volte Campione del Mondo ha incontrato qualche difficoltà di troppo nel mettere insieme un giro pulito, andando incontro a diverse sbavature e dovendosi infine accontentare della terza posizione, con un ritardo di 123 millesimi dal miglior tempo fatto registrare da Max Verstappen.

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    Se da un lato resta dunque inevitabile una punta di amarezza per un’occasione che sembrava alla portata, dall’altro Hamilton e la Ferrari possono guardare con fiducia alla gara di domani, con la presenza di entrambe le Rosse nelle prime tre posizioni che potrebbe rappresentare un’opportunità da sfruttare tanto in pista quanto sul piano strategico.

    “Nel Q3 abbiamo fatto due piccolissimi cambiamenti, uno sul bilanciamento di frenata e un click all’ala anteriore, e a quel punto la macchina è stata totalmente diversa “, ha esordito il pilota di Stevenage ai microfoni di Sky Sport F1 Italia:

    “Questo dimostra che la macchina è veloce quando abbiamo il bilanciamento giusto, ma quando invece non lo azzecchiamo ci sono quei piccoli margini che ti fanno cambiare tutto. Basta davvero un piccolissimo cambiamento, perché la vettura è al limite. Dobbiamo guardare proprio questo aspetto, in modo da capire qual è il punto di rottura, perché la modifica che abbiamo fatto oggi in Q3 è stata il punto di rottura che mi ha fatto perdere quei decimi che non mi hanno permesso di lottare per la pole position“.

  • Leclerc: “Passare la Red Bull sul rettilineo è quasi impossibile, dovremo inventarci qualcosa”

    Leclerc: “Passare la Red Bull sul rettilineo è quasi impossibile, dovremo inventarci qualcosa”

    La sessione di qualifica del Gran Premio di Singapore si è aperta all’insegna della sofferenza per Charles Leclerc.

    Il monegasco, però, proprio all’ultimo tentativo ha agguantato la seconda casella per la gara di domani, chiudendo ad appena 54 millesimi dalla pole position di Max Verstappen.

    Rimasto alle spalle del compagno Lewis Hamilton fin dalla Sprint Race, il numero 16 è riuscito nel momento decisivo a estrarre dal cilindro un giro mozzafiato, sfiorando i muretti di Marina Bay e precedendo il britannico.

    Con un degrado gomma ancora da decifrare per via dell’assenza di simulazioni nelle libere, la speranza della Rossa per la gara è di confermare una buona gestione degli pneumatici.

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    Tuttavia, su un tracciato dove superare è complicato e lo scatto al via resta cruciale, le strategie potrebbero rappresentare un tassello fondamentale per puntare alla vittoria e, al contempo, un’occasione di riscatto per il muretto del Cavallino Rampante dopo l’errore commesso in Malaysia.

    Raggiunto dai microfoni di Sky Sport F1 Italia, Leclerc ha analizzato così la sua sessione:

    “Nel mio ultimo tentativo in Q3 ho chiuso gli occhi, non letteralmente (ride, ndr). Ho disconnesso il cervello dai pensieri che mi avevano lasciato le due manche precedenti, dove non è andata molto bene. Non so cosa avesse la mia macchina, ma sembrava non frenare dritta: cercare gli ultimi metri in staccata nel Q3 è stato molto difficile. L’unico rammarico rimane l’approccio in Curva 13, ma lì abbiamo faticato tutti: è stato comunque un ottimo giro. Non penso che domani ne avremo abbastanza per sorpassare in rettilineo, la Red Bull va davvero forte. Dovremo passare in partenza oppure provare un attacco due contro uno, ma è sempre un rischio“.

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    In conferenza stampa, il ferrarista ha poi dedicato un pensiero al proprio percorso, incrociato con quello di Verstappen:

    “Stavo parlando con Max nella cooldown room del fatto che i tempi dei kart sembrano risalire a ieri. È semplicemente bello esserci seguiti a vicenda e lottare ora in Formula 1. Lui ha un po’ troppi campionati di vantaggio adesso, ma spero di riprenderlo un giorno“.

  • Leclerc: “Domani possiamo lottare per la pole position”

    Leclerc: “Domani possiamo lottare per la pole position”

    Nella Sprint Qualifying di Singapore, Charles Leclerc ha mostrato fin da subito un ottimo feeling con la SF-26, chiudendo al secondo posto l’SQ1 per poi balzare al comando nell’SQ2.

    Nel momento decisivo, però, il monegasco non è riuscito a ripetersi, preceduto sul traguardo da Max Verstappen e George Russell.

    Il tracciato cittadino, privo di lunghi rettilinei, sembra comunque esaltare i punti di forza della SF-26 sul giro secco, permettendo di valorizzare al meglio l’efficacia della monoposto a centro curva.

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    Sorpassare a Marina Bay resta tuttavia un’impresa complessa, elemento che rende la posizione di partenza un fattore determinante per l’esito della gara breve.

    Al termine della sessione, Leclerc ha analizzato la propria prova ai microfoni di F1 TV, mostrandosi moderatamente soddisfatto ma lucido sul divario che ancora separa la Rossa dai primi:

    “Penso di aver tirato fuori il massimo dal tempo a disposizione. Gli altri hanno completato due giri di raffreddamento, noi soltanto uno, ma non deve essere una scusa. Nelle ultime tre o quattro gare abbiamo perso qualcosa in termini di prestazione pura e non siamo ancora abbastanza veloci per batterci alla pari con loro. Credo comunque che la vettura abbia ancora del potenziale inespresso. Domani, ottimizzando alcuni dettagli, potremmo essere lì davanti o comunque molto vicini, in piena lotta per la pole position. Nel complesso non è andata male, ma ci manca ancora qualcosina per poter fare davvero la differenza”.

  • Helmut Marko: “Vergognoso che la Formula 1 si fermi per un software”

    Helmut Marko: “Vergognoso che la Formula 1 si fermi per un software”

    Il surreale giro di formazione del Gran Premio del Bahrain in Malaysia rappresenta il punto più basso raggiunto dal nuovo ciclo regolamentare inaugurato quest’anno, un ciclo che continua ad alimentare il malcontento per i tanti ed evidenti limiti che emergono gara dopo gara.

    Il cortocircuito dei software gestiti dalla FIA ha suscitato reazioni di vario genere tra i piloti: dall’ilarità via radio di Max Verstappen nell’osservare il caos provocato dall’improvvisa perdita di potenza di numerose vetture, passando per l’ironia tagliente di Sergio Perez che, nel descrivere quanto accaduto, ha paragonato le vetture attuali a dei “kart a noleggio“, fino all’indignazione non molto “British” di George Russell, secondo il quale non sembrava di assistere a una gara di Formula 1.

    Al coro degli indignati si è aggiunta anche una figura storica del paddock, quella di Helmut Marko che, in un’intervista esclusiva concessa al quotidiano austriaco OE24, ha spiegato come ha vissuto, ormai da semplice spettatore, la gran confusione andata in scena a Sepang:

    “Ero completamente rilassato davanti alla televisione, come un normale appassionato di Formula 1. Ho smontato gli schermi aggiuntivi che avevo installato dopo il primo Gran Premio. Ora mi basta quello che vedo in TV, anche se l’attesa è stata davvero noiosa per il lungo ritardo causato dalla pioggia”.

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    Se il ritardo dovuto alla pioggia può essere comprensibile, l’ex consulente della Red Bull non trova giustificazione alcuna per il bug sistemico verificatosi sulle monoposto:

    “È vergognoso che un prodotto di alto livello come la Formula 1 venga fermato da un problema di software”.

  • Hamilton: “Ogni volta che vengo a Singapore sogno di ripetere la pole position del 2018”

    Hamilton: “Ogni volta che vengo a Singapore sogno di ripetere la pole position del 2018”

    Lewis Hamilton è arrivato a Singapore fresco del terzo posto conquistato con le unghie e con i denti nel Gran Premio del Bahrain in Malaysia.

    Archiviata la gara a Sepang, il pilota della Ferrari si è presentato nel paddock di Marina Bay con l’umore alto, convinto che la configurazione del tracciato e la presenza della Sprint possano andare incontro alle caratteristiche della SF-26.

    Queste le dichiarazioni rilasciate da Lewis a F1 TV:

    “Siamo qui per attaccare. Credo che il format Sprint renda questo week-end il più stimolante dell’anno, sarà una vera sfida. Sulla carta i circuiti cittadini si addicono alla nostra macchina e su questo tracciato ad alto carico i rettilinei non sono così lunghi, quindi dovremmo patire meno il deficit di potenza che ci separa dagli altri propulsori e al tempo stesso dovremmo riuscire a sfruttare la velocità in curva della SF-26″.

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    Su un tracciato cittadino come questo, dove la confidenza con la vettura sarà uno dei fattori decisivi, il programma ridotto lascia pochissimo tempo per costruire il feeling, chiedendo ai piloti maggiore velocità di adattamento.

    Il sette volte Campione del Mondo ha infatti poi spostato il focus verso il lavoro che il team dovrà affrontare per preparare al meglio l’esecuzione del fine settimana, lasciando spazio a qualche ricordo personale su questo circuito:

    “Tutte le volte che vengo qui l’obiettivo è rifare il giro da pole del 2018 che fu veramente eccezionale. Abbiamo una sola sessione di prove libere e dovremo accertarci di avere un assetto solido in grado di assorbire o di copiare bene tutti i bump che caratterizzano questa pista”.

  • Bahrain, a Hamilton il titolo di Hammer of the Day

    Bahrain, a Hamilton il titolo di Hammer of the Day

    “L’attesa che plasma il giudizio”.

    Negli anni, in tanti hanno preso la parola su uno degli atleti più vincenti e completi nella storia dello sport: tifosi, addetti ai lavori, giornalisti e colleghi di pista.

    L’estetica del gesto, la mentalità ferrea, la fame mai sopita. Tutto questo porta un solo nome, quello del sette volte campione del mondo Lewis Hamilton.

    Un uomo che non si limita a conoscere il proprio mestiere, ma lo possiede in ogni sfaccettatura, abitandolo con una naturalezza che pochissimi altri, nella storia della Formula 1, hanno saputo replicare. Un atleta totale, un alieno per ciò che ha conquistato, eppure, ed è questo che lo rende ancora più grande, profondamente umano.

    Ph. Peter Kiss / WHYOUY Media

    Nella scorsa stagione è emerso il lato più scomodo di quella medaglia: la fragilità vera, non costruita né recitata a favore di telecamera.

    Sembrava la fine. Sembrava che persino lui, per la prima volta, potesse arrendersi all’evidenza della sconfitta. Ma il cognome Hamilton rappresenta ormai qualcosa che trascende l’individuo.

    È un’eco che risuona in ogni box, in ogni abitacolo e nel paddock di ogni categoria del motorsport, scolpito nella mente di chiunque, in pista, si sia mai ispirato a lui.

    Un nome che non può ammettere la resa, non per presunzione personale, ma perché la storia stessa, a questo punto, non glielo consentirebbe.

    Nonostante le critiche e a dispetto di una strategia Ferrari tutt’altro che impeccabile, il podio di Sepang è arrivato. Si tratta di punti che non stravolgono una corsa al titolo mondiale già ampiamente indirizzata altrove, ma che trasformano, inevitabilmente, la percezione collettiva dell’avventura di Hamilton in rosso.

    In questo terzo posto risiede forse un significato persino superiore alla vittoria stessa: la lezione dell’attesa. Saper aspettare, resistendo al giudizio istantaneo e al verdetto frettoloso di chi lo considerava già sul viale del tramonto, vale più di qualunque replica a parole. È l’attesa stessa a dare forma a ciò che verrà.

    E oggi, nei fatti, lo sguardo su Lewis è già mutato.

    Per tutti.