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  • Ferrari sorprende tutti: spedite in Cina tre ali reverse

    Ferrari sorprende tutti: spedite in Cina tre ali reverse

    Dopo una prima tappa del campionato che l’ha vista ricoprire il ruolo di unica forza in campo in grado di infastidire la Mercedes, la Ferrari non intende accontentarsi.

    Come riportato in esclusiva da AutoRacer.it, in vista del Gran Premio di Cina gli uomini agli ordini di Frederic Vasseur hanno infatti deciso di spedire a Shanghai tre specifiche dell’ala Macarena nella loro variante testata in Bahrain e già validata dalla Federazione Internazionale, anticipando dunque i tempi rispetto a quanto inizialmente pianificato.

    Si tratta di una mossa estremamente aggressiva, che da un lato testimonia la volontà da parte del Cavallino Rampante di aggredire gli avversari e, dall’altro, conferma la bontà della piattaforma su cui si basa la SF-26, risultata estremamente consistente già a Melbourne.

  • Ferrari, la nuova ala posteriore ruota di 180 gradi. E vale 8-10 km/h in rettilineo

    Ferrari, la nuova ala posteriore ruota di 180 gradi. E vale 8-10 km/h in rettilineo

    Nella seconda giornata di test pre-stagionali (seconda tornata) a Sakhir, gli occhi di appassionati e addetti ai lavori si sono posati nuovamente sulla SF-26 che, giorno dopo giorno, continua a evolversi adottando soluzioni estremamente originali.

    Dopo l’interpretazione estrema della zona del diffusore, oggi la Ferrari ha stupito equipaggiando la propria monoposto con un’ala mobile che non solo si apre ruotando verso l’alto, ma si ribalta completamente di 180°.

    Questa innovazione fa certamente parte delle annunciate soluzioni tecniche per le quali il team ha dovuto attendere l’avallo finale della Federazione.

    Il fulcro necessario a eseguire questo movimento deve essere necessariamente posto al centro del profilo, mentre il meccanismo attuatore non sembra più situato in posizione mediana, ma deve essere stato integrato altrove.

    Poiché il regolamento impone l’uso di un unico sistema di attuazione per l’ala posteriore, è probabile che questo sia stato alloggiato in una delle due paratie laterali.

    La normativa lascia notevole libertà fissando il tempo di transizione tra la modalità “curva” e quella “rettilineo” e imponendo il rispetto dei volumi stabiliti dalla FIA, ma nulla specifica in merito all’angolo di apertura o ad altri vincoli geometrici.

    Si tratta di un’interpretazione molto furba dei regolamenti, la cui efficacia sarà da dimostrare e che i competitor potrebbero non essere in grado di replicare facilmente nel breve termine.

    L’obiettivo è senza dubbio ridurre drasticamente la resistenza all’avanzamento nella modalità “Straight Mode”. Il ribaltamento del profilo superiore crea una componente portante delle forze sul profilo che permetterebbe alla Rossa di guadagnare 8-10 km/h in rettilineo.

    Risulta più complicato capire, data l’assenza di immagini dettagliate, se l’ala ribaltata possa influire sul profilo principale, condizionando i flussi per ottenere un potenziamento a cascata della riduzione della resistenza tramite uno stallo aerodinamico.

    Sarà inoltre interessante scoprire se siano stati applicati accorgimenti particolari sul bordo d’entrata e di uscita del flap.

    Va reso merito allo staff tecnico del Cavallino Rampante per lo sforzo profuso: la SF-26, inizialmente considerata tra le vetture meno appariscenti e persino conservativa, si pone oggi di diritto tra le monoposto più interessanti della stagione.

  • Verstappen: “Le modifiche regolamentari? Fanno il solletico, ho ancora tempo per pensare al ritiro”

    Verstappen: “Le modifiche regolamentari? Fanno il solletico, ho ancora tempo per pensare al ritiro”

    Il debutto del nuovo pacchetto regolamentare a Miami, volto a mitigare le criticità legate all’erogazione della potenza elettrica, non sembra aver entusiasmato (per usare un eufemismo) Max Verstappen.

    Nonostante il lavoro di rifinitura svolto dalla Federazione, l’olandese ha accolto le modifiche con freddezza, considerandole poco più di un palliativo rispetto ai problemi strutturali di queste monoposto.

    “Queste modifiche fanno il solletico. Sono speranzoso che il prossimo anno si potranno introdurre cambiamenti più grandi”, ha spiegato l’olandese nelle dichiarazioni raccolte da RacingNews365, mettendo nel mirino una riforma ben più profonda per il futuro della categoria.

    Oltre ai temi tecnici, il week-end in Florida è inevitabilmente segnato dalle speculazioni sul futuro del pilota Red Bull, alimentate dai recenti cambiamenti interni al team.

    Verstappen, tuttavia, ha preferito mantenere un profilo basso, non chiudendo la porta a nessuna opzione ma senza annunciare svolte imminenti:

    “Se valuto ancora il ritiro? Niente di nuovo da questo punto di vista. Sono stato impegnato in altre cose nelle ultime settimane, ma ho ancora tempo per pensarci”.

    Anche l’addio di Gianpiero Lambiase, suo storico ingegnere di pista, è stato derubricato a normale evoluzione professionale:

    “La partenza di Lambiase? Non c’entra niente, ho già spiegato come sono andate le cose. Abbiamo un rapporto molto onesto e aperto ed è andato tutto bene. Gli auguro il meglio, non c’è stato alcun rancore”, ha ribadito Super Max.

  • Perez: “La verità è che nessuno capisce questa Formula 1”

    Perez: “La verità è che nessuno capisce questa Formula 1”

    Pronunciate appena il tempo necessario per essere recepite, le dichiarazioni di Stefano Domenicali, presidente e amministratore delegato della Formula 1 – il quale aveva sostenuto come la classe regina si presentasse praticamente compiuta e priva di falle sul piano regolamentare – sono state prontamente investite dall’ennesima, tagliente critica rivolta all’attuale ciclo regolamentare.

    A dare voce a questa nuova bordata è stato, questa volta, Sergio Perez, veterano della categoria, oggi al volante della Cadillac, che, nel corso di un’intervista concessa ai propri sponsor durante un evento svoltosi a Città del Messico, ha deliberatamente evitato ogni forma di eufemismo:

    Sì, questa Formula 1 è decisamente molto diversa e la realtà è che nessuno la capisce: né gli ingegneri, né noi piloti. È un dato di fatto che le macchine non siano più divertenti come una volta. È una Formula 1 nuova e molto complicata e molto diversa da quella a cui eravamo abituati. Tutti i team hanno molto da imparare. Come pilota, cerchi sempre di andare il più veloce possibile, ma ora gli aspetti elettrici e di ricarica giocano un ruolo più significativo; questo rende tutto molto diverso ed è per questo che è stato così difficile per noi“.

    L’ex Red Bull si colloca così nel solco di quei protagonisti del paddock che non hanno mai lasciato trasparire un convinto trasporto nei confronti del nuovo ciclo regolamentare, riconoscendo piuttosto come esso imponga un processo continuo di assimilazione e adattamento:

    Arriva un punto in cui vai 80 o 90 chilometri orari più veloce della macchina che ti precede e non sai perché. È difficile: non hai informazioni su cosa stia succedendo. Dobbiamo tutti adattarci a questo cambio di regolamento“.

  • Anderson: “Ridate il controllo ai piloti se volete salvare la Formula 1”

    Anderson: “Ridate il controllo ai piloti se volete salvare la Formula 1”

    Nel corso dell’ormai imminente Gran Premio di Miami, pubblico e addetti ai lavori potranno finalmente valutare se le modifiche introdotte al regolamento tecnico porteranno effetti benefici o se risulteranno un inutile palliativo, incapace di ripristinare lo spirito della competizione. 

    Nel frattempo, le feroci critiche all’attuale quadro normativo non accennano a placarsi. 

    Gary Anderson, storico progettista e firma tecnica di The Race, ha espresso una netta bocciatura del formato attuale, definendo insufficienti i recenti correttivi. 

    Secondo l’irlandese, la ripartizione 50/50 tra parte termica ed elettrica è un errore concettuale che ha invertito i ruoli: 

    “È un numero tirato fuori dal nulla che ha creato una situazione in cui sono le auto a guidare il pilota, anziché il pilota a guidare l’auto”.

    La soluzione proposta da Anderson consiste nel mappare la potenza elettrica sulla curva di coppia del motore termico, demandando completamente al pilota la gestione del boost e persino dell’aerodinamica attiva. 

    Un approccio che, secondo il tecnico, restituirebbe naturalezza alla guida: 

    “La potenza elettrica crescerebbe insieme a quella del motore, invece di arrivare come un picco istantaneo. Rilasciando l’acceleratore, scenderebbe allo stesso modo. Si avrebbe la sensazione di guidare un’auto più potente, non una vettura che reagisce a eventi software imprevedibili”. 

    Questo sistema, oltre a essere più intuitivo, ridurrebbe gli sprechi energetici evitando l’erogazione costante e massiccia di 350 kW, restituendo la sensazione che sia l’uomo, e non il sistema, a decidere la dinamica del veicolo.

    Secondo il navigato progettista, esiste un problema filosofico profondo legato alla de-responsabilizzazione di chi siede nell’abitacolo. Senza l’introduzione di sistemi di recupero più efficienti, come il ritorno dell’MGU-H o un recupero sull’asse anteriore, il problema rimarrà irrisolto, costringendo la competizione a perdersi tra automazione e compromessi software. 

    Anderson ha inquadrato la questione senza mezzi termini, sottolineando il paradosso di una categoria che investe cifre astronomiche sui talenti per poi limitarne l’azione: 

    “Si pagano piloti milioni per essere i migliori al mondo, poi si toglie loro responsabilità affidandola a sistemi e software. È assurdo. Ridate il controllo al pilota. È questa la vera soluzione”.

  • Piastri: “Le modifiche regolamentari? FIA e F1 hanno preso molto sul serio la situazione”

    Piastri: “Le modifiche regolamentari? FIA e F1 hanno preso molto sul serio la situazione”

    Dopo un mese di sosta, le monoposto di Formula 1 tornano finalmente in pista a Miami per il quarto appuntamento della stagione.

    Questa pausa forzata ha permesso al Circus di metabolizzare i recenti scossoni regolamentari che debutteranno proprio in Florida, nel tentativo di correggere alcune storture emerse nei primi GP.

    Tra i team chiamati a una svolta figura la McLaren, che dopo un avvio complesso è riuscita a sbloccarsi solo in Giappone grazie al podio di Oscar Piastri.

    Proprio l’australiano ha analizzato con favore le novità tecniche, evidenziando come le modifiche alla gestione dell’energia dovrebbero restituire una guida più sincera, specialmente nel giro secco.

    “Dovrebbe esserci meno super clipping, con la riduzione del limite di recupero la situazione dovrebbe migliorare soprattutto in qualifica. Penso sia sicuramente un passo nella direzione giusta”, ha spiegato Piastri alla stampa selezionata (tra cui la testata italiana AutoRacer.it).

    Il pilota papaya è consapevole che il sistema resti intrinsecamente complesso, ma vede nei nuovi limiti un tentativo di normalizzazione:

    “Ci saranno ancora stranezze o situazioni inaspettate e le cose cambieranno un po’ da un circuito all’altro, ma nel complesso si sta andando nella giusta direzione. L’obiettivo è che la gente non debba aver bisogno di sapere quanta ricarica abbiamo o cosa accada all’acceleratore. Con queste Power Unit, però, non esiste un modo facile per semplificare le regole perché sono limitate in certi modi; sarà sempre un compromesso”.

    Un aspetto fondamentale di questo cambio di rotta risiede nel peso politico esercitato dai protagonisti in pista.

    Piastri ha infatti rivelato come il dialogo tra la GPDA e i vertici federali sia stato costante e proficuo, portando la Federazione a intervenire su punti critici segnalati proprio da chi siede nell’abitacolo.

    “Grazie alla GPDA ci sono state molte discussioni. Per noi piloti i due aspetti principali erano rendere le cose più naturali in qualifica e ridurre le differenze di velocità in gara in punti inaspettati. FIA e Formula 1 hanno preso molto sul serio la cosa e il dialogo è stato molto buono”, ha confermato l’australiano.

    Resta ora da capire se questi correttivi saranno sufficienti o se serviranno interventi più strutturali nelle stagioni a venire.

    Piastri guarda con realismo al futuro, consapevole che la natura di queste Power Unit non permetta rivoluzioni istantanee:

    “Se avessimo idee su altre cose da cambiare, probabilmente non si tratterebbe di aspetti modificabili da un week-end all’altro, ma piuttosto di anno in anno o a lungo termine. Credo comunque che la FIA abbia fatto un buon lavoro nel riconoscere le nostre preoccupazioni e nell’agire nel modo che sembrava più appropriato”.

    Miami sarà dunque il primo vero banco di prova per una Formula 1 che prova a ritrovare la sua anima più naturale.

  • Tombazis: “Il rapporto di compressione? Mercedes non ha cercato di barare, non accetto che si dica questo. Forse voleva solo andare oltre lo spirito delle regole”

    Tombazis: “Il rapporto di compressione? Mercedes non ha cercato di barare, non accetto che si dica questo. Forse voleva solo andare oltre lo spirito delle regole”

    Archiviata la lunga pausa forzata che ha tenuto lontana la Formula 1 dalle piste nel mese di aprile, la classe regina dell’automobilismo è pronta a tornare in azione in occasione del Gran Premio di Miami, in programma nel corso di questo fine settimana.

    In vista del week-end in Florida, a destare forte curiosità negli animi di appassionati e addetti ai lavori sono soprattutto le modifiche regolamentari apportate dalla FIA, di cui si è tanto discusso negli ultimi giorni.

    A tal proposito, recentemente si è tenuto un incontro tra Nikolas Tombazis, padre del regolamento tecnico attualmente in vigore, e la stampa specializzata, nel corso del quale il tecnico della Federazione ha toccato svariati temi prima di affrontare quello che, nel corso dell’inverno, ha rappresentato l’elemento di discussione più delicato e controverso: il rapporto di compressione della Power Unit Mercedes.

    “Il Power Unit Gate? Non meritava neanche un centesimo degli articoli che ha avuto o della passione che ha provocato a varie persone. Ci ha onestamente colti un po’ di sorpresa. Mi è sembrato una delle più classiche isterie che avrebbero potuto essere molto più contenute“, ha sentenziato Tombazis.

    L’ingegnere greco ha poi voluto entrare maggiormente nel merito, illustrando a grandi linee la posizione della FIA sulla questione e ribadendo la totale trasparenza dei processi di verifica.

    “Non crediamo sia stato fatto qualcosa di sbagliato o che si sia cercato di barare. Ci sono state alcune scelte progettuali che cercavano di cambiare il rapporto di compressione tramite le temperature in modo più favorevole. A fine febbraio abbiamo apportato delle modifiche? Questo per far sì che non spingessimo tutta la Formula 1 a investire in materiali esotici o in altre soluzioni che sarebbero contro lo spirito del regolamento. Questa è generalmente la filosofia che applichiamo su questo genere di innovazioni”, ha successivamente spiegato il greco.

    Quasi a voler difendere la propria posizione, il tecnico si è infine lanciato in un attacco frontale nei confronti di chi, nel corso degli ultimi mesi, aveva sostenuto che la Power Unit Mercedes non fosse del tutto legale, risultando tuttavia alquanto contraddittorio nella sua analisi finale.

    “Non accetto critiche sul fatto che qualcuno barasse, ma allo stesso momento possiamo dire che erano forse fuori dalle intenzioni del regolamento. In questi casi cerchiamo di non vietare subito qualcosa, ma neanche di lasciarlo trascinare in avanti per tanti anni. Ed è così che abbiamo fatto”, ha concluso Tombazis.

  • Mansell sconfessa Domenicali: Nigel non accetta di buon grado le parole del CEO

    Mansell sconfessa Domenicali: Nigel non accetta di buon grado le parole del CEO

    Le recenti rassicurazioni di Stefano Domenicali sul fantomatico successo dei nuovi regolamenti si scontrano costantemente con la dura realtà descritta da chi la Formula 1 l’ha vissuta dando anima e corpo (letteralmente).

    Nigel Mansell, Campione del Mondo 1992, ha infatti deciso di unirsi al coro di critici guidato da Max Verstappen, “sbugiardando” lo stesso CEO della classe regina, il quale aveva puntato il dito contro la Formula 1 del passato sottolineando come anche ai vecchi tempi si alzasse spesso il piede per risparmiare gomme e benzina senza che nessuno si scandalizzasse. Per il Leone britannico, questo confronto è totalmente errato:

    “Non facevamo quello che si vede oggi. Quando alzavamo il piede, era dosaggio. Il feathering serviva a gestire l’acceleratore in scia senza cercare il sorpasso, era risparmio intelligente di carburante. Lasciare che un computer gestisca l’auto per recuperare energia è totalmente diverso”.

    Secondo Mansell, il nuovo corso tecnico ha reso i sorpassi manovre artificiali.

    “Potrei essere fucilato per questo, ma alcuni sorpassi sono semplicemente falsi”, ha dichiarato ad Autosport. “Alcuni sembrano fantastici, ma poi l’auto ti sfreccia davanti perché il computer ti ha dato potenza extra nel momento sbagliato. Il pilota non controlla questo, altrimenti non l’avrebbe usata così”.

    L’ex pilota di Ferrari e Williams ha spiegato come la potenza extra venga spesso erogata nei momenti sbagliati, permettendo a una vettura di sfrecciare via in rettilineo solo perché il sistema elettronico ha deciso di rilasciare energia.

    “Voglio dire, alcuni sorpassi sembrano fantastici, ma poi arrivi alla curva successiva e l’auto ti sfreccia semplicemente davanti, mentre l’altra macchina torna indietro perché il «computer» ti sta dando la potenza extra non al momento giusto”, ha osservato Mansell, aggiungendo un dettaglio fondamentale sul ruolo di chi siede nell’abitacolo: “Il pilota non controlla questo, ovviamente, perché altrimenti non l’avrebbe utilizzata in quel modo”.

    Secondo Mansell, questi automatismi stanno allontanando il pubblico più appassionato dalla categoria regina.

    “Penso che si debba stare molto attenti perché, dimenticatevi di me, non importa di me, ma i fan in tutto il mondo… so che moltissimi di loro sono molto scontenti. E a essere onesti, io sono d’accordo con loro”, ha concluso il campionissimo inglese.

  • Nessun 60/40 nel 2027: i motoristi si tirano indietro

    Nessun 60/40 nel 2027: i motoristi si tirano indietro

    La proposta di aumentare la potenza del motore a combustione interna per la stagione 2027 sembra destinata a naufragare.

    Per modificare il regolamento tecnico in questa direzione sarebbe necessaria una maggioranza qualificata di quattro motoristi su cinque, un consenso che al momento appare impossibile da raggiungere.

    Secondo quanto riportato da Auto Motor und Sport, i produttori hanno alzato un muro, preferendo proteggere i propri investimenti attuali piuttosto che rimettere mano all’architettura termica.

    A fare luce sulle dinamiche interne a questo blocco è stato Jan Monchaux, direttore tecnico della FIA, che ha descritto un panorama frammentato dove ognuno guarda esclusivamente al proprio vantaggio competitivo.

    “Uno pensa che questo gli dia un vantaggio. Un altro pensa che stia vincendo gare proprio ora, quindi non vuole cambiare nulla. E il terzo dice che ha bisogno di 16 mesi per sviluppare un nuovo motore e che il 2027 non è realistico”, ha rivelato Monchaux, evidenziando come i tempi tecnici e le strategie politiche stiano paralizzando l’evoluzione della categoria.

    Questa mancanza di accordo sposta l’orizzonte temporale per un riequilibrio del rapporto tra parte elettrica e termica.

    L’idea di un riparto dell’energia 60/40 dovrà probabilmente attendere almeno fino al 2028.

  • Szafnauer: “Gli stipendi dei piloti entrino nel budget cap per il bene della Formula 1”

    Szafnauer: “Gli stipendi dei piloti entrino nel budget cap per il bene della Formula 1”

    Nel mondo della Formula 1, dove velocità e innovazione si traducono in milioni di dollari, uno dei temi più discussi resta quello degli stipendi dei piloti.

    Da una parte c’è chi li considera pienamente giustificati, dall’altra chi ritiene che debbano rientrare nei limiti del budget cap introdotto negli ultimi anni.

    A riaccendere la discussione sono state le recenti dichiarazioni di Rob Smedley, ex tecnico di Ferrari e Williams, e di Otmar Szafnauer, ex team principal di Aston Martin e Alpine, intervenuti nel podcast High Performance Racing.

    La questione sollevata mette a nudo una delle ultime grandi zone d’ombra del regolamento finanziario: l’esclusione dei compensi dei piloti (e dei tre profili più pagati del team) dal tetto di spesa globale.

    Per Smedley, non c’è molto da discutere perché i compensi astronomici dei piloti sono perfettamente in linea con quelli degli altri sport d’elite.

    Secondo l’ex ingegnere di pista di Massa, si tratta di un discorso di proporzioni: se si considerano gli atleti della NBA, della NFL o della Premier League, tutti i campioni percepiscono pacchetti retributivi e bonus davvero ingenti e la Formula 1 non fa eccezione.

    In quest’ottica, non sorprende che nomi come Lewis Hamilton e Max Verstappen guidino la classifica degli ingaggi nella classe regina del motorsport, con compensi che nel 2026 partono da circa 70 e 65 milioni di dollari, cifre destinate a crescere sensibilmente grazie ai bonus legati ai risultati.

    Di diverso avviso è invece Szafnauer, che propone una revisione strutturale del sistema per includere finalmente gli stipendi dei piloti nel tetto di spesa, costringendo così i team a bilanciare gli investimenti tra sviluppo tecnico e talento umano.

    Un buon pilota può valere due decimi al giro, ma anche un aggiornamento tecnico può garantire guadagni simili o superiori. Le squadre dovrebbero essere obbligate a scegliere tra pagare di più un pilota o investire in aggiornamenti, perché entrambe le cose portano allo stesso risultato “, ha affermato Szafnauer.

    Secondo l’ex team principal, l’esclusione degli stipendi dal budget cap rischia di compromettere l’equilibrio competitivo, offrendo alle scuderie più ricche un vantaggio significativo nell’ingaggio dei migliori talenti. Il tutto in un contesto in cui i regolamenti tecnici comprimono sempre più le differenze tra le monoposto, aumentando il peso del fattore umano.

    Man mano che i team si avvicineranno sempre di più in termini di prestazioni, il fattore determinante sarà il pilota. E una volta che ciò accadrà, i loro stipendi saliranno ancora di più, perché il valore della vittoria è alto “, ha concluso Szafnauer, sottolineando come, a suo parere, se la Formula 1 vuole davvero essere equilibrata, la gestione del talento deve smettere di essere una spesa libera.

  • Ferrari pronta a dirottare alcune spese sul 2027. Questa volta, però, ha perfettamente senso

    Ferrari pronta a dirottare alcune spese sul 2027. Questa volta, però, ha perfettamente senso

    Il 2026 della Ferrari sta per entrare in una fase cruciale, dove le decisioni regolamentari e la gestione delle risorse finanziarie giocheranno un ruolo determinante quanto i decimi guadagnati in pista.

    A Maranello – come riportato da Rosario Giuliana per AutoRacer.it – il focus è tutto sui parametri ADUO, che verranno rivelati ufficialmente subito dopo il Gran Premio di Miami e che potrebbero diventare il vero ago della bilancia della stagione.

    Per gli uomini diretti da Enrico Gualtieri c’è una discreta fiducia verso la concessione di due permessi di sviluppo per la Power Unit, upgrade che, salvo sorprese dell’ultimo minuto, dovrebbero essere garantiti dalla Federazione.

    Questi “gettoni” (offerti dalla cosiddetta “soglia del 4%”) permetterebbero di intervenire sull’endotermico già a stagione in corso, un passaggio fondamentale considerando che il motore di nuova architettura non potrà debuttare prima del giro di boa del Mondiale.

    L’obiettivo immediato è duplice: introdurre queste evoluzioni mirate sulla parte termica e, contemporaneamente, minimizzare la perdita di punti dai vertici della classifica per mantenere aperta la speranza di forzare sulla stagione attuale.

    Tuttavia, maggio sarà il mese della verità per il futuro della SF-26. Dopo un aprile denso di riunioni tecniche, è emerso che l’aerodinamica non sarà oggetto di stravolgimenti regolamentari, garantendo una continuità che rende ogni progresso attuale un vantaggio spendibile anche per il 2027.

    Loic Serra e il suo team avrebbero già pronto un piano di aggiornamenti molto spalmato nel tempo, con modifiche programmate fino ad Abu Dhabi, ma la loro effettiva implementazione dipenderà strettamente dai risultati delle prossime settimane.

    Sullo sfondo resta la gestione della SF-26, una vettura che sta affrontando questa transizione con un motore provvisorio, accreditato di circa 30 cavalli in meno rispetto al riferimento della categoria.

    In questo scenario, l’introduzione dell’ala Macarena rappresenta una delle scommesse tecniche più attese, sebbene a Maranello siano consapevoli che soluzioni così visibili potrebbero essere copiate rapidamente dalla concorrenza, Red Bull in primis, e che la loro efficacia potrebbe essere limitata solo a determinati layout di pista.

    La vera sfida sarà però di natura economica: sebbene l’ADUO possa concedere un extra budget, già previsto nei piani iniziali, esiste una chiara chiave di lettura che vedrebbe la Ferrari pronta a deviare parte della spesa verso il progetto 679.

    L’auto del 2027, infatti, inizierà a girare in galleria del vento entro giugno e nascerà direttamente attorno all’ICE di nuova architettura, il vero “cuore” su cui Maranello punta per tornare stabilmente in vetta.

  • Horner allontana le voci su Alpine: il futuro di Chris è ancora tutto da definire

    Horner allontana le voci su Alpine: il futuro di Chris è ancora tutto da definire

    Il periodo di gardening leave di Christian Horner, iniziato dopo il licenziamento dalla Red Bull a metà 2025, è ormai in dirittura di arrivo e il manager britannico sarà presto liberato dall’intreccio contrattuale che lo legava al suo ex team.

    Durante questi mesi trascorsi lontano dal paddock della Formula 1, il nome del dirigente inglese è stato più volte accostato ad Aston Martin, dove avrebbe ritrovato il suo fidato Adrian Newey, prima che subentrassero i rumor secondo cui Horner sarebbe interessato a completare l’acquisizione del 24% delle quote dell’Alpine.

    Per la scuderia transalpina, d’altronde, l’uscita di scena dalla compagine sociale di Otro Capital sembra ormai solo questione di tempo, con l’affare francese che ha stuzzicato il palato anche di Mercedes e Steve Cohen, il miliardario proprietario dei New York Mets.

    Ospite d’onore del Gran Premio di Jerez della MotoGP, Horner è stato interpellato sulla faccenda dai microfoni di Sky Sport MotoGP, senza però dare risposte certe sulla sua prossima destinazione.

    Io in Alpine? Ci sono sempre delle congetture che circolano. Per il momento sono ancora in pausa e non ho fretta, quando finirà vediamo. In questo momento mi sto divertendo a guardare agli altri sport“, ha dichiarato il manager, mantenendo il profilo basso che lo ha contraddistinto in questi mesi di silenzio forzato.

    Christian, probabilmente sorpreso dalla lucida manovra di Marc Marquez dopo la caduta durante la Sprint Race, che gli ha ricordato il temperamento del suo ex campione olandese Max Verstappen, si è poi espresso con entusiasmo sulla massima categoria a due ruote.

    Sono qui come ospite di MotoGP e Liberty Media. Ho avuto un po’ di tempo per guardare altre gare, sono sempre stato fan del campionato e dunque essere qui è fantastico. Poi sono fan di Marc Marquez, lui è il Verstappen della MotoGP“, ha concluso Horner, tracciando un parallelo tra i due fuoriclasse che condividono la stessa fame di vittoria e lo stesso approccio senza compromessi alla corsa.