Dopo una prima tappa del campionato che l’ha vista ricoprire il ruolo di unica forza in campo in grado di infastidire la Mercedes, la Ferrari non intende accontentarsi.
Come riportato in esclusiva da AutoRacer.it, in vista del Gran Premio di Cina gli uomini agli ordini di Frederic Vasseur hanno infatti deciso di spedire a Shanghai tre specifiche dell’ala Macarena nella loro variante testata in Bahrain e già validata dalla Federazione Internazionale, anticipando dunque i tempi rispetto a quanto inizialmente pianificato.
Si tratta di una mossa estremamente aggressiva, che da un lato testimonia la volontà da parte del Cavallino Rampante di aggredire gli avversari e, dall’altro, conferma la bontà della piattaforma su cui si basa la SF-26, risultata estremamente consistente già a Melbourne.
Nella seconda giornata di test pre-stagionali (seconda tornata) a Sakhir, gli occhi di appassionati e addetti ai lavori si sono posati nuovamente sulla SF-26 che, giorno dopo giorno, continua a evolversi adottando soluzioni estremamente originali.
Dopo l’interpretazione estrema della zona del diffusore, oggi la Ferrari ha stupito equipaggiando la propria monoposto con un’ala mobile che non solo si apre ruotando verso l’alto, ma si ribalta completamente di 180°.
Questa innovazione fa certamente parte delle annunciate soluzioni tecniche per le quali il team ha dovuto attendere l’avallo finale della Federazione.
Il fulcro necessario a eseguire questo movimento deve essere necessariamente posto al centro del profilo, mentre il meccanismo attuatore non sembra più situato in posizione mediana, ma deve essere stato integrato altrove.
Poiché il regolamento impone l’uso di un unico sistema di attuazione per l’ala posteriore, è probabile che questo sia stato alloggiato in una delle due paratie laterali.
La normativa lascia notevole libertà fissando il tempo di transizione tra la modalità “curva” e quella “rettilineo” e imponendo il rispetto dei volumi stabiliti dalla FIA, ma nulla specifica in merito all’angolo di apertura o ad altri vincoli geometrici.
Si tratta di un’interpretazione molto furba dei regolamenti, la cui efficacia sarà da dimostrare e che i competitor potrebbero non essere in grado di replicare facilmente nel breve termine.
L’obiettivo è senza dubbio ridurre drasticamente la resistenza all’avanzamento nella modalità “Straight Mode”. Il ribaltamento del profilo superiore crea una componente portante delle forze sul profilo che permetterebbe alla Rossa di guadagnare 8-10 km/h in rettilineo.
Risulta più complicato capire, data l’assenza di immagini dettagliate, se l’ala ribaltata possa influire sul profilo principale, condizionando i flussi per ottenere un potenziamento a cascata della riduzione della resistenza tramite uno stallo aerodinamico.
Sarà inoltre interessante scoprire se siano stati applicati accorgimenti particolari sul bordo d’entrata e di uscita del flap.
Va reso merito allo staff tecnico del Cavallino Rampante per lo sforzo profuso: la SF-26, inizialmente considerata tra le vetture meno appariscenti e persino conservativa, si pone oggi di diritto tra le monoposto più interessanti della stagione.
Austria. L’unico Gran Premio davvero alpino del calendario. Un catino d’asfalto incastonato tra i monti della Stiria, con prati, boschi e strade strette e tortuose abbarbicate su un paesaggio da piccolo Eden.
Eppure, come spesso accade agli austriaci, le dimensioni ingannano. Perché la Formula 1 da queste parti ha prodotto personaggi grandi come paesi: Jochen Rindt, Niki Lauda, Gerhard Berger.
Il Red Bull Ring è un po’ così: corto, essenziale, quasi spartano. Tre rettilinei, poche curve e ancora meno scuse. Un circuito che non concede riparo e che, tra saliscendi e staccate violente, riesce sempre a separare chi corre da chi semplicemente partecipa.
Questo è il Pagellone di Hammer Time.
Mercedes, voto 9: Un monologo a tinte british per la vittoria, giusto in tempo per presentarsi al meglio all’appuntamento britannico della prossima settimana. Russell domina e, per una volta, relega Antonelli al ruolo di garzoncello dell’albergo. In ogni caso fa sorridere come una pole (discussa) e una vittoria (risicata) siano bastate a restituirgli, al netto dei quaranta punti di ritardo in classifica, un ego da Fabrizio Corona in tuta da corsa. Ora tocca mantenere la tostatura per il resto della stagione.
Per Kimi arriva invece una P3 di corto muso. Capisco la piccola delusione, ma con la macchina che ha e il talento che ha, potrebbe forse concedersi qualche sorriso in più. Pare che il reparto marketing abbia già assunto per lui un addetto al solletico.
Ferrari, voto 5: Il momento più gagliardo del week-end? La battaglia Hamilton-Verstappen. Grinta, classe, ruota a ruota – roba da far rizzare i capelli. A fine gara l’olandese ha rivelato che Sir Lewis volesse assolutamente una foto con lui e che lo avesse addirittura implorato. Hamilton ha ribattuto che la Ferrari non implora mai. Affonda con dignità, piuttosto.
Domenica tutta in salita per Carletto, uno che ha immolato la sua carriera alla scalata. Eh già, perché Leclerc in Ferrari ne ha passate davvero tante, diciamo che ha vissuto più vite di qualsiasi vampiro. Solo il tempo dirà se questo ennesimo rinnovo equivale a un paletto di frassino alle sue ambizioni iridate.
McLaren, voto 7: Finalmente una buona prestazione per Piastri, che così lenisce un po’ i dolori del giovane Webber – citazione per i tre appassionati di Goethe che seguono questa rubrica. Il talento dell’australiano resta però un bel mistero: basta un nonnulla, una folata di vento per fargli cambiare direzione, girando su se stesso come quei galletti segnavento piazzati in cima ai comignoli. E questa instabilità, a tratti, sembra contagiare l’intero box papaya, dove pare impossibile far sorridere entrambi i piloti contemporaneamente: quando uno vola, l’altro si appisola. Bah!
Red Bull, voto 8: Per citare un vecchio spot, 3 is the magic number. Verstappen ieri non ha guidato la sua RB22: l’ha indossata. P2 pesantissima, giri veloci sparati come fuochi d’artificio e un duello con Hamilton che ha restituito per qualche istante il profumo delle grandi annate. Confesso però che, quando l’ho visto buttarsi all’esterno del Sir, ho trattenuto il respiro. È una manovra altamente sconsigliata e da quelle parti si entra a proprio rischio e pericolo, un po’ come lanciarsi in un corteo femminista con la t-shirt “Donna nana, tutta tana”. L’ha fatto lo stesso. E mentre Hamilton ancora ci pensava su, Max era già altrove. Che grinta.
Haas, voto 4: Gara da sonni profondi per il team USA. Strategia nella media: né troppo aggressiva né troppo conservativa, né troppo anticipata né troppo attendista. Parlo come Riccioli d’Oro, lo so: la pappa non troppo calda, la sedia non troppo dura, eccetera eccetera. Peccato che, alla fine, la favola si sia trasformata nel secondo Gran Premio consecutivo senza raccogliere nemmeno un punto. Il vero problema, però, è una vettura smunta come poche. La VF-26 era così lenta in rettilineo che nello sprint 0-100 km/h riusciva a esprimere punte entusiasmanti di 80. Quando Bearman ha chiesto più potenza, dal box hanno scosso la testa e gli hanno suggerito di sfruttare meglio le discese. Che disastro.
Alpine, voto 4: Non mi aspettavo gli Alpini così in affanno. Colapinto, in particolare, non ha mai trovato il ritmo della concorrenza e, quel che è peggio, nemmeno quello del compagno di squadra. Strano destino per uno che, dopo le recenti dichiarazioni di Briatore, sembra godere di tutte le attenzioni del team. Pare infatti che il dirigente piemontese gli abbia fatto realizzare un sedile in carta vetrata, l’ennesima buona azione per metterlo a suo agio. Che abbiano già preparato il benservito per il 2027? Bah. Di certo, quando circolano certe voci, anche un semplice pit-stop comincia ad avere il sapore di un colloquio con le risorse umane.
Audi, voto 5:Ma no! Ma sì. Ma va? Per combattere il logorio della vita moderna, il team di Binotto pare essersi fermato in Austria, disperso tra i prati della Stiria alla ricerca di funghi per la zuppetta della sera, con la vista sul rifugio e qualche capretta a brucare placidamente accanto al vialetto. Il problema è che, mentre loro si dedicano alla vita bucolica, il resto della griglia continua a correre. Bortoleto mette in cascina il possibile, Hulk limita i danni, ma la sensazione è quella di una squadra ancora in gita scolastica più che in piena rivoluzione tecnica. Speriamo che, per il prossimo futuro, l’ingegnere italiano si dedichi un po’ più alla macchina e un po’ meno alla macchia. Perché il panorama è splendido, ma i punti non crescono nei boschi.
Racing Bulls, voto 8: Da Faenza piazzano sul fuoco l’ennesima gara tutta superlativi. Lawson aggredisce e convince, tenendosi stretta la corona di Primo degli Altri, dimostrando ancora una volta di essere stato probabilmente giudicato con troppa fretta. E un po’ dispiace vederlo vivere in questo precariato permanente targato Red Bull, dove ogni week-end assomiglia a un rinnovo di contratto. Liam però incassa, restituisce e continua a stare in piedi fino ai titoli di coda, portando a casa gran risultati. Se la carriera da pilota dovesse prendere una brutta deriva, lo consiglierei nel ruolo dello sfidante per il prossimo film di Rocky.
Williams, voto 3: Uscita dall’ultima curva, quarta, quinta, sesta marcia e… saremo di nuovo da voi dopo un breve intermezzo pubblicitario. Che peccato. Già la vettura di Grove non è esattamente una gazzella tra i cordoli, se poi a portar vasi a Samo ci si mette anche la batteria Mercedes, il quadro è completo. Che grana, che periodo per Carlitos. Scendendo dalla vettura l’ho visto più demoralizzato di un tifoso di Stroll. Dai, vecchio Matador, tieni duro: prima o poi il toro smette di rincorrerti e comincia a incornare qualcun altro. Arriveranno tempi migliori!
Aston Martin, voto 1: Nonostante le insistenti raccomandazioni di Studio Aperto, c’è un anziano che continua imperterrito a non rispettare gli orari più freschi della giornata. A un certo punto l’ho visto aggirarsi sul podio e ho pensato fosse Alonso; poi ho strizzato gli occhi e ho capito che era Ecclestone. Peccato, perché le occasioni per stare lassù rischiano di diventare più introvabili di Waldo nelle sue vignette. E vedere Fernando arrancare con questa Verdona fa un po’ l’effetto di vedere un alpinista con le infradito: ammirevole la tenacia, discutibile l’attrezzatura.
Cadillac, voto 1: Con questo caldo, anche i vecchi sono bruciati come la gioventù. Ai piloti si sono poi aggiunti i freni, che già al giro 5 hanno deciso di staccare dal turno e andare a cercare un po’ di refrigerio. Insomma, una gara durata meno di un padrenostro: l’ennesima magra figura per una monoposto decisamente poco indicata per chi tifa col sombrero sulla zucca.
FIA, voto 0: Alé, altro giro, altra corsa. Via alla musica, stop alle telefonate. Al sabato c’erano tutti: Sherlock Holmes, Padre Brown e Don Matteo, ma niente da fare. Qualcuno rallenta, qualcuno rinuncia al tentativo, qualcuno festeggia la pole. Tutto regolare, dicono loro. Il problema è che, ormai, per interpretare certe decisioni servono più detective che commissari. E quando la giustificazione viene snocciolata, è puntualmente la solita spazzatura arruffapopolo. Non proprio il massimo per chi pretende di rappresentare il vertice dell’automobilismo mondiale.
La doppietta è stata soltanto sfiorata, ma Mercedes ha lasciato Spielberg con la consapevolezza di aver massimizzato il potenziale a disposizione.
George Russell ha conquistato la vittoria, Andrea Kimi Antonelli ha completato il podio e Toto Wolff può guardare con soddisfazione a un week-end che conferma il buon momento della scuderia di Brackley.
Il team principal austriaco, però, preferisce mantenere i piedi per terra. Al microfono di Mara Sangiorgio, ha sottolineato come ciò che conta è la continuità di rendimento, evitando quegli sbalzi di giudizio che troppo spesso accompagnano il mondo della Formula 1.
“Per me è importante avere costanza. In Formula 1 si passa troppo facilmente dall’entusiasmo alla depressione: noi vogliamo avere una traiettoria lineare e portare a casa punti anche quando non si può vincere”.
Il numero uno della Mercedes ha poi elogiato la gestione della gara, sottolineando come tutto abbia funzionato secondo i piani, dalla Power Unit alle temperature, elementi che hanno consentito alla squadra di esprimere tutto il proprio potenziale lungo i 71 giri del Red Bull Ring.
Tra i temi del post gara c’è stato inevitabilmente anche Antonelli. Secondo Wolff, il giovane italiano ha compromesso parte della sua corsa nelle primissime fasi, pagando un eccesso di aggressività che gli è costato terreno prezioso nella lotta per le posizioni di vertice.
“Kimi è andato troppo nei primi giri, frenava troppo tardi e ha sbagliato troppo. Deve analizzare quello che è successo e capire dove può migliorare, ma è una cosa che fa già naturalmente: è una caratteristica da Campione del Mondo”, ha spiegato a Sky Sport F1 Italia.
Infine, Wolff ha voluto ribadire il proprio approccio nei confronti dei due piloti Mercedes, spiegando di cercare sempre lo stesso equilibrio nella gestione del team:
“Cerco di essere neutrale. Se posso aiutare i piloti con le mie parole lo faccio allo stesso modo con entrambi. In questi giorni ho parlato tanto con George e mi fa piacere vedere come sono andate le cose”.
La vittoria di Hamilton a Barcellona e la prima fila sfiorata nel corso delle qualifiche del Gran Premio d’Austria avevano acceso intensamente le speranze dei tifosi Ferrari.
L’esito della tappa di Spielberg, tuttavia, con Hamilton solamente quinto al traguardo e Leclerc addirittura ottavo, decreta un ritorno sulla terra che per il Cavallino Rampante rappresenta un serio campanello d’allarme, soprattutto per il tallone d’Achille della SF-26: il motore.
Nonostante il primo aggiornamento ADUO introdotto, la differenza di prestazione sul Red Bull Ring tra la Power Unit italiana e quella targata Mercedes è stata talmente netta da risultare quasi imbarazzante, come confermato, tra l’altro, dall’ilarità emersa nei commenti di Russell e Antonelli.
Tra una settimana, in Inghilterra, la compagine di Maranello dovrà quantomeno provare ad archiviare l’incubo austriaco; nel frattempo, ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, il team principal della Rossa, Frederic Vasseur, ha tentato di ridimensionare le critiche rivolte alla propria squadra, affermando:
“Siamo consapevoli da inizio stagione del divario che paghiamo a livello motoristico, e anche con l’ADUO non possiamo risolvere tutte le problematiche in un solo giorno. Gli sviluppi al propulsore richiedono anche più tempo, e al momento paghiamo tanto in pista, perché con meno velocità diventa più complesso lottare. Questa, però, non può essere una scusa: a Barcellona abbiamo centrato l’obiettivo, segno che siamo riusciti a far funzionare tutto, mentre in Austria forse siamo stati troppo aggressivi, abbiamo chiesto troppo alle gomme e per questo siamo stati puniti. Non avevamo il passo per lottare con Mercedes e Red Bull. Avremmo dovuto adattare la nostra strategia per battere quantomeno la McLaren”.
In vista dell’imminente trasferta britannica, il manager francese non si sbilancia:
“A Barcellona non eravamo campioni, e ora non siamo stupidi. Ogni week-end ha una storia a sé, il margine tra le scuderie di vertice è ridotto, motivo per cui da una gara all’altra può cambiare il rendimento in pista. Qui in Austria abbiamo sbagliato sin dal venerdì, e ne abbiamo pagato il prezzo. A Silverstone proveremo a reagire”.
71 giri da incubo. Si può riassumere così la domenica vissuta da Charles Leclerc sotto il sole cocente di Spielberg, conclusa con un ottavo posto alla bandiera a scacchi al termine di un Gran Premio d’Austria che lascia in casa Ferrari più di un interrogativo su cui riflettere.
Del resto, che la gara del monegasco sarebbe stata in salita lo si era intuito fin dal via.
Nelle prime curve la SF-26 numero 16 è parsa subito in difficoltà sotto il profilo tecnico e prestazionale, scivolando rapidamente dalla seconda alla quarta posizione.
La musica non è cambiata con il passare dei giri: Leclerc ha dovuto fare i conti con un degrado degli pneumatici decisamente significativo e con il consueto feeling precario con l’impianto frenante.
A pesare maggiormente, però, è stato l’ormai noto deficit di potenza della Power Unit.
Oggi più che mai, la SF-26 ha evidenziato un gap evidente nei confronti dei diretti concorrenti, confermando come a Maranello ci sia ancora moltissimo lavoro da fare per provare, quantomeno, a ridurre una differenza che, allo stato attuale delle cose, sta pesando come un macigno sulla stagione della Rossa.
Per Leclerc, invece, va in archivio uno dei week end probabilmente più complicati della sua esperienza al volante della Ferrari, a conferma di un rapporto con la SF-26 ancora tutto da capire e da costruire.
“Devo solo tenere la testa bassa, continuare a lavorare e provare a trovare la quadra di questa macchina “, ha dichiarato un Leclerc visibilmente deluso ai microfoni di Mara Sangiorgio per Sky Sport F1 Italia.
“Il gap di motore è colmabile, ma al momento facciamo tanta fatica. In tutte le battaglie che ho avuto, sia con le Red Bull sia con le Mercedes, c’era ben poco da fare. Oggi, comunque, il problema non è stato solo il motore: il passo, particolarmente per me, non c’era. Penso che, in generale, come squadra abbiamo fatto più fatica rispetto a Barcellona, e io ancora di più “.
GeorgeRussell ha trasformato la controversa pole position del sabato in una vittoria pesante nel Gran Premio d’Austria, chiudendo un fine settimana iniziato nel caos delle qualifiche e concluso con una gestione solida davanti a MaxVerstappen.
Per il pilota della Mercedes non è stata affatto una gara banale, poiché il passo della RedBull, soprattutto nella parte centrale della corsa, lo ha costretto a restare sempre all’interno di un margine sottilissimo.
“Finalmente una gara senza problemi”, ha spiegato Russell a Sky Sport F1 Italia al termine della corsa. Una frase breve ma esemplificativa, che racconta bene il valore del risultato attraverso non solo la velocità pura, ma anche l’esecuzione di una domenica pulita, priva di episodi contrari o di errori nei momenti più importanti.
Il riferimento, inevitabile, è anche al confronto interno con Antonelli, nuovamente condizionato dagli episodi in pista. “Kimi? Questa volta non è stato fortunato: ogni volta è stato sfavorito dalla Virtual Safety Car, ma questo è lo sport”, ha riconosciuto Russell.
Il punto centrale del Gran Premio ha riguardato però soprattutto la pressione esercitata da Verstappen.
Dopo una qualifica compromessa dall’incidente nel finale del Q3, l’olandese ha costruito una corsa tutta incentrata su rimonta e ritmo, arrivando a mettere la Mercedes numero 63 sotto pressione per lunghi tratti.
Il britannico lo ha ammesso apertamente, spiegando infine che, se la sua gara è stata liscia, a sorprenderlo è stata quella di Verstappen, che gli è rimasto addosso nelle fasi finali della corsa sfoderando un passo gara notevole, tale da costringerlo ad anticipare la sosta ai box in una sfida decisamente impegnativa.
A rendere questo scenario particolare è stata proprio la gestione strategica, dal momento che Russell non ha potuto limitarsi a controllare la situazione dalla prima posizione, ma ha dovuto adattare i propri piani alla minaccia sempre viva della RedBull, per proteggere il primato in una fase in cui l’avversario sembrava avere il passo per riaprire i giochi.
In questo quadro, la vittoria assume un peso specifico notevole per la stessa Mercedes. Dopo un sabato costruito tra pole position, polemiche sulle bandiere gialle e tensioni, la domenica ha restituito un risultato pieno a una squadra che ha saputo capitalizzare la posizione di partenza, resistere alla pressione e chiudere una gara finalmente lineare.
Il verdetto di Spielberg non racconta comunque una superiorità netta, quanto un equilibrio ancora molto delicato tra i top team. Russell ha vinto perché ha saputo mettere insieme velocità, lucidità e gestione, mentre Verstappen ha mostrato un passo importante e Antonelli ha pagato la sfortuna legata agli episodi.
In un Mondiale così compatto, anche una semplice gara senza problemi può diventare una netta dichiarazione di forza.
Nel torrido sabato di Spielberg, il Red Bull Ring ha tenuto il fiato sospeso. Max Verstappen ha rischiato l’eliminazione nel Q2 del Gran Premio d’Austria sul circuito di casa, salvandosi per appena 40 millesimi dopo aver scelto di restare ai box nel finale della sessione.
Un azzardo che gli ha comunque permesso di conservare due treni di gomme nuove per l’assalto decisivo.
Nel Q3, dopo aver fatto segnare un tempo che gli avrebbe garantito la terza piazzola in griglia, l’olandese ha perso improvvisamente il controllo della vettura alla penultima curva, impattando contro le barriere e provocando una bandiera gialla che ha scatenato accese polemiche.
Sebbene inizialmente si pensasse a una sbavatura, le analisi successive hanno escluso l’errore di guida: a causare l’incidente è stato un problema all’ala posteriore, rimasta aperta a fine rettilineo, con una conseguente e totale perdita di carico aerodinamico al retrotreno.
Nel post-qualifica, il pilota aveva descritto così l’accaduto:
“È un peccato, realisticamente sarei potuto essere terzo. Non sono sicuro di cosa sia successo, ho avvertito un forte sovrasterzo alla Curva 6 e poi la macchina è andata via completamente. Dobbiamo controllare l’ala posteriore, si è sentita una cosa davvero strana. A fine stagione credo che andrò in Tibet a meditare come Buddha per due mesi”.
Verstappen si è poi espresso sul pacchetto di aggiornamenti introdotto sulla vettura:
“La maggior parte delle novità funziona, ma ci sono dettagli da sistemare. Su un tracciato così corto i distacchi si riducono, ma la Mercedes resta più rapida di noi nelle curve veloci, ci manca ancora qualcosa”.
Per la gara, che lo vedrà scattare dalla quinta posizione, la sua analisi sulla possibilità di rimontare e lottare per il podio è rimasta legata a un unico, fondamentale fattore: “Sarà possibile solo se le gomme terranno bene”.
Il Gran Premio d’Austria, ottavo appuntamento del Campionato del Mondo, ha rappresentato per Andrea Kimi Antonelli il primo appuntamento in chiaroscuro della stagione, se comparato all’inizio incredibilmente scintillante.
Dopo la beffa della bandiera gialla in qualifica, il pilota bolognese ha avuto una partenza molto complicata, andando lungo per ben due volte in frenata nel corso del secondo giro, nel tentativo di attaccare Leclerc.
Ceduta la posizione sia al monegasco sia a Verstappen, la gara del giovane talento della Mercedes si è trasformata in una lunga rimonta nella quale è stato spesso il più veloce in pista.
I giri finali hanno visto il classe 2006 all’arrembaggio, capace di arrivare a meno di un secondo da Verstappen – in seconda posizione dietro a Russell – per poi doversi accontentare del terzo gradino del podio.
La delusione del pilota italiano era particolarmente percepibile nelle dichiarazioni rilasciate a Sky Sport F1 Italia nelle quali ha espresso il suo rammarico con queste parole:
“Oggi ho fatto molta fatica con i freni soprattutto a inizio gara, ma anche per tutto il resto del tempo. Ho avuto a lungo i freni molto più caldi da una parte, quindi la macchina in frenata tirava un po’ a destra e anche il pedale era abbastanza lungo. Ho fatto fatica, ho bloccato molto spesso perdendo un sacco di tempo. È un peccato perché senza questi problemi gli ultimi giri sarebbero stati diversi”.
Conscio di aver potuto ambire a un risultato nettamente migliore, Antonelli ha così sintetizzato la sua gara:
“Nel primo stint ho fatto molta fatica, nel secondo stint mi sono sentito meglio in macchina e, infine, nel terzo credo di essere andato veramente forte. Nel finale, se avessi avuto più passo e la giusta opportunità ci avrei provato sicuramente senza pensare al campionato”.
Il Red Bull Ring si è rivelato un autentico campo minato per la Ferrari.
Dopo il trionfo firmato da Lewis Hamilton in Catalogna, la scuderia di Maranello ha dovuto incassare un week-end in netta controtendenza, con il pilota britannico che, infatti, non è riuscito ad andare oltre la quinta posizione.
In terra austriaca, nonostante i piccoli aggiornamenti deliberati sulla Power Unit, la SF-26 ha palesato ancora una volta un deficit di cavalli nei confronti di Mercedes e Red Bull, a cui si è sommata una cronica difficoltà nel mantenere un passo gara costante.
Esattamente l’opposto di quanto accaduto a Barcellona, il sette volte Campione del Mondo ha dovuto fare i conti con un degrado anomalo degli pneumatici: un surriscaldamento severo che, con ogni probabilità, va ben oltre la gestione delle alte temperature dell’asfalto di Spielberg e va ricercato nel set-up messo in pista.
Tuttavia, nel bilancio complessivo continuano a esserci alcune note positive che Lewis potrà tenersi strette in vista di Silverstone, il suo Gran Premio di casa, tra cui una ritrovata precisione di guida e un ottimo feeling con la vettura, soprattutto nel confronto diretto con Charles Leclerc.
Al termine di una domenica faticosa, ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, Hamilton ha analizzato il suo fine settimana come segue:
“Già venerdì avevo capito che fossimo veloci in curva, ma anche che in rettilineo perdessimo circa sei decimi dalle Mercedes. Ieri, in qualifica, siamo riusciti a colmare il divario, ma oggi si è aggiunto anche il surriscaldamento e la macchina scivolava troppo“.
Il britannico ha poi continuato la sua disamina, spostando l’attenzione sulle problematiche del propulsore Ferrari:
“Penso che il gap di potenza sia troppo grande e non so se sia colmabile in una sola stagione. Ci vogliono mesi e mesi per sviluppare, testare e aggiornare il motore. Io non ho informazioni al riguardo, penso che potremo fare comunque un altro progresso, ma più avanti nella stagione. Ci aspettano alcune gare impegnative prima di quel momento, a partire da Silverstone, dove di solito vado bene, ma il problema sarà alla fine dei rettilinei“.
La pole position di GeorgeRussell al GranPremiod’Austria prende vita al termine di una qualifica convulsa, decisa sul filo dei millesimi tra il colpo di reni dell’inglese, il violento impatto contro le barriere di MaxVerstappen e il conseguente rebus delle bandiere gialle esposte nel finale del Q3.
Sebbene il tempo del britannico sia stato regolarmente convalidato dai commissari, il post-sessione è stato inevitabilmente monopolizzato dalle discussioni sulla gestione di quel passaggio cruciale.
Russell ha spento sul nascere le polemiche, spiegando di aver parzializzato l’acceleratore in modo netto non appena intercettata la singola segnalazione:
“C’era una sola bandiera gialla e ho dovuto alzare tanto il piede dall’acceleratore. Chiaramente avrei voluto completare il giro senza alzare il piede: sarei stato 3-4 decimi più avanti, però lì ho dovuto alzare il piede”.
In questo scenario d’emergenza, la partenza dal palo è diventata un esercizio di freddezza, sintesi perfetta tra prestazione pura, istinto e rispetto delle procedure di sicurezza.
Al di là dell’episodio da moviola, il sabato stiriano ha svelato un approccio capovolto da parte dell’inglese, che ha affrontato il fine settimana mettendo da parte la consueta e metodica ricerca del dettaglio ingegneristico a favore di una guida pura e viscerale. Una scelta dettata dalle indecifrabili risposte delle attuali monoposto ad effetto suolo.
Russell ha infatti confessato la sua nuova linea metodologica:
“Ho lavorato di meno in questo week-end: ho seguito semplicemente l’istinto”. Ha poi svelato un retroscena nato da un fitto confronto nel paddock con CharlesLeclerc: “Parlando prima con Charles ci siamo detti che non capivamo perché queste macchine siano così impegnative: a volte giri bene, a volte male”.
Per la Mercedes, il raggiungimento del limite resta un percorso tortuoso, confermato da un Q2 ad altissima tensione in cui lo stesso poleman ha ammesso senza giri di parole che “il Q2 è stato stressante”, fotografando un momento in cui la linea di demarcazione tra il controllo e la complicazione è rimasta sottilissima fino alla bandiera a scacchi.
Il fine settimana austriaco ha regalato anche un piccolo giallo linguistico legato al team radio celebrativo (“Stay calmo, stay calmo” del pilota, espresso in un italiano perfetto che ha subito acceso le fantasie degli appassionati.
Russell ha prontamente evitato letture forzate e ha spento ogni speculazione:
“Sì, ma non c’era nessun riferimento ad Antonelli e al duello con Ferrari. Non c’era nulla: semplicemente mi è venuto fuori così, chiariamolo perché non c’era nulla d’intenzionale. Quando andavo sui kart ho passato molto tempo in Italia, e anche in vacanza”.
Archiviati i verdetti del sabato, lo sguardo si sposta ora sulla gara domenicale, un GranPremio che il poleman non vuole ridurre a una sfida a due:
“Non lo so, forse tutti i primi sette in griglia se la giocano. La Ferrari, ad esempio, è più veloce nelle curve, noi nei rettilinei. Poi c’è anche Max. Sul degrado gomme probabilmente siamo i più avvantaggiati”.
Con una griglia così compatta, il vantaggio del sabato dovrà ancora diventare sostanza in gara.
A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.
E, francamente, sforzarsi di non trarre conclusioni affrettate dopo quanto osservato nelle qualifiche del Gran Premio d’Austria risulta alquanto complicato, soprattutto alla luce dei continui richiami a etica, sicurezza e responsabilità che il mondo politico della Formula 1 ha fatto propri nel corso degli anni.
La pole position conquistata da George Russell – che, sia chiaro, dal canto suo non ha fatto altro che attenersi al regolamento – ottenuta in regime di bandiera gialla con Max Verstappen fermo a bordo pista dopo l’impatto con le barriere, assesta una pesante spallata a tre pilastri sui quali questo sport sostiene di fondarsi: etica, sicurezza e responsabilità.
Tre principi che, dopo quanto accaduto, escono inevitabilmente ridimensionati e che, soprattutto, rischiano di creare un precedente tutt’altro che trascurabile in vista di situazioni analoghe che potrebbero ripresentarsi in futuro.
In tutto questo, a farne le spese è stato Charles Leclerc. Il monegasco ha messo insieme un ultimo tentativo in Q3 di altissimo livello che, per qualche secondo, ha fatto assaporare al popolo ferrarista il gusto della pole position, prima che tutto sfumasse sul più bello, dando inevitabilmente il via a un acceso dibattito destinato a protrarsi anche nelle prossime ore.
“Non sono arrabbiato né con George né con nessun altro ” – ha esordito Leclerc ai microfoni di Mara Sangiorgio per Sky Sport F1 Italia – “Se era una singola bandiera gialla e George ha rallentato abbastanza, non ci possiamo fare nulla. Il discorso cambia se mi chiedi se sono sorpreso che quell’incidente sia stato gestito soltanto con una singola bandiera gialla. Non l’ho ancora rivisto, però rientrando ai box ho visto la macchina di Max ed era un incidente significativo. Credo quindi che la discussione debba essere più su questo che su quello che ha fatto George “.
Sul fronte tecnico, invece, la SF-26 si è mostrata decisamente più competitiva rispetto a quanto visto nelle prove libere.
Un passo avanti evidente, anche se non ancora sufficiente per restituire al numero 16 quella fiducia totale che ricerca al volante:
“Dire che sono contento è un parolone, però sono un po’ più soddisfatto. In qualifica il feeling non è stato quello di quando sali in macchina sapendo di poter andare forte. Le ultime due gare non sono andate bene e me le sono portate dietro anche nell’approccio a questo fine settimana. Volevo semplicemente vivere un week-end pulito e in Q3 non te la senti di fare un giro che ha il 70% di possibilità di riuscire e il 30% di non riuscire “.