Il caotico Gran Premio del Bahrain andato in scena in maniera insolita sul tracciato di Sepang ha portato con sé una scia di perplessità, tanto intestine ai singoli team quanto relative all’operato della Federazione Internazionale, dalla quale, a uscirne particolarmente sconfitti per quanto riguarda il valore effettivo dei punti portati a casa a discapito delle aspettative, sono stati soprattutto gli uomini della Mercedes.
Non è bastata neanche la supervisione delle spettacolari Torri Petronas sul nuovo pacchetto di aggiornamenti a salvare la scuderia di Brackley dall’ennesimo KO tecnico, che ha vietato alla W17 di George Russell di andare a prendere la bandiera a scacchi con una terza piazza al seguito che, dopo quanto sperimentato nel corso della difficile qualifica del sabato, gli avrebbe perlomeno permesso di non perdere ulteriore contatto dal suo compagno di box sul lungo termine.
Nonostante il secondo posto portato a casa da Andrea Kimi Antonelli, infatti, a prevalere sulla consapevolezza di aver fatto un ulteriore piccolo passo verso l’obiettivo ultimo è stata la rabbia mista a incredulità che ha permeato le parole rilasciate da Toto Wolff ai microfoni di Sky Sports F1 UK, spettatori di una cascata di malumore che lui stesso ha definito senza precedenti:
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“Sono immensamente frustrato. Innanzitutto, non avevamo la velocità che speravamo di avere prima del fine settimana. Poi la gara ci ha remato contro: con un vantaggio del genere, una Virtual Safety Car e due Safety Car. Per rendere il tutto peggiore, il problema alla Power Unit di George a pochi giri dalla fine, il che è terribile per la sua stagione e per i nostri punti nella Classifica Costruttori. Anche se amo essere qui, credo sia stata una delle mie peggiori esperienze in assoluto”.
Lungi dal cadere nella trappola di vezzi che gli aggiornati 151 punti di vantaggio sulla Ferrari potrebbero tendergli, il team principal della Stella non ha utilizzato mezzi termini nel sottolineare quello che dovrà trasformarsi nel fulcro verso cui indirizzare gli sforzi di tutti i suoi uomini: se si vuole vincere, quello che è accaduto nella giornata di oggi (e che accade a cadenza ormai fin troppo regolare) non può più ripetersi.
“Antonelli ha conquistato qualche punto di più di Lewis e sono contento che abbia fatto il suo lavoro, ma il problema dei DNF sta sovrastando tutti gli altri e ci potrebbe costare caro in vista delle ultime sette gare perché il campionato può rivoltarsi contro di noi velocemente: non si può andare avanti così”.
Le qualifiche del Gran Premio del Bahrain in Malaysia hanno consegnato a Charles Leclerc sensazioni contrastanti e un quinto tempo sul campo, convertito nel quarto posto effettivo sulla griglia di partenza per effetto della penalità inflitta a Isack Hadjar per la sostituzione dell’ICE.
Il monegasco ha impostato il suo tentativo d’assalto cercando subito il limite nella prima parte del tracciato, ma la scelta ha presentato un conto salato nel prosieguo della tornata, quando il surriscaldamento e il degrado termico al retrotreno hanno reso la monoposto estremamente instabile.
Ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, Leclerc non ha nascosto il compromesso mancato tra foga e gestione:
“È andata abbastanza bene, ho iniziato a spingere di più nel primo settore. Mi piacciono le macchine puntate, ma purtroppo il degrado sulle posteriori si è fatto sentire. Dal secondo settore in poi facevo tantissima fatica, ho pagato il prezzo di essere stato forse un po’ troppo aggressivo”.
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Un’analisi lucida che fotografa anche la sconfitta nel confronto diretto di box contro Lewis Hamilton, capace di issare la sua vettura fino alla prima fila: “Lewis ha fatto un super giro, l’ha spinta al massimo”, ha ammesso senza cercare attenuanti.
Se sul giro secco il sette volte iridato ha trovato l’incastro perfetto, il verdetto del sabato non esaurisce affatto le ambizioni del numero 16.
La Ferrari sembra infatti aver deliberato un’impostazione d’assetto e una strategia con lo sguardo dichiaratamente rivolto alla domenica, sacrificando parte della prestazione pura in ottica usura:
“Penso che su una pista così tutto si giochi in gara. Su quello abbiamo fatto delle scelte un pochino diverse rispetto agli altri, non troppo rispetto a Max, ma comunque diverse. Sono fiducioso delle nostre decisioni, solo il tempo ci dirà se abbiamo fatto bene”
I primi due giorni di attività sul circuito di Sepang, teatro del Gran Premio del Bahrain, hanno svelato una Mercedes W17 profondamente rivista nella geometria delle fiancate.
Come ampiamente anticipato, gli aggiornamenti della Stella a tre punte non si limitano a quest’area, ma colpisce quanto la nuova specifica della monoposto di Brackley rompa con i concetti che fin qui hanno contraddistinto la vettura di Andrea Kimi Antonelli e George Russell.
Il profilo dei sidepod abbandona la linea sinuosa e raccordata, caratterizzata dal marcato bulbo esterno davanti alle ruote posteriori, per adottare uno scivolo ripido e spiovente verso il basso, che stringe attorno al cofano motore e aderisce strettamente alla meccanica sottostante.
Nella parte inferiore, la superficie della fiancata scende ora a filo con il marciapiede del fondo, eliminando il generoso canale in sottosquadro (undercut) che aveva contraddistinto la W17 fino al round di Baku.
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Il target aerodinamico richiama da vicino le soluzioni vincenti del passato ciclo regolamentare: guidare energicamente i flussi che lambiscono le pance verso la parte bassa del retrotreno, convogliandoli tra gomma posteriore e canale centrale per investire il dorso del diffusore.
Una scelta che punta a massimizzare l’estrazione d’aria e l’efficienza del fondo stesso: è del tutto lecito presumere che anche il disegno dei canali Venturi inferiori sia stato rivisto in funzione di questo nuovo andamento dei flussi, pur in assenza di riscontri visivi diretti.
Il dato più interessante risiede nella totale assenza di convergenza concettuale tra le squadre di vertice.
Mercedes sembra aver abbracciato l’impostazione che ha fatto la fortuna della McLaren fino a Baku, gara in cui proprio a Woking ha debuttato la specifica B della MCL40, orientata invece verso principi aerodinamici che la stessa Mercedes ha appena accantonato e su cui continua a puntare la Ferrari.
Al tempo stesso, l’interpretazione più estrema dello scivolo posteriore rimane quella tracciata da Red Bull e Audi, capaci di sfruttare le pieghe regolamentari sui tiranti di sostegno per ricavare vistosi invasi concavi (le cosiddette waterslides) dedicati al bordo superiore dell’estrattore.
Se l’audacia tecnica sulla carta è evidente, il primo verdetto espresso dalla pista in qualifica non è stato propriamente all’altezza delle aspettative.
La nuova configurazione ha mostrato limiti evidenti di messa a punto, tanto da spingere lo stesso Andrea Kimi Antonelli ad ammettere come all’interno del box ci sia ancora molto lavoro da fare per decifrare appieno il comportamento e la finestra d’esercizio ideale del nuovo pacchetto aerodinamico.
Spetterà dunque alla corsa domenicale emettere una sentenza definitiva: solo sulla lunga distanza si capirà se le modifiche abbiano realmente garantito a Brackley quel guadagno stimato di tre decimi sul giro o se, al contrario, l’azzardo evolutivo non rischi di trasformarsi in un clamoroso downgrade prestazionale.
Con il ritorno inaspettato del tracciato di Sepang in calendario, si è fatta strada nel cuore degli appassionati una dolcissima ventata di nostalgia.
Ma a riproporsi con prepotenza, oggi, non è stato solamente il circuito malese.
La seconda piazza conquistata da Lewis Hamilton nelle qualifiche dell’insolito Gran Premio del Bahrain in Malaysia porta con sé una duplice volontà: quella di rifarsi e quella di non permettere agli avversari di dimenticarsi di lui. Un’ostinazione che il sette volte Campione del Mondo sembra capace di trasformare in prestazione proprio quando serve di più.
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Dopo le perplessità mediatiche che hanno incastrato nella loro morsa i vertici di casa Ferrari nei giorni che hanno seguito l’appuntamento di Baku, infatti, ci ha pensato lo stesso alfiere britannico, davanti ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, a riportare l’attenzione sull’operato degli uomini del Cavallino, ricordandone il ruolo centrale dietro quello che ha descritto come un cammino improntato al successo:
“È un grandissimo risultato per noi e voglio ringraziare di cuore il team in fabbrica perché tutta quella negatività affligge loro più di noi. Non siamo dove vorremmo essere, però stanno facendo tantissimo lavoro per aggiornare la Power Unit per l’anno prossimo: c’è già un miglioramento enorme rispetto all’anno scorso, quando non lottavamo per la prima fila, non lottavamo per le vittorie”.
Interrogato dai media sui dettagli che gli hanno permesso di fare la differenza e di assicurarsi la prima fila, il nativo di Stevenage ha rivelato che a limare il suo tempo ci ha pensato un cambiamento, non ulteriormente specificato, apportato alla monoposto nei minuti che hanno preceduto l’ingresso in pista:
“Abbiamo fatto un’ultima modifica prima delle qualifiche e credo che ci abbia permesso di centrare il giusto equilibrio: essere riusciti a colmare il gap di due o tre decimi da Max, che è stato velocissimo tutto il week-end, è stato fantastico”.
Alla veneranda età di 45 anni, Fernando Alonso prosegue imperterrito la personalissima lotta intrapresa contro il tempo.
L’annuncio del rinnovo che legherà il Leone di Oviedo ad Aston Martin anche nel 2027 è arrivato alla vigilia del Gran Premio del Bahrain, disputatosi quest’anno sullo storico circuito di Sepang, in Malesia, lo stesso dove, nel lontano 2003, un giovanissimo Fernando conquistava la sua prima pole position in carriera al volante della Renault.
Ventitré anni dopo quel primo passo verso lo status di leggenda che oggi gli appartiene, Alonso non desiste nella sua rincorsa al terzo Titolo Mondiale, e l’ennesima stagione trascorsa nelle retrovie non sembra scalfirne il morale né tantomeno la speranza di poter chiudere in bellezza la sua straordinaria carriera.
Lo spagnolo è ancora certo di avere il talento e la grinta necessariaper lottare con i migliori, e a rafforzare questa convinzione è arrivata la voce di uno dei suoi rivali di vecchia data, che come lui non si è lasciato intimidire dall’aver superato la soglia dei quarant’anni.
Parliamo, ovviamente, di Lewis Hamilton, che nonostante una lunga relazione fatta di pochi alti e molti bassi, ha spesso tributato attestati di stima nei confronti dell’iberico.
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Anche in quest’occasione, invitato dai media a commentare la notizia del rinnovo contrattuale di Alonso, il sette volte iridato ha così replicato:
“A essere onesti, ci sono molti piloti tra quelli al vertice che, in termini di puro talento, non possono competere con Fernando. È solo che al momento non ha i mezzi per dimostrarlo”.
Le parole di Hamilton spostano il focus sul vero nocciolo della questione, ovvero la mancanza di una vettura all’altezza del talento di Alonso.
La palla, quindi, passa ancora una volta ad Aston Martin, Adrian Newey e soprattutto Honda, nella speranza che il 2027 possa essere meno nefasto della stagione in corso.
Grazie a una qualifica straordinaria dal primo giro in Q1 all’ultimo del Q3, Max Verstappen è tornato a conquistare la pole position sul tracciato di Sepang.
Si tratta del primo “centro” al sabato della stagione per la Red Bull, frutto di una progressione prestazionale impressionante della RB22 che, abbinata al tocco chirurgico del quattro volte Campione del Mondo, ha reso il crono decisivo inavvicinabile per la concorrenza.
La gara malese si preannuncia tuttavia ricca di insidie: oltre a un layout tecnico che non ammette sbavature, le temperature torride e l’asfalto insidioso renderanno la gestione della corsa particolarmente complessa.
A confermarlo è stato lo stesso fuoriclasse olandese nel corso della conferenza stampa ufficiale:
“È sempre dura qui, fa molto caldo e ne risentiamo noi piloti tanto quanto i freni e le gomme. Sarà una gara tosta, ci sono tantissimi fattori da tenere sotto controllo. Al momento è impossibile prevedere chi avrà il passo migliore, senza contare che alla partenza può succedere di tutto. Dobbiamo solo farci trovare pronti: la vettura è cresciuta notevolmente e vedremo quanto saremo competitivi sulla lunga distanza, ma finora le sensazioni sono ottime e spero potremo confermarlo domani “.
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Forte dei riscontri incoraggianti emersi sul passo gara durante le prove libere, il fenomeno di Hasselt punta con decisione al successo, pur dovendo fare i conti con la determinazione delle due Ferrari e la costante minaccia della Mercedes di Andrea Kimi Antonelli.
Chiamato a commentare la sfida che lo attende allo spegnimento dei semafori, Verstappen ha tagliato corto con la sua consueta risolutezza:
“Sono estremamente fiducioso del lavoro che abbiamo svolto. Se i nostri avversari avranno fatto meglio, faccio loro un grande in bocca al lupo: io sono pronto a dare battaglia“.
Avere le corse nel sangue è un istinto a cui è impossibile resistere, la vera linfa vitale per un pilota che vive solo di competizione.
In questo, Max Verstappen continua a confermarsi il riferimento per determinazione e fame agonistica del Motorsport moderno.
Nel corso della conferenza stampa che apre il fine settimana di Sepang, il quattro volte Campione del Mondo ha fondamentalmente ufficializzato la propria presenza all’atto conclusivo del GT World Challenge Europe a Portimao con una battuta fulminea:
“Chi guiderà in Portogallo? Beh, abbiamo un ottimo pilota di riserva“.
La necessità di scendere in pista in Algarve nasce dalla concomitanza tra la tre ore portoghese dell’Endurance Cup e la 6 Ore di Barcellona del Mondiale Endurance.
L’impegno nel WEC priverà infatti il team Verstappen Racing dei due titolari Daniel Juncadella e Jules Gounon, impegnati rispettivamente con Alpine e Genesis, lasciando il solo Chris Lulham a disposizione della Mercedes-AMG GT3.
Sfruttando la finestra libera tra i Gran Premi di Formula 1 di Singapore e di Austin, Verstappen ha così deciso di calarsi direttamente nell’abitacolo in qualità di unica “riserva” disponibile.
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Focalizzandosi infine sulle aspettative per i prossimi appuntamenti di Formula 1, Verstappen non ha usato giri di parole:
“Non so quale tracciato possa sposarsi meglio con la nostra monoposto. È impossibile fare previsioni certe, perché tutto dipenderà anche dai pacchetti di aggiornamento introdotti dai rivali. Onestamente non mi interessa dove avverrà, l’importante è conquistare un successo: sarebbe fantastico. Sto dando fondo a ogni energia: stiamo collezionando diversi piazzamenti a podio nell’ultimo periodo, ma io corro per vincere. Sono qui solo per questo, sento che il momento si avvicina e voglio assolutamente centrare almeno una vittoria in questa stagione“.
La Ferrari scuote il mondo del Motorsport (e non solo) annunciando l’arrivo a Maranello del sette volte Campione del Mondo, Lewis Hamilton, a partire dalla stagione 2025.
A liberare il sedile per il fenomeno di Stevenage sarebbe stato Carlos Sainz, frattanto già pronto adiniziare il suo quarto anno in Rosso e ritrovatosi, a poche settimane dall’inizio del Mondiale, in cerca di una nuova sistemazione per la stagione successiva.
Una situazione tutt’altro che semplice per il figlio d’arte madrileno, chiamato a dare il massimo per un team che ha scelto di puntare su un altro pilota per il futuro e, al contempo, a individuare l’opzione migliore in chiave 2025, consapevole che difficilmente le scuderie disponibili ad ingaggiarlo avrebbero potuto garantirgli di lottare per podi e vittorie.
Non è un caso che, in un’intervista esclusiva concessa a Beatrice Frangione per Motorsport.com Italia, alla domanda su quale sia stato il momento più duro della carriera, l’attuale pilota della Williams abbia risposto indicando proprio i mesi successivi all’annuncio dell’arrivo di Hamilton in Ferrari:
“Sinceramente pensavo di rimanere lì per tanto tempo dopo gli anni molto belli trascorsi insieme: quattro stagioni in cui penso che, insieme con Leclerc, abbiamo fatto un buon lavoro, stavamo lavorando bene insieme e la squadra stava andando in una buona direzione”.
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La delusione per l’addio al Cavallino è stata difficile da digerire, ciononostante, Sainz è riuscito a trasformarla in energia positiva, regalandosi un’ultima annata in Rosso ricca di soddisfazioni:
“Non mi sarei mai aspettato di lasciare la Ferrari: ho avuto bisogno di due o tre mesi per ritrovarmi e capire in che modo avrei potuto continuare la mia carriera. Sono stati mesi difficili, grazie ai quali, tuttavia, ho trovato probabilmente la miglior forma della mia carriera, facendo podi, vincendo in Australia, e facendo una stagione molto buona nel 2024″.
La gestione del week-end di Baku da parte di George Russell è stata a dir poco impeccabile.
Al netto di una monoposto apparsa estremamente a suo agio sul tracciato cittadino azero, il pilota britannico è stato dominante fin dalle prime prove libere, senza commettere sbavature né in qualifica né in gara e gestendo con lucidità anche la pressione di Max Verstappen nell’ultimo terzo di gara.
Un successo che ha premiato la capacità di Russell di approfittare della brutta qualifica di Antonelli, scattato sedicesimo e risalito soltanto fino alla quinta posizione al traguardo.
Quanto accaduto a Baku permette al pilota numero 63 di guardare con più fiducia alla lotta iridata, con Antonelli avanti di 66 punti in classifica e un titolo ormai indirizzato verso Brackley dopo un digiuno che dura dal 2020.
Al termine della corsa, il vincitore ha analizzato la propria prestazione ai microfoni di Sky Sports F1 UK, ripercorrendo in particolare i momenti di maggiore apprensione nel finale:
“È stato un ottimo fine settimana, diventato un po’ teso alla fine. Max stava spingendo forte e il nostro ritmo era incredibile. Stavamo guadagnando quasi un secondo al giro su tutti gli altri. Poi quando è uscita quella bandiera gialla ho mollato l’acceleratore e quando ho ripreso a spingere ero senza turbo, quindi mi sono ritrovato senza potenza. È stato lì che quasi mi ha passato. Sentivo di essere sulla strada giusta per continuare ad aprire il gap e di essere davvero in grande sintonia in questo fine settimana. Spero che continui”.
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Infine, intercettato da DAZN Spagna, George ha sottolineato la grande pressione esercitata da Verstappen ed elogiato lo stesso olandese:
“Avere attaccato alle mie spalle Verstappen, uno dei più grandi piloti della storia, è stato davvero incredibile. È stata la più grande pressione che abbia mai provato in Formula 1. È stato come concatenare una sessione di qualifica dopo l’altra. Ho spinto davvero forte”.
Azerbaijan. Il vento che sale dal Mar Caspio e una città disegnata da qualcuno con parecchia fantasia e pochissimo rispetto per la coerenza. Grattacieli di vetro e luce accanto alle pietre stanche del Medioevo: la modernità che si mette in mostra, la città vecchia che la osserva con l’aria di chi ne ha già viste abbastanza.
In mezzo a questo cortocircuito urbano si srotola il circuito di Baku: un rettilineo dove il tempo si dilata e il motore urla fino a perdere il fiato, prima di tuffarsi, quasi senza preavviso, tra le Mura antiche. Lì l’asfalto si stringe, la storia si avvicina e il volante diventa una questione d’istinto. Qui il millimetro non è un’unità di misura: è la distanza che separa una traiettoria da pole position dalla consistenza del muro.
Questo è il Pagellone di Hammer Time.
Mercedes, voto 10:Gründlichkeit. Rigore teutonico, pignoleria pura, la mania del dettaglio. Giorgino ha fatto esattamente questo. Ha passato l’ultima parte di gara a sgranellare decimi col fiato caldo di Verstappen piantato sulla collottola. Un esercizio di sopravvivenza da far tremare i polsi: gli saranno pure spuntati d’un tratto ventidue capelli bianchi e un allevamento di zampe di gallina attorno agli occhi, ma è rimasto granitico fino alla bandiera a scacchi. Magari non cambierà la storia del Campionato, d’accordo, ma è una vittoria che serve come l’aria: disappanna il parabrezza dell’umore, rinfresca il morale e ricorda al box che, ogni tanto, si può vincere pure senza Mameli.
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Ferrari, voto 6: Ucci ucci, sento odor di Christianucci. Il clima a Maranello si fa decisamente frizzantino, col forte sospetto che Fred abbia finalmente capito perché, da un paio di gare a questa parte, in amministrazione si scordassero sistematicamente di prenotargli il biglietto d’aereo per il ritorno.
D’altra parte si sa, in Ferrari la cosa dura è durare. E con un Hamilton in stato di contrasto perpetuo e un Leclerc ormai vittima di un bruxismo cronico per il nervoso, il bollettino dei naviganti segnala mare molto mosso per le prossime settimane. Una cosa però rimane certa: alle vetture del cuoco Vasseur non manca di certo la ricetta del buon riposo. Buonanotte e sogni d’oro.
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McLaren, voto 5: Ottima settimana in vista, Ariete. Venere ti osserva con simpatia e finalmente, dopo mesi di transiti complicati, torni a essere il centro dell’attenzione che meriti – anche rispetto a quel collega di segno che ultimamente ti stava facendo ombra. Marte ti dà la grinta per respingere assalti indesiderati, e le stelle sembrano allinearsi tutte a tuo favore, come non succedeva da tempo.
Attenzione però, Ariete: Mercurio retrogrado è sempre in agguato, e potrebbe portarti a un gesto impulsivo proprio quando meno te lo aspetti. Le occasioni belle capitano, ma sta a te non sciuparle con le tue stesse mani. Il consiglio degli astri, questa settimana: respira prima di agire.
Red Bull, voto 9: In una gara da tazzone d’arabica forte, loro sono stati la vera scarica di caffeina. La RB22 sarà pure un po’ goffa nel guidato, ma con la gomma rossa ha trovato il veleno necessario e due piloti pronti a tutto. Con Verstappen in particolare, a raddrizzare le traiettorie a picconate, pur d’inseguire un’idea tanto meravigliosa quanto ingombrante.
Max è fatto così: il mago delle cause perse, il domatore di ferraglia, un tipo che stabilirebbe il record del mondo pure andando a prendersi l’asporto il sabato sera. Si dice che, appena rientrato a casa, la piccola Lily gli abbia chiesto di spingerla più forte sul triciclo. Lui, manco a dirlo, l’ha elaborato in garage al punto da farlo andare ai 140 all’ora in salita. Insaziabile, feroce, meraviglioso.
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Haas, voto 8: Se è palese a tutti che il motore Mercedes funzioni meglio sulla scuderia capitana, con Ferrari sembra quasi l’opposto. Record di velocità di punta e doppio arrivo a punti, complice anche il carosello di zeri piovuto davanti. Ma forse abbiamo finalmente capito il trucco: visto l’aumento del prezzo dei carburanti, in Haas hanno deciso di fare economia e passare direttamente alla grappa. Altro che Shell: quando Ocon e Bearman spalancano il gas, sentono il coro degli Alpini. E a giudicare dalla velocità, dev’essere pure una bella annata.
Alpine, voto 5: Lo strike di Colapinto mi ha lasciato a bocca spalancata. Ma che dico: mi si è proprio aperta la faccia a portafoglio. Eppure, a leggere il web, i fan argentini hanno tutte le ragioni del mondo per essere inferociti. Insomma, con quale arroganza Gasly si permette di impostare la sua curva proprio mentre Franco ha deciso di proseguire in linea retta? Una mancanza di rispetto intollerabile.
Il ragazzo un contratto ce l’ha pure, per carità. Il problema è che, iniziando con certi numeri, il rischio concreto è che Flavio lo demansioni con effetto immediato a scrostare teglie da Crazy Pizza. Occhio!
Audi, voto 6: Agli aggiornamenti servirà forse del tempo: bisognerà stringere un bullone di qua, regolare una valvola di là, dare una lucidata al cofano e magari chiedere consiglio al parroco. Di passi in avanti, però, neanche l’ombra. Il team continua a scalmanarsi tra la plebe, in una gara che sembrava una partita di Uno giocata senza mai arrivare al colore giusto. Appena risolvi una magagna, qualcuno ti cala un bel +4 e si ricomincia da capo. Insomma, più che sviluppare la macchina, a Hinwil stanno facendo manutenzione ordinaria all’esistenza.
Racing Bulls, voto 6: Il contatto di Lindblad con il compagno di squadra è stato un errore bello grosso, soprattutto perché arriva in una gara in cui la vettura aveva ritmo e la strategia non concedeva poi chissà quali margini per inventarsi la mandrakata definitiva. Se ci fosse stato ancora Marko, forse avrebbe tirato fuori la vecchia filastrocca: “Chi va addosso perde il posto”. Ma il padrone è pensionato e il posto non va toccato.
Nel finale, almeno, rimette insieme i cocci e recupera terreno con un bel passo. Sufficienza strappata per la grinta della risalita.
Ph. Finlay Williams / WHYOUT Media
Williams, voto 6: Aiutati che il ciel t’aiuta, recita il saggio. E stavolta il cielo si è mosso sul serio: il caos generale ha fatto il lavoro sporco, Carlitos ha fatto il resto, flirtando spudoratamente coi punti fino a una P10 che, sull’onestà del passo, la sua FW48 non si sarebbe mai meritata da sola. Qualche santo in paradiso, evidentemente, tifa Williams.
Aston Martin, voto 2: Tra la pigrizia del motore termico e l’incontinenza della batteria, si finisce per preferire la seconda: se non altro, la batteria un lato positivo ce l’ha per davvero.
Per il resto, la verdona dimostra ancora una volta la sua solida consistenza collezionando un bel doppio ritiro prima ancora di arrivare a metà gara. La stessa consistenza della salsa verde sulle acciughe, con cui tra l’altro condivide lo stesso identico colore. Un disastro al sapore di prezzemolo.
Cadillac, voto 4: Il nonnino si è abbioccato sul più bello o si è solo distratto a cercare gli occhiali nel cruscotto? Processo sommario, e sbagliato: stavolta incolpare il povero Bottas pare ingiusto persino per i suoi standard.
Passi il telaio claudicante e l’aerodinamica raffazzonata, ma il software che offre un bilanciamento di frenata a simpatia è un’altra faccenda. Il resto è una storia d’amore combinata: pomiciare coi muri di Baku all’ultimo giro, da solo e senza lottare per nulla, non era un vezzo da spasimante del guardrail, ma un matrimonio d’interesse organizzato da qualcun altro. In ogni caso, superata l’impasse, al vecchio finnico servono i sali per rianimare i tempi sul giro. Forza!