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  • Red Bull, doppio innesto per il dopo Lambiase: McCullough e Hart verso Milton Keynes

    Red Bull, doppio innesto per il dopo Lambiase: McCullough e Hart verso Milton Keynes

    Con l’addio di Gianpiero Lambiase già programmato per il termine della stagione, negli ultimi mesi la Red Bull ha affrontato una delicata riorganizzazione della propria struttura in pista.

    Dopo un’attenta valutazione strategica e una serie di negoziati riservati, il board di Milton Keynes sembra ormai pronto a sciogliere le riserve sul profilo a cui affidare la guida dell’ingegneria di gara.

    Secondo quanto riportato dalla testata tedesca Bild, la scelta sarebbe caduta su Tom McCullough.

    Il britannico dovrebbe quindi abbandonare la carica di Performance Director in Aston Martin per assumere, dalla prossima stagione, la supervisione di tutte le operazioni strategiche e ingegneristiche della Red Bull nei fine settimana di gara, portando in dote un bagaglio tecnico fondamentale per ottimizzare i processi operativi del team.

    La successione di Lambiase richiede tuttavia una soluzione sdoppiata per coprire l’enorme peso specifico del suo doppio ruolo.

    Se a McCullough andrà la gestione macro-operativa, la delicatezza del rapporto diretto come ingegnere di pista di Max Verstappen sarà affidata a Tom Hart.

    Attualmente responsabile delle prestazioni all’interno della scuderia anglo-austriaca, Hart sarà chiamato a raccogliere un’eredità tecnica e psicologica di assoluto rilievo — al netto di possibili colpi di scena di mercato riguardanti il pilota olandese —, affiancando via radio il quattro volte Campione del Mondo durante l’attività in pista.

  • Mercedes, previsto un grande aggiornamento dopo la sosta estiva

    Mercedes, previsto un grande aggiornamento dopo la sosta estiva

    Otto vittorie nelle undici gare sin qui disputate, la leadership in entrambi i campionati e una W17 che, come ampiamente previsto, si è confermata la monoposto di riferimento della griglia.

    Ciononostante, in casa Mercedes nessuno ha intenzione di abbassare la guardia. Dopo gli aggiornamenti introdotti nella prima parte della stagione, il team di Brackley è già al lavoro su un nuovo pacchetto di evoluzioni, previsto dopo la pausa estiva, con l’obiettivo di mantenere – e perché no, aumentare – il vantaggio nei confronti dei rivali.

    A confermarlo è stato il vicedirettore tecnico della Stella, Simone Resta, che in un’intervista concessa a FormulaPassion.it ha spiegato la filosofia di sviluppo adottata nel corso di questa stagione:

    La nostra strategia è stata semplice: abbiamo cercato di portare dei pacchetti di una certa dimensione all’inizio dell’anno. Ne abbiamo portato uno importante all’ultimo test, poi un altro in Canada e adesso stiamo lavorando per portarne un altro dopo la pausa, non necessariamente a Zandvoort. Allo stesso tempo, continuiamo a migliorare la macchina gara dopo gara, introducendo piccoli aggiornamenti che rientrano in una strategia di sviluppo costante della vettura “. 

    Oltre agli ottimi risultati ottenuti fin qui, Resta ha poi sottolineato come non siano emerse particolari criticità sulla W17, pur ribadendo la volontà di continuare a migliorarne ogni aspetto:

    In questo momento non vediamo particolari debolezze su nessuno dei concetti, che sia la parte aerodinamica, delle sospensioni, della gestione gomme o dell’integrazione con la Power Unit. Pensiamo di avere una buona base, che finora è stata abbastanza competitiva. Chiaramente, il nostro obiettivo è quello di migliorare qualsiasi cosa ed è quello che continuiamo a fare “. 

    Infine, il tecnico italiano ha rivolto lo sguardo anche al futuro, ricordando come la Mercedes non possa comunque permettersi alcun calo di tensione:

    I regolamenti cambiano di continuo, anche se non in maniera radicale. La prossima stagione avremo dei piccoli aggiustamenti, per cui non ci possiamo rilassare. Gli altri spingono molto sullo sviluppo, perciò dobbiamo fare del nostro meglio per mantenere questa posizione “.

  • Serra: “La SF-26 è il progetto a cui ho dedicato più energie”

    Serra: “La SF-26 è il progetto a cui ho dedicato più energie”

    Per i team di Formula 1 la pausa estiva rappresenta uno snodo cruciale, il momento ideale per tracciare i bilanci confrontando le aspettative iniziali con i riscontri della pista e definire la rotta da seguire per la seconda metà di campionato.

    In casa Ferrari si vivono giornate intense e cariche di pressione agonistica. Se da un lato l’occupazione delle posizioni di vertice alimenta le ambizioni del Cavallino, dall’altro le prestazioni mostrate dalla Mercedes impongono la massima attenzione per le prossime gare.

    A Maranello l’imperativo resta uno solo: continuare a evolversi.

    A confermarlo ad Autosprint è stato il direttore tecnico del telaio della Rossa, Loic Serra:

    Un voto a questa Ferrari? Potremo darlo solo a fine stagione. L’aspetto che mi soddisfa maggiormente è la dinamica interna al team. Fin dall’inizio del campionato abbiamo visto come le squadre progrediscano a step non sincronizzati: non appena un costruttore porta in pista degli aggiornamenti compie un balzo in avanti, facendo scivolare indietro chi in quel momento non ha novità. Per questo motivo solo alla fine del campionato avremo un quadro chiaro. In Formula 1 chi non si concentra sul domani è destinato a soccombere“.

    L’ingegnere francese, arrivato a Maranello su forte spinta di Frederic Vasseur, ha poi analizzato la genesi della monoposto:

    Non considero questa vettura come mia, è piuttosto il frutto del lavoro coordinato di un grande gruppo di professionisti. Si tratta senz’altro del progetto a cui ho dedicato più energie da quando sono arrivato in Ferrari, anche perché si inserisce in un nuovo ciclo regolamentare che ci ha imposto di partire da un foglio bianco. Non si è trattato di sviluppare un concetto preesistente, ma di avviare un lavoro da zero a 360 gradi. Un progetto in costante divenire, continuamente soggetto a sviluppi. Se sono soddisfatto? Non ci si può mai ritenere pienamente contenti, bisogna sempre cercare di andare oltre e continuare a spingere“.

  • Vasseur: “Il Mondiale? Non ci penso. Sono concentrato sullo sviluppo della SF-26”

    Vasseur: “Il Mondiale? Non ci penso. Sono concentrato sullo sviluppo della SF-26”

    Al termine della prima metà della stagione 2026, il bilancio complessivo della Ferrari registra un netto passo in avanti rispetto alle difficoltà incontrate nel 2025.

    La SF-26 si è dimostrata da subito una monoposto competitiva e solida nei suoi punti di forza, riconosciuti dagli stessi avversari, concretizzando le proprie qualità con due successi di tappa.

    L’attesa per un titolo iridato che manca a Maranello da quasi vent’anni continua ad alimentare le speranze dei tifosi, spingendo la squadra a mantenere ritmi serrati sul fronte dello sviluppo tecnico.

    In vista del rientro dalla pausa estiva tra Zandvoort e Monza, il reparto corse ha in cantiere un nuovo pacchetto di aggiornamenti per affinare le prestazioni della monoposto, a cui si aggiunge l’atteso evoluzione della Power Unit resa possibile dal sistema ADUO.

    A questo approccio aggressivo sul piano ingegneristico si contrappone la prudenza dei vertici del Cavallino nelle dichiarazioni pubbliche. In un’intervista concessa ad Auto Hebdo, il team principal Frederic Vasseur ha chiarito la propria filosofia operativa per la seconda parte di campionato:

    Quando mi sveglio la mattina non penso ai titoli, non conosco nemmeno il distacco preciso con la Mercedes davanti o la McLaren dietro. Mi focalizzo sulle gare, una dopo l’altra, e sullo sviluppo. Due anni fa, quando eravamo in lotta per il Titolo Costruttori, a metà stagione non eravamo da nessuna parte. Per me, concentrarsi sulla lotta per il campionato è una perdita di energie e di tempo”.

    Nella stessa occasione, il manager francese ha espresso una riflessione critica sull’operato di una parte dei media, difendendo la coesione del proprio gruppo di lavoro:

    Tutte le squadre hanno le loro caratteristiche. Noi siamo un team italiano e, come in genere i latini, siamo più emotivi rispetto ai tedeschi o agli inglesi. Ma a volte ho letto degli attacchi da parte della stampa contro i miei collaboratori, citando persino nomi di persone da rimpiazzare. Un comportamento simile non lo trovo utile per i miei ragazzi, e non è giusto, perché contribuisce a disunire la squadra”.

  • Wolff: “Le due vittorie Ferrari sono arrivate solo per demeriti nostri”

    Wolff: “Le due vittorie Ferrari sono arrivate solo per demeriti nostri”

    La prima metà di stagione della Mercedes è stata caratterizzata da un dominio assoluto sul piano delle prestazioni, come testimoniano in modo inequivocabile le otto vittorie conquistate su undici Gran Premi disputati e le ben dieci pole position messe a referto.

    Un rullino di marcia eccezionale che conferma la bontà del progetto e la superiorità velocistica della monoposto di Brackley sul giro secco e sul passo gara.

    Tuttavia, se la forza complessiva della W17 appare impareggiabile, l’affidabilità della stessa ha destato più di una preoccupazione in questa prima porzione di 2026: George Russell è stato infatti tormentato da innumerevoli problemi e anche Andrea Kimi Antonelli ha pagato a carissimo prezzo le noie meccaniche patite a Barcellona e a Silverstone.

    Ora, pur guidando la Classifica Costruttori con 72 punti di vantaggio sulla Ferrari, la compagine anglo-tedesca non può dormire sugli allori: se le problematiche tecniche non verranno risolte nel breve termine, la Rossa potrebbe anche tentare di approfittarne da Zandvoort in avanti.

    A tracciare il bilancio della prima parte di stagione di casa Mercedes è stato il team principal Toto Wolff, il quale ha spostato lo sguardo proprio sul fattore affidabilità.

    Queste le sue parole, rilasciate in un’intervista rilasciata ai microfoni di RacingNews365:

    “Abbiamo iniziato la stagione in maniera molto solida. Come azienda e team il fatto di integrare Power Unit e telaio ci ha permesso di ottenere risultati dominanti. Ma siamo stati duramente colpiti dall’affidabilità, abbiamo avuto tre o quattro ritiri. Abbiamo perso probabilmente 70 o 80 punti a causa di mancati arrivi al traguardo rispetto alla Ferrari. Oggi abbiamo 70 o qualcosa in più (72, ndr) punti di vantaggio, se ne aggiungiamo altri 70 significherebbe un margine davvero molto, molto più importante. Ma li abbiamo persi e gli altri stanno recuperando terreno.

    Sui successi della Ferrari a Barcellona e Silverstone, il manager viennese non ha esitato a ridimensionare le vittorie della Rossa, attribuendole piuttosto a passi falsi della Mercedes:

    In realtà le due vittorie della Ferrari sono arrivate per demeriti nostri. Siamo stati sfortunati a Barcellona con la Virtual Safety Car e poi con i problemi di Kimi a Silverstone. Inoltre, quando qualcuno porta aggiornamenti, sale di livello. Abbiamo visto Ferrari o McLaren portare sviluppi – a differenza nostra – e all’improvviso ci siamo trovati a lottare duramente”.

  • Mondiale 2027, i giochi potrebbero aprirsi in Cina. Imola e Barcellona saranno della partita?

    Mondiale 2027, i giochi potrebbero aprirsi in Cina. Imola e Barcellona saranno della partita?

    A seguito del progressivo deterioramento dello scenario geopolitico in Medio Oriente, la classe regina ha avviato nelle ultime settimane una serie di valutazioni volte a individuare le soluzioni più efficaci per colmare le eventuali lacune che l’assenza degli appuntamenti mediorientali potrebbe lasciare nei futuri calendari.

    In quest’ottica, l’amministratore delegato della Formula 1, Stefano Domenicali, è chiamato a predisporre un calendario alternativo qualora, anche nel 2027, dovessero venire meno le condizioni per disputare i Gran Premi di Bahrain, Arabia Saudita, Qatar e Abu Dhabi.

    Tra le ipotesi attualmente al vaglio, stando a quanto riportato da Autosport Web, testata specializzata giapponese, una delegazione del Circuit de Barcelona-Catalunya sarebbe stata avvistata sia in Belgio che in Ungheria in occasione dei rispettivi Gran Premi, alimentando le indiscrezioni su un possibile coinvolgimento del tracciato catalano nella ridefinizione del calendario.

    Una delle proposte più accreditate prevede l’apertura della stagione 2027 con il Gran Premio di Cina, seguito da quello d’Australia e, successivamente, dal Gran Premio del Giappone.

    A quel punto, una tra Barcellona e Imola ospiterebbe il quarto appuntamento del campionato, mentre l’altra verrebbe collocata nel mese di maggio, tra Montreal e Monaco, assumendo il ruolo di alternativa ai Gran Premi del Bahrain e dell’Arabia Saudita.

    L’urgenza maggiore riguarda tuttavia la preparazione della prossima stagione. A Sakhir, infatti, crescono le preoccupazioni sul fronte della sicurezza e il Bahrain rischia di perdere non soltanto il diritto di ospitare la gara inaugurale del Mondiale 2027, ma anche quello di accogliere i tradizionali test pre-stagionali.

    Qualora il quadro geopolitico mediorientale non dovesse registrare un’evoluzione favorevole nel breve periodo, Barcellona si candiderebbe a diventare la nuova sede dei test pre-stagionali della Formula 1. Parallelamente, aumenterebbero in maniera significativa anche le possibilità di rivedere Imola nel calendario iridato, con il ritorno del Gran Premio dell’Emilia-Romagna.

  • Vowles: “In inverno perse due settimane fondamentali, ma per noi è stato un bene”

    Vowles: “In inverno perse due settimane fondamentali, ma per noi è stato un bene”

    Dopo un 2025 che aveva riportato la Williams sotto i riflettori, culminato con il quinto posto nel Mondiale Costruttori impreziosito anche dai due podi conquistati da Carlos Sainz, la stagione in corso sembra aver fatto ripiombare il team di Grove nello sconforto più totale.

    Le difficoltà sono emerse addirittura prima che la nuova FW48 scendesse in pista. La scuderia britannica è stata infatti costretta a saltare i primi test collettivi di Barcellona per il mancato superamento dei crash test obbligatori della FIA, presentandosi poi in Bahrain con una monoposto fortemente in sovrappeso.

    Una situazione che ha rallentato notevolmente il lavoro della squadra, finendo inevitabilmente per riflettersi sulle prestazioni e sui risultati raccolti in questa prima parte di stagione e, soprattutto, sul morale dei piloti, con Alexander Albon sempre più insofferente e un Carlos Sainz che, secondo le indiscrezioni di mercato, starebbe addirittura valutando concretamente nuove opportunità in vista del futuro.

    Nonostante ciò, a Grove, almeno stando alle dichiarazioni rilasciate dal team principal James Vowles al podcast Up To Speed, il momento viene letto con maggiore ottimismo e la fiducia nel progetto resta immutata:

    Tutti vogliamo che la Williams torni ai vertici. Ci sono stati alcuni aspetti che non sono andati esattamente come avremmo voluto durante l’inverno. Anche se dall’esterno può sembrare poco, abbiamo perso circa due settimane di lavoro e quindi abbiamo accumulato un ritardo enorme. Ora, però, è tutto sotto controllo. Anzi, penso che questa sia una delle cose migliori che ci potessero capitare. Spesso è più buio prima dell’alba, ed è proprio la situazione in cui ci troviamo oggi “.

    L’ingegnere britannico ha poi spiegato come il budget cap rappresenti sì un elemento positivo per la Formula 1, ma allo stesso tempo un ostacolo per chi, come la Williams, sta cercando di colmare anni di ritardo strutturale:

    Il tetto di spesa è una cosa fantastica. Ci credo pienamente ed è uno dei motivi per cui questo sport è cresciuto così tanto. Allo stesso tempo, però, rappresenta un limite quando, come nel nostro caso, devi recuperare vent’anni di ritardo “.

  • Non solo Aston Martin: anche Williams, Cadillac e Alpine avranno anteriore push rod nel 2027

    Non solo Aston Martin: anche Williams, Cadillac e Alpine avranno anteriore push rod nel 2027

    Secondo quanto riportato dai colleghi di AutoRacer.it, Williams, Alpine e Cadillac starebbero già lavorando alla nuova monoposto 2027 con l’obiettivo di adottare la sospensione anteriore push rod

    Una scelta che porterebbe l’intera griglia verso un’unica filosofia tecnica. Il cambiamento, però, va ben oltre lo schema sospensivo. Modificare il front end significa ripensare cinematica, distribuzione dei pesi, packaging e soprattutto aerodinamica. È proprio dall’anteriore che dipende gran parte della qualità dei flussi diretti verso il fondo, ancora oggi il principale generatore di carico.

    La push rod offre infatti maggiore libertà agli aerodinamici nella gestione dei volumi e dei flussi, oltre a garantire più margine nelle regolazioni. È anche per questo che diversi team hanno preferito non stravolgere le monoposto 2026: investire pesantemente su un’architettura destinata a essere abbandonata avrebbe avuto poco senso, soprattutto con i vincoli del budget cap.

    Williams, ad esempio, ha concentrato gli sforzi sulla riduzione del peso della FW48, rinviando il vero cambio di filosofia alla vettura del 2027. 

    Alpine, invece, punta a risolvere i limiti emersi soprattutto nelle curve medio-lente, dove l’attuale monoposto fatica a trovare rotazione e stabilità.

    Anche Cadillac seguirà la stessa strada. Dopo la stagione d’esordio, il team americano potrà sfruttare l’esperienza accumulata per progettare una vettura meno vincolata dai compromessi iniziali e costruita attorno a una piattaforma aerodinamica completamente nuova.

    Chi ha già iniziato questo percorso è Aston Martin. Con la vettura B sono arrivati i primi cambiamenti, ma il progetto realmente libero dai compromessi sarà quello del 2027, quando Adrian Newey potrà intervenire in maniera più profonda sul front end.

    La direzione tecnica appare quindi ormai definita: nel 2027 la push rod anteriore potrebbe diventare lo standard dell’intera griglia. La vera differenza, però, non sarà la sospensione in sé, ma il potenziale aerodinamico che questa soluzione consentirà di sviluppare.

  • Norris: “La Formula 1 vuole solo macinare soldi. Pur di avere Audi guardate come è finita”

    Norris: “La Formula 1 vuole solo macinare soldi. Pur di avere Audi guardate come è finita”

    Il 66% di gradimento registrato sulla piattaforma F1 Fan Voice ha permesso a Liberty Media di crogiolarsi su una metrica che il management ha giudicato solida e che ha consentito a Stefano Domenicali di rispedire al mittente tutte le critiche arrivate da piloti e addetti ai lavori.

    Eppure, al di là dei dubbi sulla metodica di questi sondaggi, i conti non tornano del tutto: nonostante i numeri record esibiti dai vertici del colosso statunitense, resta la sensazione strisciante che la massima categoria stia sempre più perdendo quel fascino speciale dei migliori talenti al mondo al volante delle auto da pista più estreme.

    A fotografare la situazione ci ha pensato Lando Norris in un’intervista concessa al The Guardian lo scorso 24 luglio.

    Il britannico, con parole cariche di amarezza, ha condannato in maniera secca la Formula 1 e la Federazione Internazionale, esprimendo profonda preoccupazione.

    Il Campione del Mondo in carica ha, infatti, messo a nudo le recenti vicende interne al Circus ed evidenziato una metamorfosi raccapricciante: la classe regina si sta trasformando da categoria di riferimento del Motorsport a semplice asset ad alto rendimento nell’immenso mercato dell’intrattenimento generalista.

    A tal proposito, vi riportiamo di seguito l’intervento integrale di Lando sulla questione:

    Trovo che sia un peccato: la F1 è guidata solo dal business e non dal fine di rendere questo sport il migliore possibile. Si pensa solo a come guadagnare di più, ma uno sport come la F1 non dovrebbe essere gestito così. Tutti vogliono fare soldi, e ci sta far entrare Audi, ma questo ha costretto tutti gli altri a quello che stiamo vedendo oggi: non si tratta più di ottenere le migliori prestazioni da una macchina, ma solo di macinare soldi. Non sarebbe mai dovuta andare così, ma le aziende funzionano in questo modo. La voce più autorevole dovrebbe essere la nostra, quella dei piloti. Non lo dico per egoismo, ma perché abbiamo la visione migliore di come dovrebbero essere le corse. E, invece, abbiamo pochissima voce in capitolo. D’altronde coinvolgere Audi, e altri, è stato considerato più importante rispetto alla nostra soddisfazione“.

  • Alonso: “A Zandvoort capiremo chi siamo e per cosa lotteremo”

    Alonso: “A Zandvoort capiremo chi siamo e per cosa lotteremo”

    Il Gran Premio di Ungheria rappresentava un banco di prova cruciale per Aston Martin, reduce da una prima parte di stagione disastrosa, e sfociata a tratti quasi nel tragicomico, tra le gravi problematiche legate sia alla Power Unit Honda che alla monoposto progettata da Adrian Newey.

    La versione B della AMR26 ha finalmente fatto il suo debutto a Budapest, e sebbene fosse lecito non aspettarsi alcun miracolo, i progressi compiuti dalla compagine di Silverstone sono stati evidenti.

    Sia Fernando Alonso che Lance Stroll hanno potuto scrollarsi di dosso lo scomodo ruolo di fanalino di coda, con il due volte iridato che ha persino conquistato l’accesso in Q2 al sabato, per poi riuscire a lottare alla pari con le altre scuderie di bassa classifica durante la gara.

    La tredicesima e la quattordicesima posizione ottenute alla bandiera a scacchi non porteranno certo punti iridati, ciononostante, i motivi per guardare con maggior fiducia al futuro non mancano, come sottolineato dallo stesso Alonso al termine del fine settimana in terra magiara:

    “È stato un bel passo avanti per noi questo fine settimana, sia in qualifica che in gara. Rappresenta una base solida su cui costruire quando rientreremo dalla pausa estiva. La vettura si è comportata bene in corsa e siamo stati in grado di lottare con chi ci stava intorno, il che è stato fantastico dopo alcuni week-end davvero difficili”.

    Le aspettative riposte sul corposo pacchetto di aggiornamenti introdotto sulla vettura sono state rispettate, lasciando dunque intravedere ulteriori margini di crescita nelle prossime gare:

    “Quello che abbiamo visto in Ungheria è più o meno ciò che ci aspettavamo, la correlazione è buona e le prestazioni sono migliorate. Chiaramente è ancora presto perché questa macchina è nuova e si basa su un concetto differente, ma arriverà dell’altro in termini di assetto e ottimizzazione. Continueremo a spingere e vedremo come si evolveranno le cose a Zandvoort”.

    Per consolidare i progressi sarà altresì determinante l’evoluzione della Power Unit Honda, e il quarantacinquenne di Oviedo ha colto l’occasione per spronare anche il costruttore giapponese:

    “La strada da fare è ancora lunga e speriamo che questo sia solo il primo passo per permettere a entrambe le strutture di acquisire fiducia in ciò che stanno facendo. Contare anche sul loro aggiornamento di motore sarà un test interessante per capire dove siamo e per cosa ci permetterà di lottare”.