Si è chiuso con un pizzico di rammarico il sabato di Singapore per Lewis Hamilton, terzo al termine di una sessione di qualifiche che, almeno fino alle battute finali, sembrava poter regalare al numero 44 un risultato decisamente più importante.
Dopo aver chiuso al comando sia il Q1 che il Q2, mostrando un ottimo feeling con la SF-26 e dando la sensazione di avere tutte le carte in regola per giocarsi la pole position, nel momento decisivo il britannico non è riuscito aconcretizzare quanto di buono fatto vedere in precedenza.
Nel corso del Q3, infatti, il sette volte Campione del Mondo ha incontrato qualche difficoltà di troppo nel mettere insieme un giro pulito, andando incontro a diverse sbavature e dovendosi infine accontentare della terza posizione, con un ritardo di 123 millesimi dal miglior tempo fatto registrare da Max Verstappen.
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Se da un lato resta dunque inevitabile una punta di amarezza per un’occasione che sembrava alla portata, dall’altro Hamilton e la Ferrari possono guardare con fiducia alla gara di domani, con la presenza di entrambe le Rosse nelle prime tre posizioni che potrebbe rappresentare un’opportunità da sfruttare tanto in pista quanto sul piano strategico.
“Nel Q3 abbiamo fatto due piccolissimi cambiamenti, uno sul bilanciamento di frenata e un click all’ala anteriore, e a quel punto la macchina è stata totalmente diversa “, ha esordito il pilota di Stevenage ai microfoni di Sky Sport F1 Italia:
“Questo dimostra che la macchina è veloce quando abbiamo il bilanciamento giusto, ma quando invece non lo azzecchiamo ci sono quei piccoli margini che ti fanno cambiare tutto. Basta davvero un piccolissimo cambiamento, perché la vettura è al limite. Dobbiamo guardare proprio questo aspetto, in modo da capire qual è il punto di rottura, perché la modifica che abbiamo fatto oggi in Q3 è stata il punto di rottura che mi ha fatto perdere quei decimi che non mi hanno permesso di lottare per la pole position“.
La sessione di qualifica del Gran Premio di Singapore si è aperta all’insegna della sofferenza per Charles Leclerc.
Il monegasco, però, proprio all’ultimo tentativo ha agguantato la seconda casella per la gara di domani, chiudendo ad appena 54 millesimi dalla pole position di Max Verstappen.
Rimasto alle spalle del compagno Lewis Hamilton fin dalla Sprint Race, il numero 16 è riuscito nel momento decisivo a estrarre dal cilindro un giro mozzafiato, sfiorando i muretti di Marina Bay e precedendo il britannico.
Con un degrado gomma ancora da decifrare per via dell’assenza di simulazioni nelle libere, la speranza della Rossa per la gara è di confermare una buona gestione degli pneumatici.
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Tuttavia, su un tracciato dove superare è complicato e lo scatto al via resta cruciale, le strategie potrebbero rappresentare un tassello fondamentale per puntare alla vittoria e, al contempo, un’occasione di riscatto per il muretto del Cavallino Rampante dopo l’errore commesso in Malaysia.
Raggiunto dai microfoni di Sky Sport F1 Italia, Leclerc ha analizzato così la sua sessione:
“Nel mio ultimo tentativo in Q3 ho chiuso gli occhi, non letteralmente (ride, ndr). Ho disconnesso il cervello dai pensieri che mi avevano lasciato le due manche precedenti, dove non è andata molto bene. Non so cosa avesse la mia macchina, ma sembrava non frenare dritta: cercare gli ultimi metri in staccata nel Q3 è stato molto difficile. L’unico rammarico rimane l’approccio in Curva 13, ma lì abbiamo faticato tutti: è stato comunque un ottimo giro. Non penso che domani ne avremo abbastanza per sorpassare in rettilineo, la Red Bull va davvero forte. Dovremo passare in partenza oppure provare un attacco due contro uno, ma è sempre un rischio“.
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In conferenza stampa, il ferrarista ha poi dedicato un pensiero al proprio percorso, incrociato con quello di Verstappen:
“Stavo parlando con Max nella cooldown room del fatto che i tempi dei kart sembrano risalire a ieri. È semplicemente bello esserci seguiti a vicenda e lottare ora in Formula 1. Lui ha un po’ troppi campionati di vantaggio adesso, ma spero di riprenderlo un giorno“.
Nella Sprint Qualifying di Singapore, Charles Leclerc ha mostrato fin da subito un ottimo feeling con la SF-26, chiudendo al secondo posto l’SQ1 per poi balzare al comando nell’SQ2.
Nel momento decisivo, però, il monegasco non è riuscito a ripetersi, preceduto sul traguardo da Max Verstappen e George Russell.
Il tracciato cittadino, privo di lunghi rettilinei, sembra comunque esaltare i punti di forza della SF-26 sul giro secco, permettendo di valorizzare al meglio l’efficacia della monoposto a centro curva.
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Sorpassare a Marina Bay resta tuttavia un’impresa complessa, elemento che rende la posizione di partenza un fattore determinante per l’esito della gara breve.
Al termine della sessione, Leclerc ha analizzato la propria prova ai microfoni di F1 TV, mostrandosi moderatamente soddisfattoma lucido sul divario che ancora separa la Rossa dai primi:
“Penso di aver tirato fuori il massimo dal tempo a disposizione. Gli altri hanno completato due giri di raffreddamento, noi soltanto uno, ma non deve essere una scusa. Nelle ultime tre o quattro gare abbiamo perso qualcosa in termini di prestazione pura e non siamo ancora abbastanza veloci per batterci alla pari con loro. Credo comunque che la vettura abbia ancora del potenziale inespresso. Domani, ottimizzando alcuni dettagli, potremmo essere lì davanti o comunque molto vicini, in piena lotta per la pole position. Nel complesso non è andata male, ma ci manca ancora qualcosina per poter fare davvero la differenza”.
Il surreale giro di formazione del Gran Premio del Bahrain in Malaysia rappresenta il punto più basso raggiunto dal nuovo ciclo regolamentare inaugurato quest’anno, un ciclo che continua ad alimentare il malcontento per i tanti ed evidenti limiti che emergono gara dopo gara.
Il cortocircuito dei software gestiti dalla FIA ha suscitato reazioni di vario genere tra i piloti: dall’ilarità via radio di Max Verstappen nell’osservare il caos provocato dall’improvvisa perdita di potenza di numerose vetture, passando per l’ironia tagliente di Sergio Perez che, nel descrivere quanto accaduto, ha paragonato le vetture attuali a dei “kart a noleggio“, fino all’indignazione non molto “British” di George Russell, secondo il quale non sembrava di assistere a una gara di Formula 1.
Al coro degli indignati si è aggiunta anche una figura storica del paddock, quella di Helmut Marko che, in un’intervista esclusiva concessa al quotidiano austriaco OE24, ha spiegato come ha vissuto, ormai da semplice spettatore, la gran confusione andata in scena a Sepang:
“Ero completamente rilassato davanti alla televisione, come un normale appassionato di Formula 1. Ho smontato gli schermi aggiuntivi che avevo installato dopo il primo Gran Premio. Ora mi basta quello che vedo in TV, anche se l’attesa è stata davvero noiosa per il lungo ritardo causato dalla pioggia”.
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Se il ritardo dovuto alla pioggia può essere comprensibile, l’ex consulente della Red Bull non trova giustificazione alcuna per il bug sistemico verificatosi sulle monoposto:
“È vergognoso che un prodotto di alto livello come la Formula 1 venga fermato da un problema di software”.
Lewis Hamilton è arrivato a Singapore fresco del terzo posto conquistato con le unghie e con i denti nel Gran Premio del Bahrain in Malaysia.
Archiviata la gara a Sepang, il pilota della Ferrari si è presentato nel paddock di Marina Bay con l’umore alto, convinto che la configurazione del tracciato e la presenza della Sprint possano andare incontro alle caratteristiche della SF-26.
Queste le dichiarazioni rilasciate da Lewis a F1 TV:
“Siamo qui per attaccare. Credo che il format Sprint renda questo week-end il più stimolante dell’anno, sarà una vera sfida. Sulla carta i circuiti cittadini si addicono alla nostra macchina e su questo tracciato ad alto carico i rettilinei non sono così lunghi, quindi dovremmo patire meno il deficit di potenza che ci separa dagli altri propulsori e al tempo stesso dovremmo riuscire a sfruttare la velocità in curva della SF-26″.
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Su un tracciato cittadino come questo, dove la confidenza con la vettura sarà uno dei fattori decisivi, il programma ridotto lascia pochissimo tempo per costruire il feeling, chiedendo ai piloti maggiore velocità di adattamento.
Il sette volte Campione del Mondo ha infatti poi spostato il focus verso il lavoro che il team dovrà affrontare per preparare al meglio l’esecuzione del fine settimana, lasciando spazio a qualche ricordo personale su questo circuito:
“Tutte le volte che vengo qui l’obiettivo è rifare il giro da pole del 2018 che fu veramente eccezionale. Abbiamo una sola sessione di prove libere e dovremo accertarci di avere un assetto solido in grado di assorbire o di copiare bene tutti i bump che caratterizzano questa pista”.
Negli anni, in tanti hanno preso la parola su uno degli atleti più vincenti e completi nella storia dello sport: tifosi, addetti ai lavori, giornalisti e colleghi di pista.
L’estetica del gesto, la mentalità ferrea, la fame mai sopita. Tutto questo porta un solo nome, quello del sette volte campione del mondo Lewis Hamilton.
Un uomo che non si limita a conoscere il proprio mestiere, ma lo possiede in ogni sfaccettatura, abitandolo con una naturalezza che pochissimi altri, nella storia della Formula 1, hanno saputo replicare. Un atleta totale, un alieno per ciò che ha conquistato, eppure, ed è questo che lo rende ancora più grande, profondamente umano.
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Nella scorsa stagione è emerso il lato più scomodo di quella medaglia: la fragilità vera, non costruita né recitata a favore di telecamera.
Sembrava la fine. Sembrava che persino lui, per la prima volta, potesse arrendersi all’evidenza della sconfitta. Ma il cognome Hamilton rappresenta ormai qualcosa che trascende l’individuo.
È un’eco che risuona in ogni box, in ogni abitacolo e nel paddock di ogni categoria del motorsport, scolpito nella mente di chiunque, in pista, si sia mai ispirato a lui.
Un nome che non può ammettere la resa, non per presunzione personale, ma perché la storia stessa, a questo punto, non glielo consentirebbe.
Nonostante le critiche e a dispetto di una strategia Ferrari tutt’altro che impeccabile, il podio di Sepang è arrivato. Si tratta di punti che non stravolgono una corsa al titolo mondiale già ampiamente indirizzata altrove, ma che trasformano, inevitabilmente, la percezione collettiva dell’avventura di Hamilton in rosso.
In questo terzo posto risiede forse un significato persino superiore alla vittoria stessa: la lezione dell’attesa. Saper aspettare, resistendo al giudizio istantaneo e al verdetto frettoloso di chi lo considerava già sul viale del tramonto, vale più di qualunque replica a parole. È l’attesa stessa a dare forma a ciò che verrà.
E oggi, nei fatti, lo sguardo su Lewis è già mutato.
Bahrain, ma a Sepang. Per una volta la geografia va a gambe all’aria e il calendario fa confusione prima di noi.
Dalla sabbia del deserto all’umidità della Malesia: più che una gara, un vaccino contro l’Arabia. Temporali nevrotici, vapore che si appiccica alla pelle e quell’aria da vera Formula 1 che qui non guasta mai.
Ma questo week-end di ottobre porta con sé tanto, perché sono passati 15 anni da quel giorno a Sepang. Io Simoncelli lo conobbi al Gran Premio d’Olanda di quello stesso 2011 e, prima ancora del Campione, ricordo l’Uomo: genuino, schietto, uno di quelli che sembrano amici di una vita anche quando li hai appena conosciuti. Ciao SuperSic, ci manchi tanto.
Ora si torna a correre, ma con un pensiero in più.
Questo è il Pagellone di Hammer Time.
Mercedes, voto 7: Pratica evasa, questione chiusa. Giorgino domenica sera aveva il volto smunto di una partita IVA che sente parlare di tredicesima e quattordicesima, e intanto si chiede se quest’anno riuscirà almeno a racimolare l’undicesima. Ad Antonelli, invece, va tutto bene: fortunato, lucido, sempre nel posto giusto al momento giusto, con un Mondiale che ormai sembra più una formalità che un obiettivo.
Ferrari, voto 7: Abbigliamento di Benedetto Vigna: completo color beige da geometra al catasto, camicia azzurrina a maniche corte, mocassino rigorosamente senza calzino e occhiale da sole da dirigente in vacanza a Sharm. Insomma, l’outfit di uno che si aspettava 35 gradi e un buffet a bordo piscina. Quando ha notato Wolff impacchettato in un Barbour e Stella avvolto in un trench da spia britannica, non ha nascosto un attimo di smarrimento, durato appena 20 giri.
A disinnescare la catastrofe delle soft con condizioni meteo da Coppa Cobram ci pensano il Sir e il Principino: autorevoli, feroci, svegli. Insufficienza al muretto, applausi alla truppa. Se la Rossa porta a casa la pelle e un gruzzolo di punti pesanti, il merito è tutto delle due guide d’élite.
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McLaren, voto 6:Quanta fretta, ma dove corri, cantava Bennato. Norris ha evitato un patatrac che gli sarebbe costato 16 kg di assegni tragicamente postdatati, ma si è giocato una chance di punti che, tanto per la sua classifica quanto per McLaren, sarebbe risultata parecchio pesante. Errore strano, difficilmente comprensibile persino nella confusione da fiera di paese in cui era ormai precipitato questo Gran Premio. Colapinto approved.
Red Bull, voto 10: Si sa, mettere un elettrodomestico sotto la pioggia non è mai una buona idea. Eppure Super Max non resiste alla dittatura dell’elettrico e tira fuori un ritmo tutto lindo e pinto, mettendo in bacheca la prima vittoria di Red Bull da motorista. Il podio completo sfuma solo per uno sbrodolamento nelle curve finali, quando Hadjar si lascia scappare una terza piazza ormai apparecchiata. Poco male: questa stagione, per lui, funzionava ancora da ballo delle debuttanti, e la conferma per i prossimi anni gli consegna finalmente un posto stabile alla corte dei grandi. Da secondo, certo, ma con un po’ di lavoro in più da parte dei progettisti può diventare un comodo alleato per il prossimo titolo Costruttori.
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Haas, voto 3: Biglietto in prima classe e trolley in mano, Oliver Bearman è atterrato in Bahrain per accorgersi di un’insolita tranquillità. Nessun collega, nessuna monoposto, neanche l’ombra di un box. Adesso è ancora lì, sperduto nel deserto. Impietositi, l’hanno preso su alcuni carovanieri e vaga per le dune a dorso di cammello, accompagnato da certi berberi poco raccomandabili. Speriamo almeno di ritrovarlo per Singapore.
Alpine, voto 4: Dopo il terapeutico Bria-tour di schiaffoni rimediato a Baku, al muretto tremavano al solo pensiero di vedere i propri alfieri affiancati sotto il diluvio equatoriale. E invece, urca urca tirulero, oggi splende il sol: niente pioggia, niente scintille fratricide, solo il solito, mesto destino di un fondo gruppo.
I primi giri con le soft hanno le gambe corte, un po’ come tutti là dietro, e infatti in Curva 12 Gasly si ritrova a contendersi la posizione col veliero del capitano Findus, in quella che assomiglia più a una regata sottotono. Da lì in poi, con la pista ormai asciutta, la musica non cambia: nessuna chance di risalita, gara chiusa fuori dai punti.
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Audi, voto 3: Gara desolante quanto la banda del Bahrain, che in vita sua aveva visto la pioggia soltanto in televisione e si ritrova a strombazzare l’inno sotto i monsoni malesi. Gabi, dal canto suo, è finito in tutte le risse che il centro gruppo potesse offrire. Risultato? Una specie di Bud Spencer al contrario: le prende da tutti e non ne vince una. E ormai è dal Belgio che non tira fuori qualcosa di veramente buono. A Sepang, l’ennesima scazzottata senza lieto fine.
Racing Bulls, voto 7: In partenza guadagna e aggredisce, si affianca a Verstappen e lo accompagna cortesemente verso il prato – roba che, in confronto, rapinare una gioielleria piemontese è una passeggiata di salute. Se c’è uno a cui sta riuscendo benissimo fare il ganassa quest’anno, è proprio Lawson.
Pensateci: ha un compagno di squadra bello tosto, una vettura senza troppe pretese, eppure non c’è verso di vederlo davvero in difficoltà: trova sempre il modo di stare lì, a infastidire chi ha più macchina di lui. Fossi in Audi, ci penserei seriamente. Fossi in Aston, l’avrei già messo sotto contratto da un pezzo.
Williams, voto 5: C’era Vanzini che spronava in telecronaca, in pista una confusione da matti, gomme montate impropriamente e vetture che si beccavano 6 secondi al giro: praticamente la gara si era trasformata in una puntata di Ciao Darwin. E pensare che in Williams avevano pure azzeccato le mescole, occupando con una certa autorevolezza la zona punti. Poi? Poi Albon decide che il suo contributo alla causa sarà tirare fuori l’ennesima Safety Car e Sainz si ritrova vis-à-vis con il già citato Bortoleto, trasformando una strategia vincente nel caos di un parcheggio del centro commerciale di sabato pomeriggio. Pasticcioni.
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Aston Martin, voto 8: Siamo tutti qui, a versare grandi lacrime da favola illustrata. Oh, 45 anni. A quell’età c’è gente che fa fatica ad alzarsi dal divano quando è troppo basso, altro che Formula 1. E invece guarda che grinta, guarda che prontezza: il vecchio Fernando rinnova il contratto e non sfigura affatto coi giovinetti, portando a casa 4 bei punticini in classifica.
Per chi si accontenta, c’è da godere parecchio – e francamente, a questo punto della carriera, godersi Alonso che ancora morde è uno spettacolo che non stanca mai.
Cadillac, voto 4: Il vecchio Bottas, questo week-end, si è lanciato in una filippica sulle tasse italiane che definire appassionata è poco. Visto il livello d’indignazione, normalmente riservato alle sole campagne elettorali, per un attimo ho pensato volesse candidarsi con Vannacci.
In ogni caso, la pista ha preteso il suo saldo: si è qualificato in P15 + IVA e ha alzato bandiera bianca al giro 5 + IVA, vittima probabilmente di un fermo amministrativo. Una trasferta chiusa in contabilità separata, con ritenuta d’acconto pure sui punti mondiali. Piove, governo ladro!
FIA, voto 0: Un’ora e mezza di ritardo, software che annegano alla prima goccia, regolamenti che fanno acqua e l’ennesima dimostrazione di quanto sia sottile il confine tra dirigere uno spettacolo e impedirgli di andare in scena. L’idea di assistere a uno scempio del genere fino al 2030 è una vergogna. In questo gioco chiamato competizione, loro sono i profeti dell’inutile.
La vittoria conquistata da Max Verstappen nel Gran Premio del Bahrain in Malaysia ha un valore che va oltre il semplice risultato sportivo.
Per la Red Bull si tratta infatti del primo successo ottenuto con la propria Power Unit, un passaggio simbolico e tecnico di enorme peso all’interno del nuovo ciclo regolamentare.
“Tolta la partenza, tutto il resto è andato bene”, ha spiegato il campione olandese ai microfoni di Sky Sports F1 UK, aggiungendo: “Penso che anche come squadra abbiamo preso tutte le decisioni giuste, con calma e in modo molto lineare. È esattamente così che ci piace lavorare”.
Il punto centrale riguarda ciò che questo trionfo rappresenta per la struttura di Milton Keynes: dopo anni trascorsi da team cliente, la scuderia ha costruito un proprio reparto motori e l’affermazione di Sepang segna il primo vero riscontro al vertice assoluto.
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“Per noi è un momento di grande orgoglio vincere la prima gara con il nostro motore”, ha rimarcato Verstappen, elogiando poi l’impegno corale della fabbrica: “Tutti stanno contribuendo tantissimo, cercando costantemente prestazione, aggiornamenti e soluzioni per spingere il team in avanti”.
Il pilota della Red Bull evita comunque di trasformare la festa malese in una sentenza sul prosieguo del campionato, consapevole di come i valori in campo rimangano strettamente legati alle caratteristiche dei singoli tracciati:
“Spero ovviamente che possano arrivarne altre, ma sarà una questione molto specifica da pista a pista. Lo scorso week-end eravamo veloci in curva, ma non sui rettilinei rispetto alla Mercedes. Qui invece siamo discreti in curva e molto rapidi sul dritto”.
Una variabilità che impone alla squadra di continuare a indagare a fondo il potenziale del pacchetto tecnico:
“Dobbiamo probabilmente capire meglio tutto l’insieme: comprendere perché siamo veloci e perché magari in altri momenti fatichiamo di più, procedendo passo dopo passo, gara dopo gara”.
Si è chiuso con un quarto posto finale il Gran Premio del Bahrain in Malaysia di Charles Leclerc, al termine di una lunga corsa iniziata come peggio non si poteva ma conclusa almeno in maniera più che dignitosa.
Dopo la pioggia battente abbattutasi sul tracciato di Sepang, che ha ritardato il via della contesa, la Ferrari ha scelto di presentarsi al via con gomme slick, pensando forse di trovare una pista ormai quasi completamente asciutta.
Una previsione che, però, si è rivelata errata: allo spegnimento dei semafori la SF-26 si è infatti trovata in enorme difficoltà nel restare in pista, mentre chi aveva optato per le intermedie è riuscito immediatamente a prendere il largo.
Come se non bastasse, nel caos dei primi giri Leclerc, alle prese con pochissimo grip, è finito lungo entrando in contatto con Bortoleto e danneggiando l’ala anteriore. Inevitabile a quel punto il ritorno ai box per sostituirla e montare le gomme da bagnato, con il monegasco scivolato in fondo al gruppo e costretto a dare il via a una lunga rimonta che – grazie anche al buon passo della SF-26 – ha visto il numero 16 risalire fino ai piedi del podio.
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“Diversificare è sempre la scelta più sicura “, ha esordito Leclerc ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, “ma è anche vero che in quelle condizioni uno dei due avrebbe avuto una gara bruttissima, perché non c’è via di mezzo: una scelta sarebbe stata sbagliatissima e l’altra buonissima. Pensavamo di aver fatto quella giusta e infatti la maggior parte della griglia, tredici macchine più o meno, era con le slick. Abbiamo giudicato male “.
A tal proposito, il numero 16 non ha nascosto un pizzico di malcontento per le decisioni prese, indicando anche un aspetto sul quale a Maranello servirà fare un passo avanti:
“Ci sono team che in queste condizioni prendono costantemente decisioni più azzeccate, penso particolarmente alla Red Bull. Su questo dobbiamo migliorare. Detto ciò, tutto quello che poteva andare storto nella prima parte di gara è andato storto, mentre tutto quello che poteva andare al meglio nella seconda è andato al meglio. Credo che un risultato migliore di terzo o quarto oggi non fosse possibile, anche in una gara normale “.
Interrogato infine sulla possibilità di correre con queste monoposto sul bagnato, Leclerc ha sollevato più di qualche perplessità:
“Sicuramente ci sono dei rischi. Possono essere guidate? Sì. Ma ci sono situazioni in cui noi non abbiamo il controllo della macchina e della potenza che riceviamo dalla Power Unit, ed è questo che non ci piace, penso a tutti i piloti “.
Il Gran Premio del Bahrain in Malaysia ha riportato in scena l’Hamilton dei tempi migliori, autore di una rimonta che lo ha condotto dalle retrovie fino al terzo posto, interrompendo un digiuno di cinque gare senza podi per la Ferrari.
Il britannico ha letteralmente ricostruito la propria gara dopo una partenza disastrosa, complice la scelta delle gomme soft su pista bagnata che lo aveva fatto scivolare nelle ultime posizioni.
Hamilton ha poi tenuto un ritmo forsennato, risalendo fino alla quarta piazza e ricucendo un gap di dieci secondi nei confronti di Isack Hadjar. La Safety Car nel finale ha semplificato il compito del britannico, che ha approfittato della situazione per sorpassare il pilota della Red Bull, regalando ai tifosi della Rossa un finale inatteso dopo una partenza complicata.
Proprio sulla scelta delle gomme allo start, Hamilton è tornato a lungo ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, ripercorrendo i momenti vissuti nei minuti precedenti al via.
“È stata un’esperienza dolorosa. Sono entrato in corsia box, ho guardato e ho visto che era ancora bagnato. Poi sono andato al muretto, ho guardato la pista ed era ancora bagnata. La gara veniva posticipata e normalmente avrebbe dovuto asciugarsi, però c’erano tanti schizzi anche sulla griglia. Mi dicevo: «sono sicuro che si asciugherà», però vedo che è ancora bagnata. Pensavamo che anche Max avrebbe montato le gomme d’asciutto. Pensavamo fosse la scelta giusta e invece è andata al contrario. Quando ce ne siamo accorti era troppo tardi”.
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Nonostante l’errore iniziale, il pilota britannico ha sottolineato il lavoro del muretto di Maranello, capace di rimediare con una giusta strategia nel resto della gara.
“Mantenere la macchina in pista è stata davvero dura dopo quella scelta, però il team ha fatto un ottimo lavoro con i pit-stop. I meccanici hanno fatto un lavoro fantastico. Abbiamo fatto tutte le scelte giuste anche nelle tempistiche. La strategia dopo quel momento è stata buona. Ero a un minuto e ho concluso al terzo posto ed è davvero fantastico. Sono molto grato di questo”.
Interpellato da Sky Sports F1 UK se con una mescola diversa in partenza avrebbe potuto vincere la gara, Hamilton ha risposto con un secco: “Sì”.