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  • 2027, sul tavolo la revisione della ripartizione: si punta a un 60:40 a favore del termico

    2027, sul tavolo la revisione della ripartizione: si punta a un 60:40 a favore del termico

    Contrariamente a quanto riportato ieri da alcune fonti italiane, che attribuivano a The Race l’ipotesi di una ripartizione della potenza 75/25 a favore del motore termico per il 2027, la realtà dei fatti descritta dalla testata britannica è ben diversa e decisamente più articolata.

    Le intense discussioni in corso tra i team principal e il crescente consenso sulla necessità di rivedere l’attuale bilanciamento tra parte termica ed elettrica non puntano a un ritorno drastico al passato, bensì a una correzione mirata del rapporto 50/50 che sta caratterizzando il debutto di questo ciclo regolamentare.

    Secondo quanto riportato dai colleghi inglesi, le modifiche già approvate per il Gran Premio di Miami rappresentano solo un primo passo, capace di restituire appena il 20% di quanto sarebbe realmente necessario per eliminare i compromessi sportivi e di guida imposti dalle unità attuali.

    Per risolvere i problemi di fondo, servirebbero interventi hardware molto più profondi. L’ipotesi più accreditata prevede infatti un aumento di circa 50 kW per il motore a combustione interna – ottenuto tramite un incremento del flusso di carburante – a fronte di una riduzione tra i 50 e i 100 kW per la parte elettrica.

    Questo sposterebbe l’attuale equilibrio di circa 400/350 kW verso un rapporto di 450/300 kW, attestandosi dunque su un più realistico 60/40, con la possibilità di mantenere comunque 350 kW elettrici disponibili per i sorpassi in gara.

    Un intervento di questo tipo è da escludersi già per il 2026, poiché le Power Unit attuali sono progettate attorno ai valori vigenti e modificare il flusso di carburante oggi comprometterebbe l’affidabilità dei motori.

    Il fronte del consenso, che pare annoverare McLaren, Red Bull e Audi, guarda dunque al 2027 come orizzonte temporale realistico. Tuttavia, per un cambiamento di tale entità serve il via libera di quattro costruttori su cinque, oltre all’approvazione di FIA e FOM.

    Se la Formula 1 desidera davvero tornare sui propri passi per salvaguardare il DNA della categoria, la decisione deve essere presa in tempi brevissimi.

  • Non solo Ferrari: anche McLaren correrà a Miami con una vettura rivoluzionata

    Non solo Ferrari: anche McLaren correrà a Miami con una vettura rivoluzionata

    Nel corso degli ultimi giorni abbiamo potuto osservare gli sforzi effettuati da Ferrari e Red Bull per migliorare le rispettive monoposto che, impegnate nei filming day concessi dal regolamento, hanno rivelato cambiamenti più o meno radicali alle rispettive vesti aerodinamiche.

    McLaren, attualmente terza forza del Mondiale e reduce da un difficile avvio di stagione solo parzialmente rischiarato dal buon secondo posto colto in Giappone, non intende certo rimanere a guardare.

    In un recente articolo pubblicato sui canali ufficiali della Formula 1, Andrea Stella, team principal della squadra di Woking, ha infatti dichiarato:

    “Nel nostro piano c’è sempre stata l’idea di introdurre, per le gare nordamericane, una vettura completamente nuova soprattutto dal punto di vista degli aggiornamenti aerodinamici, e continueremo con questo piano”.

    Lo stimato ingegnere umbro ha sottolineato come l’eliminazione di due gare dal calendario abbia aiutato il team campione del mondo, permettendo di concentrare gli sforzi sugli aggiornamenti piuttosto che diluirli sulle attività di gara. Con la consueta lucidità ha inoltre aggiunto:

    “Voglio sottolineare che mi aspetto uno sviluppo simile anche dai nostri concorrenti: non vedremo necessariamente uno stravolgimento dei valori in pista, sarà piuttosto una verifica di chi è riuscito a guadagnare più prestazione nello stesso arco di tempo”.

    Le capacità di recupero del team papaya sono ben note, e per questo motivo le dichiarazioni di Stella vanno considerate con estrema attenzione.

    Il tecnico di Orvieto ha infine concluso analizzando il distacco dai vertici della classifica:

    “Abbiamo ancora del terreno da recuperare rispetto a Mercedes e, in parte, anche rispetto a Ferrari, ma siamo soddisfatti del lavoro di sviluppo svolto dietro le quinte e speriamo di vedere una MCL40 più competitiva già a Miami e poi in Canada. Considerando che l’ultima gara in Giappone è stata già positiva, guardiamo con fiducia ai prossimi appuntamenti”.

    Non resta che attendere Miami per capire l’entità del pacchetto di aggiornamenti di cui sarà dotata la MCL40 e per scoprire se anche su questa vettura vedremo un’interpretazione dell’ala rotante di scuola Ferrari, già comparsa anche sulla Red Bull.

  • van der Garde: “Verstappen lascerà Red Bull prima di Lambiase”

    van der Garde: “Verstappen lascerà Red Bull prima di Lambiase”

    La stagione degli addii sembra non aver ancora esaurito le sue sorprese per Red Bull.

    Ad aggiungere un nuovo tassello a questa fase di profondo cambiamento sarà infatti la partenza di Gianpiero Lambiase, che dal 2028 si trasferirà in McLaren, interrompendo il sodalizio storico con Max Verstappen.

    Tuttavia, la scuderia anglo-austriaca potrebbe non doversi affannare nella ricerca di un nuovo ingegnere di pista per il suo fuoriclasse: a ipotizzare uno scenario simile è stato l’ex pilota Giedo van der Garde, convinto che a lasciare Milton Keynes, ancor prima del suo fidato braccio destro, possa essere proprio Verstappen.

    Chi andrà via prima fra Lambiase e Verstappen? Scommetterei su Max. Red Bull non si trova in una bella situazione, e lui vuole una macchina con cui vincere, ha scritto van der Garde su Formule 1 Magazine, riferendosi al palese malcontento del campione olandese.

    Si tratta di un malessere che affonda le proprie radici in questioni profonde, legate soprattutto alla direzione tecnica intrapresa dalla Formula 1 nel 2026.

    Le difficoltà incontrate da Red Bull nel risalire le gerarchie in questa stagione non stanno aiutando il pilota a ritrovare una motivazione già messa a dura prova dal nuovo quadro normativo, alimentando i dubbi sulla sua permanenza a lungo termine nel team.

    Resta inoltre vivo il ricordo dello sfacciato corteggiamento di Toto Wolff nel 2025 e di come, in quel periodo, il rapporto fra Max e la Red Bull si fosse incrinato vistosamente. Non è escluso che un copione simile possa ripetersi al termine del 2026, quando i nuovi equilibri della griglia saranno ormai definiti.

    Soffermandosi poi su Lambiase, van der Garde ha aggiunto:

    “Quella in McLaren sarà una grande opportunità per Lambiase. Se lo merita, e la pensa allo stesso modo anche Verstappen. Gianpiero è sempre stato molto leale con lui”.

    Il legame fra i due è finora apparso quasi indissolubile, capace di superare i confini della semplice collaborazione professionale; proprio alla luce della profondità di questo vincolo, oggi si addensa una fitta nebbia attorno al futuro di Verstappen, da tempo al centro delle discussioni più accese all’interno del paddock.

  • Sorpresa Red Bull: anche lei avrà una “Macarena” a Miami?

    Sorpresa Red Bull: anche lei avrà una “Macarena” a Miami?

    Durante il filming day svolto nella giornata di ieri a Silverstone, Red Bull ha portato in pista uno sviluppo molto aggressivo della RB22 e di notevole rottura con la monoposto che ha disputato – risultando piuttosto deludente – le prime tre gare della stagione.

    Nonostante le poche immagini circolate in rete, sembra che tutto il corpo vettura sia stato profondamente rivisto adottando fiancate più voluminose, decisamente spioventi nella parte posteriore e caratterizzate dal ritorno dei canali superiori denominati waterslides.

    Si tratta quindi di un ritorno al passato e a forme che hanno caratterizzato la precedente generazione di vetture, il che fa pensare a un netto cambiamento nella filosofia generale della monoposto.

    Ma non è tutto: una delle immagini circolate in rete mostra l’ala posteriore in modalità a bassa incidenza con il flap mobile completamente ribaltato ad imitare e perfino a estremizzare l’ala “Macarena” della Ferrari.

    La soluzione progettata dai tecnici guidati da Pierre Waché non è dotata dei due attuatori laterali annegati nelle paratie, ma sfrutta sempre il modulo centrale che ha assunto una curiosa forma simile alla testa di un’accetta, tanto che in redazione la si è battezzata “Tomahawk”, come la celebre ascia da battaglia dei nativi americani.

    Il modulo centrale agisce in sinergia alla pinna sopra il cofano motore – prolungata apparentemente in maniera posticcia – per creare un’ampia e continua deriva verticale dedicata a mantenere ordinati i flussi nell’ampissimo gap che si forma tra i due profili contrapposti.

    A Miami, pertanto, anche la compagine di Milton Keynes punterà tutto sui pesantissimi aggiornamenti alla propria vettura per risalire una china discendente inusuale per un team così vittorioso e per cercare di rimotivare la propria punta di diamante, Max Verstappen.

  • Ferrari è pronta a “ballare” a Miami: la Macarena sarà assoluta protagonista in Florida

    Ferrari è pronta a “ballare” a Miami: la Macarena sarà assoluta protagonista in Florida

    Nella giornata di ieri la Ferrari ha impegnato la pista di Monza per un filming day, ovvero una delle limitatissime occasioni concesse dalla FIA per scendere in pista con la vettura impegnata nel Campionato del Mondo di Formula 1 al di fuori dei week-end di gara.

    Nei 200 km di percorrenza concessi dalle norme, il team italiano ha impiegato una SF-26 dotata del pacchetto di aggiornamenti che, presumibilmente, vedremo in azione a Miami, affidandola a entrambi i piloti titolari Charles Leclerc e Lewis Hamilton.

    Le immagini provenienti dal circuito brianzolo non hanno fornito un quadro completo delle modifiche applicate all’intera vettura. Tuttavia, alcune immagini rese note da AutoRacer.it permettono di confermare che la Rossa non ha alcuna intenzione di accantonare l’innovativa ala posteriore rotante, ormai unanimemente riconosciuta con l’appellativo di “Macarena”.

    L’impegno profuso attorno a questo componente lascia intendere che i tecnici guidati da Loic Serra credano fortemente in questa soluzione che, finora, non è stata applicata in gara, presumibilmente a causa di alcuni fenomeni di instabilità aerodinamica che rendono meno solida la confidenza dei piloti nella vettura, soprattutto in fase di frenata.

    Il raggio di raccordo anteriore delle paratie laterali è stato ridotto al minimo concesso dal regolamento. Parallelamente, i due piloni di sostegno dell’ala sono stati risagomati, aumentandone lo sviluppo longitudinale così da incrementare la deriva verticale e la superficie di contatto con il profilo inferiore dell’ala, a tutto vantaggio della stabilità aerodinamica e meccanica, proprio come avviene per le superfici verticali di un aeromobile.

    Gli attuatori che innescano il movimento rotatorio dell’ala, annegati nelle due paratie laterali, sono stati inclinati maggiormente verso l’alto. Il minore ingombro del volume che li contiene, peraltro, suggerisce che anche le dimensioni degli stessi potrebbero essere state ridotte.

    Molto interessante, infine, la presenza di una piccola deriva verticale posta al centro del profilo rotante e sporgente verso l’alto nella fase in cui il profilo è chiuso. Nel momento in cui l’ala si ribalta completamente, questa deriva verticale si posiziona esattamente al centro dell’ampio varco compreso tra il profilo fisso e quello mobile, presumibilmente per riordinare i flussi e impedire componenti trasversali deleterie per la massima efficienza aerodinamica del sistema.

    Sarà ora fondamentale attendere la gara di Miami per scorgere i dettagli rimasti nascosti e, soprattutto, per comprendere se la Ferrari sarà in grado di fare il passo avanti necessario a impensierire una Mercedes che, al momento, appare ancora imbattibile.

  • McLaren, Fornaroli svolgerà delle FP1 nel corso del 2026

    McLaren, Fornaroli svolgerà delle FP1 nel corso del 2026

    Il percorso di crescita di Leonardo Fornaroli continua a raccogliere segnali estremamente incoraggianti.

    A confermarlo è stato Alessandro Alunni Bravi, Chief Business Affairs Officer della McLaren, che ha tracciato un bilancio estremamente positivo del lavoro svolto fin qui dal giovane pilota, soffermandosi non solo sui chilometri accumulati in pista, ma soprattutto sulla qualità del suo inserimento nel lavoro del team.

    “Sta facendo un lavoro incredibile, siamo davvero molto contenti di come sta andando”, ha spiegato Alunni Bravi ai media. Un giudizio netto, sostenuto anche dai numeri e dalla continuità mostrata nei primi impegni al volante: “Ha già eseguito due test su vetture vecchie e ha percorso più di mille chilometri in macchina, senza fare errori. Sta crescendo molto bene ed è stato subito competitivo”.

    Il punto, però, non riguarda soltanto la velocità nell’immediato. Nelle parole del dirigente emerge soprattutto la volontà di costruire un profilo pronto a rispondere davvero alle esigenze di una squadra di Formula 1. Per questo il programma non viene pensato in funzione di una comparsa occasionale, ma di una preparazione più profonda:

    “Sicuramente quest’anno lo vedremo in FP1, ma penso che il programma che lo riguarda sia quello di averlo pronto non per una sessione di libere, ma pronto a correre, essendo il nostro pilota di riserva”.

    È un passaggio importante, perché chiarisce la natura del lavoro che il team sta impostando su di lui. L’obiettivo non è soltanto offrirgli esperienza, ma metterlo nelle condizioni di poter rispondere da subito a un’eventuale chiamata. In questo senso, anche la rimodulazione del calendario ha inciso sul percorso: “Le due gare cancellate ci hanno costretto a cambiare i piani. Lo avremmo dovuto vedere a Sakhir“.

    Alunni Bravi ha poi allargato il discorso al lavoro che Fornaroli sta portando avanti lontano dai riflettori della pista. “I test TPC continueranno durante la stagione, ma lo vedremo presto in un fine settimana”, ha detto, prima di sottolineare quanto sia già attivo nel comprendere la struttura di un week-end di gara: “È già stato con noi in Giappone, ha lavorato con il team per cercare di capire come affrontare un week-end di gara in termini di feedback e di quali siano i compiti principali del pilota titolare”.

    A completare il quadro c’è il contributo quotidiano dietro le quinte, spesso meno visibile ma decisivo nel processo di formazione:

    “Sta anche supportando la nostra squadra nei Gran Premi, lavorando al simulatore e dando un apporto molto prezioso”.

    Il senso delle parole di Alunni Bravi, in definitiva, è piuttosto chiaro: Leonardo Fornaroli non è soltanto un prospetto interessante, ma un pilota che il team sta già costruendo con una logica da pronto impiego. E, per un classe 2004, è probabilmente il segnale più importante di tutti.

  • Norris: “Verstappen è uno dei migliori piloti che vedrete mai in F1. Abbiamo bisogno di lui”

    Norris: “Verstappen è uno dei migliori piloti che vedrete mai in F1. Abbiamo bisogno di lui”

    La nuova generazione di vetture, protagonista dell’attuale stagione nella massima categoria del Motorsport, ha indubbiamente alimentato un diffuso malcontento, complice l’introduzione di un ciclo regolamentare che ne ha, almeno in parte, attenuato l’essenza più pura.

    A risentirne maggiormente sono però i diretti protagonisti: i piloti, chiamati a confrontarsi in prima persona con queste monoposto di nuova concezione. Con sfumature diverse, il giudizio appare sostanzialmente convergente, al punto da aver condotto a una posizione quasi unanime circa la necessità di intervenire sul regolamento.

    All’interno della griglia, tuttavia, c’è chi più di altri fatica ad accettare questo nuovo corso. Il riferimento è, senza dubbio, al quattro volte campione del mondo Max Verstappen, che in più circostanze nel corso della stagione ha manifestato apertamente il proprio disappunto nei confronti delle attuali direttive tecniche, arrivando persino a lasciar intendere di guardarsi altrove, alla ricerca di quel piacere di guida che sente ormai affievolito nelle moderne Formula 1.

    Un’eventuale uscita di scena del pilota olandese costituirebbe un danno significativo non solo per l’immagine della disciplina, ma per l’intero movimento.

    Anche Lando Norris, attuale Campione del Mondo in carica, ha riconosciuto quanto una Formula 1 priva di Verstappen finirebbe inevitabilmente per perdere qualcosa. Intervistato dai microfoni di Sky Sports F1 UK, il britannico ha spiegato il suo punto di vista sul rivale:

    Se mi piace correre contro Max? Sì e no, a volte. Ma solo perché è, credo, uno dei migliori che vedrai mai in Formula 1. È un avversario tosto e a volte ti rende la vita incredibilmente difficile. Ma è una cosa positiva, no? E penso che tutti vogliano Max in Formula 1. Chi lo sa? Non ho idea di cosa andrà a fare. Ovviamente voglio correre contro di lui il più a lungo possibile perché vuoi sempre metterti alla prova contro i migliori. E lui lo è“.

    Secondo Norris, il talento di Hasselt ha ormai raggiunto uno status tale da poter decidere autonomamente del proprio futuro, indipendentemente dalle logiche contrattuali o dalle pressioni esterne del Circus.

    Può fare quello che vuole. Si è guadagnato il diritto di farlo. Non è obbligato a fare nulla. Però anche a me è piaciuto guardarlo correre nelle GT l’altro giorno e cose del genere. Quindi sì, si è guadagnato il diritto di fare quello che vuole“, ha concluso il pilota della McLaren.

    Le sue parole descrivono non solo un rapporto di profonda stima tra i due contendenti al titolo, ma evidenziano la preoccupazione comune per un regolamento che rischia di allontanare i più grandi talenti della categoria in favore di altre sfide automobilistiche più gratificanti sul piano della guida pura.

  • Norris: “Complimenti ad Antonelli, lottare per il Mondiale al secondo anno non è banale”

    Norris: “Complimenti ad Antonelli, lottare per il Mondiale al secondo anno non è banale”

    Andrea Kimi Antonelli è l’uomo del momento e a confermarlo è stato chi, quel ruolo, lo ha ricoperto con forza nella passata stagione.

    Le parole di Lando Norris, infatti, non hanno il tono della semplice cortesia, ma portano il peso di un riconoscimento pieno che arriva da chi conosce bene cosa significhi affrontare il salto tra il primo e il secondo anno in Formula 1, reggendo contemporaneamente la pressione di un campionato apertissimo.

    Il Campione del Mondo ha individuato subito il primo punto chiave della crescita del pilota bolognese:

    “Dal primo al secondo anno un pilota compie un gran salto in avanti. In ogni ambito si sente più a suo agio”.

    È una lettura tecnica e mentale insieme, perché fotografa quel momento in cui il talento smette di essere solo intuizione e comincia a diventare gestione, continuità e presenza costante.

    Nel ragionamento di Norris c’è spazio anche per il contesto che circonda Antonelli, un elemento ritenuto fondamentale per i suoi recenti successi.

    “La Mercedes mi è sempre sembrata una squadra molto valida nel proteggere i propri piloti, prendersi cura di loro e difenderli quando serve: ha sempre fatto un buon lavoro da questo punto di vista”, ha spiegato il britannico.

    Si tratta di un passaggio tutt’altro che secondario, perché suggerisce come la crescita del giovane italiano non sia soltanto individuale, ma sostenuta da un ambiente che gli ha permesso di consolidarsi senza disperdere energie preziose.

    Norris ha poi tracciato un ritratto personale del classe 2006, sottolineando come Kimi sembri un ragazzo alla mano che si dedica tanto al proprio lavoro, una struttura caratteriale che appare già all’altezza della dimensione in cui si ritrova a competere.

    Ed è proprio qui che il giudizio del pilota McLaren sale di livello, sancendo la definitiva maturazione del giovane talento italiano.

    “Al suo secondo anno sta già lottando per il campionato, penso che questo dimostri quanto sia bravo”, ha affermato Norris, riassumendo il senso di questo inizio di stagione. Oltre ai risultati e alla rapidità dell’apprendimento, emerge un dato che non può più essere ignorato: Antonelli non sta semplicemente emergendo, ma sta già reggendo il ritmo di una lotta al vertice.

    La chiusura di Norris suona dunque come una consacrazione:

    “Ora ha la possibilità di lottare per pole, vittorie e titolo. Ha una grande sfida davanti a sé, ma al momento sembra molto capace. Sono davvero entusiasta di vedere come se la caverà”.

  • Binotto: “Avrei firmato per la posizione in cui ci troviamo ora”

    Binotto: “Avrei firmato per la posizione in cui ci troviamo ora”

    In una stagione che ha imposto a tutti di ricominciare quasi da zero, Audi sta scegliendo la strada meno appariscente e più laboriosa: quella della costruzione graduale.

    I primi risultati del 2026 non autorizzano ancora entusiasmi, ma nemmeno allarmi fuori scala.

    Dopo le prime tre gare il bilancio resta modesto, eppure Mattia Binotto guarda soprattutto alla qualità della base tecnica su cui il progetto sta provando a crescere.

    Intervistato dal sito ufficiale della Formula 1, il dirigente italiano ha tracciato un primo bilancio del lavoro svolto, partendo da una considerazione che vale come una garanzia strutturale:

    “Avrei firmato per vedere i progressi ottenuti finora”. Poi la precisazione più importante: “Non c’è nulla di fondamentalmente sbagliato nella nostra auto e nel nostro progetto, e questa è la cosa più importante, perché quando si ha un problema di fondo, bisogna intervenire e risolverlo”.

    È da qui che si comprende la linea Audi: distinguere con lucidità ciò che funziona da ciò che va ancora costruito. Per Binotto il quadro è chiaro: il telaio ha dato risposte incoraggianti, mentre la vera area critica resta la Power Unit.

    “Siamo consapevoli anche che, se guardiamo alle prestazioni complessive e al divario rispetto ai migliori, il maggior margine di miglioramento risiede nella Power Unit stessa”, ha spiegato. “La maggior parte del nostro divario prestazionale è dovuta alla Power Unit, il che non sorprende. Ce lo aspettavamo. Sappiamo quanto sia difficile costruire un motore completamente nuovo”.

    Audi sapeva che il passaggio da esordiente a riferimento tecnico avrebbe richiesto tempo, con il 2030 come orizzonte per lottare per il campionato.

    Nel mentre, ci sono problemi di affidabilità, sfruttamento dell’energia e guidabilità. Non si tratta solo di potenza“, ha chiarito Binotto. “Si tratta di efficienza energetica, di impiego dell’energia, ma anche della guidabilità del motore stesso. L’auto è instabile in frenata e in accelerazione a causa della durezza del cambio. Forse la taratura dei rapporti non è corretta. Mettendo insieme le due cose, credo si possa guadagnare fino a un secondo al giro“.

    Dentro questo scenario, la lunga pausa che separa Suzuka da Miami diventa per Audi una finestra di lavoro strategica. “Penso che sia davvero un’opportunità per noi”, ha ammesso Binotto, spiegando come nelle prime settimane il team sia stato assorbito dalla preparazione immediata delle gare senza riuscire a esprimere il potenziale di sviluppo.

    Ecco perché Miami viene già inquadrata come un passaggio significativo, con la conferma dell’arrivo di un pacchetto importante:

    “Certamente porteremo un pacchetto che sarà significativo rispetto a quello che abbiamo usato in passato. Sono soddisfatto di ciò che abbiamo sviluppato”.

    In sintesi, il messaggio di Binotto è lineare: Audi non si considera ancora pronta, ma nemmeno smarrita. Il progetto ha un nucleo tecnico giudicato sano e una finestra preziosa per trasformare l’apprendimento in sviluppo. A Hinwil non cercano scorciatoie, cercano continuità. E sanno esattamente da dove ripartire.

  • Antonelli, Wolff contro i media italiani: “Leggo e sento di paragoni con Senna, tutto questo non mi piace”

    Antonelli, Wolff contro i media italiani: “Leggo e sento di paragoni con Senna, tutto questo non mi piace”

    In Italia la velocità con cui un atleta viene elevato all’altare della gloria è spesso proporzionale a quella con cui viene fatto precipitare al suo primo errore.

    È un meccanismo ormai noto, fatto di lodi gonfiate che, invece di sostenere il talento, finiscono per accelerare il deragliamento della carriera di una giovane promessa.

    Dopo tre gare stagionali e con la leadership del Mondiale tra le mani, anche Andrea Kimi Antonelli deve fare i conti con questo rischio.

    Sul diciannovenne bolognese iniziano ad accumularsi paragoni pesantissimi, ma in casa Mercedes i vertici sono già corsi ai ripari per proteggere il proprio diamante grezzo.

    Toto Wolff, durante un incontro con la stampa selezionata, ha voluto predicare calma, mantenendo il focus sulla crescita graduale del pilota.

    “Siamo sempre stati molto chiari nei nostri obiettivi con lui. Il primo anno è stato un anno di apprendimento, per cui era normale attendersi momenti molto positivi ma anche altre fasi in cui tutto può diventare più difficile. Ora siamo nel secondo anno della sua crescita e Kimi continua a migliorare nel modo in cui speravamo e avevamo previsto”, ha dichiarato il team principal della scuderia di Brackley.

    Il manager austriaco non ha nascosto il fastidio per alcune narrazioni decisamente esagerate che vedono il nome di Kimi accostato a leggende assolute della Formula 1.

    “Ovviamente in Italia tutti vogliono già parlare di Campionato del Mondo e iniziano i paragoni con Senna. È qualcosa che non mi piace leggere. Parliamo di un ragazzo di 19 anni che è sotto i riflettori da prestissimo. Bisogna abbassare la pressione e le aspettative, non aumentarle”, ha ribadito Wolff con fermezza.

    Secondo il manager, Antonelli gestisce la situazione con maturità grazie a un ottimo ambiente personale, fondamentale in questa fase della carriera.

    “Ci sono momenti in cui lo prendiamo per mano, altri in cui alziamo il livello della pressione e pretendiamo di più. Ma nel complesso tutto sta andando come ci aspettavamo. Non deve più dimostrarci di avere la velocità. Non deve dimostrarci di avere il talento. Non deve dimostrarci di avere il carattere giusto. Adesso è soltanto una questione di esperienza, e quella arriva con il tempo“, ha concluso Wolff, chiudendo di fatto ogni discussione prematura su titoli mondiali o eredità pesanti.