Autore: Claudio Brembati

  • ADUO, Ferrari pressa la FIA sulle scadenze: vuole i primi “gettoni” a Montreal

    ADUO, Ferrari pressa la FIA sulle scadenze: vuole i primi “gettoni” a Montreal

    Trascorse le prime due prove del campionato di Formula 1 2026, è ormai a tutti evidente il ruolo centrale che le nuove Power Unit rivestono nell’attuale impianto regolamentare.

    Emblematico è il caso riguardante l’unità motrice Mercedes, che sta permettendo al team anglo-austriaco di dominare sostanzialmente in ogni condizione.

    Solo la Scuderia Ferrari ha saputo schierare una vettura, la SF-26, che interpreta i nuovi regolamenti con astuzia e notevole ingegno: competitiva in ogni fase del week-end di gara, ma che non può imporsi sulle Mercedes a causa di un deficit di potenza termica che, a cascata, influenza le potenzialità di recupero di energia.

    Nel frattempo, i motorizzati Audi, Red Bull Powertrains e Honda si trovano in un momento ancora più delicato.

    Per questo motivo la compagine di Maranello avrebbe stretta necessità di aggiornare la propria Power Unit per tentare di contrastare Mercedes nella corsa per il Mondiale e, per questo, il meccanismo ADUO le risulta particolarmente prezioso. In questo preciso momento, pertanto, è particolarmente utile comprendere in cosa consiste tale meccanismo, dato che a breve scopriremo chi effettivamente ne trarrà beneficio e in quale misura.

    Il meccanismo ADUO, ovvero Additional Development and Upgrade Opportunities (opportunità aggiuntive di sviluppo e aggiornamento), è stato appositamente inserito nel regolamento 2026 per consentire ai costruttori di Power Unit che risultano in deficit di prestazione di recuperare rispetto ai migliori, garantendo equilibrio.

    Per capire la logica di funzionamento dell’ADUO, va innanzitutto collocato all’interno del quadro regolamentare.

    A seguito della prima omologazione di una Power Unit da parte di un costruttore nel periodo 2026-2030, gli aggiornamenti ai componenti della Power Unit possono essere effettuati solo se rientrano in una specifica tabella (Appendice C4) e, se consentiti nello specifico anno, devono essere introdotti dalla prima gara ed utilizzati per tutto il campionato.

    Per esempio, è possibile introdurre un nuovo albero a camme solo per le stagioni 2027 e 2029, mentre non è possibile alcun intervento sulla pompa del carburante fino alla fine dell’attuale periodo regolamentare, nel 2030.

    Ogni altro aggiornamento è consentito solo per motivi di affidabilità, sicurezza, risparmio o problemi di approvvigionamento, e deve essere descritto in un apposito dossier integrativo a quello di omologazione iniziale della Power Unit, che deve approvare l’intervento.

    In questo quadro basilare lo sviluppo di un’unità motrice è sostanzialmente bloccato, ma il meccanismo ADUO interviene garantendo ulteriori opportunità di sviluppo tramite il monitoraggio delle prestazioni del motore termico (ICE) fornite dai singoli costruttori ai team clienti.

    Il monitoraggio, che avviene tramite appositi sensori in ogni gara del campionato, porta al calcolo del cosiddetto indice di performance della Power Unit, confrontato con il valore più alto registrato all’interno di specifici periodi di valutazione, determinando se un costruttore ha diritto ad accedere agli upgrade aggiuntivi previsti dal meccanismo ADUO.
    I periodi di valutazione, da regolamento, sono i seguenti:

    • Primo periodo: dal round 1 al round 6
    • Secondo periodo: dal round 7 al round 12
    • Terzo periodo: dal round 13 al round 18

    Si è volutamente utilizzato il termine originale “round” perché, dopo la cancellazione dei Gran Premi di Bahrain e Arabia Saudita, sorgono dubbi sulla scadenza del primo periodo ADUO, inizialmente previsto per il Gran Premio di Miami, che ora potrebbe slittare al Gran Premio di Monaco, il quale, nel frattempo, sulle piattaforme della Formula 1, è diventato ufficialmente il round 6.

    Questo slittamento regalerebbe a Mercedes un periodo aggiuntivo di supremazia (nello specifico fino al Gran Premio di Barcellona). In quest’ottica, le pressioni esercitate dalla Scuderia Ferrari sulla Federazione per non posticipare la scadenza del primo periodo di valutazione assumono un significato strategico importante.

    Va anche sottolineato che il regolamento precisa come i costruttori che non hanno ottenuto l’ADUO nei primi due periodi di valutazione della stagione in corso non siano ammissibili all’ADUO nell’ultimo periodo di valutazione della stessa stagione.

    Accedere da subito ai benefici ADUO è quindi fondamentale.

    Al termine di ogni periodo di valutazione, se il divario dalla Power Unit con il maggiore indice di prestazione è tra il 2% e il 4%, il costruttore ha diritto a un upgrade di omologazione aggiuntivo nell’anno in corso e uno nell’anno seguente. Se il divario risultasse superiore al 4%, si avrebbe diritto a due upgrade di omologazione aggiuntivi nell’anno in corso e due nell’anno seguente.

    Gli upgrade ADUO non sono cumulativi all’interno della stessa stagione e vengono concessi una sola volta, alla prima occasione in cui il costruttore risulta idoneo, e si sommano invece a quelli eventualmente concessi durante la stagione precedente.

    Nel regolamento è presente a questo punto una nota molto importante che riportiamo integralmente: “La soglia del 2% e la risoluzione dell’Indice di Performance ICE sono ancora in fase di validazione, in attesa della conclusione delle attività in corso tra costruttori e team relative alla misurazione delle prestazioni in pista”.

    In sostanza la FIA non ha ancora elementi sufficienti per stabilire che la soglia del 2% sia adeguata allo stato attuale dei valori in campo, e potrebbero attenderci ulteriori sorprese nei prossimi mesi.

    Una volta che il costruttore ha ottenuto i benefici previsti dall’ADUO, può apportare modifiche alle sole parti presenti nella tabella dei componenti citata inizialmente, laddove il componente sia stato marcato come suscettibile di aggiornamento ADUO nell’apposita colonna.

    L’aggiornamento proposto deve essere sottoposto alla Federazione con un apposito dossier e, una volta approvato, può essere introdotto a partire dalla prima gara successiva alla concessione dell’ADUO, in aggiunta a qualsiasi altro upgrade di specifica già concesso. Tale aggiornamento deve essere disponibile alla gara in cui viene introdotto per la prima volta, fornendo almeno una Power Unit della nuova specifica di omologazione per tutti i team clienti del costruttore.

    Tornando all’esempio precedente, è possibile introdurre un nuovo albero a camme o una nuova pompa carburante in qualunque anno se il costruttore ha deciso di intervenire su questi componenti dopo la concessione ADUO.

    Il regolamento finanziario supporta questo strumento intervenendo sul Budget Cap e sgravandolo dei costi aggiuntivi necessari con importi variabili tra 3 e 8 milioni di dollari in funzione del divario in percentuale calcolato sull’indice di prestazione. Va anche puntualizzato che il regolamento finanziario è estremamente dettagliato e complesso e comprende specifiche voci dedicate a ogni parte che si intende modificare, oltre a consentire ore extra dedicate ai test al banco prova.

    In conclusione, per quanto estremamente complesso, l’ADUO sembra effettivamente garantire ai costruttori l’opportunità di recuperare competitività senza intervenire direttamente sulla competizione stessa come opera il controverso BOP adottato nel WEC. D’altro canto la regolamentazione è estremamente complessa e non sono ben chiari né i metodi di misurazione del parametro di performance dell’ICE né le tempistiche con cui la FIA sarebbe in grado di approvare un aggiornamento per consentire a un team di usufruirne in tempi rapidi ovvero “a partire dalla prima gara successiva alla concessione dell’ADUO”.

    In questa ottica, non è ancora escluso che Mercedes possa nascondere le vere potenzialità della propria Power Unit impedendo ai competitor di accedere ai benefici aggiuntivi. D’altro canto, chi è in svantaggio deve riuscire a farsi certificare la propria situazione entro metà campionato, pena il congelamento della propria unità motrice fino all’annata successiva.

  • Mercedes, il dettaglio inedito dei flap mobili anteriori al servizio del pilota

    Mercedes, il dettaglio inedito dei flap mobili anteriori al servizio del pilota

    Nel corso del recente Gran Premio di Cina dominato dalle Mercedes, la nostra redazione ha potuto notare un dettaglio tecnico interessante legato al movimento dei flap mobili della vettura anglo-tedesca.

    Va detto anzitutto che non esistono in rete video chiari ed esplicativi, ma il singolare movimento è stato nettamente individuabile e non è improbabile che caratterizzasse il comportamento delle Mercedes già nel primo appuntamento stagionale.

    Nelle immagini della gara che inquadravano frontalmente la W17, si è potuto notare che in fase di frenata il ripristino della posizione del profilo mobile in configurazione di alto carico aerodinamico non avviene in un unico rapido movimento, ma in due distinte fasi.

    La prima fase, caratterizzata da un movimento rapido, avviene tra la condizione di basso carico fino a circa metà della corsa, con un comportamento del tutto analogo a quello dei competitor.

    La seconda fase, più interessante, avviene in maniera lenta e progressiva, portando con dolcezza il flap a fine corsa poco prima della staccata.

    Si presume che tale espediente tecnico sia volto a creare una variazione di carico più graduale sull’asse anteriore, garantendo al pilota maggiore confidenza nella delicata fase della frenata.

    Una supposizione suffragata anzitutto dalle motivazioni che hanno portato al momentaneo accantonamento dell’ala rotante della Ferrari che, al momento, sembra non garantire un corretto feeling ai piloti proprio per via dell’elevata instabilità generata nella fase di ritorno verso la configurazione di alto carico.

    Un ulteriore indizio risiede, probabilmente, nelle parole dello stesso alfiere Mercedes George Russell che, all’indomani del Gran Premio di Australia, aveva lamentato alcuni problemi di instabilità all’anteriore proprio nelle suddette fasi di frenata.

    Un movimento progressivo come quello descritto è permesso dai regolamenti, che impongono solamente un tempo massimo di transizione tra la modalità curva e la modalità rettilineo: sotto queste premesse, anche l’ala Macarena della SF-26 rientra nella piena legalità.

    Va ricordato che il meccanismo che governa le attuali ali mobili è azionato da un attuatore idraulico la cui gestione è demandata a specifiche elettrovalvole. 

    Questi componenti regolano il passaggio del fluido dalla camera anteriore a quella posteriore dell’attuatore, consentendone il movimento alternativo che agisce sulla posizione dell’ala.

    Per realizzare un movimento così articolato come quello visibile sulla W17, è possibile che i tecnici di Brackley si siano affidati a valvole idrauliche di tipo proporzionale, ovvero capaci di regolare la portata di fluido diretta verso l’attuatore e viceversa.

    In questo modo, alla massima portata erogata corrisponde un movimento rapido del meccanismo, mentre a una portata intermedia si ottiene il movimento progressivo e fluido che caratterizza le fasi di frenata dell’ala Mercedes.

    Non vi è prova, al momento, che questo comportamento venga fatto variare a seconda della curva del tracciato, come riportato da alcuni account sui social media.

    Qualora il meccanismo fosse effettivamente asservito da un’elettrovalvola proporzionale, tale eventualità sarebbe tuttavia plausibile, poiché il comportamento della stessa sarebbe programmabile via software quantomeno a veicolo fermo.

  • Crisi Aston Martin, Wolff: “Lasciare Mercedes è stata una loro decisione”

    Crisi Aston Martin, Wolff: “Lasciare Mercedes è stata una loro decisione”

    Il disastroso avvio di stagione che sta attraversando Aston Martin ha ormai posto all’unanimità un solo soggetto sul banco degli imputati: la partnership con Honda.

    Le prime due gare del 2026 hanno confermato quanto la Power Unit giapponese sia drammaticamente deficitaria in termini di potenza e affidabilità, nonché afflitta da vibrazioni tanto nocive da rendere pressoché impossibile per i piloti completare la distanza di un Gran Premio.

    Alla luce delle ottime prestazioni dell’unità motrice Mercedes, è probabile che più di un rimpianto possa essersi fatto strada tra i pensieri dei vertici del team britannico, passato dal ruolo di cliente Mercedes a quello di team ufficiale in stretta collaborazione con la casa di Sakura.

    Il team principal di casa Mercedes, Toto Wolff, è stato interpellato nel fine settimana del Gran Premio di Cina in merito alla separazione con Aston Martin, rimarcando la volontà da parte della casa della Stella di proseguire il rapporto con il team inglese:

    “Aston Martin è stata cliente e partner di Mercedes per molti anni, e continuiamo a fornire loro motori e altri componenti anche per le auto stradali, quindi non è stata una decisione di Mercedes quella di non proseguire con Aston Martin. Penso che sia stata una loro consapevole decisione, quella di diventare un team ufficiale Honda con il loro partner Aramco, ed è per questo che abbiamo dovuto lasciarli andare”.

    Va tuttavia osservato come diventare un team ufficiale sia un passaggio storicamente quasi obbligato per issarsi ai vertici della categoria, sebbene, al momento, rappresenti un vero e proprio passo falso nella massiccia campagna di investimenti condotta dal magnate Lawrence Stroll per potenziare Aston Martin.

  • Williams, una zavorra sulle ambizioni

    Williams, una zavorra sulle ambizioni

    L’avvio della stagione 2026 ha rappresentato una doccia fredda per le ambizioni del team Williams, che aveva puntato senza compromessi sul nuovo ciclo regolamentare per il proprio rilancio.

    I primi problemi a Grove erano emersi con i ripetuti fallimenti del crash test del telaio della FW48, costati al team britannico non solo un ritardo nella partecipazione alla campagna di test, ma anche un cospicuo aggravio di peso per la neonata monoposto.

    Il problema del sovrappeso, che si somma alla mancanza di know-how nella gestione della Power Unit Mercedes, mette ora seriamente in discussione l’intero piano di sviluppo stagionale.

    In un recente articolo di Motorsport.com, il team principal James Vowles ha spiegato:

    “Ridurre il peso della macchina non è complicato. Se questo fosse un mondo senza Cost Cap, interverremmo domani e sarebbe fatto in poche settimane”.

    La presenza del budget cap impone però a ogni team di scegliere con attenzione su quali ambiti concentrarsi e in quali tempi, dilatando inevitabilmente le finestre di intervento. La stima iniziale di tre GP necessari per correggere il tiro è stata rivista al rialzo dallo stesso Vowles:

    “Bisogna pianificare gli sviluppi mirati all’alleggerimento in base a quando le componenti arrivano a fine vita e a quando introdurremo aggiornamenti più avanti nella stagione. È complesso dare un numero esatto di gare in cui saremo in grado di intervenire, ma diciamo circa sei gare. Quindi parecchio tempo”.

    Il manager britannico ha infine descritto i benefici a cascata della suddetta operazione:

    “Ridurre il peso ha effetto anche su assetto e altezza da terra. Inoltre c’è un impatto anche sul recupero di energia – che è funzione della velocità minima all’apice della curva, a sua volta influenzata dal peso. Gli effetti si moltiplicano”.

  • Ferrari, la dura lezione del 2014 è servita?

    Ferrari, la dura lezione del 2014 è servita?

    Nelle partenze fulminee della SF-26 si intravede ciò che è stato appreso dalla prima fallimentare Power Unit turbo-ibrida.

    Durante i test pre-stagionali svoltisi nelle scorse settimane, l’interesse per i nuovi temi tecnici derivati dall’adozione del regolamento 2026 è stato notevole.

    Tra tematiche controverse, come il Power Unit Gate, e novità affascinanti come le ali rotanti, vi è certamente un aspetto che ha fatto sgranare gli occhi a tutti gli appassionati: le prove di partenza in cui le Ferrari sono parse in grado di scattare in modo a dir poco fulmineo, replicate poi anche in quel di Melbourne.

    In un articolo apparso su The Race, il navigato tecnico Gary Anderson ha analizzato questo fenomeno e il diverso ruolo del turbo rispetto al recente passato, spiegando quanto segue:

    “Fino al 2025, la Formula 1 disponeva del MGU-H, un motogeneratore sull’albero del turbo che svolgeva due funzioni fondamentali: accelerare il turbo elettricamente per eliminare il turbo lag, e frenarlo in caso di overspeed recuperando energia. Questo componente rendeva la dimensione del turbo meno critica, poiché compensava sia le lentezze di risposta dei turbo grandi che i limiti di regime dei turbo piccoli. Con il regolamento 2026, l’MGU-H è stato abolito. Il turbo ora ha un’unica funzione: sfruttare i gas di scarico per generare pressione di sovralimentazione”.

    Questo cambiamento di ruolo fa sì che le dimensioni, e quindi l’inerzia del turbocompressore, abbiano oggi un’influenza notevole in alcune specifiche condizioni che Anderson ha sintetizzato così:

    “In questo nuovo contesto, un turbo piccolo offre vantaggi concreti: raggiunge prima il regime necessario, risponde più rapidamente alle variazioni e risulta più efficace a bassi regimi, nelle partenze e sui circuiti lenti. Un turbo grande, invece, perde parte dei benefici che l’MGU-H gli garantiva, e rischia di essere penalizzato proprio nelle fasi in cui il flusso dei gas di scarico è insufficiente”.

    Vale la pena ricordare che nel 2014, agli albori della precedente era turbo-ibrida, il motore di Maranello fu penalizzato proprio dall’adozione di un turbocompressore troppo piccolo rispetto alla concorrenza e incapace di sfruttare appieno le possibilità di recupero di energia offerte dalla MGU-H.

    La scelta fatta dalla Ferrari nel 2026 appare quindi sensata e, auspicabilmente, un riflesso positivo delle esperienze fallimentari del passato.

  • Alonso: “Dobbiamo sforzarci di trovare lati positivi”

    Alonso: “Dobbiamo sforzarci di trovare lati positivi”

    Il bilancio di Aston Martin al termine del primo appuntamento stagionale a Melbourne ha sfiorato – sportivamente parlando – la drammaticità, con Fernando Alonso costretto (due volte) al ritiro e Lance Stroll che ha tagliato il traguardo con un distacco di ben 15 giri dal vincitore George Russell.

    Se da un lato era difficile attendersi un esito differente, quanto visto all’Albert Park solleva pesanti interrogativi sul futuro della squadra guidata da Adrian Newey.

    Eppure, paradossalmente, il debutto australiano si è trasformato in un’occasione utile per testare procedure fondamentali che la scuderia di Silverstone non aveva potuto verificare durante i test in Bahrain, condizionati da continui problemi e da un programma fortemente ridotto.

    Per la prima volta in questo 2026, infatti, sia Alonso che Stroll hanno completato tutte le fasi operative di un fine settimana di gara, dalle procedure di schieramento in griglia fino allo start.

    Passaggi che potrebbero apparire scontati, ma che viste le difficoltà attuali rappresentano un punto di partenza necessario.

    Lo stesso pilota spagnolo, ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, ha analizzato la situazione con estremo realismo:

    “Oggi con entrambe le vetture siamo riusciti a fare il giro di formazione, la partenza e il pit-stop. Probabilmente questo genere di cose sembrano normali a tutti, ma in Bahrain non siamo mai stati in pista alle 19:00, quindi non abbiamo mai provato nessuna delle procedure di formazione o di partenza. Abbiamo scoperto un po’ di più le potenzialità della vettura e del telaio rispetto a quanto avevamo fatto a Sakhir, anche grazie ai giri completati nelle prove libere”.

    Alla domanda su cosa si possa effettivamente salvare dal fine settimana australiano, Alonso ha risposto guardando già alla prossima tappa:

    “Se c’è qualche aspetto positivo da portare a casa? Dobbiamo trovarlo. Non abbiamo altra scelta. Dobbiamo prendere il lato positivo e andare avanti. Tutti sono determinati a cambiare la situazione e stanno lavorando duramente. Probabilmente, rispetto alla situazione che avevamo il giovedì in Bahrain, ora siamo in una posizione migliore. I dati raccolti sono stati utili e penso che arriveremo in Cina sicuramente più preparati”.

  • Alonso: “Le monoposto 2026 hanno il grip delle auto a noleggio quando si spinge”

    Alonso: “Le monoposto 2026 hanno il grip delle auto a noleggio quando si spinge”

    Terminata la terza e ultima settimana di test pre-stagionali, molti dei dubbi che hanno accompagnato l’arrivo di questa nuova era regolamentare hanno iniziato a ricevere alcune risposte.

    Tra i tanti punti interrogativi, uno dei più grandi riguardava il cambiamento di stile di guida richiesto ai piloti e, di riflesso, l’opinione che gli stessi si sarebbero fatti in merito alle nuove monoposto.

    Dopo i test sappiamo che molti piloti hanno espresso le proprie perplessità in modo più o meno esplicito ma, tra i più caustici, vi è il mai banale Fernando Alonso, il quale, esprimendosi sull’argomento ai microfoni dei media presenti a Sakhir, ha dichiarato:

    “Siamo sempre al limite dell’aderenza, come quando cerchi di spingere con una macchina a noleggio”.

    In merito all’ormai decisiva gestione dell’energia, che sta avendo impatto su ogni aspetto tecnico e sportivo della massima formula, il due volte Campione del Mondo asturiano ha lasciato intendere una certa frustrazione sulle abilità di ogni pilota, affermando:

    “In alcune curve e in vari circuiti decideremo di risparmiare energia affrontando le curve a velocità inferiore, così da avere più energia sul rettilineo. Dal punto di vista del pilota, le tue capacità contano meno ora. Vorresti fare la differenza in curva, andando cinque chilometri orari più veloce, ma ora sei condizionato da quanta energia il motore avrà sul rettilineo successivo”.

    Uno scenario, questo, che, combinato alla profonda crisi tecnica di Aston Martin, potrebbe pesare notevolmente sulle motivazioni che spingono il navigato campione di Oviedo a proseguire la sua lunghissima carriera.

  • Ferrari, la nuova ala posteriore ruota di 180 gradi. E vale 8-10 km/h in rettilineo

    Ferrari, la nuova ala posteriore ruota di 180 gradi. E vale 8-10 km/h in rettilineo

    Nella seconda giornata di test pre-stagionali (seconda tornata) a Sakhir, gli occhi di appassionati e addetti ai lavori si sono posati nuovamente sulla SF-26 che, giorno dopo giorno, continua a evolversi adottando soluzioni estremamente originali.

    Dopo l’interpretazione estrema della zona del diffusore, oggi la Ferrari ha stupito equipaggiando la propria monoposto con un’ala mobile che non solo si apre ruotando verso l’alto, ma si ribalta completamente di 180°.

    Questa innovazione fa certamente parte delle annunciate soluzioni tecniche per le quali il team ha dovuto attendere l’avallo finale della Federazione.

    Il fulcro necessario a eseguire questo movimento deve essere necessariamente posto al centro del profilo, mentre il meccanismo attuatore non sembra più situato in posizione mediana, ma deve essere stato integrato altrove.

    Poiché il regolamento impone l’uso di un unico sistema di attuazione per l’ala posteriore, è probabile che questo sia stato alloggiato in una delle due paratie laterali.

    La normativa lascia notevole libertà fissando il tempo di transizione tra la modalità “curva” e quella “rettilineo” e imponendo il rispetto dei volumi stabiliti dalla FIA, ma nulla specifica in merito all’angolo di apertura o ad altri vincoli geometrici.

    Si tratta di un’interpretazione molto furba dei regolamenti, la cui efficacia sarà da dimostrare e che i competitor potrebbero non essere in grado di replicare facilmente nel breve termine.

    L’obiettivo è senza dubbio ridurre drasticamente la resistenza all’avanzamento nella modalità “Straight Mode”. Il ribaltamento del profilo superiore crea una componente portante delle forze sul profilo che permetterebbe alla Rossa di guadagnare 8-10 km/h in rettilineo.

    Risulta più complicato capire, data l’assenza di immagini dettagliate, se l’ala ribaltata possa influire sul profilo principale, condizionando i flussi per ottenere un potenziamento a cascata della riduzione della resistenza tramite uno stallo aerodinamico.

    Sarà inoltre interessante scoprire se siano stati applicati accorgimenti particolari sul bordo d’entrata e di uscita del flap.

    Va reso merito allo staff tecnico del Cavallino Rampante per lo sforzo profuso: la SF-26, inizialmente considerata tra le vetture meno appariscenti e persino conservativa, si pone oggi di diritto tra le monoposto più interessanti della stagione.