Autore: Jacopo Mandò

  • Hamilton: “Il duello prolungato con Leclerc? Questo è quello che succede quando due grandi piloti si rispettano”

    Hamilton: “Il duello prolungato con Leclerc? Questo è quello che succede quando due grandi piloti si rispettano”

    C’è chi ha accostato il duello tra Lewis Hamilton e Charles Leclerc a certe rivalità feroci del passato, chi ne ha discusso i limiti e chi, più semplicemente, se l’è goduto.

    Di sicuro, la battaglia tutta in rosso andata in scena nel corso del Gran Premio di Cina è stata uno dei momenti più intensi del week-end, tra ruota a ruota, sorpassi, incroci di traiettorie e controsorpassi.

    Per diversi giri, il cuore della gara è stato lì.

    È anche questo, in fondo, che la nuova Formula 1 sta cercando di proporre: più lotta ravvicinata, meno aria sporca, più occasioni per attaccare.

    Un’impostazione che continua a dividere il paddock.

    Max Verstappen non ha nascosto il proprio disagio, Carlos Sainz ha espresso forti perplessità e anche altri protagonisti hanno accolto il nuovo formato con prudenza.

    Chi oggi riesce a stare davanti, però, sembra vivere il cambiamento in modo molto diverso.

    E tra questi c’è soprattutto un Lewis Hamilton ritrovato.

    Dopo una stagione opaca, il britannico appare nuovamente coinvolto, leggero, quasi rigenerato dal contatto diretto con la pista e con la battaglia.

    Le sue parole, al termine del terzo posto di Shanghai, spiegano bene questa sensazione:

    “È molto semplice inseguire da vicino la vettura che precede. La situazione rispetto agli anni passati è nettamente migliore. Non si crea aria sporca che ti fa perdere troppo carico aerodinamico. Credo che si tratti del miglior racing che io abbia mai vissuto in Formula 1”.

    Parole, quelle di Lewis, che, pronunciate da un pilota che corre dal 2007 e che ha attraversato epoche tecniche profondamente diverse, vanno a comporre una frase non banale.

    È, al contrario, una presa di posizione forte. Hamilton, infatti, ha descritto il confronto con Leclerc quasi come un ritorno alle origini:

    “In macchina è stato fantastico. Sembrava di essere su un go-kart: sorpassi e controsorpassi, si riusciva a posizionare la macchina in maniera ottimale. Tra noi, a volte, non passava un foglio di carta. Questo è quello che succede quando battagliano grandi piloti rispettandosi”.

    Ed è forse proprio qui che si coglie il segnale più interessante.

    Non soltanto nel podio ritrovato, ma nel tono con cui Hamilton racconta ciò che sta vivendo: c’è entusiasmo, c’è lucidità, c’è persino gratitudine verso una generazione di vetture che gli ha restituito il gusto pieno del duello.

    Per Ferrari è una buona notizia.

    Per la Formula 1, forse, lo è ancora di più.

  • Cina, ad Antonelli il titolo di Hammer of the Day

    Cina, ad Antonelli il titolo di Hammer of the Day

    Non è stata una sera di miracoli. 

    I miracoli servono a chi non ha strumenti, a chi vince contro logica, mezzi e prestazione. 

    La Mercedes non ha avuto bisogno di nulla di tutto questo: è stata semplicemente la vettura migliore in pista, ancora una volta. 

    Ma una macchina, per quanto superiore, non si conduce da sola. Va portata, capita, gestita. 

    E soprattutto, quando la pressione sale, va meritata.

    Dentro quell’abitacolo, allora, non c’era soltanto il miglior pacchetto del momento. C’era un ragazzo di 19 anni, nato nel 2006, che a Shanghai ha conquistato il suo primo Gran Premio in Formula 1, diventando il primo italiano a vincere da vent’anni a questa parte. 

    È questo il punto che rende la sua domenica qualcosa di più di una vittoria. Perché Andrea Kimi Antonelli non ha soltanto raccolto ciò che la Mercedes gli ha messo a disposizione: lo ha trasformato in una prova di maturità piena, netta, quasi spiazzante per naturalezza. In un’età in cui, di solito, si aspetta, si perdona o si accompagna la crescita, lui ha già scelto un’altra strada.

    Da mesi si diceva che il talento ci fosse. Che fosse precoce, fuori scala, diverso. Ma tra l’essere un predestinato e il diventare davvero un vincente c’è sempre un passaggio che nessuna narrazione può compiere al posto tuo. 

    Quel passaggio, Antonelli, lo ha fatto. 

    Senza enfasi inutile, senza bisogno di aggrapparsi al caos, alla fortuna o agli episodi. Ha guidato da pilota superiore una macchina superiore. Ed è una differenza enorme.

    Per questo il tricolore sul gradino più alto del podio ha avuto un peso che andava oltre il semplice dato sportivo. 

    L’Italia, in Formula 1, aspettava questo momento da troppo tempo. Rivedere quella bandiera lassù, proprio con un ragazzo bolognese nato nell’anno in cui iniziava questo lungo digiuno, ha avuto quasi la forma di una ricucitura.

    Come se una storia rimasta sospesa avesse finalmente trovato il coraggio di ripartire.

    La cosa più impressionante, però, resta forse un’altra: Antonelli non dà l’idea di essere arrivato qui in anticipo. 

    Dà l’idea, piuttosto, di essere già dentro il proprio tempo. Ha l’età della scoperta, ma guida con la compostezza di chi conosce già il peso delle occasioni. Non corre come un ragazzo che sogna. 

    Corre come uno che ha capito che il sogno, adesso, chiede responsabilità.

    E allora sì, la storia stavolta siamo noi. O meglio: la storia, stavolta, parla italiano. Ha il volto pulito di un ragazzo che non ha ancora vent’anni, ma che in macchina sembra averne molti di più. 

    Ha il passo di chi non si è lasciato travolgere dall’evento, ma lo ha attraversato con la calma dei grandi

    Il resto, naturalmente, dovrà ancora essere scritto. 

    Una vittoria non basta per definire un’epoca, né per garantire che tutto prosegua nella stessa direzione. Ma alcune domeniche hanno un valore che resiste anche al tempo.

    Quella di Shanghai, per Andrea Kimi Antonelli, ha proprio questo sapore. Non quello del colpo isolato, ma del primo capitolo. 

    E in un Paese che troppo spesso si aggrappa alla nostalgia, non è poco rivedere un presente capace di parlare già da futuro.

  • Russell: “A giugno ci saranno modifiche al motore, dobbiamo sfruttare la situazione ora”

    Russell: “A giugno ci saranno modifiche al motore, dobbiamo sfruttare la situazione ora”

    Il Gran Premio di Cina ha chiuso il secondo atto di una Formula 1 2026 già capace di spostare gerarchie e percezioni.

    La vittoria di Andrea Kimi Antonelli, la prima della sua carriera, ha riportato un italiano sul gradino più alto del podio per la prima volta dal 2006 e ha consegnato alla Mercedes la seconda doppietta consecutiva dopo Melbourne.

    In questo quadro, le parole di George Russell hanno avuto un doppio peso: quello del compagno battuto in pista e quello del leader del Mondiale, ancora davanti in classifica ma con un margine ridotto a quattro punti proprio su Antonelli.

    Il britannico, a fine gara, ha scelto prima di tutto il riconoscimento:

    Grandissime congratulazioni a Kimi, perché vincere la prima gara è sempre qualcosa di speciale. Quest’anno sta guidando in modo straordinario, e in particolare questo week-end“.

    Il passaggio più interessante, però, è arrivato subito dopo, quando Russell ha tolto qualsiasi alone di sorpresa alla domenica di Shanghai:

    Ha fatto una grande gara. Ma anche l’anno scorso Kimi era estremamente veloce, quindi mi aspettavo che fosse estremamente veloce anche in questa stagione“.

    È un elogio, sì, ma anche una presa d’atto interna: oggi, in casa Mercedes, il primo riferimento non è più soltanto prospettico.

    Russell ha poi ricostruito la propria corsa, segnata da una partenza complicata e da una fase centrale rimessa in discussione dalla Safety Car:

    Non è stato facile per nessuno dei due, specialmente in partenza. Poi ho recuperato posizioni, ero tornato secondo ma la Safety Car è uscita in un momento sfortunato. Le Ferrari erano molto veloci anche nella ripartenza, quindi ho perso terreno da loro. Alla fine, però, un secondo posto non è un brutto risultato“.

    A fare da contraltare all’entusiasmo del weekend resta, nelle sue parole, il tema più delicato del momento: la Power Unit.

    Sappiamo che ci saranno dei cambiamenti con il motore, forse a giugno. Non sappiamo che impatto avranno, quindi dobbiamo sfruttare al massimo la situazione attuale“.

    E poi la frase che fotografa meglio la nuova realtà del box Mercedes:

    Al momento il mio più grande avversario è Kimi. Sembra che siamo noi la squadra da battere“.

    Il risultato di Shanghai, dunque, non consegna soltanto una vittoria storica. Consegna anche una verità più sottile: la Mercedes ha trovato un equilibrio tecnico di alto livello, ma dentro quel vantaggio si sta già formando una sfida tutta interna.

    E Russell, nel riconoscere Antonelli, ha finito per dirlo con grande chiarezza.

  • Vasseur vede progressi: “Siamo più vicini alla Mercedes”

    Vasseur vede progressi: “Siamo più vicini alla Mercedes”

    La Ferrari esce dalla Sprint Qualifying di Shanghai con indicazioni agrodolci: non si può parlare di un recupero netto, quanto piuttosto di un timido avvicinamento alla parte alta della griglia, ancora lontana.

    Il quarto tempo di Lewis Hamilton e il sesto di Charles Leclerc – quest’ultimo staccato di un secondo dalla pole e frenato da un blackout energetico nel momento decisivo – raccontano una Rossa che prova a darsi un ordine, ma che accusa ancora distacchi pesanti, tra i sei decimi e il secondo pieno.

    A sintetizzare il quadro è stato Frederic Vasseur, che ha scelto una linea estremamente cauta:

    Non c’è stato un grosso passo in avanti, ma penso che siamo leggermente più vicini alla Mercedes dopo questa qualifica. Sicuramente abbiamo fatto un passo in avanti rispetto a Melbourne“.

    È una valutazione, quella del manager francese, che non sposta gli equilibri ma fotografa un piccolo progresso nel set-up, utile a rendere la SF-26 meno indecifrabile rispetto all’Australia.

    Il team principal di Draveil, però, evita toni trionfalistici:

    Onestamente, penso che avere una sorta di convergenza nelle prestazioni sia normale. È troppo presto per avere un quadro chiaro della gara“.

    Il divario cronometrico resta importante e la Ferrari, almeno sul giro secco, sembra ancora dover inseguire le Frecce d’Argento con affanno.

    Il punto si sposta sulla partenza, cruciale per non perdere subito il contatto:

    Cerchiamo di partire bene per essere più vicini possibile alle Mercedes, poi vedremo cosa riusciremo a fare“.

    In questo quadro rientra anche il dietrofront sull’ala Macarena. Vasseur ha chiarito che il componente non è stato scartato per motivi prestazionali, ma per dubbi sulla tenuta meccanica:

    Abbiamo usato le prove libere per fare una sorta di test con l’ala posteriore sull’affidabilità e abbiamo deciso di non usarla oggi“.

    Poi la precisazione:

    Ci è servita per fare chilometri in vista della prossima settimana e poi prendere una decisione definitiva“.

    La Ferrari ha dunque preferito la via della prudenza, tornando a una configurazione standard in un week-end dove il distacco dai primi resta il problema principale da risolvere.

  • Russell: “Sciocco non voler modificare la procedura di partenza”

    Russell: “Sciocco non voler modificare la procedura di partenza”

    Dopo la vittoria di Melbourne, George Russell ha portato a Shanghai uno dei temi più delicati di questo avvio di 2026: le partenze.

    Non tanto il gesto tecnico, quanto ciò che oggi lo condiziona, perché nella nuova Formula 1, prima ancora del semaforo, pesa la gestione dell’energia.

    Il britannico ha spiegato l’anomalia con grande chiarezza:

    “C’è stata una regola che ha colto in fallo molti team, cioè il limite di recupero energia nel giro di formazione”.

    Il punto, ha aggiunto, è che i piloti schierati nella prima metà della griglia, essendo già oltre la linea del rilevamento, entravano di fatto nel giro con un conteggio energetico già attivo; chi partiva più indietro, invece, attraversando la linea in uscita dal proprio stallo, si “resettava” sul giro successivo.

    Da qui nasce il paradosso di Melbourne, dove proprio Russell e Antonelli si sono presentati in griglia con poca batteria, pagando poi lo spunto iniziale, mentre la Ferrari di Leclerc ha sfruttato al meglio il via e si è presa subito la testa della corsa.

    “Partendo dalla pole, ho accelerato e ho caricato la batteria, ma questo mi ha consumato circa il 50% del limite di recupero di quel giro. Quando sono arrivato a metà pista, non potevo più ricaricare”.

    È lo stesso scenario che, secondo Motorsport.com, ha lasciato diverse vetture con la batteria quasi scarica già al momento dello start.

    Russell, però, non si è fermato alla diagnosi.

    Ha spiegato che la FIA aveva preso in considerazione una modifica, salvo poi scontrarsi con l’opposizione di alcune squadre:

    “Come potete immaginare, chi faceva buone partenze non voleva cambiarla. E secondo me è un po’ sciocco”.

    Non ha fatto nomi, ma il riferimento implicito porta a chi in Australia ha tratto il massimo vantaggio allo spegnimento dei semafori.

    Il caso racconta bene la direzione del nuovo regolamento: oggi una partenza non dipende solo dalla reazione e dalla trazione, ma anche da quanto sei riuscito a preservare e recuperare energia prima ancora del via.

    È una complessità tecnica che la Formula 1 dovrà decidere se difendere o correggere. Russell, su questo, è già stato netto: non è un allarme, ma è una difficoltà reale.