Autore: Nicholas Gataleta

  • Piero Ferrari: “Hamilton come Schumacher nel 1996? Lo vedo come un segno del destino”

    Piero Ferrari: “Hamilton come Schumacher nel 1996? Lo vedo come un segno del destino”

    Michael Schumacher, domenica 2 giugno 1996.

    Lewis Hamilton, domenica 14 giugno 2026.

    Un filo sottile lungo tre decenni unisce i due piloti più vincenti della storia della Formula 1 che, per uno strano gioco del destino, ottengono la loro prima vittoria al volante della Scuderia più gloriosa del Motorsport sulla stessa pista, quella di Barcellona.

    Trent’anni separano quei due pomeriggi, eppure il sapore della storia sembra essere lo stesso. Da una parte un giovane Schumacher, che iniziava a costruire il leggendario ciclo in Ferrari destinato a segnare un’epoca; dall’altra Hamilton, arrivato a Maranello da campione già affermato per inseguire una sfida per molti impossibile.

    Per questo, e per molto altro, il successo ottenuto ieri dal numero 44 va ben oltre il semplice risultato sportivo. È una vittoria che restituisce entusiasmo, che riaccende le speranze e che riporta la Rossa prepotentemente al centro della scena iridata. Ma soprattutto consente a tutto il popolo ferrarista, oggi come in quel lontano 1996, di alimentare quella fiammella di un sogno rimasto troppo a lungo assopito.

    Una coincidenza dal sapore dolce e, allo stesso tempo, malinconico e nostalgico, che per Piero Ferrari – intervenuto ai microfoni del Quotidiano Nazionale – va ben oltre la semplice casualità:

    Io non credo sia una coincidenza il fatto che Hamilton abbia conquistato la sua prima vittoria con la nostra macchina proprio a Barcellona, dove 30 anni fa Schumi inaugurò la sua straordinaria sequenza di successi con la Rossa. Lo leggo como un segno del destino, se non addirittura come un auspicio per il futuro che ci aspetta “.

    Un successo, quello ottenuto da Hamilton, che sa di rinascita. Una rinascita che, tuttavia, non sorprende il figlio del Drake, convinto che le difficoltà incontrate in precedenza dal britannico fossero legate tanto alle monoposto a effetto suolo della passata generazione quanto alla mancanza, fino a questo momento, di una vettura realmente competitiva a Maranello:

    Non sono sorpreso dalla rinascita di Hamilton. Era evidente che Lewis non gradiva le vetture a effetto suolo e, in più, non avevamo dato né a lui né a Leclerc una vettura competitiva “.

  • Wolff: “Dobbiamo essere più concreti, ora siamo in lotta con la Ferrari e con Lewis”

    Wolff: “Dobbiamo essere più concreti, ora siamo in lotta con la Ferrari e con Lewis”

    Dodici anni insieme non si cancellano con una firma su un contratto diverso. Non spariscono cambiando squadra, monoposto o persino il colore della tuta.

    Perché quando si scrive la storia fianco a fianco, quando si costruisce un legame fondato sulla stima reciproca, sul rispetto e sulla condivisione di vittorie e sconfitte, quel legame diventa qualcosa che va oltre il Motorsport: diventa eterno.

    Ed è proprio per questo che tra i volti più sorridenti e sinceramente emozionati per la prima storica vittoria di Lewis Hamilton al volante della Ferrari c’è senza dubbio quello di Toto Wolff.

    Un uomo che più di chiunque altro ha vissuto ogni capitolo della leggenda del numero 44.

    Dai trionfi che hanno riscritto i libri dei record alle notti più amare, passando per sei titoli mondiali conquistati insieme e per ferite ancora vive come quella drammatica sera di Abu Dhabi 2021.

    Un percorso condiviso lungo dodici anni, capace di creare qualcosa che nessun trasferimento avrebbe mai potuto spezzare.

    Così, subito dopo la cerimonia del podio, incalzato dai microfoni di Sky Sport F1 Italia, il team principal Mercedes si è lasciato andare a parole che trasudano affetto, rispetto e autentica felicità:

    Ho sempre detto che quando non siamo noi a vincere, voglio vedere Lewis vincere. Per voi italiani è meraviglioso: avete Kimi come pilota, avete la Ferrari che è ritornata a vincere e per quello io sono contento. Sono felice per Lewis, per Fred e per la Ferrari “.  Quando poi gli viene chiesto se Hamilton possa davvero lottare per il Mondiale, Wolff non esita nemmeno per un istante: “Sì, assolutamente. Si vede che va veloce ed è in un mindset molto forte. L’ho avuto con me per 12 anni“. 

    Inevitabile, poi, un passaggio su Andrea Kimi Antonelli e sui persistenti problemi che continuano a tormentare la componente elettrica della Power Unit Mercedes, un grattacapo che sta iniziando a pesare sempre di più sull’economia del campionato:

    È un peccato per Kimi, soprattutto per quel secondo stint in cui è stato mostruoso e ha recuperato veramente tanto terreno sui primi. Inizia ad essere un problema questa parte elettrica, forse è la batteria ma non lo sappiamo ancora. È inaccettabile perdere macchine e punti così: George a Montreal ha perso 25 punti, oggi Kimi 18. Per vincere si devono finire le gare, non basta solo la velocità. Io sono molto arrabbiato per questo e non sono contento della strategia di oggi, abbiamo perso due volte per quanto mi riguarda “. 

    Ed è proprio qui che emerge uno dei temi più delicati in vista delle prossime gare.

    Alla luce di quanto accaduto in pista, le parole di Wolff sembrano infatti lasciare aperto più di uno spiraglio all’ipotesi di futuri ordini di squadra.

    Interpellato sull’argomento, il manager austriaco ha risposto così:

    È una situazione molto difficile perché abbiamo due piloti che lottano per il campionato e noi abbiamo sempre detto di non voler dare ordini di squadra. In questo momento però c’è una battaglia con la Ferrari e con Lewis, oggi abbiamo perso la gara per non dare un team order. Per questo dobbiamo parlare con i piloti di come vogliamo gestire questa cosa in futuro“.

  • Russell: “45 punti del mio ritardo sono causati da eventi fuori dal mio controllo”

    Russell: “45 punti del mio ritardo sono causati da eventi fuori dal mio controllo”

    George Russell, se ci sei batti un colpo.

    E, vista la situazione attuale del numero 63 della Mercedes, quel colpo dovrà essere forte, deciso e capace di ridare slancio a una stagione che, fin qui, si è rivelata ben più complicata del previsto.

    I 68 punti di ritardo dal compagno di squadra e attuale leader del Mondiale, Andrea Kimi Antonelli – reduce da cinque vittorie consecutive e in uno stato di grazia assoluto – rappresentano tuttavia soltanto la punta dell’iceberg.

    Al di là dei numeri, a colpire è soprattutto la differenza nell’approccio, con il giovane pilota italiano che riesce a gestire pressione, emozioni e rapporto con il team con la naturalezza di un veterano, confermandosi sempre più il punto di riferimento all’interno della Stella.

    A gravare ulteriormente sulla stagione di Russell ci sono poi i due pesantissimi zeri raccolti in Canada e a Monaco.

    Se a Montreal a fermarlo era stato un problema tecnico alla sua W17, nel Principato il britannico è stato protagonista di un fine settimana caotico, tra errori di comunicazione con il team e penalità culminate con un drive-through nel finale di gara che lo hanno relegato fuori dalla top ten.

    A tal proposito, intervenuto nel tradizionale Media Day del giovedì a Barcellona, il pilota britannico ha analizzato non soltanto quanto accaduto a Monte-Carlo, ma anche l‘andamento complessivo della sua stagione:

    Il risultato di Monaco è stato difficile da accettare. Però, quando mi sono fermato a riflettere sull’intera stagione, mi sono reso conto che, se fosse stata semplicemente una stagione normale – quindi senza episodi particolarmente favorevoli o sfavorevoli – probabilmente avrei conquistato almeno altri tre podi. Sarei salito sul podio in cinque gare su sei, forse con una o due vittorie in più e qualche successo aggiuntivo nelle Sprint. Credo che sarei comunque leggermente dietro a Kimi in classifica, ma il quadro sarebbe completamente diverso “.

    Per Russell, dunque, il divario da Antonelli non sarebbe legato alle prestazioni, bensì a una serie di episodi sfavorevoli. L’obiettivo, ora, sarà quello di lasciarsi alle spalle i rimpianti e concentrarsi esclusivamente sulla pista:

    Da adesso penserò soltanto a correre. Non posso fare nulla se il motore si rompe, se una Safety Car esce nel momento sbagliato o se accade una situazione come quella a Monaco. Sono tutte cose fuori dal mio controllo. Oggi sento meno pressione addosso e voglio semplicemente godermi ogni gara, senza pensare al titolo che in questo momento è troppo lontano per essere un pensiero concreto. Se fossi a 60 punti di distacco per mancanza di prestazione, la situazione sarebbe molto più preoccupante. Invece, almeno 45 punti di questo ritardo sono stati determinati da fattori fuori dal mio controllo “.

  • Leclerc: “La pioggia potrebbe creare ulteriori problemi, ma cercheremo di sfruttarla”

    Leclerc: “La pioggia potrebbe creare ulteriori problemi, ma cercheremo di sfruttarla”

    O chiudo ottavo o la metto nel muro in Q3 “.

    Era stato tristemente profetico Charles Leclerc quando, sul finire del Q2, si era lasciato andare a questo team radio carico di frustrazione per una sessione di qualifiche complicata dall’inizio alla fine, in cui il monegasco aveva intuito sin da subito le difficoltà della sua SF-26.

    Alla fine, se da un lato la nota positiva è stata evitare l’errore e il contatto con le barriere, dall’altro il verdetto della pista è stato comunque severo: ottavo posto in griglia in vista di un Gran Premio del Canada che ora si prospetta tutto in salita e di difficile lettura.

    A pesare sulla prestazione del ferrarista, oltre a uno scarso feeling con il tracciato canadese, è stato anche il comportamento di una Rossa numero 16 parsa enigmatica già dalla giornata di venerdì, fattore che continua a sollevare più di un interrogativo sul reale stato di forma della monoposto di Maranello.

    È stato un week-end orribile ” – ha esordito un visibilmente insoddisfatto Leclerc ai microfoni di Sky Sport F1 Italia – “Speriamo che domani possa andare meglio, anche perché il feeling non può essere peggio di quello che ho avuto finora. Ho avuto zero feeling con la macchina, soprattutto per i problemi che abbiamo avuto ieri. Oggi li abbiamo risolti, però purtroppo in qualifica non abbiamo fatto le cose giuste sin dal Q1. Quello che mi serviva era fare degli out lap puliti ed essere nella finestra corretta della gomma per riprendere fiducia. In Q3 sono riuscito a mettere un po’ di più la gomma nella finestra giusta e lì ho ritrovato un minimo di fiducia, riuscendo a fare un ultimo giro accettabile, anche se comunque sono in P8, quindi accettabile non è neanche la parola giusta. È vero che come distacchi siamo tutti lì, però l’ottava posizione non è sicuramente abbastanza “.

    Incalzato da Mara Sangiorgio sulla possibilità di una gara bagnata, il monegasco ha preferito mantenere un approccio realistico, senza sbilanciarsi troppo sulle possibili opportunità offerte dalla pioggia:

    Penso che tutta la gara sia un grande punto interrogativo. Se guardo i problemi che abbiamo avuto finora, la pioggia potrebbe complicare ancora di più le cose. Però c’è chi dice che la pioggia è sempre un’opportunità e spero quindi che riusciremo a sfruttarla, anche se finora i miei problemi sono stati legati soprattutto alla temperatura “.

  • Leclerc: “SF-26 piuttosto buona, ma dobbiamo risolvere i miei problemi ai freni”

    Leclerc: “SF-26 piuttosto buona, ma dobbiamo risolvere i miei problemi ai freni”

    Quattro vetture motorizzate Mercedes nelle prime quattro posizioni, con la Ferrari subito dietro a monopolizzare la terza fila.

    È questo il responso che ci ha consegnato la Sprint Qualifying del Gran Premio del Canada, che ha visto Mercedes e McLaren confermare tutto il loro potenziale, con la Rossa costretta a inseguire ma senza pagare un distacco troppo pesante dalla vetta, come invece lasciava presagire la vigilia.

    Mettendo da parte il quinto posto conquistato da Lewis Hamilton e il sesto fatto registrare da Charles Leclerc, infatti, il responso della pista canadese ha consegnato una SF-26 distante appena tre decimi dalle Frecce d’Argento: un gap che, viste le caratteristiche del circuito di Montreal, può rappresentare un segnale comunque incoraggiante per il team di Maranello.

    Tuttavia, tra gli aspetti negativi emersi nel corso della giornata, oltre al solito problema di competitività con la gomma rossa, c’è anche la questione legata ai freni, portata alla luce da un Charles Leclerc comunque apparso motivato nell’intervista rilasciata ai microfoni della Formula 1 nel post qualifiche:

    “Dobbiamo risolvere i problemi con i freni, altrimenti sarà un fine settimana molto lungo perché ogni volta entro nelle curve sperando di non finire a muro. Quindi sì, è il problema principale al momento. A parte questo, la macchina è piuttosto ok. Lewis è stato molto veloce questo fine settimana. Da parte mia, devo solo lavorare sulle sensazioni con i freni, e speriamo che potremo ribaltare la situazione domani

  • Hamilton: “Mai stato così in sintonia con il team, anche se gli impegni con gli sponsor sono troppi”

    Hamilton: “Mai stato così in sintonia con il team, anche se gli impegni con gli sponsor sono troppi”

    Tra Lewis Hamilton e Scuderia Ferrari è sbocciato davvero il feeling o si tratta soltanto di apparenza?

    Una domanda più che legittima, utile anche per tracciare un primo bilancio di questo anno e mezzo vissuto a Maranello dal sette volte campione del mondo britannico, tra pochi alti e diversi bassi.

    Se nella passata stagione il rapporto è apparso spesso turbolento – con il numero 44 che, in più di un’occasione, era sembrato rassegnato e quasi privo di stimoli – quest’anno il clima sembra essere cambiato.

    Il primo podio in rosso conquistato a Shanghai, unito ad alcune prestazioni finalmente convincenti, sembra infatti aver restituito entusiasmo, fiducia e serenità all’alfiere di Stevenage, complice anche una SF-26 che, a differenza della sua progenitrice, pare adattarsi molto meglio allo stile di guida del britannico.

    A tal proposito, durante un incontro con i media nel corso dell’ultimo Gran Premio di Miami, Hamilton non ha nascosto il proprio stato d’animo positivo:

    Mi sento davvero bene. Con la squadra ci è voluto molto tempo per trovare un equilibrio, da entrambe le parti, e l’anno scorso è stata una stagione difficile con una vettura che non stavamo sviluppando. Abbiamo apportato così tanti cambiamenti sia all’interno del team sia nel modo in cui operiamo in fabbrica, ed è come se non fossimo mai stati così in sintonia in termini di collaborazione “.

    Parole che raccontano un percorso di adattamento lungo e complesso, oggi però sempre più vicino al definitivo equilibrio, con l’unico neo rappresentato dai numerosi impegni legati agli sponsor:

    Forse ci sono un paio di impegni con gli sponsor di troppo, ma per il resto il rapporto con la Scuderia va davvero bene “.

    Tra Hamilton e la Ferrari, dunque, sembra essere finalmente tornato il sereno: resta ora da capire se si tratti soltanto di una tregua favorita dal momento oppure dell’inizio di un legame destinato a lasciare davvero il segno a Maranello.

  • Domenicali: “Non ho scritto io questo regolamento e non esiste alcun complotto”

    Domenicali: “Non ho scritto io questo regolamento e non esiste alcun complotto”

    C’era una volta una Formula 1 fatta di istinto, coraggio e piede sempre giù, in qualsiasi situazione.

    Un’epoca in cui i piloti spingevano al limite dal primo all’ultimo giro, senza doversi preoccupare di batterie, consumi o gestione dell’energia.

    Contavano il talento puro, il rischio e quella feroce cattiveria agonistica che ha reso questo sport leggendario, a tratti quasi mistico.

    Oggi, invece, la classe regina dell’automobilismo si ritrova a fare i conti con un regolamento tecnico che ha stravolto profondamente il modo di correre, trasformando la componente ibrida in un fattore decisivo tanto nello stile di guida quanto nel risultato finale di una gara.

    A pagarne il prezzo, come spesso accade, sono milioni di appassionati di Motorsport, soprattutto i puristi e gli appassionati “vecchio stampo”, costretti ad assistere a uno spettacolo sempre più distante da quello puro, crudo e viscerale di un tempo.

    La Formula 1 è cambiata, probabilmente anch’essa schiava di un mondo in continua evoluzione.

    Ed è proprio ai tifosi più nostalgici che il CEO della Formula 1, Stefano Domenicali, ha voluto rivolgersi nel corso di un’intervista rilasciata a Quotidiano Nazionale ai microfoni di Leo Turrini:

    Io sono uno di loro. Anche generazionalmente sono un boomer e figuriamoci se non comprendo istanze e rimostranze di quanti amano giustamente definirsi puristi. Dopodiché, il mondo cambia e le cose evolvono. Non automaticamente in meglio: talvolta sono necessarie correzioni. Ma dire che la moderna Formula 1 sia tutta una schifezza, insomma, anche no “.

    Il manager imolese ha poi fatto chiarezza anche sul nuovo regolamento tecnico, ribadendo con fermezza come esso sia stato concordato anni fa tra FIA e team:

    Qui non è in discussione il fatto che con le nuove regole sia cambiato il modo di guidare le monoposto. È vero, ma è accaduto anche in passato e accadrà ancora. Ovviamente questo regolamento non l’ho scritto io e non l’ha imposto Liberty Media. È stato concordato tra Federazione Internazionale e Costruttori ormai diversi anni fa. È puerile far passare tutto questo come il frutto di un gigantesco complotto. Ma di chi? E per quale motivo? Le cose cambiano e, nel presente, la Formula 1 non è mai stata così popolare. Certamente non per merito del nuovo regolamento tecnico, visto che questo trend si era già consolidato con le vecchie norme, quando dominava la Red Bull di Verstappen. Credo servirebbe maggiore equilibrio nei giudizi “.

  • Smedley senza filtri sulla Ferrari: “Se devi capire la macchina invece di svilupparla, sei fo**uto”

    Smedley senza filtri sulla Ferrari: “Se devi capire la macchina invece di svilupparla, sei fo**uto”

    In che direzione sta andando la Ferrari?

    Mentre la Formula 1 conta i giorni che la separano dal ritorno in pista a Montreal nel week-end del 24 maggio, è questa la domanda che probabilmente più di tutte sta alimentando il dibattito tra addetti ai lavori e appassionati.

    Nell’ultimo appuntamento di Miami, la Rossa si era presentata ai nastri di partenza con un importante pacchetto di aggiornamenti, capace di alimentare aspettative crescenti. 

    Tuttavia, nonostante alcuni segnali positivi intravisti nel corso del week-end, il bilancio finale non ha restituito i risultati sperati, con il gap prestazionale rispetto alla Mercedes rimasto ancora piuttosto evidente.

    Ad aumentare ulteriormente i dubbi attorno alla situazione del team di Maranello sono state poi le dichiarazioni di Lewis Hamilton rilasciate nel corso del fine settimana americano, in cui il sette volte iridato ha ammesso senza giri di parole una mancanza di correlazione tra i dati del simulatore e il comportamento reale della SF-26 in pista, portando alla luce un problema tutt’altro che secondario.

    Parole, quelle del numero 44 britannico, che hanno inevitabilmente creato scalpore, attirando diversi commenti tra cui quello dell’ex ingegnere Ferrari Rob Smedley, che, intervenuto al podcast High Performance, ha analizzato la situazione:

    È una cosa un po’ demoralizzante, perché da un punto di vista tecnico, si innesca un circolo vizioso in cui devi chiederti: «Che aggiornamenti abbiamo portato? Cosa funziona? E cosa no?». Se non c’è correlazione, ad esempio se la galleria del vento o il simulatore non trovano corrispondenza con i dati in pista, allora bisogna ricominciare tutto il processo di ingegneria inversa, tornando in galleria del vento “.

    Secondo Smedley, segnali di questo tipo rappresentano un campanello d’allarme serio:

    In queste condizioni, lo sviluppo si blocca e si entra in un circolo vizioso che porta a sprecare tempo prezioso in galleria del vento. E il tempo a disposizione è limitato. Se sei costretto a usarlo per capire perché la monoposto non si comporta come previsto, invece che per migliorarla, allora, tecnicamente parlando, sei fo**uto “.

  • Ferrari pronta a tornare ai V8, Vigna annuncia: “Non ci saranno conseguenze di alcun tipo sulla nostra strategia”

    Ferrari pronta a tornare ai V8, Vigna annuncia: “Non ci saranno conseguenze di alcun tipo sulla nostra strategia”

    Tra le notizie che hanno maggiormente catturato l’attenzione nel corso dell’ultimo week-end di gara a Miami, una in particolare ha riacceso l’entusiasmo degli appassionati di Formula 1: il ritorno – annunciato in pompa magna da Mohammed Ben Sulayem – ai motori V8 a partire dalla stagione 2030 o 2031.

    Il numero uno della Federazione Internazionale ha inoltre sottolineato come l’intera filosofia dell’ibrido possa essere profondamente rivista, con la possibile eliminazione dell’attuale ripartizione della potenza tra motore termico ed elettrico.

    Una prospettiva che ha inevitabilmente generato grande clamore nel paddock e tra i tifosi, soprattutto dopo anni in cui la componente elettrica ha assunto un ruolo sempre più centrale nello sviluppo tecnico delle monoposto.

    A commentare il possibile cambio di rotta è stato anche l’amministratore delegato della Ferrari, Benedetto Vigna, intervenuto durante la conference call con gli azionisti dedicata ai risultati finanziari del Cavallino Rampante nel primo trimestre del 2026.

    Vigna ha chiarito come l’eventuale ritorno ai V8 non modificherà i piani strategici della casa di Maranello:

    Noi crediamo nel proseguimento della strategia a tre motorizzazioni – termico, ibrido ed elettrico. Eravamo già a conoscenza di queste discussioni con la FIA, che vanno avanti da un po’. Credo sia giusto rivedere alcuni aspetti ogni cinque anni, come avviene normalmente con i regolamenti FIA, ma non ci saranno implicazioni. Non ci saranno conseguenze né per le auto stradali né per la nostra strategia “.

    L’amministratore delegato si è poi soffermato anche sui risultati sportivi ottenuti dalla Ferrari nelle principali competizioni internazionali, dalla Formula 1 al WEC, fino al nuovo progetto Ferrari Hypersail, che segna l’ingresso del marchio di Maranello nel mondo della vela oceanica:

    Abbiamo iniziato la stagione 2026 conquistando podi sia in Formula 1, dove stiamo vedendo segnali incoraggianti con i nuovi regolamenti, sia nel WEC, iniziato a Imola, la nostra gara di casa. I ricavi legati alle competizioni sono ulteriormente cresciuti nel trimestre grazie all’aumento delle sponsorizzazioni e al contributo derivante dalla fornitura di power unit ad altri team di Formula 1. Inoltre, abbiamo recentemente svelato la livrea di Hypersail, un progetto in cui innovazione, prestazioni e ricerca stilistica si uniscono per definire una nuova frontiera della vela oceanica “.

  • Leclerc: “In Q3 gli avversari hanno una marcia in più al momento”

    Leclerc: “In Q3 gli avversari hanno una marcia in più al momento”

    È stato un sabato nel segno del tre per Charles Leclerc lungo le curve del circuito di Miami, illuminato da un sole splendente destinato però a lasciare spazio alla pioggia, protagonista quasi certa del Gran Premio in programma oggi.

    Il terzo posto ottenuto nella Sprint Race dal monegasco ha fatto da preludio a un altro terzo posto, conquistato al termine di una qualifica che per larghi tratti ha dato la sensazione di essere tiratissima e aperta a qualsiasi scenario, con un rimescolamento delle forze in gioco rispetto a quanto visto nelle sessioni precedenti.

    Se nella Sprint Race a precedere l’alfiere di Monte Carlo erano infatti state le McLaren, mattatrici con Lando Norris e Oscar Piastri, nelle qualifiche a tornare protagonista assoluta è stata la Mercedes di Andrea Kimi Antonelli, autore di una pole position di spessore, seguita dalla Red Bull di un Max Verstappen ritrovato nella forma e nella sostanza.

    Per Leclerc e per la Ferrari le indicazioni restano contrastanti, ma chiare: la SF-26 si conferma competitiva nei tratti guidati, dove riesce a esprimere al meglio il proprio potenziale. Resta però evidente il limite nei rettilinei, con un deficit di potenza che continua a penalizzare la Rossa e a ridimensionarne le ambizioni sul giro secco.

    “Ogni volta che arriviamo in Q3 gli altri hanno una marcia in più che ad oggi noi non abbiamo. A parte questo, il feeling con la macchina era un po’ peggiore rispetto a ieri ” ha spiegato un Leclerc realista ai microfoni di Sky Sport F1 Italia.

    Nelle interviste ufficiali al termine della sessione, il monegasco ha commentato anche gli aggiornamenti portati dalla Rossa a Miami:

    Questo week-end abbiamo portato un pacchetto significativo che ci ha aiutati, però dobbiamo ancora migliorare un po’. È stata una qualifica molto complicata, abbiamo anche cambiato qualcosa rispetto alle sessioni precedenti e la macchina si è comportata in modo un po’ strano, con differenze enormi tra un giro e l’altro. Per questo è stato difficile mettere insieme un giro, però alla fine il terzo posto è buono e guardiamo alla gara di domani “.