Categoria: Daily News

  • Ferrari, SF-26 orfana delle “alette” su halo dopo la Sprint Race cinese per evitare proteste (e squalifiche)

    Ferrari, SF-26 orfana delle “alette” su halo dopo la Sprint Race cinese per evitare proteste (e squalifiche)

    A Shanghai, in occasione del secondo Gran Premio della stagione, la Ferrari ha portato in pista sulla SF-26 non solo la tanto discussa ala posteriore rotante, ma anche un’altra novità tecnica: delle piccole alette montate lateralmente sul pilone centrale dell’halo, poi rimosse nel giro di poche ore al termine della Sprint Race.

    Come riportato da The Race, il team di Maranello ha deciso autonomamente di smontare queste componenti aerodinamiche dopo alcune interlocuzioni con la FIA, con l’obiettivo di scongiurare il rischio di una squalifica derivante da un eventuale reclamo dei rivali o da un intervento d’ufficio degli stessi commissari tecnici.

    Le alette in questione, progettate per ottimizzare i flussi d’aria intorno al casco e all’abitacolo del pilota, non erano state dichiarate illegali nemmeno a seguito dei primi controlli tecnici.

    Tuttavia, erano posizionate in una zona della vettura pressoché blindata dal regolamento. Il codice tecnico vieta, di fatto, qualsiasi modifica alla carrozzeria al di sopra della zona del muso e in prossimità dell’halo. La Ferrari avrebbe però tentato di aggirare queste restrizioni sfruttando un vuoto normativo legato al windscreen (parabrezza).

    Gli ingegneri del Cavallino hanno, infatti, realizzato le alette in materiale trasparente, sostenendo che si trattasse di parte integrante del deflettore stesso – l’unico componente per cui la trasparenza è obbligatoria – spingendo al contempo le specifiche tecniche fino ai limiti imposti dalle norme 2026 sulle dimensioni del windscreen.

    Nonostante le incertezze regolamentari, non è escluso che la Ferrari possa tornare a presentare la soluzione alla FIA con argomentazioni più solide, ma resta da valutare se valga davvero la pena portare avanti una battaglia per dei guadagni cronometrici minimi.

    In ogni caso, dopo aver stupito tutto il paddock con l’ala posteriore ribaltabile e il flap posizionato dietro il tubo di scarico, la squadra di Maranello appare più combattiva che mai sul fronte ingegneristico, con molte frecce a disposizione da scoccare nella sfida con la Mercedes.

  • Stella: “Il doppio DNS in Cina? Si impara anche da spettatori”

    Stella: “Il doppio DNS in Cina? Si impara anche da spettatori”

    La stagione 2026 è iniziata in maniera disastrosa per il team Campione del Mondo in carica.

    La McLaren ha infatti dovuto fare i conti prima con il ritiro di Oscar Piastri a Melbourne durante i giri di installazione, e poi con il doppio problema alla Power Unit che ha impedito a entrambi i piloti papaya di prendere parte al Gran Premio di Cina.

    Il magrissimo bottino di punti ottenuto, appena 18, posiziona comunque il team inglese al terzo posto della Classifica Costruttori, seppur con un distacco di 49 punti dalla Ferrari e di ben 80 punti dalla Mercedes.

    L’inizio tutt’altro che incoraggiante non ha però demoralizzato il team principal Andrea Stella, il quale si è anzi detto convinto che la propria squadra si trovi in una buona posizione:

    “In questo momento la Mercedes sembra essere in una categoria a sé e noi siamo un po’ più vicini alla Ferrari. Corriamo con l’ambizione di competere per risultati importanti e stiamo perdendo terreno. Ogni giro è importante quest’anno, ma stiamo imparando rapidamente. Con quanto appreso in Australia e nella Sprint in Cina pensiamo di essere in una buona posizione, specialmente nello sfruttamento della Power Unit. Più dati sarebbero stati utili, ma il rimpianto maggiore è di non aver segnato punti, che potrebbero essere pesanti a fine stagione”.

    Nella medesima intervista, concessa ai canali ufficiali della Formula 1, l’ingegnere di Orvieto ha raccontato di aver approfittato dell’assenza in gara di entrambi i propri piloti per analizzare il comportamento in pista dei team rivali:

    “Io e Oscar abbiamo guardato una parte della gara insieme. Commentavamo il comportamento delle gomme, in particolare delle hard, e le caratteristiche delle Power Unit, i duelli, cosa succede quando inizi a lottare con un’altra macchina, l’impatto sui tempi sul giro e come si può rispondere a un sorpasso. Sono tutti insegnamenti che puoi massimizzare da spettatore qualificato che conosce tutto il background, così da capitalizzare qualcosa di utile anche quando sei in una posizione in cui non vorresti essere”.

  • Binotto: “In Ferrari i processi non esistevano, si provava e basta”

    Binotto: “In Ferrari i processi non esistevano, si provava e basta”

    Una delle più rilevanti novità della stagione attualmente in corso è senza dubbio rappresentata dalla presenza in pista di Audi, che ha acquisito e rilevato le strutture della Sauber, ribattezzandole con il proprio nome e facendo così il proprio ingresso nella classe regina in qualità di motorista ufficiale.

    A capo del progetto tecnico vi è un uomo che, nel corso della sua carriera, ha trascorso ben ventotto anni all’interno della scuderia più prestigiosa dell’intera griglia: la Ferrari, dalla quale, con ogni probabilità, non è ancora del tutto semplice affrancarsi.

    Ci riferiamo naturalmente all’ex team principal della Rossa, Mattia Binotto, protagonista in questi giorni di un’intervista che ha suscitato non poche discussioni.

    In una recente conversazione concessa al quotidiano francese L’Equipe, l’ingegnere reggiano non ha infatti esitato, ancora una volta, a rivolgere alcune stoccate alla compagine italiana.

    Senza ricorrere ad alcun giro di parole, Binotto ha replicato in questi termini quando gli è stato domandato se l’obiettivo fosse trasformare Audi in una superpotenza paragonabile alla Ferrari:

    “Perché dovrei farlo? Non vincono più nulla dal 2008. Io voglio che l’Audi vinca. Prima di lasciare la Scuderia ho visto delle cose. Questo mi ha permesso di fare dei confronti, ma non si possono cambiare le cose in un giorno. Sono molto contento di vedere come lavora il team, ma per quanto riguarda il motore, sono consapevole che non potremo essere i migliori nel 2026”.

    Nel prosieguo della conversazione con il quotidiano francese, Binotto ha inoltre posto a confronto i differenti metodi di lavoro che sta osservando nella sua nuova esperienza, accostandoli a quelli della Scuderia:

    “Il mio ruolo qui non è più difficile, è però diverso e cambia soprattutto la cultura, che non è latina. Alla Ferrari i processi non esistevano, si provava e basta. Non c’era bisogno di un piano per raggiungere l’obiettivo, mentre in Audi, con una cultura più tedesca, più svizzera, prima di tutto ci sono i piani. Senza un piano, non si agisce”.

  • Sainz: “Questa non è Formula 1, stanno vendendo lo spettacolo sbagliato”

    Sainz: “Questa non è Formula 1, stanno vendendo lo spettacolo sbagliato”

    Le prime due gare della stagione 2026, a Melbourne e a Shanghai, hanno messo a nudo quello che il nuovo ciclo regolamentare può offrire in termini di adrenalina al volante e spettacolo in pista.

    Il cuore della questione risiede nella nuova unità propulsiva: con le Power Unit ibride che devono ricavare il 50% della potenza dalla componente elettrica, lo stile di guida dei piloti della classe regina ha subito una trasformazione radicale.

    Gli alfieri della Formula 1, infatti, sono ora chiamati a gestire con maniacale precisione parametri come il deployment e il recupero dell’energia, sacrificando inevitabilmente quella dimensione di lotta pura e viscerale che ha sempre contraddistinto le sfide di quelli che erano considerati i più grandi tra gli “eroi dell’asfalto”.

    L’esempio più emblematico di questa metamorfosi resta quello invocato, tramite team radio, da Charles Leclerc, che ha paragonato il suo duello con George Russell in Australia a una partita di Mario Kart.

    Una battuta, certo, ma che dietro nasconde una verità scomoda e difficile da ignorare.

    La situazione, infatti, è ben più grave di quanto i primi due appuntamenti stagionali possano lasciar intendere a uno sguardo superficiale.

    Basta allargare l’orizzonte alle altre discipline del Motorsport per rendersi conto con brutale chiarezza di quanto la pura essenza delle corse – almeno seguendo le attuali norme del nuovo regolamento – sia stata asportata dal cuore della classe regina con crudeltà e incoscienza.

    Senza più staccate al cardiopalma, senza sfide ruota a ruota in cui conta la traiettoria migliore piuttosto che il kilowatt residuo in batteria, senza quell’attesa febbrile del sorpasso capace di far balzare dalla sedia milioni di appassionati, i paragoni si sono moltiplicati in modo tanto inevitabile quanto malinconico.

    Dalle GT3 alle Indycar, che si tratti di tifosi o addirittura degli stessi telecronisti, risuona un unico, amaro coro: “Questo è il vero Motorsport”.

    Una frecciata senza scrupoli verso la massima categoria, ma fatta di parole sacrosante che feriscono profondamente chi conosce la storia della Formula 1 e sa di cosa sarebbe capace una monoposto costruita attorno a un regolamento ben congegnato.

    Sulla questione, alle già numerose dichiarazioni rilasciate da piloti e addetti ai lavori che hanno confermato questa visione, si sono aggiunte le parole di Carlos Sainz.

    Lo spagnolo, al termine del Gran Premio di Cina, si è lasciato andare ai microfoni, delineando un giudizio netto e senza filtri che non può che essere condiviso dai veri appassionati:

    Penso che su una pista come quella della Cina la situazione non sia così male, perché disponevamo di grande capacità di recupero. Credo che per circuiti come Melbourne, Monza o Spa serva decisamente un ripensamento. Lo sviluppo farà la sua parte, ma sono sicuro al 100% che questa non sia la Formula 1 che vorrei vedere. Sono anche abbastanza certo che chi sta ai vertici se ne renda conto: guardando a ciò che fanno con la grafica e tutto il resto, cercano di fare del loro meglio per vendere qualcosa che, in fondo, sappiamo tutti non essere lo spettacolo giusto per questo sport. Spero davvero che arrivino presto dei cambiamenti, perché non è il format migliore; tuttavia, finché c’è consapevolezza, credo sia accettabile non avere un inizio di stagione perfetto, ma a patto di intervenire poi per migliorare le cose. Di certo non è una bella immagine per la F1. Il fatto che manchino all’appello due McLaren, una Williams e un’Audi dimostra quanto ci complichiamo la vita nel voler creare motori così sofisticati, con software e batterie incredibilmente complessi. Spetta ai team garantire l’affidabilità, ma con regole così esigenti e restrittive diventa difficile per chiunque, data l’estrema complessità. Onestamente, ho in mente la mia Formula 1 ideale e questa ne è molto lontana. Al contempo, spero che lo sviluppo e l’affinamento dei regolamenti possano rendere le cose migliori in futuro“.

  • Russell: “A giugno ci saranno modifiche al motore, dobbiamo sfruttare la situazione ora”

    Russell: “A giugno ci saranno modifiche al motore, dobbiamo sfruttare la situazione ora”

    Il Gran Premio di Cina ha chiuso il secondo atto di una Formula 1 2026 già capace di spostare gerarchie e percezioni.

    La vittoria di Andrea Kimi Antonelli, la prima della sua carriera, ha riportato un italiano sul gradino più alto del podio per la prima volta dal 2006 e ha consegnato alla Mercedes la seconda doppietta consecutiva dopo Melbourne.

    In questo quadro, le parole di George Russell hanno avuto un doppio peso: quello del compagno battuto in pista e quello del leader del Mondiale, ancora davanti in classifica ma con un margine ridotto a quattro punti proprio su Antonelli.

    Il britannico, a fine gara, ha scelto prima di tutto il riconoscimento:

    Grandissime congratulazioni a Kimi, perché vincere la prima gara è sempre qualcosa di speciale. Quest’anno sta guidando in modo straordinario, e in particolare questo week-end“.

    Il passaggio più interessante, però, è arrivato subito dopo, quando Russell ha tolto qualsiasi alone di sorpresa alla domenica di Shanghai:

    Ha fatto una grande gara. Ma anche l’anno scorso Kimi era estremamente veloce, quindi mi aspettavo che fosse estremamente veloce anche in questa stagione“.

    È un elogio, sì, ma anche una presa d’atto interna: oggi, in casa Mercedes, il primo riferimento non è più soltanto prospettico.

    Russell ha poi ricostruito la propria corsa, segnata da una partenza complicata e da una fase centrale rimessa in discussione dalla Safety Car:

    Non è stato facile per nessuno dei due, specialmente in partenza. Poi ho recuperato posizioni, ero tornato secondo ma la Safety Car è uscita in un momento sfortunato. Le Ferrari erano molto veloci anche nella ripartenza, quindi ho perso terreno da loro. Alla fine, però, un secondo posto non è un brutto risultato“.

    A fare da contraltare all’entusiasmo del weekend resta, nelle sue parole, il tema più delicato del momento: la Power Unit.

    Sappiamo che ci saranno dei cambiamenti con il motore, forse a giugno. Non sappiamo che impatto avranno, quindi dobbiamo sfruttare al massimo la situazione attuale“.

    E poi la frase che fotografa meglio la nuova realtà del box Mercedes:

    Al momento il mio più grande avversario è Kimi. Sembra che siamo noi la squadra da battere“.

    Il risultato di Shanghai, dunque, non consegna soltanto una vittoria storica. Consegna anche una verità più sottile: la Mercedes ha trovato un equilibrio tecnico di alto livello, ma dentro quel vantaggio si sta già formando una sfida tutta interna.

    E Russell, nel riconoscere Antonelli, ha finito per dirlo con grande chiarezza.

  • Bearman, gara sontuosa a Shangai

    Bearman, gara sontuosa a Shangai

    A Shanghai, mentre le luci della ribalta si accendevano per la prima vittoria di Andrea Kimi Antonelli e il primo podio ferrarista di Lewis Hamilton, la cronaca ha finito per trascurare la prova di forza del “primo degli altri”.

    Parliamo di Oliver Bearman, pilota Haas formato dalla Ferrari che, alla sua seconda stagione in Formula 1, sta palesando una crescita formidabile che, unita all’innegabile talento, lo rende uno dei prospetti futuri più interessanti da seguire.

    Dopo il magistrale quarto posto ottenuto in Messico lo scorso anno, il britannico ha replicato una grande prestazione, sfruttando l’uscita di scena di Max Verstappen e la clamorosa mancata partenza di entrambe le McLaren.

    Il fenomeno del vivaio della Rossa, dopo essere scattato dalla decima posizione, con un primo giro fulmineo è risalito fino alla sesta piazza, e nel duello con la Red Bull di Isack Hadjar ha schivato miracolosamente la monoposto del francese finito in testacoda con un riflesso degno di nota in Curva 13.

    L’episodio ha fatto perdere tempo prezioso all’alfiere della Haas, retrocesso fino al tredicesimo posto, ma la Safety Car provocata dal ritiro di Stroll ha favorito la rimonta del numero 87, il quale ha sfruttato perfettamente la strategia e il potenziale della propria vettura, gestendo magistralmente il passo gara fino alla bandiera a scacchi, centrando un quinto posto prezioso tanto per lui quanto per il team statunitense.

    Con un ruolo di prospetto sempre più acclamato, Bearman guarda al futuro con i migliori auspici, godendosi il piazzamento della trasferta cinese con entusiasmo, come palesato nelle interviste rilasciate ai media nel dopogara, nelle quali ha affermato:

    All’inizio siamo finiti parecchio indietro. Nei giri successivi sono riuscito a superare alcune vetture; poi la Safety Car è entrata in pista nel momento perfetto, e questo ci ha consentito di pareggiare i conti con la sfortuna iniziale. Da quel momento penso di aver fatto una bella gara, effettuando altri sorpassi in pista. La macchina era veramente veloce, quindi oggi c’è tanto da sorridere”.

  • F1 e FIA tornano sui propri passi: non ci saranno modifiche al regolamento tecnico del 2026

    F1 e FIA tornano sui propri passi: non ci saranno modifiche al regolamento tecnico del 2026

    Nessun colpo di spugna, almeno per ora.

    La Formula 1 ha deciso di frenare sulla revisione immediata dei regolamenti 2026, rimandando ogni eventuale intervento strutturale alla tappa di Miami.

    Una scelta che nasce dal clima parzialmente mutato nel paddock di Shanghai dove, tra i lunghi rettilinei cinesi e le tante battaglie in pista, i timori della vigilia sono parsi meno urgenti, per qualcuno quasi sfocati.

    L’idea di una revisione lampo era nata dopo il week-end di Melbourne, quando lo spettro di monoposto “affamate di energia” e incapaci di regalare uno spettacolo autentico aveva spinto FIA e FOM a fissare un vertice straordinario post-Cina.

    L’obiettivo era chiaro: capire se le regole fossero nate morte e, in caso di disastro, intervenire drasticamente già prima del Gran Premio del Giappone.

    Ma Shanghai, paradossalmente, ha rimescolato le carte non solo in classifica, ma anche nelle convinzioni dei vertici.

    Tre i fattori che hanno suggerito la prudenza.

    Innanzitutto, secondo quanto riportato da The Race, lo spettacolo offerto tra Sprint e gara domenicale ha rassicurato chi temeva un campionato trasformato in una noiosa sfilata di gestione elettrica.

    In secondo luogo, il confronto tra l’Australia – tracciato critico per il recupero di energia – e la Cina ha dimostrato che ogni pista può raccontare una storia diversa.

    Infine, il buco nel calendario causato dalle cancellazioni in Bahrain e Arabia Saudita offre una finestra temporale preziosa per riflettere con calma.

    Le voci nel paddock restano divise, specchio di una Formula 1 che fatica a trovare un’anima comune.

    La linea della prudenza è stata dettata anche da figure come Ayao Komatsu, team principal di Haas, convinto che una reazione istintiva sarebbe l’errore più grave:

    “Se dobbiamo cambiare, facciamolo una volta sola e facciamolo bene”.

    Il piano ora prevede un incontro tra i team principal la prossima settimana, seguito da un tavolo tecnico dopo il Giappone.

    Solo allora, con i dati di tre gare diverse in mano, si deciderà se la Formula 1 del 2026 ha bisogno di un correttivo o se, tra luci e ombre, la strada tracciata sia quella giusta.

  • Alonso: “Questo è il Campionato Mondiale di batterie”

    Alonso: “Questo è il Campionato Mondiale di batterie”

    Il Gran Premio di Cina non ha regalato gioia alcuna a Fernando Alonso, che dopo la magra soddisfazione di aver portato a termine almeno la Sprint Race, ha dovuto alzare bandiera bianca dopo 32 giri, decretando così un altro doppio ritiro per Aston Martin in seguito a quello già registrato in Australia.

    La causa dello stop non è da imputare a problemi di affidabilità della AMR26, bensì alle estreme vibrazioni causate dalla Power Unit Honda.

    Le immagini più eloquenti arrivano dagli on-board del pilota asturiano, costretto a sollevare e sgranchire ripetutamente le mani dal volante sui rettilinei, poiché incapace di contrastare le violente vibrazioni della vettura.

    Ai microfoni di DAZN Spagna, il Leone di Oviedo ha spiegato senza giri di parole cosa lo ha costretto a fermarsi:

    “Mi sono ritirato perché le vibrazioni del motore erano eccessive, e dal ventesimo giro non sentivo più mani e piedi. Inoltre, dopo la Safety Car eravamo ultimi con gomme usurate, e continuare fino alla fine non aveva senso”.

    Con il Gran Premio del Giappone in programma tra due settimane, Fernando – per il quale la pazienza mostrata finora sembra inizi a vacillare – ha lanciato un messaggio che suona quasi come un avvertimento al team, in particolare a Honda:

    “Io ho le idee molto chiare su cosa fare da qui al Giappone: tornare a casa, riposarmi, allenarmi duramente e prepararmi al meglio. Spero che alla Honda facciano il loro dovere e che a Suzuka si possano vedere dei progressi”.

    Infine, un commento sul suo scatto al via, ancora una volta eccellente, con tanto di critica, tutt’altro che velata, al regolamento attuale:

    “Le partenze sono un momento in cui tutti abbiamo la stessa batteria a disposizione, siamo tutti carichi al massimo. Il primo giro è un po’ più una questione di istinto, e non il Campionato Mondiale di batterie che abbiamo in questo momento”.

  • Antonelli: “Voglio riportare l’Italia al vertice, oggi ce l’abbiamo fatta”

    Antonelli: “Voglio riportare l’Italia al vertice, oggi ce l’abbiamo fatta”

    La bandiera a scacchi del Gran Premio di Shanghai segna molto più di una semplice vittoria: per Andrea Kimi Antonelli è il momento in cui un sogno diventa realtà.

    Il primo successo in Formula 1 è arrivato al termine di una gara intensa, che il bolognese ha gestito con una prestazione solida e sorprendentemente matura, riportando l’Italia sul gradino più alto del podio dopo quasi due decenni.

    Il risultato va oltre il semplice valore sportivo e, nelle parole dello stesso Antonelli ai piedi del podio, è emersa tutta l’emozione del momento. Intervistato da David Coulthard, il giovane pilota Mercedes non ha nascosto la tensione accumulata durante la gara.

    Grazie mille. Sono quasi senza parole… sto per piangere. Devo ringraziare il mio team: mi hanno aiutato a realizzare questo sogno. Non è stato un avvio facile perché in partenza ho coperto troppo l’interno e ho lasciato spazio alla Ferrari. E poi con quel flat spot alla fine mi sono preso quasi un infarto, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Ieri ho detto che voglio riportare l’Italia al vertice: questo è solo l’inizio. George è un pilota incredibile e sto imparando tantissimo da lui. Dobbiamo concentrarci gara dopo gara e poi vedremo dove saremo alla fine dell’anno“.

    Nonostante l’impresa, Antonelli ha voluto mantenere i piedi ben piantati a terra e analizzare con lucidità la sua gara anche ai microfoni di Mara Sangiorgio su Sky Sport F1 Italia.

    Sono contento della partenza, è stata meglio delle altre volte e poi avevamo un buon passo. Alla fine però mi sono rilassato un po’ troppo e ho fatto un errore: è una cosa che non deve succedere. Durante la gara ero tranquillo e sentivo di avere la situazione sotto controllo. Dedico questa vittoria alla mia famiglia, al team e a tutte le persone che mi seguono. Aver raggiunto uno dei miei più grandi obiettivi mi rende più rilassato e fiducioso, ma battere gli altri non sarà facile“.

    Le parole del giovane bolognese raccontano bene l’equilibrio tra entusiasmo e lucidità dopo una giornata destinata a restare nella storia del Motorsport italiano

    La prima vittoria è arrivata, ora l’obiettivo è dare continuità a un risultato che potrebbe rappresentare solo il primo passo di una brillante carriera in Formula 1.

  • Hamilton: “Solo la potenza ci separa da Mercedes, lavoriamo per batterli”

    Hamilton: “Solo la potenza ci separa da Mercedes, lavoriamo per batterli”

    Il primo podio con la Ferrari non si scorda mai.

    Anche se ti chiami Lewis Hamilton e sei il pilota più vincente della storia della Formula 1.

    Ma, probabilmente, ancora più importante del terzo posto conquistato oggi a Shanghai è lo spirito con cui il numero 44 sta vivendo questo inizio di stagione: sorridente, motivato e, soprattutto, pienamente coinvolto nel progetto del Cavallino.

    Quanto visto oggi sotto il cielo cinese non ha fatto altro che confermare quanto già ammirato sette giorni fa a Melbourne: l’alfiere di Stevenage ha offerto una prestazione sempre battagliera, attaccando ogni volta che se ne presentava l’occasione, prima con le Mercedes e poi in uno spettacolare duello con il compagno di squadra Leclerc, a tratti davvero al cardiopalma.

    Merito anche, e soprattutto, della SF-26, vettura che sta dimostrando di essere, giro dopo giro, di altissimo livello, e l’unica capace di dare filo da torcere alle Frecce d’Argento.

    La differenza rispetto alle Mercedes? Solo la potenza ” ha dichiarato Hamilton nel post-gara ai microfoni di Mara Sangiorgio per Sky Sport F1 Italia:

    Noi dal canto nostro abbiamo un gran bel motore. Loro hanno iniziato a svilupparlo un po’ prima rispetto a noi. Non so se per un turbo più grande, ma hanno più potenza in rettilineo e quando ci sorpassano sembrano volare e non possiamo fare nulla per fermarli. È lì la differenza di prestazione, perché nelle curve penso che siamo alla pari. Non ho dubbi che continueremo a migliorare le prestazioni del motore e magari lavoreremo anche sull’efficienza in rettilineo. Incrociamo le dita e speriamo di poterli raggiungere e battere “.

    Il sette volte iridato ha poi elogiato il giovane vincitore Andrea Kimi Antonelli:

    Voglio fare le congratulazioni a Kimi: ha fatto un lavoro eccezionale. Per me è stato un privilegio, come uno dei piloti più vecchi, condividere il podio con lui e vedere un ragazzino ottenere la sua prima vittoria. Ha l’opportunità di lavorare con un team fantastico “.

    Infine, Hamilton ha analizzato la sua gara, dalla lotta con Leclerc al grande lavoro del team:

    La battaglia con Charles è stata grandiosa, durissima in pista, ma è questa la natura delle corse. Devo ringraziare tutti in fabbrica: la loro spinta è stata fondamentale per portarci in questa posizione. Certo, non è la posizione definitiva che vogliamo, perché vogliamo essere davanti, perciò dobbiamo continuare a spingere e ridurre questo divario. Ma ho grandi sensazioni in macchina “.