Categoria: Daily News

  • Mekies: “Se avremo una macchina veloce, Max non andrà da nessuna parte”

    Mekies: “Se avremo una macchina veloce, Max non andrà da nessuna parte”

    L’inizio dell’attuale era regolamentare, che sta ridisegnando profondamente i valori in campo della Formula 1, non ha riservato al team Red Bull le soddisfazioni sperate.

    Se da un lato il debutto della prima Power Unit targata Red Bull Powertrains può essere considerato positivo, dall’altro emerge la frustrazione per una RB22 che attualmente riesce a primeggiare solo nel midfield, attestandosi come quarta forza del Mondiale.

    Lo stato di forma del team anglo-austriaco è stato analizzato dal team principal Laurent Mekies durante una puntata del podcast Beyond the Grid, dove il manager ha difeso la scelta di non aver abbandonato precocemente il progetto precedente:

    “Pensavamo, e pensiamo ancora, che continuare lo sviluppo della vettura 2025 per consentire la rimonta di Max Verstappen fosse la cosa giusta da fare. Voltare pagina verso il 2026 sarebbe stata una sorta di facile via di fuga. Ovviamente, il tempo e l’energia che abbiamo investito nella spinta finale dello scorso anno hanno avuto un impatto sul 2026. Non siamo soddisfatti del punto di partenza, ma pensiamo che supereremo queste difficoltà come abbiamo fatto l’anno scorso”.

    Secondo Mekies, il progetto 2026 non presenta una criticità isolata, ma necessita di una crescita organica in ogni reparto, sottolineando con orgoglio come il nuovo motore non rappresenti affatto l’anello debole della catena:

    “Non riteniamo che ci sia un’area specifica su cui concentrarsi. Questo, di per sé, è già un risultato incredibile. Il fatto che la Power Unit non venga identificata come una debolezza specifica, ma semplicemente come una delle varie aree da migliorare è già un risultato straordinario. Il 2026 sarà un anno di apprendimento e sarà una gara giocata sugli sviluppi”.

    La solidità dell’unita motrice di Milton Keynes resta il punto fermo da cui ripartire, specialmente dopo l’incoraggiante esordio nei test:

    “Vedere la macchina uscire dal garage a Barcellona il primo giorno di test pre-stagionali, senza alcuno shakedown, e completare 100 giri in quel primo giorno, penso sia stata una ricompensa incredibile per il lavoro che tutti hanno fatto a Milton Keynes. Ma non è solo questo: rendersi conto che improvvisamente si parla solo di prestazioni e solo di inseguire i tre team che sono più veloci di noi in questo momento, senza problemi di affidabilità, è un risultato incredibile”.

    Inevitabilmente, il discorso è scivolato sull’insofferenza manifestata da Max Verstappen verso i nuovi regolamenti e sulle speculazioni relative a un suo possibile ritiro.

    Mekies ha gettato acqua sul fuoco, spiegando che il pilota olandese è totalmente immerso nel processo di miglioramento della squadra:

    “Non stiamo parlando di ritiro con Max in questo momento. Stiamo facendo un’analisi approfondita su come rendere la nostra macchina più veloce. Max vuole contribuire e assicurarsi che la Formula 1 vada nella direzione giusta. Per questo è così esplicito sulle modifiche che ritiene necessarie, dal punto di vista di un pilota, per avere gare migliori. Se, come sport, miglioreremo i regolamenti mantenendo gli aspetti positivi delle gare che abbiamo visto finora, ho piena fiducia che Max continuerà a vedere quello che vediamo tutti noi: i migliori 22 piloti al mondo, le auto più veloci e l’ambiente più competitivo sono in Formula 1, e come sappiamo Max è un pilota molto competitivo”.

    In chiusura, il manager francese ha allontanato le ombre sul mercato piloti del 2027, convinto che la competitività tecnica sia l’unica vera chiave per blindare il quattro volte iridato:

    “Devi venire a Milton Keynes per vedere la passione e l’impegno profuso dalle persone. Capirai subito perché sto sorridendo in questo momento: non stiamo pensando al mercato piloti del 2027. Pensiamo a costruire una macchina veloce. E se avremo una macchina veloce, non ci sarà alcuna discussione su cosa farà Max l’anno prossimo”.

  • Wolff: “Il sorpasso di Leclerc su Russell? Colpa di un bug nel software”

    Wolff: “Il sorpasso di Leclerc su Russell? Colpa di un bug nel software”

    A Suzuka, quando il fragore della pista si era ormai dissolto, un misto di euforia e sgomento animava il box Mercedes.

    Perché, mentre gli occhi di Kimi Antonelli brillavano sul gradino più alto del podio, quelli di George Russell si perdevano in uno sguardo corrucciato, vagando inquieti per il paddock.

    La corsa giapponese ha infatti raccontato due storie profondamente diverse per i piloti di Brackley: al trionfo del giovane bolognese ha fatto da contraltare il deludente quarto posto del britannico, condizionato da un fine settimana nato sotto una cattiva stella.

    A ripercorrerlo è stato Toto Wolff che, ai microfoni di Sky Sports F1 UK, ha attribuito alla malasorte l’opaca prestazione di Russell.

    “George non aveva una macchina perfetta ed è stato sfortunato. Il week-end è andato contro di lui. Quando c’era da andare forte abbiamo dovuto farlo rientrare ai box per coprirci da Leclerc, e lì la sorte è andata dalla parte di Kimi. Poi un bug nel software ha innescato un super clipping che lo ha rallentato molto, facendogli perdere la posizione su Leclerc”, ha spiegato, ricostruendo le circostanze che hanno compromesso la gara del numero 63.

    A parità di vetture sarebbe stato molto più vicino a Kimi, ha aggiunto il team principal viennese, respingendo l’idea che esista un divario prestazionale tra i suoi due piloti e spegnendo le voci che vedono Russell già sconfitto.

    Eppure, che si sia trattato o meno di un crudele scherzo della sorte, qualche motivo di preoccupazione per George esiste.

    Perché l’esperienza accumulata in questi anni rischia di non bastare più: in testa alla classifica adesso campeggia il nome di un ragazzo che soltanto l’anno scorso si faceva largo nella classe regina e che si è già trasformato, da diamante grezzo, in un’abbagliante stella del firmamento Mercedes.

    Il rischio, per Russell, è quello di venirne eclissato, vedendo sgretolarsi quanto costruito nel tempo.

    Ma è ancora presto per emettere sentenze definitive. Ne è convinto anche Wolff, contrario a fissare gerarchie in questa fase embrionale del campionato:

    “Più avanti vedremo come si metteranno i punti e se servirà fare qualcosa. In questa fase sono entrambi liberi”, ha concluso.

  • Villeneuve: “Hamilton sta lottando con il posteriore ballerino della SF-26”

    Villeneuve: “Hamilton sta lottando con il posteriore ballerino della SF-26”

    Il Gran Premio del Giappone ha consegnato alla Ferrari un bilancio in chiaroscuro, caratterizzato dalla splendida rimonta di Charles Leclerc, salito sul terzo gradino del podio dopo una serie di duelli mozzafiato, e dalle difficoltà di Lewis Hamilton, che non è riuscito ad andare oltre la sesta posizione finale.

    Se nella prima parte di gara il sette volte Campione del Mondo era apparso in grado di ambire concretamente al podio, il suo secondo stint si è trasformato in un calo inesorabile che lo ha visto scivolare alle spalle del compagno di squadra, di George Russell e di Lando Norris.

    Hamilton ha potuto fare ben poco per difendersi, penalizzato da un calo di potenza della sua SF-25 a cui si è sommata un’instabilità del posteriore più marcata rispetto alla concorrenza, fattore che ha innescato un degrado precoce degli pneumatici e un progressivo innalzamento dei tempi sul giro.

    A fare il punto sulle prestazioni della Ferrari, e di Hamilton in particolare, ci ha pensato Jacques Villeneuve:

    La Ferrari è molto competitiva in gara. I piloti riescono a gestirla bene, possono lottare e la vettura reagisce in modo molto spontaneo. Questo dà loro una sensazione migliore in gara rispetto ai due piloti Mercedes. Ho notato che ogni volta che le Mercedes sono state coinvolte in una lotta poco dopo la partenza, o hanno perso entrambe o hanno ceduto diverse posizioni. Questo con una vettura che rimane la più veloce in pista sul giro, e mi sembra strano. In pista si vede che la Ferrari ha un posteriore più vivace. A volte questo va a svantaggio di Leclerc e Hamilton. Si è potuto vedere, soprattutto con Charles, già nelle prove libere, come il posteriore della vettura gli scivolasse via più volte. Credo che anche Hamilton stia lottando con questo slittamento, e alla fine questo si ripercuote sulle gomme. Quindi, ha dovuto pagarne il prezzo alla fine della gara. È una tendenza che vediamo sulla Ferrari dall’inizio della stagione e che continuerà“.

  • Insulti a Colapinto, il management non ci sta: “Incidente Bearman ha un solo colpevole: il regolamento 2026”

    Insulti a Colapinto, il management non ci sta: “Incidente Bearman ha un solo colpevole: il regolamento 2026”

    Il post-gara di Suzuka non si è esaurito con le sole analisi tecniche sulla poca sicurezza garantita dal nuovo regolamento 2026.

    Attorno all’incidente che ha coinvolto Oliver Bearman e Franco Colapinto si è infatti scatenata una vera e propria tempesta di messaggi insultanti nei confronti dell’argentino, che ha costretto il management del pilota Alpine a intervenire pubblicamente per arginare l’ondata di messaggi d’odio ricevuti dal numero 43.

    A prendere posizione è stata infatti la stessa Bullet Sports Management, l’agenzia che segue gli interessi di Colapinto, definendo la gara di Suzuka un “appuntamento da dimenticare”.

    Secondo il management, Franco è stato penalizzato dal tempismo della Safety Car che ha compromesso la sua corsa ai punti, ma l’aspetto più grave riguarda appunto le reazioni all’incidente di Bearman.

    L’entourage ha chiarito che Colapinto non ha avuto colpe nell’episodio, descrivendolo come una diretta conseguenza delle nuove regole sulla gestione dell’energia e delle pericolose differenze di velocità che queste generano in pista:

    “Non possiamo ignorare l’incidente che ha portato al crash di Ollie Bearman, un episodio in cui Franco non ha avuto colpe. È stata una conseguenza delle nuove regole di gestione dell’energia. Nonostante questo, Franco sta ricevendo critiche ingiustificate e odio: mostriamogli tutto l’affetto e il sostegno che merita”.

    Il senso del messaggio è chiaro: difendere il pilota, ma anche spostare l’attenzione sul contesto tecnico in cui l’episodio è maturato.

    Dopo la gara, infatti, la FIA ha confermato che il tema delle velocità di chiusura generate dalle nuove regole sarà oggetto di una serie di riunioni nel mese di aprile.

    Anche da Haas è arrivata una linea prudente: il team principal Ayao Komatsu, ad esempio, non ha attribuito responsabilità dirette né a Bearman né a Colapinto.

    Più tardi, lo stesso entourage di Franco è tornato a parlare attraverso una seconda pubblicazione, questa volta rivolta direttamente ai tifosi:

    “Ragazzi, non preoccupatevi. Franco è in ottime mani e ha tutto il supporto di cui ha bisogno. È più forte di quanto pensiate, e commenti negativi o insulti non lo influenzeranno. Non sprecate energie con chi odia: usatele per sostenere Franco“.

  • Hamilton dubbioso: “Non capisco questo regolamento”

    Hamilton dubbioso: “Non capisco questo regolamento”

    Il Gran Premio andato in scena in mattinata fra i ciliegi in fiore del Giappone ha regalato a tifosi e addetti ai lavori un numero di emozioni rimasto confinato tra la lotta intestina avente come protagoniste le due Ferrari e, in maniera particolare, lo show portato sul circuito di Suzuka da Charles Leclerc, autore di una serie di sorpassi da manuale.

    Le stesse micce prestazionali non sono state accese, al contrario, dal suo compagno di squadra, con un Lewis Hamilton che, nonostante il sesto posto in classifica finale a fare da suo risultato migliore degli ultimi tre anni sul tracciato nipponico, non è stato in grado di andare oltre la semplice gestione di gara per difendere la propria posizione a causa della scarsa performance che la sua Power Unit è sembrata offrirgli, soprattutto dal secondo stint in avanti.

    Non c’è quindi da stupirsi se dalle dichiarazioni rilasciate dal sette volte Campione del Mondo al termine del terzo appuntamento stagionale non traspare altro se non il suo totale soccombere a un senso di amara impotenza: la stessa, stando alle parole dell’alfiere britannico, di cui è stata vittima inerme anche la sua vettura.

    “Nel complesso, è stato tutto abbastanza terribile perché ero terzo e ho solo iniziato ad andare indietro, quindi devo capire dove stavo perdendo tutta quella potenza. Fin dall’inizio non riuscivo a tenere il passo degli altri, ho dovuto difendermi per tutto il tempo”.

    “In qualche modo oggi Charles aveva più potenza di me, con la stessa macchina. Quindi devo capire il perché. Lui ha fatto un buon lavoro per arrivare al terzo posto, ma mi mancava potenza”, ha aggiunto Lewis in zona mista.

    A preoccupare maggiormente l’epta-iridato di Stevenage, però, è il futuro prossimo verso cui la sua numero 44 si sta inevitabilmente e rapidamente dirigendo e all’interno del quale, Hamilton si auspica, ad aspettarlo ci sarà una maggiore comprensione di quelli che sono i nuovi meccanismi della classe regina accompagnata da un motore migliorato, su cui il Cavallino Rampante spera di poter mettere la firma, grazie anche all’ausilio dell’ADUO, entro il week-end di Miami:

    “Non capisco questo regolamento: gestisco la batteria dove mi chiedono di farlo, ma per qualche ragione poi mi manca potenza. Non so cosa e quanto si possa fare in un mese, ma speriamo di poter avere un motore nuovo entro Miami e poi vedremo cosa riusciremo a fare in quel momento”.

  • Piastri: “Dopo due DNS sentire di poter lottare per la vittoria è stato speciale”

    Piastri: “Dopo due DNS sentire di poter lottare per la vittoria è stato speciale”

    Dopo non essere riuscito a disputare le prime due gare della stagione, Oscar Piastri ha avuto modo di concludere il suo primo Gran Premio del 2026 in Giappone conquistando una splendida, quanto inaspettata, seconda posizione.

    Il pilota australiano, che già durante tutto il resto del week-end aveva dimostrato di essere molto veloce tra le curve di Suzuka, è riuscito a confezionare una partenza magistrale al via e un solido restart dopo la Safety Car, che, uniti a un passo costante, gli hanno permesso di salire sul podio.

    Il numero 81 è quindi riuscito a precedere il suo compagno di squadra, Lando Norris, ma soprattutto George Russell e Charles Leclerc, sfruttando la lotta di questi ultimi per gestire in sicurezza gli ultimi giri senza commettere sbavature.

    Al termine della gara, con un insolito sorriso radioso dinanzi alle telecamere, Piastri ha analizzato la sua prestazione come segue:

    Sono molto felice, oggi abbiamo fatto tutto il possibile. Ad essere sincero, senza la Safety Car non so come sarebbe andata, ma sono soddisfatto. È stato un inizio di stagione difficile e cogliere un secondo posto e sentire di avere una possibilità di vincere è davvero speciale in questo momento. Sono molto orgoglioso di tutti. Penso che questo fine settimana abbiamo fatto un ottimo lavoro, ottenendo il massimo da tutto ciò che potevamo e abbiamo ottenuto i risultati che meritavamo, anche se siamo sorpresi per come siamo riusciti a tenere il passo. Ovviamente, quando Kimi ha avuto pista libera era molto più veloce di tutti, ma il fatto che io sia riuscito a tenere dietro George e le Ferrari, non proprio con un vantaggio enorme ma comunque sufficiente, è stata una sorpresa positiva“.

  • Norris: “Per la F1 il nostro pensiero non conta. Basta che i fan si divertano”

    Norris: “Per la F1 il nostro pensiero non conta. Basta che i fan si divertano”

    Con il quinto posto nel Gran Premio del Giappone, Lando Norris ha confermato come la McLaren stia mettendo le cose a posto, risultando costante in qualifica, solida in gara e capace di portare due vetture nelle prime cinque posizioni dopo il doloroso doppio ritiro sofferto in Cina.

    Al netto della soddisfazione per i progressi del team, tuttavia, il Campione del Mondo ha lasciato trasparire, velata dal suo gelido sarcasmo inglese, una profonda insoddisfazione per l’attuale regolamento tecnico, un malessere ormai condiviso dalla quasi totalità dei protagonisti di questo campionato.

    Interrogato su quali cambiamenti vorrebbe vedere in vista di Miami, Norris è stato netto ai microfoni di ViaPlay:

    Non importa ciò che i piloti dicono, non verrà ascoltato, l’unica cosa che conta sono i fan“.

    Alla puntualizzazione dell’intervistatore riguardo alla necessità di una soddisfazione anche per chi sta al volante, la replica di Lando è stata chiara e senza filtri:

    Chiaramente non è così“.

    Il sarcasmo del britannico è emerso anche nel siparietto con Max Verstappen avvenuto poco prima della sua intervista, con i due scoppiati a ridere mentre l’olandese raccontava le proprie disavventure con l’energia elettrica.

    Giunto il turno di Norris, l’intervistatore ha insistito chiedendo se si riferisse proprio alle batterie:

    Davvero? Io non ho mai parlato di batterie quest’anno. È stata probabilmente la miglior gara che abbia mai visto“, ha risposto con un sorriso beffardo.

    Un commento leggero ma puntuale, che si unisce alle frecciate già lanciate da altri colleghi e dallo stesso Norris dopo le qualifiche.

    Ciò che continua a emergere dalle voci dei protagonisti è che pacchi batteria da gestire, vincoli energetici e limiti regolamentari castrano l’istinto e l’abilità individuale, trasformando i piloti in comparse di uno show pensato più per l’intrattenimento che per la pura competizione.

    Se il metro del successo è solo il coinvolgimento del pubblico, allora il piano della Federazione sta funzionando, ma se il cuore della Formula 1 resta l’uomo che guida, il paddock sta inviando un segnale inequivocabile.

    Anche senza il peso mediatico di Verstappen, Norris è il Campione del Mondo in carica e la sua voce si unisce al coro di chi chiede un intervento urgente. Il comunicato ufficiale emesso dalla FIA dopo il Giappone promette modifiche, ma il tempo prima di Miami è poco e serve un gesto deciso.

    Nel frattempo, la posizione della Federazione rimane spiacevolmente inadeguata.

  • Vasseur: “A Miami avremo praticamente una macchina nuova”

    Vasseur: “A Miami avremo praticamente una macchina nuova”

    Il miglioramento rispetto al 2025 è innegabile, ma la trasferta nipponica ha fornito alla Ferrari due riscontri lampanti: Mercedes continua a essere di un’altra categoria, e la McLaren, come al suo solito, pur iniziando in sordina, riesce week-end dopo week-end a indirizzare il proprio percorso di crescita nella giusta direzione.

    La scuderia inglese, seconda con Piastri a Suzuka, ha un potenziale di crescita enorme, sia dal punto di vista telaistico, sia nell’apprendimento della Power Unit Mercedes.

    A Maranello il buon inizio di stagione non deve far dormire sogni tranquilli, perché con un’agguerrita concorrenza le ambizioni di gloria possono svanire in un attimo.

    Ne è consapevole il team principal della Rossa, Frederic Vasseur, il quale, già nella giornata di sabato, aveva indicato Miami come tappa cruciale per quello che, a suo dire, sarebbe stato un nuovo inizio di campionato, ma nell’intervista concessa a Sky Sport F1 Italia dopo la corsa giapponese, il manager francese ha sottolineato di non aspettarsi solamente dalla propria squadra dei netti salti in avanti in Florida:

    Dobbiamo essere chiari: a Miami tutti porteranno delle novità e tutti potranno lavorare sui software, per questo ho detto che scatterà un nuovo campionato. Non saremo gli unici a lavorare tra Giappone e Miami. Sappiamo di avere delle criticità in rettilineo, ma per quello dovremo attendere l’ADUO. Le prestazioni, tuttavia, arrivano da tutte le componenti della macchina: gomme, aerodinamica, assetto, motore, e in questo mese dovremo dedicarci a ogni singolo dettaglio”.

    Per il manager di Draveil, nella lunga inaspettata pausa che separa la tappa nipponica dalla prima trasferta statunitense sarà cruciale spingere con gli aggiornamenti per cominciare ad assottigliare il divario con la Stella:

    “Siamo all’inizio di un nuovo ciclo tecnico, il margine di sviluppo è enorme. Stiamo lavorando su tutte le aree in vista del Gran Premio di Miami, come tutti del resto. Ma se vogliamo raggiungere e stare davanti a Mercedes dobbiamo fare un passo in avanti, ed è per quello che stiamo lavorando”.

  • Antonelli: “Io leader del Mondiale? Non me lo aspettavo. Ma devo imparare a fare partenze decenti”

    Antonelli: “Io leader del Mondiale? Non me lo aspettavo. Ma devo imparare a fare partenze decenti”

    Sogna, ragazzo, sogna.

    Con la spensieratezza e l’incoscienza dei 19 anni, ma anche con la lucidità di chi sa di avere i mezzi per puntare molto in alto.

    Vincere due gare consecutive all’inizio della propria carriera è un’impresa da eletti: prima di lui ci erano riusciti soltanto in nove, l’ultimo dei quali era stato Charles Leclerc con la doppietta Spa-Monza nel 2019.

    Con il successo odierno, Andrea Kimi Antonelli si è preso anche la vetta del Mondiale Piloti con nove punti di vantaggio su George Russell, diventando il più giovane leader iridato della storia della Formula 1.

    Il Gran Premio del Giappone, tuttavia, non è stato una passeggiata. Scattato dalla pole position, il numero 12 ha avuto una partenza complicata scivolando in sesta posizione, un errore che avrebbe potuto condizionare pesantemente la sua domenica.

    Da quel momento ha preso forma una rimonta feroce e lucida: sorpasso dopo sorpasso, anche grazie a una Safety Car che ha rimescolato le carte, il pilota italiano ha ricostruito la propria corsa fino a riprendersi il comando. Una volta tornato leader non ha più lasciato spazio agli avversari, gestendo con autorità la fase finale e consolidando un week-end dominante impreziosito da pole, vittoria e giro veloce.

    Per fortuna adesso ho tre settimane per provare a capire come fare delle partenze decenti ” ha esordito con ironia un sorridente Antonelli ai microfoni di Sky Sport F1 Italia.

    Al via le mie dita sono un po’ scivolate, non erano infilate bene e ho mollato la pressione più del dovuto pattinando subito. È un dettaglio da migliorare perché oggi è andata bene anche grazie alla Safety Car, ma il passo era incredibile. Tutto il week-end mi sono sentito bene, anche se c’è ancora tanto lavoro da fare perché gli avversari si avvicineranno. George va molto forte e tornerà al top, dovremo continuare a curare ogni particolare “.

    Alla domanda se essere leader del Mondiale fosse inimmaginabile alla vigilia della stagione, il bolognese ha ammesso:

    Sì, sicuro. Non me l’aspettavo ed è bello, però non voglio pensarci troppo perché mancano ancora 19 gare e il campionato è lunghissimo. Proprio per questo è importante mantenere questo livello di forma e cercare di migliorarlo gara dopo gara, perché è un’opportunità incredibile. La macchina va davvero forte e siamo in una grande posizione “.

  • Russell: “Sono sfortunato. Capitano solo a me”

    Russell: “Sono sfortunato. Capitano solo a me”

    La fortuna e la sfortuna non esistono: sono solo interpretazioni degli eventi.

    Evocarle dice molto di come ognuno legge la realtà e se stesso, e George Russell ha scelto proprio la carta della sfortuna per giustificare il suo deludente Gran Premio del Giappone.

    Tuttavia il pilota britannico, non nuovo a esternazioni di questo tipo, dovrà osservarsi allo specchio molto attentamente durante il mese a motori spenti.

    Troppe le batoste rimediate dall’alfiere Mercedes in questa gara per puntare il dito solo sulla mala sorte. Il quarto posto è un risultato di cui quasi vergognarsi, soprattutto alla luce della disarmante superiorità mostrata dalla Mercedes W17 e del fatto che, con la stessa vettura, il diciannovenne Andrea Kimi Antonelli lo ha surclassato nettamente in qualifica e nel ritmo di gara, scalzandolo infine dalla vetta della classifica mondiale.

    Non bastasse questo, c’è la dura lezione di pura guida – l’ennesima – impartitagli da Charles Leclerc, uno la cui occasione non sembra arrivare mai e che una W17 tra le mani non l’ha ancora avuta.

    Russell ha subito un sorpasso vero, all’esterno, in un regolamento in cui tutto sembra finto, e per giunta da un pilota che guida una Ferrari più lenta di mezzo secondo rispetto alla sua auto.

    Nelle interviste raccolte al termine della gara la frustrazione di Russell era palpabile:

    “Non mi sento molto fortunato, è fastidioso non essere riuscito a salire sul podio. Alla ripartenza dopo la Safety Car non ho potuto caricare la batteria e sono stato sorpassato da Lewis. Dopodiché ho avuto un altro problema alla batteria con Charles. Al momento tutti i problemi accadono a me e questo è frustrante. Senza la defaillance sul giro secco avrei potuto vincere la gara e staremmo avendo un’altra conversazione”.

    In merito al problema alla batteria che ha favorito il duello finale con il pilota monegasco, il numero 63 non ha sorprendentemente ritenuto si trattasse di un evento pericoloso, minimizzando l’accaduto con queste parole:

    “Andavo talmente lento che era chiaro che mi avrebbe evitato. Sono macchine complesse e dobbiamo attendere per giudicare. Si fanno errori e poi si corregge”.

    Una visione che stride con la realtà di una Formula 1 dove viaggiare a velocità ridotta in traiettoria, specialmente in tratti tecnici come quelli di Suzuka, rappresenta un rischio che va ben oltre la semplice sfortuna.