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  • Perez incantato da Alonso: “Spero Aston Martin non migliori per continuare a lottare con lui”

    Perez incantato da Alonso: “Spero Aston Martin non migliori per continuare a lottare con lui”

    Durante lo scorso week-end di gara disputato a Miami, Fernando Alonso aveva accennato a come, insieme a Lance Stroll e Sergio Perez, si fossero dati una sorta di appuntamento in pista per lottare fra loro e, pur essendo ben lontani dalla zona punti, divertire e far divertire i propri tifosi, costretti in questo inizio di stagione a osservare i loro beniamini annaspare in fondo al gruppo.

    Un impegno al quale i tre piloti in questione non sono mancati.

    Mentre la regia internazionale era giustamente concentrata su quanto avveniva nelle posizioni di vertice del Gran Premio di Miami, Alonso e Perez davano vita a un’intensa battaglia per la quindicesima posizione. A spuntarla, infine, è stato il due volte Campione del Mondo.

    Un duello tra due veterani arrivati ai nastri di partenza di questa stagione con aspettative decisamente diverse, ma che, nonostante le enormi difficoltà incontrate sinora dalle rispettive scuderie, riescono ugualmente a trovare la motivazione e la passione necessaria per poter scendere in pista e dare il meglio di sé.

    Al termine della gara, Checo ha in primis esternato tutto il suo apprezzamento nei confronti dell’avversario via radio:

    “È sempre un piacere lottare con Fernando, mi diverto un sacco. È un pilota fantastico”.

    Successivamente, ai microfoni di DAZN Spagna, il nativo di Guadalajara ha ribadito il concetto, augurandosi scherzosamente che la crisi Aston Martin possa proseguire, così da poter continuare a gareggiare contro Alonso:

    “Spero che l’Aston Martin non migliori troppo in fretta, così potrò continuare a divertirmi con Fernando. Ha un ottimo stile di guida ed è molto pulito. Gareggiare contro di lui è sempre molto divertente perché è superaggressivo e superintelligente. Sai che quando si allontana, sta tramando qualcosa. E lo stesso vale quando si avvicina. Pianifica sempre le sue mosse in anticipo”.

    Purtroppo per Alonso, Perez non ha molto di cui preoccuparsi: come già noto, le problematiche che affliggono la AMR26 non sono risolvibili nel breve termine.

    A Miami, tuttavia, alcuni segnali positivi ci sono stati: entrambe le vetture hanno completato la gara per la prima volta in stagione, segno di un’affidabilità maggiore, e anche le vibrazioni causate dalla Power Unit Honda sono risultate meno evidenti.

    Piccoli passi in avanti all’interno di un tunnel la cui luce, però, è ancora molto lontana.

  • Norris: “Antonelli era più veloce e non ha fatto errori di cui approfittare”

    Norris: “Antonelli era più veloce e non ha fatto errori di cui approfittare”

    Il week-end di Miami ha lasciato a Lando Norris una sensazione dolceamara, sospesa tra la consapevolezza di avere finalmente una macchina da vittoria e il rimpianto per un’occasione sfumata.

    La gara si è decisa anche ai box, dove la McLaren ha subito l’undercut di Andrea Kimi Antonelli, poi capace di costruire un vantaggio sufficiente per gestire la prima posizione fino alla bandiera a scacchi.

    Il britannico, nella conferenza stampa successiva alla gara, non non ha cercato scuse e ha analizzato i fatti con lucidità, dando credito anche alla guida solida del diciottenne bolognese:

    “È stata una gara un po’ a due facce. Abbiamo subito un undercut, non ci sono scuse. Avremmo dovuto fermarci prima. Kimi ha fatto un ottimo lavoro, la Mercedes ha fatto una grande gara. È facile commettere errori su questa pista con grandi staccate e con queste macchine, ma lui non ne ha fatti abbastanza perché io potessi approfittarne. Devo essere soddisfatto, anche se mi dispiace aver perso la vittoria perché oggi penso fosse possibile. Alla fine però non avevamo il passo per riprenderlo”.

    Nel bilancio complessivo resta evidente la crescita della McLaren, ma anche la sensazione di non aver sfruttato tutto il potenziale disponibile:

    “Se guardo il quadro generale sono molto contento della situazione in cui siamo. Lottiamo per pole, per vittorie, abbiamo vinto la Sprint. È stato un week-end molto forte e sento di aver fatto un ottimo lavoro, tutto l’impegno del team ha dato risultati immediati. Allo stesso tempo mi chiedo se abbiamo massimizzato davvero tutto e non sono sicuro che sia così. Forse non avremmo comunque vinto perché Kimi è stato eccellente e molto forte soprattutto a fine stint, però non ci siamo dati la migliore possibilità”.

    Nel confronto diretto emerge anche un dato tecnico che pesa più del risultato finale. Norris ha riconosciuto apertamente la superiorità del rivale nella gestione del passo gara:

    “Non penso fossi più veloce. I margini sono piccoli, ma il suo passo a fine stint con le Medium era migliore. Quando era dietro riusciva a restarmi più vicino di quanto io riuscissi a fare quando ero dietro a lui. Noi fatichiamo nelle curve a media velocità, che sono quelle che portano al rettilineo più lungo e dove puoi costruire un attacco. Questo rende tutto più complicato. Può mancare anche solo un decimo, ma in una giornata così fa la differenza”.

    Il risultato di Miami riapre le ambizioni del Campione del Mondo in carica, ma allo stesso tempo le ridimensiona. McLaren è tornata stabilmente nella lotta al vertice, ma manca ancora qualcosa per poter davvero prevalere.

    Dall’altra parte, nel box avversario, c’è un riferimento sempre più solido. Andrea Kimi Antonelli non ha solo vinto, ha dato la sensazione di avere qualcosa in più nei momenti chiave. Lando Norris lo ha riconosciuto apertamente, ed è da qui che lui e McLaren dovranno ripartire per mettersi nelle condizioni di difendere il titolo iridato.

  • Lawson: “Mi sono scusato con Gasly, purtroppo il cambio mi ha abbandonato”

    Lawson: “Mi sono scusato con Gasly, purtroppo il cambio mi ha abbandonato”

    Lo spettacolare contatto tra Liam Lawson e Pierre Gasly, che ha visto l’Alpine del francese ribaltarsi prima di finire la sua corsa contro le barriere e il neozelandese costretto al ritiro, era stato etichettato come una delle manovre più azzardate e sconsiderate dell’intero Gran Premio di Miami.

    Eppure, i documenti ufficiali emanati dai commissari di gara raccontano una verità ben diversa. Quello tra i due non è stato un errore di valutazione o un eccesso di aggressività, ma una sfortunata collisione innescata da un improvviso guasto alla trasmissione sulla Racing Bulls numero 30.

    Proprio nel momento in cui Lawson ha iniziato la fase di frenata, il cambio della sua vettura è passato improvvisamente in folle, attivando di riflesso il sistema antistallo. Questo imprevisto tecnico ha provocato un inevitabile bloccaggio degli pneumatici, trasformando la monoposto in un proiettile fuori controllo che ha centrato in pieno il numero 10.

    La ricostruzione dei fatti è stata supportata non solo dai concitati team radio tra il pilota e il muretto, ma anche dall’analisi della telemetria. I dati, finiti sotto la lente d’ingrandimento della Direzione Gara al termine della corsa, hanno confermato il guasto meccanico, scagionando Liam senza troppi indugi.

    A fine giornata, Lawson ha voluto chiarire immediatamente la sua posizione e, profondamente dispiaciuto per l’accaduto, si è espresso nei seguenti termini:

    “Sono andato da lui per scusarmi, volevo solo spiegargli che non stavo cercando intenzionalmente di forzare la staccata in quel modo, semplicemente non avevo più né cambio né freni. Stavo per frenare all’ultima curva e, quando ho premuto il pedale, abbiamo avuto un guasto al cambio: è andato dritto in folle, non riuscivo a scalare e a rallentare la macchina. È un peccato. Chiaramente questo ha messo fuori gioco Pierre, il che non è positivo; stavano facendo un gran week-end e l’incidente ha costretto al ritiro anche noi. Il cambio si è semplicemente rotto in quell’istante, non ho avuto alcun preavviso”.

  • Hamilton durissimo sul simulatore Ferrari: Lewis pronto a smettere di utilizzarlo

    Hamilton durissimo sul simulatore Ferrari: Lewis pronto a smettere di utilizzarlo

    Il Gran Premio di Miami, da poco consegnato agli archivi, si configurava come un passaggio di cruciale rilevanza, in modo particolare per la Scuderia Ferrari, che sull’appuntamento statunitense aveva riposto aspettative di assoluto rilievo, sino a distinguersi come la squadra capace di introdurre il più ampio pacchetto di aggiornamenti sull’intero schieramento.

    I progressi, sebbene di natura relativa, non sono mancati; tuttavia, il responso della pista si è rivelato sensibilmente distante dalle più ottimistiche proiezioni maturate entro i cancelli di Maranello. Il divario prestazionale dal vertice sembra trovare la propria matrice principalmente nel comparto propulsivo, una criticità emersa con particolare evidenza nei lunghi rettilinei, frangenti in cui la Rossa ha palesato difficoltà marcate.

    Eppure, la velocità di punta non ha costituito l’unico limite emerso nel corso del fine settimana americano. A darne testimonianza è stato Lewis Hamilton che, al netto di un contatto che ne ha irrimediabilmente compromesso la gara sin dalle battute iniziali, non è mai riuscito a instaurare un feeling convincente con la SF-26 lungo l’intero arco del week-end.

    Proprio il sette volte Campione del Mondo ha inoltre sollevato un allarme di non trascurabile portata nelle interviste rilasciate tra il sabato e la domenica, evidenziando come una delle principali criticità risieda nella mancata correlazione tra i dati del simulatore e il comportamento effettivo della vettura in pista: secondo il britannico, infatti, le indicazioni virtuali non trovano riscontro concreto una volta trasposte nella realtà del tracciato.

    Di seguito vi riportiamo le sue parole a riguardo:

    Penso che il simulatore mi stia portando nella direzione sbagliata, quindi credo che per ora lo eliminerò. Adotterò un approccio diverso nella prossima gara perché il modo in cui ci stiamo preparando al momento non ci sta aiutando. In definitiva è sempre una questione di correlazione. Ci alleniamo al simulatore e poi arriviamo in pista ed è sempre diverso. Quello che intendo dire è che passo del tempo sul simulatore, anche se non mi piace. Mi sono seduto al simulatore ogni settimana in vista di questa gara e ho lavorato costantemente sulla correlazione. Sono andato, mi sono preparato per la pista, ho messo a punto la macchina in un certo modo, poi sono arrivato in pista e quell’assetto non funzionava“.

  • Ferrari, filtra preoccupazione su ADUO al 4% ed eventuale ban del sistema FTM

    Ferrari, filtra preoccupazione su ADUO al 4% ed eventuale ban del sistema FTM

    Appena pochi giorni fa vi abbiamo dato conto di un’indiscrezione diffusa da The Race, secondo cui la Federazione Internazionale sarebbe intenzionata a bandire il disegno di scarico FTM della Ferrari a partire dal 2027.

    Secondo quanto riportato da AutoRacer.it, tuttavia, a Maranello si starebbero ancora dedicando molte ore allo studio di questo elemento, poiché il guadagno prestazionale che esso garantisce è ritenuto particolarmente significativo.

    I tecnici del Cavallino Rampante, inoltre, potrebbero implementarne facilmente un’evoluzione sulla vettura del prossimo anno, il modello 679.

    Dal punto di vista politico, la squadra italiana sembrerebbe quindi intenzionata a non assecondare le presunte direttive della FIA, contrapponendosi alla linea tecnica tracciata dai media britannici nei giorni scorsi.

    Se da un lato tra le mura amiche filtra una certa fiducia, dall’altro emergono dubbi riguardo alla possibilità di ottenere le concessioni previste dall’ADUO per i produttori di Power Unit con un ritardo superiore al 4% rispetto al benchmark, attualmente identificato nel propulsore Mercedes.

    Come sottolineato dalla testata italiana, le recenti dichiarazioni di Frederic Vasseur lasciano infatti trasparire una certa preoccupazione: non ottenere il massimo livello di ADUO e dover al contempo affrontare un possibile divieto del sistema FTM, alla luce degli investimenti effettuati, rappresenterebbe una sconfitta politica significativa per il team principal francese e per l’intera Scuderia.

    In base a quanto riferito dalle ultime indiscrezioni, indipendentemente da quella che sarà la decisione della Federazione, al momento si ritiene che il nuovo motore Ferrari non sarà pronto prima della decima gara del calendario, il Gran Premio del Belgio.

    Per gli ingegneri di Maranello, tuttavia, non dovrebbe essere complesso adattare la SF-26 per ospitare la nuova Power Unit, con cui la Rossa punta a tornare a competere per le posizioni di vertice del campionato.

  • Hadjar: “Superare a Miami era facilissimo, questo mi ha portato oltre il limite”

    Hadjar: “Superare a Miami era facilissimo, questo mi ha portato oltre il limite”

    Il Gran Premio di Miami di Isack Hadjar si è chiuso nel modo più duro possibile: con un errore personale, il ritiro e una rabbia immediata, quasi fisica, sfogata colpendo ripetutamente il volante dopo l’impatto.

    Una scena, quella appena descritta, che ha raccontato meglio di molte parole la frustrazione del pilota Red Bull, costretto ad abbandonare una gara che, fino a quel momento, sembrava potergli offrire una rimonta importante.

    Il week-end del francese era già partito in salita.

    Dopo la squalifica post-qualifica per un’irregolarità al fondo, Hadjar era stato costretto a prendere il via dalla pit-lane, nonostante in pista avesse conquistato la nona posizione.

    Una penalità pesante, ma non abbastanza da cancellare subito le sue ambizioni.

    Nei primi giri, infatti, il classe 2004 aveva mostrato un passo molto competitivo, riuscendo a superare diverse vetture in rapida successione.

    “Onestamente, mi sentivo benissimo nei primi giri. Superare era facilissimo. Lindblad è stata l’ultima macchina che ho superato. Ero partito molto forte dalla corsia box dopo soli tre giri, quindi penso che avessimo un ottimo passo. Per me andava tutto bene”.

    Proprio quella sensazione di controllo, però, si è trasformata nel punto di rottura. Nel corso del quinto giro, in approccio di Curva 14, Hadjar ha colpito la barriera interna, danneggiando la sospensione anteriore sinistra.

    Da lì, la monoposto è diventata ingovernabile, finendo poi contro il muro di Curva 15. Nel post gara, il pilota non ha cercato alibi:

    “Per tutto il week-end ho spinto al limite e mi sentivo a mio agio. Oggi non ha funzionato. Non sono stato abbastanza preciso e ho corso troppi rischi, e in una gara di 57 giri è normale che a un certo punto qualcosa vada storto. Non sono stato molto intelligente”.

    La sua autocritica è proseguita con ancora più lucidità:

    “Ero troppo impaziente ed euforico nel tentare quei sorpassi e ho rovinato la mia gara. Era facile sorpassare e avrei dovuto essere più cauto. Non aveva senso cercare di spingere al limite in quella curva. Quindi sono davvero, davvero arrabbiato“.

    Il rimpianto è reso ancora più forte dal passo mostrato dalla RB22 nel corso della gara, confermato anche dalla rimonta di Max Verstappen fino alla quarta posizione dopo il testacoda iniziale.

    Un segnale tecnico incoraggiante, dentro una domenica che per Hadjar resta soprattutto una lezione.

    Per Red Bull, ora, il punto sarà trasformare quella rabbia in apprendimento. Hadjar ha mostrato velocità, aggressività e fiducia nella macchina.

    A Miami, però, ha pagato il prezzo dell’impazienza.

    E in una stagione così lunga, per un pilota così giovane, anche un errore può diventare parte della costruzione.

  • Miami, ad Antonelli il titolo di Hammer of the Day

    Miami, ad Antonelli il titolo di Hammer of the Day

    “Dear Mama”.

    Non serve altro, in un week-end così.

    A parte la vittoria – e l’abbraccio di una mamma, di un papà, di una sorella. Kimi vince anche per questo, e non c’è niente di più bello da guardare: scendere dall’abitacolo, stringere colleghi, amici, famiglia, e poi tornare alla vettura – perché un po’ ha vinto anche lei, questo è fuori discussione.

    Ma conta poco. E in fondo, anche vincere conta poco, quando intorno a te c’è un mondo come quello di Kimi Antonelli. Più reale che mai.

    Più umano e vero che mai.

    “Always stay real”, cantava 2Pac in Dear Mama, giusto un anno dopo la scomparsa di Ayrton Senna.

    E Andrea Kimi Antonelli lo rispecchia con una naturalezza disarmante. In una Miami più colorata che mai, con un tricolore che tingeva il cielo, il ragazzino è rimasto esattamente ciò che è: sé stesso. Correre e sorridere, come sanno fare i ragazzini.

    Nessuna paura, solo voglia di divertirsi.

    E forse è proprio questo, per il rivale, a fare ancora più male: perché nonostante gli occhi del mondo addosso, i documentari, le voci, i commenti, lui resta integro, con la stessa fame di prima e la stessa leggerezza di sempre.

    Il saluto a Messi, gli autografi, la celebrazione senza fine di chi è già campione, già accostato ai veri grandi della storia. Ma sai che c’è? Chi se ne frega dei paragoni. “Io sono Kimi, solo Kimi”, come un qualsiasi Harry Potter: già predestinato, eppure sempre e soltanto sé stesso. Con i piedi per terra, il sorriso ingenuo di chi sa che dovrà prendersi tutto, ma con la calma di chi ha davvero il tempo per farlo.

    Perché nel 2006 Schumacher aveva già smesso di vincere, Senna riposava da dodici anni, e nasceva un ragazzino che, vent’anni dopo, sarebbe stato paragonato a loro due.

    Un paragone ingenuo, gigantesco, quasi insormontabile. Ma non importa.

    D’altronde, quando c’è una famiglia così – sempre lì, sempre vera – tutto il resto conta poco.
    O forse conta tutto.

    Ingenuamente bravo, Kimi.

  • Antonelli: “Il campionato è lungo, Russell andrà fortissimo in Canada”

    Antonelli: “Il campionato è lungo, Russell andrà fortissimo in Canada”

    Il ritorno alla competizione che la Formula 1 ha messo in scena sul tracciato di Miami ha rappresentato il debutto delle modifiche che la Federazione Internazionale ha apportato al regolamento, ma a non cambiare, nonostante gli oltre 30 giorni di sosta, è la firma con la quale Andrea Kimi Antonelli è stato in grado di sigillare, per la terza volta consecutiva, il gradino più alto del podio.

    Una tripletta, quella centrata dall’alfiere italiano, che lo ha catapultato a quota 100 nella Classifica Piloti e che gli ha permesso di aumentare le lunghezze che costituiscono il suo distacco da un anonimo George Russell, anticipato alla bandiera a scacchi anche dalle due McLaren di Lando Norris e Oscar Piastri.

    Come evidenziano le dichiarazioni rilasciate dal pilota di casa Mercedes ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, però, questa impressionante striscia di risultati non va confusa con il traguardo dei suoi sforzi, che ha ammesso di voler, ora, indirizzare verso le necessarie migliorie da apportare alla fase della partenza, che più volte ha finito per penalizzarlo durante le prime tornate dei passati Gran Premi:

    “Al via non avevo confidenza perché tutte le prove di partenza non erano state buone: alla fine, però, non è andata male come sabato, è andata un pochino meglio. Non mi aspettavo che Charles frenasse così presto, quindi ho cercato di evitarlo e ovviamente ho sofferto un bloccaggio, ma sono stato fortunato con quello che è successo in Curva 2”.

    Il diciannovenne bolognese, prima di dedicare un sentito pensiero ad Alex Zanardi (che ci ha prematuramente lasciati nei giorni precedenti al fine settimana statunitense, ndr) ha, poi, voluto rispondere a chi continua a paragonare ciò che lui sta costruendo nella classe regina a quello che Jannik Sinner sta realizzando nel mondo del tennis, chiedendo implicitamente di non opprimerlo con acerbe aspettative di un trionfo dato da troppi per scontato:

    “Sfida tra me e Sinner a chi vince di più? No, bisogna restare concentrati. Il campionato è ancora lungo e bisogna continuare ad alzare l’asticella perché sicuramente George andrà fortissimo in Canada. Sicuramente ora mi godrò il momento, però dopo mi concentrerò su Montreal perché dopo due settimane e mezzo sarà importante tornare ancora più forti. Concludo dedicando questa vittoria ad Alex Zanardi”.

  • Wolff avvisa Antonelli: “Ora non cediamo agli entusiasmi, bisogna restare con i piedi per terra”

    Wolff avvisa Antonelli: “Ora non cediamo agli entusiasmi, bisogna restare con i piedi per terra”

    La grande prestazione di Andrea Kimi Antonelli a Miami ha permesso alla Mercedes di conquistare tutte le prime quattro gare della stagione.

    La tappa americana ha rappresentato l’unico scoglio fin qui incontrato dalla Stella, che è riuscita a resistere ai numerosi aggiornamenti introdotti dalle altre scuderie, soprattutto nei confronti di McLaren, senza perdere punti preziosi in ottica iridata.

    La W17, infatti, nel corso del week-end è più volte apparsa in affanno, in particolar modo con George Russell, ma la straordinaria guida del pilota italiano e la potenza della Power Unit di Brackley le hanno permesso anche in Florida di tagliare il traguardo per prima.

    Una prova di forza, questa, a dir poco maestosa, capace di far sognare la squadra anglo-tedesca in grande, consapevole di poter ritrovare quella supremazia iniziale ben presto, grazie alle novità tecniche attese in Canada.

    Al termine della giornata, il team principal della Mercedes, Toto Wolff, ha analizzato come segue la situazione della sua compagine:

    Spero che Kimi possa continuare su questa scia positiva. La cosa più importante è non lasciarsi trascinare troppo dall’entusiasmo. Ha anche un agguerrito rivale nel suo compagno di squadra, che non è stato soddisfatto della pista questo fine settimana. Quindi è fondamentale restare con i piedi per terra. Abbiamo una buona macchina e speriamo che gli aggiornamenti funzionino nella prossima gara. Questa stagione sarà una sfida di sviluppo: quanto riesci a portare? Sei limitato dal budget cap? Tutti questi fattori giocheranno un ruolo“.

  • Il Pagellone del Gran Premio di Miami

    Il Pagellone del Gran Premio di Miami

    Miami, Florida. Dove tutto è neon, tutto è effimero e tutto sembra girato con una macchina da presa anni Ottanta. Crockett e Tubbs pattugliavano queste strade in giacca di lino; Bud Spencer e Terence Hill le hanno ripulite a schiaffoni; Horatio Caine le ha analizzate con il luminol. Adesso ci passa la Formula 1, che in confronto è quasi sobria — quasi.

    Week-end Sprint: una sessione di libere, qualifiche, Sprint, ancora qualifiche, poi la gara. Un formato compresso come un volo low cost, dove non c’è tempo per sistemarsi e gli errori si pagano subito, in contanti, senza possibilità d’appello. Horatio avrebbe già le prove. Noi abbiamo solo i voti.

    Questo è il Pagellone di Hammer Time.

    Mercedes, voto 8: T-minus zero. Contatto. L’astronauta Antonelli ha ufficialmente lasciato il pianeta Terra. Pole, vittoria e saluti alla compagnia cantante. Tre GP, tre vittorie: più che una stagione, è una colonizzazione. Il ragazzo di Bologna non sta guidando una macchina, sta aggiornando il software della Formula 1 mentre gli altri sono ancora al tutorial.

    Giorgino invece, nonostante le botte, ha sempre una bella cera. Battuto in qualifica, battuto in gara, battuto nei tempi sul giro. Poveretto, non è neanche colpa sua: se tu abiti sull’Everest ma l’altro va a fare la spesa sulla Luna, ad un certo punto, che ci puoi fare?

    Ferrari, voto 5: Una valanga di aggiornamenti, un week-end da dimenticare. La SF-26 arriva a Miami carica di novità, come una che entra dal chirurgo estetico convinta di uscirne Sydney Sweeney e invece si risveglia Rosy Bindi.

    Leclerc lotta, strappa, si inventa una gara che non aveva. Stava anche annusando il podio, quando un inciampo all’ultimo giro lo relega dietro e penalizzato. Mamma mia, ma a cosa è dovuta sta sfortuna? Ha profanato la tomba di un faraone? Per noi tifosi vederlo così agguerrito e così povero di risultati è roba da crollo emotivo in 4K.

    Il nodo, però, resta sempre lo stesso: il motore. Altro che recupero d’energia: nell’ultimo settore la Ferrari andava così piano che potevi farci un dipinto. Acquerello, con calma.

    McLaren, voto 10: Che ritorno. La Papaya torna a splendere e il Champ si ricorda che i titoli non si difendono dal divano. Fine settimana francamente eccezionale: un sabato impeccabile e una domenica di prestazioni ed emozioni a getto continuo. Norris attacca, resiste, spinge, non molla un millimetro. Piastri terzo, gregario di lusso. La McLaren funziona, la McLaren vola.

    Applausi, Champ. Oggi eri tu il più forte tra i mortali.

    Red Bull, voto 6: Verstappen soffre di sdoppiamento di personalità: una cattiva e l’altra cattivissima. È l’unico neonato che, anziché il peccato originale, aveva già precedenti penali. Testacoda, rimonta, sorpassi: quando combina una sciocchezza e gli prudono le mani, si vede ancora tutta l’aggressività di un pilota che fa sempre spettacolo. La Red Bull però non è più quella di prima, e lui lo sa.

    Hadjar, invece, si inventa un incidente così sciocco che il team non solo gli ha prescritto le lenti, ma di giorno dovrà usare il bastone e di sera il cane. E per completare l’opera, piglia a pugni il volante. Pensa se al box ci fosse stato ancora Marko: gliene restituiva il triplo, con gli interessi. Ma errare è umano — e lui è giovane. Glielo perdoniamo. Una volta.

    Haas, voto 5: Nemo profeta in patria. I motorizzati Ferrari arrancano tutti, e Haas non fa eccezione. Week-end in apnea, più di gestione che di attacco.

    La buona notizia è rivedere Ollie Bearman in forma dopo la tranvata colossale del Giappone. C’è chi giura che, dopo l’incidente, non sapesse più fischiare: una tragedia. Pare infatti abbia perso sei cani.

    Battute a parte, il ragazzo si è rimesso in piedi e si è fatto rispettare. Ora serve continuità; e magari un motore un po’ più vispo.

    Alpine, voto 7: Ristorante da Colapinto — recensione di un certo Lewis H.

    Locale vivace, personale intraprendente. Il servizio è cordiale ed empatico, client oriented: mettono apposta la pasta ai celiaci e nascondono la carne ai vegani. La lista degli allergeni è compilata con cura, evidentemente al solo scopo di massimizzare gli shock anafilattici. Ambiente frenetico, qualche gomitata di troppo, un paio di contatti che definirei non sollecitati. Dovessi ritrovarmelo davanti, ci girerei decisamente alla larga.

    Voto: due stelle. Non ci torno.

    Audi, voto 3: Le nuvole di Audi sono ancora più nere del cielo catramato di Miami. Pochi km, problemi elettrici, ritiri a profusione. Una scuderia che dovrebbe rappresentare il futuro della Formula 1 e invece si ferma prima di cominciare; con una regolarità che inizia a fare statistica, tra l’altro.

    E in questi momenti, diciamocelo, la prospettiva di un V10 che beve benzina come se fosse acqua sorgiva di montagna ci alletta sempre un po’. Tanto, tanto.

    Racing Bulls, voto 4: Lawson fa a cazzotti ad ogni occasione disponibile. Prima della corsa aveva già steso un’anziana al volante nel parcheggio, appioppato una testata al barman reo di lentezza nel servizio, e abbattuto la porta dell’albergo con un bulldozer perché la carta elettronica non funzionava più. Roba di ordinaria amministrazione, per lui.

    La manovra su Gasly sembrava da 24 ore in cella d’isolamento, pane secco e acqua. Poi però la notizia del malfunzionamento al cambio. Il tipo ha stoffa. Deve solo imparare che non tutti i problemi si risolvono a cazzotti. Alcuni, purtroppo, te li mette la macchina.

    Williams, voto 8: Doppio arrivo a punti. Con la ferraglia che hanno tra le mani, è qualcosa che sta tra il miracolo e l’apparizione mariana. A Grove devono aver passato settimane a testa china sugli aggiornamenti, come uomini davanti all’orinatoio: silenziosi, concentrati, ognuno per i fatti suoi.

    E alla fine qualcosa è uscito davvero. La macchina non sarà diventata un fulmine, ma almeno adesso sta in pista e porta a casa risultati. Continuate così.

    Aston Martin, voto 5: Un bambino terrorizzato ha guardato sotto il letto e ci ha trovato una AMR26. Da lì ha deciso di dormire con la luce accesa fino al 2027.

    Alonso, nel frattempo, deve avere almeno 10TB di memoria interna: nutre ancora rancore per Ferrari e si lancia in dichiarazioni tutte sue. E tra la statura e il verde della tuta, il poveretto mi è diventato Kermit la rana. Come Kermit, continua a dire che non è facile essere verdi. In pista poi, dev’essere ancora più difficile.

    Cadillac, voto 4: In Cadillac non trovano l’America.

    Bottas va piano ovunque, tranne che in pit lane: lì è imprendibile. Drive through eseguito con la precisione di un pendolare, peccato che il resto del week-end sia rimasto totalmente in incognito. Nel frattempo si vocifera già di un possibile rimpiazzo. Con chi? Pare stiano valutando il babbo di Pérez. E a questo punto, vista la situazione, non è neanche la scelta più strana.

    Alex Zanardi, voto 10: Gli Dei delle Corse sono stati severi con lui. Due volte, senza motivo, senza misura. Come se avessero bisogno di un esempio estremo per insegnare a tutti noi cosa significhi non arrendersi mai, e abbiano scelto lui perché solo lui era capace di reggere il peso della lezione.

    Ha perso le gambe e ha vinto una valanga di competizioni. Ha perso la coscienza e non ha mai perso il sorriso. Se n’è andato il primo maggio, lo stesso giorno di Ayrton. Certi addii hanno una firma che fa male. Ciao Alex.