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  • Leclerc: “Ferrari unisce bimbi, anziani, tutti. Per questo è unica e speciale”

    Leclerc: “Ferrari unisce bimbi, anziani, tutti. Per questo è unica e speciale”

    Essere Ferrari” è molto più di una mera espressione divenuta popolare sui social negli ultimi anni: è da sempre un manifesto di identità, un senso profondo di unità e appartenenza alla Scuderia di Maranello, chiamando tutti, che si tratti di dipendenti, tifosi o piloti, a contribuire, ciascuno nel proprio ruolo, nella rincorsa verso il vertice.

    Essere Ferrari significa contribuire ogni giorno a qualcosa di più grande, ognuno con il suo ruolo, ognuno in modo costruttivo“, parole pronunciate qualche anno fa dal Presidente John Elkann, e che sintetizzano una filosofia condivisa e vissuta dentro e fuori dalla pista.Dal suo debutto con la Rossa nel 2019, nessuno ha incarnato questo spirito tanto quanto Charles Leclerc, distintosi per una dedizione e una resilienza che hanno fatto innamorare i tifosi, sempre pronto a gettare il cuore oltre l’ostacolo per la squadra, lottando contro qualsiasi avversità, vetture poco competitive e momenti in cui cedere allo sconforto sarebbe stato facilissimo.

    Nella recente intervista rilasciata al podcast “Passa dal BSMT“, il talento monegasco ha parlato proprio dell’unicità di far parte del mondo Ferrari, nel suo caso, prima da tifoso, poi da protagonista in pista:

    Essere un pilota della Ferrari è veramente speciale. Io sono stato da entrambi i lati: prima sono stato dal lato del tifoso, quello che guardava tutti i Gran Premi la domenica, tifando Ferrari e sperando che la Rossa vincesse. E adesso sono dal lato dove sono io in macchina e ho tutto il sostegno che prima ero abituato a dare, e che do sempre seppur in maniera diversa, perché adesso, essendo pilota, non posso permettermi di avere determinate emozioni, essendo dentro la macchina, e questo deve rimanere da parte. Però la passione e l’amore che ho per questa squadra rimane intatto. È quello che rende la Ferrari speciale“.

    Responsabilità, passione e un senso di appartenenza unico al mondo, che da sempre rendono la Ferrari un fenomeno globale che valica qualsiasi confine e unisce diverse generazioni, di cui Charles è, dal 2019 a oggi, uno degli interpreti più autentici:

    “È incredibile perché si tratta di un brand che riunisce tutte le generazioni, dai bimbi alle persone più anziane, e vediamo tantissima gente in tutto il mondo che tifa e che sogna la stessa cosa, ovvero riportare la Ferrari in cima, e questa è una grande motivazione”.

  • Montoya: “Antonelli Campione del Mondo? No, la pressione lo farà crollare”

    Montoya: “Antonelli Campione del Mondo? No, la pressione lo farà crollare”

    In Formula 1, anche la vittoria può portare con sé degli oneri.

    Perché persino dietro al profumo inebriante della gloria, capace di infondere una forza dirompente in chi ne assapora le dolci note, restano in agguato ombre e mostri spaventosi.

    Su tutti troneggia la pressione, in grado di farti scivolare giù dalla vetta nel volgere di un battito di ciglia.

    Di qui il dovere di resistere alla sua morsa, impedendo agli avversari di riaprire i giochi e cercare rivalsa.

    Un’impresa, questa, che Andrea Kimi Antonelli, ormai leader della classifica iridata, dovrà senza dubbio impegnarsi a portare a termine.

    George Russell, infatti, non si limiterà certo ad applaudire il successo del suo compagno di squadra: quei nove punti di vantaggio che il bolognese ha scavato su di lui sono un margine che il britannico non intende accettare passivamente.

    E mantenere la giusta lucidità mentale, mentre attorno a lui crescono aspettative e investiture precoci, non sarà cosa facile per Antonelli, un pilota che, per quanto straordinariamente talentuoso, porta in dote un solo anno di esperienza nella classe regina.

    A tratteggiare i contorni del futuro di questa lotta al titolo, dipingendo come sconfitta proprio la figura di Kimi, è stato Juan Pablo Montoya.

    Intervistato dal portale Casinostugan, il colombiano ha infatti stroncato le ambizioni iridate dell’italiano, individuando nella sua giovanissima età un fattore potenzialmente determinante in negativo.

    Non credo che Antonelli diventerà Campione del Mondo. Quando si renderà conto di essere in testa alla classifica la pressione potrebbe avere la meglio su di lui. È molto giovane e non ha mai vissuto una situazione simile”, ha spiegato, suggerendo che l’inesperienza del giovane italiano potrebbe impedirgli di governare al meglio un frangente così delicato.

    “È più facile essere il cacciatore che la preda. Quindi, se sei la preda e inizi a essere battuto, potresti andare in tilt e commettere vari errori”, ha concluso, prospettando un eventuale futuro crollo del numero 12, che potrebbe facilmente soccombere agli assalti di chi insegue, mostrando fragilità in un ruolo da lepre per il quale il tempo non lo ha ancora forgiato.

  • Leclerc: “Per la mia carriera i miei fratelli hanno smesso di correre. È stato doloroso”.

    Leclerc: “Per la mia carriera i miei fratelli hanno smesso di correre. È stato doloroso”.

    Non si diventa un pilota di Formula 1 con uno schiocco di dita.

    Dietro alla scalata che porta un giovane al volante delle monoposto più ambite del mondo c’è molto di più del puro talento: servono investimenti, fortuna e soprattutto sacrifici.

    Anche la carriera di Charles Leclerc ha dovuto fare i conti con queste variabili.

    Durante l’intervista rilasciata al podcast “Passa dal BSMT”, il monegasco si è aperto sul suo percorso personale, ricordando i suoi primi anni sui kart e raccontando di una mentalità riconoscente del presente, senza pensieri pesanti sul domani:

    “Da ragazzino non ci sono stati momenti in cui pensavo che non ce l’avrei fatta, ma nemmeno momenti in cui invece pensavo che ce l’avrei fatta. Diciamo che non è qualcosa a cui pensavo, perché mi sentivo super felice e super fortunato già solo all’idea di poter portare avanti la mia passione, che era ed è quella di guidare. Non guardavo già avanti di uno, due o tre anni, perché ero piccolo”.

    La strada per portare Charles al professionismo è stata costellata di decisioni familiari, a volte anche delicate e dolorose per gli altri membri.

    Per motivi di budget, infatti, gli altri due fratelli del pilota della Ferrari hanno dovuto farsi da parte, per dare priorità proprio al futuro numero 16 del Cavallino:

    “Se avvertivo la pressione derivante dal fatto che i miei fratelli abbiano dovuto smettere con i kart? È difficile dirlo, perché penso che mio fratello più grande abbia accettato la cosa più facilmente: aveva iniziato tardi, aveva già la sua età e stava conducendo già i suoi studi. Per mio fratello minore, invece, è stato molto più difficile perché era un bambino, e vedermi fare qualcosa che lui non poteva fare era doloroso per lui e io lo sentivo. Adesso per fortuna anche lui è un pilota professionista e io, grazie alla Formula 1, ho potuto aiutarlo a riprendere la sua carriera”.

  • Hamilton: “I vertici FIA? Troppi chef in cucina, non mi aspetto nulla”

    Hamilton: “I vertici FIA? Troppi chef in cucina, non mi aspetto nulla”

    L’attuale periodo di assenza della classe regina, conseguente all’annullamento del Gran Premio del Bahrain e di quello di Jeddah a causa del conflitto in Medio Oriente, si sta rivelando un frangente decisivo nel delineare il futuro, almeno nell’immediato, della Formula 1, che mai come ora appare sospesa in un equilibrio tanto fragile quanto precario.

    Le ragioni di tale incertezza sono da rintracciarsi nel nuovo impianto regolamentare, il quale, sin dalle sue prime formulazioni, ha suscitato diffuse perplessità, trovando poi puntuale e tangibile conferma nelle dinamiche emerse in pista nel corso delle prime gare stagionali.

    Il mese di aprile assurge pertanto a momento nevralgico per una più compiuta comprensione del nuovo ciclo regolamentare e per una riflessione lucida e ponderata sulle aree di intervento, nella prospettiva di restituire alla massima espressione del Motorsport quella coerenza e quella grandezza che ne hanno storicamente definito l’identità.

    In tale contesto, tuttavia, si leva il pensiero di chi ritiene che gli incontri tra i vertici della Formula 1 e le scuderie, in programma a partire da oggi, siano destinati a rivelarsi poco più che sterili esercizi di confronto, incapaci di produrre modifiche sostanziali.

    A dar voce a queste riserve è stato nientemeno che Lewis Hamilton, il quale, in occasione del Gran Premio del Giappone, ha espresso ai microfoni di diversi media – tra cui RacingNews365 – un marcato scetticismo circa la possibilità di risolvere le molteplici criticità che caratterizzano l’attuale scenario della Formula 1:

    Non mi aspetto molto, spero si possano apportare dei cambiamenti importanti, ma ci saranno troppi chef in quella cucina. E di solito quando è così il risultato non è mai dei migliori…“.

  • Jock Clear: “Ferrari ricucirà il gap con Mercedes. Questo non è affatto un 2014 bis”

    Jock Clear: “Ferrari ricucirà il gap con Mercedes. Questo non è affatto un 2014 bis”

    La Mercedes è davvero così imprendibile?

    Complice anche un mese di aprile privo di Gran Premi, è probabilmente questa la domanda che, più di ogni altra, sta animando il dibattito tra appassionati e addetti ai lavori, soprattutto alla luce delle prime indicazioni emerse in pista.
    Numeri alla mano, infatti, le prime tre gare del 2026 ci hanno consegnato una W17 apparentemente imprendibile, capace di imporsi con autorità sia in qualifica che in gara.

    Una superiorità netta, quella del team di Brackley, tradottasi in un vero e proprio monopolio prestazionale e in una dimostrazione di forza difficile da arginare nel breve periodo.

    Eppure, a mantenere vivo l’interesse – oltre alla ben nota vicenda dell’ADUO – è soprattutto il tema dello sviluppo.

    In quest’ottica, sarà fondamentale capire se la scuderia della Stella abbia già raggiunto il proprio limite prestazionale o se disponga ancora di margine di crescita. Parallelamente, sarà cruciale osservare quanto gli altri team riusciranno a progredire, man mano che acquisiranno maggiore confidenza con i nuovi regolamenti.

    Proprio su questo punto è intervenuto l‘ex ingegnere di Mercedes e Ferrari Jock Clear, il quale, in un’intervista rilasciata a CasinoHawks, ha offerto una lettura equilibrata dello scenario attuale:

    Non credo che la Mercedes abbia altro da tirare fuori dal cilindro e al momento hanno un vantaggio di circa tre decimi. Con il nuovo regolamento ne sono usciti leggermente avvantaggiati, proprio come nel 2014, ma non si tratta affatto del dominio che abbiamo visto all’epoca. Io lavoravo in Mercedes in quel periodo e nelle prime gare non ci sforzavamo nemmeno nelle qualifiche perché non era necessario. Adesso, invece, devono dare il massimo perché la Ferrari è abbastanza vicina da poterli battere. Inoltre, sanno che alla partenza la Ferrari probabilmente li supererà alla prima curva, quindi devono assolutamente partire in prima fila “.

    Secondo Clear, dunque, il Mondiale sarebbe tutt’altro che indirizzato:

    In un anno normale parleremmo di quasi una stagione di sviluppo, ma, con il regolamento così com’è e con le piccole modifiche in corso, sicuramente le squadre continueranno a migliorarsi gara dopo gara. Prevedo che quei tre decimi scompariranno rapidamente. Qualcuno farà dei passi avanti nello sviluppo durante la stagione e questo ridurrà il distacco in griglia, mentre non vedo la Mercedes riuscire a trasformare quei tre decimi in sei decimi. Sono molto più fiducioso che Ferrari e forse Red Bull possano compiere passi avanti e ridurre il divario. C’è la possibilità che questo diventi un campionato di Formula 1 emozionante, con le squadre che avranno il tempo di valutare ciò che hanno a disposizione e di svilupparlo “.

  • Alonso: “La AMR26 cambierà radicalmente. Sogno un percorso in stile McLaren 2023-2024”

    Alonso: “La AMR26 cambierà radicalmente. Sogno un percorso in stile McLaren 2023-2024”

    Dopo un inizio di stagione da incubo, con una vettura problematica sotto molteplici aspetti tecnici, Aston Martin sta cercando di risollevarsi dall’abisso in cui è sprofondata facendo del duro lavoro la giusta spinta per ritornare a galla.

    La AMR26, dopo aver deluso profondamente le altissime aspettative generatesi intorno ad Adrian Newey e Honda, potrebbe infatti subire una metamorfosi imponente.

    L’obiettivo dell’azienda di Silverstone pare proprio essere quello di rimodellare l’intero progetto, studiando approfonditamente i dati raccolti e senza puntare a migliorie utili solo sul breve periodo.

    A confermarlo, durante il week-end di Suzuka, è stato Fernando Alonso, il quale si è così espresso al riguardo:

    Abbiamo corso senza troppi problemi nelle ultime due gare. Ovviamente, in termini di prestazioni, siamo nelle retrovie. Cerchiamo di restare uniti, di restare forti e di dare tempo a entrambe le fabbriche di risolvere la situazione. Stanno lavorando a pieno regime, ma in Formula 1 le cose non accadono dall’oggi al domani, e credo che dovremo passare alcuni mesi con la vettura attuale. Non miglioreremo questa macchina se sappiamo che cambierà completamente tra un paio di mesi. Abbiamo visto la McLaren nel 2023: erano ultimi nelle prime gare e alla fine del 2024 erano davanti. Forse è troppo ottimistico, è uno scenario da sogno. Ma, in un certo senso, sappiamo che la stagione è lunga. Sicuramente c’è un potenziale enorme, sulla macchina e sul motore, quindi abbiamo solo bisogno di tempo e pazienza“.

  • Verstappen ha scoperto un trick in GT3 che ha lasciato a bocca aperta Juncadella

    Verstappen ha scoperto un trick in GT3 che ha lasciato a bocca aperta Juncadella

    Nonostante la squalifica post-gara della Mercedes-AMG GT3 #3 del team Winward, le performance sfoderate da Max Verstappen nella NLS2, tra le pieghe del Nordschleife, sono rimaste impresse negli occhi di chi quella pista la mastica da una vita.

    Il veterano di casa Audi, Christopher Haase, aveva già espresso il suo stupore per come Verstappen fosse riuscito a tallonarlo nelle sezioni ad alta velocità senza perdere carico aerodinamico.

    Ora, a rincarare la dose è il suo compagno di squadra Daniel Juncadella, che ai microfoni di Motorsport.com ha rivelato un retroscena quasi mistico sul modo in cui l’olandese gestisce l’aria sporca:

    “È stato impressionante vedere quanto velocemente abbia capito come stare così vicino a Christopher. Era la sua prima volta in un duello del genere con una GT3 su questa pista. In realtà ha fatto qualcosa di molto speciale di cui abbiamo parlato dopo la gara. È un accorgimento a cui non avrei mai pensato io stesso, nonostante guidi auto GT da moltissimo tempo”.

    Il pilota spagnolo ha però deciso di non rivelare i dettagli tecnici della scoperta di Max, preferendo mantenere un vantaggio in vista della 24 Ore del Nurburgring:

    “Non vi dirò di cosa si tratta, preferisco tenermelo per me. È un gran bel trucco che ha scoperto. Forse ve lo racconterò un giorno”.

    Secondo Juncadella, la superiorità di Verstappen non risiede solo in una tecnica di guida specifica, ma in una forza mentale fuori dal comune:

    “Non si tratta tanto del suo stile di guida, è la pura fiducia che ha nel calarsi in un’auto che conosce appena, su una pista che richiede un’autostima assoluta. È stato sul ritmo fin dalle libere del venerdì e lo ha confermato in gara”.

    Per Juncadella, il segreto della transizione senza sforzo di Verstappen risiede nelle migliaia di ore trascorse nelle corse virtuali, che gli hanno conferito una capacità di lettura delle situazioni superiore:

    “La sua esperienza nel simracing gli dà un enorme vantaggio. Attraverso tutte quelle gare online, capisce esattamente come lottare contro gli altri e come leggere le situazioni prima ancora che accadano. Dimostra solo quanto sia appassionato di corse”.

  • Red Bull, Waché a serio rischio. Il tecnico francese aveva gonfiato il petto in inverno

    Red Bull, Waché a serio rischio. Il tecnico francese aveva gonfiato il petto in inverno

    La stagione 2026, nelle menti e nei cuori degli uomini di casa Red Bull, ha sempre rappresentato una sfida tanto affascinante quanto complessa.

    Per la prima volta, infatti, la scuderia di Milton Keynes si sarebbe presentata ai nastri di partenza di un Mondiale di Formula 1 con una monoposto animata da una Power Unit realizzata in completa autonomia.

    E così è stato.

    In occasione dei test pre-stagionali, in Spagna prima e in Bahrain dopo, la RB22 è scesa in pista sfoggiando il risultato del duro lavoro portato a termine dalla nuova divisione RBPT, Red Bull Powertrains: un propulsore in grado di sorprendere appassionati e addetti ai lavori con performance che in pochi si aspettavano da una squadra impegnatasi per la prima volta in prima persona sul fronte motoristico.

    Nessuno, allora, si sarebbe aspettato che a deludere le aspettative di Max Verstappen e Isack Hadjar sarebbe stato il telaio, rivelatosi nei mesi successivi il vero tallone d’Achille della RB22.

    La Red Bull, ad oggi, deve fare i conti con diversi chili di troppo – si parla di addirittura 12 kg di sovrappeso – e con una guidabilità semplicemente non all’altezza, tanto da portare diversi insider a ritenere la monoposto di Milton Keynes inferiore a quella sviluppata dalla scuderia satellite Racing Bulls.

    Una macchia, questa, che, stando a quanto riportato da F1 Insider, avrebbe messo pericolosamente a rischio la posizione dell’attuale direttore tecnico, Pierre Waché, il quale nel corso dell’inverno si sarebbe vantato di aver dato vita ad una vettura addirittura un secondo più veloce di quella dei “cugini” di Faenza.

    Alla luce delle prestazioni a dir poco inconsistenti confezionate nei primi tre appuntamenti del calendario, a Miami ci si aspetta quindi una forte reazione da parte della Red Bull, con un importante pacchetto di aggiornamenti atteso per quell’occasione.

    Da esso, secondo F1 Insider, potrebbe dipendere il futuro del tecnico francese: se gli upgrade dovessero rivelarsi un ulteriore fallimento, potremmo assistere ad un inaspettato terremoto all’interno dei box della compagine anglo-austriaca.

  • ADUO, Ferrari entro la soglia del 4%. Il nuovo ICE dovrebbe debuttare a Luglio.

    ADUO, Ferrari entro la soglia del 4%. Il nuovo ICE dovrebbe debuttare a Luglio.

    L’entrata nel vivo della stagione 2026 porta con sé la prima verifica dei parametri ADUO, il meccanismo di bilanciamento delle prestazioni previsto dal regolamento per livellare i valori in campo tra i costruttori.

    Sulla base dei dati raccolti nei primi tre Gran Premi, secondo quanto appreso dagli affidabili e sempre puntuali colleghi di AutoRacer.it, Ferrari, Audi e Honda dovrebbero confermarsi all’interno della soglia del 4% di distacco rispetto al riferimento Mercedes, condizione che permetterà loro di attivare le opzioni di sviluppo supplementari stabilite dalle norme vigenti.

    A Maranello la pianificazione segue una linea di estrema prudenza: sebbene il deficit dell’attuale motore endotermico sia noto agli ingegneri, la rotazione delle Power Unit non subirà strappi: la seconda unità manterrà le specifiche attuali, mentre il primo vero aggiornamento tecnico è atteso per la terza unità (PU3).

    Il debutto di un ICE evoluto, mirato a incrementare la potenza e migliorare l’efficienza termica, è dunque previsto non prima del mese di Luglio, subordinato al responso ufficiale della FIA sui valori medi dopo la sesta gara stagionale.

    Se la Mercedes gode attualmente di un vantaggio stimato in circa 30 cavalli, il team di Brackley deve però fare i conti con i vincoli del budget cap, avendo già allocato gran parte delle risorse sullo sviluppo iniziale.

    Uno scenario opposto a quello della Red Bull, analizzato da Cristiano Sponton nell’articolo in questione, dove l’ottimo livello dell’endotermico – paragonabile a quello Mercedes – rischia di diventare un limite politico: non essendo il motore l’origine della crisi tecnica di Milton Keynes, il team potrebbe non avere accesso ai permessi di sviluppo garantiti dal sistema ADUO, restando di fatto escluso dai benefici regolamentari di cui godranno i diretti concorrenti.

  • Komatsu spinge Bearman ancora più in alto: “È impressionante. E non vedo ancora il suo limite”

    Komatsu spinge Bearman ancora più in alto: “È impressionante. E non vedo ancora il suo limite”

    In casa Haas, il nome di Oliver Bearman non è più soltanto quello di un giovane da accompagnare.

    Dopo l’inizio della stagione 2026, Ayao Komatsu ha scelto parole che spostano l’asticella delle aspettative e, insieme, spiegano perché il team continui a puntare con tanta convinzione sul pilota britannico.

    Grazie al settimo posto di Melbourne e al quinto di Shanghai, Bearman si è già garantito un avvio di spessore in questo nuovo ciclo tecnico.

    A sintetizzare il pensiero del team principal giapponese è una frase molto netta:

    “Davvero impressionante. Ma, a essere onesti, abbiamo fissato un obiettivo molto alto per Ollie, perché migliora ogni volta”.

    Non è soltanto un elogio alla prestazione immediata, ma una valutazione più profonda sul ritmo con cui Bearman continua ad assorbire esperienza per trasformarla in rendimento.

    Komatsu, infatti, insiste su un aspetto preciso: la completezza. La velocità pura del pilota cresciuto nella Ferrari Driver Academy, spiega, non è mai stata in discussione.

    Quello che oggi colpisce di più è il modo in cui Bearman riesce a imparare, a leggere il lavoro con il team e a crescere fuori dall’abitacolo con la stessa rapidità mostrata in pista:

    “Il modo in cui riesce a imparare e migliorare così rapidamente è parte di ciò che lo rende incredibile. Ha sempre avuto quella velocità impressionante, fin dal primo giorno. Ma il motivo per cui sono così entusiasta è che non vedo un suo limite”.

    Nel ragionamento di Komatsu rientra anche il percorso costruito nei mesi precedenti.

    Il riferimento al Messico 2025, definito “incredibile”, e il giudizio molto positivo sul lavoro svolto nei test pre-stagionali con un regolamento completamente nuovo servono a tracciare una linea di continuità:

    “Il modo in cui si è comportato nei test, al simulatore, fuori pista, è stato davvero ottimo”.

    La chiusura di Komatsu fotografa al meglio questo avvio di 2026:

    “Se guardi Melbourne e Shanghai, direi che è stato impeccabile. Brillante. E poi l’atteggiamento, il modo in cui lavora con gli ingegneri, l’esecuzione… quindi sì, sono molto, molto soddisfatto”.

    Per Haas, in altre parole, Bearman non è solo un talento evidente: è già una base tecnica e mentale su cui costruire il futuro.