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  • Gasly: “Troppe critiche a questa Formula 1. Si sottovaluta il ruolo del pilota”

    Gasly: “Troppe critiche a questa Formula 1. Si sottovaluta il ruolo del pilota”

    Nonostante i motori spenti e i paddock mediorientali vuoti, in attesa dei correttivi regolamentari previsti all’orizzonte, questo mese di pausa forzata della Formula 1 si sta rivelando più febbrile che mai.

    Le settimane che precedono il Gran Premio di Miami sono cariche di tensione, scandite dalle attesissime riunioni della Federazione Internazionale, mentre tra gli appassionati serpeggia la speranza di ritrovare a maggio una classe regina capace di offrire nuovamente lo spettacolo adrenalinico che solo la massima categoria del Motorsport sa regalare.

    Eppure, tra le richieste di modifica e le discussioni più animate, c’è chi – pur riconoscendo la necessità di ritoccare le regole – si rifiuta di leggere la situazione esclusivamente in chiave negativa.

    Dopo la gara in Giappone, che lo ha visto protagonista di una lunghissima difesa contro Max Verstappen, Pierre Gasly si è presentato dinanzi ai media con un atteggiamento meno allarmato rispetto ai colleghi, sottolineando come i piloti, nonostante i vincoli imposti dalla gestione della batteria, possano ancora fare la differenza.

    A tal proposito, l’alfiere francese ha analizzato la situazione esprimendosi come segue:

    Credo che si tenda a sottostimare il ruolo del pilota. Quando affronti il primo settore a Suzuka e hai quel livello di aderenza, della batteria non ti importa un bel niente: devi comunque restare al limite estremo del grip che hai. Certo, concordo con i miei colleghi sulla gestione dell’energia, vediamo tutti le stesse cose e parliamo la stessa lingua. Vogliamo che questo sport sia al top e sono convinto che questa revisione del regolamento andrà nella direzione giusta. Sono sicuro che durante la pausa tutti daranno il massimo per riportare la Formula 1 al suo splendore“.

  • Krack: “Non serve fare pace con Honda, ma abbiamo una montagna da scalare”

    Krack: “Non serve fare pace con Honda, ma abbiamo una montagna da scalare”

    C’era grande attesa, nei mesi precedenti al via della stagione corrente, per la prima Aston Martin firmata dalla geniale matita di Adrian Newey.

    Tuttavia, le aspettative nei confronti della AMR26 sono drasticamente calate fin dai test di Barcellona e, successivamente, naufragate di fronte ai numerosi problemi tecnici che hanno tormentato il team di Lawrence Stroll in questo avvio di 2026, collezionando una serie di ritiri interrotta soltanto dall’opaco diciottesimo posto di Fernando Alonso a Suzuka.

    Proprio in Giappone Mike Krack, Chief Trackside Officer del team, ha voluto spegnere sul nascere le voci di una possibile tensione con Honda, legata alle recenti difficoltà della Power Unit.

    “Non c’era bisogno di fare la pace, perché abbiamo un buon rapporto. Abbiamo molto rispetto per Honda e abbiamo visto quanto lavoro è stato fatto sui problemi che stiamo affrontando. Per questo, per rispetto, abbiamo cercato in tutti i modi di finire la gara. Ne avevamo parlato prima, come abbiamo discusso durante la settimana e continueremo a farlo”.

    Krack ha poi concluso analizzando la situazione generale del team con sede a Silverstone:

    “Come squadra, non puoi autodistruggerti. Siamo in una situazione difficile e dobbiamo aggrapparci agli aspetti positivi degli ultimi tre mesi. Siamo andati a Barcellona a fine gennaio e da allora non abbiamo completato molti giri. Ora siamo riusciti a finire le gare, cosa che in Formula 1 dovrebbe essere la norma e non qualcosa da celebrare. Dobbiamo accettare la realtà in cui ci troviamo e lavorare per uscirne. Va dato merito a tutti: al personale in pista, a Sakura e anche a Silverstone, per la determinazione con cui abbiamo mosso questi primi passi. Purtroppo, non appena risolvi l’affidabilità, l’attenzione si sposta subito sulle prestazioni. Da questo punto di vista ci aspettano passi enormi: non piccoli progressi, ma salti davvero importanti. Dobbiamo sfruttare la pausa per compiere il primo, ma davanti a noi c’è una montagna da scalare. Nessuno sta festeggiando ma credo che, rispetto al modesto obiettivo che ci eravamo posti, una parte l’abbiamo raggiunta”.

  • Ferrari, ADUO in arrivo: la conferma arriva da Antonelli

    Ferrari, ADUO in arrivo: la conferma arriva da Antonelli

    Niente è più travolgente del senso di onnipotenza che porta con sé una striscia di risultati positivi all’interno dei confini in continuo e rapido cambiamento della classe regina e nessuno, più di chi è aggrappato al vertice della classifica iridata, ne teme l’altrettanto straordinaria fugacità.

    Ed è proprio nella culla creatasi dalla potente combinazione di queste due sensazioni che sembrano nascere le recenti rivelazioni che Kimi Antonelli ha riservato ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, rilasciate dopo essersi affermato in Giappone come il più giovane leader della lotta mondiale della storia della Formula 1.

    Ad infestare i deboli, prematuri sogni iridati del giovane pilota bolognese, dopo la lotta intestina intrattenuta con George Russell, sembra stia giungendo anche un’opprimente nube di rosso, che minaccia di accecarlo fin dal ritorno in pista previsto per il primo fine settimana del mese di maggio.

    Con l’annullamento degli appuntamenti in Bahrain e Arabia Saudita, infatti, l’eleggibilità del Cavallino Rampante a beneficiario dell’ausilio rappresentato dall’ADUO si è virtualmente ridotta nei suoi tempi d’attesa e si è trovata ad essere confermata dallo stesso alfiere delle Frecce d’Argento (anche se è doveroso sottolineare che da parte della Federazione Internazionale non è ancora giunto alcun comunicato ufficiale, ndr):

    “So che ci saranno dei cambiamenti grossi: anche l’ADUO che è stato concesso alla Ferrari per esempio, che gli consentirà di sviluppare il motore… Sicuramente si avvicineranno moltissimo, perché comunque la loro macchina va forte e quindi se riescono anche a migliorare il motore si avvicineranno ulteriormente”.

    Quello intrattenuto dalle dichiarazioni di Antonelli, però, rimane un gioco costruito su equilibri estremamente sottili: se da un lato, quindi, il pilota italiano è consapevole dell’ipotetico slancio tecnico di cui potrebbe rendersi protagonista la SF-26 nel futuro prossimo, altrettanto convincente è la sua fiducia nei confronti di una W17 che, almeno in queste battute iniziali della nuova stagione, altro non fa che rispondere ad ogni suo impercettibile comando.

    “Non sono preoccupato più di tanto: alla fine una volta che andrò in pista penserò a fare quello che ho fatto negli scorsi week-end. Poi sono sicuro che comunque anche noi porteremo aggiornamenti abbastanza importanti: la macchina va già forte e c’è una bella dinamica nel team, quindi non sono preoccupato più di tanto, ma sono consapevole che gli altri team arriveranno prima o poi”.

  • Patrese: “La F1 non può permettersi un ritiro di Verstappen”

    Patrese: “La F1 non può permettersi un ritiro di Verstappen”

    Al termine del Gran Premio andato in scena lo scorso fine settimana in Giappone, a tenere banco più di quanto non abbia fatto la lotta intestina di casa Mercedes per la vetta della classifica mondiale è stato il tornado mediatico scatenatosi dopo le ripetute allusioni di Max Verstappen ad un suo ritiro quantomai imminente.

    Ad alimentare il fuoco delle frecciate dell’alfiere olandese, non immune a passate dichiarazioni dalla simile valenza, ha contribuito anche e soprattutto l’incidente che ha avuto come protagonista Oliver Bearman, fortunatamente rimasto illeso nonostante il durissimo impatto a cui la sua vettura è stata costretta per non centrare la monoposto di Franco Colapinto, rallentata nettamente dalla necessità di recuperare energia come da nuovo regolamento.

    Una decisione, quella a cui ha fatto eco ripetutamente il quattro volte Campione del Mondo, che, come sottolineato da Riccardo Patrese ai microfoni di una piattaforma di scommesse sportive, scuoterebbe dalle fondamenta il mondo della classe regina, che senza il nativo di Hasselt perderebbe non solo uno dei grandi protagonisti del suo albo, ma anche una delle figure che attraggono più pubblico tra quelle in griglia:

    “Non possiamo perdere Max dalla Formula 1 perché è il pilota che rende lo spettacolo molto migliore: la Formula 1 non può permettersi di perderlo e i fan non possono permettersi di perdere Verstappen dallo spettacolo”.

    Parole, quelle dell’ex pilota italiano, che sembrano risuonare come un monito all’interno di questo scenario tutt’altro che rassicurante, infiammato da un carattere che Verstappen non ha mai mancato di dimostrare sia nei limiti del tracciato che quando si tratta di mandarle a dire ai vertici della Federazione Internazionale:

    “Max ha già tratto molta soddisfazione da ciò che ha raggiunto. Forse ora dirà: «Basta, ne ho abbastanza, vado a pescare!». Ha un carattere molto forte: se si arrabbia, potrebbe benissimo andarsene. Vediamo cosa propone la FIA per migliorare la situazione: spero che abbiano le soluzioni giuste per accontentare i piloti”.

  • Antonelli: “Italia senza Mondiali? Un peccato, io cercherò in ogni modo di rendere fiero il mio Paese”

    Antonelli: “Italia senza Mondiali? Un peccato, io cercherò in ogni modo di rendere fiero il mio Paese”

    La mancata qualificazione – per la terza volta consecutiva – al Campionato del Mondo da parte della Nazionale italiana di calcio ha inevitabilmente scatenato un’ondata di clamore nel nostro Paese.

    A far discutere ulteriormente sono state le dichiarazioni dell’ormai ex presidente della FIGC, Gabriele Gravina, il quale – durante la conferenza stampa in Bosnia successiva all’eliminazione – alla domanda di chi gli chiedeva perché altri sport italiani continuino a ottenere risultati di rilievo mentre il calcio arranca ha risposto in maniera piuttosto frettolosa:

    Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici “.

    Parole, queste, che hanno immediatamente innescato polemiche e reazioni nel mondo sportivo italiano.

    Tra ironia e provocazione, numerosi atleti hanno rivendicato il valore, i sacrifici e i successi ottenuti negli anni, sottolineando il peso delle loro discipline nel panorama nazionale.

    Sulla vicenda è intervenuto anche l’attuale leader del Mondiale di Formula 1, Andrea Kimi Antonelli, che ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, intervistato da Mara Sangiorgio, si è lasciato andare con una stoccata ironica:

    Tra l’altro noi facciamo uno sport da dilettanti “.

    Al di là delle polemiche, per il pilota bolognese resta l’amarezza per l’assenza dell’Italia al Mondiale di calcio, ma anche uno stimolo in più per portare in alto il tricolore in Formula 1:

    È un peccato che non andiamo ai Mondiali di calcio quest’anno. Penso positivo comunque: è un motivo in più per me per portare l’Italia ancora più in alto. Ho un bellissimo ricordo degli Europei vinti nel 2021: ero a Napoli, a Sarno, e dopo aver vinto una gara io e mia madre siamo corsi in macchina per tornare a casa il più velocemente possibile e guardare la finale. È stato un periodo bellissimo “.

    Mentre l’Italia del calcio si ferma, quella dello sport continua dunque a correre.

    E se il pallone cerca risposte, giovani talenti come Andrea Kimi Antonelli tengono viva la bandiera, ricordando a tutti che l’orgoglio azzurro non si spegne: cambia semplicemente campo.

  • Hill avvisa Verstappen: “Minacce inutili, non puoi sempre ottenere quello che vuoi”

    Hill avvisa Verstappen: “Minacce inutili, non puoi sempre ottenere quello che vuoi”

    “You can’t always get what you want”, recita il ritornello dell’omonimo singolo inciso dai Rolling Stones, schiaffeggiandoci con un monito tanto severo quanto saggio.

    “Non puoi sempre ottenere ciò che vuoi”, canta instancabile, ricalcando quelle stesse parole con cui, ai microfoni della BBC, l’ex pilota e campione Damon Hill si è indirettamente rivolto a Max Verstappen.

    In questo caso, però, il tono utilizzato è senza dubbio più caustico che paterno o affettuoso.

    “Se dice ciò per influenzare il modo in cui le cose stanno andando, non funzionerà”, ha proseguito, riferendosi a come l’olandese stia suggerendo che soltanto una radicale revisione dei regolamenti del 2026 scongiurerebbe un suo eventuale addio alla classe regina.

    Dopo aver criticato aspramente le nuove monoposto – colpevoli di premiare l’artificialità della gestione energetica a scapito dell’istinto del pilota – il cinque volte iridato ha infatti manifestato pubblicamente la volontà di porre fine alla propria carriera in Formula 1.

    Dichiarazioni che molti – Hill compreso – hanno letto come il perno di una strategia volta a indirizzare il dibattito sul futuro della categoria, sfruttando tutto il peso specifico che il nome Verstappen porta con sé.

    Non a caso, Hill ha liquidato questa possibile chiave di lettura con parole lapidarie:

    È tutto inutile, le persone gli diranno: «Max, vattene e torna quando avrai riflettuto un po’». È molto semplice”.

    Al netto di quanto ci sia di calcolato in questa mossa, però, l’insofferenza espressa dall’olandese si inserisce in una riflessione più ampia, condivisa da chi osserva con crescente scetticismo una Formula 1 sempre più costruita attorno alla gestione e all’artificio.

    Una categoria bella di una bellezza vuota, spoglia di quell’anima ruvida e imprevedibile che per anni ne aveva rappresentato la parte più autentica, sacrificata sull’altare dello spettacolo.
    Hill, dal canto suo, ha insistito su una lettura più personale della vicenda:

    Max non è costretto a correre. Inoltre, è diventato papà da poco e ha corso in Formula 1 per molto tempo. Arriva per tutti un momento in cui la propria passione perde un po’ di attrattiva. Forse ha bisogno di una pausa.

  • Ferrari avrebbe voluto Doohan nella propria line-up per il Mondiale WEC

    Ferrari avrebbe voluto Doohan nella propria line-up per il Mondiale WEC

    A seguito del suo avvicendamento in favore di Franco Colapinto, avvenuto poco dopo il Gran Premio di Miami della passata stagione, il nome di Jack Doohan è apparentemente sparito dai radar.

    Il giovane australiano ha inizialmente ricoperto il ruolo di pilota di riserva in casa Alpine, per poi approdare in Haas nel mese di Febbraio, mantenendo la medesima posizione che occupava presso il team di Enstone.

    I mesi antecedenti a questo trasferimento, tuttavia, per il figlio d’arte sono stati più movimentati di quanto si possa immaginare.
    Stando a quanto riportato da Planet F1, infatti, Doohan inizialmente avrebbe dovuto affiancare al ruolo di riserva in Haas un programma da titolare nella Super Formula giapponese, con il supporto del partner tecnico Toyota.

    Un’opportunità che, sulla carta, gli avrebbe garantito chilometri preziosi e visibilità in un campionato altamente competitivo.

    Il progetto, però, è naufragato dopo un test particolarmente complicato a Suzuka con il team Kondo Racing, segnato da tre incidenti ravvicinati che hanno spinto il pilota australiano a rinunciare definitivamente all’accordo.

    Parallelamente, grazie a Planet F1, emerge anche un retroscena di rilievo: nello stesso periodo, Ferrari avrebbe presentato a Doohan un’offerta per entrare nel proprio programma Hypercar nel World Endurance Championship.

    Un’opzione, questa, estremamente prestigiosa, considerando il dominio recente della Casa di Maranello nella categoria.

    Nonostante i contatti, tuttavia, le parti non sono riuscite a trovare un’intesa, lasciando così invariata la line-up Ferrari nel WEC e costringendo Doohan a guardare altrove per il proprio futuro agonistico.

    Il mancato accordo con la Ferrari – almeno fino ad ora – rappresenta quindi uno snodo cruciale nella carriera recente dell’australiano, il quale ha poi scelto di rilanciarsi nell’endurance firmando per la European Le Mans Series, senza però abbandonare definitivamente l’obiettivo di un ritorno in Formula 1, magari già a partire dal 2027.

  • Mercedes, aggirate le norme in materia di sicurezza per estrarre maggiore potenza in qualifica

    Mercedes, aggirate le norme in materia di sicurezza per estrarre maggiore potenza in qualifica

    Nonostante la Federazione Internazionale auspicasse un regolamento tecnico 2026 a prova di zone grigie, interpretazioni al limite delle norme continuano a moltiplicarsi man mano che la conoscenza delle nuove monoposto si fa più approfondita.

    Tra le ingegnose interpretazioni delle norme relative alla Power Unit, dopo l’ormai noto caso del rapporto di compressione, un nuovo espediente tecnico legato alla MGU-K è finito sotto la lente investigativa della FIA.

    Mercedes e Red Bull avrebbero infatti individuato un sistema per aggirare i vincoli sulla potenza elettrica, ottenendo un vantaggio decisivo nelle fasi decisive della qualifica.

    Come ben descritto dai colleghi di formula1.it, i 350 kW di potenza elettrica massima disponibile non lo sono nell’arco dell’intero giro proprio perché la FIA stabilisce un utilizzo dell’energia tra i 7 e i 9 MJ, quindi vi è un momento nel giro in cui la potenza del motore elettrico si annulla.

    Il regolamento prevede che la riduzione di erogazione della potenza dal valore massimo a zero possa essere effettuata in ogni momento e che avvenga in maniera graduale, a step di 50 kW al secondo.

    Quindi, dopo aver utilizzato la massima potenza in uscita da una curva, su un rettilineo si verifica una riduzione graduale e a gradini della potenza totale del motore elettrico.

    Tuttavia, Mercedes e Red Bull Powertrains riescono a passare da 350 kW a zero in un colpo solo alla fine del giro di qualifica, prolungando così il tempo in cui dispongono della massima potenza.

    Come?

    Ebbene, i due team in questione utilizzerebbero una specifica norma del regolamento che – per motivi di sicurezza – consente una riduzione istantanea della potenza elettrica.

    La Federazione inoltre chiarisce che, in caso questa procedura debba essere attivata, il motogeneratore MGU-K debba rimanere inattivo per 60 secondi.

    È possibile che questo ulteriore cavillo sia stato inserito nelle normative proprio per scongiurare l’abuso della procedura di sicurezza da parte dei team ed ecco perché l’espediente si rivelerebbe utilissimo proprio in qualifica, quando al giro lanciato segue, normalmente, il giro di cool down, in cui l’assenza dell’apporto della MGU-K è ininfluente.

  • A Suzuka test estremo per la Williams: 5 pit-stop in 5 giri

    A Suzuka test estremo per la Williams: 5 pit-stop in 5 giri

    La Williams sta affrontando un inizio di stagione estremamente in salita, condizionato in gran parte da un eccesso di peso della FW48 stimato in oltre 20 kg.

    Questa zavorra non solo penalizza le prestazioni cronometriche, ma ha anche sensibilmente rallentato lo sviluppo della monoposto in diverse aree chiave.

    In questo scenario, il Gran Premio del Giappone ha messo in luce una strategia operativa molto particolare, passata quasi inosservata, che evidenzia come il team di Grove stia utilizzando le gare stesse come sessioni di test dinamici per accelerare il recupero tecnico.

    Il problema principale della vettura, oltre al peso, resta una cronica carenza di aderenza all’anteriore, un difetto che la squadra si trascina dai precedenti cicli tecnici.

    A Suzuka, la FW48 ha mostrato nuovamente limiti di grip legati alla tendenza della gomma interna a sollevarsi da terra in determinate curve, compromettendone la stabilità.

    Una volta compreso che la zona punti sarebbe stata fuori portata, il muretto ha deciso di trasformare l’ultima parte di gara di Alex Albon in un laboratorio a cielo aperto.

    A partire dal giro 45, Albon è stato protagonista di una sequenza di 5 pit-stop consecutivi in 5 tornate.

    Durante ogni sosta, i meccanici hanno variato drasticamente l’incidenza dell’ala anteriore, arrivando a modifiche di oltre 4 click per volta.

    L’obiettivo era mappare il comportamento della monoposto sotto diverse configurazioni di carico e osservare come tali variazioni influenzassero i flussi d’aria diretti verso il retrotreno.

    Grazie ai sensori di pressione montati sulle superfici alari, gli ingegneri hanno potuto raccogliere dati fondamentali per costruire una mappa aerodinamica più ampia, utile a validare le simulazioni effettuate in fabbrica.

    Questi dati saranno cruciali durante la pausa di un mese che precede il Gran Premio di Miami, finestra temporale in cui il team analizzerà le informazioni raccolte per definire gli aggiornamenti e la cura dimagrante previsti per la tappa statunitense.

    Per Williams, dunque, la sfida tecnica ora è tutta sulla correlazione tra pista e simulatore: l’unico modo per sbloccare il potenziale di una vettura finora troppo pesante e imprevedibile.

  • Jos Verstappen: “Mi sono alzato di notte per vedere le libere cinesi e ho spento la TV dopo 15 minuti”

    Jos Verstappen: “Mi sono alzato di notte per vedere le libere cinesi e ho spento la TV dopo 15 minuti”

    L’idea di una Formula 1 senza Max Verstappen è uno scenario che, come raccontato nei giorni scorsi, potrebbe diventare realtà al termine del 2026.

    Il malcontento dell’olandese in merito ai nuovi regolamenti ha infatti fatto scattare un vero e proprio allarme ai vertici della Federazione Internazionale: pare che Stefano Domenicali abbia già fissato un incontro a tu per tu con il pilota della Red Bull.

    A commentare la posizione di Super Max ci ha pensato suo padre, Jos Verstappen, che durante un’intervista al quotidiano olandese De Telegraaf ha confermato le intenzioni della FIA:

    “I vertici della F1 lo ascoltano davvero, ne sono convinto. Ed è possibile che cambino alcune piccole cose nei regolamenti per quest’anno, ma non saranno aspetti che faranno la differenza. Spero possano fare grandi cambiamenti per il 2027 o il 2028″.

    Secondo Jos, tuttavia, gli ostacoli verso un cambiamento non mancheranno.

    L’olandese ha infatti puntato il dito contro chi si trova in una posizione di vantaggio, come il team di Brackley:

    “Ovviamente è anche un gioco politico, i cambiamenti non sono sempre facili da attuare. Toto Wolff e la Mercedes vorranno mantenere questi regolamenti il più a lungo possibile. Hanno investito molto tempo e denaro e hanno un chiaro vantaggio, ad esempio in termini di conoscenze, rispetto ai team clienti. Questo è un loro diritto e ne possono beneficiare”.

    Oltre alla politica, rimane il tema dello spettacolo. Jos si è mostrato totalmente in linea con il pensiero del figlio, attaccando la direzione tecnica presa dal Circus:

    “Quando guardo certe sessioni e sento che devono alzare il piede dall’acceleratore, è difficile entusiasmarsi. Due settimane fa mi sono svegliato nel cuore della notte per vedere le prove libere in Cina e ho spento la televisione dopo 15 minuti e sono tornato a dormire. Non l’avevo mai fatto prima e questo probabilmente significa qualcosa”.