Quando nello shakedown di Barcellona la prima Aston Martin firmata Adrian Newey scese in pista, in molti predissero una monoposto competitiva e all’altezza del nome del geniale ingegnere britannico.
Nel giro di qualche settimana, tuttavia, sono emerse tutte le criticità di un progetto che, alla luce dei fatti, è nato in maniera disastrosa, in uno scenario da incubo semplicemente lontano anche dai peggiori pronostici della vigilia.
Con una vettura fragile, lenta e con evidenti problemi strutturali, al momento la AMR26 è praticamente una vettura fantasma, il cui unico obiettivo è quello di girare il più possibile per fornire ulteriori dati ai tecnici di Aston Martin per provare a uscire da un abisso quantomai profondo.
In Giappone, finora, le cose non sono andate diversamente: Alonso e Stroll, dopo le qualifiche disputate nel sabato di Suzuka, occupano le ultime due posizioni della griglia di partenza, e le loro ambizioni sono praticamente nulle in vista della gara.
Proprio il due volte iridato iberico, in un’intervista concessa a DAZN Spagna, ha palesato tutta la propria disillusione, non solo per la corsa nipponica, ma in generale per il prosieguo di un 2026 che si preannuncia tremendo:
“Le prime due gare sono state difficili, così come il week-end qui in Giappone finora, ma lo saranno anche le prossime 10 gare e quelle dopo ancora, perché non ci saranno cambiamenti. Il team sta lavorando duramente, ma in F1 non avvengono miracoli da un Gran Premio all’altro. Cercheremo di spingere al massimo, speriamo che nella seconda metà del 2026 le cose possano andare un po’ meglio”.
In una situazione drastica come quella di Aston Martin, è difficile comprendere quale sia la direzione adottata dal team, poiché spingere troppo implicherebbe problemi tecnici al momento irrisolvibili.
Tuttavia, il nativo di Oviedo non ha dubbi sulla strategia che adotterebbe:
“Un team come McLaren ha riscontrato finora diversi problemi, ma quando scendono in pista sono competitivi. Preferisco di gran lunga quel modello, poiché avere un week-end affidabile, ritrovandosi però nelle retrovie, francamente, non dà alcuna soddisfazione”.
Le qualifiche del Gran Premio del Giappone hanno fornito un quadro molto chiaro dei valori in campo, con Mercedes, McLaren e Ferrari a monopolizzare le prime tre file dello schieramento di partenza, e con il team Campione del Mondo in netta ripresa, merito di una maggiore comprensione della predominante Power Unit Mercedes.
In questo scenario, il sesto tempo siglato da Lewis Hamilton – che lo farà scattare ultimo tra il sestetto dei piloti di testa – rappresenta purtroppo il risultato minimo a cui ambire, e lo stesso sette volte iridato ne è consapevole, come dimostra la sua parziale delusione.
Nelle interviste raccolte al termine della sessione di qualifica, il pilota britannico ha infatti dichiarato:
“Mi sentivo piuttosto bene in macchina, è solo che non siamo molto veloci rispetto alle Mercedes e anche un po’ rispetto alle McLaren. Nel mio primo giro ero avanti, poi ho perso due decimi e mezzo solo sui rettilinei. Ho avuto un sovrasterzo improvviso, è cambiata l’erogazione e poi non c’è stato nulla da fare. Se non avessimo avuto quel problema probabilmente avrei chiuso quarto. A parte questo, è semplicemente così: abbiamo problemi di erogazione della potenza”.
Dopo il primo podio in assoluto colto con la Ferrari al Gran Premio della Cina, il quarantunenne desidererebbe ardentemente ripetersi nel paese del Sol Levante.
Tuttavia Hamilton è consapevole di quanto difficile possa essere l’impresa, data la forte ipoteca sulle prime due posizioni imposta dalla Mercedes, la concorrenza del proprio compagno di squadra che partirà davanti a lui e il rinvigorito stato di forma della McLaren.
Queste le sue parole riguardanti la gara di domenica:
“Non so se possiamo trasformare la posizione di partenza in un podio, ma il nostro passo gara è stato piuttosto buono. Sembra che la McLaren abbia fatto un passo in avanti: hanno il motore Mercedes che al momento è molto più avanti rispetto a noi. Essere indietro di sette o otto decimi è comunque un gap enorme. Servirà uno sforzo straordinario da parte di tutti”.
Il sabato di Oscar Piastri a Suzuka consegna alla McLaren un segnale decisamente piùconcreto rispetto ai primi due sfortunati week-end del 2026.
Il terzo posto in qualifica, alle spalle della doppietta Mercedes firmata da KimiAntonelli e GeorgeRussell, non ribalta ancora la gerarchia del Mondiale, ma restituisce almeno l’idea di una squadra in crescita, più ordinata e soprattutto più vicina alla vetta.
Piastri ha letto così il proprio risultato:
“È stata una buona qualifica, ed è stato bello entrare in top tre e avvicinarsi alla squadra di riferimento. Nel complesso possiamo essere abbastanza soddisfatti del risultato di oggi”.
Una sintesi pulita, che fotografa bene il senso del weekend giapponese della McLaren: non ancora il passo per comandare, ma una direzione finalmente più incoraggiante.
L’australiano ha insistito soprattutto sulla qualità del lavoro svolto dal team nell’arco del fine settimana:
“Per tutto il week-end siamo sembrati discretamente competitivi e la squadra ha eseguito bene ogni sessione, facendo le scelte giuste giorno dopo giorno”.
È un dettaglio non secondario, perché nelle prime uscite stagionali il limite della McLaren non era stato solo la prestazione pura, ma anche la difficoltà nel costruire un fine settimana lineare.
Il punto centrale, però, resta il confronto diretto con Mercedes. Ed è qui che Piastri si è mostrato molto chiaro:
“Ovviamente non abbiamo ancora il passo o il grip per eguagliare Mercedes, ma ci stiamo avvicinando, ed è questo l’aspetto più importante della nostra prestazione in pista”.
Una frase che vale più del semplice terzo tempo, anche perché il distacco da Russell si è fermato a soli 56 millesimi.
Infine, guardando già alla domenica, Piastri ha indicato dove McLaren dovrà ancora crescere:
“Ci sono molti aspetti positivi, ed è stato importante riuscire a qualificarci davanti alla Ferrari. Ora continueremo a lavorare duramente durante la notte, soprattutto sulla gestione della Power Unit e sull’estrazione della massima prestazione in vista della gara”.
In altre parole, McLaren non è ancora al livello della Mercedes, ma a Suzuka ha finalmente dato la sensazione di poter tornare a giocarsi le posizioni più importanti.
Non può certo definirsi una qualifica indimenticabile, quella vissuta sul circuito di Suzuka dalle Ferrari di Charles Leclerc e Lewis Hamilton.
I due piloti della Rossa, infatti, dovranno accontentarsi di scattare rispettivamente dalla quarta e dalla sesta posizione nella gara di domani, e sebbene persista una certa dose di ottimismo derivante dall’ottimo passo gara mostrato nelle prove libere, rimangono dubbi sull’evidente mancanza di performance palesata nella terza sessione di qualifica.
Facendo un rapido paragone dei tempi sul giro registrati in Q2 e Q3, è evidente come Leclerc sia stato un decimo più lento nel giro decisivo che gli è valso la quarta posizione, mentre Hamilton sia riuscito a migliorarsi solo di una manciata di millesimi.
Al contempo, sia i piloti Mercedes che McLaren hanno abbassato il loro limite di alcuni decimi.
Interrogato sull’argomento al termine delle qualifiche, Frederic Vasseur ha così replicato ai microfoni di Sky Sport F1 Italia:
“Non è solo questione di gestione di energia o solo di prestazione, ma anche estrarre il meglio dal pacchetto che abbiamo. Oggi dovremo capire perché abbiamo fatto meglio in Q2 che in Q3. Ma stasera, poi, ci concentreremo sulla gara di domani, perché è domani che conta. Concentriamoci sulla partenza e poi sulla gara, per avere una buona strategia. Il nostro passo è buono, quindi è tutto aperto“.
La gestione dell’energia, tuttavia, è senz’altro stata un fattore da tenere in ampia considerazione, come ammesso successivamente anche dal team principal del Cavallino quando gli è stato chiesto di commentare la prestazione di Hamilton:
“Lewis non ha perso slancio in qualifica. Penso che molto derivi dalla gestione dell’energia, da quanta se ne usa in alcune curve, non erogarne troppa, non andare troppo presto sull’acceleratore. A volte è controintuitivo per i piloti, ma il regolamento è questo e dobbiamo adattarci a quello che c’è. A un certo punto della qualifica eravamo lì, per cui dovremo lavorare in futuro per fare giri migliori in Q3″.
In conclusione, il manager di Draveil ha gettato uno sguardo al futuro prossimo, nello specifico a maggio e al Gran Premio di Miami, lasciando intendere che un ingente pacchetto di aggiornamentidebutterà sulla SF-26 in Florida, magari sfruttando il sistema ADUO (Additional Development and Update Opportunities), per il quale Ferrari ritiene di avere tutti i requisiti necessari per rientrarvi:
“Abbiamo un deficit prestazionale rispetto a Mercedes e questo è chiaro. Questo significa che dobbiamo fare un lavoro migliore, ma nel complesso non siamo lontani e sappiamo che da Miami potrebbe esserci un altro campionato. Dobbiamo continuare a fare tanti punti, salire sul podio e non essere lontani da Mercedes. Il tasso di sviluppo nel Mondiale sarà molto alto, per questo dovremo continuare a spingere in questi mesi per accumulare punti e risultati“.
A infiammare l’animo di Charles Leclerc, nelle qualifiche giapponesi, sono state senza dubbio rabbia e frustrazione, oggi sue fide accompagnatrici lungo l’insidioso tracciato di Suzuka.
Il numero 16, domani, scatterà dalla quarta piazza, immediatamente alle spalle delle due Mercedes e di Oscar Piastri. Eppure, nonostante il risultato comunque pregevole, il suo sguardo, al termine della sessione, brillava di furore più che di soddisfazione.
Perché le ambizioni erano ben più nobili. E non a torto, considerando come Leclerc abbia lottato al vertice nel Q1 e nel Q2, sfoderando la sua velocità tra le curve di un tracciato che – anche se oggi meno che in passato – premia sempre i più coraggiosi.
Ancora una volta, Charles ha provato a sfidare limiti e pronostici, incoraggiando il suo cuore a ergersi oltre ogni ostacolo.
Ma a stroncare la straordinarietà del suo talento, oltre alla superiorità della Mercedes e a una SF-26 certo non nella sua forma migliore, hanno concorso diversi fattori: su tutti, i decimi persi in rettilineo.
Un’infelice dinamica che Leclerc ha già spesso denunciato, criticando l’impatto del regolamento 2026.
È infatti proprio all’introduzione del nuovo quadro normativo, il quale costringe i piloti a gestire l’energia con attenzione quasi maniacale, che sono legate le sue difficoltà e il suo disappunto.
Un sentimento che, emerso con violenza in un furente team radio riportato in mattinata, ha poi assunto un carattere più razionale nelle parole affidate a Sky Sport F1 Italia.
“Il giro non è stato perfetto, ma ho perso molto tempo in rettilineo ed è veramente super frustrante, soprattutto quando sei veloce in curva. Mi aspettavo potesse capitare, però, se accade, è naturale dare pugni sul volante. Avrei potuto fare abbastanza danni, ma mi sono trattenuto“, ha spiegato, sfogandosi rispetto a un sistema di fronte al quale si trova impotente.
“Il pilota in macchina può fare tanto, ma una volta che siamo al 100% con l’acceleratore, diventa tutto impossibile. Ci ho provato, è andata piuttosto bene, però la quarta posizione è un risultato deludente. In gara saremo in una situazione migliore rispetto alla McLaren, ma sarà difficile battagliare con le Mercedes”, ha concluso.
Lando Norris scatterà dalla quinta casella della griglia di partenza del Gran Premio del Giappone, preceduto dalle imprendibili Mercedes di Andrea Kimi Antonelli e George Russell, e anche dal proprio compagno di squadra, Oscar Piastri, e dalla Ferrari di Charles Leclerc, che è riuscito a sopravanzare Norris nell’ultimo tentativo del Q3.
Il pilota inglese ha pagato un distacco di quasi tre decimi da Piastri, frutto anche della limitata attività in pista svolta nella giornata di venerdì a causa di alcuni problemi al sistema idraulico della sua vettura.
Per questo motivo, nonostante il gap con il compagno di box sia piuttosto netto, Norris si dice comunque soddisfatto del proprio piazzamento:
“Devo essere soddisfatto del quinto posto. Considerando i problemi che abbiamo avuto finora e il tempo perso, è un buon risultato. Siamo stati molto impegnati a recuperare e non siamo mai riusciti a trovare un ritmo confortevole. Il merito va dato al team, che ha saputo sfruttare il potenziale della monoposto e ha lavorato duramente per risolvere i problemi. Abbiamo sicuramente fatto un passo avanti e sembriamo più vicini ai nostri avversari, il che è un segnale positivo, ma la mancanza di giri ha certamente penalizzato la mia preparazione”.
Guardando alla gara, Norris ammette di non avere ancora la fiducia necessaria nella propria MCL40, ma confida nella performance ritrovata dal team inglese sulla pista di Suzuka.
Di seguito, le parole rilasciate da Lando ai canali ufficiali della McLaren:
“Mi trovo sicuramente in una posizione di svantaggio. Non abbiamo fatto simulazioni di long run, quindi è difficile prevedere il comportamento della vettura o come gestire pneumatici e batteria per tutta la durata della gara. Non sono fiducioso come vorrei, ma la macchina è veloce e Oscar ha fatto un ottimo lavoro conquistando la terza posizione, il che dimostra ciò di cui siamo capaci. Stasera mi preparerò per imparare il più possibile, ma gran parte dell’apprendimento avverrà in pista. Non è l’ideale, ma siamo in una buona posizione per lottare”.
Il volto deluso, gli occhi preoccupati: George Russell ha così concluso le qualifiche giapponesi, con un’espressione che vale più di qualsiasi dichiarazione.
Il pilota britannico, grazie all’impressionante velocità della sua Mercedes, è stato capace di siglare il secondo miglior crono della sessione, ma quei 298 millesimi di distacco da Andrea Kimi Antonelli pesano come piombo.
Pesano, perché arrivano proprio ora, quando il destino sembrava finalmente sorridergli dopo anni passati a stringere i denti su monoposto inadeguate e mentre ha tra le mani una W17 capace – per il momento – di sbaragliare la concorrenza senza indugi.
Proprio ora, con il Mondiale che non sembra più il sogno irraggiungibile di un bambino, il dubbio si insinua: è la consapevolezza che il compagno di squadra, giovane e con un talento incredibile, sta bussando alla sua porta con insistenza crescente.
La gara di domani risulta, quindi, più infuocata che mai, con la speranza di vedere, in una stagione vuota all’orizzonte, trasformarsi il box Mercedes in un autentico ring.
George è chiamato a dare il massimo per non perdere la leadership del Mondiale e per non dare concretezza a quei pensieri – nascosti pubblicamente – di farsi sormontare dalla sempre più brillante stella italiana.
Al termine della giornata, ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, Russell si è espresso come segue:
“Le qualifiche sono state un disastro. Abbiamo cambiato alcune cose sulla macchina, molto piccole, qualcosa che non avrei neanche dovuto notare, ma è sembrato quasi come se qualcosa si fosse rotto. Non so cosa sia successo. Ho dovuto cambiare stile di guida per ovviare a questo problema. Ogni volta che entravo in curva la monoposto scivolava e il posteriore quasi si girava. È una cosa che non avevo mai provato con questa vettura fino ad ora“.
A Suzuka, dove il piede e il cuore contano (anche se non più come in passato, purtroppo), Andrea Kimi Antonelli non trema.
Sul tracciato giapponese, il pilota della Mercedes ha conquistato la sua seconda pole position in carriera, dopo quella ottenuta in Cina, e lo ha fatto non semplicemente guidando, ma pennellando le curve.
Con una W17 che al momento non può che essere definita la miglior monoposto del lotto, il diciannovenne ha rifilato quasi tre decimi al suo compagno di squadra, George Russell: un segnale decisamente forte in ottica Mondiale e che non può che far sorridere Kimi.
Un sorriso, quello dell’italiano, mostrato proprio ai microfoni di Mara Sangiorgio, al termine della sessione di qualifiche.
Di seguito le sue dichiarazioni, rilasciate a Sky Sport F1 Italia:
“Questa pole è stata sicuramente più bella di quella della Cina, perché mi sono sentito bene in macchina, anche se il primo run in Q1 non è stato granché. Il vento è cambiato tanto rispetto alle FP3 ed era più intenso e quindi la macchina era più difficile da guidare. Ho cercato di adattarmi il più possibile e alla fine sono riuscito ad avere un buon ritmo in tutta la sessione. Il primo giro in Q3 è stato buono, nel secondo ho bloccato in Curva 11 e sono andato molto lungo. Si poteva migliorare, ma sono contento del risultato.”
Se la fiducia costruita durante tutte le sessioni del week-end è risultata la chiave della pole, la stessa sarà fondamentale per la partenza, forse unico punto interrogativo in casa Mercedes:
“Ha contato aver iniziato bene in FP1 e poi essermi migliorato in ogni sessione senza fare errori. Quando riesci a fare tre sessioni pulite, in qualifica riesci a fare dei miglioramenti ogni volta che vai in pista, quello aiuta tanto. Questa è stata la chiave finora, ma ovviamente c’è tanto da migliorare. Siamo sulla strada giusta. Una consapevolezza diversa rispetto alla Cina? Sicuramente, soprattutto sulla partenza. Avrò molte farfalle nello stomaco, ma sono contento perché sono nella miglior posizione possibile. Cercherò di fare una partenza pulita, senza strafare. Speriamo di essere primi in Curva 1 e poi cercherò di fare un buon passo”.
La prima giornata di prove libere del Gran Premio del Giappone si è conclusa con una McLaren, quella di Oscar Piastri, inaspettatamente al vertice della graduatoria, seguita dai due alfieri della Mercedes e dall’altra monoposto papaya, affidata a Lando Norris.
Per individuare la prima delle due Ferrari è necessario scendere fino alla quinta posizione, conquistata da Charles Leclerc, capace di precedere di poco più di un decimo il proprio compagno di box Lewis Hamilton.
Sul tracciato di Suzuka, i valori emersi in pista paiono, nel complesso, in linea con quelli già osservati in Cina e Australia, con l’aggiunta di una McLaren apparsa particolarmente in forma e pronta a inserirsi nella contesa per il ruolo di seconda forza.
Le Frecce d’Argento, dal canto loro, sembrano ancora una volta un gradino sopra la concorrenza, anche alla luce del fenomenale passo gara fatto registrare nella giornata odierna.
La Rossa, a differenza delle prime uscite stagionali, è parsa leggermente più in affanno, al punto da accusare un distacco di ben sette decimi dal vertice della classifica, probabilmente a causa di un assetto ancora da rifinire.
Al termine della seconda sessione di prove libere, infatti, Charles Leclerc ha confermato – come si evince dalle dichiarazioni rilasciate sul sito ufficiale della Rossa – le difficoltà riscontrate sul suolo nipponico, ammettendo la necessità di un intenso lavoro per ridurre il divario dalle vetture motorizzate Mercedes:
“È stato un venerdì un po’ più complicato per noi rispetto ai primi due Gran Premi, ma è solo la giornata inaugurale del week-end. Il passo gara sembra buono finora, anche se c’è ancora un certo distacco dai primi. Il nostro obiettivo stasera sarà lavorare sulla prestazione in qualifica in vista di domani“.
Durante la settimana che ci ha condotto al Gran Premio del Giappone, ormai in pieno svolgimento, quasi tutti i media di settore e gli addetti ai lavori hanno dedicato la loro attenzione al caso dell’ala anteriore Mercedes.
Il singolare movimento in due fasi distinte sembra eccedere il tempo di 400 ms concesso per la transizione da basso ad alto carico e sarebbe quindi da dichiarare illegale.
Abbiamo scritto “quasi” tutti, dato che la FIA, sorprendentemente, non è stata in grado di rilevare il comportamento anomalo dell’ala della W17 durante il Gran Premio della Cina, prendendone atto solo a seguito delle richieste di chiarimento avanzate dai vari team.
Il sistema Mercedes è stato dichiarato legale e, in sostanza, la Federazione ha ritenuto esaustive le spiegazioni di Mercedes, che ha imputato quel comportamento a un errore di calcolo.
Sorvolando sul fatto che abbiamo visto comminare squalifiche per errori di calcolo legati all’usura del plank o al peso minimo, senza alcuna possibilità di appello, sorgono spontanee alcune domande.
Questa è una tesi credibile?
È ammissibile un errore di calcolo di questo tipo?
E, anche qualora lo fosse, produrrebbe il comportamento che abbiamo avuto modo di osservare?
Partiamo dai dati, ovvero da ciò che sappiamo con certezza, definendo le forze aerodinamiche che devono essere gestite dal meccanismo che governa l’ala mobile.
Queste forze sono, convenzionalmente, di due tipi ormai noti: la deportanza (downforce) e la resistenza all’avanzamento (drag).
Possono essere approssimate tramite tabelle standard NACA, calcolate con metodi analitici tradizionali, simulate numericamente (CFD), verificate preliminarmente in galleria del vento e infine validate nell’ambito della raccolta dati in pista. In generale sono funzione di:
• Quadrato della velocità
• Superficie dell’ala
• Altri fattori geometrici, come l’angolo di attacco e la forma del profilo
Tutti i metodi sopracitati sono ben noti ai progettisti della massima serie, che li combinano a modelli più evoluti sviluppati internamente, al fine di stimare con precisione i valori di lift e drag sui profili e, nel caso degli attuali profili alari mobili, di tracciare una curva caratteristica del valore delle forze al variare dell’incidenza del profilo.
Risulta quindi altamente poco credibile che ci possa essere stato un errore in queste stime.
Il cinematismo dell’ala mobile deve vincere la componente resistente che si oppone al moto del veicolo.
L’attuatore idraulico che governa il sistema di ala mobile deve essere dimensionato per garantire il riposizionamento dalla posizione di minima incidenza a quella di massima incidenza in 400 ms, come da prescrizione regolamentare.
Un primo approccio al dimensionamento può essere fatto considerando il valore massimo della forza deportante sul profilo che, a circa 350 km/h, può essere qualitativamente di qualche migliaio di Newton (200-300 kg), combinato a circa 1.000 N (100 kg) di resistenza all’avanzamento.
Si tratta chiaramente di dati stimati, mentre Mercedes dispone di valori estremamente più precisi.
All’interno del muso vi è poi un cinematismo che trasforma il movimento rettilineo dell’attuatore in un movimento di rotazione del flap mobile attorno a un fulcro.
Ogni team ha realizzato la propria interpretazione della soluzione, con schemi più o meno complessi, ma in ogni caso l’attuatore deve essere dimensionato per eseguire il massimo lavoro di azionamento previsto dallo schema adottato.
Il calcolo di questi schemi cinematici è relativamente semplice e alla portata di uno studente ai primi anni di ingegneria meccanica.
Il cilindro stesso, noto il carico applicato allo stelo, può essere dimensionato con semplicità imponendo la pressione di lavoro e la sezione di spinta.
Una pressione di 160 bar è piuttosto comune nei sistemi idraulici e corrisponde a un cilindro idraulico di 10 mm di alesaggio, compatibile con quanto abbiamo potuto osservare nelle immagini provenienti dai box.
Per un cilindro idraulico, oltretutto, il calcolo è ulteriormente semplificato dalla sostanziale incomprimibilità del fluido di lavoro, che rende ancora più dirette le stime relative ai tempi necessari a transitare tra le due posizioni – aspetto cruciale in un quadro regolamentare che impone i 400 ms per la completa esecuzione del movimento.
Infine, qualunque sia il cinematismo adottato dai tecnici di Brackley, e proprio poiché l’attuatore deve essere dimensionato per eseguire il massimo lavoro, non è intuitivo attendersi un movimento a due stadi come quello osservato in pista.
Ci si aspetterebbe piuttosto una corsa non eseguita completamente, fatto che avrebbe certamente generato le lamentele del pilota, se non una prudenziale sostituzione dell’ala durante la gara.
Nulla di tutto questo è accaduto: le segnalazioni dei piloti e i cambi d’ala sono avvenuti nelle sessioni di test, richiamando un comportamento più simile alle fasi di collaudo di una soluzione inedita che a un malfunzionamento vero e proprio.
Alcune tesi espresse durante la diretta delle prove libere del venerdì sostengono che questo comportamento sia indesiderabile e riconducibile a un malfunzionamento.
Anche se così fosse, ci si sarebbe dovuti attendere vigilanza e intervento della FIA – se non in tema di rispetto del regolamento, almeno in tema di sicurezza — data la novità e le incognite rappresentate dall’aerodinamica attiva.
Va inoltre ricordato il notevole effetto di rimbalzo di alcune vetture, specialmente all’anteriore, nel momento in cui le ali mobili si riposizionano in configurazione da alto carico: un comportamento tutt’altro che confortevole e intuitivo per il pilota che, non a caso, gradirebbe una transizione più dolce e prevedibile.
In sostanza, la tesi proposta da Mercedes e avallata dalla FIA non è credibile.
Un errore di calcolo di questo tipo non è credibile né ammissibile, pena la squalifica.
La credibilità della Formula 1 come sport passa anche e soprattutto da come vengono approcciati gli argomenti tecnici.
Nella stagione corrente, dalla gestione dell’energia a temi più semplici come quello riguardante l’ala Mercedes, l’immagine che la FIA ci sta proponendo è molto distante da quella del culmine della tecnica applicata al Motorsport, mortificando gli spettatori e il lavoro dei sopraffini ingegneri impiegati nei singoli team.