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  • Hamilton: “Il duello prolungato con Leclerc? Questo è quello che succede quando due grandi piloti si rispettano”

    Hamilton: “Il duello prolungato con Leclerc? Questo è quello che succede quando due grandi piloti si rispettano”

    C’è chi ha accostato il duello tra Lewis Hamilton e Charles Leclerc a certe rivalità feroci del passato, chi ne ha discusso i limiti e chi, più semplicemente, se l’è goduto.

    Di sicuro, la battaglia tutta in rosso andata in scena nel corso del Gran Premio di Cina è stata uno dei momenti più intensi del week-end, tra ruota a ruota, sorpassi, incroci di traiettorie e controsorpassi.

    Per diversi giri, il cuore della gara è stato lì.

    È anche questo, in fondo, che la nuova Formula 1 sta cercando di proporre: più lotta ravvicinata, meno aria sporca, più occasioni per attaccare.

    Un’impostazione che continua a dividere il paddock.

    Max Verstappen non ha nascosto il proprio disagio, Carlos Sainz ha espresso forti perplessità e anche altri protagonisti hanno accolto il nuovo formato con prudenza.

    Chi oggi riesce a stare davanti, però, sembra vivere il cambiamento in modo molto diverso.

    E tra questi c’è soprattutto un Lewis Hamilton ritrovato.

    Dopo una stagione opaca, il britannico appare nuovamente coinvolto, leggero, quasi rigenerato dal contatto diretto con la pista e con la battaglia.

    Le sue parole, al termine del terzo posto di Shanghai, spiegano bene questa sensazione:

    “È molto semplice inseguire da vicino la vettura che precede. La situazione rispetto agli anni passati è nettamente migliore. Non si crea aria sporca che ti fa perdere troppo carico aerodinamico. Credo che si tratti del miglior racing che io abbia mai vissuto in Formula 1”.

    Parole, quelle di Lewis, che, pronunciate da un pilota che corre dal 2007 e che ha attraversato epoche tecniche profondamente diverse, vanno a comporre una frase non banale.

    È, al contrario, una presa di posizione forte. Hamilton, infatti, ha descritto il confronto con Leclerc quasi come un ritorno alle origini:

    “In macchina è stato fantastico. Sembrava di essere su un go-kart: sorpassi e controsorpassi, si riusciva a posizionare la macchina in maniera ottimale. Tra noi, a volte, non passava un foglio di carta. Questo è quello che succede quando battagliano grandi piloti rispettandosi”.

    Ed è forse proprio qui che si coglie il segnale più interessante.

    Non soltanto nel podio ritrovato, ma nel tono con cui Hamilton racconta ciò che sta vivendo: c’è entusiasmo, c’è lucidità, c’è persino gratitudine verso una generazione di vetture che gli ha restituito il gusto pieno del duello.

    Per Ferrari è una buona notizia.

    Per la Formula 1, forse, lo è ancora di più.

  • Mercedes, il dettaglio inedito dei flap mobili anteriori al servizio del pilota

    Mercedes, il dettaglio inedito dei flap mobili anteriori al servizio del pilota

    Nel corso del recente Gran Premio di Cina dominato dalle Mercedes, la nostra redazione ha potuto notare un dettaglio tecnico interessante legato al movimento dei flap mobili della vettura anglo-tedesca.

    Va detto anzitutto che non esistono in rete video chiari ed esplicativi, ma il singolare movimento è stato nettamente individuabile e non è improbabile che caratterizzasse il comportamento delle Mercedes già nel primo appuntamento stagionale.

    Nelle immagini della gara che inquadravano frontalmente la W17, si è potuto notare che in fase di frenata il ripristino della posizione del profilo mobile in configurazione di alto carico aerodinamico non avviene in un unico rapido movimento, ma in due distinte fasi.

    La prima fase, caratterizzata da un movimento rapido, avviene tra la condizione di basso carico fino a circa metà della corsa, con un comportamento del tutto analogo a quello dei competitor.

    La seconda fase, più interessante, avviene in maniera lenta e progressiva, portando con dolcezza il flap a fine corsa poco prima della staccata.

    Si presume che tale espediente tecnico sia volto a creare una variazione di carico più graduale sull’asse anteriore, garantendo al pilota maggiore confidenza nella delicata fase della frenata.

    Una supposizione suffragata anzitutto dalle motivazioni che hanno portato al momentaneo accantonamento dell’ala rotante della Ferrari che, al momento, sembra non garantire un corretto feeling ai piloti proprio per via dell’elevata instabilità generata nella fase di ritorno verso la configurazione di alto carico.

    Un ulteriore indizio risiede, probabilmente, nelle parole dello stesso alfiere Mercedes George Russell che, all’indomani del Gran Premio di Australia, aveva lamentato alcuni problemi di instabilità all’anteriore proprio nelle suddette fasi di frenata.

    Un movimento progressivo come quello descritto è permesso dai regolamenti, che impongono solamente un tempo massimo di transizione tra la modalità curva e la modalità rettilineo: sotto queste premesse, anche l’ala Macarena della SF-26 rientra nella piena legalità.

    Va ricordato che il meccanismo che governa le attuali ali mobili è azionato da un attuatore idraulico la cui gestione è demandata a specifiche elettrovalvole. 

    Questi componenti regolano il passaggio del fluido dalla camera anteriore a quella posteriore dell’attuatore, consentendone il movimento alternativo che agisce sulla posizione dell’ala.

    Per realizzare un movimento così articolato come quello visibile sulla W17, è possibile che i tecnici di Brackley si siano affidati a valvole idrauliche di tipo proporzionale, ovvero capaci di regolare la portata di fluido diretta verso l’attuatore e viceversa.

    In questo modo, alla massima portata erogata corrisponde un movimento rapido del meccanismo, mentre a una portata intermedia si ottiene il movimento progressivo e fluido che caratterizza le fasi di frenata dell’ala Mercedes.

    Non vi è prova, al momento, che questo comportamento venga fatto variare a seconda della curva del tracciato, come riportato da alcuni account sui social media.

    Qualora il meccanismo fosse effettivamente asservito da un’elettrovalvola proporzionale, tale eventualità sarebbe tuttavia plausibile, poiché il comportamento della stessa sarebbe programmabile via software quantomeno a veicolo fermo.

  • Crisi Aston Martin, Wolff: “Lasciare Mercedes è stata una loro decisione”

    Crisi Aston Martin, Wolff: “Lasciare Mercedes è stata una loro decisione”

    Il disastroso avvio di stagione che sta attraversando Aston Martin ha ormai posto all’unanimità un solo soggetto sul banco degli imputati: la partnership con Honda.

    Le prime due gare del 2026 hanno confermato quanto la Power Unit giapponese sia drammaticamente deficitaria in termini di potenza e affidabilità, nonché afflitta da vibrazioni tanto nocive da rendere pressoché impossibile per i piloti completare la distanza di un Gran Premio.

    Alla luce delle ottime prestazioni dell’unità motrice Mercedes, è probabile che più di un rimpianto possa essersi fatto strada tra i pensieri dei vertici del team britannico, passato dal ruolo di cliente Mercedes a quello di team ufficiale in stretta collaborazione con la casa di Sakura.

    Il team principal di casa Mercedes, Toto Wolff, è stato interpellato nel fine settimana del Gran Premio di Cina in merito alla separazione con Aston Martin, rimarcando la volontà da parte della casa della Stella di proseguire il rapporto con il team inglese:

    “Aston Martin è stata cliente e partner di Mercedes per molti anni, e continuiamo a fornire loro motori e altri componenti anche per le auto stradali, quindi non è stata una decisione di Mercedes quella di non proseguire con Aston Martin. Penso che sia stata una loro consapevole decisione, quella di diventare un team ufficiale Honda con il loro partner Aramco, ed è per questo che abbiamo dovuto lasciarli andare”.

    Va tuttavia osservato come diventare un team ufficiale sia un passaggio storicamente quasi obbligato per issarsi ai vertici della categoria, sebbene, al momento, rappresenti un vero e proprio passo falso nella massiccia campagna di investimenti condotta dal magnate Lawrence Stroll per potenziare Aston Martin.

  • Norris: “Ho scoperto di non poter partire solo pochi minuti prima del Gran Premio”

    Norris: “Ho scoperto di non poter partire solo pochi minuti prima del Gran Premio”

    L’alba di questa nuova stagione, con le sue luci crude e taglienti, non è certo stata generosa con tutti. Mentre Mercedes si erge solitaria al vertice, insidiata soltanto da Ferrari, Red Bull e McLaren brancolano nel buio, navigando a vista fra incertezze e difficoltà.

    Un’istantanea piuttosto eloquente è stata scattata dalla corsa di Shanghai, che, prima ancora di fotografare il ritiro di Max Verstappen, è stata teatro del dramma tecnico consumatosi nel box papaya. Sia Lando Norris che Oscar Piastri non hanno infatti preso parte al Gran Premio, appiedati da un misterioso guasto sopraggiunto sulle due vetture già prima che i semafori venissero accesi.

    Il boccone è senza dubbio amaro per il campione del mondo in carica, che, memore della straordinaria velocità sfoderata l’anno scorso dalla MCL39, si trova adesso per le mani una vettura incapace persino di partire dalla pit-lane.

    È ancora presto per pronunciare qualsivoglia sentenza, ma una cosa è certa: il vento rivoluzionario ha scardinato le gerarchie della classifica, distruggendo con il suo soffio la fortezza costruita dal team di Woking, che pure prima appariva inespugnabile.

    Ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, il britannico ha ammesso come il malfunzionamento sia stato un fulmine a ciel sereno, di fronte al quale la squadra si è vista impotente:

    “Abbiamo avuto un problema che non si era mai verificato prima, per questo non sapevamo come risolverlo. Vedremo se dopo aver fatto le dovute analisi arriveremo a delle conclusioni. Credo sia stato un guasto elettrico con la Power Unit. Veramente un peccato. È il mio primo DNS in Formula 1, ed è davvero triste che anche Oscar abbia avuto lo stesso problema”.

    In zona mista, visibilmente deluso per un epilogo tanto inatteso quanto difficile da digerire, ha poi aggiunto:

    “Ho scoperto ciò che stava accadendo solo pochi minuti prima della partenza. Ci sono un sacco di nuovi elementi quest’anno, e quindi anche dei nuovi problemi. Siamo persino rimasti nel box durante i primi giri, sperando in una bandiera rossa o che comunque la fortuna girasse dalla nostra parte, ma non è successo”.

  • Ferrari, SF-26 orfana delle “alette” su halo dopo la Sprint Race cinese per evitare proteste (e squalifiche)

    Ferrari, SF-26 orfana delle “alette” su halo dopo la Sprint Race cinese per evitare proteste (e squalifiche)

    A Shanghai, in occasione del secondo Gran Premio della stagione, la Ferrari ha portato in pista sulla SF-26 non solo la tanto discussa ala posteriore rotante, ma anche un’altra novità tecnica: delle piccole alette montate lateralmente sul pilone centrale dell’halo, poi rimosse nel giro di poche ore al termine della Sprint Race.

    Come riportato da The Race, il team di Maranello ha deciso autonomamente di smontare queste componenti aerodinamiche dopo alcune interlocuzioni con la FIA, con l’obiettivo di scongiurare il rischio di una squalifica derivante da un eventuale reclamo dei rivali o da un intervento d’ufficio degli stessi commissari tecnici.

    Le alette in questione, progettate per ottimizzare i flussi d’aria intorno al casco e all’abitacolo del pilota, non erano state dichiarate illegali nemmeno a seguito dei primi controlli tecnici.

    Tuttavia, erano posizionate in una zona della vettura pressoché blindata dal regolamento. Il codice tecnico vieta, di fatto, qualsiasi modifica alla carrozzeria al di sopra della zona del muso e in prossimità dell’halo. La Ferrari avrebbe però tentato di aggirare queste restrizioni sfruttando un vuoto normativo legato al windscreen (parabrezza).

    Gli ingegneri del Cavallino hanno, infatti, realizzato le alette in materiale trasparente, sostenendo che si trattasse di parte integrante del deflettore stesso – l’unico componente per cui la trasparenza è obbligatoria – spingendo al contempo le specifiche tecniche fino ai limiti imposti dalle norme 2026 sulle dimensioni del windscreen.

    Nonostante le incertezze regolamentari, non è escluso che la Ferrari possa tornare a presentare la soluzione alla FIA con argomentazioni più solide, ma resta da valutare se valga davvero la pena portare avanti una battaglia per dei guadagni cronometrici minimi.

    In ogni caso, dopo aver stupito tutto il paddock con l’ala posteriore ribaltabile e il flap posizionato dietro il tubo di scarico, la squadra di Maranello appare più combattiva che mai sul fronte ingegneristico, con molte frecce a disposizione da scoccare nella sfida con la Mercedes.

  • Stella: “Il doppio DNS in Cina? Si impara anche da spettatori”

    Stella: “Il doppio DNS in Cina? Si impara anche da spettatori”

    La stagione 2026 è iniziata in maniera disastrosa per il team Campione del Mondo in carica.

    La McLaren ha infatti dovuto fare i conti prima con il ritiro di Oscar Piastri a Melbourne durante i giri di installazione, e poi con il doppio problema alla Power Unit che ha impedito a entrambi i piloti papaya di prendere parte al Gran Premio di Cina.

    Il magrissimo bottino di punti ottenuto, appena 18, posiziona comunque il team inglese al terzo posto della Classifica Costruttori, seppur con un distacco di 49 punti dalla Ferrari e di ben 80 punti dalla Mercedes.

    L’inizio tutt’altro che incoraggiante non ha però demoralizzato il team principal Andrea Stella, il quale si è anzi detto convinto che la propria squadra si trovi in una buona posizione:

    “In questo momento la Mercedes sembra essere in una categoria a sé e noi siamo un po’ più vicini alla Ferrari. Corriamo con l’ambizione di competere per risultati importanti e stiamo perdendo terreno. Ogni giro è importante quest’anno, ma stiamo imparando rapidamente. Con quanto appreso in Australia e nella Sprint in Cina pensiamo di essere in una buona posizione, specialmente nello sfruttamento della Power Unit. Più dati sarebbero stati utili, ma il rimpianto maggiore è di non aver segnato punti, che potrebbero essere pesanti a fine stagione”.

    Nella medesima intervista, concessa ai canali ufficiali della Formula 1, l’ingegnere di Orvieto ha raccontato di aver approfittato dell’assenza in gara di entrambi i propri piloti per analizzare il comportamento in pista dei team rivali:

    “Io e Oscar abbiamo guardato una parte della gara insieme. Commentavamo il comportamento delle gomme, in particolare delle hard, e le caratteristiche delle Power Unit, i duelli, cosa succede quando inizi a lottare con un’altra macchina, l’impatto sui tempi sul giro e come si può rispondere a un sorpasso. Sono tutti insegnamenti che puoi massimizzare da spettatore qualificato che conosce tutto il background, così da capitalizzare qualcosa di utile anche quando sei in una posizione in cui non vorresti essere”.

  • Cina, ad Antonelli il titolo di Hammer of the Day

    Cina, ad Antonelli il titolo di Hammer of the Day

    Non è stata una sera di miracoli. 

    I miracoli servono a chi non ha strumenti, a chi vince contro logica, mezzi e prestazione. 

    La Mercedes non ha avuto bisogno di nulla di tutto questo: è stata semplicemente la vettura migliore in pista, ancora una volta. 

    Ma una macchina, per quanto superiore, non si conduce da sola. Va portata, capita, gestita. 

    E soprattutto, quando la pressione sale, va meritata.

    Dentro quell’abitacolo, allora, non c’era soltanto il miglior pacchetto del momento. C’era un ragazzo di 19 anni, nato nel 2006, che a Shanghai ha conquistato il suo primo Gran Premio in Formula 1, diventando il primo italiano a vincere da vent’anni a questa parte. 

    È questo il punto che rende la sua domenica qualcosa di più di una vittoria. Perché Andrea Kimi Antonelli non ha soltanto raccolto ciò che la Mercedes gli ha messo a disposizione: lo ha trasformato in una prova di maturità piena, netta, quasi spiazzante per naturalezza. In un’età in cui, di solito, si aspetta, si perdona o si accompagna la crescita, lui ha già scelto un’altra strada.

    Da mesi si diceva che il talento ci fosse. Che fosse precoce, fuori scala, diverso. Ma tra l’essere un predestinato e il diventare davvero un vincente c’è sempre un passaggio che nessuna narrazione può compiere al posto tuo. 

    Quel passaggio, Antonelli, lo ha fatto. 

    Senza enfasi inutile, senza bisogno di aggrapparsi al caos, alla fortuna o agli episodi. Ha guidato da pilota superiore una macchina superiore. Ed è una differenza enorme.

    Per questo il tricolore sul gradino più alto del podio ha avuto un peso che andava oltre il semplice dato sportivo. 

    L’Italia, in Formula 1, aspettava questo momento da troppo tempo. Rivedere quella bandiera lassù, proprio con un ragazzo bolognese nato nell’anno in cui iniziava questo lungo digiuno, ha avuto quasi la forma di una ricucitura.

    Come se una storia rimasta sospesa avesse finalmente trovato il coraggio di ripartire.

    La cosa più impressionante, però, resta forse un’altra: Antonelli non dà l’idea di essere arrivato qui in anticipo. 

    Dà l’idea, piuttosto, di essere già dentro il proprio tempo. Ha l’età della scoperta, ma guida con la compostezza di chi conosce già il peso delle occasioni. Non corre come un ragazzo che sogna. 

    Corre come uno che ha capito che il sogno, adesso, chiede responsabilità.

    E allora sì, la storia stavolta siamo noi. O meglio: la storia, stavolta, parla italiano. Ha il volto pulito di un ragazzo che non ha ancora vent’anni, ma che in macchina sembra averne molti di più. 

    Ha il passo di chi non si è lasciato travolgere dall’evento, ma lo ha attraversato con la calma dei grandi

    Il resto, naturalmente, dovrà ancora essere scritto. 

    Una vittoria non basta per definire un’epoca, né per garantire che tutto prosegua nella stessa direzione. Ma alcune domeniche hanno un valore che resiste anche al tempo.

    Quella di Shanghai, per Andrea Kimi Antonelli, ha proprio questo sapore. Non quello del colpo isolato, ma del primo capitolo. 

    E in un Paese che troppo spesso si aggrappa alla nostalgia, non è poco rivedere un presente capace di parlare già da futuro.

  • Binotto: “In Ferrari i processi non esistevano, si provava e basta”

    Binotto: “In Ferrari i processi non esistevano, si provava e basta”

    Una delle più rilevanti novità della stagione attualmente in corso è senza dubbio rappresentata dalla presenza in pista di Audi, che ha acquisito e rilevato le strutture della Sauber, ribattezzandole con il proprio nome e facendo così il proprio ingresso nella classe regina in qualità di motorista ufficiale.

    A capo del progetto tecnico vi è un uomo che, nel corso della sua carriera, ha trascorso ben ventotto anni all’interno della scuderia più prestigiosa dell’intera griglia: la Ferrari, dalla quale, con ogni probabilità, non è ancora del tutto semplice affrancarsi.

    Ci riferiamo naturalmente all’ex team principal della Rossa, Mattia Binotto, protagonista in questi giorni di un’intervista che ha suscitato non poche discussioni.

    In una recente conversazione concessa al quotidiano francese L’Equipe, l’ingegnere reggiano non ha infatti esitato, ancora una volta, a rivolgere alcune stoccate alla compagine italiana.

    Senza ricorrere ad alcun giro di parole, Binotto ha replicato in questi termini quando gli è stato domandato se l’obiettivo fosse trasformare Audi in una superpotenza paragonabile alla Ferrari:

    “Perché dovrei farlo? Non vincono più nulla dal 2008. Io voglio che l’Audi vinca. Prima di lasciare la Scuderia ho visto delle cose. Questo mi ha permesso di fare dei confronti, ma non si possono cambiare le cose in un giorno. Sono molto contento di vedere come lavora il team, ma per quanto riguarda il motore, sono consapevole che non potremo essere i migliori nel 2026”.

    Nel prosieguo della conversazione con il quotidiano francese, Binotto ha inoltre posto a confronto i differenti metodi di lavoro che sta osservando nella sua nuova esperienza, accostandoli a quelli della Scuderia:

    “Il mio ruolo qui non è più difficile, è però diverso e cambia soprattutto la cultura, che non è latina. Alla Ferrari i processi non esistevano, si provava e basta. Non c’era bisogno di un piano per raggiungere l’obiettivo, mentre in Audi, con una cultura più tedesca, più svizzera, prima di tutto ci sono i piani. Senza un piano, non si agisce”.

  • Sainz: “Questa non è Formula 1, stanno vendendo lo spettacolo sbagliato”

    Sainz: “Questa non è Formula 1, stanno vendendo lo spettacolo sbagliato”

    Le prime due gare della stagione 2026, a Melbourne e a Shanghai, hanno messo a nudo quello che il nuovo ciclo regolamentare può offrire in termini di adrenalina al volante e spettacolo in pista.

    Il cuore della questione risiede nella nuova unità propulsiva: con le Power Unit ibride che devono ricavare il 50% della potenza dalla componente elettrica, lo stile di guida dei piloti della classe regina ha subito una trasformazione radicale.

    Gli alfieri della Formula 1, infatti, sono ora chiamati a gestire con maniacale precisione parametri come il deployment e il recupero dell’energia, sacrificando inevitabilmente quella dimensione di lotta pura e viscerale che ha sempre contraddistinto le sfide di quelli che erano considerati i più grandi tra gli “eroi dell’asfalto”.

    L’esempio più emblematico di questa metamorfosi resta quello invocato, tramite team radio, da Charles Leclerc, che ha paragonato il suo duello con George Russell in Australia a una partita di Mario Kart.

    Una battuta, certo, ma che dietro nasconde una verità scomoda e difficile da ignorare.

    La situazione, infatti, è ben più grave di quanto i primi due appuntamenti stagionali possano lasciar intendere a uno sguardo superficiale.

    Basta allargare l’orizzonte alle altre discipline del Motorsport per rendersi conto con brutale chiarezza di quanto la pura essenza delle corse – almeno seguendo le attuali norme del nuovo regolamento – sia stata asportata dal cuore della classe regina con crudeltà e incoscienza.

    Senza più staccate al cardiopalma, senza sfide ruota a ruota in cui conta la traiettoria migliore piuttosto che il kilowatt residuo in batteria, senza quell’attesa febbrile del sorpasso capace di far balzare dalla sedia milioni di appassionati, i paragoni si sono moltiplicati in modo tanto inevitabile quanto malinconico.

    Dalle GT3 alle Indycar, che si tratti di tifosi o addirittura degli stessi telecronisti, risuona un unico, amaro coro: “Questo è il vero Motorsport”.

    Una frecciata senza scrupoli verso la massima categoria, ma fatta di parole sacrosante che feriscono profondamente chi conosce la storia della Formula 1 e sa di cosa sarebbe capace una monoposto costruita attorno a un regolamento ben congegnato.

    Sulla questione, alle già numerose dichiarazioni rilasciate da piloti e addetti ai lavori che hanno confermato questa visione, si sono aggiunte le parole di Carlos Sainz.

    Lo spagnolo, al termine del Gran Premio di Cina, si è lasciato andare ai microfoni, delineando un giudizio netto e senza filtri che non può che essere condiviso dai veri appassionati:

    Penso che su una pista come quella della Cina la situazione non sia così male, perché disponevamo di grande capacità di recupero. Credo che per circuiti come Melbourne, Monza o Spa serva decisamente un ripensamento. Lo sviluppo farà la sua parte, ma sono sicuro al 100% che questa non sia la Formula 1 che vorrei vedere. Sono anche abbastanza certo che chi sta ai vertici se ne renda conto: guardando a ciò che fanno con la grafica e tutto il resto, cercano di fare del loro meglio per vendere qualcosa che, in fondo, sappiamo tutti non essere lo spettacolo giusto per questo sport. Spero davvero che arrivino presto dei cambiamenti, perché non è il format migliore; tuttavia, finché c’è consapevolezza, credo sia accettabile non avere un inizio di stagione perfetto, ma a patto di intervenire poi per migliorare le cose. Di certo non è una bella immagine per la F1. Il fatto che manchino all’appello due McLaren, una Williams e un’Audi dimostra quanto ci complichiamo la vita nel voler creare motori così sofisticati, con software e batterie incredibilmente complessi. Spetta ai team garantire l’affidabilità, ma con regole così esigenti e restrittive diventa difficile per chiunque, data l’estrema complessità. Onestamente, ho in mente la mia Formula 1 ideale e questa ne è molto lontana. Al contempo, spero che lo sviluppo e l’affinamento dei regolamenti possano rendere le cose migliori in futuro“.

  • Ferrari, ad aprile filming day a Monza per affinare l’ala posteriore rotante (e non solo)

    Ferrari, ad aprile filming day a Monza per affinare l’ala posteriore rotante (e non solo)

    Secondo quanto appreso dai sempre ben informati colleghi di AutoRacer.it, la Ferrari sfrutterà la lunga sosta di aprile per dare una scossa decisiva allo sviluppo della SF-26.

    Le cancellazioni dei Gran Premi di Bahrain e Arabia Saudita hanno infatti regalato ai team un mese di vuoto che Maranello intende capitalizzare con un filming day di 200 km programmato sul tracciato di Monza.

    L’uscita brianzola non sarà una semplice passerella utile ad arricchire il proprio media center, ma un vero e proprio test tecnico per deliberare il pacchetto di aggiornamenti previsto per Miami.

    Frederic Vasseur ha confermato che la Scuderia porterà in Florida un’evoluzione significativa, definita quasi come un “pacchetto e mezzo”, recuperando anche le novità inizialmente previste per la tappa del Bahrain.

    L’attenzione dei tecnici sarà focalizzata in particolare sulla nuova ala Macarena: si cercherà di testare la versione definitiva del sistema mobile nel tentativo di anticiparne l’uso rispetto alla scadenza originaria di Montreal.

    L’obiettivo è risolvere le criticità idrauliche emerse a Shanghai, che avevano compromesso il bilancio in frenata a fronte di pochi vantaggi velocistici.

    Oltre all’aerodinamica, Monza rappresenta il banco di prova ideale per analizzare il comportamento della Power Unit sui lunghi rettilinei, monitorando l’erogazione dei 350 kW e i fenomeni di superclipping che stanno caratterizzando questa nuova era regolamentare.

    Il test fornirà indicazioni cruciali anche in vista della gara di settembre, permettendo alla Ferrari di valutare in anticipo l’efficienza del recupero di energia su una delle piste più probanti del calendario.