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  • Il Pagellone del Gran Premio di Cina

    Il Pagellone del Gran Premio di Cina

    Presto, compagni, presto!

    Tutti in fila, petto in fuori e unitevi anche voi a questo servile quanto doveroso aziendalismo. Benvenuti a Shanghai, dove l’entusiasmo per il nuovo regolamento è obbligatorio e il dissenso è solo un inconveniente da correggere.

    Sia lode al Mega Presidente, che ancora una volta ci ha regalato una gara da capogiro: 3.000 sorpassi più dell’anno scorso, 44 giri veloci in fila per tre e un buffet di statistiche da sovraccarico del contatore. Lunga vita all’elettrico, lunga vita alle batterie! Evviva, evviva!

    Mercedes, voto 10: La dura realtà del Dragone ci sbatte in faccia un motore così spaventoso che, per difendersi, la concorrenza dovrebbe iniziare a lanciare flare come un caccia intercettore. Siamo davanti a una superiorità tecnica quasi imbarazzante: roba che se Russell e Antonelli affondassero davvero il pedale probabilmente tornerebbero indietro nel tempo, fino all’epoca della dinastia Ming.

    In tutto questo, ci alziamo la mattina con un Kimi promosso e commosso: il ragazzo ha stoffa e porta a casa questo 10. In attesa che i nervi saltino nel box e che qualcuno inizi a nascondere le brugole al compagno di squadra, godiamoci questa lotta fratricida. È il loro mondo: gli altri solo comparse con le pile scariche.

    Ferrari, voto 8: Un cavallino entra in un bar di Shanghai e il barista gli chiede: “Perché quel muso lungo?” La risposta è tutta qui: la Macarena del venerdì si è trasformata in un amaro maccarone da buttar giù. Charles e Lewis hanno messo in scena uno show da Ferrari Challenge, tra dita negli occhi e scudisciate con l’asciugamano: un duello rusticano utilissimo a inquadrare gli sponsor e a far segnare un picco imprecisato di stampanti vendute. Il risultato finale recita P3 e P4, che ad oggi è semplicemente il massimo ottenibile contro questi alieni argentati. Non siamo disfattisti, la sostanza c’è, ma per puntare al titolo serve quel quid in più che trasformi la zuffa tra compagni in una caccia grossa.

    McLaren, voto 4: A Woking sono pionieri assoluti: hanno ufficialmente sdoganato i primi piloti in smart working della storia della Formula 1. Dopo essersi comportati bene nella Sprint, Norris e Piastri devono aver pensato che il resto del week-end fosse facoltativo, decidendo di godersi la domenica con un cornetto, un cappuccino e una buona dose di latte alle ginocchia. Se l’obiettivo era il risparmio energetico, hanno vinto a mani basse.

    Red Bull, voto 5: In attesa che il matrimonio tra Ford e i bibitari sforni qualcosa che non sia un costoso fermacarte, rimaniamo qui a contemplare un regolamento tecnico che andrebbe tenuto lontano dalla portata dei bambini. Vedere un talento come Max relegato a fare la comparsa fa male al cuore: lo sanno molto bene i Gasly, i Leclerc e pure i Quartararo, ormai abituati a lottare contro i mulini a vento.

    La Red Bull ha toppato la macchina – evento raro quanto un lunedì di buonumore – e il primo a pagarne le spese è proprio lo spettacolo. E poi c’è lui, l’olandese: uno che ha la pazienza di un predatore affamato e che, a occhio, non mi sembra il tipo capace di aspettare con calma il suo turno in fila alle Poste. Se il power non torna a scorrere, il trasloco di Max potrebbe diventare l’unico vero sorpasso dell’anno.

    Haas, voto 7: Assenze illustri offrono occasioni ghiotte! Con il forfait Papaya e qualche pasticcio ai piani alti, gli yankee di Gene erano incaricati di un abbordaggio che neanche Capitan Uncino prima di perdere la mano. I due si lanciano in prestazioni da applausi, finché Ocon non decide di risolvere la pratica con una manovra ragliante delle sue, rovinando la festa nel box. Ollie invece resta il nostro Minute Man. Lui il cocco di famiglia, lui la messa cantata, lui l’unica vera certezza che splende anche sotto lo smog di Shanghai.

    Alpine, voto 7: Domenica tutta testosterone per ColaCao Colapinto, che ha finalmente dimostrato passo e carattere. Certo, in pista si è preso più schiaffoni di Bombolo nei film di Tomas Milian e, per la cronaca, ha comunque chiuso dietro a un sempre coriaceo Gasly. Eppure la sua difesa è stata un capolavoro di resistenza: ha portato un’Alpine ad annusare l’aria rarefatta della top five. Per un attimo abbiamo visto la luce, poi la realtà (e Ocon) hanno rimesso le cose a posto, ma il ragazzo ha dimostrato di avere pelo sullo stomaco. Bene!

    Audi, voto 5: In Audi vige la rotazione del personale: uno corre, l’altro fa il Grand Tour. Questa domenica il volante è toccato a Hulk, unico a timbrare il cartellino, mentre Bortoleto è stato avvistato sul Bund a fotografare lo skyline di Pudong con l’espressione estasiata di chi ha appena scoperto che il mondo non finisce a Ingolstadt. C’è poi chi giura di averlo visto smarrito tra le pagode di Yuyuan, e chi lo ha incrociato a Nanjing Road con un sacchetto di ravioli al vapore e una t-shirt “Made in Italy” pagata un decimo del prezzo. Più che un team di Formula 1, sembra un’agenzia viaggi ad altissimo budget.

    Racing Bulls, voto 7: Punti Red Bull? 12. Punti Racing Bulls? 12. Basterebbe questo dato per far scattare un’indagine della neurodeliri a Milton Keynes. Lindblad e Lawson piazzano una pezza provvidenziale su quella che dovrebbe essere la vettura di cortesia, dimostrando che a Faenza c’è ancora qualcuno che sa dove si trova il pedale del gas. Lindblad e Lawson: no dico, mica Batman e Robin, eppure il loro lo fanno con una dignità che altrove latita.

    In particolare Liam, che ieri ha chiuso settimo: con lui viene voglia di essere severi come il prefetto del collegio, ricordando che proprio su questo asfalto, l’anno scorso, consumò il suo addio alla Red Bull madre prima di essere sostituito dal nippo più paciarotto della storia. Reagisce bene alla batosta australiana, piazza il muso davanti al compagno e porta a casa la pagnotta. Ha un talento un po’ troppo start-and-stop, ma per questa volta è stato bravo. Senza esagerare, eh.

    Williams, voto 6: Eccoci qui: anno nuovo, voti vecchi. Primi punticini stagionali per una FW48 a stecchetto, portati a casa da un Carlos Sainz che deve fare tutto da sé. A Grove sono ufficialmente entrati in ansia da prova costume: con quei 30 kg di sovrappeso, la vettura nel guidato ha il dinamismo di un Antonov. Si attendono diete miracolose entro l’estate, ma intanto ci accontentiamo di questa sufficienza stentata: comunque un voto che io al liceo, nelle ore di matematica, ho visto raramente.

    Aston Martin, voto 4: Registriamo con fiero ottimismo i progressi nel box di Lawrence Stroll. Il motore in effetti offre ancora qualche criticità, ma gli ingegneri hanno finalmente capito come far funzionare le gomme: vanno fissate con un grosso bullone centrale e fatte rotolare liberamente sull’asfalto. Solo così si riesce ad avanzare senza trascinare la vettura. Geniale!

    Cadillac, voto 3: Ninna nanna, ninna oh! Una bella ronfata per il duo Cadillac che, dopo il brio iniziale di Curva 2, si è mestamente trasformata in un coma vigile. Per evitare che i piloti si addormentassero definitivamente al volante, i tecnici hanno tentato la mossa della disperazione: proiettare sul dashboard alcuni capolavori del cinema d’impegno civile quali Giovannona coscialunga e Quel gran pezzo dell’Ubalda. L’idea era di tenerli attivi con stimoli… diciamo visivi di un certo spessore, ma niente da fare: l’encefalogramma è rimasto tragicamente piatto. Sono arrivati nelle retrovie delle retrovie, girando di media – ripeto, di media! – tre secondi più lenti rispetto al gruppo centrale. Ah, il jetlag, che brutta bestia…

  • Russell: “A giugno ci saranno modifiche al motore, dobbiamo sfruttare la situazione ora”

    Russell: “A giugno ci saranno modifiche al motore, dobbiamo sfruttare la situazione ora”

    Il Gran Premio di Cina ha chiuso il secondo atto di una Formula 1 2026 già capace di spostare gerarchie e percezioni.

    La vittoria di Andrea Kimi Antonelli, la prima della sua carriera, ha riportato un italiano sul gradino più alto del podio per la prima volta dal 2006 e ha consegnato alla Mercedes la seconda doppietta consecutiva dopo Melbourne.

    In questo quadro, le parole di George Russell hanno avuto un doppio peso: quello del compagno battuto in pista e quello del leader del Mondiale, ancora davanti in classifica ma con un margine ridotto a quattro punti proprio su Antonelli.

    Il britannico, a fine gara, ha scelto prima di tutto il riconoscimento:

    Grandissime congratulazioni a Kimi, perché vincere la prima gara è sempre qualcosa di speciale. Quest’anno sta guidando in modo straordinario, e in particolare questo week-end“.

    Il passaggio più interessante, però, è arrivato subito dopo, quando Russell ha tolto qualsiasi alone di sorpresa alla domenica di Shanghai:

    Ha fatto una grande gara. Ma anche l’anno scorso Kimi era estremamente veloce, quindi mi aspettavo che fosse estremamente veloce anche in questa stagione“.

    È un elogio, sì, ma anche una presa d’atto interna: oggi, in casa Mercedes, il primo riferimento non è più soltanto prospettico.

    Russell ha poi ricostruito la propria corsa, segnata da una partenza complicata e da una fase centrale rimessa in discussione dalla Safety Car:

    Non è stato facile per nessuno dei due, specialmente in partenza. Poi ho recuperato posizioni, ero tornato secondo ma la Safety Car è uscita in un momento sfortunato. Le Ferrari erano molto veloci anche nella ripartenza, quindi ho perso terreno da loro. Alla fine, però, un secondo posto non è un brutto risultato“.

    A fare da contraltare all’entusiasmo del weekend resta, nelle sue parole, il tema più delicato del momento: la Power Unit.

    Sappiamo che ci saranno dei cambiamenti con il motore, forse a giugno. Non sappiamo che impatto avranno, quindi dobbiamo sfruttare al massimo la situazione attuale“.

    E poi la frase che fotografa meglio la nuova realtà del box Mercedes:

    Al momento il mio più grande avversario è Kimi. Sembra che siamo noi la squadra da battere“.

    Il risultato di Shanghai, dunque, non consegna soltanto una vittoria storica. Consegna anche una verità più sottile: la Mercedes ha trovato un equilibrio tecnico di alto livello, ma dentro quel vantaggio si sta già formando una sfida tutta interna.

    E Russell, nel riconoscere Antonelli, ha finito per dirlo con grande chiarezza.

  • Bearman, gara sontuosa a Shangai

    Bearman, gara sontuosa a Shangai

    A Shanghai, mentre le luci della ribalta si accendevano per la prima vittoria di Andrea Kimi Antonelli e il primo podio ferrarista di Lewis Hamilton, la cronaca ha finito per trascurare la prova di forza del “primo degli altri”.

    Parliamo di Oliver Bearman, pilota Haas formato dalla Ferrari che, alla sua seconda stagione in Formula 1, sta palesando una crescita formidabile che, unita all’innegabile talento, lo rende uno dei prospetti futuri più interessanti da seguire.

    Dopo il magistrale quarto posto ottenuto in Messico lo scorso anno, il britannico ha replicato una grande prestazione, sfruttando l’uscita di scena di Max Verstappen e la clamorosa mancata partenza di entrambe le McLaren.

    Il fenomeno del vivaio della Rossa, dopo essere scattato dalla decima posizione, con un primo giro fulmineo è risalito fino alla sesta piazza, e nel duello con la Red Bull di Isack Hadjar ha schivato miracolosamente la monoposto del francese finito in testacoda con un riflesso degno di nota in Curva 13.

    L’episodio ha fatto perdere tempo prezioso all’alfiere della Haas, retrocesso fino al tredicesimo posto, ma la Safety Car provocata dal ritiro di Stroll ha favorito la rimonta del numero 87, il quale ha sfruttato perfettamente la strategia e il potenziale della propria vettura, gestendo magistralmente il passo gara fino alla bandiera a scacchi, centrando un quinto posto prezioso tanto per lui quanto per il team statunitense.

    Con un ruolo di prospetto sempre più acclamato, Bearman guarda al futuro con i migliori auspici, godendosi il piazzamento della trasferta cinese con entusiasmo, come palesato nelle interviste rilasciate ai media nel dopogara, nelle quali ha affermato:

    All’inizio siamo finiti parecchio indietro. Nei giri successivi sono riuscito a superare alcune vetture; poi la Safety Car è entrata in pista nel momento perfetto, e questo ci ha consentito di pareggiare i conti con la sfortuna iniziale. Da quel momento penso di aver fatto una bella gara, effettuando altri sorpassi in pista. La macchina era veramente veloce, quindi oggi c’è tanto da sorridere”.

  • F1 e FIA tornano sui propri passi: non ci saranno modifiche al regolamento tecnico del 2026

    F1 e FIA tornano sui propri passi: non ci saranno modifiche al regolamento tecnico del 2026

    Nessun colpo di spugna, almeno per ora.

    La Formula 1 ha deciso di frenare sulla revisione immediata dei regolamenti 2026, rimandando ogni eventuale intervento strutturale alla tappa di Miami.

    Una scelta che nasce dal clima parzialmente mutato nel paddock di Shanghai dove, tra i lunghi rettilinei cinesi e le tante battaglie in pista, i timori della vigilia sono parsi meno urgenti, per qualcuno quasi sfocati.

    L’idea di una revisione lampo era nata dopo il week-end di Melbourne, quando lo spettro di monoposto “affamate di energia” e incapaci di regalare uno spettacolo autentico aveva spinto FIA e FOM a fissare un vertice straordinario post-Cina.

    L’obiettivo era chiaro: capire se le regole fossero nate morte e, in caso di disastro, intervenire drasticamente già prima del Gran Premio del Giappone.

    Ma Shanghai, paradossalmente, ha rimescolato le carte non solo in classifica, ma anche nelle convinzioni dei vertici.

    Tre i fattori che hanno suggerito la prudenza.

    Innanzitutto, secondo quanto riportato da The Race, lo spettacolo offerto tra Sprint e gara domenicale ha rassicurato chi temeva un campionato trasformato in una noiosa sfilata di gestione elettrica.

    In secondo luogo, il confronto tra l’Australia – tracciato critico per il recupero di energia – e la Cina ha dimostrato che ogni pista può raccontare una storia diversa.

    Infine, il buco nel calendario causato dalle cancellazioni in Bahrain e Arabia Saudita offre una finestra temporale preziosa per riflettere con calma.

    Le voci nel paddock restano divise, specchio di una Formula 1 che fatica a trovare un’anima comune.

    La linea della prudenza è stata dettata anche da figure come Ayao Komatsu, team principal di Haas, convinto che una reazione istintiva sarebbe l’errore più grave:

    “Se dobbiamo cambiare, facciamolo una volta sola e facciamolo bene”.

    Il piano ora prevede un incontro tra i team principal la prossima settimana, seguito da un tavolo tecnico dopo il Giappone.

    Solo allora, con i dati di tre gare diverse in mano, si deciderà se la Formula 1 del 2026 ha bisogno di un correttivo o se, tra luci e ombre, la strada tracciata sia quella giusta.

  • Alonso: “Questo è il Campionato Mondiale di batterie”

    Alonso: “Questo è il Campionato Mondiale di batterie”

    Il Gran Premio di Cina non ha regalato gioia alcuna a Fernando Alonso, che dopo la magra soddisfazione di aver portato a termine almeno la Sprint Race, ha dovuto alzare bandiera bianca dopo 32 giri, decretando così un altro doppio ritiro per Aston Martin in seguito a quello già registrato in Australia.

    La causa dello stop non è da imputare a problemi di affidabilità della AMR26, bensì alle estreme vibrazioni causate dalla Power Unit Honda.

    Le immagini più eloquenti arrivano dagli on-board del pilota asturiano, costretto a sollevare e sgranchire ripetutamente le mani dal volante sui rettilinei, poiché incapace di contrastare le violente vibrazioni della vettura.

    Ai microfoni di DAZN Spagna, il Leone di Oviedo ha spiegato senza giri di parole cosa lo ha costretto a fermarsi:

    “Mi sono ritirato perché le vibrazioni del motore erano eccessive, e dal ventesimo giro non sentivo più mani e piedi. Inoltre, dopo la Safety Car eravamo ultimi con gomme usurate, e continuare fino alla fine non aveva senso”.

    Con il Gran Premio del Giappone in programma tra due settimane, Fernando – per il quale la pazienza mostrata finora sembra inizi a vacillare – ha lanciato un messaggio che suona quasi come un avvertimento al team, in particolare a Honda:

    “Io ho le idee molto chiare su cosa fare da qui al Giappone: tornare a casa, riposarmi, allenarmi duramente e prepararmi al meglio. Spero che alla Honda facciano il loro dovere e che a Suzuka si possano vedere dei progressi”.

    Infine, un commento sul suo scatto al via, ancora una volta eccellente, con tanto di critica, tutt’altro che velata, al regolamento attuale:

    “Le partenze sono un momento in cui tutti abbiamo la stessa batteria a disposizione, siamo tutti carichi al massimo. Il primo giro è un po’ più una questione di istinto, e non il Campionato Mondiale di batterie che abbiamo in questo momento”.

  • Antonelli: “Voglio riportare l’Italia al vertice, oggi ce l’abbiamo fatta”

    Antonelli: “Voglio riportare l’Italia al vertice, oggi ce l’abbiamo fatta”

    La bandiera a scacchi del Gran Premio di Shanghai segna molto più di una semplice vittoria: per Andrea Kimi Antonelli è il momento in cui un sogno diventa realtà.

    Il primo successo in Formula 1 è arrivato al termine di una gara intensa, che il bolognese ha gestito con una prestazione solida e sorprendentemente matura, riportando l’Italia sul gradino più alto del podio dopo quasi due decenni.

    Il risultato va oltre il semplice valore sportivo e, nelle parole dello stesso Antonelli ai piedi del podio, è emersa tutta l’emozione del momento. Intervistato da David Coulthard, il giovane pilota Mercedes non ha nascosto la tensione accumulata durante la gara.

    Grazie mille. Sono quasi senza parole… sto per piangere. Devo ringraziare il mio team: mi hanno aiutato a realizzare questo sogno. Non è stato un avvio facile perché in partenza ho coperto troppo l’interno e ho lasciato spazio alla Ferrari. E poi con quel flat spot alla fine mi sono preso quasi un infarto, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Ieri ho detto che voglio riportare l’Italia al vertice: questo è solo l’inizio. George è un pilota incredibile e sto imparando tantissimo da lui. Dobbiamo concentrarci gara dopo gara e poi vedremo dove saremo alla fine dell’anno“.

    Nonostante l’impresa, Antonelli ha voluto mantenere i piedi ben piantati a terra e analizzare con lucidità la sua gara anche ai microfoni di Mara Sangiorgio su Sky Sport F1 Italia.

    Sono contento della partenza, è stata meglio delle altre volte e poi avevamo un buon passo. Alla fine però mi sono rilassato un po’ troppo e ho fatto un errore: è una cosa che non deve succedere. Durante la gara ero tranquillo e sentivo di avere la situazione sotto controllo. Dedico questa vittoria alla mia famiglia, al team e a tutte le persone che mi seguono. Aver raggiunto uno dei miei più grandi obiettivi mi rende più rilassato e fiducioso, ma battere gli altri non sarà facile“.

    Le parole del giovane bolognese raccontano bene l’equilibrio tra entusiasmo e lucidità dopo una giornata destinata a restare nella storia del Motorsport italiano

    La prima vittoria è arrivata, ora l’obiettivo è dare continuità a un risultato che potrebbe rappresentare solo il primo passo di una brillante carriera in Formula 1.

  • Hamilton: “Solo la potenza ci separa da Mercedes, lavoriamo per batterli”

    Hamilton: “Solo la potenza ci separa da Mercedes, lavoriamo per batterli”

    Il primo podio con la Ferrari non si scorda mai.

    Anche se ti chiami Lewis Hamilton e sei il pilota più vincente della storia della Formula 1.

    Ma, probabilmente, ancora più importante del terzo posto conquistato oggi a Shanghai è lo spirito con cui il numero 44 sta vivendo questo inizio di stagione: sorridente, motivato e, soprattutto, pienamente coinvolto nel progetto del Cavallino.

    Quanto visto oggi sotto il cielo cinese non ha fatto altro che confermare quanto già ammirato sette giorni fa a Melbourne: l’alfiere di Stevenage ha offerto una prestazione sempre battagliera, attaccando ogni volta che se ne presentava l’occasione, prima con le Mercedes e poi in uno spettacolare duello con il compagno di squadra Leclerc, a tratti davvero al cardiopalma.

    Merito anche, e soprattutto, della SF-26, vettura che sta dimostrando di essere, giro dopo giro, di altissimo livello, e l’unica capace di dare filo da torcere alle Frecce d’Argento.

    La differenza rispetto alle Mercedes? Solo la potenza ” ha dichiarato Hamilton nel post-gara ai microfoni di Mara Sangiorgio per Sky Sport F1 Italia:

    Noi dal canto nostro abbiamo un gran bel motore. Loro hanno iniziato a svilupparlo un po’ prima rispetto a noi. Non so se per un turbo più grande, ma hanno più potenza in rettilineo e quando ci sorpassano sembrano volare e non possiamo fare nulla per fermarli. È lì la differenza di prestazione, perché nelle curve penso che siamo alla pari. Non ho dubbi che continueremo a migliorare le prestazioni del motore e magari lavoreremo anche sull’efficienza in rettilineo. Incrociamo le dita e speriamo di poterli raggiungere e battere “.

    Il sette volte iridato ha poi elogiato il giovane vincitore Andrea Kimi Antonelli:

    Voglio fare le congratulazioni a Kimi: ha fatto un lavoro eccezionale. Per me è stato un privilegio, come uno dei piloti più vecchi, condividere il podio con lui e vedere un ragazzino ottenere la sua prima vittoria. Ha l’opportunità di lavorare con un team fantastico “.

    Infine, Hamilton ha analizzato la sua gara, dalla lotta con Leclerc al grande lavoro del team:

    La battaglia con Charles è stata grandiosa, durissima in pista, ma è questa la natura delle corse. Devo ringraziare tutti in fabbrica: la loro spinta è stata fondamentale per portarci in questa posizione. Certo, non è la posizione definitiva che vogliamo, perché vogliamo essere davanti, perciò dobbiamo continuare a spingere e ridurre questo divario. Ma ho grandi sensazioni in macchina “.

  • Vasseur avvisa: “Ci aspettiamo molto dal sistema ADUO”

    Vasseur avvisa: “Ci aspettiamo molto dal sistema ADUO”

    Dopo il week-end d’esordio a Melbourne, la Ferrari ha trovato una conferma importante in Cina, riuscendo a stabilizzarsi come seconda forza del Mondiale dietro a una Mercedes attualmente fuori portata.

    Nonostante le risposte positive ottenute dalla pista, la competizione con la W17 è apparsa ancora impari, sia in gara che in qualifica.

    A confermarlo è stato lo stesso team principal della Ferrari, Frederic Vasseur, ai microfoni di Sky Sport F1 Italia:

    “La Mercedes nel complesso è stata sempre qualche decimo più veloce di noi. Riusciamo a tenere il loro passo con l’overtake mode, magari stressando un po’ di più gli pneumatici, ma quando hanno pista libera sono più veloci. In rettilineo hanno un chiaro vantaggio, e dovremo lavorare su questo”.

    La lotta fra Hamilton e Leclerc ha comunque galvanizzato i tifosi del Cavallino, impazienti di rivedere il campione inglese a battagliare per le posizioni di testa, e il manager francese ha rivendicato la scelta di non dare ordini di scuderia:

    “La lotta fra i nostri piloti è stata sotto controllo. Anche se la paura che possa succedere qualcosa c’è sempre, è difficile congelare le posizioni. Alla fine la decisione di lasciarli liberi di correre è stata quella giusta, abbiamo avuto una bella battaglia per il team, la Formula 1 e i fan. Lewis è in una situazione diversa rispetto all’anno scorso. È ancora più dentro il team adesso, perché è stato parte del progetto fin dal primo giorno, ha lavorato al simulatore e ha migliorato il rapporto con la squadra”.

    Infine, interrogato sui prossimi sviluppi da portare in pista, il francese ha chiarito di attendere una risposta dalla Federazione in merito all’ADUO, grazie al quale si potrebbe ridurre il gap attualmente esistente con il propulsore Mercedes:

    “Bisognerà capire quando si aprirà la prima finestra dell’ADUO per lo sviluppo della Power Unit, dal quale ci aspettiamo molto. In ogni caso dovremo lavorare su tutte le aree e i singoli dettagli della vettura. In questo momento siamo davanti a McLaren e Red Bull, ma anche loro reagiranno”.

  • Leclerc: “Mi sono divertito con Lewis, ma il passo di Mercedes è stato impressionante”

    Leclerc: “Mi sono divertito con Lewis, ma il passo di Mercedes è stato impressionante”

    Nel pieno del Gran Premio di Cina, ci sono due Ferrari sul tracciato di Shanghai che mostrano agli appassionati di Formula 1 un duello pulito, onesto e di qualità.

    Al volante ci sono Charles Leclerc e Lewis Hamilton, gli unici capaci di regalare spettacolo in una gara che ha visto ancora una volta la Mercedes godere di un vantaggio tecnico immenso da colmare, almeno per ora.

    A spuntarla è stato il pilota britannico, che ha conquistato il terzo posto e il suo primo podio in Ferrari. Il monegasco, invece, è rimasto con l’amaro in bocca per un bloccaggio che gli è costato la posizione a favore del compagno di squadra.

    Dopo aver terminato la gara al quarto posto, Leclerc è tornato sul duello con Hamilton, spiegando ai microfoni di Sky Sport F1 Italia di essersi davvero divertito.

    Queste le sue parole:

    “Lewis è stato più bravo oggi e andava più forte di me, fin dalle FP1 è andato più forte. Sono ovviamente contento per il suo podio, ma al contempo deluso perché io ne sono rimasto fuori. Alla fine abbiamo dato tutto e mi sono veramente divertito nella gara”.

    Passando invece al confronto con la Mercedes, il pilota numero 16 ha analizzato con realismo il distacco dalle Frecce d’Argento.

    Se Russell ha lottato per qualche giro insieme alle due Ferrari, alla fine è comunque riuscito a scavalcare entrambi, blindando il secondo posto dietro ad Antonelli, che era già scappato via fin dai primi giri:

    “Quello che abbiamo visto oggi è purtroppo quello che ci aspettavamo dall’Australia, ma che non avevamo ancora visto completamente. Il passo che hanno fatto vedere è stato impressionante. L’unica speranza è quella di riuscire a fare sessanta giri stando lì a tentare un attacco a ogni curva e forse così possiamo vincere”.

  • Poetica

    Poetica

    Hockenheim, 2014. Non potevo entrare nel paddock perché ero ancora troppo piccolo. Mio padre, che in quel fine settimana correva in Porsche Supercup, decise di nascondermi in una pila di pneumatici e di farmi passare su un carrello. Abbiamo messo un ombrello sopra, per rendermi ancora più difficile da individuare. È così che sono entrato per la prima volta nel paddock della Formula 1 “.

    Tra l’odore della gomma, il rumore dei motori e un ombrello, la storia di Andrea Kimi Antonelli è iniziata così: con gli occhi di un bambino che guarda quel mondo da troppo vicino per smettere di credere.

    Per smettere di sognare.

    Da allora allenamenti, categorie minori, aspettative, dubbi.

    E un Paese intero che nel frattempo ha atteso, immaginando chi sarebbe stato il prossimo a riportare il tricolore sul gradino più alto, quasi vent’anni dopo quel lontano 2006, quando a Sepang vinse Giancarlo Fisichella.

    Da allora, il Canto degli Italiani non era più tornato a risuonare per primo su un podio di Formula 1.

    Fino alla bandiera a scacchi di oggi, quando un pilota italiano è tornato a vincere un Gran Premio di Formula 1.

    Una vittoria che sa di riscatto, dedizione, coraggio.

    Di rivalsa.

    Per chi ti considerava troppo acerbo, troppo giovane o semplicemente non pronto.

    Ma soprattutto, per quelle lacrime dopo le difficili qualifiche dello scorso anno a Spa-Francorchamps, che hanno toccato l’animo di tutti noi.

    Oggi ti sei ripreso tutto con gli interessi.
    Perché a volte il Motorsport sa essere incredibilmente… poetico.

    Proprio come le note di Cesare Cremonini:

    Anche quando poi saremo stanchi, troveremo il modo“.

    Ed è forse proprio questo il senso delle storie più belle.

    Cadere. Resistere. Perseguire un sogno.

    E trovare sempre, comunque, un modo.