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  • Verstappen: “La giornata è stata un disastro”

    Verstappen: “La giornata è stata un disastro”

    La parabola di Max Verstappen a Shanghai è quella di un leone impotente all’interno della sua RB22.

    Al termine della Sprint Qualifying, il pilota olandese si ritrova relegato in un’ottava casella che, nonostante i cinque decimi rifilati al compagno di squadra Isack Hadjar, ha il sapore amaro della disfatta.

    La quarta fila sembra rappresentare il reale limite fisico di una vettura incapace di assecondare il talento del campione di Hasselt, apparso in netta difficoltà nel trovare il ritmo necessario per sfidare i vertici della classifica.

    Sconsolato e visibilmente insoddisfatto, Verstappen ha cercato un confronto via radio con Gianpiero Lambiase chiedendo dove fosse possibile limare il cronometro, ricevendo una risposta lapidaria che non lascia spazio a interpretazioni:

    “Non c’è nulla che tu possa fare”.

    Questa sentenza riassume perfettamente il senso di impotenza che avvolge il box del numero 3.

    Ai microfoni della zona mista, Verstappen non ha nascosto la frustrazione, fornendo un’analisi brutale della situazione:

    “L’intera giornata è stata un disastro a livello di passo. Niente grip, niente bilanciamento. Perdiamo un’enormità di tempo nelle curve e questo innesca a cascata altri piccoli problemi. Il nostro vero limite oggi è la percorrenza”.

    Nonostante il quadro complesso, resterebbe teoricamente aperta la speranza di intervenire sul setup o su strategie più aggressive per la gara, una prospettiva che però Max ha liquidato con freddezza:

    “Daremo un’occhiata, ma al momento non so cosa possiamo fare. Vedremo”.

  • Russell: “La partenza? Bisogna aspettarsi l’imprevisto”

    Russell: “La partenza? Bisogna aspettarsi l’imprevisto”

    George Russell scatterà davanti a tutti nella Sprint Race di Shanghai, confermando una superiorità che ormai non sembra più fare notizia.

    La Sprint Qualifying disputata questa mattina ha ribadito i valori già visti in Australia, con una Mercedes capace di blindare l’intera prima fila e di imporre un distacco pesante a tutta la concorrenza.

    Il leader del Mondiale ha inflitto quasi tre decimi al compagno di squadra Andrea Kimi Antonelli e oltre sei decimi alla McLaren di Lando Norris, un margine che certifica lo stato di grazia della W17 sul giro secco.

    Analizzando la sfida che lo attende domani, Russell ha indicato lo scatto iniziale come l’unico vero punto critico del pacchetto Mercedes.

    “Bisogna aspettarsi l’imprevisto, non so cosa accadrà”, ha ammesso il britannico, sottolineando però il grande lavoro svolto dopo Melbourne per ottimizzare le procedure di avvio.

    “I miei stacchi durante le libere sono stati incoraggianti e, fortunatamente, i piloti che mi partono accanto sono motorizzati Mercedes: spero non siano fulminei come le Ferrari”.

    Oltre alla partenza, resta l’incognita della tenuta sulla distanza, legata soprattutto al fenomeno del graining che lo scorso anno rimescolò le carte proprio sul tracciato cinese.

    Per Russell, la gestione delle coperture sarà il fattore determinante per evitare che il vantaggio velocistico svanisca dopo i primi giri:

    “Le gomme possono calare drasticamente, vedremo cosa riusciremo a fare”.

    La missione della Stella sarà dunque quella di trasformare la pole odierna in una vittoria solida, cercando di non lasciare spiragli alla rimonta delle Rosse.

  • Mercedes vuole il 24% di Alpine. Arriva la conferma di Flavio Briatore

    Mercedes vuole il 24% di Alpine. Arriva la conferma di Flavio Briatore

    La trattativa per l’acquisizione del 24% delle quote di Alpine, attualmente in mano a Otro Capital, entra in una fase cruciale e si arricchisce di un dettaglio fondamentale che ne cambia la prospettiva politica. 

    Se nei giorni scorsi le indiscrezioni puntavano con forza su un interesse personale di Toto Wolff, in diretta competizione con una cordata guidata da Christian Horner, le ultime ore hanno rimescolato le carte. 

    A fare chiarezza sulla vicenda è stato Flavio Briatore, il quale ha precisato come il diretto interessato all’operazione non sia il manager austriaco a titolo privato, bensì la Mercedes stessa come azienda. 

    Si tratterebbe dunque di un movimento strategico del costruttore anglo-tedesco, pronto a consolidare la propria influenza all’interno del Circus e, nello specifico, nei confronti del team di Enstone.

    Briatore ha sottolineato come la situazione sia in costante evoluzione, descrivendo uno scenario dove ogni giorno si presentano nuove variabili:

    “Ogni giorno è una situazione nuova. Quello che voglio dire è che so che si tratta di una trattativa con la Mercedes. Non con Toto, ma con la Mercedes, e vedremo. In questo momento abbiamo tre o quattro potenziali acquirenti. Non dimenticate che stiamo parlando della quota di Otro, che non ha nulla a che vedere con Alpine. Ci sono alcuni candidati pronti a concludere l’affare”.

  • Analisi dei dati: Ferrari da prima fila nel T1 e nel T2, PU Mercedes straripante nel T3

    Analisi dei dati: Ferrari da prima fila nel T1 e nel T2, PU Mercedes straripante nel T3

    L’analisi dei dati telemetrici relativi alle qualifiche di Shanghai, pur al netto di alcuni segnali frammentari che stanno facendo discutere, restituisce un quadro tecnico estremamente chiaro sulla natura del dominio Mercedes e sulle difficoltà della Ferrari nel rispondere colpo su colpo. 

    Nonostante un distacco finale che sul cronometro appare severo, la realtà del giro secco racconta – come evidenziato dal sempre puntuale Federico Albano di FormulaPassion.it – una sfida molto più equilibrata per oltre due terzi del tracciato: George Russell, Lewis Hamilton, Lando Norris e Charles Leclerc sono rimasti infatti racchiusi in un fazzoletto di decimi fino all’imbocco dell’ultimo, interminabile rettilineo cinese.

    Il fenomeno che sta caratterizzando questo inizio di 2026 è un continuo effetto “yo-yo” tra le diverse monoposto, dettato dalle strategie di gestione dell’energia. 

    La Ferrari, ad esempio, è riuscita in più occasioni a ricucire il gap accumulato nei primi due settori scaricando energia proprio all’inizio del terzo settore. Di contro, nello stesso frangente, Russell procedeva in fase di harvesting, ovvero di ricarica, riallineando temporaneamente i riferimenti cronometrici. 

    Si tratta di un braccio di ferro invisibile dove Mercedes sembra però disporre di una coperta decisamente più lunga rispetto alla concorrenza.

    Il momento della verità arriva puntualmente quando si entra nelle fasi di clipping e super-clipping, frangenti sui quali si è anche steso un velo di mistero. 

    I dati di fine rettilineo per Mercedes svanivano infatti dai radar proprio nel punto di massima spinta: un’anomalia telemetrica registrata in ogni giro (!) che ha fatto storcere il naso a molti, ma che non cancella l’evidenza dei micro-settori. 

    Proprio in quel tratto “oscurato” (non intenzionalmente, riferiscono dalla regia) Russell scava il solco definitivo, lasciando tutti sul posto con una progressione impressionante.

    Questa superiorità potrebbe derivare da una maggiore efficienza nel processo di combustione e compressione, che garantisce alla Power Unit della Stella quei cavalli extra necessari a gestire ricariche così aggressive senza perdere troppo terreno nelle fasi guidate. 

    In definitiva, se in curva le prestazioni tra le scuderie di vertice restano simili – con la Ferrari capace di recuperare qualcosina nei tratti più tecnici – la differenza la fa la gestione dei flussi energetici

    Quando Mercedes decide di scaricare tutto il potenziale del sistema ibrido, la sfida si chiude istantaneamente, trasformando quello che era un duello sul filo dei centesimi in un vero e proprio monologo.

  • Leclerc: “Resto fiducioso, in gara saremo più vicini a Mercedes”

    Leclerc: “Resto fiducioso, in gara saremo più vicini a Mercedes”

    Il venerdì di Charles Leclerc è stato un calvario di piccoli intoppi dai grandi effetti.

    Prima un problema con un toggle – un comando sul volante – ha disturbato il suo primo tentativo delle Qualifiche Sprint, poi il blackout energetico nel momento decisivo della SQ3, relegandolo ad un secondo dalla pole di George Russell.

    “Ho perso per qualche motivo mezzo secondo sul rettilineo finale”, ha ammesso Leclerc alle interviste internazionali, descrivendo un’emorragia di velocità che ha trasformato la lunga striscia d’asfalto tra Curva 13 e 14 in un calvario tecnologico.

    La diagnosi, pur non ufficiale, appare chiara agli occhi dei tecnici: un errore nel deployment dell’ibrido. La SF-26 ha esaurito la spinta elettrica troppo presto, lasciando il pilota “a piedi” proprio nel punto dove la potenza conta di più.

    In questo scenario, il dietrofront sulle novità aerodinamiche assume contorni quasi marginali.

    Mentre il box Mercedes sembra aver trovato la quadratura del cerchio nell’era 2026, Ferrari ha preferito tornare a una soluzione tradizionale, forse per limitare le variabili in un week-end già complesso.

    Leclerc, con la consueta schiettezza, ha liquidato la questione:

    “Non credo che avrebbe cambiato il quadro della nostra situazione”.

    Una dichiarazione che sposta il peso della prestazione dall’aerodinamica attiva alla sostanza termica ed elettrica della Power Unit.

    Resta però una speranza: la gestione del degrado e il passo gara. Come già accaduto in Australia, la power unit Mercedes sembra capace di picchi prestazionali in qualifica che la Ferrari non riesce a pareggiare, ma il distacco tende a ridursi sensibilmente sulla lunga distanza.

    Charles punta tutto su questo:

    “In gara siamo più vicini, sono ancora fiducioso che potremo rifarci”.

  • Hamilton: “Il team ha fatto un lavoro fantastico, ma dobbiamo colmare il gap motoristico”

    Hamilton: “Il team ha fatto un lavoro fantastico, ma dobbiamo colmare il gap motoristico”

    La Sprint Qualifying del Gran Premio di Cina ha restituito un’istantanea che sa di film già visto: proprio come a Melbourne, il verdetto cronometrico ha premiato una Mercedes ampiamente dominante e in stato di grazia, capace di imporre un ritmo sul giro secco insostenibile per una Ferrari costretta, nuovamente, al ruolo di inseguitrice.

    Il miglior riferimento della sessione per la Scuderia di Maranello porta la firma di Lewis Hamilton. Il britannico ha fermato le lancette su un 1:32.161, un tempo che gli vale la quarta piazzola in griglia per la gara Sprint, ma che evidenzia il pesante distacco di 641 millesimi dalla pole position siglata da George Russell.

    Nonostante il gap dalla vetta, il sette volte iridato è riuscito a mettersi alle spalle il proprio compagno di squadra, Charles Leclerc.

    Mentre il monegasco ha dovuto fare i conti con alcune difficoltà sul fronte elettrico, il numero 44 ha confermato di aver ritrovato quel feeling e quella sensibilità al volante che sembravano smarriti nella passata stagione.

    Questa situazione continua a generare riflessioni contrastanti in casa Cavallino, dove regna la consapevolezza di avere tra le mani una vettura valida, ma ancora incapace di sprigionare l’energia necessaria sui rettilinei, unico vero deficit rispetto alla Stella.

    Il focus si sposta ora sulla Sprint Race di domani, dove Lewis, facendo leva sugli ottimi scatti in partenza della sua SF-26 e sulla distanza ridotta di soli cento chilometri, potrebbe tentare di bissare il successo ottenuto lo scorso anno.

    Al termine della giornata, Hamilton ha commentato così la sua prestazione e il lavoro svolto:

    “Sono soddisfatto, il team ha fatto un lavoro fantastico. Dopo delle prove libere complicate, i miei ingegneri sono riusciti a ribaltare la macchina, che è tornata a darmi buone sensazioni. Sul rettilineo perdiamo troppo tempo, abbiamo tanto lavoro da fare e dobbiamo spingere tantissimo a Maranello per migliorare in termini di potenza. Eravamo consapevoli di questo: la Mercedes è partita prima di tutti nello sviluppo del motore. La monoposto comunque dà sensazioni grandiose, possiamo competere con loro nelle curve, il problema è solo nella potenza. In qualifica non abbiamo usato la nuova ala posteriore, ma mi è sembrata molto buona”.

  • Vasseur vede progressi: “Siamo più vicini alla Mercedes”

    Vasseur vede progressi: “Siamo più vicini alla Mercedes”

    La Ferrari esce dalla Sprint Qualifying di Shanghai con indicazioni agrodolci: non si può parlare di un recupero netto, quanto piuttosto di un timido avvicinamento alla parte alta della griglia, ancora lontana.

    Il quarto tempo di Lewis Hamilton e il sesto di Charles Leclerc – quest’ultimo staccato di un secondo dalla pole e frenato da un blackout energetico nel momento decisivo – raccontano una Rossa che prova a darsi un ordine, ma che accusa ancora distacchi pesanti, tra i sei decimi e il secondo pieno.

    A sintetizzare il quadro è stato Frederic Vasseur, che ha scelto una linea estremamente cauta:

    Non c’è stato un grosso passo in avanti, ma penso che siamo leggermente più vicini alla Mercedes dopo questa qualifica. Sicuramente abbiamo fatto un passo in avanti rispetto a Melbourne“.

    È una valutazione, quella del manager francese, che non sposta gli equilibri ma fotografa un piccolo progresso nel set-up, utile a rendere la SF-26 meno indecifrabile rispetto all’Australia.

    Il team principal di Draveil, però, evita toni trionfalistici:

    Onestamente, penso che avere una sorta di convergenza nelle prestazioni sia normale. È troppo presto per avere un quadro chiaro della gara“.

    Il divario cronometrico resta importante e la Ferrari, almeno sul giro secco, sembra ancora dover inseguire le Frecce d’Argento con affanno.

    Il punto si sposta sulla partenza, cruciale per non perdere subito il contatto:

    Cerchiamo di partire bene per essere più vicini possibile alle Mercedes, poi vedremo cosa riusciremo a fare“.

    In questo quadro rientra anche il dietrofront sull’ala Macarena. Vasseur ha chiarito che il componente non è stato scartato per motivi prestazionali, ma per dubbi sulla tenuta meccanica:

    Abbiamo usato le prove libere per fare una sorta di test con l’ala posteriore sull’affidabilità e abbiamo deciso di non usarla oggi“.

    Poi la precisazione:

    Ci è servita per fare chilometri in vista della prossima settimana e poi prendere una decisione definitiva“.

    La Ferrari ha dunque preferito la via della prudenza, tornando a una configurazione standard in un week-end dove il distacco dai primi resta il problema principale da risolvere.

  • Hamilton: “Grato al team per aver portato qui la nuova ala rotante. Così si vince in questo gioco”

    Hamilton: “Grato al team per aver portato qui la nuova ala rotante. Così si vince in questo gioco”

    Come raccontatovi all’inizio della settimana corrente, la Ferrari ha fatto recapitare a Shanghai la prima versione dell’ala Macarena, la specifica posteriore già vista durante i test pre-stagionali in Bahrain.

    Sebbene l’esordio fosse previsto tra qualche settimana, l’atteggiamento aggressivo del team di Maranello e le incertezze sui prossimi appuntamenti in calendario hanno spinto i tecnici ad anticipare i tempi.

    Le parole di Hamilton in conferenza stampa certificano la validità di questo approccio e il suo personale apprezzamento per la reattività della squadra.

    Non penso che ci siano ulteriori test da fare avendo già dedicato un giorno intero a questa ala nei test in Bahrain. Il lavoro necessario è stato fatto e sono grato al team. Doveva essere introdotta più avanti mentre grazie al duro lavoro della squadra si è potuto anticipare e portarla già qui. Vedere tutto questo impegno da parte del team che sta spingendo e lavorando per apportare miglioramenti è fantastico. Così si vince in questo gioco. L’anno scorso non si è visto il massimo anche perché eravamo concentrati al massimo su quest’anno“.

    Hamilton ha poi scherzato sulla denominazione della componente, che non sembra convincerlo del tutto:

    Non so se abbia un nome ufficiale. Devo controllare ma penso di sì. Per ora domina Macarena e non so chi lo abbia tirato fuori anche perché per me è l’ala flip flop“.

  • Leclerc: “Aspettiamo a sentenziare sulle nuove regole, ma il coraggio ora serve a poco”

    Leclerc: “Aspettiamo a sentenziare sulle nuove regole, ma il coraggio ora serve a poco”

    Sin dal lontano 1950, quando Nino Farina conquistò il primo titolo iridato della storia, a gonfiare il cuore dei piloti, premiando chi fra loro più riesce a darne sfoggio, c’è una virtù preziosa.

    È il coraggio, quella forza graffiante che ti spinge ad aggredire il pedale dell’acceleratore, a percorrere in pieno una curva, ad azzardare un sorpasso ambizioso laddove gli altri si tirano indietro, inibiti dalla paura.

    Perché, nonostante i progressi tecnologici e le numerose rivoluzioni regolamentari che si sono succedute, l’essenza più profonda della Formula 1 si è sempre conservata, fungendo da filo rosso tra le diverse ere dello sport.

    Ma l’avvento del 2026, segnato da uno stravolgimento a dir poco epocale, sembra quasi minacciare l’immanenza di questo longevissimo DNA, rischiando di ridurre l’esperienza di guida a mera gestione meccanica e il sorpasso a vacuo esercizio ingegneristico.

    Se infatti prima a giocare un ruolo determinante era la temerarietà del pilota, l’audacia di frenare soltanto all’ultimo secondo, adesso a fare da padrona è la Power Unit, spinta da un’aggiuntiva scarica di potenza all’attivazione del pulsante boost.

    A illustrare queste nuove modalità di sorpasso, esprimendo un giudizio comunque piuttosto indulgente rispetto al regolamento di questa stagione, è stato Charles Leclerc.

    “Aspetterei prima di sentenziare sulle regole. Sicuramente è cambiato il modo in cui affrontiamo i sorpassi. Prima tutto dipendeva da chi era il più coraggioso nel frenare all’ultimo momento. Adesso, quando attivi il pulsante del boost, sai che ne pagherai le conseguenze, quindi è diventata una questione strategica. Bisogna ponderare ogni mossa”, ha dichiarato il monegasco nella conferenza stampa post-gara, spiegando come la gestione dell’energia stia ridisegnando l’arte del duello in pista.

    Al netto di ogni critica, è innegabile che questo nuovo approccio abbia mosso le statistiche: il primo atto della stagione, a Melbourne, ha infatti registrato un significativo aumento nel numero di manovre effettuate, in una corsa apparentemente ricca d’azione.

    Ma un aumento di sorpassi “artificiali” è davvero ciò che serve per proteggere l’anima più pura delle corse?

  • Williams, una zavorra sulle ambizioni

    Williams, una zavorra sulle ambizioni

    L’avvio della stagione 2026 ha rappresentato una doccia fredda per le ambizioni del team Williams, che aveva puntato senza compromessi sul nuovo ciclo regolamentare per il proprio rilancio.

    I primi problemi a Grove erano emersi con i ripetuti fallimenti del crash test del telaio della FW48, costati al team britannico non solo un ritardo nella partecipazione alla campagna di test, ma anche un cospicuo aggravio di peso per la neonata monoposto.

    Il problema del sovrappeso, che si somma alla mancanza di know-how nella gestione della Power Unit Mercedes, mette ora seriamente in discussione l’intero piano di sviluppo stagionale.

    In un recente articolo di Motorsport.com, il team principal James Vowles ha spiegato:

    “Ridurre il peso della macchina non è complicato. Se questo fosse un mondo senza Cost Cap, interverremmo domani e sarebbe fatto in poche settimane”.

    La presenza del budget cap impone però a ogni team di scegliere con attenzione su quali ambiti concentrarsi e in quali tempi, dilatando inevitabilmente le finestre di intervento. La stima iniziale di tre GP necessari per correggere il tiro è stata rivista al rialzo dallo stesso Vowles:

    “Bisogna pianificare gli sviluppi mirati all’alleggerimento in base a quando le componenti arrivano a fine vita e a quando introdurremo aggiornamenti più avanti nella stagione. È complesso dare un numero esatto di gare in cui saremo in grado di intervenire, ma diciamo circa sei gare. Quindi parecchio tempo”.

    Il manager britannico ha infine descritto i benefici a cascata della suddetta operazione:

    “Ridurre il peso ha effetto anche su assetto e altezza da terra. Inoltre c’è un impatto anche sul recupero di energia – che è funzione della velocità minima all’apice della curva, a sua volta influenzata dal peso. Gli effetti si moltiplicano”.