Il Pagellone del Gran Premio di Spagna

Madrid. Una città che non ha mai avuto bisogno della Formula 1 per andare veloce. Ha sempre avuto il traffico, le notti lunghe e quella certa abitudine a fare le cose con una discreta ostinazione.

Adesso ha anche il Madring: un circuito tecnico, tortuoso, con tratti che chiedono precisione e altri in cui bisogna avere il coraggio di non alzare il piede. La Monumental, con i suoi 550 metri e il 24% di pendenza, sembra quasi una parentesi venuta male in mezzo a una frase già complicata. 

Poi ci sono le sequenze strette, i cambi di direzione, i muri a cui dare del lei.

Circuito nuovo, trofeo nuovo. Stesso vincitore.

Questo è il Pagellone di Hammer Time.

Mercedes, voto 9: I 30 mesi di stagionatura delle decisioni della direzione gara convogliano la vittoria verso un morigerato Antonelli, che gestisce la gara con una calma da Zorro e porta a casa il risultato senza mai dare l’impressione di perdere il controllo. Giorgino, invece, questo week-end ha avuto più o meno lo stesso valore di una pianta di plastica: non chiede acqua, ma nemmeno produce ossigeno. Per ambire a certi risultati servono grinta, consistenza e carattere. A lui, per ora, rimane solo un timido olé.

Ferrari, voto 5: Visto l’Hamilton sfrenato nei primissimi giri, Leclerc prova almeno a riempire il mezzo bicchiere di Maranello. Una Ferrari da rosso relativo, come canta Tiziano Ferro – che salutiamo, visto che ci segue sempre. Il ritmo di Charles con la gomma dura è stato eccellente e, dopo le ultime uscite del monegasco, era una risposta a dir poco necessaria. Ma non basta. Ferrari questo week-end aveva più dati degli altri, conosceva la pista e aveva una pole alla portata. Anche il podio sembrava un obiettivo realistico. Alla fine non è arrivato né l’uno né l’altro. Forse si poteva fare qualcosa in più.

McLaren, voto 7: Sull’asfalto del Madring va in scena una surreale riedizione del Don Chisciotte in salsa papaya. Lando Norris è il Cavaliere dalla Triste Figura: lancia in resta, carica i mulini a vento della Mercedes guidando da Re, tanto che al muretto avevano già travasato lo champagne nella borraccia. Poi, però, gli eventi impongono alla squadra una strategia rattoppata e una sosta zoppicante. Un’occasione sprecata, perché contro questa freccia d’argento le occasioni non arrivano certo a mazzi.

Dall’altra parte del box c’è Sancho Panza. Completamente stordito dalla movida madrilena, l’australiano ciondola svogliato sul suo ronzino a quattro ruote. Come sia potuto evaporare un talento così cristallino resta uno dei grandi enigmi dell’umanità: una roba da affiancare all’origine dell’universo, all’esistenza di Dio e all’eterno dilemma se le uova vadano in frigo oppure no.

Red Bull, voto 7: Si fa quel che si può con quel che si ha. Max passa mezzo Gran Premio murato come la Monaca di Monza, rinchiuso tra gli avversari e le pareti del Madring. Eppure, da quella cella, riesce a tirare fuori una P2 che suona comunque come un ottimo flamenco. Il dubbio atroce, però, è che la vittoria se la sia sfilata da solo dal piatto: quel rallentamento quasi contemplativo, una cortesia da hidalgo per far sfilare Antonelli e Hamilton, gli è costato forse l’intera corrida. Roba da mordersi le mani prima ancora di buttarsi sulla sangria.

Haas, voto 4: Sabato da pedalata in salita e domenica di pura disperazione. Passi pure la partenza dalla pit, ma da Bearman era lecito aspettarsi qualcosa in più rispetto a una gara intera passata a bollire nella pancia meno nobile della classifica. Sia chiaro: la macchina è quello che è, un arnese con cui farebbe fatica a vincere persino un ambo alla tombola di Santo Stefano. Però la prima regola del mestiere resta scolpita sulla pietra: prima di guardare i miracoli degli altri, devi battere chi guida con la tua stessa divisa. E al momento, Ollie sta prendendo troppi appunti.

Alpine, voto 8: Franco, oh Franco! L’imprevedibilità fatta persona. Se lo inviti a cena e gli chiedi di portare il vino, si presenta in ritardo di un’ora con mezza confezione di sigarette al mentolo. Fa sempre l’opposto di quel che ti aspetti, ma alla fine la pagnotta la porta a casa. In questa Madrid rovente ha piazzato una stoccata mica da ridere, regalando sei punti alla banda Briatore. Genio, sregolatezza e punti in tasca. Bravo.

Audi, voto 6: Che difesa, Bortoleto. Tenacia pura e gomiti larghi, per quanto del tutto inutile: alla fine non gli è valsa nemmeno una misera P10. Eppure un miracolo l’ha fatto, costringendo la regia a inquadrare finalmente le R26. Fino a ieri, infatti, per vedere un pilota Audi in tv dovevi sperare che spuntasse negli spot d’intermezzo mentre ti spacciava l’ennesima carta di credito multicolore. Almeno stavolta ci siamo preoccupati di loro per azioni in pista. Bentornati in mondovisione.

Racing Bulls, voto 7: Nel calendario di Arvid Lindblad non c’è traccia del primo d’aprile: già, perché con il ragazzo non si scherza affatto. Con Lawson spedito a nolo al piano di sopra, i riflettori di Faenza sono tutti puntati su di lui, e l’inglesino risponde presente senza fare una piega. Archivia l’ennesima Q3 e un altro giro in zona punti con un piglio da pelo sullo stomaco. Bene per davvero, bravo sul serio: in Romagna hanno trovato un martello che sgarra di rado.

Williams, voto 2: ¡Arriba, arriba! Con questo caldo madrileno da calzoncini e infradito, il vecchio Carlitos si è presentato all’appuntamento di casa col ritmo rilassato di chi sta pensando solo a sdraio e ombrellone. Una partenza scriteriata in stile kamikaze – con Fernando che gli ha rifilato un kamikazziatone da cavarsela a stento – e qualche fiammata senza pretese non bastano a conquistare le prime pagine dei giornali, trasformandosi invece in un week-end passato a galleggiare malinconicamente nelle retrovie. Se i frutti dell’esame di riparazione sono questi, avevamo torto a rimandarlo a settembre: toccava direttamente optare per la bocciatura a giugno e non pensarci più.

Aston Martin, voto 5: Viene sempre da dire che non era il circuito adatto. Il problema è che ormai stiamo ancora cercando di capire quale sia, effettivamente, il circuito che si adatta alla AMR26. Nel settore guidato la macchina oscillava e sottosterzava così tanto che Alonso, per affrontare la gara, si è fatto preparare una Travelgum. E a questo punto viene quasi da chiedersi se AMR non sia in realtà il diminutivo di Amarezza.

Cadillac, voto 5: Incassare 2,1 secondi in qualifica da Perez e chiudere in un pietoso ultimo posto in gara, doppiato persino dall’Aston di Alonso – un giro intero dall’Aston di Alonso, rendiamoci conto -, fa sorgere una domanda spontanea: ma il contratto di Bottas esiste per davvero o il giovanotto ha semplicemente grattato un Turista per Sempre alla ricevitoria del paddock? Con questa marea di leoncini aitanti che spingono alle spalle, forse per il caro Finno-Saunista è giunta l’ora di salutare la brigata. Ci sarebbe una bellissima corsia riservata ai corsi di acquagym del martedì mattina: ritmo rilassato, zero stress e ciambellone assicurato. Da valutare.

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