Autore: Tommaso Scarabello

  • Ferrari pronta a dirottare alcune spese sul 2027. Questa volta, però, ha perfettamente senso

    Ferrari pronta a dirottare alcune spese sul 2027. Questa volta, però, ha perfettamente senso

    Il 2026 della Ferrari sta per entrare in una fase cruciale, dove le decisioni regolamentari e la gestione delle risorse finanziarie giocheranno un ruolo determinante quanto i decimi guadagnati in pista.

    A Maranello – come riportato da Rosario Giuliana per AutoRacer.it – il focus è tutto sui parametri ADUO, che verranno rivelati ufficialmente subito dopo il Gran Premio di Miami e che potrebbero diventare il vero ago della bilancia della stagione.

    Per gli uomini diretti da Enrico Gualtieri c’è una discreta fiducia verso la concessione di due permessi di sviluppo per la Power Unit, upgrade che, salvo sorprese dell’ultimo minuto, dovrebbero essere garantiti dalla Federazione.

    Questi “gettoni” (offerti dalla cosiddetta “soglia del 4%”) permetterebbero di intervenire sull’endotermico già a stagione in corso, un passaggio fondamentale considerando che il motore di nuova architettura non potrà debuttare prima del giro di boa del Mondiale.

    L’obiettivo immediato è duplice: introdurre queste evoluzioni mirate sulla parte termica e, contemporaneamente, minimizzare la perdita di punti dai vertici della classifica per mantenere aperta la speranza di forzare sulla stagione attuale.

    Tuttavia, maggio sarà il mese della verità per il futuro della SF-26. Dopo un aprile denso di riunioni tecniche, è emerso che l’aerodinamica non sarà oggetto di stravolgimenti regolamentari, garantendo una continuità che rende ogni progresso attuale un vantaggio spendibile anche per il 2027.

    Loic Serra e il suo team avrebbero già pronto un piano di aggiornamenti molto spalmato nel tempo, con modifiche programmate fino ad Abu Dhabi, ma la loro effettiva implementazione dipenderà strettamente dai risultati delle prossime settimane.

    Sullo sfondo resta la gestione della SF-26, una vettura che sta affrontando questa transizione con un motore provvisorio, accreditato di circa 30 cavalli in meno rispetto al riferimento della categoria.

    In questo scenario, l’introduzione dell’ala Macarena rappresenta una delle scommesse tecniche più attese, sebbene a Maranello siano consapevoli che soluzioni così visibili potrebbero essere copiate rapidamente dalla concorrenza, Red Bull in primis, e che la loro efficacia potrebbe essere limitata solo a determinati layout di pista.

    La vera sfida sarà però di natura economica: sebbene l’ADUO possa concedere un extra budget, già previsto nei piani iniziali, esiste una chiara chiave di lettura che vedrebbe la Ferrari pronta a deviare parte della spesa verso il progetto 679.

    L’auto del 2027, infatti, inizierà a girare in galleria del vento entro giugno e nascerà direttamente attorno all’ICE di nuova architettura, il vero “cuore” su cui Maranello punta per tornare stabilmente in vetta.

  • Baldisserri: “Bearman? Non ha mai vinto niente, nutro dei dubbi su di lui”

    Baldisserri: “Bearman? Non ha mai vinto niente, nutro dei dubbi su di lui”

    Sin dai suoi albori, la nuova era della Formula 1 ha fatto discutere a causa di un regolamento a dir poco controverso e di monoposto animate da Power Unit non particolarmente apprezzate – per usare un eufemismo – da appassionati e addetti ai lavori.

    Se c’è un aspetto positivo rispetto al passato, tuttavia, questo è il livello di competitività della griglia. Come sottolineato da Charles Leclerc in occasione di un’intervista rilasciata al podcast “Passa dal BSMT”, oggi le differenze tra i piloti della classe regina sarebbero infatti determinate per lo più dalla forza mentale piuttosto che dal puro talento.

    Sebbene le affermazioni del fuoriclasse monegasco possano godere di una certa autorevolezza, c’è anche chi in merito all’argomento è di ben altra opinione: stiamo parlando di Luca Baldisserri, storico ingegnere di pista di Michael Schumacher, il quale, nel corso di una recente chiacchierata con Giorgio Terruzzi ai microfoni del podcast “Terruzzi Racconta”, ha espresso un giudizio molto selettivo sui protagonisti del Circus.

    “Per me, al momento, in Formula 1 ci sono non più di quattro talenti: Verstappen, Leclerc, Antonelli e Bortoleto, anche se quest’ultimo ancora non l’abbiamo visto su un mezzo competitivo, ma credo che potrà andar forte”, ha dichiarato l’ex ingegnere ferrarista.

    Alla luce di questa affermazione, all’ingegnere italiano, che tra il 2010 e il 2015 ha diretto la Ferrari Driver Academy, è stata quindi richiesta un’opinione in merito a Oliver Bearman, astro nascente del progetto giovani della Scuderia di Maranello e già protagonista di ottime apparizioni come sostituto in pista.

    Le parole di Baldisserri a riguardo non sono state però altrettanto tenere, segnando una netta distinzione tra i piloti definiti “buoni” e i veri fenomeni assoluti della categoria.

    Bearman? Per me non è un… sì, ha fatto buone prestazioni, ma non lo ritengo un pilota che abbia quelle capacità. Bearman non ha mai vinto niente. Ha vinto il primo anno in Formula 4, quando vinse il campionato italiano e quello tedesco, però in quello italiano hanno trovato la sua macchina irregolare a due gare dalla fine, e quindi ci sono un po’ di dubbi”, ha spiegato l’ingegnere sollevando perplessità sul passato del giovane pilota inglese.

    Baldisserri ha poi precisato il suo punto di vista, non mettendo in discussione la professionalità del ragazzo ma la sua collocazione nell’elite del Motorsport:

    “È un buon pilota, non dico che sia uno scarso. È uno che va sempre al limite? È quello che deve fare. Ad ogni modo, Bearman non lo vedo nella stessa categoria di quei quattro”.

    Il dibattito resta dunque aperto tra chi, come Leclerc, vede una griglia livellata dalla psicologia e chi, come Baldisserri, ritiene che il talento puro resti una dote riservata a una ristrettissima cerchia di eletti.

  • Come cambia la F1 da Miami: ecco tutte (ma proprio tutte) le modifiche approvate dalla FIA

    Come cambia la F1 da Miami: ecco tutte (ma proprio tutte) le modifiche approvate dalla FIA

    Si chiude con una svolta decisiva per il prosieguo del campionato questo attesissimo lunedì 20 aprile.

    Il vertice d’urgenza tra FIA, FOM e i team principal ha infatti prodotto il risultato sperato dai piloti: un voto unanime per cambiare immediatamente le regole alla base dell’utilizzo della componente ibrida delle Power Unit.

    Il cuore della riforma riguarda la gestione dell’energia, con lo sblocco della potenza di ricarica e un nuovo limite ai Megajoule recuperabili, ma le novità toccano, sorprendentemente, anche le procedure di partenza e le condizioni di bagnato.

    In qualifica, innanzitutto, l’obiettivo è favorire la guida flat-out. Il limite massimo di ricarica consentita scende da 8 MJ a 7 MJ, una mossa studiata per ridurre il ricorso a tattiche di harvesting eccessivo e incoraggiare i piloti a spingere con più costanza.

    Parallelamente, la potenza di picco del super clipping viene innalzata a 350 kW (dai precedenti 250 kW), riducendo drasticamente il tempo necessario per rigenerare la batteria e, di conseguenza, il carico di lavoro del pilota. Questa modifica permetterà di limitare la durata del super clip a circa 2-4 secondi per giro, rendendo le fasi di ricarica meno invasive.

    Inoltre, la FIA ha aumentato da 8 a 12 il numero di eventi in cui potranno essere applicati limiti energetici inferiori, permettendo un miglior adattamento alle caratteristiche specifiche dei circuiti.

    Per quanto riguarda la gara, la parola d’ordine è “sicurezza”: la potenza massima disponibile tramite il Boost è stata limitata a +150 kW, una misura necessaria per evitare differenziali di velocità troppo bruschi tra chi attacca e chi difende.

    L’erogazione della MGU-K rimarrà a 350 kW nelle zone chiave di accelerazione, come le uscite di curva e le zone di sorpasso, ma sarà limitata a 250 kW nelle altre parti del tracciato.

    Un’innovazione importante riguarda anche le procedure di partenza. Per mitigare il pericolo legato a potenziali tamponamenti, la Federazione Internazionale ha introdotto a partire dal Gran Premio Miami il cosiddetto “Low Power Start Detection”, una sorta di “angelo custode elettronico” programmato per identificare istantaneamente una monoposto che non riesce a generare l’accelerazione prevista.

    Qualora i sensori rilevino una spinta anormalmente bassa nei primi metri, infatti, il sistema interverrà attivando automaticamente un’erogazione supplementare di potenza dalla MGU-K.

    Questo supporto non servirebbe (in teoria) a regalare un vantaggio sportivo a chi ha sbagliato la procedura, ma garantirebbe un livello minimo di accelerazione di sicurezza, evitando che la vettura diventi un ostacolo quasi immobile in mezzo al gruppo lanciato a tutta velocità.

    Oltre all’intervento elettronico sulla potenza, il nuovo protocollo prevede un potenziamento fondamentale della segnalazione visiva per proteggere i piloti che seguono.

    Nel momento in cui il sistema rileva l’anomalia nella partenza, le luci LED posteriori e quelle laterali inizieranno a lampeggiare con una frequenza specifica, avvisando immediatamente gli avversari del potenziale pericolo davanti a loro.

    Resta ancora da capire se Ferrari verrà – nonostante le rassicurazioni arrivate dalla FIA – effettivamente penalizzata dall’entrata in vigore della norma in questione.

    Infine, il pacchetto di modifiche in vista di Miami introduce migliorie per le condizioni di bagnato: seguendo i feedback dei piloti, le temperature delle termocoperte per le gomme intermedie sono state innalzate per migliorare il grip iniziale.

    Sul fronte elettronico, l’erogazione massima dell’ERS sotto la pioggia sarà ridotta per limitare la coppia e migliorare il controllo dell’auto in condizioni di bassa aderenza. Anche il sistema di luci posteriori è stato semplificato per offrire segnali visivi più chiari, migliorando i tempi di reazione di chi insegue in caso di scarsa visibilità.

    Queste proposte, ormai definitive, segnano l’inizio di una nuova fase per la stagione 2026, con la pista di Miami pronta a certificare la bontà di questa rivoluzione programmata.

  • Ferrari, pioggia di upgrade per Miami: la SF-26 cambia praticamente pelle

    Ferrari, pioggia di upgrade per Miami: la SF-26 cambia praticamente pelle

    Mentre Toto Wolff e la Mercedes alzano le barricate politiche contro l’ADUO, cercando di limitare i margini di manovra dei rivali in sede FIA, a Maranello la risposta è affidata esclusivamente alla pista.

    La Rossa, infatti, non aspetta il verdetto della Federazione sui motori e accelera in modo prepotente sul fronte aerodinamico: come svelato in esclusiva dai sempre puntuali colleghi di AutoRacer.it, il filming day di mercoledì non sarà una semplice sessione mediatica, ma un vero e proprio banco di prova per il massiccio pacchetto di aggiornamenti che debutterà a Miami.

    L’obiettivo dei 200 km sul tracciato di Monza è raccogliere dati vitali su una SF-26 che si presenterà profondamente evoluta per 3/4, come sottolineato da Giuliano Duchessa.

    Frederic Vasseur ha preannunciato quello che si può definire un pacchetto e mezzo: l’auto manterrà la carrozzeria attuale, che ha dimostrato di funzionare bene, ma cambierà pelle in aree nevralgiche.

    Sotto la direzione di Serra e Tondi, la Rossa porterà in pista un nuovo fondo in specifica 2 e un’ala anteriore completamente ridisegnata nei flap, nel profilo principale e nelle paratie, modificando radicalmente la gestione dei flussi verso i corner ruota anteriori.

    L’attenzione dell’ufficio tecnico è rimasta focalizzata soprattutto sul retrotreno, con l’obiettivo di estrarre carico efficiente lavorando attorno alla zona del Flick Tail Mode.

    Tra le novità più attese spicca poi la versione definitiva dell’ala rotante, anticipata grazie alla pausa forzata del calendario.

    Questa specifica aggiornata, oltre a un sistema idraulico ottimizzato per peso ed efficienza, promette un guadagno stimato tra gli 8 e i 10 km/h nelle zone ad alta velocità di Miami, eliminando i fastidiosi effetti collaterali visti a Shanghai.

    Oltre ai guadagni aerodinamici, il lavoro di cesello sulle nuove componenti sparse per la vettura permetterà alla Ferrari un risparmio di peso stimato in circa un decimo sul cronometro, portando la SF-26 finalmente in zona sottopeso.

    Per ulteriori informazioni sul filming day di dopodomani, vi rimandiamo direttamente all’articolo di @autoracer.it.

  • Wolff: “ADUO non deve interferire nelle gerarchie. Sia concesso solamente a Honda”

    Wolff: “ADUO non deve interferire nelle gerarchie. Sia concesso solamente a Honda”

    Toto Wolff è uscito ulteriormente allo scoperto sulla questione ADUO, il sistema di bilanciamento delle Power Unit, e lo ha fatto con un obiettivo politico chiarissimo: impedire che la Ferrari ottenga il “pass” per sviluppare il motore a stagione in corso.

    Alla vigilia della decisione della Federazione Internazionale su chi potrà beneficiare di ore extra di sviluppo e modifiche ai componenti, il boss della Mercedes ha tracciato una linea netta, indicando in Honda l’unica vera candidata al “soccorso” offerto dal regolamento tecnico.

    Per Wolff, i dati raccolti a Brixworth parlano chiaro: tolto il costruttore giapponese, tutti gli altri motoristi si trovano in un range di prestazioni molto simile.

    Una lettura che cozza frontalmente con quella di Frederic Vasseur, il quale sostiene che la Ferrari SF-26 paghi circa otto decimi di distacco dalla W17 proprio a causa delle carenze della propria Power Unit.

    Wolff, tuttavia, non accetta l’idea che l’ADUO diventi uno strumento per correggere una progettazione meno efficace della concorrenza:

    “Sembra che ci sia un solo produttore di motori con un problema reale, e dobbiamo aiutarlo. Ma tutti gli altri sono praticamente allo stesso livello. Sarei molto sorpreso e deluso se le decisioni sull’ADUO finissero per interferire con l’attuale ordine gerarchico competitivo”.

    Il timore del manager austriaco è che la Rossa possa sfruttare i bonus di sviluppo non solo per pareggiare i conti, ma per effettuare un vero e proprio sorpasso sfruttando le deroghe regolamentari.

  • Antonelli: “Il trick negatoci dalla FIA? Un sollievo per noi, era stressante”

    Antonelli: “Il trick negatoci dalla FIA? Un sollievo per noi, era stressante”

    In un contesto tecnico estremamente complicato, la Formula 1 atterrerà a Miami con quantomeno una certezza in più: il bando definitivo del trick utilizzato da Mercedes e Red Bull nei primi tre round della stagione.

    Il trucco, rivelato dai colleghi The Race, permetteva ai due motoristi di spremere la componente elettrica da 350 kW per qualche secondo extra a fine rettilineo, evitando il ramp-down graduale della potenza.

    Un vantaggio pagato a caro prezzo, dato che lo spegnimento repentino della MGU-K mandava la centralina in protezione, costringendo il pilota a un giro di rientro lentissimo e con i sistemi di bordo quasi ibernati.

    Sebbene la soluzione fosse tecnicamente legale, la FIA ha deciso di intervenire per ragioni di sicurezza, una scelta che trova d’accordo proprio il leader del Mondiale, Andrea Kimi Antonelli.

    Il giovane talento della Mercedes ha descritto come estremamente stressante la gestione della vettura una volta terminato il giro veloce, specialmente in circuiti tecnici e stretti dove il calo improvviso di prestazioni trasformava il pilota in un ostacolo mobile per gli avversari.

    Antonelli ha ricordato in particolare le difficoltà vissute nell’ultimo appuntamento in Giappone:

    “Soprattutto a Suzuka ero un bersaglio facile in certe curve, visto che la pista non è molto larga e che lo spazio a disposizione per superare è davvero limitato. È stato piuttosto stressante non poter fare nulla, perché ovviamente la macchina non rispondeva a nessun comando. Andavo molto piano in pista ed è stato un momento di grande tensione”.

    Oltre ai rischi legati alla sicurezza e alla possibilità di innescare tamponamenti, il gioco non sembrava valere la candela nemmeno sotto il profilo puramente sportivo:

    “È un sollievo sapere che probabilmente non ci ritroveremo di nuovo in una situazione simile. Questo comporta una perdita di forse un paio di centesimi di secondo, quindi pochissimo tempo, ma almeno dà la sicurezza che una cosa del genere non accadrà di nuovo. Inoltre in qualifica con questo sistema è facile ostacolare qualcuno durante un giro e quindi ricevere una penalità. E questo di certo non è quello che vuoi”, ha concluso Antonelli.

  • Wolff: “ADUO serve a recuperare, non a superare”

    Wolff: “ADUO serve a recuperare, non a superare”

    Il famigerato ADUO, meccanismo regolamentare pensato per livellare le prestazioni dei motori in caso di palesi disparità tecniche, è finito sotto la lente d’ingrandimento di Toto Wolff.

    Il team principal della Mercedes, in un incontro con la stampa selezionata (tra cui AutoRacer.it), ha voluto mettere in guardia la Federazione e i concorrenti sulla pericolosità di uno strumento che, se gestito senza il necessario rigore, rischia di alterare gli equilibri sportivi del Mondiale.

    Secondo Wolff, la filosofia alla base della norma deve rimanere confinata a una funzione di puro soccorso tecnico, senza mai trasformarsi in un vantaggio competitivo per chi ne beneficia.

    Il manager austriaco è stato categorico nel definire i perimetri d’azione del sistema:

    “Il principio dell’ADUO è permettere ai team che sono in difficoltà con la Power Unit di recuperare terreno, ma non di superare gli altri. Deve essere molto chiaro che qualsiasi decisione presa, su quale team riceva l’ADUO, può avere un grande impatto sulle prestazioni e sul campionato se non viene fatta con assoluta precisione, chiarezza e trasparenza”.

    Il timore che aleggia nel paddock è che qualche costruttore possa sfruttare le pieghe del regolamento per ottenere lo sblocco di prestazioni extra, mascherando i propri reali valori in campo.

    Wolff ha quindi richiamato l’importanza di evitare qualsiasi forma di interpretazione opportunistica, chiedendo alla FIA una vigilanza ferrea e un’applicazione che rispetti lo spirito originale della norma:

    “Deve essere chiaro che non c’è spazio per il «gamesmanship». Serve il giusto spirito nel modo in cui la FIA applica l’ADUO”.

  • Red Bull, Landi in arrivo. Promozione per Waterhouse, che riferirà comunque a Waché

    Red Bull, Landi in arrivo. Promozione per Waterhouse, che riferirà comunque a Waché

    Red Bull ha ufficializzato, questa mattina, una serie di cambiamenti chiave ai vertici del proprio organigramma tecnico, volti ad accelerare lo sviluppo della fin qui poco competitiva RB22.

    La novità principale riguarda Ben Waterhouse, che assume con effetto immediato il ruolo di Chief Performance and Design Engineer. Si tratta di una posizione di leadership ampliata che gli conferisce la responsabilità globale nel reparto Design e Vehicle Performance, riportando direttamente al direttore tecnico Pierre Waché.

    Waterhouse, parte della famiglia Red Bull dal 2014 dopo l’esperienza in BMW-Sauber, ha ricoperto ruoli di rilievo sia in Toro Rosso che, dal 2017, come Head of Performance Engineering a Milton Keynes. Secondo il comunicato del team, questa evoluzione punta a rafforzare l’integrazione tra le diverse aree tecniche per velocizzare la creazione di soluzioni competitive ad alte prestazioni.

    Ad affiancare questa crescita interna arriva però anche un importante innesto dall’esterno. Dal 1 luglio, infatti, Andrea Landi entrerà a far parte della squadra come Head of Performance, riportando proprio a Waterhouse.

    Landi vanta una solida esperienza nel Circus, avendo ricoperto ruoli di prestigio come Deputy Head of Vehicle Performance in Ferrari e, più recentemente, quello di Deputy Technical Director presso VCARB.

  • Russell: “Le critiche di Verstappen al regolamento? Nel 2022 io avevo la schiena a pezzi e lui stava in silenzio”

    Russell: “Le critiche di Verstappen al regolamento? Nel 2022 io avevo la schiena a pezzi e lui stava in silenzio”

    In un incontro virtuale tenutosi con la stampa selezionata, tra cui la testata Automoto.it, George Russell ha voluto dire la sua sulla “crisi d’identità” di Max Verstappen, apparso sempre più insofferente verso l’attuale direzione tecnica della Formula 1.

    Il britannico, innanzitutto, ha sottolineato che “la Formula 1 è più grande di qualsiasi pilota” e che, pur divertendosi a battagliare con Max, guidare una monoposto che non soddisfa è un aspetto del gioco che tutti devono accettare.

    George ha poi tracciato un parallelo con il recente passato della Mercedes, evidenziando come la percezione dei problemi cambi drasticamente in base ai risultati ottenuti in pista:

    “Mi successe nel 2022, con la macchina che mi spezzava la schiena per il porpoising. Era una vettura grande, pesante, non piacevole da guidare nelle curve veloci. Ma Max non si lamentava perché vinceva. Adesso, le sue lamentele sono diverse da quelle di Mercedes, Ferrari e McLaren. Noi siamo davanti, lui no”.

    Secondo Russell, la frustrazione dell’alfiere Red Bull è comprensibile ma figlia di una posizione privilegiata:

    “La sua frustrazione è comprensibile, ma ha ottenuto quello che molti piloti sognano, vincere il Mondiale. Ne ha quattro in bacheca. È arrivato a un punto in cui ha poco da ottenere. Potrebbe cercare i record. Ma per come lo conosco io, è inevitabile che insegua ciò che lo rende felice, come correre al Nordschleife. Piacerebbe farlo anche a me, ma il mio obiettivo ora è diventare Campione del Mondo di Formula 1”.

  • Schimtz-Ferrari, arrivano le prime smentite

    Schimtz-Ferrari, arrivano le prime smentite

    Il futuro di Hannah Schmitz è al centro di un interessante “dualismo” di informazioni che vede coinvolte due delle realtà più autorevoli del panorama giornalistico legato alla Formula 1.

    Da una parte, la testata tedesca F1 Insider ha riportato la notizia – sostenuta da quanto anticipato da Kenny Handkammer, ex Red Bull – di un forte interesse da parte della Ferrari per la responsabile delle strategie della compagine di Milton Keynes.

    Dall’altra parte, Giuliano Duchessa (AutoRacer.it), fonte da sempre estremamente attendibile sulle vicende di Maranello, ha fornito una prospettiva differente, smentendo l’ipotesi di un imminente approdo della stratega britannica in Italia.

    “Per quel che so non solo non c’è alcun pressing, ma la Ferrari non ha nei suoi piani di ingaggiare Hannah Schmitz, credo proprio sia una voce del tutto inverosimile”, ha precisato il giornalista, escludendo che il profilo della Schmitz rientri attualmente nei piani della Rossa.

    Ci troviamo dunque davanti a due versioni diverse fornite da fonti di comprovata affidabilità.

    Sarà dunque il tempo, come sempre, a fare chiarezza e a stabilire quale di queste due prospettive si tradurrà nei fatti.

    A vostro parere, la Ferrari dovrebbe puntare sulla brillante stratega della squadra anglo-austriaca?