Categoria: Daily News

  • Madring, Hamilton si sarebbe lamentato della compressione della curva Monumental

    Madring, Hamilton si sarebbe lamentato della compressione della curva Monumental

    Lo scorso 9 luglio la Scuderia Ferrari è stata protagonista di un importantissimo quanto inatteso filming day, andato in scena sul nuovissimo circuito del Madring, il tracciato spagnolo che da quest’anno farà il proprio debutto nel calendario della classe regina.

    Charles Leclerc e Lewis Hamilton hanno così avuto l’opportunità, prima di chiunque altro, di prendere confidenza con le 22 curve del tracciato madrileno, percorrendo 100 km ciascuno e raccogliendo dati preziosi in vista dell’appuntamento di settembre.

    Nelle scorse ore, la testata iberica Mundo Deportivo ha riportato le prime impressioni maturate dai due alfieri del Cavallino Rampante al termine della loro prima uscita sul nuovissimo circuito spagnolo, considerazioni rivelate dallo stesso direttore del tracciato, Garcia Abad.

    Dalle parole di Abad è emersa una certa insoddisfazione da parte del sette volte Campione del Mondo britannico, in particolare nei confronti della Monumental, la lunghissima curva a destra di ben 550 metri da affrontare con un banking del 24%:

    “Si è lamentato della compressione. Io gli ho detto che la soluzione migliore per evitarla era quella di andare un po’ più piano, così non ci sarebbero stati problemi“.

    Sul fronte opposto del box, invece, Charles Leclerc ha ammesso che “le qualifiche saranno una sfida enorme perché si sfreccia davvero molto vicini ai muri“, rimarcando ulteriormente come il Madring si presenti fin da subito come un circuito tutt’altro che semplice e lineare.

  • Arrivabene: “Il Mondiale? Si lotta fino alla fine”

    Arrivabene: “Il Mondiale? Si lotta fino alla fine”

    La Ferrari può davvero lottare per il Mondiale?

    È questa la domanda che, alla luce degli ultimi risultati, sta inevitabilmente rimbalzando tra addetti ai lavori e appassionati.

    Con due vittorie negli ultimi tre Gran Premi e una classifica che vede la Ferrari pienamente in corsa sia nel Campionato Piloti che in quello Costruttori, il Cavallino Rampante si è imposto come l’unica vera alternativa allo strapotere mostrato fin qui dalla Mercedes. 

    Oltre ai risultati, però, c’è un aspetto che colpisce forse ancora di più: l’atteggiamento. La Rossa è tornata ad avere un approccio aggressivo sia in pista che fuori, mostrando la volontà di attaccare su ogni fronte, da quello politico a quello tecnico, con una SF-26 che continua a evolversi gara dopo gara grazie a un programma di sviluppo costante e mirato.

    È un cambio di mentalità che a Maranello non si vedeva da tempo e che, inevitabilmente, ha riacceso l’entusiasmo dei tifosi, riportando la parola Mondiale al centro dei pensieri e delle speranze del popolo ferrarista.

    Ma si tratta soltanto di entusiasmo oppure la Rossa può davvero credere nel titolo?

    A questa domanda ha provato a rispondere l’ex team principal del Cavallino, Maurizio Arrivabene, intervenuto nel corso della trasmissione Race Anatomy in onda su Sky Sport F1 Italia:

    “Il Mondiale? Ho sempre detto che si lotta fino all’ultimo GP e ultima curva. Mai dire mai, vedo squadra unita e piloti forti “.

    Parole, quelle del manager italiano, che fotografano perfettamente il momento che sta vivendo la Scuderia di Maranello.

    La Ferrari, oggi, trasmette compattezza, fiducia e una ritrovata convinzione nei propri mezzi, elementi indispensabili per inseguire un obiettivo tanto ambizioso quanto complicato.

  • Stella: “Abbiamo un distacco costante dai primi che dobbiamo assolutamente ricucire”

    Stella: “Abbiamo un distacco costante dai primi che dobbiamo assolutamente ricucire”

    Il fine settimana di Silverstone, per la McLaren, si è chiuso con Norris che ha terminato la gara in quarta posizione, mentre Piastri ha tagliato il traguardo solamente in undicesima piazza: un risultato che evidenzia, ancora una volta, il distacco dal vertice di una stagione iniziata in maniera decisamente complessa.

    Nonostante alcuni miglioramenti dopo i primi appuntamenti dell’anno, le prestazioni complessive appaiono comunque altalenanti di pista in pista, con Ferrari e Mercedes ancora lontane in termini di competitività.

    A tracciare il bilancio del fine settimana in Gran Bretagna ci ha pensato il team principal, Andrea Stella, spiegando i limiti della monoposto e anticipando i prossimi passi della squadra.

    Queste le sue parole, rilasciate nel report di gara diffuso sul sito ufficiale della McLaren:

    “A Silverstone il risultato è stato positivo, con un buon bottino di punti per il team, ma non ci facciamo illusioni sulla nostra posizione. Eravamo la quarta vettura più veloce in pista e abbiamo beneficiato della sfortuna degli altri. Abbiamo in programma importanti aggiornamenti per l’Ungheria e, fino ad allora, l’intero team, in pista e in fabbrica, deve continuare a lavorare sodo e sfruttare al massimo ogni opportunità”.

    Il focus si è poi spostato sulle prestazioni dei singoli piloti, spiegando cosa ha funzionato sulla vettura numero 4 e cosa ha condannato quella 81:

    “Siamo contenti del quarto posto conquistato da Lando, che va oltre quello che pensavamo di meritare in termini di pura velocità. Il team strategico ha comunque svolto un ottimo lavoro con il pit-stop a fine gara e Lando ha guidato bene, sfruttando al meglio le opportunità che si sono presentate durante la gara. Purtroppo, la gara di Oscar è stata rovinata al primo giro da un incidente che ha danneggiato l’ala anteriore, impedendogli di conquistare punti. La lezione più chiara di questo fine settimana è che dobbiamo migliorare le prestazioni della vettura. Abbiamo un distacco costante dai primi che dobbiamo ridurre se vogliamo lottare per il podio e la vittoria, che è il nostro obiettivo finale”.

  • Russell: “Finora sono stato molto sfortunato, ma Silverstone ricorda che non ci si deve arrendere mai”

    Russell: “Finora sono stato molto sfortunato, ma Silverstone ricorda che non ci si deve arrendere mai”

    Il Gran Premio di Gran Bretagna si è rivelato una vera e propria montagna russa per George Russell: una gara mutaforma, capace di far vivere al numero 63 della Mercedes tre fasi ben distinte.

    Inizialmente impelagato nella lotta per il terzo gradino del podio con Max Verstappen e Lewis Hamilton, l’inglese ha dovuto fare i conti con un ritmo e una confidenza inferiori rispetto al compagno di squadra, Andrea Kimi Antonelli, in quel momento in piena lizza per la vittoria. Come se non bastasse, poi, l’alfiere della Stella è stato costretto a rientrare ai box a causa di una foratura; un imprevisto che sembrava poterlo condannare inesorabilmente a una pesante perdita di punti in ottica iridata.

    Ma il Motorsport, si sa, vive di imprevedibilità. Proprio quando le cose sembravano volgere al peggio, quasi come se la gara stesse seguendo un copione scritto per il grande schermo, sono arrivati due clamorosi colpi di scena a ribaltare completamente l’inerzia della sua corsa.

    Dapprima, la sfortunata rottura del wheel shield per Antonelli ha permesso a George di recuperare, d’incanto, punti preziosi in classifica. Poi, in regime di Safety Car, la freddezza strategica del suo muretto gli ha consentito di scavalcare la Ferrari del suo connazionale, concludendo in seconda posizione sotto la bandiera a scacchi.

    Un vero e proprio kolossal sportivo che ha mescolato buona e cattiva sorte, ma che al termine dei giochi ha regalato al britannico un bottino finale probabilmente superiore a quello che avrebbe ottenuto con una gara più “lineare”.

    A confermarlo è stato lo stesso Russell ai microfoni del podcast Nu Silver Arrows:

    “Quest’anno abbiamo avuto la nostra buona dose di sfortuna, e quando è arrivata quella foratura lenta stavo proprio sorpassando Max per la terza posizione. A quel punto ho pensato: «ci risiamo». Se qualcuno mi avesse detto, mentre uscivo dai box in settima posizione dietro a Hadjar, che quattordici giri dopo avremmo chiuso al secondo posto, gli avrei risposto che era assolutamente impossibile, a meno che non si fosse messo a piovere a dirotto. Ma lo sport è questo: devi solo continuare a spingere e non arrenderti mai“.

  • Wolff: “Troppi ritiri, se necessario faremo dei passi indietro sul fronte delle performance”

    Wolff: “Troppi ritiri, se necessario faremo dei passi indietro sul fronte delle performance”

    Mentre a Maranello, archiviate la vittoria di Charles Leclerc in Gran Bretagna e quella di Lewis Hamilton in Spagna, si respira un discreto ottimismo in vista del prosieguo della stagione, a Brackley l’atmosfera inizia a presentare tratti leggermente più cupi.

    I tecnici di casa Mercedes, infatti, devono fare i conti con una problematica fattasi sempre più ingombrante gara dopo gara: la mancanza di affidabilità.

    Una debolezza, questa, che rappresenta un vero e proprio tallone d’Achille per la W17, fin qui confermatasi nettamente la vettura migliore del lotto in quanto a performance pura.

    Il ritiro sofferto da Andrea Kimi Antonelli a Silverstone, mentre cercava di ricucire il divario che lo separava dalla SF-26 numero 16 di Leclerc, rappresenta solo l’ultimo episodio di una lunga serie e, proprio per questo motivo, rischia di generare numerosi strascichi all’interno dei box della compagine di Brackley.

    Una possibilità, questa, che trova una parziale conferma nelle più recenti parole di Toto Wolff, il quale, nel corso della conferenza stampa che ha fatto seguito al Gran Premio di Gran Bretagna, si è espresso sull’argomento dichiarando quanto segue:

    “L’affidabilità? In generale, abbiamo avuto troppi ritiri. È qualcosa di cui dobbiamo venire a capo, perché a parte avere la macchina migliore e un’ottima guidabilità, quello è stato il problema predominante. Siamo tutti concentrati al massimo per risolverlo. Penso che siamo talmente orientati alla performance, sia sul lato del telaio che su quello del motore, che vogliamo spremere tutto il possibile. Preferirei dover fare un piccolo passo indietro su qualcosa che è davvero ottimo e sistemare alcuni problemi di affidabilità, piuttosto che inseguire le prestazioni. E finora abbiamo vinto sette gare su nove”.

  • Russell: “Antonelli favorito? Non è vero, sono solo chiacchiere”

    Russell: “Antonelli favorito? Non è vero, sono solo chiacchiere”

    Il duello interno tra George Russell e Andrea Kimi Antonelli è diventato uno dei temi centrali della stagione Mercedes.

    Da una parte troviamo il britannico, indicato alla vigilia come riferimento naturale del team. Dall’altra il talento italiano, capace di prendersi la vetta del Mondiale Piloti e di costruire, nella prima parte del campionato, un vantaggio poi progressivamente ridotto dal compagno di squadra.

    In questo quadro sono nate anche alcune letture esterne su una presunta preferenza della Mercedes nei confronti di Antonelli, ma Russell ha respinto con decisione questa ipotesi ai microfoni del Daily Mail, riportando il discorso sul terreno più concreto del Mondiale Costruttori:

    “Ho sentito dire in giro che ci sono chiacchiere sui favoritismi verso Antonelli. Non mi dà fastidio. E non è vero”.

    Il punto, però, riguarda soprattutto la maturità con cui il pilota britannico ha scelto di affrontare il tema. Russell ha riconosciuto che in passato avrebbe probabilmente sentito il bisogno di rispondere in modo più diretto, mentre oggi la sua lettura è più ampia e parte dalla struttura stessa della scuderia di Brackley:

    “Quando ero più giovane, forse avrei voluto affrontare questa accusa. Ma ci sono 2.000 persone nel team e tutte ricevono un bonus se vinciamo il Mondiale Costruttori: perché dovrebbero esserci favoritismi? Siamo entrambi autorizzati a correre, a meno che l’obiettivo principale della squadra, cioè conquistare il massimo dei punti disponibili, non venga messo a rischio”.

    Una posizione simile era stata espressa anche da James Allison, direttore tecnico Mercedes, che aveva definito del tutto estranea alla cultura del team l’idea stessa di favorire un pilota rispetto all’altro:

    “Se lavorassi in una squadra, capiresti quanto quel pensiero sia alieno per chiunque faccia parte di un team. Quando lo sentiamo, è come se ascoltassimo un’altra lingua”

  • Alonso: “Sarebbe bello andare in vacanza con una bella gara a Budapest”

    Alonso: “Sarebbe bello andare in vacanza con una bella gara a Budapest”

    Il futuro di Fernando Alonso continua a essere un rebus fitto di dubbi, sospeso tra un contratto in scadenza a fine anno, le voci insistenti di un clamoroso ritorno in Alpine alla corte di Flavio Briatore e le pessime prestazioni di una AMR26 che si sta rivelando una delle peggiori monoposto dell’ultimo decennio.

    Le enormi ambizioni dichiarate dall’Aston Martin per questa stagione di rivoluzione regolamentare sono state finora ampiamente deluse e, mentre il pilota di Oviedo valuta i passi per il 2027 senza escludere l’ipotesi del ritiro definitivo, la scuderia di Silverstone si prepara a giocare una carta importante con un corposo pacchetto di aggiornamenti atteso per il Gran Premio d’Ungheria.

    Molti addetti ai lavori indicano questo upgrade come il potenziale spartiacque per le scelte del due volte Campione del Mondo, ma lo stesso Alonso ha voluto frenare i media, spiegando che la competitività della vettura a Budapest non sarà l’unico elemento a pesare sulla bilancia:

    “Non posso dire che le cose siano strettamente connesse, perché, indipendentemente dal fatto che la macchina sia buona o meno, ci sono altri fattori di cui devo tenere conto. Magari la vettura è ottima, eppure potrei ancora avere la sensazione che questo sport stia andando nella direzione sbagliata. Forse non ci sarà un grosso miglioramento a Budapest, ma avremo un altro upgrade in seguito, oppure un concetto completamente nuovo per il prossimo anno, o ci sarà un clima diverso all’interno della squadra che mi spingerà a pensare di continuare per altri anni. Certo, sarebbe bello fare una buona gara a Budapest proprio prima delle vacanze, ma non sarà l’unico fattore determinante”.

    Nel valutare gli scenari futuri, il pilota ha inoltre allontanato l’ipotesi di una nuova avventura in Alpine, ribadendo il legame profondo e la volontà di rimanere legato al progetto di Lawrence Stroll anche dopo aver appeso il casco al chiodo, esprimendo il suo desiderio di contribuire al successo di Aston Martin, qualunque sia il ruolo che intraprenderà nei prossimi anni:

    “Quando smetterò di correre, ho già detto che mi piacerebbe continuare con questa squadra in un ruolo diverso, per cercare di dare una mano. Sono in Formula 1 ormai da 26 anni e penso di poter essere d’aiuto. Probabilmente sono il secondo o il terzo più esperto del team. Credo che ci siano cose che possono tornare utili alla squadra, e preferisco mettere a frutto queste competenze piuttosto che stare a casa a guardare la TV“.

  • Leclerc: “Sapevo di non aver disimparato a guidare. Così tanta negatività non fa piacere”

    Leclerc: “Sapevo di non aver disimparato a guidare. Così tanta negatività non fa piacere”

    Lasciar parlare la pista è da sempre la risposta migliore alle critiche, e Charles Leclerc ha applicato alla perfezione questa regola a Silverstone.

    Il monegasco ha infatti ritrovato il successo dopo un digiuno lungo 624 giorni, mettendo fine al periodo più difficile della sua carriera in Formula 1. Il pilota del Cavallino arrivava da una striscia davvero negativa, con il doppio zero sofferto tra Monaco e Barcellona, seguito da un anonimo ottavo posto in Austria che aveva inevitabilmente acceso i processi e già emesso sentenze.

    A inasprire le critiche ci avevano pensato la crescita di Lewis Hamilton, culminata con il trionfo in Spagna, e i problemi ai freni che sembravano aver tolto certezze al pilota numero 16. In Gran Bretagna, invece, è finalmente arrivata una vittoria pesante, figlia del lavoro silenzioso di questi mesi per ritrovare il feeling con la monoposto.

    Nella conferenza post-gara, Leclerc ha quindi commentato così il suo momento difficile:

    “Critiche come stimoli? Non so se sia qualcosa che mi dà la carica, onestamente credo che chiunque lo affermi in realtà mente. Penso che trovarsi circondati da così tanta negatività non sia affatto piacevole. Ho cercato di isolarmi e di escludere questo rumore di fondo non guardando il telefono. Nel giro di due giorni in questo sport passi dalle stelle alle stalle o viceversa e questo può influenzare il modo in cui percepisci le cose. Sapevo di non aver disimparato a guidare dall’oggi al domani. Queste auto sono molto particolari, molto diverse da quelle che abbiamo guidato fin dagli inizi della nostra carriera, quindi serve un po’ più di tempo per abituarsi”.

  • Ben Sulayem: “Horner sta per tornare. E io so dove è diretto”

    Ben Sulayem: “Horner sta per tornare. E io so dove è diretto”

    Come noto, Christian Horner è tornato a farsi vedere nel paddock di Formula 1 a un anno esatto dall’esonero dalla Red Bull, arrivato a sole 48 ore dal Gran Premio di Gran Bretagna del 2025.

    Il ritorno del manager britannico, avvenuto in occasione del recente fine settimana di Silverstone, non è passato inosservato: accolto da una vera e propria ressa di tifosi e seguito dalle telecamere di Netflix, l’ex team principal ha fatto tappa anche nell’ufficio di Mohammed Ben Sulayem, al secondo piano del motorhome della FIA.

    Proprio il presidente della Federazione ha aperto le porte a un suo rientro attivo nel Circus davanti ai media presenti al circuito.

    Alla domanda di chi gli chiedeva se volesse rivedere Horner in Formula 1, la risposta è stata un secco “Sì“, seguito da una previsione sull’immediato futuro: “Tornerà. Dove, non spetta a me dirlo, anche se lo so. Sta a lui deciderlo“.

    Il numero uno della FIA ha poi difeso lo storico dell’inglese, capace di conquistare otto Titoli Piloti e sei Titoli Costruttori alla guida del team di Milton Keynes, nonostante l’ultima parte della sua gestione sia stata segnata dalle accuse mosse da una dipendente di Red Bull, da cui Horner è stato scagionato due volte:

    “Quando hai un team devi guardare ai risultati, non alla personalità. Tutti commettono errori, ma lui ha portato risultati. Certi comportamenti gravi, come guidare ubriaco, sono inaccettabili, ma non è questo il caso“.

    Terminato il periodo di garden leave in primavera, Horner è ormai libero da vincoli contrattuali.

    Il suo nome è stato già accostato ad Alpine, Aston Martin, Ferrari e persino a un possibile dodicesimo team targato BYD.

    Dal canto suo, il manager britannico ha preferito glissare ai microfoni di Sky Sports F1 UK in merito alle prossime mosse:

    “Guarderei solo al progetto giusto, con reali possibilità di vincere. La Formula 1 vive un momento d’oro, l’interesse è altissimo e non mancano le proposte. Vedremo, non ho fretta“.

  • Hamilton: “È per questo che io e Charles abbiamo lavorato. Per riportare la Ferrari in alto”

    Hamilton: “È per questo che io e Charles abbiamo lavorato. Per riportare la Ferrari in alto”

    Se alla vigilia del fine settimana di Silverstone avessimo detto agli uomini di casa Ferrari che sarebbero tornati a Maranello colmi di rimpianto per una doppietta sfiorata, avremmo potuto contare sulle dita di una mano quelli pronti a lasciarsi alle spalle le perplessità sorte in Austria per alimentare un tale entusiasmo.

    Eppure, a frapporsi tra la Rossa e l’insperato risultato sono stati soprattutto la penalità di 5 secondi con cui è stato sanzionato Lewis Hamilton – a causa di un micro-movimento registrato poco prima dello spegnimento dei semafori – e il brivido per gli ulteriori 5 secondi con i quali la Federazione Internazionale sembrava pronta a colpire nuovamente il sette volte Campione del Mondo nei giri finali.

    Nonostante l’incapacità del beniamino di casa di imporsi sulla Mercedes di Russell a causa della Safety Car che ha accompagnato i driver alla bandiera a scacchi, il nativo di Stevenage si è congratulato per la straordinaria vittoria del suo compagno di box, ponendo l’accento, ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, sui grandi passi in avanti compiuti dal Cavallino:

    “Non credo che manchi qualcosa in particolare: credo che il team e Charles abbiano fatto un lavoro fantastico quest’oggi. È quello per cui abbiamo lavorato: portare il team lassù. Mi sarebbe piaciuto fare una doppietta, ma è stato fantastico fare la prima fila e dobbiamo lavorare così per le prossime gare”.