Categoria: Daily News

  • La FIA intende ridurre il carico aerodinamico dal 2027: nel mirino ali posteriori e fondi

    La FIA intende ridurre il carico aerodinamico dal 2027: nel mirino ali posteriori e fondi

    Sin dagli albori del nuovo regolamento tecnico, a rappresentare il tema di discussione principale tra gli addetti ai lavori del paddock di Formula 1 è stata la Power Unit, totalmente stravolta rispetto allo scorso ciclo regolamentare dalla nuova ripartizione tra termico ed ibrido.

    Negli ultimi giorni, tuttavia, tematiche legate ad aerodinamica e pneumatici starebbero tornando alla ribalta tra i tavoli della FIA, recuperando in parte l’importanza che avevano avuto nell’era tecnica che ha segnato gli anni tra il 2022 e il 2025.

    Stando a quanto riportato da AutoRacer.it, infatti, la Federazione avrebbe chiesto ad alcune squadre di effettuare alcuni studi a deportanza ridotta su modelli CFD modificati in più aree. Il motivo sarebbe da ricercare nella difficoltà da parte del fornitore unico di gomme, Pirelli, nello stimare la progressione del carico aerodinamico nel corso di un campionato.

    Come spiegato dalla testata italiana, nessuno sa quanto carico i team potranno sviluppare in proiezione, Pirelli inclusa, la quale può unicamente osservare i valori registrati ad ogni week-end di gara e regolarsi di conseguenza.

    L’intento della FIA, pertanto, sarebbe quello di venire incontro al fornitore italiano, andando a operare alcune modifiche nella zona del fondo, al fine di semplificarlo e di ridurne il contributo nella generazione del carico complessivo.

    Tra i vari cambiamenti al vaglio della Federazione, riporta AutoRacer.it, ci sarebbero anche un’ala posteriore rivista sia in dimensione che in altezza e il divieto di apporre elementi aerodinamici attorno allo scarico, di cui si era parlato nei giorni scorsi con un focus particolare sul sistema FTM di Ferrari.

    Risulta quindi evidente come, qualora venissero approvate le modifiche in questione, a risultare maggiormente penalizzata sarebbe proprio la Scuderia di Maranello, la quale gode di uno know how superiore circa il sistema Flick Tail Mode, che ad oggi i competitor non sono ancora riusciti a replicare con un livello di efficacia paragonabile a quello raggiunto dai tecnici del Cavallino sulla loro SF-26.

  • Lawson incolpevole dell’incidente con Gasly: “Il cambio si è rotto senza darmi preavvisi”

    Lawson incolpevole dell’incidente con Gasly: “Il cambio si è rotto senza darmi preavvisi”

    Lo spettacolare contatto tra Liam Lawson e Pierre Gasly, che ha visto l’Alpine del francese ribaltarsi prima di finire la sua corsa contro le barriere e il neozelandese costretto al ritiro, era stato etichettato come una delle manovre più azzardate e sconsiderate dell’intero Gran Premio di Miami.

    Eppure, i documenti ufficiali emanati dai commissari di gara raccontano una verità ben diversa. Quello tra i due non è stato un errore di valutazione o un eccesso di aggressività, ma una sfortunata collisione innescata da un improvviso guasto alla trasmissione sulla Racing Bulls numero 30.

    Proprio nel momento in cui Lawson ha iniziato la fase di frenata, il cambio della sua vettura è passato improvvisamente in folle, attivando di riflesso il sistema antistallo. Questo imprevisto tecnico ha provocato un inevitabile bloccaggio degli pneumatici, trasformando la monoposto in un proiettile fuori controllo che ha centrato in pieno il numero 10.

    La ricostruzione dei fatti è stata supportata non solo dai concitati team radio tra il pilota e il muretto, ma anche dall’analisi della telemetria. I dati, finiti sotto la lente d’ingrandimento della Direzione Gara al termine della corsa, hanno confermato il guasto meccanico, scagionando Liam senza troppi indugi.

    A fine giornata, Lawson ha voluto chiarire immediatamente la sua posizione e, profondamente dispiaciuto per l’accaduto, si è espresso nei seguenti termini:

    Sono andato da lui per scusarmi, volevo solo spiegargli che non stavo cercando intenzionalmente di forzare la staccata in quel modo, semplicemente non avevo più né cambio né freni. Stavo per frenare all’ultima curva e, quando ho premuto il pedale, abbiamo avuto un guasto al cambio: è andato dritto in folle, non riuscivo a scalare e a rallentare la macchina. È un peccato. Chiaramente questo ha messo fuori gioco Pierre, il che non è positivo; stavano facendo un gran week-end e l’incidente ha costretto al ritiro anche noi. Il cambio si è semplicemente rotto in quell’istante, non ho avuto alcun preavviso“.

  • Ferrari pronta a tornare ai V8, Vigna annuncia: “Non ci saranno conseguenze di alcun tipo sulla nostra strategia”

    Ferrari pronta a tornare ai V8, Vigna annuncia: “Non ci saranno conseguenze di alcun tipo sulla nostra strategia”

    Tra le notizie che hanno maggiormente catturato l’attenzione nel corso dell’ultimo week-end di gara a Miami, una in particolare ha riacceso l’entusiasmo degli appassionati di Formula 1: il ritorno – annunciato in pompa magna da Mohammed Ben Sulayem – ai motori V8 a partire dalla stagione 2030 o 2031.

    Il numero uno della Federazione Internazionale ha inoltre sottolineato come l’intera filosofia dell’ibrido possa essere profondamente rivista, con la possibile eliminazione dell’attuale ripartizione della potenza tra motore termico ed elettrico.

    Una prospettiva che ha inevitabilmente generato grande clamore nel paddock e tra i tifosi, soprattutto dopo anni in cui la componente elettrica ha assunto un ruolo sempre più centrale nello sviluppo tecnico delle monoposto.

    A commentare il possibile cambio di rotta è stato anche l’amministratore delegato della Ferrari, Benedetto Vigna, intervenuto durante la conference call con gli azionisti dedicata ai risultati finanziari del Cavallino Rampante nel primo trimestre del 2026.

    Vigna ha chiarito come l’eventuale ritorno ai V8 non modificherà i piani strategici della casa di Maranello:

    Noi crediamo nel proseguimento della strategia a tre motorizzazioni – termico, ibrido ed elettrico. Eravamo già a conoscenza di queste discussioni con la FIA, che vanno avanti da un po’. Credo sia giusto rivedere alcuni aspetti ogni cinque anni, come avviene normalmente con i regolamenti FIA, ma non ci saranno implicazioni. Non ci saranno conseguenze né per le auto stradali né per la nostra strategia “.

    L’amministratore delegato si è poi soffermato anche sui risultati sportivi ottenuti dalla Ferrari nelle principali competizioni internazionali, dalla Formula 1 al WEC, fino al nuovo progetto Ferrari Hypersail, che segna l’ingresso del marchio di Maranello nel mondo della vela oceanica:

    Abbiamo iniziato la stagione 2026 conquistando podi sia in Formula 1, dove stiamo vedendo segnali incoraggianti con i nuovi regolamenti, sia nel WEC, iniziato a Imola, la nostra gara di casa. I ricavi legati alle competizioni sono ulteriormente cresciuti nel trimestre grazie all’aumento delle sponsorizzazioni e al contributo derivante dalla fornitura di power unit ad altri team di Formula 1. Inoltre, abbiamo recentemente svelato la livrea di Hypersail, un progetto in cui innovazione, prestazioni e ricerca stilistica si uniscono per definire una nuova frontiera della vela oceanica “.

  • Aston(ished) Martin a Miami, entrambi le vetture al traguardo ma Alonso frena: “Le prossime saranno gare molto dure”

    Aston(ished) Martin a Miami, entrambi le vetture al traguardo ma Alonso frena: “Le prossime saranno gare molto dure”

    A Miami, Aston Martin ha centrato un obiettivo semplice quanto significativo: portare entrambe le vetture al traguardo per la prima volta in stagione.

    Un segnale di affidabilità, quello lanciato dalla scuderia di Silverstone, e non certo di prestazione, come testimoniato da Fernando Alonso, il quale, arrivato in quindicesima posizione dopo essersi qualificato diciassettesimo, non ha usato mezze parole per inquadrare la situazione.

    “Le prossime saranno gare molto dure, sembrerà tutto ripetitivo”, ha infatti dichiarato lo spagnolo. Il messaggio è definitivo: niente upgrade fino a dopo l’estate per la casa britannica.

    Sul fronte motoristico, le vibrazioni della Power-Unit Honda che avevano tormentato le prime tre gare sembrano finalmente essersi attenuate. Ma il week-end di Miami ha portato alla luce un altro problema, forse più urgente: il cambio.

    “Onestamente, è stato più il cambio che il motore (a dare problemi, ndr) per tutto il week-end” – ha ammesso lo spagnolo – “Era molto strano in scalata e in inserimento di marcia, non molto controllabile”.

    Il Gran Premio del Canada diventa quindi il banco di prova immediato per le probabili modifiche al cambio e proprio relativamente a tale aspetto

    Alonso ha sentenziato sicuro: “È il fix numero uno. Con tutte quelle frenate pesanti, dobbiamo migliorare il comportamento del cambio al momento”.

    Sulle prestazioni, le attese quindi restano basse, e Alonso non ha alcuna intenzione di alimentare illusioni. Fino alla pausa estiva, nessun aggiornamento significativo è previsto.

    La logica, proprio come Fernando, è fredda ma precisa: con il gap dalla vettura davanti nell’ordine del secondo, portare due decimi a gara non sposta nulla in classifica.

    “Se non abbiamo un miglioramento di un secondo e mezzo o due secondi, è meglio non premere il pulsante per avviare la produzione e non sprecare soldi” ha concluso freddamente Alonso.

  • Perez incantato da Alonso: “Spero Aston Martin non migliori per continuare a lottare con lui”

    Perez incantato da Alonso: “Spero Aston Martin non migliori per continuare a lottare con lui”

    Durante lo scorso week-end di gara disputato a Miami, Fernando Alonso aveva accennato a come, insieme a Lance Stroll e Sergio Perez, si fossero dati una sorta di appuntamento in pista per lottare fra loro e, pur essendo ben lontani dalla zona punti, divertire e far divertire i propri tifosi, costretti in questo inizio di stagione a osservare i loro beniamini annaspare in fondo al gruppo.

    Un impegno al quale i tre piloti in questione non sono mancati.

    Mentre la regia internazionale era giustamente concentrata su quanto avveniva nelle posizioni di vertice del Gran Premio di Miami, Alonso e Perez davano vita a un’intensa battaglia per la quindicesima posizione. A spuntarla, infine, è stato il due volte Campione del Mondo.

    Un duello tra due veterani arrivati ai nastri di partenza di questa stagione con aspettative decisamente diverse, ma che, nonostante le enormi difficoltà incontrate sinora dalle rispettive scuderie, riescono ugualmente a trovare la motivazione e la passione necessaria per poter scendere in pista e dare il meglio di sé.

    Al termine della gara, Checo ha in primis esternato tutto il suo apprezzamento nei confronti dell’avversario via radio:

    “È sempre un piacere lottare con Fernando, mi diverto un sacco. È un pilota fantastico”.

    Successivamente, ai microfoni di DAZN Spagna, il nativo di Guadalajara ha ribadito il concetto, augurandosi scherzosamente che la crisi Aston Martin possa proseguire, così da poter continuare a gareggiare contro Alonso:

    “Spero che l’Aston Martin non migliori troppo in fretta, così potrò continuare a divertirmi con Fernando. Ha un ottimo stile di guida ed è molto pulito. Gareggiare contro di lui è sempre molto divertente perché è superaggressivo e superintelligente. Sai che quando si allontana, sta tramando qualcosa. E lo stesso vale quando si avvicina. Pianifica sempre le sue mosse in anticipo”.

    Purtroppo per Alonso, Perez non ha molto di cui preoccuparsi: come già noto, le problematiche che affliggono la AMR26 non sono risolvibili nel breve termine.

    A Miami, tuttavia, alcuni segnali positivi ci sono stati: entrambe le vetture hanno completato la gara per la prima volta in stagione, segno di un’affidabilità maggiore, e anche le vibrazioni causate dalla Power Unit Honda sono risultate meno evidenti.

    Piccoli passi in avanti all’interno di un tunnel la cui luce, però, è ancora molto lontana.

  • Norris: “Antonelli era più veloce e non ha fatto errori di cui approfittare”

    Norris: “Antonelli era più veloce e non ha fatto errori di cui approfittare”

    Il week-end di Miami ha lasciato a Lando Norris una sensazione dolceamara, sospesa tra la consapevolezza di avere finalmente una macchina da vittoria e il rimpianto per un’occasione sfumata.

    La gara si è decisa anche ai box, dove la McLaren ha subito l’undercut di Andrea Kimi Antonelli, poi capace di costruire un vantaggio sufficiente per gestire la prima posizione fino alla bandiera a scacchi.

    Il britannico, nella conferenza stampa successiva alla gara, non non ha cercato scuse e ha analizzato i fatti con lucidità, dando credito anche alla guida solida del diciottenne bolognese:

    “È stata una gara un po’ a due facce. Abbiamo subito un undercut, non ci sono scuse. Avremmo dovuto fermarci prima. Kimi ha fatto un ottimo lavoro, la Mercedes ha fatto una grande gara. È facile commettere errori su questa pista con grandi staccate e con queste macchine, ma lui non ne ha fatti abbastanza perché io potessi approfittarne. Devo essere soddisfatto, anche se mi dispiace aver perso la vittoria perché oggi penso fosse possibile. Alla fine però non avevamo il passo per riprenderlo”.

    Nel bilancio complessivo resta evidente la crescita della McLaren, ma anche la sensazione di non aver sfruttato tutto il potenziale disponibile:

    “Se guardo il quadro generale sono molto contento della situazione in cui siamo. Lottiamo per pole, per vittorie, abbiamo vinto la Sprint. È stato un week-end molto forte e sento di aver fatto un ottimo lavoro, tutto l’impegno del team ha dato risultati immediati. Allo stesso tempo mi chiedo se abbiamo massimizzato davvero tutto e non sono sicuro che sia così. Forse non avremmo comunque vinto perché Kimi è stato eccellente e molto forte soprattutto a fine stint, però non ci siamo dati la migliore possibilità”.

    Nel confronto diretto emerge anche un dato tecnico che pesa più del risultato finale. Norris ha riconosciuto apertamente la superiorità del rivale nella gestione del passo gara:

    “Non penso fossi più veloce. I margini sono piccoli, ma il suo passo a fine stint con le Medium era migliore. Quando era dietro riusciva a restarmi più vicino di quanto io riuscissi a fare quando ero dietro a lui. Noi fatichiamo nelle curve a media velocità, che sono quelle che portano al rettilineo più lungo e dove puoi costruire un attacco. Questo rende tutto più complicato. Può mancare anche solo un decimo, ma in una giornata così fa la differenza”.

    Il risultato di Miami riapre le ambizioni del Campione del Mondo in carica, ma allo stesso tempo le ridimensiona. McLaren è tornata stabilmente nella lotta al vertice, ma manca ancora qualcosa per poter davvero prevalere.

    Dall’altra parte, nel box avversario, c’è un riferimento sempre più solido. Andrea Kimi Antonelli non ha solo vinto, ha dato la sensazione di avere qualcosa in più nei momenti chiave. Lando Norris lo ha riconosciuto apertamente, ed è da qui che lui e McLaren dovranno ripartire per mettersi nelle condizioni di difendere il titolo iridato.

  • Lawson: “Mi sono scusato con Gasly, purtroppo il cambio mi ha abbandonato”

    Lawson: “Mi sono scusato con Gasly, purtroppo il cambio mi ha abbandonato”

    Lo spettacolare contatto tra Liam Lawson e Pierre Gasly, che ha visto l’Alpine del francese ribaltarsi prima di finire la sua corsa contro le barriere e il neozelandese costretto al ritiro, era stato etichettato come una delle manovre più azzardate e sconsiderate dell’intero Gran Premio di Miami.

    Eppure, i documenti ufficiali emanati dai commissari di gara raccontano una verità ben diversa. Quello tra i due non è stato un errore di valutazione o un eccesso di aggressività, ma una sfortunata collisione innescata da un improvviso guasto alla trasmissione sulla Racing Bulls numero 30.

    Proprio nel momento in cui Lawson ha iniziato la fase di frenata, il cambio della sua vettura è passato improvvisamente in folle, attivando di riflesso il sistema antistallo. Questo imprevisto tecnico ha provocato un inevitabile bloccaggio degli pneumatici, trasformando la monoposto in un proiettile fuori controllo che ha centrato in pieno il numero 10.

    La ricostruzione dei fatti è stata supportata non solo dai concitati team radio tra il pilota e il muretto, ma anche dall’analisi della telemetria. I dati, finiti sotto la lente d’ingrandimento della Direzione Gara al termine della corsa, hanno confermato il guasto meccanico, scagionando Liam senza troppi indugi.

    A fine giornata, Lawson ha voluto chiarire immediatamente la sua posizione e, profondamente dispiaciuto per l’accaduto, si è espresso nei seguenti termini:

    “Sono andato da lui per scusarmi, volevo solo spiegargli che non stavo cercando intenzionalmente di forzare la staccata in quel modo, semplicemente non avevo più né cambio né freni. Stavo per frenare all’ultima curva e, quando ho premuto il pedale, abbiamo avuto un guasto al cambio: è andato dritto in folle, non riuscivo a scalare e a rallentare la macchina. È un peccato. Chiaramente questo ha messo fuori gioco Pierre, il che non è positivo; stavano facendo un gran week-end e l’incidente ha costretto al ritiro anche noi. Il cambio si è semplicemente rotto in quell’istante, non ho avuto alcun preavviso”.

  • Hamilton durissimo sul simulatore Ferrari: Lewis pronto a smettere di utilizzarlo

    Hamilton durissimo sul simulatore Ferrari: Lewis pronto a smettere di utilizzarlo

    Il Gran Premio di Miami, da poco consegnato agli archivi, si configurava come un passaggio di cruciale rilevanza, in modo particolare per la Scuderia Ferrari, che sull’appuntamento statunitense aveva riposto aspettative di assoluto rilievo, sino a distinguersi come la squadra capace di introdurre il più ampio pacchetto di aggiornamenti sull’intero schieramento.

    I progressi, sebbene di natura relativa, non sono mancati; tuttavia, il responso della pista si è rivelato sensibilmente distante dalle più ottimistiche proiezioni maturate entro i cancelli di Maranello. Il divario prestazionale dal vertice sembra trovare la propria matrice principalmente nel comparto propulsivo, una criticità emersa con particolare evidenza nei lunghi rettilinei, frangenti in cui la Rossa ha palesato difficoltà marcate.

    Eppure, la velocità di punta non ha costituito l’unico limite emerso nel corso del fine settimana americano. A darne testimonianza è stato Lewis Hamilton che, al netto di un contatto che ne ha irrimediabilmente compromesso la gara sin dalle battute iniziali, non è mai riuscito a instaurare un feeling convincente con la SF-26 lungo l’intero arco del week-end.

    Proprio il sette volte Campione del Mondo ha inoltre sollevato un allarme di non trascurabile portata nelle interviste rilasciate tra il sabato e la domenica, evidenziando come una delle principali criticità risieda nella mancata correlazione tra i dati del simulatore e il comportamento effettivo della vettura in pista: secondo il britannico, infatti, le indicazioni virtuali non trovano riscontro concreto una volta trasposte nella realtà del tracciato.

    Di seguito vi riportiamo le sue parole a riguardo:

    Penso che il simulatore mi stia portando nella direzione sbagliata, quindi credo che per ora lo eliminerò. Adotterò un approccio diverso nella prossima gara perché il modo in cui ci stiamo preparando al momento non ci sta aiutando. In definitiva è sempre una questione di correlazione. Ci alleniamo al simulatore e poi arriviamo in pista ed è sempre diverso. Quello che intendo dire è che passo del tempo sul simulatore, anche se non mi piace. Mi sono seduto al simulatore ogni settimana in vista di questa gara e ho lavorato costantemente sulla correlazione. Sono andato, mi sono preparato per la pista, ho messo a punto la macchina in un certo modo, poi sono arrivato in pista e quell’assetto non funzionava“.

  • Ferrari, filtra preoccupazione su ADUO al 4% ed eventuale ban del sistema FTM

    Ferrari, filtra preoccupazione su ADUO al 4% ed eventuale ban del sistema FTM

    Appena pochi giorni fa vi abbiamo dato conto di un’indiscrezione diffusa da The Race, secondo cui la Federazione Internazionale sarebbe intenzionata a bandire il disegno di scarico FTM della Ferrari a partire dal 2027.

    Secondo quanto riportato da AutoRacer.it, tuttavia, a Maranello si starebbero ancora dedicando molte ore allo studio di questo elemento, poiché il guadagno prestazionale che esso garantisce è ritenuto particolarmente significativo.

    I tecnici del Cavallino Rampante, inoltre, potrebbero implementarne facilmente un’evoluzione sulla vettura del prossimo anno, il modello 679.

    Dal punto di vista politico, la squadra italiana sembrerebbe quindi intenzionata a non assecondare le presunte direttive della FIA, contrapponendosi alla linea tecnica tracciata dai media britannici nei giorni scorsi.

    Se da un lato tra le mura amiche filtra una certa fiducia, dall’altro emergono dubbi riguardo alla possibilità di ottenere le concessioni previste dall’ADUO per i produttori di Power Unit con un ritardo superiore al 4% rispetto al benchmark, attualmente identificato nel propulsore Mercedes.

    Come sottolineato dalla testata italiana, le recenti dichiarazioni di Frederic Vasseur lasciano infatti trasparire una certa preoccupazione: non ottenere il massimo livello di ADUO e dover al contempo affrontare un possibile divieto del sistema FTM, alla luce degli investimenti effettuati, rappresenterebbe una sconfitta politica significativa per il team principal francese e per l’intera Scuderia.

    In base a quanto riferito dalle ultime indiscrezioni, indipendentemente da quella che sarà la decisione della Federazione, al momento si ritiene che il nuovo motore Ferrari non sarà pronto prima della decima gara del calendario, il Gran Premio del Belgio.

    Per gli ingegneri di Maranello, tuttavia, non dovrebbe essere complesso adattare la SF-26 per ospitare la nuova Power Unit, con cui la Rossa punta a tornare a competere per le posizioni di vertice del campionato.

  • Hadjar: “Superare a Miami era facilissimo, questo mi ha portato oltre il limite”

    Hadjar: “Superare a Miami era facilissimo, questo mi ha portato oltre il limite”

    Il Gran Premio di Miami di Isack Hadjar si è chiuso nel modo più duro possibile: con un errore personale, il ritiro e una rabbia immediata, quasi fisica, sfogata colpendo ripetutamente il volante dopo l’impatto.

    Una scena, quella appena descritta, che ha raccontato meglio di molte parole la frustrazione del pilota Red Bull, costretto ad abbandonare una gara che, fino a quel momento, sembrava potergli offrire una rimonta importante.

    Il week-end del francese era già partito in salita.

    Dopo la squalifica post-qualifica per un’irregolarità al fondo, Hadjar era stato costretto a prendere il via dalla pit-lane, nonostante in pista avesse conquistato la nona posizione.

    Una penalità pesante, ma non abbastanza da cancellare subito le sue ambizioni.

    Nei primi giri, infatti, il classe 2004 aveva mostrato un passo molto competitivo, riuscendo a superare diverse vetture in rapida successione.

    “Onestamente, mi sentivo benissimo nei primi giri. Superare era facilissimo. Lindblad è stata l’ultima macchina che ho superato. Ero partito molto forte dalla corsia box dopo soli tre giri, quindi penso che avessimo un ottimo passo. Per me andava tutto bene”.

    Proprio quella sensazione di controllo, però, si è trasformata nel punto di rottura. Nel corso del quinto giro, in approccio di Curva 14, Hadjar ha colpito la barriera interna, danneggiando la sospensione anteriore sinistra.

    Da lì, la monoposto è diventata ingovernabile, finendo poi contro il muro di Curva 15. Nel post gara, il pilota non ha cercato alibi:

    “Per tutto il week-end ho spinto al limite e mi sentivo a mio agio. Oggi non ha funzionato. Non sono stato abbastanza preciso e ho corso troppi rischi, e in una gara di 57 giri è normale che a un certo punto qualcosa vada storto. Non sono stato molto intelligente”.

    La sua autocritica è proseguita con ancora più lucidità:

    “Ero troppo impaziente ed euforico nel tentare quei sorpassi e ho rovinato la mia gara. Era facile sorpassare e avrei dovuto essere più cauto. Non aveva senso cercare di spingere al limite in quella curva. Quindi sono davvero, davvero arrabbiato“.

    Il rimpianto è reso ancora più forte dal passo mostrato dalla RB22 nel corso della gara, confermato anche dalla rimonta di Max Verstappen fino alla quarta posizione dopo il testacoda iniziale.

    Un segnale tecnico incoraggiante, dentro una domenica che per Hadjar resta soprattutto una lezione.

    Per Red Bull, ora, il punto sarà trasformare quella rabbia in apprendimento. Hadjar ha mostrato velocità, aggressività e fiducia nella macchina.

    A Miami, però, ha pagato il prezzo dell’impazienza.

    E in una stagione così lunga, per un pilota così giovane, anche un errore può diventare parte della costruzione.