Categoria: Daily News

  • McLaren, Fornaroli svolgerà delle FP1 nel corso del 2026

    McLaren, Fornaroli svolgerà delle FP1 nel corso del 2026

    Il percorso di crescita di Leonardo Fornaroli continua a raccogliere segnali estremamente incoraggianti.

    A confermarlo è stato Alessandro Alunni Bravi, Chief Business Affairs Officer della McLaren, che ha tracciato un bilancio estremamente positivo del lavoro svolto fin qui dal giovane pilota, soffermandosi non solo sui chilometri accumulati in pista, ma soprattutto sulla qualità del suo inserimento nel lavoro del team.

    “Sta facendo un lavoro incredibile, siamo davvero molto contenti di come sta andando”, ha spiegato Alunni Bravi ai media. Un giudizio netto, sostenuto anche dai numeri e dalla continuità mostrata nei primi impegni al volante: “Ha già eseguito due test su vetture vecchie e ha percorso più di mille chilometri in macchina, senza fare errori. Sta crescendo molto bene ed è stato subito competitivo”.

    Il punto, però, non riguarda soltanto la velocità nell’immediato. Nelle parole del dirigente emerge soprattutto la volontà di costruire un profilo pronto a rispondere davvero alle esigenze di una squadra di Formula 1. Per questo il programma non viene pensato in funzione di una comparsa occasionale, ma di una preparazione più profonda:

    “Sicuramente quest’anno lo vedremo in FP1, ma penso che il programma che lo riguarda sia quello di averlo pronto non per una sessione di libere, ma pronto a correre, essendo il nostro pilota di riserva”.

    È un passaggio importante, perché chiarisce la natura del lavoro che il team sta impostando su di lui. L’obiettivo non è soltanto offrirgli esperienza, ma metterlo nelle condizioni di poter rispondere da subito a un’eventuale chiamata. In questo senso, anche la rimodulazione del calendario ha inciso sul percorso: “Le due gare cancellate ci hanno costretto a cambiare i piani. Lo avremmo dovuto vedere a Sakhir“.

    Alunni Bravi ha poi allargato il discorso al lavoro che Fornaroli sta portando avanti lontano dai riflettori della pista. “I test TPC continueranno durante la stagione, ma lo vedremo presto in un fine settimana”, ha detto, prima di sottolineare quanto sia già attivo nel comprendere la struttura di un week-end di gara: “È già stato con noi in Giappone, ha lavorato con il team per cercare di capire come affrontare un week-end di gara in termini di feedback e di quali siano i compiti principali del pilota titolare”.

    A completare il quadro c’è il contributo quotidiano dietro le quinte, spesso meno visibile ma decisivo nel processo di formazione:

    “Sta anche supportando la nostra squadra nei Gran Premi, lavorando al simulatore e dando un apporto molto prezioso”.

    Il senso delle parole di Alunni Bravi, in definitiva, è piuttosto chiaro: Leonardo Fornaroli non è soltanto un prospetto interessante, ma un pilota che il team sta già costruendo con una logica da pronto impiego. E, per un classe 2004, è probabilmente il segnale più importante di tutti.

  • Norris: “Verstappen è uno dei migliori piloti che vedrete mai in F1. Abbiamo bisogno di lui”

    Norris: “Verstappen è uno dei migliori piloti che vedrete mai in F1. Abbiamo bisogno di lui”

    La nuova generazione di vetture, protagonista dell’attuale stagione nella massima categoria del Motorsport, ha indubbiamente alimentato un diffuso malcontento, complice l’introduzione di un ciclo regolamentare che ne ha, almeno in parte, attenuato l’essenza più pura.

    A risentirne maggiormente sono però i diretti protagonisti: i piloti, chiamati a confrontarsi in prima persona con queste monoposto di nuova concezione. Con sfumature diverse, il giudizio appare sostanzialmente convergente, al punto da aver condotto a una posizione quasi unanime circa la necessità di intervenire sul regolamento.

    All’interno della griglia, tuttavia, c’è chi più di altri fatica ad accettare questo nuovo corso. Il riferimento è, senza dubbio, al quattro volte campione del mondo Max Verstappen, che in più circostanze nel corso della stagione ha manifestato apertamente il proprio disappunto nei confronti delle attuali direttive tecniche, arrivando persino a lasciar intendere di guardarsi altrove, alla ricerca di quel piacere di guida che sente ormai affievolito nelle moderne Formula 1.

    Un’eventuale uscita di scena del pilota olandese costituirebbe un danno significativo non solo per l’immagine della disciplina, ma per l’intero movimento.

    Anche Lando Norris, attuale Campione del Mondo in carica, ha riconosciuto quanto una Formula 1 priva di Verstappen finirebbe inevitabilmente per perdere qualcosa. Intervistato dai microfoni di Sky Sports F1 UK, il britannico ha spiegato il suo punto di vista sul rivale:

    Se mi piace correre contro Max? Sì e no, a volte. Ma solo perché è, credo, uno dei migliori che vedrai mai in Formula 1. È un avversario tosto e a volte ti rende la vita incredibilmente difficile. Ma è una cosa positiva, no? E penso che tutti vogliano Max in Formula 1. Chi lo sa? Non ho idea di cosa andrà a fare. Ovviamente voglio correre contro di lui il più a lungo possibile perché vuoi sempre metterti alla prova contro i migliori. E lui lo è“.

    Secondo Norris, il talento di Hasselt ha ormai raggiunto uno status tale da poter decidere autonomamente del proprio futuro, indipendentemente dalle logiche contrattuali o dalle pressioni esterne del Circus.

    Può fare quello che vuole. Si è guadagnato il diritto di farlo. Non è obbligato a fare nulla. Però anche a me è piaciuto guardarlo correre nelle GT l’altro giorno e cose del genere. Quindi sì, si è guadagnato il diritto di fare quello che vuole“, ha concluso il pilota della McLaren.

    Le sue parole descrivono non solo un rapporto di profonda stima tra i due contendenti al titolo, ma evidenziano la preoccupazione comune per un regolamento che rischia di allontanare i più grandi talenti della categoria in favore di altre sfide automobilistiche più gratificanti sul piano della guida pura.

  • Norris: “Complimenti ad Antonelli, lottare per il Mondiale al secondo anno non è banale”

    Norris: “Complimenti ad Antonelli, lottare per il Mondiale al secondo anno non è banale”

    Andrea Kimi Antonelli è l’uomo del momento e a confermarlo è stato chi, quel ruolo, lo ha ricoperto con forza nella passata stagione.

    Le parole di Lando Norris, infatti, non hanno il tono della semplice cortesia, ma portano il peso di un riconoscimento pieno che arriva da chi conosce bene cosa significhi affrontare il salto tra il primo e il secondo anno in Formula 1, reggendo contemporaneamente la pressione di un campionato apertissimo.

    Il Campione del Mondo ha individuato subito il primo punto chiave della crescita del pilota bolognese:

    “Dal primo al secondo anno un pilota compie un gran salto in avanti. In ogni ambito si sente più a suo agio”.

    È una lettura tecnica e mentale insieme, perché fotografa quel momento in cui il talento smette di essere solo intuizione e comincia a diventare gestione, continuità e presenza costante.

    Nel ragionamento di Norris c’è spazio anche per il contesto che circonda Antonelli, un elemento ritenuto fondamentale per i suoi recenti successi.

    “La Mercedes mi è sempre sembrata una squadra molto valida nel proteggere i propri piloti, prendersi cura di loro e difenderli quando serve: ha sempre fatto un buon lavoro da questo punto di vista”, ha spiegato il britannico.

    Si tratta di un passaggio tutt’altro che secondario, perché suggerisce come la crescita del giovane italiano non sia soltanto individuale, ma sostenuta da un ambiente che gli ha permesso di consolidarsi senza disperdere energie preziose.

    Norris ha poi tracciato un ritratto personale del classe 2006, sottolineando come Kimi sembri un ragazzo alla mano che si dedica tanto al proprio lavoro, una struttura caratteriale che appare già all’altezza della dimensione in cui si ritrova a competere.

    Ed è proprio qui che il giudizio del pilota McLaren sale di livello, sancendo la definitiva maturazione del giovane talento italiano.

    “Al suo secondo anno sta già lottando per il campionato, penso che questo dimostri quanto sia bravo”, ha affermato Norris, riassumendo il senso di questo inizio di stagione. Oltre ai risultati e alla rapidità dell’apprendimento, emerge un dato che non può più essere ignorato: Antonelli non sta semplicemente emergendo, ma sta già reggendo il ritmo di una lotta al vertice.

    La chiusura di Norris suona dunque come una consacrazione:

    “Ora ha la possibilità di lottare per pole, vittorie e titolo. Ha una grande sfida davanti a sé, ma al momento sembra molto capace. Sono davvero entusiasta di vedere come se la caverà”.

  • Binotto: “Avrei firmato per la posizione in cui ci troviamo ora”

    Binotto: “Avrei firmato per la posizione in cui ci troviamo ora”

    In una stagione che ha imposto a tutti di ricominciare quasi da zero, Audi sta scegliendo la strada meno appariscente e più laboriosa: quella della costruzione graduale.

    I primi risultati del 2026 non autorizzano ancora entusiasmi, ma nemmeno allarmi fuori scala.

    Dopo le prime tre gare il bilancio resta modesto, eppure Mattia Binotto guarda soprattutto alla qualità della base tecnica su cui il progetto sta provando a crescere.

    Intervistato dal sito ufficiale della Formula 1, il dirigente italiano ha tracciato un primo bilancio del lavoro svolto, partendo da una considerazione che vale come una garanzia strutturale:

    “Avrei firmato per vedere i progressi ottenuti finora”. Poi la precisazione più importante: “Non c’è nulla di fondamentalmente sbagliato nella nostra auto e nel nostro progetto, e questa è la cosa più importante, perché quando si ha un problema di fondo, bisogna intervenire e risolverlo”.

    È da qui che si comprende la linea Audi: distinguere con lucidità ciò che funziona da ciò che va ancora costruito. Per Binotto il quadro è chiaro: il telaio ha dato risposte incoraggianti, mentre la vera area critica resta la Power Unit.

    “Siamo consapevoli anche che, se guardiamo alle prestazioni complessive e al divario rispetto ai migliori, il maggior margine di miglioramento risiede nella Power Unit stessa”, ha spiegato. “La maggior parte del nostro divario prestazionale è dovuta alla Power Unit, il che non sorprende. Ce lo aspettavamo. Sappiamo quanto sia difficile costruire un motore completamente nuovo”.

    Audi sapeva che il passaggio da esordiente a riferimento tecnico avrebbe richiesto tempo, con il 2030 come orizzonte per lottare per il campionato.

    Nel mentre, ci sono problemi di affidabilità, sfruttamento dell’energia e guidabilità. Non si tratta solo di potenza“, ha chiarito Binotto. “Si tratta di efficienza energetica, di impiego dell’energia, ma anche della guidabilità del motore stesso. L’auto è instabile in frenata e in accelerazione a causa della durezza del cambio. Forse la taratura dei rapporti non è corretta. Mettendo insieme le due cose, credo si possa guadagnare fino a un secondo al giro“.

    Dentro questo scenario, la lunga pausa che separa Suzuka da Miami diventa per Audi una finestra di lavoro strategica. “Penso che sia davvero un’opportunità per noi”, ha ammesso Binotto, spiegando come nelle prime settimane il team sia stato assorbito dalla preparazione immediata delle gare senza riuscire a esprimere il potenziale di sviluppo.

    Ecco perché Miami viene già inquadrata come un passaggio significativo, con la conferma dell’arrivo di un pacchetto importante:

    “Certamente porteremo un pacchetto che sarà significativo rispetto a quello che abbiamo usato in passato. Sono soddisfatto di ciò che abbiamo sviluppato”.

    In sintesi, il messaggio di Binotto è lineare: Audi non si considera ancora pronta, ma nemmeno smarrita. Il progetto ha un nucleo tecnico giudicato sano e una finestra preziosa per trasformare l’apprendimento in sviluppo. A Hinwil non cercano scorciatoie, cercano continuità. E sanno esattamente da dove ripartire.

  • Antonelli, Wolff contro i media italiani: “Leggo e sento di paragoni con Senna, tutto questo non mi piace”

    Antonelli, Wolff contro i media italiani: “Leggo e sento di paragoni con Senna, tutto questo non mi piace”

    In Italia la velocità con cui un atleta viene elevato all’altare della gloria è spesso proporzionale a quella con cui viene fatto precipitare al suo primo errore.

    È un meccanismo ormai noto, fatto di lodi gonfiate che, invece di sostenere il talento, finiscono per accelerare il deragliamento della carriera di una giovane promessa.

    Dopo tre gare stagionali e con la leadership del Mondiale tra le mani, anche Andrea Kimi Antonelli deve fare i conti con questo rischio.

    Sul diciannovenne bolognese iniziano ad accumularsi paragoni pesantissimi, ma in casa Mercedes i vertici sono già corsi ai ripari per proteggere il proprio diamante grezzo.

    Toto Wolff, durante un incontro con la stampa selezionata, ha voluto predicare calma, mantenendo il focus sulla crescita graduale del pilota.

    “Siamo sempre stati molto chiari nei nostri obiettivi con lui. Il primo anno è stato un anno di apprendimento, per cui era normale attendersi momenti molto positivi ma anche altre fasi in cui tutto può diventare più difficile. Ora siamo nel secondo anno della sua crescita e Kimi continua a migliorare nel modo in cui speravamo e avevamo previsto”, ha dichiarato il team principal della scuderia di Brackley.

    Il manager austriaco non ha nascosto il fastidio per alcune narrazioni decisamente esagerate che vedono il nome di Kimi accostato a leggende assolute della Formula 1.

    “Ovviamente in Italia tutti vogliono già parlare di Campionato del Mondo e iniziano i paragoni con Senna. È qualcosa che non mi piace leggere. Parliamo di un ragazzo di 19 anni che è sotto i riflettori da prestissimo. Bisogna abbassare la pressione e le aspettative, non aumentarle”, ha ribadito Wolff con fermezza.

    Secondo il manager, Antonelli gestisce la situazione con maturità grazie a un ottimo ambiente personale, fondamentale in questa fase della carriera.

    “Ci sono momenti in cui lo prendiamo per mano, altri in cui alziamo il livello della pressione e pretendiamo di più. Ma nel complesso tutto sta andando come ci aspettavamo. Non deve più dimostrarci di avere la velocità. Non deve dimostrarci di avere il talento. Non deve dimostrarci di avere il carattere giusto. Adesso è soltanto una questione di esperienza, e quella arriva con il tempo“, ha concluso Wolff, chiudendo di fatto ogni discussione prematura su titoli mondiali o eredità pesanti.

  • Ickx: “Non si può paragonare la nostra F1 a quella attuale, conta il parere del pubblico”

    Ickx: “Non si può paragonare la nostra F1 a quella attuale, conta il parere del pubblico”

    In occasione di una riflessiva analisi sul nuovo corso intrapreso dalla categoria, Jacky Ickx ha scelto di schierarsi apertamente a favore della Formula 1 del 2026, spostando il baricentro del dibattito dalla tecnica pura al riscontro mediatico.

    Intervistato da Motorsport.com, l’ex pilota belga ha respinto ogni tentativo di confronto nostalgico con il passato, individuando nel pubblico l’unico vero giudice del successo di un regolamento.

    “La Formula 1 di oggi? Non dobbiamo paragonarla a quella di ieri. La mia opinione non conta. Conta vedere come va l’audience”, ha esordito Ickx, ribadendo come l’attenzione della gente e lo share siano le chiavi fondamentali per la sopravvivenza e la prosperità del Motorsport, poiché senza il supporto degli spettatori non sarebbe possibile costruire nulla.

    Questa lettura arriva in un momento di forte polarizzazione tra tifosi e addetti ai lavori, con i primi Gran Premi della stagione che hanno messo in luce un ruolo preponderante della gestione energetica e dei duelli ravvicinati.

    Mentre una parte della critica definisce artificiale questo tipo di spettacolo, Ickx ha preferito focalizzarsi sull’impatto emotivo delle manovre in pista piuttosto che sulla loro origine tecnica.

    Il belga ha voluto inoltre marcare la distanza siderale tra la sua epoca e quella contemporanea, ricordando come ai suoi tempi i parametri da monitorare sul cruscotto fossero appena quattro, a differenza della complessità estrema gestita oggi dai piloti.

    Nonostante queste differenze abissali, la sua conclusione rimane ferma: è la capacità di generare interesse la vera metrica del successo.

    A suggellare il suo pensiero, Ickx ha espresso una convinzione che sfida la visione più purista del motorsport, sostenendo che alla maggior parte delle persone non importi realmente cosa si nasconda sotto il cofano motore.

    “Devi seguire le opinioni delle persone, certo, ma credo che per la gente non conti davvero cosa ci sia sotto il cofano motore. Ciò che conta sono le lotte in pista. Se la lotta è buona, se la sfida è alta. Conta questo”, ha dichiarato con estrema franchezza.

    Più che una promozione tecnica del regolamento 2026, quella del leggendario pilota belga appare come una pragmatica accettazione della modernità, dove l’impatto visivo e il coinvolgimento delle masse superano in importanza la coerenza con la memoria storica della categoria.

  • Vettel: “La nuova Formula 1? Capisco e condivido tutte le critiche”

    Vettel: “La nuova Formula 1? Capisco e condivido tutte le critiche”

    In occasione della consegna del premio per il suo impegno ambientale presso la The Perfect World Foundation in Svezia, Sebastian Vettel è tornato a parlare di Formula 1, utilizzando toni tutt’altro che morbidi nei confronti dei regolamenti 2026.

    Il quattro volte Campione del Mondo si è schierato apertamente con i colleghi attualmente in griglia, sottolineando come le nuove norme rischino di minare le fondamenta stesse della categoria.

    “Dal punto di vista sportivo capisco e condivido le critiche”, ha spiegato il tedesco, evidenziando come le nuove monoposto possano risultare divertenti da guidare in solitaria, ma non altrettanto nel contesto di una competizione serrata a causa dei troppi vincoli imposti dal legislatore.

    Il timore principale di Vettel risiede nella possibile perdita dell’identità storica del Circus, un tema che sta scaldando il dibattito nel paddock ormai da mesi.

    “Sono molto critico nel non perdere il DNA e il cuore di questo sport, che è trovare il pilota più veloce sulla macchina più veloce per vincere la gara”, ha rimarcato l’ex ferrarista, ponendo l’accento sulla necessità di non trasformare la Formula 1 in una serie eccessivamente gestionale.

    Vettel ha inoltre sollevato dubbi tecnici sulla configurazione delle nuove Power Unit, criticando la scelta di concentrare il recupero di energia esclusivamente sull’asse posteriore:

    “Il recupero di energia è interessante, ma farlo solo sull’asse posteriore e ignorare quello anteriore non ha molto senso”.

    Nonostante le perplessità, il pilota di Heppenheim non ha chiuso totalmente la porta al nuovo corso, augurandosi che i recenti aggiustamenti regolamentari possano effettivamente migliorare l’esperienza per chi siede nell’abitacolo.

    Secondo il tedesco, il coinvolgimento del pubblico dipende direttamente dalle sensazioni trasmesse da chi guida, poiché se i piloti scendono dalla macchina carichi di adrenalina, quell’entusiasmo si trasferisce inevitabilmente agli spettatori.

    Il messaggio rivolto ai vertici della FIA e di Liberty Media è dunque inequivocabile: l’innovazione tecnologica è necessaria, ma non può avvenire a discapito dell’anima e del DNA che hanno reso grande la Formula 1.

  • Baldisserri: “Bearman? Non ha mai vinto niente, nutro dei dubbi su di lui”

    Baldisserri: “Bearman? Non ha mai vinto niente, nutro dei dubbi su di lui”

    Sin dai suoi albori, la nuova era della Formula 1 ha fatto discutere a causa di un regolamento a dir poco controverso e di monoposto animate da Power Unit non particolarmente apprezzate – per usare un eufemismo – da appassionati e addetti ai lavori.

    Se c’è un aspetto positivo rispetto al passato, tuttavia, questo è il livello di competitività della griglia. Come sottolineato da Charles Leclerc in occasione di un’intervista rilasciata al podcast “Passa dal BSMT”, oggi le differenze tra i piloti della classe regina sarebbero infatti determinate per lo più dalla forza mentale piuttosto che dal puro talento.

    Sebbene le affermazioni del fuoriclasse monegasco possano godere di una certa autorevolezza, c’è anche chi in merito all’argomento è di ben altra opinione: stiamo parlando di Luca Baldisserri, storico ingegnere di pista di Michael Schumacher, il quale, nel corso di una recente chiacchierata con Giorgio Terruzzi ai microfoni del podcast “Terruzzi Racconta”, ha espresso un giudizio molto selettivo sui protagonisti del Circus.

    “Per me, al momento, in Formula 1 ci sono non più di quattro talenti: Verstappen, Leclerc, Antonelli e Bortoleto, anche se quest’ultimo ancora non l’abbiamo visto su un mezzo competitivo, ma credo che potrà andar forte”, ha dichiarato l’ex ingegnere ferrarista.

    Alla luce di questa affermazione, all’ingegnere italiano, che tra il 2010 e il 2015 ha diretto la Ferrari Driver Academy, è stata quindi richiesta un’opinione in merito a Oliver Bearman, astro nascente del progetto giovani della Scuderia di Maranello e già protagonista di ottime apparizioni come sostituto in pista.

    Le parole di Baldisserri a riguardo non sono state però altrettanto tenere, segnando una netta distinzione tra i piloti definiti “buoni” e i veri fenomeni assoluti della categoria.

    Bearman? Per me non è un… sì, ha fatto buone prestazioni, ma non lo ritengo un pilota che abbia quelle capacità. Bearman non ha mai vinto niente. Ha vinto il primo anno in Formula 4, quando vinse il campionato italiano e quello tedesco, però in quello italiano hanno trovato la sua macchina irregolare a due gare dalla fine, e quindi ci sono un po’ di dubbi”, ha spiegato l’ingegnere sollevando perplessità sul passato del giovane pilota inglese.

    Baldisserri ha poi precisato il suo punto di vista, non mettendo in discussione la professionalità del ragazzo ma la sua collocazione nell’elite del Motorsport:

    “È un buon pilota, non dico che sia uno scarso. È uno che va sempre al limite? È quello che deve fare. Ad ogni modo, Bearman non lo vedo nella stessa categoria di quei quattro”.

    Il dibattito resta dunque aperto tra chi, come Leclerc, vede una griglia livellata dalla psicologia e chi, come Baldisserri, ritiene che il talento puro resti una dote riservata a una ristrettissima cerchia di eletti.

  • Piquet Junior: “Alonso ha molta più fame di Hamilton”

    Piquet Junior: “Alonso ha molta più fame di Hamilton”

    Persino le fiamme delle passioni più cieche, esaurito il loro combustibile, si affievoliscono, condannando il cuore al gelo e all’aridità.

    Quando corri, nessun bagliore illumina il tuo sguardo. Eppure, continui a scendere in pista nel vano tentativo di riaccendere un amore già morto. Quel sentimento è stato per anni la tua unica bussola, e adesso preferisci aggrapparti ai suoi ultimi brandelli piuttosto che affrontare un futuro gravido di incognite.

    Di questo inesorabile processo potrebbe essere protagonista anche Lewis Hamilton, la cui sete di gloria, dopo oltre diciannove stagioni nella classe regina, parrebbe ormai essersi placata.

    Ne è convinto Nelson Piquet Junior, che ai microfoni di SoyMotor ha paragonato l’apparente stanchezza del sette volte iridato alla grinta di Fernando Alonso, ancora animato da una tenacia fuori dal comune.

    Lewis non ha più l’amore, la passione e la fame di vittorie che Fernando ha ancora, nonostante sia più grande di lui. Ha cinque o sei anni in più di Lewis, ma ha più passione di lui e di molti altri piloti: questo è ammirevole, perché non è affatto facile”, ha spiegato il brasiliano, tessendo le lodi del numero 14 a scapito del veterano di Stevenage, vittima, a suo dire, dello scorrere del tempo.

    Se nel 2025 una simile riflessione poteva apparire incontestabile, il 2026 impone però una valutazione più prudente, considerato il palese entusiasmo di un Lewis che, dopo tante peripezie, sta finalmente riacquistando fiducia.

    Il vecchio quadro normativo aveva sicuramente offuscato il suo talento, relegandolo ai margini delle gerarchie, ma la sua passione per la Formula 1, seppur scalfita, non è certo morta e sembra anzi voler rifiorire proprio adesso. L’agonismo di Fernando, pilota schietto e aggressivo, è certo più evidente.

    Ciò non implica però che la passione di Lewis, forse più timida e silenziosa, sia del tutto dissipata.

    “Fernando è simile a Verstappen, lui ama le corse. È un pilota velocissimo. Quando correvo con lui era al culmine della sua carriera e batterlo era impossibile. Vent’anni dopo, ha ancora la medesima fame. Non si vede la stessa grinta in Lewis, ha concluso Piquet.

  • Ferrari, la sosta forzata non ha cambiato il piano di sviluppo

    Ferrari, la sosta forzata non ha cambiato il piano di sviluppo

    La cancellazione di due Gran Premi in Medio Oriente ha costretto la Formula 1 a una pausa forzata lunghissima e inusuale in questo periodo dell’anno.

    Se i motori rimangono spenti, le attività nei vari dipartimenti tecnici dei team procedono a pieno regime, sollevando interrogativi sull’impatto che questa mancanza di attività in pista possa avere sullo sviluppo delle vetture.

    In una recente intervista esclusiva rilasciata a Motorsport.com Italia, il direttore tecnico della Scuderia Ferrari, Loic Serra, ha analizzato cosa stia realmente avvenendo nel cuore della GES, minimizzando l’effetto della sosta forzata sul programma di lavoro.

    “Non siamo stati davvero influenzati dal fatto che non ci siano più due gare, perché il piano di sviluppo non nasce in una settimana o in un mese: è qualcosa che hai impostato molto tempo fa. Quindi, in sostanza, segui il tuo piano di sviluppo”, ha spiegato il navigato ingegnere transalpino.

    Serra ha poi aggiunto che, avendo iniziato lo sviluppo della vettura all’inizio del 2025 per poi passare un anno senza testare nulla, la mancanza di due gare è una cosa piccola rispetto alla norma di portare in pista una vettura mai fatta girare prima.

    “E chiaro che più giri, più impari, e questo vale per tutti, ma dire che questo compromette il modo in cui affronti lo sviluppo, o che metterebbe più o meno a rischio il programma, non credo sia il caso”, ha concluso.

    Interrogato sulla possibilità che la pausa possa favorire aggiornamenti più aggressivi o sperimentali, Serra ha chiarito che l’approccio in fabbrica non cambia:

    “Non esiste una vera nozione di «più aggressivo» o «più sperimentale»: non è questo il punto. Pianifichi lo sviluppo, ma poi c’è la pianificazione e c’è ciò che scopri. Il fatto di non correre non cambia ciò che scopri o non scopri in fabbrica”.

    Lo sviluppo riguarda il compromesso complessivo della vettura e, secondo il tecnico francese, non si può lavorare isolando un singolo aspetto perché ogni cambiamento ha ripercussioni su tutto il resto della vettura.

    Riguardo ai cambiamenti decisi dalla Formula 1 Commission e alla loro influenza sulla SF-26, Serra ha dichiarato:

    “È lo stesso meccanismo che scatta quando vedi qualcosa su un’altra macchina e pensi: oh, interessante, magari potrei tentare quella direzione. Quindi quello che dobbiamo fare è assicurarci di poter reagire nel modo più appropriato a qualunque cosa arrivi. Ed è questa la difficoltà, perché prima di tutto non vuoi affrettare nessuna decisione. Devi assicurarti che ciò che stai facendo abbia senso per i mesi futuri e che non ti metta in un angolo per non aver considerato l’intero scenario”.

    Un ulteriore aspetto critico riguarda la mancanza di dati reali e l’influenza sulla correlazione tra simulazione e realtà. Serra ha spiegato che in questo periodo la correlazione è sostanzialmente congelata, permettendo però di esplorare più a fondo il set di dati precedente invece di passare immediatamente a quello successivo dopo una gara.

    Sebbene i test in Bahrain abbiano fornito una buona lettura del comportamento della monoposto, l’assenza di Jeddah lascia un vuoto nel complesso puzzle tecnico della stagione:

    “Su Jeddah mancheranno alcuni dati: è come un grande puzzle a cui manca un pezzo. Ne ritroverai una parte nella prossima gara, o nella combinazione delle prossime”.

    Nonostante il silenzio dei motori, il lavoro a Maranello prosegue dunque senza sosta, focalizzato sulla massima comprensione dei dati disponibili.