Categoria: Daily News

  • Vermeulen: “Vogliamo che Verstappen resti in Red Bull, ma solo se ha la possibilità di vincere”

    Vermeulen: “Vogliamo che Verstappen resti in Red Bull, ma solo se ha la possibilità di vincere”

    Il futuro di Max Verstappen resta uno dei temi centrali nel paddock, ma dall’entourage del campione olandese viene dettata una linea precisa: nessuna rottura annunciata, nessuna fuga già scritta, ma la necessità di avere garanzie tecniche chiare.

    A definire la posizione è stato Raymond Vermeulen, manager del pilota Red Bull, intervenuto ai microfoni della Bild per chiarire la situazione contrattuale del suo assistito.

    “Abbiamo un contratto fino al 2028. Naturalmente ci sono delle clausole di uscita, ma ci sono sempre state e non ne abbiamo mai esercitata una. Siamo sempre stati leali e resteremo tali. Vogliamo continuare il percorso con la Red Bull e far concludere la carriera di Max qui. Ma naturalmente, solo con la possibilità di vincere, ha spiegato Vermeulen.

    Una dichiarazione che non chiude la porta alla permanenza, anzi, ma fissa il confine entro cui ogni discorso dovrà muoversi. Da qui nasce la necessità di stringere i tempi. L’entourage di Verstappen non vuole trascinare l’incertezza per mesi, soprattutto in una fase in cui la Red Bull è chiamata a rispondere sul piano tecnico dopo un avvio di campionato più complicato del previsto.

    “Vorremmo che la decisione venisse presa presto, in modo che tutti sappiano. Potrebbe arrivare anche prima della pausa estiva”, ha indicato il manager, lasciando intendere che il quadro si chiarirà in anticipo rispetto alle scadenze naturali del mercato.

    La dirigenza di Milton Keynes ha già provato ad affrontare il tema di un prolungamento, scontrandosi però con un primo rifiuto da parte del pilota. In parallelo, resta sullo sfondo la questione della clausola di rescissione presente nel contratto: un elemento che il team vorrebbe rimuovere o neutralizzare per blindare definitivamente il proprio pilota simbolo.

    Prima ancora delle formule contrattuali, la scuderia dovrà convincere Verstappen in pista.

    Gli aggiornamenti attesi sulla monoposto, a partire dal week-end di casa al Red Bull Ring, rappresentano un passaggio cruciale non solo per l’attuale stagione, ma per il futuro a lungo termine del quattro volte iridato. La volontà di restare c’è, ma serve la certezza di poter vincere.

  • Arnoux: “Ci sono tutti gli ingredienti per veder lottare Ferrari e Mercedes per il Mondiale fino alla fine”

    Arnoux: “Ci sono tutti gli ingredienti per veder lottare Ferrari e Mercedes per il Mondiale fino alla fine”

    La vittoria di Lewis Hamilton in Spagna ha ridefinito gli equilibri in casa Ferrari con una forza diversa. Non soltanto per il ritorno del Cavallino davanti a tutti, ma per il peso specifico di una prestazione che ha rimesso il sette volte iridato al centro della scena. 

    A leggere il momento è stato René Arnoux, che in un’intervista a La Gazzetta dello Sport ha offerto una valutazione netta sul presente di Maranello, sul confronto interno con Charles Leclerc e sulla complessità del Mondiale.

    Alla domanda su cosa abbia fatto davvero la differenza a Barcellona, se il pilota o la macchina, Arnoux ha risposto senza separare i due piani: 

    “Mi hanno sorpreso entrambi. Pensavo che Hamilton avesse perso lo smalto con l’età, ma ha dimostrato di essere un vero campione. Si è preso la squadra sulle spalle, conquistando la fiducia dei tifosi. La Ferrari, invece, ha compiuto un enorme passo in avanti. Gli sviluppi hanno funzionato e il campionato è ancora lungo. Ci sono tutti gli ingredienti per una lotta all’ultimo respiro con la Mercedes“.

    Il quadro, tuttavia, cambia quando il discorso si sposta su Leclerc. Il successo di Hamilton, arrivato in un fine settimana d’inizio stagione già difficile per il monegasco, ha reso ancora più visibile una frattura emotiva e tecnica che Arnoux non ha cercato di attenuare: 

    “In questo momento il suo morale è sotto terra. Ha mostrato una fragilità per certi versi inaspettata, commettendo troppi errori. È andato a sbattere a Miami, Monte-Carlo e Barcellona. Evidentemente non si trova bene con la vettura, ma il problema è soprattutto mentale. Non si aspettava questo livello di competitività da Hamilton“.

    Il tema del dualismo non riguarda solo la Ferrari. Anche in Mercedes, il rapporto tra George Russell e Andrea Kimi Antonelli si sta trasformando in una delle questioni centrali del campionato. Sui possibili ordini di scuderia ipotizzati da Toto Wolff a partire dall’Austria, Arnoux invita alla prudenza: 

    “È presto, non siamo neanche a metà campionato. A Barcellona Russell è stato più veloce di Antonelli nelle libere e in qualifica. Il team non poteva chiedergli di spostarsi. La situazione del britannico, però, è complicata: si sta giocando tutto, se dovesse perdere il Mondiale il suo futuro sarebbe in bilico. L’italiano, invece, può correre con più serenità. Ha solo 19 anni e ha disputato 31 gare in carriera, quindi le aspettative sono totalmente diverse. Kimi è amato dal team e da Wolff e credo che abbia buone possibilità di vincere il titolo. La Mercedes, però, deve stare attenta, in passato ci sono stati tanti incidenti tra compagni di squadra”.

    La critica più severa dell’ex pilota francese arriva però sul regolamento e su ADUO, tema che continua ad alimentare discussioni nel paddock: 

    Questo regolamento fa schifo: è troppo complesso ed è inaccettabile che i piloti siano costretti a ricaricare le batterie sul rettilineo. Non sono contrario all’elettrico, ma il rapporto 50 e 50 è stata una pessima idea“.

  • Hamilton: “Corro contro tanti ragazzi, ma mi sento alla grande adesso”

    Hamilton: “Corro contro tanti ragazzi, ma mi sento alla grande adesso”

    La prima vittoria di Lewis Hamilton con la Ferrari sul circuito di Barcellona va ben oltre il semplice verdetto della pista.

    Per il sette volte Campione del Mondo questo successo rappresenta una profonda liberazione personale, arrivata dopo un primo anno complicato a Maranello e un inizio di campionato che aveva inevitabilmente sollevato interrogativi sulla sua capacità di esprimersi ancora ai massimi livelli.

    Il nuovo ciclo regolamentare ha rimescolato le carte in tavola e il britannico è stato abile a sfruttare lo scenario per ritrovare la velocità necessaria a inserirsi nella lotta iridata.

    Attualmente Hamilton occupa la seconda posizione nel Mondiale Piloti, staccato di 41 lunghezze dal leader Andrea Kimi Antonelli, ma la vera svolta per il pilota della Rossa trascende i numeri della graduatoria.

    “Tutte le vittorie sono speciali a modo loro”, ha spiegato il numero 44 ai media. “Ci sono percorsi diversi dietro ciascuna di esse. Quella di Silverstone nel 2024 fu, a suo modo, un momento monumentale per me, perché arrivò in una fase in cui forse pensavo che non sarei mai più riuscito a vincere. Dopo un anno come quello passato, ci sono stati sicuramente momenti in cui mi sono detto che forse è vero che quando arrivi a un certo punto perdi il controllo”.

    La risposta della pista ha però spazzato via ogni incertezza, diventando il fulcro del suo attuale ragionamento. “Ma ho dovuto dimostrare che non è così. Ce l’hai sempre dentro e serve solo lavoro. Serve perseveranza, quella convinzione costante in te stesso per riuscire a entrare dentro di te, mantenerti vivo, mantenerti in forma”, ha sottolineato, prima di chiudere con una considerazione che fotografa bene la sua condizione attuale, spegnendo ogni discussione legata all’anagrafe: “Mi sento benissimo fisicamente. Corro contro ragazzi di 19 anni che stanno facendo cose incredibili, ma io mi sento alla grande”.

  • Villeneuve: “Ferrari, rinnovare Leclerc non è stata una buona idea”

    Villeneuve: “Ferrari, rinnovare Leclerc non è stata una buona idea”

    Se Lewis Hamilton sta attraversando il momento più brillante della sua avventura in Ferrari, dall’altra parte del box la situazione di Charles Leclerc appare decisamente più complessa.

    I due ritiri consecutivi tra Monte-Carlo e Barcellona, pur arrivati per cause non dipendenti da lui, hanno pesato sia sulla classifica che sul morale del monegasco che, dopo anni da punto di riferimento della Scuderia, si trova ora a convivere con un Hamilton rigenerato e sempre più centrale nel progetto Ferrari.

    Il rinnovo pluriennale sottoscritto con la Rossa alla vigilia del Gran Premio di Monaco rappresenta comunque un segnale forte.

    Da una parte il Cavallino ha confermato la piena fiducia nel talento di Leclerc, dall’altra il numero 16 ha ribadito la volontà di continuare a inseguire quel titolo iridato che, dopo tanti bocconi amari, sarebbe il giusto coronamento del suo percorso a Maranello.

    Eppure, il prolungamento del rapporto tra Leclerc e la Ferrari continua a far discutere nel paddock, soprattutto in virtù del momento delicato del monegasco e della crescita costante di Hamilton all’interno della squadra.

    Tra le voci più critiche c’è quella di Jacques Villeneuve che, intervenuto a Sky Sports F1 UK nel corso del programma The F1 Show, ha espresso i propri dubbi:

    La Ferrari ha appena rinnovato il contratto di Leclerc, perciò ora come sarà stimolato? Non credo sia stata una buona idea. A Barcellona abbiamo visto le prime crepe, perché Charles non accettava di stare dietro a Hamilton in un week-end “.

    L’ex pilota canadese ha poi approfondito il suo punto di vista, sottolineando come Leclerc sia ormai nella fase più matura della propria carriera:

    In questo sport sei considerato vecchio a 28 anni, ma non tanto per l’età quanto per l’esperienza, e lui dovrebbe essere al picco della sua forma. Si può sempre imparare, adesso deve fare dei piccoli aggiustamenti e costruire un team attorno a sé, anche se forse ora è troppo tardi, perché c’è qualcun altro che si sta insediando. Con Vettel aveva vita facile, vedremo ora come reagirà“.

  • Coulthard: “Sainz è frustrato, vuole al più presto un top team”

    Coulthard: “Sainz è frustrato, vuole al più presto un top team”

    Ben lontani dalle aspettative di inizio stagione, i risultati ottenuti fin qui dalla Williams sono stati a dir poco deludenti.

    A masticare amaro sono soprattutto i piloti della storica scuderia inglese, che hanno visto la possibilità di una FW48 capace di lottare per le posizioni importanti infrangersi contro la dura realtà di un progetto nato male.

    Nonostante la frustrazione maggiore sia probabilmente quella di Alexander Albon, per Carlos Sainz la situazione non è molto diversa.

    Il madrileno, rimasto orfano del sedile Ferrari, aveva scelto la compagine di Grove rifiutando diverse alternative, Audi in primis, proprio per scommettere sul trend di crescita che i britannici stavano mostrando.

    Ora, però, con il vento decisamente a sfavore, per il numero 55 quel futuro roseo con la Williams si è trasformato in una prigione, capace di relegarlo alla dura lotta anche solo per qualche punto in classifica.

    A confermarlo ci sono le voci, sempre più insistenti nel paddock, secondo cui il pilota spagnolo e il suo management stiano intrattenendo fitti colloqui con altri team della massima serie.

    Testimone della volontà di Carlos di voler ritornare al vertice è David Coulthard, che ha analizzato la questione ai microfoni del podcast Up To Speed:

    Si vede chiaramente la frustrazione in entrambi i piloti della Williams. Credo che Albon sia persino un po’ più frustrato, visto che è stato appena nominato il pilota con il maggior numero di gare disputate per la Williams. È profondamente legato a quella squadra. Fa parte del suo DNA e ha sempre dato il massimo. Quindi penso che la sua frustrazione sarà maggiore di quella di Carlos, che sta sicuramente tenendo d’occhio la sua prossima opportunità, visto che è passato dalla Ferrari, dove ha ottenuto vittorie, alla Williams, dove si accontenta di conquistare punti. Vuole tornare al vertice, e per raggiungere quella posizione in Williams ci vorranno ancora alcuni anni. Dobbiamo riconoscere i progressi, ma Sainz vuole un top team al più presto“.

  • I segreti del pit-stop perfetto: parla Andy Rush, il gunman da meno di due secondi

    I segreti del pit-stop perfetto: parla Andy Rush, il gunman da meno di due secondi

    In Formula 1 ogni millesimo di secondo ha un valore che va ben oltre il cronometro. 

    Lo sa bene Andy Rush, meccanico che ha fatto parte della pit crew di Red Bull negli anni in cui la squadra anglo-austriaca conquistava il DHL Pit Stop Award, sia nel 2023 che nel 2024. 

    In questa stagione il tecnico è tornato in Aston Martin, dopo tre anni e 32 vittorie collezionate con il team di Milton Keynes.

    Il lavoro della piazzola è tra i più intensi dello sport: esplosivo, millimetrico, sincronizzato. “È davvero un lavoro di squadra”, racconta Rush. 

    “Siamo in venti a dover lavorare all’unisono. Ognuno ha il proprio compito, e ognuno si fida degli altri per portarlo a termine”. Nel suo ruolo di gunman, l’addetto all’avvitatore, l’universo si restringe all’interazione con il wheel-off man e il wheel-on man che operano al suo fianco. Tre persone per un obiettivo condiviso, dove la soglia standard a cui punta l’intera squadra è un tempo limite compreso tra l’1.9 e i 2 secondi netti. “C’è molta memoria muscolare in gioco”, spiega il meccanico britannico.

    Per reggere simili ritmi, la preparazione atletica e la reattività diventano requisiti imprescindibili. 

    “I movimenti che facciamo sono molto esplosivi. La forza nella presa e quella nel core sono importantissime, insieme ai tempi di reazione”, sottolinea Rush, il cui programma di allenamento prevede sessioni specifiche di Russian twist con kettlebell, Bulgarian split squat e trazioni.

    Dentro il garage, durante il Gran Premio, l’atmosfera è d’altronde molto più ovattata di quanto si immagini dall’esterno. “Sarete sorpresi di sapere che ascoltiamo solo il rombo della gara”, rivela Rush. 

    Nessuna telecronaca, nessuna comunicazione radio superflua dal muretto: solo i dati telemetrici sugli schermi e le immagini mute della corsa. Poi arriva l’ordine perentorio in cuffia che segnala il rientro della monoposto entro i successivi 15 secondi. A quel punto scatta la procedura: 

    “Boom, casco in testa, si va fuori”.

  • Wolff: “Non vorrei giocarmi il titolo con Hamilton. Quando sente odore di sangue, non lo fermi più”

    Wolff: “Non vorrei giocarmi il titolo con Hamilton. Quando sente odore di sangue, non lo fermi più”

    Toto Wolff conosce molto bene Lewis Hamilton.

    Conosce la sua straordinaria velocità, la caratura del talento che per anni ha regnato indiscusso sulla griglia. Conosce il suo temperamento graffiante, quella repulsione all’arrendevolezza che gli impedisce di mollare la presa.

    E, soprattutto, conosce la sua sete di vittoria, l’adrenalina che lo scuote quando scorge all’orizzonte l’ombra del trionfo. Lo conosce, e per questo lo teme, perché quelle che un tempo erano risorse preziose per Mercedes, oggi sono minacce per sconfiggere Brackley e scardinare Andrea Kimi Antonelli dal vertice della classifica iridata.

    Uno scenario che, dopo il successo di Hamilton a Barcellona e il ritiro del talento bolognese, non pare più così remoto: il britannico ha incassato ben 25 punti, accorciando il gap dalla vetta a 41 lunghezze.

    A spaventare Mercedes concorrono poi certo le brillanti prestazioni della SF-26 che, forte degli aggiornamenti di Barcellona, ha finalmente sfoderato tutto il suo potenziale, gareggiando alla pari con le Frecce d’Argento.

    Un ruolo cruciale in questo senso lo avranno le concessioni ADUO, con Ferrari che, in deficit sul fronte termico, introdurrà la prima delle due evoluzioni in Austria.

    E chissà che il veterano di Stevenage non continui a godere di questo sfolgorante momento di forma, facendo pressione sui rivali e aggiungendo alla formula la magia delle grandi imprese.

    “Lewis ha attraversato tanti momenti difficili, sono felice per lui. Se non vinciamo noi, mi fa piacere che lo faccia lui. Però preferirei non lottare con lui per il titolo, perché so di cosa è capace. Se sente odore di sangue, ci va a nozze. L’ho visto per molti anni: il treno di Hamilton parte e poi è difficile fermarlo”, ha spiegato Wolff ai microfoni dei media, mescolando l’antico affetto a una palpabile dose di sana e giustificata apprensione.

    “Hamilton ha le sue possibilità per il titolo. Ha 41 punti di ritardo, ma basta un ritiro e può guadagnare 25 punti. La situazione è aperta, non possiamo permetterci di non arrivare al traguardo. Dobbiamo continuare a migliorare le prestazioni della vettura, non commettere errori, essere intelligenti con la strategia e rimanere concentrati”, ha concluso.

  • Rosberg: “A Barcellona Mercedes troppo protettiva nei confronti di Russell, Antonelli è più veloce”

    Rosberg: “A Barcellona Mercedes troppo protettiva nei confronti di Russell, Antonelli è più veloce”

    Il Gran Premio di Barcellona ha lasciato alla Mercedes più domande che certezze.

    Non soltanto per la vittoria sfumata contro la Ferrari di Lewis Hamilton, ma soprattutto per la gestione interna del confronto tra George Russell e Andrea Kimi Antonelli.

    Una gestione che, secondo Nico Rosberg, avrebbe penalizzato la squadra nel momento in cui serviva massimizzare il risultato.

    Il tema nasce da un passaggio preciso della gara.

    Antonelli, più veloce del compagno, è rimasto a lungo negli scarichi di Russell senza poter sfruttare pienamente il proprio ritmo.

    Una situazione riassunta dallo stesso italiano con parole molto chiare: “Se avessi passato subito Russell sarebbe stata un’altra gara”.

    Anche Toto Wolff, nel dopo gara, ha riconosciuto la complessità della scelta:

    Abbiamo perso due volte, ma non è facile prendere decisioni a livello strategico quando hai due piloti in lotta per il titolo”.

    Il punto, però, per Rosberg è proprio questo.

    Quando la vittoria di squadra entra in discussione, la logica interna dovrebbe lasciare spazio alla massima efficienza sportiva. Il Campione del Mondo 2016, che in Mercedes ha vissuto dall’interno una delle rivalità più dure dell’era moderna contro Lewis Hamilton, ha criticato apertamente il muretto.

    “La Mercedes ha tenuto troppo conto di George, lo ha protetto troppo”, ha dichiarato il tedesco a Motorsport Aktuell.

    È una frase pesante, perché non riguarda soltanto la strategia di Barcellona. Riguarda il modo in cui Mercedes sta provando a gestire un equilibrio sempre più delicato: da una parte Russell, partito a inizio stagione con un ruolo da riferimento interno. Dall’altra Antonelli, cresciuto rapidamente fino a diventare il pilota più incisivo del team nelle ultime settimane.

    Rosberg ha poi completato il ragionamento entrando nel merito della scelta di gara: “Non appena la squadra rischia di perdere la vittoria, si corre insieme per il successo della squadra. E la Mercedes avrebbe dovuto farlo prima”.

    Il riferimento è diretto. Secondo Rosberg, Mercedes avrebbe dovuto liberare Antonelli prima, evitando che il ritmo del giovane italiano venisse neutralizzato dietro Russell.

    Una scelta più aggressiva avrebbe forse cambiato il peso strategico della gara, soprattutto in una fase in cui Hamilton e la Ferrari stavano costruendo la loro occasione.

    La parte più dura arriva però sul confronto prestazionale tra i due piloti. Rosberg non si limita a criticare il muretto, ma fotografa anche una tendenza tecnica ormai evidente:

    Antonelli è stato di nuovo più veloce in gara. Nelle qualifiche Russell può lottare con i migliori, ma in gara gli manca qualcosa”.

    Per la Mercedes, Barcellona diventa così un caso da archiviare con attenzione.

    Lasciare correre due piloti in lotta per il titolo può essere una scelta sportiva e anche politicamente corretta.

    Ma se quella libertà finisce per rallentare il pilota più veloce e aprire la porta agli avversari, allora il confine cambia.

    Rosberg non chiede ordini rigidi, ma una priorità più chiara. Prima la squadra, poi l’equilibrio interno. Perché in un Mondiale così aperto, proteggere troppo un pilota può diventare il modo più rapido per perdere una gara.

  • Mercedes, è stato un errore ai box a compromettere lo stint finale di Russell a Barcellona

    Mercedes, è stato un errore ai box a compromettere lo stint finale di Russell a Barcellona

    Per George Russell il fine settimana di Barcellona era partito sotto i migliori auspici grazie all’ottima pole position del sabato.

    La domenica, tuttavia, ha riservato al pilota britannico una vera prova di resistenza contro la sua stessa monoposto, complicata sia da una difficile gestione delle gomme che da un evidente problema di sottosterzo accusato nella seconda parte di gara.

    In situazioni del genere, la prassi abituale da parte del muretto è quella di intervenire sui flap dell’ala anteriore durante il pit-stop per riadattare il bilanciamento aerodinamico.

    È qui che i piani della Mercedes sono saltati: lo strumento meccanico inserito nel muso della vettura per effettuare la regolazione ha subìto un guasto.

    Invece di correggere il sottosterzo, la monoposto è stata sbilanciata nella direzione opposta, consegnando a Russell una W17 decisamente sovrasterzante e con un retrotreno instabile.

    A confermare la dinamica è stato il braccio destro di Toto Wolff, Bradley Lord, che nel debrief della Mercedes ha ammesso l’inconveniente tecnico che ha pesantemente penalizzato il passo gara del britannico:

    “Durante l’ultimo pit-stop abbiamo regolato in maniera errata l’ala anteriore a causa di un problema con lo strumento per regolare l’ala. Questo vuol dire che ha guidato con un bilanciamento molto sovrasterzante che di sicuro ha compromesso il suo passo nell’ultima parte di gara”.

    A Barcellona la Mercedes è sembrata complessivamente meno brillante rispetto a quanto visto durante le prime gare della stagione, ma questo specifico inconveniente ha fatto perdere a Russell mediamente sette decimi al giro rispetto al ritmo impresso dalla Ferrari di Lewis Hamilton.

  • Ferrari da Mondiale? Vasseur resta cauto: “Tre settimane fa volevate licenziare metà del team”

    Ferrari da Mondiale? Vasseur resta cauto: “Tre settimane fa volevate licenziare metà del team”

    La prima storica vittoria di Lewis Hamilton al volante della Ferrari, conquistata domenica scorsa a Barcellona, ha inevitabilmente riacceso le speranze iridate del Cavallino Rampante e dei suoi tifosi.

    Dopo un 2025 complicato e ricco di difficoltà, la stagione in corso sembra aver restituito nuova energia al team di Maranello.

    Senza grandi proclami alla vigilia, ma attraverso un lavoro costante e metodico, la Rossa ha saputo costruire basi solide grazie a una ritrovata coesione interna e a una monoposto, la SF-26, che sotto la guida tecnica di Loic Serra si sta rivelando una vettura competitiva, affidabile e in costante crescita.

    Tuttavia, una vittoria, per quanto netta e speciale, non è sufficiente per legittimare ambizioni iridate.

    In questa fase della stagione è fondamentale mantenere i piedi per terra ed evitare facili entusiasmi, soprattutto alla luce delle tante illusioni e delle successive delusioni che hanno segnato la storia recente del Cavallino.

    Emblematico, in questo senso, quanto accaduto nel dopo gara catalano.

    Durante un’intervista concessa a Sky Sports F1 UK, il team principal della Ferrari, Frederic Vasseur, è stato incalzato da Jacques Villeneuve.

    L’ex pilota canadese gli ha domandato se, dopo il successo di Barcellona, il team avrebbe modificato il proprio approccio, alzando l’asticella per scalzare Mercedes dal “trono”.

    La replica di Vasseur è stata immediata e tagliente:

    Questo lo dici tu. Io non ho mai detto di voler essere il migliore degli altri o qualcosa del genere. Siamo qui per dare il massimo. Tre o quattro settimane fa dicevate che avrei dovuto licenziare metà del team. Questo dimostra che bisogna mantenere la calma. Oggi non siamo Campioni del Mondo e affronteremo la gara in Austria esattamente come abbiamo affrontato quella di Barcellona “.