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  • Mercedes, è stato un errore ai box a compromettere lo stint finale di Russell a Barcellona

    Mercedes, è stato un errore ai box a compromettere lo stint finale di Russell a Barcellona

    Per George Russell il fine settimana di Barcellona era partito sotto i migliori auspici grazie all’ottima pole position del sabato.

    La domenica, tuttavia, ha riservato al pilota britannico una vera prova di resistenza contro la sua stessa monoposto, complicata sia da una difficile gestione delle gomme che da un evidente problema di sottosterzo accusato nella seconda parte di gara.

    In situazioni del genere, la prassi abituale da parte del muretto è quella di intervenire sui flap dell’ala anteriore durante il pit-stop per riadattare il bilanciamento aerodinamico.

    È qui che i piani della Mercedes sono saltati: lo strumento meccanico inserito nel muso della vettura per effettuare la regolazione ha subìto un guasto.

    Invece di correggere il sottosterzo, la monoposto è stata sbilanciata nella direzione opposta, consegnando a Russell una W17 decisamente sovrasterzante e con un retrotreno instabile.

    A confermare la dinamica è stato il braccio destro di Toto Wolff, Bradley Lord, che nel debrief della Mercedes ha ammesso l’inconveniente tecnico che ha pesantemente penalizzato il passo gara del britannico:

    “Durante l’ultimo pit-stop abbiamo regolato in maniera errata l’ala anteriore a causa di un problema con lo strumento per regolare l’ala. Questo vuol dire che ha guidato con un bilanciamento molto sovrasterzante che di sicuro ha compromesso il suo passo nell’ultima parte di gara”.

    A Barcellona la Mercedes è sembrata complessivamente meno brillante rispetto a quanto visto durante le prime gare della stagione, ma questo specifico inconveniente ha fatto perdere a Russell mediamente sette decimi al giro rispetto al ritmo impresso dalla Ferrari di Lewis Hamilton.

  • Ferrari da Mondiale? Vasseur resta cauto: “Tre settimane fa volevate licenziare metà del team”

    Ferrari da Mondiale? Vasseur resta cauto: “Tre settimane fa volevate licenziare metà del team”

    La prima storica vittoria di Lewis Hamilton al volante della Ferrari, conquistata domenica scorsa a Barcellona, ha inevitabilmente riacceso le speranze iridate del Cavallino Rampante e dei suoi tifosi.

    Dopo un 2025 complicato e ricco di difficoltà, la stagione in corso sembra aver restituito nuova energia al team di Maranello.

    Senza grandi proclami alla vigilia, ma attraverso un lavoro costante e metodico, la Rossa ha saputo costruire basi solide grazie a una ritrovata coesione interna e a una monoposto, la SF-26, che sotto la guida tecnica di Loic Serra si sta rivelando una vettura competitiva, affidabile e in costante crescita.

    Tuttavia, una vittoria, per quanto netta e speciale, non è sufficiente per legittimare ambizioni iridate.

    In questa fase della stagione è fondamentale mantenere i piedi per terra ed evitare facili entusiasmi, soprattutto alla luce delle tante illusioni e delle successive delusioni che hanno segnato la storia recente del Cavallino.

    Emblematico, in questo senso, quanto accaduto nel dopo gara catalano.

    Durante un’intervista concessa a Sky Sports F1 UK, il team principal della Ferrari, Frederic Vasseur, è stato incalzato da Jacques Villeneuve.

    L’ex pilota canadese gli ha domandato se, dopo il successo di Barcellona, il team avrebbe modificato il proprio approccio, alzando l’asticella per scalzare Mercedes dal “trono”.

    La replica di Vasseur è stata immediata e tagliente:

    Questo lo dici tu. Io non ho mai detto di voler essere il migliore degli altri o qualcosa del genere. Siamo qui per dare il massimo. Tre o quattro settimane fa dicevate che avrei dovuto licenziare metà del team. Questo dimostra che bisogna mantenere la calma. Oggi non siamo Campioni del Mondo e affronteremo la gara in Austria esattamente come abbiamo affrontato quella di Barcellona “.

  • Piero Ferrari: “Hamilton come Schumacher nel 1996? Lo vedo come un segno del destino”

    Piero Ferrari: “Hamilton come Schumacher nel 1996? Lo vedo come un segno del destino”

    Michael Schumacher, domenica 2 giugno 1996.

    Lewis Hamilton, domenica 14 giugno 2026.

    Un filo sottile lungo tre decenni unisce i due piloti più vincenti della storia della Formula 1 che, per uno strano gioco del destino, ottengono la loro prima vittoria al volante della Scuderia più gloriosa del Motorsport sulla stessa pista, quella di Barcellona.

    Trent’anni separano quei due pomeriggi, eppure il sapore della storia sembra essere lo stesso. Da una parte un giovane Schumacher, che iniziava a costruire il leggendario ciclo in Ferrari destinato a segnare un’epoca; dall’altra Hamilton, arrivato a Maranello da campione già affermato per inseguire una sfida per molti impossibile.

    Per questo, e per molto altro, il successo ottenuto ieri dal numero 44 va ben oltre il semplice risultato sportivo. È una vittoria che restituisce entusiasmo, che riaccende le speranze e che riporta la Rossa prepotentemente al centro della scena iridata. Ma soprattutto consente a tutto il popolo ferrarista, oggi come in quel lontano 1996, di alimentare quella fiammella di un sogno rimasto troppo a lungo assopito.

    Una coincidenza dal sapore dolce e, allo stesso tempo, malinconico e nostalgico, che per Piero Ferrari – intervenuto ai microfoni del Quotidiano Nazionale – va ben oltre la semplice casualità:

    Io non credo sia una coincidenza il fatto che Hamilton abbia conquistato la sua prima vittoria con la nostra macchina proprio a Barcellona, dove 30 anni fa Schumi inaugurò la sua straordinaria sequenza di successi con la Rossa. Lo leggo como un segno del destino, se non addirittura come un auspicio per il futuro che ci aspetta “.

    Un successo, quello ottenuto da Hamilton, che sa di rinascita. Una rinascita che, tuttavia, non sorprende il figlio del Drake, convinto che le difficoltà incontrate in precedenza dal britannico fossero legate tanto alle monoposto a effetto suolo della passata generazione quanto alla mancanza, fino a questo momento, di una vettura realmente competitiva a Maranello:

    Non sono sorpreso dalla rinascita di Hamilton. Era evidente che Lewis non gradiva le vetture a effetto suolo e, in più, non avevamo dato né a lui né a Leclerc una vettura competitiva “.

  • Il Pagellone del Gran Premio di Barcellona

    Il Pagellone del Gran Premio di Barcellona

    Barcellona. Che sia per un Gran Premio, per una vacanza o per una decisione presa con scarso senso dell’autoconservazione, la Spagna pare sempre una buona idea.

    Paese di navigatori, conquistadores e soprattutto di gente che guarda un edificio perfettamente normale e pensa: “Sì, però incliniamolo un po’, mettiamoci tre guglie, un drago e una finestra a forma di carciofo”. Da queste parti l’architettura non è una disciplina: è un episodio psicotico collettivo durato secoli.

    Dal 1991 la Formula 1 corre qui in Catalogna, su una pista che non regala nulla a nessuno: se la macchina va forte, lo dimostra. Se va piano, pure. Niente yacht, niente casinò. Solo sole, asfalto e ventidue piloti pronti a complicarsi la vita.

    Questo è il Pagellone di Hammer Time.

    Mercedes, voto 7: Al Giorgino hanno dovuto togliere tutto. Prima il parcheggio, poi il tavolo della colazione, quindi il portafoglio in metropolitana. Infine gli hanno portato via anche la vittoria. La pole era sua, la gara sembrava sua, il momento era quello giusto per ridare grinta dopo mesi sghembi. Invece il destino gli ha lasciato soltanto un secondo posto e la sensazione di essere stato derubato con metodo. Per l’inglese, tempi durissimi.

    Ad Antonelli, invece, KO tecnico. Normale amministrazione: cose che capitano. Nel frattempo il secondo in classifica si riprende 25 punti in un colpo solo. E allora nasce il dilemma: se la Ferrari fosse davvero della partita da qui a fine anno, cosa scegliereste? Un campioncino italiano fresco di conio o una Ferrari iridata? Sì, lo so, è come chiedere a chi vuoi più bene: a papà o a mammà?

    Ferrari, voto 9: Strategia impeccabile, guida perfetta e quel pizzico di fortuna che, ogni tanto, bisogna anche meritarsi. Bellissimo il team radio con l’accento da Stanlio e Ollio, molto meno la cuffietta sul podio che lo faceva sembrare un rapinatore sudamericano in trasferta. Il ragazzo deve maturare, dicevamo. E oggi ha regalato una bella botta di vita a chi vede rosso. Bravo, Luigino. Bel lavoro.

    Dall’altra parte del box, dopo l’inciampo del Principato, sulla vettura numero 16 hanno aggiornato l’impianto frenante: dai freni a tamburo si è finalmente passati ai freni a disco. Purtroppo il problema non era solo quello. Già, perché cos’è capitato in gara è un peccato. Cos’ha combinato in qualifica è evidente. E vedere Leclerc così spento e affaticato, dopo averlo visto trascinare la Ferrari per mesi, fa quasi più male del risultato stesso. Forza, vogare per credere.

    McLaren, voto 7: Mentre il compagno di squadra dipingeva un podio tutto lord e sir, Piastri è scomparso alla partenza assieme alle luci del semaforo. Ormai vederlo dietro, ingrigito e senza mordente è diventata una di quelle istituzioni eterne: come la Pasqua, il Natale o il pistacchio di Bronte.

    Qui tocca urgentemente far giudizio, perché in McLaren i sedili sono ambiti e la concorrenza non manca. Un giovane Fornaroli, per esempio, si sta costruendo una reputazione da rapace: veloce, brillante e con quella fastidiosa abitudine di stupire ogni qual volta gli si offra l’occasione. Nessuno dice che il posto sia a rischio. Però, ecco, magari una sveglia sul comodino iniziamo a metterla.

    Red Bull, voto 6: Per Hadjar, partenza da manuale se il manuale s’intitolasse “sbagliare bene, sbagliare tutto”. Un avvio da dimenticare che ha complicato immediatamente una domenica già poco generosa. Sia lui che Verstappen faticano e sgobbano, ma senza gli strumenti per stupire, godere e consolare. La macchina non offre molto e il cronometro è impietoso. Visto il distacco rimediato – specialmente dal francese – questa sufficienza è quasi un atto caritatevole.

    Haas, voto 3: Ma chi gliel’ha fatta la strategia a Bearman? Saw l’Enigmista? Media, hard, soft: ogni pit sembrava estratto dal sacchetto della tombola. Quaterna!

    E dire che proprio nel giorno in cui il Cavallino si è trasformato in un purosangue, gli strateghi di Gene Haas riescono nell’impresa di vivisezionare un possibile arrivo a punti. Quando i piloti sono rientrati al box, giurerei di aver visto Ayao Komatsu scappare a tutta velocità dall’uscita sul retro. E, tra l’altro, ha fatto segnare anche il miglior settore del fine settimana. Che disastro.

    Alpine, voto 7: Risultato bello vispo per Gasly e Colapinto. Alcuni dicono che siano arrivati in P7 e P10, ma il risultato definitivo si scoprirà in dieci comode rate. Ormai, sapete, con la FIA va di moda così. Quanto all’argentino, anche questa volta l’esame è superato. Del resto la Spagna non è affatto un Paese per lenti, e lui ha risposto presente quando contava. Manca ancora qualche svolazzo per dimostrare definitivamente di meritarsi quel sedile, anche se a volte sembra proprio un mulo di talento.

    Audi, voto 4: La R26 trattiene con la velocità un rapporto isterico. In qualifica è tutta nacchere, sangria e grandi promesse: ti guarda negli occhi e ti fa credere che questa volta sarà diverso. Poi arriva la domenica e diventa un chitarrista solitario sotto un balcone vuoto. Sul dritto niente da dire: viaggia come un AVE Madrid-Barcellona. Peccato che i rettilinei siano spesso intervallati da qualche curva.

    Bortoleto trascorre il pomeriggio affacciato al terrazzino a osservare la vita che passa, mentre l’intramontabile Hulk viene eliminato da un sasso. Da un sasso. Una sfortuna così assurda che, al confronto, Paperoga e Lupo Alberto sembrano nati con la camicia. Quando la dea bendata distribuisce i numeri, a Nico scappa sempre la pipì.

    Racing Bulls, voto 8: Piccoli passi – come diceva Cavour – per i faentini di casa Red Bull. A inizio stagione ero convinto che a Lindblad sarebbero bastate poche gare per imporsi sul compagno di squadra. Invece Lawson, zitto zitto, si è costruito una stagione più che dignitosa e continua a portare a casa risultati con una regolarità che merita rispetto.

    Eppure il suo futuro resta nebuloso. In Formula 2 c’è già la fila per il suo sedile: ogni sei mesi in Red Bull nasce un nuovo predestinato. Lawson assomiglia un po’ al figlio di mezzo: non fa grandi danni, prende bei voti, apparecchia la tavola e si comporta bene. Però i genitori parlano sempre del fratellino appena arrivato.

    Williams, voto 3: Una gara noiosa come un talk show in prima serata. E a questo punto la domanda sorge spontanea: ma cosa fanno ‘sti due il sabato sera? Burraco? Tressette? Monopoly? Qualcuno li metta a nanna sul presto, o meglio ancora li tenga svegli tutta la notte: magari arrivano al Gran Premio un po’ più irrequieti e succede qualcosa. Così, giusto per vedere se sono vivi.

    Aston Martin, voto 2: Mi piange il cuore vedere un Fernando così, soprattutto in quella che potrebbe essere la sua ultima Catalogna. La prestazione è stata talmente mesta che più che Barcellona sembrava Barcellina, percorsa a bordo di una tartarugona verde con l’entusiasmo di un impiegato al rientro dalle ferie. Ultimo in qualifica, in gara fa quello che può, ma il risultato è una lenta processione verso il nulla.

    Newey? Ci sei? No, non risponde nessuno.

    Cadillac, voto 2: Dopo il quasi-punto dell’episodio precedente, qui soltanto un sordo cicaleggio. La Cady torna alle sue abitudini e sparisce dai radar con una puntualità quasi commovente.

    Quanto al Sergione, risulta disperso nel trasferimento tra Monte-Carlo e Barcellona. Qualcuno giura di averlo visto in spiaggia, altri sostengono fosse imbambolato davanti alla Sagrada Família, vitreo, con la bocca spalancata a contemplare le guglie di Gaudí. Perché? Sindrome di Stendhal. Ogni tanto capita, a lui particolarmente.

    FIA, voto 0: Il risultato tardivo di Monaco mi ha lasciato così, con le braccia aperte come in croce.

    Un dispiacere vedere la Formula 1, una delle ultime fiere dell’ingegneria automobilistica occidentale, ostaggio di decisioni che troppo spesso sono tardive, con criteri non sempre facili da comprendere dall’esterno.

    Una Federazione che dà talvolta l’impressione di essere inflessibile con alcuni e sorprendentemente elastica con altri, alimentando polemiche che lo sport non avrebbe bisogno di creare da solo. La credibilità di una competizione si misura anche nella chiarezza delle sue regole e nella rapidità con cui vengono applicate. Su questo fronte, tifosi, squadre e addetti ai lavori meritano qualcosa di meglio.

  • Barcellona, a Hamilton (ovviamente) il titolo di Hammer of the Day

    Barcellona, a Hamilton (ovviamente) il titolo di Hammer of the Day

    Qualcuno avrà notato che, stavolta, nella votazione per l’Hammer of the Day, non c’era scelta.

    A volte la realtà si impone con una tale evidenza da rendere superfluo qualsiasi dibattito. Non c’era nessun altro nome possibile. Non oggi.

    Non dopo quello che abbiamo visto.

    Sir Lewis Carl Davidson Hamilton.

    Oggi più Sir che mai.

    C’è una fotografia che appartiene all’immaginario collettivo più antico e silenzioso – quella del gentiluomo che tende la mano ad un anziano per aiutarlo ad attraversare la strada.

    Un gesto semplice, quasi invisibile, eppure capace di contenere tutto ciò che di noble esiste nell’essere umano.

    Lewis Hamilton ha fatto esattamente questo. Ha teso la mano.

    E quell’anziano è la Scuderia più vincente nella storia dello sport motoristico. Perché a volte serve una mano – anche se sei il più grande, anche se il tuo curriculum parla da solo. Serve comunque.

    E lui l’ha offerta, senza esitazione, senza calcolo.

    Da qualche parte, là dove il tempo non esiste e il rombo dei motori arriva ovattato ma nitido, c’è Enzo Ferrari – un uomo che Lewis non ha mai conosciuto, eppure che oggi lo ringrazierà.

    Per aver restituito acqua ad un mulino che girava a vuoto da troppo tempo. Per aver dimostrato, ancora una volta, che i sogni impossibili non esistono. I sogni sì. Impossibili, mai.

    E poi c’è Niki Lauda, che Hamilton lo ha invece conosciuto davvero – lo ha cercato, voluto, plasmato. Lo ha visto cadere e rialzarsi.

    Anche lui, oggi, sorride.

    Ma la vittoria vera non ha nulla a che fare con la coppa.

    Non con il punteggio, non con la bandiera a scacchi. È quella sensazione precisa e irripetibile di voltarsi indietro (verso ogni sacrificio fatto, ogni dubbio attraversato) e sorridere.

    Con la certezza silenziosa che ogni scelta compiuta fino a quel momento fosse quella giusta.

    Si vince per poter guardare il proprio passato e ridergli addosso, come si ride di quel nemico che non fa più paura, perché nel frattempo sei cresciuto.

    E alla fine, dopotutto, hai vinto tu.

    Oggi Lewis Hamilton ha vinto così.

    Senza punteggio che conti davvero.

    Ha vinto perché lo sa. E lo sa soltanto lui.

  • Leclerc: “Nessuna invidia nei confronti di Hamilton, sono felice per Lewis e per il team”

    Leclerc: “Nessuna invidia nei confronti di Hamilton, sono felice per Lewis e per il team”

    Il volto di Charles Leclerc dopo il Gran Premio di Barcellona raccontava più di qualsiasi analisi tecnica.

    In un fine settimana in cui Lewis Hamilton ha riportato la Ferrari sul gradino più alto del podio, il monegasco ha vissuto l’altra faccia della domenica di Maranello, fatta di difficoltà, frustrazione e un ritiro per un problema al power steering che ha lasciato addosso il peso opprimente di un’occasione mancata.

    Non è soltanto il risultato a pesare, ma è il contrasto interno a rendere il momento estremamente delicato:

    Hamilton, dopo settimane di crescita progressiva, ha trovato la sua prima memorabile vittoria in rosso, mentre Leclerc ha chiuso un altro week-end complicato dentro una sequenza negativa che lui stesso non ha cercato di nascondere.

    “Bisogna solo avere risultati buoni e week-end puliti. Negli ultimi quattro fine settimana è stato difficile gestire per vari problemi, ma va detto che anche io non sono stato al livello”, ha dichiarato il monegasco ai microfoni di Sky Sport F1 Italia.

    Riconoscendo le difficoltà tecniche ma inserendo anche sé stesso dentro il quadro, Leclerc ha mostrato un atteggiamento tutt’altro che difensivo in una Ferrari che ha appena ritrovato la vittoria, ammettendo con grande onestà come il compagno di squadra abbia fatto un grande passo in avanti per il quale si dice contento, consapevole di dover migliorare a sua volta.

    Il confronto interno, in un momento così visibile, diventa inevitabile, soprattutto perché il sette volte campione del mondo ha centrato il risultato che la Ferrari inseguiva da tempo, mentre il monegasco si è ritrovato a fare i conti con una corsa vissuta in salita e condizionata anche dalle tempistiche sfortunate della Virtual Safety Car.

    Alla domanda su una possibile invidia, Leclerc ha risposto senza cercare scorciatoie, negando qualsiasi sentimento negativo per la Ferrari o per Lewis, prima di lasciarsi andare alla parte più umana della sua analisi, quella in cui ammette di essere molto preoccupato per le sensazioni che proverà nel ritorno a casa”.

    Si tratta di una dichiarazione forte che racconta un Leclerc scosso più che arrabbiato, dove non c’è polemica né distanza dalla Ferrari o frattura con Hamilton, bensì la lucida consapevolezza di un momento da rimettere in ordine prima mentalmente e poi tecnicamente.

  • Norris: “Felice che Hamilton ora possa fare il dito medio a tanta gente”

    Norris: “Felice che Hamilton ora possa fare il dito medio a tanta gente”

    Barcellona, 14 giugno 2026.

    Ci sono date che si stampano nella storia della Formula 1, e questa domenica è una di quelle: la prima vittoria di Lewis Hamilton in Ferrari rimarrà non solo nel cuore dei Tifosi della Ferrari, ma anche in quello di tutti gli appassionati di questo sport.

    Non è solo il ritorno al successo del Cavallino Rampante, che spezza un digiuno che durava da quasi due anni, ma è anche il coronamento del matrimonio più d’impatto del Motorsport: vedere il sette volte Campione del Mondo vestito di Rosso salire sul gradino più alto del podio.

    Questa vittoria è una risposta definitiva, arrivata dopo mesi conditi da critiche feroci e scetticismo, con i soliti hater pronti a definire il pilota britannico ormai “bollito”.

    Dopo una lenta, ma costante crescita, Lewis ha dato le risposte sulla pista, collezionando due secondi posti in Canada e a Monaco, per poi prendersi il bottino più grosso a Barcellona. Il trionfo di Sir Lewis Hamilton ha fatto sorridere l’intero paddock, compresi i suoi avversari.

    Tra questi c’è Lando Norris, da sempre grande stimatore del numero 44. Proprio l’alfiere della McLaren ha preso le difese del connazionale, rispedendo le critiche al mittente senza peli sulla lingua.

    Queste le sue parole, pronunciate durante la conferenza post-gara:

    “Ovviamente ci sono state tantissime persone che hanno parlato male di lui. In questi ultimi mesi ha ricevuto un sacco di schifezze online da moltissima gente, quindi è bello che possa fare il dito medio a tutti loro”. 

  • Antonelli: “Eravamo più veloci della Ferrari, affidabilità va migliorata”

    Antonelli: “Eravamo più veloci della Ferrari, affidabilità va migliorata”

    Il convulso epilogo del Gran Premio di Barcellona, che ha consegnato alla storia la centoseiesima vittoria di Lewis Hamilton, la prima al volante della Ferrari, ha riservato ben più di un colpo di scena in chiave Mondiale, rimescolando in maniera significativa le carte della classifica iridata.

    Mentre il pluricampione britannico si involava indisturbato verso il successo, alle sue spalle i due alfieri della Mercedes erano impegnati in una serrata contesa per il secondo gradino del podio.

    A prevalere, almeno inizialmente, era stato il leader del campionato, Andrea Kimi Antonelli, capace di avere la meglio sul compagno di squadra prima che un improvviso guasto ne interrompesse bruscamente la corsa, costringendolo al ritiro.

    Come già accaduto a George Russell in Canada, anche in questa circostanza, stando a quanto emerso nelle ore successive alla gara, il problema sarebbe riconducibile alla batteria.

    Una criticità che, sin dalle prime battute della stagione, continua a rappresentare una fonte di preoccupazione per la Power Unit Mercedes e che è costata alla scuderia di Brackley un nuovo, pesante zero in termini di punti, ancora una volta riconducibile a questioni di affidabilità.

    Intervistato al termine della gara dai microfoni di Sky Sport F1 Italia, Antonelli non ha nascosto come l’affidabilità costituisca attualmente una delle principali vulnerabilità della Mercedes, riconoscendo al contempo che la Ferrari potrebbe ormai rappresentare una seria minaccia nella corsa al titolo iridato:

    Penso che oggi fossimo i più veloci in pista. Certo, Lewis è stato molto veloce alla fine della gara, ma noi siamo stati super veloci nel secondo stint. Il nostro passo era buono, davvero molto buono. Ovviamente, raggiungere Lewis dopo la Virtual Safety Car era impossibile. Sicuramente l’affidabilità è il nostro punto debole. Da quello che ho capito, il problema che ha avuto George in Canada è lo stesso che ho avuto io oggi. È quindi un aspetto su cui dobbiamo lavorare. Personalmente, questa è una grande delusione. A essere sincero, mi sento un po’ vuoto in questo momento. Ma d’altra parte, queste cose succedono. Succede a tutti, e la cosa più importante è tornare ancora più forti“.

  • Wolff: “Dobbiamo essere più concreti, ora siamo in lotta con la Ferrari e con Lewis”

    Wolff: “Dobbiamo essere più concreti, ora siamo in lotta con la Ferrari e con Lewis”

    Dodici anni insieme non si cancellano con una firma su un contratto diverso. Non spariscono cambiando squadra, monoposto o persino il colore della tuta.

    Perché quando si scrive la storia fianco a fianco, quando si costruisce un legame fondato sulla stima reciproca, sul rispetto e sulla condivisione di vittorie e sconfitte, quel legame diventa qualcosa che va oltre il Motorsport: diventa eterno.

    Ed è proprio per questo che tra i volti più sorridenti e sinceramente emozionati per la prima storica vittoria di Lewis Hamilton al volante della Ferrari c’è senza dubbio quello di Toto Wolff.

    Un uomo che più di chiunque altro ha vissuto ogni capitolo della leggenda del numero 44.

    Dai trionfi che hanno riscritto i libri dei record alle notti più amare, passando per sei titoli mondiali conquistati insieme e per ferite ancora vive come quella drammatica sera di Abu Dhabi 2021.

    Un percorso condiviso lungo dodici anni, capace di creare qualcosa che nessun trasferimento avrebbe mai potuto spezzare.

    Così, subito dopo la cerimonia del podio, incalzato dai microfoni di Sky Sport F1 Italia, il team principal Mercedes si è lasciato andare a parole che trasudano affetto, rispetto e autentica felicità:

    Ho sempre detto che quando non siamo noi a vincere, voglio vedere Lewis vincere. Per voi italiani è meraviglioso: avete Kimi come pilota, avete la Ferrari che è ritornata a vincere e per quello io sono contento. Sono felice per Lewis, per Fred e per la Ferrari “.  Quando poi gli viene chiesto se Hamilton possa davvero lottare per il Mondiale, Wolff non esita nemmeno per un istante: “Sì, assolutamente. Si vede che va veloce ed è in un mindset molto forte. L’ho avuto con me per 12 anni“. 

    Inevitabile, poi, un passaggio su Andrea Kimi Antonelli e sui persistenti problemi che continuano a tormentare la componente elettrica della Power Unit Mercedes, un grattacapo che sta iniziando a pesare sempre di più sull’economia del campionato:

    È un peccato per Kimi, soprattutto per quel secondo stint in cui è stato mostruoso e ha recuperato veramente tanto terreno sui primi. Inizia ad essere un problema questa parte elettrica, forse è la batteria ma non lo sappiamo ancora. È inaccettabile perdere macchine e punti così: George a Montreal ha perso 25 punti, oggi Kimi 18. Per vincere si devono finire le gare, non basta solo la velocità. Io sono molto arrabbiato per questo e non sono contento della strategia di oggi, abbiamo perso due volte per quanto mi riguarda “. 

    Ed è proprio qui che emerge uno dei temi più delicati in vista delle prossime gare.

    Alla luce di quanto accaduto in pista, le parole di Wolff sembrano infatti lasciare aperto più di uno spiraglio all’ipotesi di futuri ordini di squadra.

    Interpellato sull’argomento, il manager austriaco ha risposto così:

    È una situazione molto difficile perché abbiamo due piloti che lottano per il campionato e noi abbiamo sempre detto di non voler dare ordini di squadra. In questo momento però c’è una battaglia con la Ferrari e con Lewis, oggi abbiamo perso la gara per non dare un team order. Per questo dobbiamo parlare con i piloti di come vogliamo gestire questa cosa in futuro“.

  • Vasseur predica calma e spinge la Ferrari: “Giornata storica, ma bisogna continuare ad innovare”

    Vasseur predica calma e spinge la Ferrari: “Giornata storica, ma bisogna continuare ad innovare”

    La vittoria di Lewis Hamilton al Gran Premio di Barcellona ha scritto una pagina storica per la Ferrari.

    Dopo un anno di sofferenze, il Cavallino ha consacrato nel migliore dei modi il matrimonio con il fuoriclasse britannico, consegnandolo alla leggenda come il pilota più vincente di sempre sul tracciato catalano.

    A interrompere la striscia di successi consecutivi della Mercedes è stato, ironia della sorte, proprio l’ex beniamino della Stella, capace di estrarre il massimo potenziale dalla SF-26 e dai cruciali aggiornamenti portati in pista dal team di Maranello.

    Al termine di una domenica memorabile ed emozionante per la Rossa, ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, Frederic Vasseur ha analizzato quanto successo in pista, tracciando la rotta che il Cavallino dovrà seguire da qui in avanti:

    È una giornata molto bella per il team, per Lewis e per tutti i ragazzi a Maranello. Dobbiamo tenere a mente che stanno spingendo come i matti per migliorare la vettura e questa vittoria è il modo migliore per ringraziarli. È anche un buon modo per approcciarsi alle tappe europee, e ieri abbiamo dimostrato anche di poter lottare per le pole position. Dobbiamo mantenere l’approccio di oggi anche nelle prossime gare, massima concentrazione e attenzione ai dettagli. Bisogna continuare ad innovare perché solo questo può permetterci di farci progredire. Dobbiamo evitare paragoni con la Mercedes, concentrandoci sulla nostra auto e sui nostri piloti, senza creare aspettative e affrontando una gara alla volta”.

    Dall’altra parte del box, quello di Charles Leclerc, non bisogna tuttavia dimenticare il ritiro causato da problemi al servosterzo. A tal proposito, il team principal della Ferrari si è espresso come segue:

    Ovviamente è frustrante non concludere la gara e anche oggi non è stata colpa sua. Ha avuto un problema di affidabilità. Per Charles, l’aspetto positivo è che oggi aveva molta più confidenza con la vettura. Ieri senza l’incidente avrebbe potuto lottare per la pole position, e oggi il passo era molto forte: aveva praticamente rimontato. Ricordo che in Canada aveva problemi di fiducia con la monoposto, oggi invece il feeling c’era“.