Blog

  • Noble: “Sainz? Le bandiere blu erano ben visibili, la scusa del malfunzionamento non regge”

    Noble: “Sainz? Le bandiere blu erano ben visibili, la scusa del malfunzionamento non regge”

    Il Gran Premio d’Ungheria ha scatenato accese polemiche per l’episodio che ha visto protagonisti Carlos Sainz e Oscar Piastri durante una fase di doppiaggio.

    Come ben noto, lo spagnolo della Williams ha completamente ignorato il pilota della McLaren, costringendo Piastri a una correzione al limite per evitare il contatto e finire fuori pista.

    Nel post-gara, il botta e risposta tra i due è stato infuocato: l’australiano ha definito la manovra una delle cose più stupide mai viste, mentre lo spagnolo ha rispedito le accuse al mittente definendo l’accaduto come un semplice “episodio di gara” e giustificandosi con la mancata segnalazione sul proprio display.

    A scatenare il caos in pista è stato infatti un guasto al sistema GPS della Formula 1, con le indicazioni sul posizionamento delle vetture lungo il tracciato che sono andate completamente in tilt.

    In condizioni normali, l’obbligo di lasciar passare chi sopraggiunge viene comunicato attraverso tre canali: i pannelli luminosi con il numero della vettura interessata, il display sul volante e le indicazioni via radio.

    Se da un lato la tecnologia era fuori uso, le bandiere blu sono state comunque sventolate manualmente dai commissari a bordo pista.

    È proprio su questa base che il giornalista Jon Noble ha smontato la tesi difensiva di Sainz, intervenendo durante The Race F1 Podcast:

    “Anche se il sistema automatico sul volante non funzionava, le bandiere blu c’erano comunque. C’erano i commissari lungo il tracciato a sventolare le bandiere blu e ad attivare i pannelli luminosi. Per questo non credo si possa semplicemente usare il malfunzionamento del sistema automatico come scusa per non aver prestato la dovuta attenzione“.

  • Ungheria, a Norris il titolo di Hammer of the Day

    Ungheria, a Norris il titolo di Hammer of the Day

    Chissà quanti giorni ci vogliono, davvero, per capire di essere diventati Campioni del Mondo.

    Il tempo fa scherzi strani, brutali a modo loro. Un giorno sei su un kart in qualche kartodromo di campagna britannico, il sole basso, l’odore di gomma bruciata nell’aria, e sorridi perché non c’è niente di più semplice e di più bello di questo. Il giorno dopo hai in mano il trofeo che conta più di qualsiasi altro nel motorsport.

    In mezzo ci sono anni che non si raccontano in poche righe, anni che si portano addosso in silenzio, come si porta tutto ciò che ha davvero pesato.

    Perché Lando Norris non è mai stato il predestinato di nessuno. Non nell’immaginario collettivo, non nelle previsioni di chi presume di capire questo sport meglio degli altri. È stato, semmai, il bersaglio più comodo – quello con la macchina forte e il piede debole, quello favorito dalla meccanica per compensare una presunta lacuna tecnica.

    Quello senza testa, senza nervi, senza la fibra dei campioni veri. La sua sconfitta, per qualcuno, era già scritta — quasi una profezia che avrebbe confermato la loro acuta lettura del motorsport, quasi una rivalsa personale mascherata da analisi sportiva.

    Perché a volte, nell’insuccesso altrui, c’è chi cerca la conferma di ciò che è, più che la comprensione di ciò che vede.

    Ad Abu Dhabi, a dicembre, Lando Norris ha alzato la Coppa del Mondo di Formula 1. È diventato il quarto campione del mondo in griglia – dopo Hamilton, Verstappen, Alonso.

    Tre nomi che pesano come pietre, tre nomi che hanno ridefinito il significato stesso della parola campione. Forse è per questo che ci vuole tempo.

    Forse è per questo che certi titoli non li metabolizzi subito, perché la loro grandezza è superiore all’istante in cui li conquisti, e ci vuole qualche mese — qualche gara, qualche domenica — prima che il cervello accetti davvero ciò che le mani hanno già toccato.

    L’Ungheria, prima della sosta estiva, è stata quella domenica. La vittoria all’Hungaroring non ha spostato classifiche, non ha rivoluzionato stagioni. Ha fatto qualcosa di più sottile e più importante: ha ricordato al mondo – e forse prima di tutto a lui – chi detiene il titolo iridato.

    Chi è, in questo momento, il campione di Formula 1.

    Lando Norris.

    Nel caso qualcuno se lo fosse dimenticato.

    Nel caso, forse, se lo fosse dimenticato anche lui.

    Adesso è più chiaro di prima.

  • Red Bull si muove per blindare Verstappen: nuovo contratto fino al 2029 senza clausole di uscita?

    Red Bull si muove per blindare Verstappen: nuovo contratto fino al 2029 senza clausole di uscita?

    Il futuro di Max Verstappen resta uno dei temi centrali nel paddock, con la Red Bull intenzionata a uscire allo scoperto per muovere le prime carte.

    Secondo quanto riportato da BILD, la dirigenza di Milton Keynes avrebbe infatti presentato un’offerta di rinnovo al quattro volte Campione del Mondo per estendere l’accordo attuale e, soprattutto, eliminare le clausole di uscita.

    Il contratto dell’olandese scade a fine 2028, con l’opzione di svincolo che si attiva automaticamente nel caso in cui non si trovi tra i primi tre del Mondiale prima della pausa estiva.

    Con il sesto posto in classifica maturato alla vigilia di Budapest, la clausola è diventata esercitabile, lasciando a Verstappen la libertà di liberarsi entro ottobre.

    Proprio per evitare incertezze durante il prosieguo della stagione, Oliver Mintzlaff avrebbe proposto un prolungamento fino al 2029, includendo la rinuncia alle clausole rescissorie e un ritocco verso l’alto dello stipendio base, che attualmente si aggira sui 65 milioni di euro all’anno.

    L’offerta è stata presentata diverse settimane fa, ma dal management dell’olandese non è ancora arrivata una risposta formale, anche se l’impressione è che si possa arrivare a un’intesa.

    Recentemente, proprio il manager Raymond Vermeulen aveva ribadito a BILD la volontà di dare priorità alla Red Bull:

    “Abbiamo un contratto fino al 2028. Certo, ci sono clausole rescissorie, ci sono sempre state. Ma non ne abbiamo mai esercitata nessuna. Al contrario. Siamo sempre stati leali e lo rimarremo. Vogliamo continuare il nostro percorso con Red Bull e Max vuole concludere la sua carriera qui, ma ovviamente con la possibilità di vincere”.

  • Il Pagellone del Gran Premio d’Ungheria

    Il Pagellone del Gran Premio d’Ungheria

    Ungheria. Un Paese che parla una lingua senza parenti, come se avesse deciso di restare ostinatamente se stesso mentre tutto il resto d’Europa imparava a somigliarsi. Budapest è il Danubio, i ponti, i palazzi imperiali e le terme. Poi, una trentina di chilometri più in là, c’è l’Hungaroring.

    Un circuito che non urla, soffoca. Qui i rettilinei durano il tempo di un sospiro e le curve si rincorrono come le parole in un litigio di coppia. Qui sorpassare è complicato quanto trovare un tassista ungherese disposto a parlare italiano, e il caldo di fine luglio trasforma ogni abitacolo in una sauna magiara.

    È l’ultimo ballo prima delle ferie. Poi il paddock chiuderà i battenti, la Formula 1 abbasserà le serrande, in attesa di tornare a ruggire tra le dune di Zandvoort. Buone vacanze a tutti.

    Questo è il Pagellone di Hammer Time.

    Mercedes, voto 7: Tempo di reazione al semaforo: caffellatte e croissant. Per il Giorgino continuano le magagne elettroniche di Spa-Francorchamps, argomento per il quale non sembra aver ancora elaborato il lutto. Del resto la fortuna, a Silverstone, lo aveva baciato. È sempre più evidente che fosse un bacio d’addio.

    Antonelli invece, mette insieme un’altra gara di testa. Dal muretto le provano davvero tutte per dargli una mano: strategie alternative, finestre di pit-stop aperte e richiuse come persiane in pieno agosto, un pizzico di fantasia e persino qualche generoso centimetro oltre i limiti della pista. Ma stavolta la W17 non ne voleva sapere di andare oltre quello che aveva. Il resto è tutto bicarbonato: Kimi continua a raccogliere punti senza fare chiasso e, guardandosi alle spalle, vede il mondo allontanarsi sempre di più. Altro che pacchetto d’aggiornamenti, per raggiungerlo servirà un binocolo.

    Ferrari, voto 5: Le volte in cui, alla vigilia, la Ferrari avrebbe dovuto stravincere ormai sono seconde soltanto alle numerosissime vittorie di Trump contro l’Iran. Il venerdì, lo ammetto, per un attimo ho temuto il meglio: la SF‑26 sembrava averne decisamente più della concorrenza, ma poi la domenica buonanotte e sogni d’oro. Ritmo a corrente alternata e una strategia talmente criptica che, per capirla, mi sono dovuto collegare alla pagina 777 del Televideo.

    Quanto al Sir, certi di non farlo arrabbiare – visto il ricco repertorio, il bottino, il talento e tutto il resto – un piccolo appunto possiamo concedercelo: ultimamente di penalità ne sta collezionando un po’ troppe. E questa, francamente, era una di quelle che si poteva evitare.

    McLaren, voto 9: Norris si stava trasformando nel Jalisse della Formula 1: dopo il grande trionfo non l’aveva più visto nessuno. A Budapest, però, rieccolo. E bravi gli inglesi, che impartiscono a Maranello una lezione piuttosto elementare su cosa significhi fare le cose con criterio. Vettura in bolla, strategia impeccabile e guida da Champ confezionano una prestazione d’argenteria che il resto della compagnia farebbe bene a prendere molto sommessamente sul serio.

    Piastri, dopo una partenza a razzo, mette dentro marce ridotte. Infine ci si mette anche la tecnica a chiudere il sipario in anticipo, lasciandogli in mano soltanto una domenica da dimenticare. Capita – a lui in particolare. La vera domanda, adesso, è un’altra: la McLaren riuscirà a tenere questo filo fino alla fine della stagione, oppure assisteremo all’ennesimo saliscendi? Perché, se continua così, c’è poco da scherzare.

    Red Bull, voto 7: Se esistesse un corso di sopravvivenza per leoni, il docente sarebbe Max Verstappen. In qualifica combina una sciocchezza a fondo perduto – segno che, in fin dei conti, non è fatto di ferro nemmeno lui. Alla domenica, invece, la solita ira di Dio: l’olandesino non molla nemmeno un lecca-lecca pur avendone le ceste piene. E il sorpasso su Hamilton? Più che una staccata, un trasloco: è partito da un altro codice postale. Bravo, bravo, bravo.

    Haas, voto 3: Che si volga lo sguardo a Buda o che si volga lo sguardo a Pest, la situazione resta un disastro. Pensate che, prima di conoscere Bearman, il salice piangente rideva di gusto. E quando si è girato da solo come un baccalà? Mamma mia, ammetto che lì ho avuto la stessa reazione di Dracula al sorgere del sole. Il talento non si discute, ma ultimamente la svogliatezza lo marca a uomo peggio di Gentile con Maradona. Dai, ragazzo, stringi i denti: è ora di tornare all’Haassalto.

    Alpine, voto 5: Ma come, proprio qui, nella terra marchiata a fuoco da Ocon nel 2021, mi rimanete imbalsamati fuori dai punti? C’è chi sostiene che l’A526 renda al meglio quando fa freddo. Può anche essere. Il problema è che non possiamo mica spostare il Mondiale a Cortina, con Jerry Calà al piano bar che attacca Maracaibo tra un bombardino e l’altro. Tocca adeguarsi. Perché se un’altra cliente Mercedes vola e voi restate inchiodati al marciapiede, forse il problema non è il termometro.

    Audi, voto 7: Una P9 per Hulk che, dopo le recenti indiscrezioni, sa tanto di piccolo riscatto. Si dice abbia talmente paura che gli rubino il sedile per il prossimo anno che, ogni volta che rientra ai box, prima spegne il motore e poi monta il bloccasterzo. Prudenza tedesca. E a ben guardare, restare in Audi sembra una scelta tutt’altro che sbagliata. La crescita è lenta, certo, ma costante, e nel paddock ci sono parecchi piloti inchiostrati dentro progetti che hanno già mostrato il proprio soffitto prestazionale. Da quelle parti, invece, il soffitto lo stanno ancora costruendo. E quando arriverà il 2028, quel sedile potrebbe fare gola a molti più colleghi di quanti oggi siano disposti ad ammetterlo.

    Racing Bulls, voto 7: Alla cortese attenzione del Presidente Stefano Domenicali. Per il 2027 avrei una proposta semplice semplice: aumentiamo le vetture di Racing Bulls da 2 a 24. A Budapest, dove il sorpassometro segna linea piatta, sono riusciti comunque a trasformare ogni giro in una questione personale. A Faenza devono aver trovato una sorgente d’acqua miracolosa, perché quella macchina vive di una grinta che il resto della griglia si sogna. Se possibile, ordinate qualche damigiana anche per gli avversari.

    Williams, voto 3: Il vecchio Carlitos non sta più nella pelle, e la faccenda comincia a non giovargli. Capisco la frustrazione lunga mezza carriera, ma qui tocca fare giudizio, perché ultimamente il rischio di vedersi ritirare la patente per guida in stato confusionale inizia a diventare concreto. Per uno che percepisce uno stipendio pari al debito pubblico della Grecia, ci si aspetterebbe qualcosa di più: non tanto un miracolo, quanto almeno una domenica senza polemiche e con qualche sorpasso da raccontare.

    Aston Martin, voto 7: Vettura B? Quando hanno iniziato a parlarne ero scettico quanto Giuseppe davanti al celebre “Ma no, non è tuo, è dello Spirito Santo”. E invece, oh, mica male. Certo, questo aggiornamento non è la ventiquattrore di Pulp Fiction, però per la prima volta dopo mesi ci lascia annusare il profumo dei punti. E, visto da dove si partiva, non è affatto poco.

    Adesso la palla passa ai giapponesi di Honda. Il telaio sembra finalmente aver imboccato la strada giusta, ma anche la power unit ha bisogno di una bella sgrassata. Una proposta, umilmente, ce l’avrei: come primo aggiornamento per il motore, proviamo a metterci della benzina al posto della salsa teriyaki.

    Cadillac, voto 3: Quindicesimo giro per Bottas, cinquantunesimo per Perez: ferie anticipate, rigorosamente autorizzate dalla badante. Del resto, quando la macchina va così piano, tanto vale evitare il traffico dell’ultimo giorno di lavoro. Adesso i due passeggiano per Budapest a caccia di bei sorrisi, che da quelle parti, mi dicono, abbondano. In pista, invece, continuano a cercare i decimi: se li trovate, consegnateli agli oggetti smarriti.

  • Vasseur: “Abbiamo conquistato una doppietta, ma nel giorno sbagliato”

    Vasseur: “Abbiamo conquistato una doppietta, ma nel giorno sbagliato”

    La Ferrari ha concluso il Gran Premio d’Ungheria con il quarto posto di Charles Leclerc e il quinto di Lewis Hamilton, al termine di una domenica andata ben al di sotto delle aspettative maturate durante il week-end.

    Frederic Vasseur, intervenuto ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, non ha nascosto la delusione per un bilancio finale lontano dalle premesse della vigilia.

    “Non è sicuramente un buon risultato, visto anche l’uno-due di venerdi. La partenza è stata un po’ caotica e la penalità a Lewis non ha aiutato. Inoltre, i pit-stop non sono stati perfetti e il passo si è dimostrato altalenante”.

    Anche le scelte strategiche non hanno dato i frutti sperati. Il punto di riferimento restava lo stint prolungato di Max Verstappen, secondo al traguardo, ma replicare la tattica dell’olandese comportava incognite troppo alte per la vettura italiana.

    “Fare uno stint lungo come quello di Max sembrava ambizioso”, ha ammesso Vasseur. “Nelle prove libere non abbiamo effettuato simulazioni di gara con tutte le mescole e abbiamo preso dei rischi che alla fine non hanno pagato”.

    A pesare in modo determinante è stata la carenza di dati raccolti durante il venerdi.

    Senza riferimenti chiari su ogni tipo di pneumatico, la Ferrari si è trovata a dover rischiare, una scelta che su un tracciato ostico per i sorpassi come l’Hungaroring ha azzerato le possibilità di rimonta.

    Vasseur ha comunque cercato di individuare una nota positiva in ottica Costruttori: con i 22 punti complessivi portati a casa da Leclerc e Hamilton, la Ferrari ha racimolato una lunghezza in più rispetto alla Mercedes, trascinata dal terzo posto di Andrea Kimi Antonelli e dal settimo di George Russell.

    “Abbiamo fatto una doppietta, ma nel giorno sbagliato: il venerdì. Comunque, per quanto riguarda la classifica, non è stata una giornata del tutto negativa. Abbiamo conquistato un punto più della Mercedes, anche se avremmo potuto ottenere molto di più”.

  • McLaren vittoriosa e con una “Macarena” nel cilindro tutta da scoprire

    McLaren vittoriosa e con una “Macarena” nel cilindro tutta da scoprire

    La McLaren ha approfittato del fine settimana di Budapest per portare finalmente al debutto la sua nuova ala posteriore reversibile.

    Il componente, progettato non senza difficoltà dai tecnici di Woking, era inizialmente previsto per il Gran Premio d’Austria ed era stato persino assemblato sulla MCL40 prima delle prove libere a Spielberg. Tuttavia, alcuni problemi di gioventù ne avevano consigliato lo smontaggio immediato, facendo slittare l’esordio in pista fino all’Hungaroring.

    Va precisato che questa novità non ha fornito alcun contributo alla prestazione del team in gara, poiché è stata testata esclusivamente per analisi comparative nel corso delle sessioni di prove libere.

    Essendo arrivata per terza su questo concetto dopo Ferrari e Red Bull, la McLaren ha optato per un’impostazione più vicina a quella della scuderia di Milton Keynes, sia per scelte costruttive sia per il senso di rotazione del meccanismo.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    A Woking hanno scelto di mantenere il meccanismo di attuazione al di sopra del profilo principale dell’ala posteriore. Quel che cambia, in maniera sostanziale, è il cinematismo che consente alla soluzione della MCL40 di ruotare nello stesso senso adottato dalla Red Bull, evitando però di aprire un divario altrettanto ampio tra i due profili contrapposti.

    Il sistema di attuazione appare piuttosto articolato, non è completamente racchiuso nella carenatura in fibra di carbonio e non risulta di immediata interpretazione. L’attuatore spinge la prima leva verticale a ruotare verso il basso. Contemporaneamente, la seconda leva imprime il movimento rotatorio al flap mobile, posizionandosi, durante la fase di movimento, da davanti a sotto quest’ultimo.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    L’impressione è che questo concetto non fosse inizialmente nei piani della McLaren, ma sia stato analizzato soltanto dopo essere comparso sulle vetture dei due principali rivali.
    Ferrari e Red Bull hanno infatti sviluppato in parallelo le rispettive soluzioni fin dall’inizio, con il team di Maranello che può vantare il primato di aver portato per primo in pista il componente, destando non poco stupore nel paddock.

    Va sottolineato come il cinematismo scelto dalla squadra inglese, per quanto efficace, non sembri del tutto esente da rischi di instabilità, a causa della snellezza delle leve utilizzate e dell’assenza di guide meccaniche dedicate. La cautela mostrata dalla McLaren nell’introdurre la propria interpretazione risponde probabilmente alla volontà di evitare problemi di affidabilità meccanica o aerodinamica, specie dopo le recenti difficoltà incontrate da Max Verstappen.

    La McLaren ha così integrato la soluzione senza raggiungere la raffinatezza strutturale della Ferrari – capace di celare brillantemente i meccanismi all’interno delle paratie laterali – e senza spingersi negli estremismi aerodinamici della Red Bull, che stanno creando più di un grattacapo ai tecnici di Milton Keynes.

    Nel complesso, emerge con chiarezza la spregiudicatezza e il pragmatismo di Rob Marshall: l’ingegnere britannico ha saputo trapiantare un concetto altrui estrapolandone l’essenziale, così da trarre il massimo beneficio per una MCL40 che soffre ancora di un certo eccesso di resistenza aerodinamica all’avanzamento.

  • Antonelli: “Ci aspettavamo di faticare a Budapest, ma abbiamo limitato i danni”

    Antonelli: “Ci aspettavamo di faticare a Budapest, ma abbiamo limitato i danni”

    Nonostante la sanzione di tre posizioni in griglia inflitta per non aver rispettato la bandiera gialla nel Q3, Andrea Kimi Antonelli ha chiuso la prima straordinaria parte della sua stagione 2026 con un podio nel Gran Premio d’Ungheria.

    Scattato dalla settima casella e dopo una fase iniziale condotta in gestione, il talentuoso pilota italiano ha costruito la propria rimonta grazie a un passo gara eccellente.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    Sfruttando la strategia azzardata della Ferrari e il ritiro di Piastri, il classe 2006 è risalito fino al terzo posto nel finale, con la concreta possibilità di insidiare persino il secondo gradino di Max Verstappen, prima che un gruppo di doppiati gli facesse perdere tempo prezioso.

    In ogni caso, complici il quinto posto di Hamilton e il settimo di Russell, quest’ultimo penalizzato da un problema al via, il leader del Mondiale allunga ulteriormente in classifica, portandosi a +50 sul ferrarista e a +59 sul compagno di squadra.

    La pausa estiva porta con sé una certezza incrollabile: la costanza e la solidità di Antonelli, al momento, sono inarrivabili per chiunque.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    Un vantaggio in classifica che, pur non essendo ancora definitivo, inizia ad assumere i contorni di un margine sempre più complesso da colmare.

    Nelle interviste concesse ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, il giovane talento bolognese ha commentato la sua prestazione a Budapest, spiegando le motivazioni che hanno spinto la Mercedes a scartare l’ipotesi della sosta unica:

    “In macchina mi sentivo molto bene, ma il team temeva un cedimento strutturale delle gomme, e anche io, a essere sincero, stavo cominciando a vedere le tele. A 17 giri dalla fine, in quelle condizioni, non ero sicuro nemmeno io. È stato un grande lavoro di squadra: abbiamo portato a casa un ottimo risultato e siamo riusciti a limitare i danni. McLaren ha fatto un grande passo in avanti questo week-end, mentre noi abbiamo faticato leggermente di più. Ce lo aspettavamo, perché l’Hungaroring è una pista su cui si scivola molto e con un alto degrado termico. Sono certo che il team lavorerà sodo per migliorare la macchina e tornare dalla pausa ancora più forti”.

  • Verstappen: “Sono scioccato per il secondo posto di Budapest, mi domando come abbia fatto”

    Verstappen: “Sono scioccato per il secondo posto di Budapest, mi domando come abbia fatto”

    Quella di Max Verstappen in Ungheria è stata una gara a dir poco eccezionale: un saggio di coraggio, ambizione, cattiveria agonistica e puro controllo del mezzo, capace di lasciare a bocca aperta anche i più navigati della Formula 1.

    Lasciandosi alle spalle l’amarezza delle qualifiche, finite con un brutto testacoda, l’olandese è scattato splendidamente dalla quarta casella, infilandosi già in Curva 1 dietro le due McLaren.

    Da quel momento in poi, ogni tornata si è trasformata per Super Max in una strenua battaglia difensiva contro la Ferrari di Lewis Hamilton. Un duello acceso che si è ribaltato al primo passaggio ai box, scivolato a sfavore dell’olandese, ritrovatosi quindi a dover inseguire lo storico rivale.

    Ma il talento cristallino del nativo di Hasselt tocca il suo massimo bagliore proprio nella fase d’attacco, e anche questa volta Verstappen non ha deluso le attese.

    Tra il boato di un pubblico sbigottito, il quattro volte iridato si è ripreso la posizione sulla Rossa con una staccata da brividi: un capolavoro di aggressività e precisione che resterà negli annali della classe regina.

    Il Gran Premio di Max si è poi tramutato in una rincorsa agli avversari a suon di mescola soft, coronata sotto la bandiera a scacchi con una seconda piazza tanto incredibile quanto inaspettata.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    Un risultato d’oro, maturato grazie al ritiro di Oscar Piastri e alla disastrosa strategia del Cavallino, ma costruito soprattutto sulla straordinaria capacità del pilota della Red Bull di domare una RB22 danneggiata, scorbutica e perennemente instabile.

    Al termine di una domenica ad altissima tensione emotiva, Verstappen ha analizzato la sua gara come segue:

    Per circa l’80% della gara la macchina era estremamente difficile da guidare ed è stato faticoso: avevamo gli stessi problemi delle qualifiche. Quando sono sceso dall’auto, inoltre, ho visto che c’era un buco nella carrozzeria. Ci sono tanti aspetti su cui dobbiamo lavorare. All’ultimo giro mi sono chiesto come diavolo sono arrivato secondo. Ero scioccato, e dire il vero lo sono ancora. Il sorpasso su Lewis? Era l’unica opportunità possibile, ho notato che non stava davvero prestando attenzione, quindi ho deciso per quella mossa: tutto sotto controllo“.

  • Norris: “Auto vivace e non facile da guidare, ma che passo in Ungheria”

    Norris: “Auto vivace e non facile da guidare, ma che passo in Ungheria”

    Lando Norris ha conquistato la vittoria nel Gran Premio d’Ungheria al termine di una gara che lo ha visto imporsi con autorità, esaltando il potenziale della propria McLaren e cogliendo l’occasione creatasi dopo il controverso episodio tra Carlos Sainz e Oscar Piastri.

    L’alfiere del team di Woking ha dovuto gestire una monoposto tutt’altro che semplice da interpretare, ma proprio la capacità di assecondarne il comportamento ed estrarne il massimo della velocità si è rivelata decisiva.

    Norris ha infatti spiegato, ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, di sentirsi particolarmente a suo agio al volante di una vettura così complessa:

    “La macchina è vivace e non facile, ma sento di essere molto bravo a guidare una macchina difficile e molto vivace. Credo di avere ottime idee su come estrarre velocità da questa vettura e su come farla funzionare. Il mio primo giro non è stato il migliore, ma, a parte quello, avevo fiducia nella gara perché il mio passo era fortissimo”.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    La sua sicurezza è stata sostenuta dal grande ritmo mostrato dalla McLaren, che gli avrebbe consentito di mantenere il controllo della corsa anche di fronte a scenari differenti o a una Safety Car, grazie alle garanzie offerte dalle coperture più fresche.

    “Qualunque cosa fosse successa, potevo andare lungo o con la VSC oppure potevo semplicemente entrare ai box e rimontare con le gomme fresche. Il passo era fantastico. Probabilmente è stata una delle mie migliori prestazioni, per cui sono soddisfatto”, ha concluso l’inglese.

    Il successo dell’Hungaroring assume un significato che va ben oltre il semplice risultato di giornata.

    Dopo una prima parte di campionato in cui la McLaren sembrava aver ceduto passo a Ferrari e Mercedes, l’affermazione di Norris restituisce all’ambiente di Woking tutt’altra prospettiva.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    Gli aggiornamenti introdotti a Budapest hanno risposto presente e rappresentano solo il primo tassello del pacchetto di sviluppo.

    A Zandvoort è infatti attesa una nuova ala posteriore progettata per lavorare in sinergia con il fondo debuttato in Ungheria, con gli uomini guidati da Andrea Stella convinti di poter estrarre ulteriore potenziale dalla MCL40.

    Il cammino verso l’iride resta proibitivo, ma la prestazione di Norris conferma che la squadra iridata ha ancora tutte le carte in regola per recitare un ruolo di primissimo piano.

  • Leclerc: “Sabato avevamo capito che avremmo fatto più fatica del previsto e dobbiamo capire il perché”

    Leclerc: “Sabato avevamo capito che avremmo fatto più fatica del previsto e dobbiamo capire il perché”

    Era la gara in cui provare ad affermarsi, mandare un segnale forte nella rincorsa al Mondiale e rosicchiare punti importanti ai rivali.

    E invece, come in molti temevano, l’Ungheria si è trasformata per la Ferrari in un fine settimana caratterizzato da scelte discutibili e da una gestione della gara tutt’altro che convincente, culminata in una brusca frenata nella lotta al Mondiale.

    All’Hungaroring, infatti, il bottino raccolto dal Cavallino è stato magro e ben al di sotto delle aspettative della vigilia: quarto posto per Charles Leclerc, quinto per Lewis Hamilton.

    In particolare, la gara del monegasco si è rivelata complicata fin dai primi metri, con una partenza difficile che, complice anche lo scatto dal lato sporco della pista, ha visto il numero 16 scivolare immediatamente dalla seconda alla quinta posizione.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    Da quel momento in poi, la corsa del pilota di Monte-Carlo è stata sostanzialmente anonima e priva di spunti, con una SF-26 apparsa poco brillante, priva del ritmo necessario per impensierire gli avversari e in evidente difficoltà soprattutto nella gestione delle gomme dure.

    Un aspetto che, col senno di poi, avrebbe forse suggerito al muretto Ferrari di percorrere una strada diversa dal punto di vista strategico.

    Ci sono dei punti interrogativi ” ha esordito nel post gara Charles Leclerc ai microfoni di Mara Sangiorgio per Sky Sport F1 Italia:

    È molto strano che su due piste dove ci aspettavamo di faticare, come Silverstone e Spa, abbiamo conquistato una vittoria e un secondo posto. Su una pista come questa, invece, dove sulla carta ci aspettavamo un week-end migliore, le cose non sono andate come speravamo. Sapevamo che non sarebbe stato facile, perché in Formula 1 non lo è mai. Ci aspettavamo una Mercedes e una McLaren molto forti, però pensavamo che questo circuito fosse più adatto alla nostra macchina. Invece non è stato così. Siamo andati forte venerdì, ma penso che Mercedes e Red Bull girassero con i motori abbastanza sgonfi. Già sabato, però, avevamo capito che avremmo fatto un po’ più fatica e dobbiamo capire il perché. C’è qualcosa che non è in linea con le nostre aspettative “.