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  • Wolff: “ADUO serve a recuperare, non a superare”

    Wolff: “ADUO serve a recuperare, non a superare”

    Il famigerato ADUO, meccanismo regolamentare pensato per livellare le prestazioni dei motori in caso di palesi disparità tecniche, è finito sotto la lente d’ingrandimento di Toto Wolff.

    Il team principal della Mercedes, in un incontro con la stampa selezionata (tra cui AutoRacer.it), ha voluto mettere in guardia la Federazione e i concorrenti sulla pericolosità di uno strumento che, se gestito senza il necessario rigore, rischia di alterare gli equilibri sportivi del Mondiale.

    Secondo Wolff, la filosofia alla base della norma deve rimanere confinata a una funzione di puro soccorso tecnico, senza mai trasformarsi in un vantaggio competitivo per chi ne beneficia.

    Il manager austriaco è stato categorico nel definire i perimetri d’azione del sistema:

    “Il principio dell’ADUO è permettere ai team che sono in difficoltà con la Power Unit di recuperare terreno, ma non di superare gli altri. Deve essere molto chiaro che qualsiasi decisione presa, su quale team riceva l’ADUO, può avere un grande impatto sulle prestazioni e sul campionato se non viene fatta con assoluta precisione, chiarezza e trasparenza”.

    Il timore che aleggia nel paddock è che qualche costruttore possa sfruttare le pieghe del regolamento per ottenere lo sblocco di prestazioni extra, mascherando i propri reali valori in campo.

    Wolff ha quindi richiamato l’importanza di evitare qualsiasi forma di interpretazione opportunistica, chiedendo alla FIA una vigilanza ferrea e un’applicazione che rispetti lo spirito originale della norma:

    “Deve essere chiaro che non c’è spazio per il «gamesmanship». Serve il giusto spirito nel modo in cui la FIA applica l’ADUO”.

  • Jacques: “Norris si è goduto vita e status di Campione del Mondo, ora mi sembra stanco e poco motivato”

    Jacques: “Norris si è goduto vita e status di Campione del Mondo, ora mi sembra stanco e poco motivato”

    Dopo tre Gran Premi, il nome di Lando Norris è già finito al centro di una lettura meno indulgente rispetto a quella che di solito accompagna un campione del mondo in carica.

    A sollevare il tema è stato Alex Jacques, voce di F1 TV, nel corso di un’analisi pubblicata sul canale YouTube ufficiale della Formula 1, dove il rendimento dei team in questo avvio di 2026 è stato passato in rassegna con estrema attenzione.

    Il contesto numerico, del resto, offre già un primo appiglio per le critiche. Dopo le prime tre gare, Norris non è ancora salito sul podio: un dato che lo rende il primo Campione del Mondo dai tempi di Lewis Hamilton nel 2009 a non centrare neanche una top-3 nei primi tre appuntamenti dell’anno.

    In più, i soli 4 punti in classifica confermano un momento di appannamento che Jacques ha provato a spiegare analizzando la gestione del dopo-titolo:

    “Ha accettato tutti gli inviti che ha ricevuto in quanto vincitore del Mondiale e si è goduto la sua condizione di Campione del Mondo. Ma se fai questo e poi hai già i primi shakedown a fine gennaio, non hai una vera pausa invernale”.

    La riflessione suggerisce dunque una difficoltà nel ritrovare la necessaria continuità dopo mesi inevitabilmente più esposti e frammentati a livello mediatico.

    Jacques si è poi soffermato sulla percezione lasciata da Norris durante i fine settimana di gara, sottolineando come il pilota della McLaren non sembri ancora a proprio agio con la nuova era tecnica:

    “A tratti, osservandolo nel paddock, mi è sembrato un pilota un po’ stanco e che ha ancora molto da imparare su questo regolamento. Credo che ci siano diversi livelli di motivazione nel paddock per i diversi piloti”.

    Più che una bocciatura definitiva, quella di Jacques è una lettura lucida sul momento che sta attraversando l’inglese.

    Norris resta il campione in carica, ma il suo avvio di 2026 non ha ancora mostrato la brillantezza necessaria per onorare il numero uno sulla carrozzeria.

    Almeno per ora, la sbornia per il titolo conquistato a fine 2025 non sembra essersi trasformata in una piattaforma di slancio, lasciando spazio a interrogativi sulla sua capacità di adattamento immediato alle nuove monoposto.

  • Ralf Schumacher: “La RB22 è un disastro, comincio a dubitare di Waché”

    Ralf Schumacher: “La RB22 è un disastro, comincio a dubitare di Waché”

    La Red Bull del 2026 è un vero e proprio cantiere aperto che non sembra ancora aver trovato la quadra tecnica, e le ultime analisi di Ralf Schumacher non fanno che confermare la profondità della crisi a Milton Keynes.

    Intervenuto nel podcast Backstage Boxengasse, l’ex pilota tedesco ha tracciato un quadro impietoso della situazione, mettendo nel mirino sia la gestione di Laurent Mekies che il lavoro di Pierre Waché.

    Secondo Schumacher, il problema non è solo cronometrico, ma strutturale, con una monoposto che appare quasi ingovernabile:

    “La vettura è un disastro, è pesante e nervosa, nemmeno Max riesce a gestirla. Dovrebbe essere completamente ridisegnata. Adesso per Laurent è tutto davvero in subbuglio: mi piace, ma quello non è il suo ruolo. Lui sa reclutare le persone migliori con cui lavorare”.

    Il giudizio si fa ancora più tagliente quando l’analisi si sposta su Pierre Waché, indicato come il principale responsabile dell’incapacità del team di assecondare le doti di guida di Verstappen.

    Con un pacchetto di aggiornamenti previsto a breve, la pressione sul direttore tecnico è ai massimi storici, ma Schumacher non sembra credere nella possibilità di una svolta immediata:

    “È in arrivo un aggiornamento importante, ma tutti sono con il fiato sospeso, stanno perdendo terreno. A essere sincero, non sono ottimista, perché credo che Waché non riesca a mettere in sintonia la tecnologia con il pilota“.

    Quello che emerge dalle parole del tedesco è l’immagine di una squadra che ha perso la propria bussola tecnica, smarrendo quella superiorità sul telaio che per anni era stata il marchio di fabbrica di Milton Keynes.

    Il fatto che persino un purista della guida come Verstappen fatichi a trovare continuità è il sintomo più evidente di un progetto che, al momento, sembra aver mancato gli obiettivi del nuovo ciclo regolamentare. In questo scenario, le prossime evoluzioni tecniche non saranno una semplice tappa dello sviluppo, ma un vero e proprio bivio per il futuro della Red Bull.

  • Stella: “Lambiase sarà la ciliegina sulla nostra torta”

    Stella: “Lambiase sarà la ciliegina sulla nostra torta”

    L’approdo di Gianpiero Lambiase in McLaren a partire dal 2028, nel ruolo di Chief Racing Officer, rappresenta per l’ingegnere italo-inglese un’opportunità professionale irrinunciabile, confermata anche dalle parole di Jos Verstappen.

    Per lo storico braccio destro di Max, questo passo non significa soltanto un significativo avanzamento di carriera, ma anche la prospettiva di inserirsi in un contesto completamente diverso da quello di Milton Keynes.

    Secondo Andrea Stella, sono stati diversi i fattori che hanno convinto “GP” a compiere questo passo decisivo, a partire dalla ritrovata attrattività della scuderia di Woking e dalla volontà di far parte di un ambiente orientato alla sinergia collettiva:

    L’arrivo di Gianpiero è la ciliegina su una torta che ha già tutti gli ingredienti giusti. Per me sarà un supporto fondamentale nel ruolo di Chief Racing Officer, posizione che attualmente ricopro insieme a quella di team principal. La Formula 1 di oggi è molto diversa da quella di inizio carriera: le dimensioni dei team sono più che raddoppiate e il ruolo di team principal è diventato estremamente complesso. Io e Zak abbiamo costruito una struttura orizzontale, in cui è fondamentale garantire che tutti i leader abbiano la giusta autonomia e supporto a lungo termine. Con questo approccio, il doppio ruolo stava diventando insostenibile“.

    L’ingegnere di Orvieto ha poi sottolineato come la scelta di Lambiase sia il riflesso della nuova credibilità acquisita dal team, non solo per i risultati in pista ma per la cultura aziendale costruita negli ultimi anni:

    L’arrivo di Lambiase è un’ulteriore conferma di quanto la McLaren sia diventata attraente per i migliori talenti. Questa credibilità è il risultato del duro lavoro svolto da tutti gli uomini e le donne della McLaren per costruire una cultura che permetta alle persone di crescere e contribuire all’obiettivo comune, in un ambiente sano e piacevole. Oltre ai risultati in pista, sono convinto che ciò abbia contribuito alla decisione di Gianpiero di unirsi a noi“.

  • Stella: “Io in Ferrari? Qualche pasticcere invidioso vuole rovinare il dessert di McLaren”

    Stella: “Io in Ferrari? Qualche pasticcere invidioso vuole rovinare il dessert di McLaren”

    La notizia del passaggio di Gianpiero Lambiase dalla Red Bull alla McLaren a partire dalla stagione 2028 ha inevitabilmente scosso il paddock della Formula 1, generando un’ondata di speculazioni che va ben oltre il semplice cambio di casacca.

    Ad alimentare il dibattito non è solo la fine del sodalizio decennale tra l’ingegnere italo-inglese e Max Verstappen, ma anche il possibile effetto domino che questo trasferimento potrebbe innescare ai vertici delle altre scuderie.

    In particolare, diversi rumor hanno coinvolto l’attuale team principal della scuderia di Woking, Andrea Stella, indicato da alcune voci come possibile successore di Frederic Vasseur alla Ferrari, in quello che sarebbe un clamoroso ritorno a Maranello dopo l’esperienza maturata tra il 2000 e il 2014.

    Si tratta di un’ipotesi prontamente smentita dallo stesso ingegnere di Orvieto, il quale, parlando ai canali ufficiali McLaren, ha scelto di commentare con una punta di ironia la natura di queste indiscrezioni:

    Onestamente, alcune delle voci circolate di recente, comprese quelle su stipendi astronomici e presunti pre-contratti, mi hanno fatto sorridere. Sembra quasi che la «silly season», che di solito inizia prima dell’estate, sia arrivata in anticipo. Ormai sono abbastanza abituato a questo genere di situazioni e le prendo con un sorriso “.

    L’allontanamento dalle lusinghe del mercato piloti e tecnici serve a Stella per ribadire la compattezza del gruppo di Woking, impegnato a consolidare la propria crescita tecnica in un momento di grande fermento regolamentare. In chiusura, il team principal ha utilizzato una metafora tanto originale quanto efficace per descrivere i tentativi esterni di destabilizzare l’ambiente:

    Sembra quasi che qualche pasticcere invidioso abbia cercato di rovinare la preparazione di un buon dessert alla pasticceria McLaren. Tuttavia, sappiamo bene come distinguere gli ingredienti di qualità dai biscotti avvelenati “.

    La smentita di Stella sembra voler chiudere definitivamente un capitolo di speculazioni che rischiava di distogliere l’attenzione dai progressi fatti in pista. La McLaren, con l’innesto futuro di Lambiase e la conferma della leadership attuale, punta a mantenere dritta la barra del proprio progetto, ignorando i rumori di fondo di un paddock sempre più proiettato verso le dinamiche del 2028.

  • Alesi: “Ferrari ha vissuto un 2025 catastrofico, ora mi sta impressionando”

    Alesi: “Ferrari ha vissuto un 2025 catastrofico, ora mi sta impressionando”

    In un avvio di stagione caratterizzato dal dominio Mercedes, la Ferrari è stata l’unico team capace di rappresentare, seppur solamente a tratti, una reale minaccia per le W17 di George Russell e Andrea Kimi Antonelli.

    Anche se le Frecce d’Argento sono riuscite a conquistare le prime tre gare dell’anno con ampio margine, a Maranello si respira un clima di fiducia alimentato dalle solide prestazioni della SF-26 nelle mani di Charles Leclerc e Lewis Hamilton.

    Lo step in avanti rispetto a un 2025 deludente è evidente e a riconoscere la qualità del lavoro svolto è Jean Alesi, che in un’intervista esclusiva a RacingNews365 ha promosso senza riserve l’operato della Scuderia:

    “Alla fine dello scorso anno mi chiesero come fosse andata la Ferrari e risposi «una catastrofe». Non dissi nulla di sbagliato, avevo raccontato i fatti. Ora invece sono molto soddisfatto di come hanno iniziato la stagione, si sono presentati con una vera Ferrari. Sono rimasto davvero impressionato”.

    Spostando poi l’attenzione su Fred Vasseur, il sessantunenne di Montfavet ha sottolineato le enormi difficoltà derivanti dal guidare il muretto della Rossa, una posizione dove ogni pressione viene inevitabilmente amplificata rispetto a qualsiasi altro team della griglia:

    “Fred sta facendo un ottimo lavoro sin dal primo giorno. Fare il team principal dev’essere incredibilmente complesso e alla Ferrari è tutta un’altra storia: tutto è moltiplicato del 100%. Al momento non c’è una sola persona che possa davvero fare la differenza all’interno di una struttura di Formula 1. Vasseur lo scorso anno era molto frustrato, perché tenere tutti uniti era difficile. C’erano molte critiche nei suoi confronti e nei confronti della squadra e questo aveva compromesso l’equilibrio interno al team. Ora siamo solamente all’inizio, ma sembra che la Ferrari sia sulla strada giusta“.

    La sensazione è che a Maranello abbiano finalmente smesso di inseguire i problemi per concentrarsi sulle prestazioni. La strada verso il vertice occupato da Mercedes è ancora lunga, ma la base di partenza della SF-26 e la stabilità ritrovata all’interno del reparto corse suggeriscono che la Ferrari sia tornata a essere un fattore determinante in questo nuovo ciclo tecnico della Formula 1.

  • Antonelli: “Mio padre ha un enorme impatto su di me. Mi aiuta a tenere i piedi per terra”

    Antonelli: “Mio padre ha un enorme impatto su di me. Mi aiuta a tenere i piedi per terra”

    Con ben 72 punti messi in cascina nelle prime tre tappe della stagione, Andrea Kimi Antonelli si sta preparando alla ripartenza della Formula 1 con la stessa lucidità che lo ha portato a diventare leader del Mondiale. 

    Se la pausa forzata ha concesso ai team il tempo necessario per affinare i progetti tecnici, anche i piloti hanno sfruttato queste settimane lavorando intensamente tra test Pirelli e sessioni al simulatore. 

    Proprio in questo contesto di motori spenti, il giovane talento italiano ha mostrato una consapevolezza rara per la sua età, analizzando il proprio stato di forma con estrema fiducia:

    È stato un inizio migliore di quanto tutti noi avessimo previsto o sperato. Le aspettative ora sono diverse, ma cerco di mantenere la stessa mentalità delle prime tre gare. Voglio concentrarmi solo sul presente, sul processo e sull’alzare l’asticella poco alla volta, perché i concorrenti si avvicineranno. In generale mi sento più forte e molto più in controllo della situazione. Questa esperienza gioca un ruolo enorme quest’anno: mi sento più rilassato, più fiducioso“.

    Oltre alla crescita individuale, il diciannovenne bolognese ha voluto sottolineare la solidità del legame con George Russell. Nonostante la lotta per il titolo piloti li veda protagonisti, Antonelli ha ribadito come la priorità rimanga la crescita collettiva della Mercedes, evitando che la rivalità interna possa compromettere l’attuale momento di grazia del team di Brackley:

    Il rapporto con George è molto forte e non è cambiato. C’è molto rispetto tra noi, stiamo lavorando bene e c’è una bella dinamica nel team. Certamente mi sento un contendente, sono qui per vincere gare e campionati, ma siamo entrambi consapevoli che è fondamentale mantenere una buona atmosfera per aiutare la Mercedes a vincere il Mondiale Costruttori. Entrambi non vogliamo sprecare l’opportunità offerta da questa macchina così competitiva“.

    A fare da collante a questa scalata verso il vertice del motorsport rimane l’influenza costante della famiglia

    Kimi ha infatti concluso la sua disamina con parole cariche di affetto nei confronti del padre Marco, indicato ancora oggi come il pilastro fondamentale per la sua stabilità emotiva e professionale:

    Mio padre ha ancora un grande impatto su di me, abbiamo un legame fortissimo. È la persona che mi ha insegnato quasi tutto ciò che so e che riesce sempre a mantenermi con i piedi per terra in ogni occasione“.

  • Bearman: “Ferrari crede in me, la Rossa è il mio unico obiettivo”

    Bearman: “Ferrari crede in me, la Rossa è il mio unico obiettivo”

    Il futuro di Oliver Bearman resta indissolubilmente legato al marchio che lo ha svezzato e protetto fin dai primi passi nelle categorie propedeutiche: la Ferrari.

    Nonostante le sfide poste da un presente tecnologico complesso e le naturali turbolenze di un mercato piloti sempre in movimento, il ragazzo di Chelmsford non nutre alcun dubbio su quale sia l’unico porto d’arrivo desiderato per la sua carriera.

    Il legame con Maranello, d’altronde, non è solamente una questione di logica sportiva, ma affonda le radici in una profonda gratitudine per il coraggio dimostrato dalla scuderia nel lanciarlo nel momento del bisogno, quando le luci della ribalta potevano trasformarsi in un rischio bruciante.

    Interpellato sulle sue ambizioni a lungo termine ai microfoni del podcast Up to Speed, il giovane pilota della Haas ha ribadito la sua totale dedizione alla causa del Cavallino Rampante:

    “Ferrari è il mio obiettivo, soprattutto considerando la fiducia che mi hanno dato: prima di tutto accogliendomi nella loro Academy e investendo così tanto su di me, dalla F3 fino alla Formula 1, mettendomi su questa macchina con Haas, ma anche affidandomi la loro vettura. Quando Carlos era malato, avevano altri piloti di riserva più esperti, ma hanno deciso di puntare su un diciottenne e, per fortuna, ha funzionato. Mi hanno chiaramente dato un’enorme fiducia e hanno creduto in me fin dall’inizio”.

  • Bearman: “Il mio incidente a Suzuka? poteva finire molto peggio”

    Bearman: “Il mio incidente a Suzuka? poteva finire molto peggio”

    Il dibattito sulla nuova Formula 1 non accenna a spegnersi e, mentre il Circus si concede una lunga pausa prima di volare a Miami, sono proprio i piloti a evidenziare le crepe di un regolamento che continua a far discutere.

    Tra le voci più critiche c’è quella di Oliver Bearman, che nel podcast Up to Speed è tornato sull’incidente di Suzuka con Franco Colapinto, descrivendolo come il sintomo di una pericolosa discrepanza tecnica tra le vetture in pista.

    Secondo il giovane talento inglese, quanto accaduto in Giappone è la sfortunata conseguenza di norme che estremizzano i delta di velocità:

    “Franco si è spostato davanti a me per difendere la sua posizione. L’anno scorso saremmo stati più al limite, ma con una differenza di velocità di soli 5 o 10 km/h probabilmente sarebbe andato tutto bene. Quando si è spostato a sinistra, il movimento era piccolo, ma con 50 km/h di differenza di velocità qualsiasi spostamento diventa enorme: non mi ha lasciato abbastanza spazio e ho dovuto evitare quello che sarebbe potuto diventare un incidente molto, molto più grave. Sono stato fortunato a non colpirlo. Sarebbe stato molto, molto peggio se fosse successo”.

    Le perplessità del pilota Haas non si fermano però alla sola sicurezza, ma toccano l’essenza stessa della guida pura, oggi filtrata da una gestione energetica che Bearman giudica quasi alienante.

    Il cuore del problema è il lift and coast, quella pratica di alzare il piede dall’acceleratore prima della curva per risparmiare energia, una dinamica che ormai ha invaso anche il momento sacro della qualifica.

    Su questo punto, il britannico è stato categorico:

    “Vorrei eliminare il lift and coast, sia nei giri di qualifica sia in gara. Fare gestione in qualifica è uno degli aspetti più controintuitivi di questi nuovi regolamenti. Penso che si possa immaginare cosa significhi essere in un giro di qualifica e alzare il piede dall’acceleratore a metà rettilineo: è davvero, davvero strano. Penso che tutti siano d’accordo sul fatto che vogliamo qualifiche disputate sempre a pieno gas, cosa che al momento non accade. Se riuscissimo a sistemare questo aspetto, sarebbe fantastico”.

  • Stella: “Ora McLaren è nel suo prime: non siamo mai stati così strutturati”

    Stella: “Ora McLaren è nel suo prime: non siamo mai stati così strutturati”

    L’avvio di campionato della McLaren è stato caratterizzato da alcune innegabili difficoltà.

    La scuderia di Woking ha infatti iniziato questo nuovo ciclo regolamentare collezionando ben tre ritiri prima del semaforo verde: Oscar Piastri è finito a muro nel giro di formazione del suo Gran Premio di casa e, soprattutto, un doppio problema elettrico ha fermato entrambe le monoposto prima della partenza a Shanghai.

    Complicato è parso anche il percorso del campione in carica, Lando Norris, che sembra non aver ancora metabolizzato i nuovi regolamenti e lo stile di guida necessario per condurre al meglio le attuali vetture.

    Coloro che avevano bocciato prematuramente la nuova creatura inglese, prefigurando per il team britannico un campionato di sofferenza, si sono però dovuti ricredere in fretta.

    Nel terzo appuntamento stagionale, in Giappone, il team papaya ha mostrato più chiaramente le proprie qualità grazie all’ottimo secondo posto ottenuto da Oscar Piastri, favorito anche dalla maggiore comprensione della Power Unit Mercedes.

    Proprio su quest’ultimo punto si è soffermato il team principal della McLaren, Andrea Stella, identificandolo come una delle aree chiave su cui focalizzarsi durante la lunga e forzata pausa prima del Gran Premio di Miami.

    Accogliendo con favore il mese di sosta, il manager italiano ha dichiarato:

    “Dopo un programma così intenso e serrato dal punto di vista delle tempistiche, questa pausa è benvenuta: ci dà la possibilità di realizzare i componenti che vogliamo portare in pista per evolvere la vettura e renderla più veloce. Abbiamo più tempo per lavorare con Mercedes High Performance Powertrains per finalizzare tutti gli strumenti necessari a sfruttare al meglio la Power Unit e recuperare dal punto di vista operativo e tecnico, così da essere pronti, come squadra, a lottare per posizioni più importanti quando torneremo a correre a Miami”.

    Stella ha inoltre affermato che non intende fermarsi alla sola comprensione della Power Unit, lasciando intendere che nessuna area della MCL40 sarà trascurata, con il dichiarato obiettivo di tornare a competere per la vittoria:

    “Per quanto riguarda il telaio, sappiamo esattamente cosa fare e quali azioni intraprendere per migliorarlo ulteriormente, aumentando l’efficienza aerodinamica. Gli aggiornamenti arriveranno nelle prossime gare e siamo fiduciosi di poter competere per podi e vittorie nel corso della stagione. McLaren, da quando sono team principal, è nella sua versione più forte: non abbiamo mai avuto questo livello di capacità, infrastrutture, competenze e talento nel team”.

    Il team britannico è arrivato dove si trova oggi non per caso, ma grazie alla notevole capacità di reagire alle difficoltà tramite programmi di sviluppo chiari ed efficaci. Proprio per questo motivo le parole del team principal umbro sono particolarmente significative e ricollocano la McLaren tra le squadre a cui prestare maggior attenzione alla ripresa delle competizioni.