Monza, ad Antonelli il titolo di Hammer of the Day

Cosa è successo, Kimi? Cosa hai fatto?

È tutto così strano, paradossale. Eppure, con la naturalezza beffarda dei predestinati, sembra quasi normale.
Vent’anni.

Monza stretta in pugno.

In quella mano giovane, liscia, senza ancora una piega, c’è una coppa che fino all’altro ieri potevi soltanto contemplare da lontano. Da sotto il podio più ambito del mondo, mentre guardavi i tuoi miti alzarla verso il cielo.

Così forti.

Così intoccabili.

Così distanti.

E invece, in un lampo, la terra trema e il mondo finisce dritto ai tuoi piedi.

Senza anticamera. Senza nemmeno il tempo di realizzare cosa stia accadendo per davvero.

Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

Ti ritrovi all’improvviso a reggere un peso spaventoso: aspettative feroci, sguardi fissi addosso, una marea umana che scandisce il tuo nome, che urla per te, che intravede in te qualcosa che forse tu stesso devi ancora mettere a fuoco.

L’ultimo italiano a toccare il cielo a Monza era stato Ludovico Scarfiotti.

A dirlo ad alta voce sembra di scavare in un reperto archeologico. E, a ben vedere, è esattamente così.

Sono trascorsi sessant’anni.

Allora la televisione quella corsa non la trasmetteva nemmeno. Oggi la stringiamo dentro uno schermo che scompare nella tasca dei pantaloni. Pantaloni che, va da sé, avevano un taglio decisamente diverso.

Prima di Scarfiotti, Ascari. E prima ancora Farina.

Un’aristocrazia scarna: si contano sulle dita di una mano i piloti tricolore che hanno avuto la stoffa, il fegato e il privilegio di dominare quella marea.

Da oggi, scolpito in mezzo a loro, c’è Andrea Kimi Antonelli.

Abbiamo visto compiersi la storia.

Non una cronaca di passaggio, ma uno di quei sortilegi che paiono inconcepibili fino all’istante esatto in cui si avverano.

Perché le corse mutano pelle. Cambiano le macchine, si riscrivono i regolamenti, subentra l’elettrico, si trasforma persino la meccanica di un sorpasso. C’è chi storce il naso, chi resta aggrappato alle macerie del passato.

Poi, però, arriva una domenica come questa.

Le bandiere al vento.

Il popolo unito.

L’italia intera.

Ah. Che meraviglia, il Motorsport.

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