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  • Terra bruciata

    Terra bruciata

    La notizia del clamoroso possibile ritiro di Max Verstappen a fine stagione, confermata e rilanciata da una fonte autorevole e vicinissima all’olandese come Erik van Haren, ha scosso le fondamenta della Formula 1.

    Prima di entrare nel merito della questione, ci teniamo a ringraziare @skysportf1 per averci chiamato in causa durante la trasmissione Race Anatomy. Allo stesso tempo, risulta tuttavia doveroso precisare che la notizia originale appartiene proprio alla prestigiosa firma del De Telegraaf e non intendiamo prendercene il merito.

    Detto questo, la lettura degli eventi suggerisce una strategia ben più complessa della semplice resa da parte di Super Max.

    Non è un caso, infatti, che il comunicato ufficiale della FIA sulla revisione dei regolamenti sia arrivato a ridosso delle indiscrezioni sull’addio del quattro volte Campione del Mondo a fine 2026.

    Sebbene non si possa di certo parlare di un rapporto diretto di causa-effetto, è innegabile che il peso politico di Max stia agendo come un catalizzatore irresistibile.

    Verstappen sta applicando la politica della terra bruciata: minacciare l’abbandono del vertice per costringere chi governa lo sport a cambiare una direzione tecnica che ritiene inaccettabile, sfruttando ogni grammo del suo prestigio, della sua fama e di quel carisma che lo rende l’asset più prezioso del Circus.

    A nostro avviso, tuttavia, Max non ha una reale intenzione di andarsene, almeno non nell’immediato.

    Oltre alla viscerale fame agonistica, esiste una componente pragmatica che non può essere ignorata: l’aspetto economico.

    Nessuna categoria alternativa, dal WEC all’IndyCar, potrebbe mai garantirgli l’ingaggio astronomico che percepisce attualmente in Formula 1.

    Verstappen sta giocando una partita a scacchi ad altissima quota, usando il proprio ritiro come l’ultima, potentissima leva negoziale per smuovere le acque e riportare il racing (quello vero) al centro del villaggio.

    Il suo è – secondo la nostra personalissima opinione – un grido di battaglia travestito da addio, una prova di forza per piegare un regolamento che ha ucciso la competizione.

    Noi (come sapete) siamo tutti con lui.

    Comunque vada a finire questa storia.

  • Insulti a Colapinto, il management non ci sta: “Incidente Bearman ha un solo colpevole: il regolamento 2026”

    Insulti a Colapinto, il management non ci sta: “Incidente Bearman ha un solo colpevole: il regolamento 2026”

    Il post-gara di Suzuka non si è esaurito con le sole analisi tecniche sulla poca sicurezza garantita dal nuovo regolamento 2026.

    Attorno all’incidente che ha coinvolto Oliver Bearman e Franco Colapinto si è infatti scatenata una vera e propria tempesta di messaggi insultanti nei confronti dell’argentino, che ha costretto il management del pilota Alpine a intervenire pubblicamente per arginare l’ondata di messaggi d’odio ricevuti dal numero 43.

    A prendere posizione è stata infatti la stessa Bullet Sports Management, l’agenzia che segue gli interessi di Colapinto, definendo la gara di Suzuka un “appuntamento da dimenticare”.

    Secondo il management, Franco è stato penalizzato dal tempismo della Safety Car che ha compromesso la sua corsa ai punti, ma l’aspetto più grave riguarda appunto le reazioni all’incidente di Bearman.

    L’entourage ha chiarito che Colapinto non ha avuto colpe nell’episodio, descrivendolo come una diretta conseguenza delle nuove regole sulla gestione dell’energia e delle pericolose differenze di velocità che queste generano in pista:

    “Non possiamo ignorare l’incidente che ha portato al crash di Ollie Bearman, un episodio in cui Franco non ha avuto colpe. È stata una conseguenza delle nuove regole di gestione dell’energia. Nonostante questo, Franco sta ricevendo critiche ingiustificate e odio: mostriamogli tutto l’affetto e il sostegno che merita”.

    Il senso del messaggio è chiaro: difendere il pilota, ma anche spostare l’attenzione sul contesto tecnico in cui l’episodio è maturato.

    Dopo la gara, infatti, la FIA ha confermato che il tema delle velocità di chiusura generate dalle nuove regole sarà oggetto di una serie di riunioni nel mese di aprile.

    Anche da Haas è arrivata una linea prudente: il team principal Ayao Komatsu, ad esempio, non ha attribuito responsabilità dirette né a Bearman né a Colapinto.

    Più tardi, lo stesso entourage di Franco è tornato a parlare attraverso una seconda pubblicazione, questa volta rivolta direttamente ai tifosi:

    “Ragazzi, non preoccupatevi. Franco è in ottime mani e ha tutto il supporto di cui ha bisogno. È più forte di quanto pensiate, e commenti negativi o insulti non lo influenzeranno. Non sprecate energie con chi odia: usatele per sostenere Franco“.

  • Giappone, a Leclerc il titolo di Hammer of the Day

    Giappone, a Leclerc il titolo di Hammer of the Day

    “Quando sembra tutto fermo, la tua ruota girerà”

    C’è qualcosa di profondamente stonato nel dover ricordare a Charles Leclerc che il suo momento arriverà.

    È stonato perché non lo si dice a un debuttante, ma a chi ha già stretto tra le dita il sapore della vittoria e di quei trofei che avrebbero dovuto essere solo l’inizio di un palmares inarrestabile.

    Eppure, eccoci ancora qui: Leclerc si ritrova tra le mani una vettura che non è la più competitiva in griglia, né qualcosa che le si avvicini a sufficienza per lottare per la vittoria.

    C’è un enorme “ma”, tuttavia.

    Grande quanto il suo talento.

    La Formula 1 odierna non è più velocità pura, attacco e limite fisico. Non è nemmeno quel “racing vero” di cui parla Toto Wolff.

    È diventata un esercizio di gestione, calibrazione e tattica energetica, un paradosso che impone di trattenere il piede destro e centellinare l’elettrico, trasformando i piloti in ragionieri.

    Tutto ciò che la Formula 1, dal 1950 a oggi, non era mai stata.

    Ma il monegasco non ci sta.

    Sorpassa, si arrabbia, allunga la staccata oltre ogni limite ragionevole e trattiene alle sue spalle una monoposto nettamente superiore.

    Si prende un podio che, sulla carta, non avrebbe nemmeno dovuto vedere. Passano gli anni, ma Charles non accetta la parte della comparsa. Correre, divertirsi, vincere: rimane questa l’ossessione che muove il numero 16.

    Quel sorpasso su George Russell è l’azione più racing che si potesse immaginare in un campionato che di racing ha conservato pochissimo.

    In quel momento non c’è stata gestione, solo istinto: la scelta di andare dove l’energia delle batterie non arriva, ma dove arriva lui. Sempre.

    In Giappone non ha vinto la Ferrari e non ha vinto Leclerc. Ma correre in quel modo – con quelle che Bryan Bozzi ha definito, a ragione, “due palle d’acciaio” – vale quanto e forse più di un trofeo. Vale più del “racing” decantato dalla FIA in questa stagione.

    Vale, semplicemente, vincere sul serio contro la mediocrità del regolamento.

    E allora, caro Charles, tranquillo davvero:

    “Quando la ferita brucia, la tua pelle si farà”.

  • Il Pagellone del Gran Premio del Giappone

    Il Pagellone del Gran Premio del Giappone

    Il Giappone resta uno di quei posti dove la Formula 1 sembra ancora vera: Suzuka è Suzuka, c’è poco da fare. Un tracciato che chiede rispetto relegato in questa commedia del recupero d’energia.

    Il 2026 ci mette del suo. Anche qui la corsa finisce risucchiata nella solita liturgia della gestione esasperata, dei numeri che si sovrappongono all’istinto.

    Lo spettacolo c’è, i sorpassi pure, la gara scorre.

    Ma sotto la superficie rimane quella sensazione stonata, come un sorriso che non arriva agli occhi.

    Un po’ come quei castelli da parco divertimenti: belli da vedere, certo, ma sai che dietro c’è il cartongesso.

    Questo è il Pagellone di Hammer Time: lo leggete sul sito, sulle piastrelle dell’Autogrill, nella sala d’aspetto del dentista e in ogni luogo dove il destino vi ricorda che la pazienza è una virtù.

    Allacciate le cinture: il Mondiale è vivo, vibra, e quest’anno parla italiano.

    Mercedes, voto 8: Stato di grazia per uno, stato d’assedio per l’altro. Ad Antonelli il Nobel per la pace, l’Oscar come miglior attore protagonista, Miss Italia, centravanti della Nazionale e, stando alle ultime indiscrezioni, nome in cima alla lista ESA per la prossima missione lunare. Il ragazzino di Bologna vince, sorpassa, gestisce, ringrazia il muretto. Due GP di fila. Vent’anni d’attesa e adesso arrivano come gli autobus: nessuno, nessuno, e poi due insieme.

    Per lo spilungone inglese, invece, una domenica da cineteca del dolore: batosta al sabato, strategia barbata dalla Safety, e poi Leclerc che lo passa all’esterno di Curva 1 come se fosse un birillo sul bordo strada. Occhi pallati da pazzo, salivazione azzerata, dubbi esistenziali. Il Mondiale è ancora lì, a portata di mano, ma per vincerlo, caro Giorgino, dovrai essere più concentrato del Coccolino, più impermeabile del Gore-Tex e leggermente meno sfortunato di Giobbe. Forza e coraggio!

    Ferrari, voto 8: Leclerc ha un cuore grosso come un polmone. Classe, eleganza, grinta: lui c’è, sempre, e quando c’è esagera. Il medico gli chiede di dire trentatré? Lui risponde centosessanta e ci mette pure i decimali. Una resistenza d’altri tempi, roba che ti fa venire voglia di soffiare via la polvere dalle foto in bianco e nero. Al box, Elkann è rimasto imbalsamato nel suo sorriso smaltato, tipo statua votiva. Alcuni giurano sia ancora lì, immobile. Stanno valutando di scardinarlo con un palanchino per riportarlo a Torino prima di Miami.

    McLaren, voto 8: Della serie: “Toh, ma chi si rivede”. Oscarino tira fuori un bello show e ricorda a tutti che quando la Papaya gira, gira davvero. E lo fa con una vettura che di Mercedes ha giusto una vaga origine: se una è Roberto Bolle, l’altra è Tony Pitony.

    E poi c’è lui, il Champ. Lando Norris, detentore della corona, l’uomo che dovrebbe presentarsi a ogni GP col coltello tra i denti e la fame di chi non ha mangiato da tre giorni. Invece stavolta: dieci secondi dal compagno. Dieci! Caro Champ, una rondine non fa primavera, ma neanche un titolo fa carriera — o almeno, non dovrebbe fare pancia piena così in fretta. Siamo solo all’inizio, il Mondiale è aperto, e Antonelli ti sta guardando negli occhi con la faccia di uno che ha trovato il tuo indirizzo.

    Red Bull, voto 6: Il signore robustello del sumo ha regalato il ruotino del poleman ad Antonelli e un salvagente a Verstappen: segno che la nave di Mekies naviga in acque sempre più agitate. Il malcontento del capitano olandese – uno che finora ha vinto pure guidando l’Amerigo Vespucci – lascia presagire tempi complicati. Super Max è giustamente demotivato, infastidito da una Formula 1 che gli chiede più ragioneria che magia. E quando uno così inizia a guardarsi intorno, viene spontaneo chiedersi quanto ancora abbia voglia di restare a bordo. Speriamo ritrovi presto un po’ di fuoco, anche perché con uno così – stipendio a parte – non si tratta solo di partecipare. Come si dice: quando il gioco si fa duro, i duri… dovrebbero ricordarsi di esserlo.

    Haas, voto 5: Haaspiterina, che botta. Ocon rimette insieme i pezzi dopo settimane complicate, mentre Bearman scala posizioni, si fa sotto e pregusta un piazzamento a punti che sembrava garantito al limone. Poi, all’improvviso, la tragedia: una frombolata galattica che avrebbe steso pure Godzilla, guarda caso protagonista della livrea. Il povero inglesino ne esce sbattuto come un polpo da un pugliese, con una macchina che avrà bisogno di almeno dieci tonnellate di pasta abrasiva per tornare presentabile. Ollie, ragazzo mio, oggi è andata così. Ma se continui a guidare in questo modo, il conto prima o poi torna.

    Alpine, voto 8: Franco, ma tutto bene? Che fai, mi elimini la concorrenza? Per uno che vuole una vita spericolata e la vuole piena di guai, direi centro pieno.

    Gasly non è un pilota: è un dispositivo a combustione interna alimentato a testosterone e amor di patria. Mentre il compagno di scuderia si diletta in alcuni “Haassassinii” di un certo spessore – colpevolmente impuniti – lui resiste ora e sempre, come il villaggio di Asterix. Viene solo da chiedersi quando gli capiterà tra le mani una monoposto capace di reggere il passo del suo talento.

    Audi, voto 5: C’è un detto che dice: “ho fatto naufragio, ma ho navigato bene”. Ecco, l’Audi di questo week-end è esattamente questo: un ossimoro su quattro ruote. In qualifica la macchina si fa rispettare – velocità di punta, recupero energetico da primi della classe, Gabi e Hulk che fanno sperare. Poi però si abbassa la visiera, inizia la gara, e il ritmo sparisce come neve al sole.

    Tutto quel potenziale lì, parcheggiato ai box insieme alle buone intenzioni. Wheatley intanto prepara armi e bagagli, lasciando a Binotto il compito di spiegare perché una macchina così veloce il sabato diventi così timida la domenica.

    Caro Mattia, il cantiere è tuo.

    Racing Bulls, voto 7: Come mi divertono questi torelli. Lawson è furbo, concreto: punti in tasca senza fare rumore. Missione compiuta. Ma è Lindblad che si prende la scena: il piccoletto ronza, punge, fa il ganassa con Hadjar e non molla finché non ha detto la sua.

    Chiude in P14, sì, ma con una personalità fuori scala rispetto alla posizione. Il coraggio, in questo sport, è ancora la via più veloce per farsi notare da chi conta. D’altronde, come diceva Lino Banfi: è tutta una questione di pelle.

    Williams, voto 4: Tutela della privacy per la FW48: avvistata in griglia di partenza, poi più nulla. Sparita, volatilizzata, come un testimone scomodo in un film crime. Sainz e Albon, due piloti seri con una macchina che non li merita – o che almeno non riesce a raccontarsi come dovrebbe. Da Brixworth dev’essere arrivato un bel libretto d’istruzioni per sbloccare il potenziale della Power Unit. Peccato che per decifrarlo serva la Stele di Rosetta. Gli altri con lo stesso motore lo suonano come un pianoforte a coda, loro come una tastierina Casio. Stessa corrente, suono diverso. Il tasto “on” esiste, da qualche parte. Trovarlo sarebbe un buon inizio.

    Aston Martin, voto 4: Pur tutelando le minoranze, siamo alla frutta! I tecnici Honda stavano ancora unendo i puntini da 1 a 84 della Settimana Enigmistica. La maggior parte si è arresa e ha preferito concentrarsi sugli Strano ma Vero. Tempi duri per gente troppo buona.

    Cadillac, voto 4: Tacos de canasta al pastor — ricetta rapida: marinare la carne con achiote, ananas e chipotle. Lasciar riposare. Scaldare le tortillas. Impiattare con cipolla, coriandolo e salsa verde. Servire tiepido. Tempo di preparazione: circa quarantadue minuti. Che è esattamente il tempo libero di cui dispone Sergio Perez ogni volta che gli altri sono impegnati in Q2 e Q3. Il messicano di casa – perché Cadillac è americana ma Checo è di serie – ha tutto il tempo per affinare la tecnica, sperimentare con le spezie e probabilmente iniziare anche un corso di vela. Bottas nel frattempo annuisce in silenzio, come sempre. Che coppia.

  • Hamilton dubbioso: “Non capisco questo regolamento”

    Hamilton dubbioso: “Non capisco questo regolamento”

    Il Gran Premio andato in scena in mattinata fra i ciliegi in fiore del Giappone ha regalato a tifosi e addetti ai lavori un numero di emozioni rimasto confinato tra la lotta intestina avente come protagoniste le due Ferrari e, in maniera particolare, lo show portato sul circuito di Suzuka da Charles Leclerc, autore di una serie di sorpassi da manuale.

    Le stesse micce prestazionali non sono state accese, al contrario, dal suo compagno di squadra, con un Lewis Hamilton che, nonostante il sesto posto in classifica finale a fare da suo risultato migliore degli ultimi tre anni sul tracciato nipponico, non è stato in grado di andare oltre la semplice gestione di gara per difendere la propria posizione a causa della scarsa performance che la sua Power Unit è sembrata offrirgli, soprattutto dal secondo stint in avanti.

    Non c’è quindi da stupirsi se dalle dichiarazioni rilasciate dal sette volte Campione del Mondo al termine del terzo appuntamento stagionale non traspare altro se non il suo totale soccombere a un senso di amara impotenza: la stessa, stando alle parole dell’alfiere britannico, di cui è stata vittima inerme anche la sua vettura.

    “Nel complesso, è stato tutto abbastanza terribile perché ero terzo e ho solo iniziato ad andare indietro, quindi devo capire dove stavo perdendo tutta quella potenza. Fin dall’inizio non riuscivo a tenere il passo degli altri, ho dovuto difendermi per tutto il tempo”.

    “In qualche modo oggi Charles aveva più potenza di me, con la stessa macchina. Quindi devo capire il perché. Lui ha fatto un buon lavoro per arrivare al terzo posto, ma mi mancava potenza”, ha aggiunto Lewis in zona mista.

    A preoccupare maggiormente l’epta-iridato di Stevenage, però, è il futuro prossimo verso cui la sua numero 44 si sta inevitabilmente e rapidamente dirigendo e all’interno del quale, Hamilton si auspica, ad aspettarlo ci sarà una maggiore comprensione di quelli che sono i nuovi meccanismi della classe regina accompagnata da un motore migliorato, su cui il Cavallino Rampante spera di poter mettere la firma, grazie anche all’ausilio dell’ADUO, entro il week-end di Miami:

    “Non capisco questo regolamento: gestisco la batteria dove mi chiedono di farlo, ma per qualche ragione poi mi manca potenza. Non so cosa e quanto si possa fare in un mese, ma speriamo di poter avere un motore nuovo entro Miami e poi vedremo cosa riusciremo a fare in quel momento”.

  • Piastri: “Dopo due DNS sentire di poter lottare per la vittoria è stato speciale”

    Piastri: “Dopo due DNS sentire di poter lottare per la vittoria è stato speciale”

    Dopo non essere riuscito a disputare le prime due gare della stagione, Oscar Piastri ha avuto modo di concludere il suo primo Gran Premio del 2026 in Giappone conquistando una splendida, quanto inaspettata, seconda posizione.

    Il pilota australiano, che già durante tutto il resto del week-end aveva dimostrato di essere molto veloce tra le curve di Suzuka, è riuscito a confezionare una partenza magistrale al via e un solido restart dopo la Safety Car, che, uniti a un passo costante, gli hanno permesso di salire sul podio.

    Il numero 81 è quindi riuscito a precedere il suo compagno di squadra, Lando Norris, ma soprattutto George Russell e Charles Leclerc, sfruttando la lotta di questi ultimi per gestire in sicurezza gli ultimi giri senza commettere sbavature.

    Al termine della gara, con un insolito sorriso radioso dinanzi alle telecamere, Piastri ha analizzato la sua prestazione come segue:

    Sono molto felice, oggi abbiamo fatto tutto il possibile. Ad essere sincero, senza la Safety Car non so come sarebbe andata, ma sono soddisfatto. È stato un inizio di stagione difficile e cogliere un secondo posto e sentire di avere una possibilità di vincere è davvero speciale in questo momento. Sono molto orgoglioso di tutti. Penso che questo fine settimana abbiamo fatto un ottimo lavoro, ottenendo il massimo da tutto ciò che potevamo e abbiamo ottenuto i risultati che meritavamo, anche se siamo sorpresi per come siamo riusciti a tenere il passo. Ovviamente, quando Kimi ha avuto pista libera era molto più veloce di tutti, ma il fatto che io sia riuscito a tenere dietro George e le Ferrari, non proprio con un vantaggio enorme ma comunque sufficiente, è stata una sorpresa positiva“.

  • Norris: “Per la F1 il nostro pensiero non conta. Basta che i fan si divertano”

    Norris: “Per la F1 il nostro pensiero non conta. Basta che i fan si divertano”

    Con il quinto posto nel Gran Premio del Giappone, Lando Norris ha confermato come la McLaren stia mettendo le cose a posto, risultando costante in qualifica, solida in gara e capace di portare due vetture nelle prime cinque posizioni dopo il doloroso doppio ritiro sofferto in Cina.

    Al netto della soddisfazione per i progressi del team, tuttavia, il Campione del Mondo ha lasciato trasparire, velata dal suo gelido sarcasmo inglese, una profonda insoddisfazione per l’attuale regolamento tecnico, un malessere ormai condiviso dalla quasi totalità dei protagonisti di questo campionato.

    Interrogato su quali cambiamenti vorrebbe vedere in vista di Miami, Norris è stato netto ai microfoni di ViaPlay:

    Non importa ciò che i piloti dicono, non verrà ascoltato, l’unica cosa che conta sono i fan“.

    Alla puntualizzazione dell’intervistatore riguardo alla necessità di una soddisfazione anche per chi sta al volante, la replica di Lando è stata chiara e senza filtri:

    Chiaramente non è così“.

    Il sarcasmo del britannico è emerso anche nel siparietto con Max Verstappen avvenuto poco prima della sua intervista, con i due scoppiati a ridere mentre l’olandese raccontava le proprie disavventure con l’energia elettrica.

    Giunto il turno di Norris, l’intervistatore ha insistito chiedendo se si riferisse proprio alle batterie:

    Davvero? Io non ho mai parlato di batterie quest’anno. È stata probabilmente la miglior gara che abbia mai visto“, ha risposto con un sorriso beffardo.

    Un commento leggero ma puntuale, che si unisce alle frecciate già lanciate da altri colleghi e dallo stesso Norris dopo le qualifiche.

    Ciò che continua a emergere dalle voci dei protagonisti è che pacchi batteria da gestire, vincoli energetici e limiti regolamentari castrano l’istinto e l’abilità individuale, trasformando i piloti in comparse di uno show pensato più per l’intrattenimento che per la pura competizione.

    Se il metro del successo è solo il coinvolgimento del pubblico, allora il piano della Federazione sta funzionando, ma se il cuore della Formula 1 resta l’uomo che guida, il paddock sta inviando un segnale inequivocabile.

    Anche senza il peso mediatico di Verstappen, Norris è il Campione del Mondo in carica e la sua voce si unisce al coro di chi chiede un intervento urgente. Il comunicato ufficiale emesso dalla FIA dopo il Giappone promette modifiche, ma il tempo prima di Miami è poco e serve un gesto deciso.

    Nel frattempo, la posizione della Federazione rimane spiacevolmente inadeguata.

  • La FIA è pentita: dal 2027 modifiche alla ripartizione?

    La FIA è pentita: dal 2027 modifiche alla ripartizione?

    Le crepe nel progetto tecnico che ha debuttato appena tre gare fa si sono trasformate in una vera e propria voragine dopo il Gran Premio del Giappone.

    Secondo quanto riportato da Thomas Maher di Planet F1, all’interno della FIA sta maturando una consapevolezza drastica e incontrovertibile: la ripartizione di potenza 50/50 tra motore termico ed elettrico è stata un tragico errore.

    Le ammissioni che filtrano dal paddock di Suzuka suggeriscono – si legge in un post su X di Maher – che la Federazione sia pronta a rimettere mano ai pilastri della futura Formula 1 per evitare il tragico declino.

    Il piano d’intervento si articola su due binari temporali distinti.

    Nel breve termine, l’attenzione è rivolta ai limiti di erogazione dell’energia per mitigare i fenomeni di clipping e le pericolose manovre di evitamento viste in pista.

    Nel lungo periodo, invece, si sta valutando l’ipotesi più clamorosa (quella richiesta a gran voce da Verstappen, ndr): modificare lo split tra ICE (motore a combustione interna) e parte elettrica, riducendo la dipendenza da quest’ultima per restituire centralità al propulsore termico.

    L’ostacolo principale rimane l’allineamento tra piloti e scuderie (Mercedes e Audi in primis, ndr): se i primi sono compatti nel chiedere cambiamenti, i team non sembrano ancora aver trovato un fronte comune, frenati da interessi politici e investimenti già avviati.

    Tuttavia, la consapevolezza che il regolamento attuale necessiti di una correzione di rotta è ormai un dato di fatto che la FIA non può più ignorare.

  • Vasseur: “A Miami avremo praticamente una macchina nuova”

    Vasseur: “A Miami avremo praticamente una macchina nuova”

    Il miglioramento rispetto al 2025 è innegabile, ma la trasferta nipponica ha fornito alla Ferrari due riscontri lampanti: Mercedes continua a essere di un’altra categoria, e la McLaren, come al suo solito, pur iniziando in sordina, riesce week-end dopo week-end a indirizzare il proprio percorso di crescita nella giusta direzione.

    La scuderia inglese, seconda con Piastri a Suzuka, ha un potenziale di crescita enorme, sia dal punto di vista telaistico, sia nell’apprendimento della Power Unit Mercedes.

    A Maranello il buon inizio di stagione non deve far dormire sogni tranquilli, perché con un’agguerrita concorrenza le ambizioni di gloria possono svanire in un attimo.

    Ne è consapevole il team principal della Rossa, Frederic Vasseur, il quale, già nella giornata di sabato, aveva indicato Miami come tappa cruciale per quello che, a suo dire, sarebbe stato un nuovo inizio di campionato, ma nell’intervista concessa a Sky Sport F1 Italia dopo la corsa giapponese, il manager francese ha sottolineato di non aspettarsi solamente dalla propria squadra dei netti salti in avanti in Florida:

    Dobbiamo essere chiari: a Miami tutti porteranno delle novità e tutti potranno lavorare sui software, per questo ho detto che scatterà un nuovo campionato. Non saremo gli unici a lavorare tra Giappone e Miami. Sappiamo di avere delle criticità in rettilineo, ma per quello dovremo attendere l’ADUO. Le prestazioni, tuttavia, arrivano da tutte le componenti della macchina: gomme, aerodinamica, assetto, motore, e in questo mese dovremo dedicarci a ogni singolo dettaglio”.

    Per il manager di Draveil, nella lunga inaspettata pausa che separa la tappa nipponica dalla prima trasferta statunitense sarà cruciale spingere con gli aggiornamenti per cominciare ad assottigliare il divario con la Stella:

    “Siamo all’inizio di un nuovo ciclo tecnico, il margine di sviluppo è enorme. Stiamo lavorando su tutte le aree in vista del Gran Premio di Miami, come tutti del resto. Ma se vogliamo raggiungere e stare davanti a Mercedes dobbiamo fare un passo in avanti, ed è per quello che stiamo lavorando”.

  • Domenicali ha in agenda una cena con Verstappen

    Domenicali ha in agenda una cena con Verstappen

    Le indiscrezioni sul futuro di Max Verstappen si arricchiscono di un nuovo capitolo.

    Secondo quanto riportato dall’analista di ViaPlay – ed ex pilota – Christijan Albers, oltre che collaboratore di Erik van Haren presso il De Telegraaf, sarebbe stato fissato un vertice tra il quattro volte Campione del Mondo e il CEO della Formula 1, Stefano Domenicali.

    Una cena privata, nello specifico, che somiglia molto a un vero e proprio confronto diretto.

    Riuscirà il manager imolese a convincere Super Max a restare nel Circus?