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  • Norris: “Complimenti ad Antonelli, lottare per il Mondiale al secondo anno non è banale”

    Norris: “Complimenti ad Antonelli, lottare per il Mondiale al secondo anno non è banale”

    Andrea Kimi Antonelli è l’uomo del momento e a confermarlo è stato chi, quel ruolo, lo ha ricoperto con forza nella passata stagione.

    Le parole di Lando Norris, infatti, non hanno il tono della semplice cortesia, ma portano il peso di un riconoscimento pieno che arriva da chi conosce bene cosa significhi affrontare il salto tra il primo e il secondo anno in Formula 1, reggendo contemporaneamente la pressione di un campionato apertissimo.

    Il Campione del Mondo ha individuato subito il primo punto chiave della crescita del pilota bolognese:

    “Dal primo al secondo anno un pilota compie un gran salto in avanti. In ogni ambito si sente più a suo agio”.

    È una lettura tecnica e mentale insieme, perché fotografa quel momento in cui il talento smette di essere solo intuizione e comincia a diventare gestione, continuità e presenza costante.

    Nel ragionamento di Norris c’è spazio anche per il contesto che circonda Antonelli, un elemento ritenuto fondamentale per i suoi recenti successi.

    “La Mercedes mi è sempre sembrata una squadra molto valida nel proteggere i propri piloti, prendersi cura di loro e difenderli quando serve: ha sempre fatto un buon lavoro da questo punto di vista”, ha spiegato il britannico.

    Si tratta di un passaggio tutt’altro che secondario, perché suggerisce come la crescita del giovane italiano non sia soltanto individuale, ma sostenuta da un ambiente che gli ha permesso di consolidarsi senza disperdere energie preziose.

    Norris ha poi tracciato un ritratto personale del classe 2006, sottolineando come Kimi sembri un ragazzo alla mano che si dedica tanto al proprio lavoro, una struttura caratteriale che appare già all’altezza della dimensione in cui si ritrova a competere.

    Ed è proprio qui che il giudizio del pilota McLaren sale di livello, sancendo la definitiva maturazione del giovane talento italiano.

    “Al suo secondo anno sta già lottando per il campionato, penso che questo dimostri quanto sia bravo”, ha affermato Norris, riassumendo il senso di questo inizio di stagione. Oltre ai risultati e alla rapidità dell’apprendimento, emerge un dato che non può più essere ignorato: Antonelli non sta semplicemente emergendo, ma sta già reggendo il ritmo di una lotta al vertice.

    La chiusura di Norris suona dunque come una consacrazione:

    “Ora ha la possibilità di lottare per pole, vittorie e titolo. Ha una grande sfida davanti a sé, ma al momento sembra molto capace. Sono davvero entusiasta di vedere come se la caverà”.

  • Binotto: “Avrei firmato per la posizione in cui ci troviamo ora”

    Binotto: “Avrei firmato per la posizione in cui ci troviamo ora”

    In una stagione che ha imposto a tutti di ricominciare quasi da zero, Audi sta scegliendo la strada meno appariscente e più laboriosa: quella della costruzione graduale.

    I primi risultati del 2026 non autorizzano ancora entusiasmi, ma nemmeno allarmi fuori scala.

    Dopo le prime tre gare il bilancio resta modesto, eppure Mattia Binotto guarda soprattutto alla qualità della base tecnica su cui il progetto sta provando a crescere.

    Intervistato dal sito ufficiale della Formula 1, il dirigente italiano ha tracciato un primo bilancio del lavoro svolto, partendo da una considerazione che vale come una garanzia strutturale:

    “Avrei firmato per vedere i progressi ottenuti finora”. Poi la precisazione più importante: “Non c’è nulla di fondamentalmente sbagliato nella nostra auto e nel nostro progetto, e questa è la cosa più importante, perché quando si ha un problema di fondo, bisogna intervenire e risolverlo”.

    È da qui che si comprende la linea Audi: distinguere con lucidità ciò che funziona da ciò che va ancora costruito. Per Binotto il quadro è chiaro: il telaio ha dato risposte incoraggianti, mentre la vera area critica resta la Power Unit.

    “Siamo consapevoli anche che, se guardiamo alle prestazioni complessive e al divario rispetto ai migliori, il maggior margine di miglioramento risiede nella Power Unit stessa”, ha spiegato. “La maggior parte del nostro divario prestazionale è dovuta alla Power Unit, il che non sorprende. Ce lo aspettavamo. Sappiamo quanto sia difficile costruire un motore completamente nuovo”.

    Audi sapeva che il passaggio da esordiente a riferimento tecnico avrebbe richiesto tempo, con il 2030 come orizzonte per lottare per il campionato.

    Nel mentre, ci sono problemi di affidabilità, sfruttamento dell’energia e guidabilità. Non si tratta solo di potenza“, ha chiarito Binotto. “Si tratta di efficienza energetica, di impiego dell’energia, ma anche della guidabilità del motore stesso. L’auto è instabile in frenata e in accelerazione a causa della durezza del cambio. Forse la taratura dei rapporti non è corretta. Mettendo insieme le due cose, credo si possa guadagnare fino a un secondo al giro“.

    Dentro questo scenario, la lunga pausa che separa Suzuka da Miami diventa per Audi una finestra di lavoro strategica. “Penso che sia davvero un’opportunità per noi”, ha ammesso Binotto, spiegando come nelle prime settimane il team sia stato assorbito dalla preparazione immediata delle gare senza riuscire a esprimere il potenziale di sviluppo.

    Ecco perché Miami viene già inquadrata come un passaggio significativo, con la conferma dell’arrivo di un pacchetto importante:

    “Certamente porteremo un pacchetto che sarà significativo rispetto a quello che abbiamo usato in passato. Sono soddisfatto di ciò che abbiamo sviluppato”.

    In sintesi, il messaggio di Binotto è lineare: Audi non si considera ancora pronta, ma nemmeno smarrita. Il progetto ha un nucleo tecnico giudicato sano e una finestra preziosa per trasformare l’apprendimento in sviluppo. A Hinwil non cercano scorciatoie, cercano continuità. E sanno esattamente da dove ripartire.

  • Antonelli, Wolff contro i media italiani: “Leggo e sento di paragoni con Senna, tutto questo non mi piace”

    Antonelli, Wolff contro i media italiani: “Leggo e sento di paragoni con Senna, tutto questo non mi piace”

    In Italia la velocità con cui un atleta viene elevato all’altare della gloria è spesso proporzionale a quella con cui viene fatto precipitare al suo primo errore.

    È un meccanismo ormai noto, fatto di lodi gonfiate che, invece di sostenere il talento, finiscono per accelerare il deragliamento della carriera di una giovane promessa.

    Dopo tre gare stagionali e con la leadership del Mondiale tra le mani, anche Andrea Kimi Antonelli deve fare i conti con questo rischio.

    Sul diciannovenne bolognese iniziano ad accumularsi paragoni pesantissimi, ma in casa Mercedes i vertici sono già corsi ai ripari per proteggere il proprio diamante grezzo.

    Toto Wolff, durante un incontro con la stampa selezionata, ha voluto predicare calma, mantenendo il focus sulla crescita graduale del pilota.

    “Siamo sempre stati molto chiari nei nostri obiettivi con lui. Il primo anno è stato un anno di apprendimento, per cui era normale attendersi momenti molto positivi ma anche altre fasi in cui tutto può diventare più difficile. Ora siamo nel secondo anno della sua crescita e Kimi continua a migliorare nel modo in cui speravamo e avevamo previsto”, ha dichiarato il team principal della scuderia di Brackley.

    Il manager austriaco non ha nascosto il fastidio per alcune narrazioni decisamente esagerate che vedono il nome di Kimi accostato a leggende assolute della Formula 1.

    “Ovviamente in Italia tutti vogliono già parlare di Campionato del Mondo e iniziano i paragoni con Senna. È qualcosa che non mi piace leggere. Parliamo di un ragazzo di 19 anni che è sotto i riflettori da prestissimo. Bisogna abbassare la pressione e le aspettative, non aumentarle”, ha ribadito Wolff con fermezza.

    Secondo il manager, Antonelli gestisce la situazione con maturità grazie a un ottimo ambiente personale, fondamentale in questa fase della carriera.

    “Ci sono momenti in cui lo prendiamo per mano, altri in cui alziamo il livello della pressione e pretendiamo di più. Ma nel complesso tutto sta andando come ci aspettavamo. Non deve più dimostrarci di avere la velocità. Non deve dimostrarci di avere il talento. Non deve dimostrarci di avere il carattere giusto. Adesso è soltanto una questione di esperienza, e quella arriva con il tempo“, ha concluso Wolff, chiudendo di fatto ogni discussione prematura su titoli mondiali o eredità pesanti.

  • Ickx: “Non si può paragonare la nostra F1 a quella attuale, conta il parere del pubblico”

    Ickx: “Non si può paragonare la nostra F1 a quella attuale, conta il parere del pubblico”

    In occasione di una riflessiva analisi sul nuovo corso intrapreso dalla categoria, Jacky Ickx ha scelto di schierarsi apertamente a favore della Formula 1 del 2026, spostando il baricentro del dibattito dalla tecnica pura al riscontro mediatico.

    Intervistato da Motorsport.com, l’ex pilota belga ha respinto ogni tentativo di confronto nostalgico con il passato, individuando nel pubblico l’unico vero giudice del successo di un regolamento.

    “La Formula 1 di oggi? Non dobbiamo paragonarla a quella di ieri. La mia opinione non conta. Conta vedere come va l’audience”, ha esordito Ickx, ribadendo come l’attenzione della gente e lo share siano le chiavi fondamentali per la sopravvivenza e la prosperità del Motorsport, poiché senza il supporto degli spettatori non sarebbe possibile costruire nulla.

    Questa lettura arriva in un momento di forte polarizzazione tra tifosi e addetti ai lavori, con i primi Gran Premi della stagione che hanno messo in luce un ruolo preponderante della gestione energetica e dei duelli ravvicinati.

    Mentre una parte della critica definisce artificiale questo tipo di spettacolo, Ickx ha preferito focalizzarsi sull’impatto emotivo delle manovre in pista piuttosto che sulla loro origine tecnica.

    Il belga ha voluto inoltre marcare la distanza siderale tra la sua epoca e quella contemporanea, ricordando come ai suoi tempi i parametri da monitorare sul cruscotto fossero appena quattro, a differenza della complessità estrema gestita oggi dai piloti.

    Nonostante queste differenze abissali, la sua conclusione rimane ferma: è la capacità di generare interesse la vera metrica del successo.

    A suggellare il suo pensiero, Ickx ha espresso una convinzione che sfida la visione più purista del motorsport, sostenendo che alla maggior parte delle persone non importi realmente cosa si nasconda sotto il cofano motore.

    “Devi seguire le opinioni delle persone, certo, ma credo che per la gente non conti davvero cosa ci sia sotto il cofano motore. Ciò che conta sono le lotte in pista. Se la lotta è buona, se la sfida è alta. Conta questo”, ha dichiarato con estrema franchezza.

    Più che una promozione tecnica del regolamento 2026, quella del leggendario pilota belga appare come una pragmatica accettazione della modernità, dove l’impatto visivo e il coinvolgimento delle masse superano in importanza la coerenza con la memoria storica della categoria.

  • Vettel: “La nuova Formula 1? Capisco e condivido tutte le critiche”

    Vettel: “La nuova Formula 1? Capisco e condivido tutte le critiche”

    In occasione della consegna del premio per il suo impegno ambientale presso la The Perfect World Foundation in Svezia, Sebastian Vettel è tornato a parlare di Formula 1, utilizzando toni tutt’altro che morbidi nei confronti dei regolamenti 2026.

    Il quattro volte Campione del Mondo si è schierato apertamente con i colleghi attualmente in griglia, sottolineando come le nuove norme rischino di minare le fondamenta stesse della categoria.

    “Dal punto di vista sportivo capisco e condivido le critiche”, ha spiegato il tedesco, evidenziando come le nuove monoposto possano risultare divertenti da guidare in solitaria, ma non altrettanto nel contesto di una competizione serrata a causa dei troppi vincoli imposti dal legislatore.

    Il timore principale di Vettel risiede nella possibile perdita dell’identità storica del Circus, un tema che sta scaldando il dibattito nel paddock ormai da mesi.

    “Sono molto critico nel non perdere il DNA e il cuore di questo sport, che è trovare il pilota più veloce sulla macchina più veloce per vincere la gara”, ha rimarcato l’ex ferrarista, ponendo l’accento sulla necessità di non trasformare la Formula 1 in una serie eccessivamente gestionale.

    Vettel ha inoltre sollevato dubbi tecnici sulla configurazione delle nuove Power Unit, criticando la scelta di concentrare il recupero di energia esclusivamente sull’asse posteriore:

    “Il recupero di energia è interessante, ma farlo solo sull’asse posteriore e ignorare quello anteriore non ha molto senso”.

    Nonostante le perplessità, il pilota di Heppenheim non ha chiuso totalmente la porta al nuovo corso, augurandosi che i recenti aggiustamenti regolamentari possano effettivamente migliorare l’esperienza per chi siede nell’abitacolo.

    Secondo il tedesco, il coinvolgimento del pubblico dipende direttamente dalle sensazioni trasmesse da chi guida, poiché se i piloti scendono dalla macchina carichi di adrenalina, quell’entusiasmo si trasferisce inevitabilmente agli spettatori.

    Il messaggio rivolto ai vertici della FIA e di Liberty Media è dunque inequivocabile: l’innovazione tecnologica è necessaria, ma non può avvenire a discapito dell’anima e del DNA che hanno reso grande la Formula 1.

  • Baldisserri: “Bearman? Non ha mai vinto niente, nutro dei dubbi su di lui”

    Baldisserri: “Bearman? Non ha mai vinto niente, nutro dei dubbi su di lui”

    Sin dai suoi albori, la nuova era della Formula 1 ha fatto discutere a causa di un regolamento a dir poco controverso e di monoposto animate da Power Unit non particolarmente apprezzate – per usare un eufemismo – da appassionati e addetti ai lavori.

    Se c’è un aspetto positivo rispetto al passato, tuttavia, questo è il livello di competitività della griglia. Come sottolineato da Charles Leclerc in occasione di un’intervista rilasciata al podcast “Passa dal BSMT”, oggi le differenze tra i piloti della classe regina sarebbero infatti determinate per lo più dalla forza mentale piuttosto che dal puro talento.

    Sebbene le affermazioni del fuoriclasse monegasco possano godere di una certa autorevolezza, c’è anche chi in merito all’argomento è di ben altra opinione: stiamo parlando di Luca Baldisserri, storico ingegnere di pista di Michael Schumacher, il quale, nel corso di una recente chiacchierata con Giorgio Terruzzi ai microfoni del podcast “Terruzzi Racconta”, ha espresso un giudizio molto selettivo sui protagonisti del Circus.

    “Per me, al momento, in Formula 1 ci sono non più di quattro talenti: Verstappen, Leclerc, Antonelli e Bortoleto, anche se quest’ultimo ancora non l’abbiamo visto su un mezzo competitivo, ma credo che potrà andar forte”, ha dichiarato l’ex ingegnere ferrarista.

    Alla luce di questa affermazione, all’ingegnere italiano, che tra il 2010 e il 2015 ha diretto la Ferrari Driver Academy, è stata quindi richiesta un’opinione in merito a Oliver Bearman, astro nascente del progetto giovani della Scuderia di Maranello e già protagonista di ottime apparizioni come sostituto in pista.

    Le parole di Baldisserri a riguardo non sono state però altrettanto tenere, segnando una netta distinzione tra i piloti definiti “buoni” e i veri fenomeni assoluti della categoria.

    Bearman? Per me non è un… sì, ha fatto buone prestazioni, ma non lo ritengo un pilota che abbia quelle capacità. Bearman non ha mai vinto niente. Ha vinto il primo anno in Formula 4, quando vinse il campionato italiano e quello tedesco, però in quello italiano hanno trovato la sua macchina irregolare a due gare dalla fine, e quindi ci sono un po’ di dubbi”, ha spiegato l’ingegnere sollevando perplessità sul passato del giovane pilota inglese.

    Baldisserri ha poi precisato il suo punto di vista, non mettendo in discussione la professionalità del ragazzo ma la sua collocazione nell’elite del Motorsport:

    “È un buon pilota, non dico che sia uno scarso. È uno che va sempre al limite? È quello che deve fare. Ad ogni modo, Bearman non lo vedo nella stessa categoria di quei quattro”.

    Il dibattito resta dunque aperto tra chi, come Leclerc, vede una griglia livellata dalla psicologia e chi, come Baldisserri, ritiene che il talento puro resti una dote riservata a una ristrettissima cerchia di eletti.

  • Piquet Junior: “Alonso ha molta più fame di Hamilton”

    Piquet Junior: “Alonso ha molta più fame di Hamilton”

    Persino le fiamme delle passioni più cieche, esaurito il loro combustibile, si affievoliscono, condannando il cuore al gelo e all’aridità.

    Quando corri, nessun bagliore illumina il tuo sguardo. Eppure, continui a scendere in pista nel vano tentativo di riaccendere un amore già morto. Quel sentimento è stato per anni la tua unica bussola, e adesso preferisci aggrapparti ai suoi ultimi brandelli piuttosto che affrontare un futuro gravido di incognite.

    Di questo inesorabile processo potrebbe essere protagonista anche Lewis Hamilton, la cui sete di gloria, dopo oltre diciannove stagioni nella classe regina, parrebbe ormai essersi placata.

    Ne è convinto Nelson Piquet Junior, che ai microfoni di SoyMotor ha paragonato l’apparente stanchezza del sette volte iridato alla grinta di Fernando Alonso, ancora animato da una tenacia fuori dal comune.

    Lewis non ha più l’amore, la passione e la fame di vittorie che Fernando ha ancora, nonostante sia più grande di lui. Ha cinque o sei anni in più di Lewis, ma ha più passione di lui e di molti altri piloti: questo è ammirevole, perché non è affatto facile”, ha spiegato il brasiliano, tessendo le lodi del numero 14 a scapito del veterano di Stevenage, vittima, a suo dire, dello scorrere del tempo.

    Se nel 2025 una simile riflessione poteva apparire incontestabile, il 2026 impone però una valutazione più prudente, considerato il palese entusiasmo di un Lewis che, dopo tante peripezie, sta finalmente riacquistando fiducia.

    Il vecchio quadro normativo aveva sicuramente offuscato il suo talento, relegandolo ai margini delle gerarchie, ma la sua passione per la Formula 1, seppur scalfita, non è certo morta e sembra anzi voler rifiorire proprio adesso. L’agonismo di Fernando, pilota schietto e aggressivo, è certo più evidente.

    Ciò non implica però che la passione di Lewis, forse più timida e silenziosa, sia del tutto dissipata.

    “Fernando è simile a Verstappen, lui ama le corse. È un pilota velocissimo. Quando correvo con lui era al culmine della sua carriera e batterlo era impossibile. Vent’anni dopo, ha ancora la medesima fame. Non si vede la stessa grinta in Lewis, ha concluso Piquet.

  • Ferrari, la sosta forzata non ha cambiato il piano di sviluppo

    Ferrari, la sosta forzata non ha cambiato il piano di sviluppo

    La cancellazione di due Gran Premi in Medio Oriente ha costretto la Formula 1 a una pausa forzata lunghissima e inusuale in questo periodo dell’anno.

    Se i motori rimangono spenti, le attività nei vari dipartimenti tecnici dei team procedono a pieno regime, sollevando interrogativi sull’impatto che questa mancanza di attività in pista possa avere sullo sviluppo delle vetture.

    In una recente intervista esclusiva rilasciata a Motorsport.com Italia, il direttore tecnico della Scuderia Ferrari, Loic Serra, ha analizzato cosa stia realmente avvenendo nel cuore della GES, minimizzando l’effetto della sosta forzata sul programma di lavoro.

    “Non siamo stati davvero influenzati dal fatto che non ci siano più due gare, perché il piano di sviluppo non nasce in una settimana o in un mese: è qualcosa che hai impostato molto tempo fa. Quindi, in sostanza, segui il tuo piano di sviluppo”, ha spiegato il navigato ingegnere transalpino.

    Serra ha poi aggiunto che, avendo iniziato lo sviluppo della vettura all’inizio del 2025 per poi passare un anno senza testare nulla, la mancanza di due gare è una cosa piccola rispetto alla norma di portare in pista una vettura mai fatta girare prima.

    “E chiaro che più giri, più impari, e questo vale per tutti, ma dire che questo compromette il modo in cui affronti lo sviluppo, o che metterebbe più o meno a rischio il programma, non credo sia il caso”, ha concluso.

    Interrogato sulla possibilità che la pausa possa favorire aggiornamenti più aggressivi o sperimentali, Serra ha chiarito che l’approccio in fabbrica non cambia:

    “Non esiste una vera nozione di «più aggressivo» o «più sperimentale»: non è questo il punto. Pianifichi lo sviluppo, ma poi c’è la pianificazione e c’è ciò che scopri. Il fatto di non correre non cambia ciò che scopri o non scopri in fabbrica”.

    Lo sviluppo riguarda il compromesso complessivo della vettura e, secondo il tecnico francese, non si può lavorare isolando un singolo aspetto perché ogni cambiamento ha ripercussioni su tutto il resto della vettura.

    Riguardo ai cambiamenti decisi dalla Formula 1 Commission e alla loro influenza sulla SF-26, Serra ha dichiarato:

    “È lo stesso meccanismo che scatta quando vedi qualcosa su un’altra macchina e pensi: oh, interessante, magari potrei tentare quella direzione. Quindi quello che dobbiamo fare è assicurarci di poter reagire nel modo più appropriato a qualunque cosa arrivi. Ed è questa la difficoltà, perché prima di tutto non vuoi affrettare nessuna decisione. Devi assicurarti che ciò che stai facendo abbia senso per i mesi futuri e che non ti metta in un angolo per non aver considerato l’intero scenario”.

    Un ulteriore aspetto critico riguarda la mancanza di dati reali e l’influenza sulla correlazione tra simulazione e realtà. Serra ha spiegato che in questo periodo la correlazione è sostanzialmente congelata, permettendo però di esplorare più a fondo il set di dati precedente invece di passare immediatamente a quello successivo dopo una gara.

    Sebbene i test in Bahrain abbiano fornito una buona lettura del comportamento della monoposto, l’assenza di Jeddah lascia un vuoto nel complesso puzzle tecnico della stagione:

    “Su Jeddah mancheranno alcuni dati: è come un grande puzzle a cui manca un pezzo. Ne ritroverai una parte nella prossima gara, o nella combinazione delle prossime”.

    Nonostante il silenzio dei motori, il lavoro a Maranello prosegue dunque senza sosta, focalizzato sulla massima comprensione dei dati disponibili.

  • Norris è stato costretto a non esprimere opinioni sul regolamento tecnico 2026

    Norris è stato costretto a non esprimere opinioni sul regolamento tecnico 2026

    Alla vigilia del nuovo ciclo regolamentare inaugurato in questo 2026, quando le perplessità sui primi riscontri in pista erano già numerose, Lando Norris fu tra i piloti a lanciare fin da subito l’allarme sulla possibile mancanza di sicurezza legata alla gestione estremizzata dell’energia elettrica delle Power Unit.

    Il Campione del Mondo in carica non esitò a definire le nuove vetture come le “peggiori nella storia di questo sport”, sottolineando come gli enormi cambiamenti implementati potessero essere pericolosi per l’incolumità dei protagonisti.

    Parole rivelatesi quasi profetiche dopo il pauroso incidente occorso tra Franco Colapinto e Oliver Bearman a Suzuka, un episodio che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi e che figura tra i principali fattori alla base delle modifiche regolamentari ufficializzate nei giorni scorsi.

    Le critiche alle nuove norme, provenienti soprattutto dai piloti, sono state una costante di questo inizio di stagione; pertanto, ha destato scalpore quanto accaduto allo stesso Norris in una recente intervista concessa a Donald McRae per The Guardian.

    Durante l’incontro, l’entourage dell’alfiere McLaren ha esplicitamente proibito al proprio assistito di rispondere a qualsiasi domanda sull’argomento legato alle norme tecniche attualmente vigenti.

    McRae ha riportato l’episodio nella parte conclusiva del pezzo pubblicato sul quotidiano britannico, descrivendo una scena quasi surreale:

    “A dieci minuti dalla fine dell’intervista pongo una domanda sul regolamento. Il manager di Norris non è presente di persona, ma sul tavolo è stato posizionato un cellulare. Da lì si sente improvvisamente la sua voce, e ci informa che è vietato fare domande su questo argomento. È stata la sua unica interruzione durante l’intervista”.

    Il giornalista ha poi spiegato di essersi rivolto direttamente a Lando per sottolineare l’importanza della questione, ma a quel punto un giovane rappresentante del management, presente nella stanza, è intervenuto per troncare il discorso dichiarando: “Il tempo a nostra disposizione è terminato”.

    Oltre al tema regolamentare, McRae era stato istruito poche ore prima dell’intervista a non porre domande riguardanti il rapporto di Norris con Max Verstappen o George Russell.

    Nonostante il tentativo del pilota di opporsi timidamente, dicendosi disposto a rispondere, il nativo di Bristol ha dovuto infine arrendersi all’inflessibilità del suo team di comunicazione.

    Norris ha chiuso l’incontro con un sorriso imbarazzato e un laconico Non sono io il capo, una frase che sintetizza bene come la libertà di espressione dei piloti possa essere vincolata da rigide strategie comunicative.

    In una fase così delicata per la Formula 1, il silenzio imposto al Campione del Mondo in carica evidenzia quanto gli interessi esterni possano arrivare a limitare una delle voci più autorevoli e ascoltate all’interno del paddock.

  • Come cambia la F1 da Miami: ecco tutte (ma proprio tutte) le modifiche approvate dalla FIA

    Come cambia la F1 da Miami: ecco tutte (ma proprio tutte) le modifiche approvate dalla FIA

    Si chiude con una svolta decisiva per il prosieguo del campionato questo attesissimo lunedì 20 aprile.

    Il vertice d’urgenza tra FIA, FOM e i team principal ha infatti prodotto il risultato sperato dai piloti: un voto unanime per cambiare immediatamente le regole alla base dell’utilizzo della componente ibrida delle Power Unit.

    Il cuore della riforma riguarda la gestione dell’energia, con lo sblocco della potenza di ricarica e un nuovo limite ai Megajoule recuperabili, ma le novità toccano, sorprendentemente, anche le procedure di partenza e le condizioni di bagnato.

    In qualifica, innanzitutto, l’obiettivo è favorire la guida flat-out. Il limite massimo di ricarica consentita scende da 8 MJ a 7 MJ, una mossa studiata per ridurre il ricorso a tattiche di harvesting eccessivo e incoraggiare i piloti a spingere con più costanza.

    Parallelamente, la potenza di picco del super clipping viene innalzata a 350 kW (dai precedenti 250 kW), riducendo drasticamente il tempo necessario per rigenerare la batteria e, di conseguenza, il carico di lavoro del pilota. Questa modifica permetterà di limitare la durata del super clip a circa 2-4 secondi per giro, rendendo le fasi di ricarica meno invasive.

    Inoltre, la FIA ha aumentato da 8 a 12 il numero di eventi in cui potranno essere applicati limiti energetici inferiori, permettendo un miglior adattamento alle caratteristiche specifiche dei circuiti.

    Per quanto riguarda la gara, la parola d’ordine è “sicurezza”: la potenza massima disponibile tramite il Boost è stata limitata a +150 kW, una misura necessaria per evitare differenziali di velocità troppo bruschi tra chi attacca e chi difende.

    L’erogazione della MGU-K rimarrà a 350 kW nelle zone chiave di accelerazione, come le uscite di curva e le zone di sorpasso, ma sarà limitata a 250 kW nelle altre parti del tracciato.

    Un’innovazione importante riguarda anche le procedure di partenza. Per mitigare il pericolo legato a potenziali tamponamenti, la Federazione Internazionale ha introdotto a partire dal Gran Premio Miami il cosiddetto “Low Power Start Detection”, una sorta di “angelo custode elettronico” programmato per identificare istantaneamente una monoposto che non riesce a generare l’accelerazione prevista.

    Qualora i sensori rilevino una spinta anormalmente bassa nei primi metri, infatti, il sistema interverrà attivando automaticamente un’erogazione supplementare di potenza dalla MGU-K.

    Questo supporto non servirebbe (in teoria) a regalare un vantaggio sportivo a chi ha sbagliato la procedura, ma garantirebbe un livello minimo di accelerazione di sicurezza, evitando che la vettura diventi un ostacolo quasi immobile in mezzo al gruppo lanciato a tutta velocità.

    Oltre all’intervento elettronico sulla potenza, il nuovo protocollo prevede un potenziamento fondamentale della segnalazione visiva per proteggere i piloti che seguono.

    Nel momento in cui il sistema rileva l’anomalia nella partenza, le luci LED posteriori e quelle laterali inizieranno a lampeggiare con una frequenza specifica, avvisando immediatamente gli avversari del potenziale pericolo davanti a loro.

    Resta ancora da capire se Ferrari verrà – nonostante le rassicurazioni arrivate dalla FIA – effettivamente penalizzata dall’entrata in vigore della norma in questione.

    Infine, il pacchetto di modifiche in vista di Miami introduce migliorie per le condizioni di bagnato: seguendo i feedback dei piloti, le temperature delle termocoperte per le gomme intermedie sono state innalzate per migliorare il grip iniziale.

    Sul fronte elettronico, l’erogazione massima dell’ERS sotto la pioggia sarà ridotta per limitare la coppia e migliorare il controllo dell’auto in condizioni di bassa aderenza. Anche il sistema di luci posteriori è stato semplificato per offrire segnali visivi più chiari, migliorando i tempi di reazione di chi insegue in caso di scarsa visibilità.

    Queste proposte, ormai definitive, segnano l’inizio di una nuova fase per la stagione 2026, con la pista di Miami pronta a certificare la bontà di questa rivoluzione programmata.