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  • Norris: “La pole? Mi piace pensare che sia una ricompensa per il lavoro fatto. Ringrazio il team”

    Norris: “La pole? Mi piace pensare che sia una ricompensa per il lavoro fatto. Ringrazio il team”

    Dopo un venerdì dominato dalla Ferrari e un terzo turno di prove libere che aveva già mostrato la crescita della McLaren, Lando Norris ha rispettato le attese conquistando la pole position davanti alle due Rosse, rispettivamente seconda e terza.

    A stravolgere ulteriormente gli equilibri in griglia è poi arrivata la penalità di tre posizioni inflitta a Lewis Hamilton: un provvedimento che ha promosso Charles Leclerc in prima fila al fianco del poleman, facendo scivolare il compagno di squadra in quinta piazza.

    Il risultato ottenuto dalla scuderia di Woking rappresenta una chiara conferma dell’efficacia degli aggiornamenti portati in pista, permettendo alla vettura di compiere un sensibile passo in avanti.

    Il pilota di Bristol non ha comunque nascosto di non aver trovato un bilanciamento ideale, sottolineando come la prestazione sia arrivata soprattutto grazie alla maggiore velocità pura della monoposto e alla capacità del muretto e dei tecnici di affinarne il rendimento curva dopo curva.

    Di seguito le sue parole a Sky Sport F1 Italia:

    “Abbiamo sicuramente una macchina più veloce. Non direi necessariamente che abbiamo un bilanciamento migliore, perché ho comunque faticato con la vettura, ma siamo riusciti a migliorare le cose a ogni curva. Il fatto che siamo in pole è sicuramente dovuto agli aggiornamenti che abbiamo portato. Devo ringraziare il team, che ha lavorato tantissimo. Penso che sia qualcosa che stavamo aspettando da inizio anno ed è bello essere ricompensati per la prima volta”.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    Partire dalla prima casella garantisce al britannico il miglior posizionamento possibile su un tracciato notoriamente ostico per i sorpassi, ma la concorrenza alle sue spalle rimane particolarmente agguerrita.

    Leclerc scatterà al suo fianco con l’obiettivo di insidiarlo fin dallo stacco della frizione, Hamilton sarà costretto a una gara di rincorsa, mentre Oscar Piastri e le Mercedes di Russell e Antonelli saranno pronte ad approfittare di ogni sbavatura.

    “Siamo sembrati molto forti per tutta la stagione e mi piace pensare che questa sia una ricompensa per il lavoro fatto. Sono nella miglior posizione possibile, soprattutto su una pista dove è difficile superare, ma abbiamo tante macchine veloci alle nostre spalle. Mi aspetto una gara dura,” ha infatti concluso Norris.

  • Hamilton: “Partire quinto cambia tutto, ma in gara proveremo a recuperare”

    Hamilton: “Partire quinto cambia tutto, ma in gara proveremo a recuperare”

    In quello che, fino a pochi secondi dalla bandiera a scacchi, sembrava poter essere un sabato discreto, il responso delle qualifiche del Gran Premio d’Ungheria ha invece restituito a Lewis Hamilton un epilogo dal sapore decisamente amaro.

    Dopo un primo tentativo in Q3 in cui il pilota della Ferrari aveva mostrato i muscoli, portandosi al comando grazie a un tempo estremamente solido, nel secondo e decisivo giro lanciato la SF-26 non è riuscita a migliorarsi a causa di problemi di aderenza, complice probabilmente anche la scelta della Rossa di mandare in pista il numero 44 per primo, decisione che nel post-qualifiche ha alimentato più di qualche interrogativo da parte dello stesso alfiere britannico.

    Ed è proprio da qui che ha preso forma un finale tanto inatteso quanto beffardo, con le McLaren protagoniste assolute.

    Prima è arrivato Lando Norris, capace di soffiare la pole position ad Hamilton per appena 12 millesimi. Poi l’episodio destinato a cambiare definitivamente il volto del sabato del britannico: l’impeding in Curva 1 ai danni dell’altra MCL40 di Oscar Piastri, lanciato nel suo ultimo tentativo, con il numero 44 avvisato via radio dal muretto Ferrari troppo tardi.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    Una penalità di tre posizioni tanto inevitabile quanto pesante per il sette volte Campione del Mondo, costretto oggi a scattare dalla quinta casella in griglia.

    Intervistato da Mara Sangiorgio per Sky Sport F1 Italia e incalzato sulla possibilità che la retrocessione in quinta posizione possa cambiare completamente lo scenario della gara odierna, Hamilton ha risposto senza troppi giri di parole:

    “Sicuramente, è una differenza enorme. È frustrante, però è andata come è andata. Concentriamoci sul fatto che il team ha svolto un lavoro fantastico, tutti in fabbrica stanno continuando a spingere. Siamo arrivati qui per competere per la prima fila ed è un traguardo fantastico che abbiamo raggiunto tutti insieme. È una differenza enorme rispetto all’anno scorso. Domani ci proveremo e tenteremo di recuperare “.

  • Vasseur: “Delusi dalla qualifica, ma abbiamo un buon passo gara”

    Vasseur: “Delusi dalla qualifica, ma abbiamo un buon passo gara”

    La Ferrari si appresta a prendere il via del Gran Premio d’Ungheria con la prima fila conquistata da Charles Leclerc, ma anche con il condizionamento tattico derivante dalle sanzioni arrivate nel post-qualifica.

    In pista Lewis Hamilton era arrivato a un soffio dalla pole position, sfumata per appena 12 millesimi nei confronti di Lando Norris, con Leclerc accreditato del terzo tempo.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    La penalità di tre posizioni inflitta al britannico per impeding ha però stravolto la griglia della domenica: Hamilton scivola al quinto posto, promuovendo il monegasco in prima fila al fianco del poleman.

    Un sabato dolceamaro, maturato al termine di un Q3 caotico segnato dalle bandiere gialle negli ultimi tentativi.

    Frederic Vasseur, intervenuto ai microfoni di Sky Sport F1 Italia al termine delle prove, ha sottolineato come diversi piloti non siano riusciti a migliorarsi nel giro decisivo:

    “Nell’ultimo tentativo del Q3 le prime macchineVerstappen, Charles e Lewiserano tutte un pochino più lente rispetto al giro precedente. Anche Russell ha avuto un problema”.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    La SF-26 ha comunque mostrato una competitivita più solida rispetto ad altre fasi della stagione, soprattutto per il putenziale intravisto sui long run che rende ancora più amaro il margine minimo accusato sul giro secco.

    “Abbiamo un buon passo gara, ed è per questo che siamo delusi per il secondo posto, ha riconosciuto Vasseur analizzando il potenziale per la corsa. “In generale la sessione è stata abbastanza caotica, anche per la bandiera gialla”.

    L’attenzione è ormai tutta rivolta allo spegnimento dei semafori, dove il nuovo regolamento potrebbe rendere particolarmente delicati i primi passaggi.

    Il team principal della Rossa non prevede una rivoluzione dei piani del muretto box, ma invita a prepararsi a una fase iniziale difficile da interpretare.

    “La strategia per la gara non cambierà totalmente. Il primo e il secondo giro sono sempre abbastanza caotici con questo nuovo regolamento”, ha spiegato Vasseur.

  • Leclerc: “Voglio guardare oltre il Q3 e provare a vincere”

    Leclerc: “Voglio guardare oltre il Q3 e provare a vincere”

    Le qualifiche del Gran Premio d’Ungheria si sono concluse con un esito stravolto dalle decisioni dei commissari arrivate al termine della sessione.

    Se la pole position è finita saldamente nelle mani di Lando Norris, le penalità inflitte a Lewis Hamilton e Andrea Kimi Antonelli hanno ridisegnato la griglia di partenza, consegnando a Charles Leclerc la prima fila.

    Inizialmente terzo a 238 millesimi dal tempo della McLaren e battuto in pista dal compagno di squadra, il monegasco beneficerà dell’arretramento di Hamilton dal secondo al quinto posto per un episodio di impeding.

    Un regalo importante che attenua l’amarezza per un sabato in cui il distacco dal britannico era maturato quasi esclusivamente tra la prima e la dodicesima curva.

    Quella consueta magia dell’ultimo tentativo in Q3, spesso marchio di fabbrica del numero 16, questa volta non si era vista a causa di una SF-26 rivelatasi molto più scorbutica rispetto ai tentativi precedenti.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    Tuttavia, per Leclerc si apre ora un’opportunità d’oro per costruire una gara da protagonista, scattando direttamente dalla seconda casella al fianco di Norris e facendo leva su una monoposto particolarmente competitiva sul passo gara.

    Al termine delle caotiche qualifiche ungheresi, il monegasco ha analizzato la propria prestazione ai microfoni di Sky Sport F1 Italia:

    Nel secondo run in Q3 l’auto è mancata del tutto, avevo davvero poco grip sul posteriore. Con il cambiamento del vento di oggi, ho fatto tanta fatica in Curva 1 e in Curva 12, e parlo di ben tre decimi. È stata una costante per tutto il giorno rispetto a Lewis, e questo è perché non sono stato abbastanza bravo io. Ho provato a fare qualcosa di diverso, ma ho fatto fatica fino alla fine. È sempre stata una pista difficile per il mio stile di guida, ma voglio anche guardare oltre e provare a vincere. Ieri andavamo molto bene sul passo gara, ma non sono sicuro di dove si trovino gli altri perché hanno fatto grandi step avanti. Avrò anche gomma usata nel primo stint, ma ci proverò comunque“.

  • Hamilton: “Possiamo ancora migliorare”

    Hamilton: “Possiamo ancora migliorare”

    Il venerdì ungherese ha visto la Ferrari dominare le prime due sessioni di prove libere, imponendosi sulla concorrenza in ogni settore del tracciato e trasformando la prima giornata del week-end in una lotta tutta interna al Cavallino.

    La Scuderia italiana ha, quindi, approcciato nel migliore dei modi l’ultimo appuntamento prima della pausa estiva, confermando in pieno le attese della vigilia che vedevano la SF-26 perfettamente a suo agio sul circuito dell’Hungaroring.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    In questo scenario di netta superiorità, i due alfieri della Rossa hanno potuto sfidarsi a colpi di giri veloci.

    Alla fine a spuntarla è stato Lewis Hamilton: sfruttando un tentativo lanciato in più rispetto al compagno di squadra, il britannico ha fermato il cronometro sull’1:18.729, staccando Charles Leclerc di 148 millesimi.

    Il sette volte Campione del Mondo, che vanta ben nove pole position sulla pista ungherese e una conoscenza delle sue curve capace di far impallidire chiunque, potrà quindi contare su una monoposto che promette di puntare dritta al successo nel Gran Premio.

    Il numero 44, però, per accorciare le distanze in classifica dal leader Andrea Kimi Antonelli, dovrà fare i conti con un agguerritissimo Leclerc, oltre che con i rivali di Mercedes e McLaren che, con un probabile cambio radicale di assetto sulle rispettive vetture, cercheranno di avvicinarsi il più possibile alle Ferrari.

    Al termine delle prove libere, Hamilton ha commentato come segue quanto accaduto in pista:

    Nel complesso è stata una giornata positiva: le condizioni erano piuttosto impegnative, con il vento che ha reso le cose un po’ più complicate e una pista piuttosto sconnessa in alcuni tratti. La vettura si è comportata meglio nella seconda sessione e tra un turno e l’altro abbiamo fatto dei buoni progressi, anche se ci sono ancora alcuni aspetti sui quali dobbiamo migliorare. Questa sera analizzeremo tutti i dati, continueremo a lavorare sul bilanciamento della vettura e speriamo di trovare ancora un po’ di prestazione in vista della qualifica“.

  • Leclerc: “Non credo che il vantaggio visto nelle prove sugli avversari sarà lo stesso in qualifica”

    Leclerc: “Non credo che il vantaggio visto nelle prove sugli avversari sarà lo stesso in qualifica”

    Il venerdì del Gran Premio d’Ungheria ha palesato una Ferrari in grande spolvero, forte del primo e del secondo posto arpionati al termine della seconda sessione di prove libere da Lewis Hamilton e Charles Leclerc.

    Pur essendo troppo presto per proclamare la scuderia di Maranello la netta favorita per la vittoria finale del week-end di Budapest, indubbiamente i pronostici della vigilia si dimostrano veritieri sul potenziale della SF-26 tra le tortuose curve dell’Hungaroring.

    Dopo essersi aggiudicato le FP1, Charles Leclerc ha concluso la giornata alle spalle del compagno di squadra, complice una tornata non eccezionale messa a segno dal monegasco nel corso della propria simulazione di qualifica.

    Pur con dei riscontri che sul giro secco hanno mostrato finora un confronto impietoso tra la Rossa di Maranello e la diretta concorrenza, qualche dubbio persiste invece sul passo gara: Antonelli ha sfoggiato un ritmo notevole, mentre il ferrarista con il numero 16, a parità di mescola e complice il tanto traffico incontrato, non ha potuto girare con pista libera, aspetto che ne ha condizionato la costanza e il potenziale stesso, fatta eccezione per alcuni lampi promettenti emersi nel corso della simulazione.

    ll nativo di Monaco, tuttavia, non è apparso preoccupato dei mancati riscontri con il serbatoio carico, né ha ostentato eccessiva sicurezza per la temporanea prima fila centrata nelle prove insieme ad Hamilton.

    Come riportato dal sito ufficiale della Ferrari, l’alfiere della Rossa ha commentato i risultati del venerdì dell’Hungaroring dichiarando:

    La nostra performance sembra buona, e questo è sicuramente un aspetto positivo, ma il week-end è ancora lungo e dobbiamo lavorare sodo per assicurarci le prime posizioni anche in qualifica, perché non credo che il vantaggio visto nelle prove sugli avversari sarà lo stesso. Mi aspetto delle qualifiche molto combattute, e noi dovremo svolgere un lavoro perfetto. Se riusciremo a mantenere le stesse sensazioni di guida di FP1 e FP2, sono certo che disputeremo delle buone qualifiche”.

  • Antonelli: “A Budapest mi aspetto i top team molto vicini tra loro”

    Antonelli: “A Budapest mi aspetto i top team molto vicini tra loro”

    Pensare gara per gara e imparare a gestire le emozioni.

    È stato questo il consiglio che Roger Federer ha regalato ad Andrea Kimi Antonelli durante il loro incontro a Wimbledon, ed è esattamente con questa filosofia che il pilota italiano sta affrontando la corsa al Mondiale.

    Una lezione che ha dato i primi frutti domenica scorsa in Belgio, dove il leader del campionato è tornato al successo riscattando il guasto di Silverstone che aveva consegnato la vittoria a Charles Leclerc.

    Sul circuito da sempre considerato l’Università della Formula 1, il portacolori della Mercedes è tornato a dettare legge, impensierito soltanto dal monegasco della Ferrari, unico capace di tenere a tratti il ritmo della sua W17.

    Archiviato il capitolo Spa-Francorchamps, dove il bolognese ha allungato in classifica sul compagno di squadra George Russell, costretto al ritiro dopo un contatto con Lewis Hamilton, l’attenzione si è subito spostata verso l’imminente appuntamento di Budapest.

    Nella conferenza stampa post-gara, Antonelli ha analizzato le proprie aspettative in vista dell’Hungaroring:

    “Mi aspetto che tutte e quattro le squadre di punta siano molto vicine perché lì non ci sono particolari problemi di gestione delle batterie. L’utilizzo della potenza sarà estremamente equilibrato, quindi sarà un tracciato per certi versi simile a Monaco, dove si cerca semplicemente di guidare il più velocemente possibile. Sarà interessante: la lotta tra di noi si preannuncia davvero serrata ed è per questo che diventerà fondamentale riuscire a mettere insieme ogni singolo elemento”.

  • Brundle: “Dobbiamo liberarci di questo regolamento, mi viene da piangere”

    Brundle: “Dobbiamo liberarci di questo regolamento, mi viene da piangere”

    Gli enormi limiti palesati dalle nuove Power Unit sin dal loro avvento in Formula 1, contestualmente al nuovo regolamento tecnico, continuano a rappresentare il principale tema di discussione all’interno del paddock.

    Gli ultimi due Gran Premi disputati a Silverstone e Spa-Francorchamps, circuiti caratterizzati da lunghi rettilinei e curvoni ad alta velocità, non hanno fatto altro che alimentare il malcontento generale tra addetti ai lavori e appassionati.

    Ancora una volta, infatti, è emersa con estrema brutalità l’inadeguatezza dell’attuale ripartizione 50/50 tra motore termico e componente ibrida.

    Tra una regia internazionale costretta nuovamente a ridurre al minimo le riprese on-board per celare l’eccessivo clipping delle monoposto sui rettilinei e le aspre critiche dei piloti — su tutti, come ormai consuetudine, Max Verstappen —, appare sempre più chiaro come siano necessari interventi significativi sia nel breve sia nel lungo termine.

    Al termine della gara disputata tra le Ardenne, Martin Brundle, voce storica di Sky Sports F1 UK, ha sintetizzato alla perfezione il sentimento diffuso nei confronti delle nuove norme e le tante complessità che le caratterizzano:

    “Penso che stiano tutti facendo fatica a comprenderle appieno. Mi sono venute le lacrime agli occhi perché abbiamo perso tutte le curve più belle a Silverstone, e la stessa identica situazione si è verificata poi a Spa. Questi nuovi regolamenti penalizzano enormemente i circuiti ad alta velocità”.

    Sebbene non manchino i momenti in cui queste vetture riescano ugualmente a offrire spettacolo, l’ex pilota di Formula 1 auspica che chi di dovere possa archiviare l’attuale impianto normativo nel minor tempo possibile:

    “Stanno lavorando per risolvere la questione in vista del 2027 e del 2028, ma bisogna liberarsi di questo concept il prima possibile, nel 2030 o nel 2031. In ogni caso, questo è quello che passa il convento al momento. Quando sono in pista il venerdì, queste vetture sembrano davvero veloci ed è divertente vederle lottare fianco a fianco mentre si superano a vicenda, ma ad oggi devono fare i conti con parecchie complessità”.

  • Piastri: “La difesa di Leclerc? Incentivare i piloti a farla franca lasciando il minimo spazio non è positivo”

    Piastri: “La difesa di Leclerc? Incentivare i piloti a farla franca lasciando il minimo spazio non è positivo”

    Il Gran Premio del Belgio, conclusosi con un solido secondo posto per Charles Leclerc, ha messo in luce tutta l’aggressività e la classe nei duelli corpo a corpo del monegasco, più volte esposto agli attacchi degli avversari lungo il rettilineo del Kemmel a causa del deficit di potenza della sua SF-26.

    Per difendere la posizione, il numero 16 è stato costretto a mostrare gli artigli, esibendosi in frenate al limite prima della sequenza di Les Combes e portando i rivali ad alzare il piede per evitare il peggio.

    Una di queste difese estreme, tuttavia, ha portato a un contatto con Oscar Piastri, finito inevitabilmente sotto la lente d’ingrandimento della Direzione Gara, ma i commissari, dopo aver analizzato l’episodio, hanno comunque ritenuto l’alfiere del Cavallino incolpevole.

    Secondo quanto riportato nelle note ufficiali degli steward, infatti, la leggera collisione fra i due è stata liquidata come un normale incidente di gara.

    La responsabilità del contatto non è stata imputata a Charles, colpevole secondo la McLaren di aver stretto il numero 81 verso l’esterno, bensì allo stesso Piastri, per aver insistito nel tentativo di sorpasso nonostante non ci fosse lo spazio necessario per completare la manovra.

    Una lettura, questa, che ha lasciato completamente interdetto l’australiano, il quale si è così espresso in zona mista:

    Il contatto con Charles ha causato un danno alla mia vettura, influendo parecchio sul bilanciamento. Dal mio punto di vista ero sulla linea bianca e sono stato stretto. Prima di tutto, credo che siamo stati molto fortunati a evitare un incidente più grave, perché ci siamo praticamente toccati con le ruote all’inizio della zona di frenata. Onestamente non so dove sarei dovuto andare. Non sto dicendo necessariamente che dovesse esserci una penalità, ma almeno una bandiera bianca e nera. Non possiamo ritenere che una manovra del genere sia del tutto accettabile. Un conto è avere un leggero contatto come quello, ma dare anche l’incentivo ai piloti a lasciare agli altri il minimo spazio possibile sapendo di poterla fare franca non mi sembra una situazione positiva per le corse“.

  • Belgio, a Leclerc il titolo di Hammer of the Day

    Belgio, a Leclerc il titolo di Hammer of the Day

    Vincere ha molti significati, e non tutti si lasciano misurare.

    C’è la vittoria certificata, quella che il mondo riconosce senza esitazione – che consegna trofei, denaro, fama, gloria immediata e imperitura memoria.

    Quella che finisce sui giornali, che campeggia sui titoli, che si conta e si cataloga nella storia. E poi esiste un’altra vittoria, più silenziosa e più difficile da spiegare, quella che non porta con sé nulla di materiale eppure porta qualcosa di infinitamente più raro: una consapevolezza.

    Quella dei campioni veri, di quelli che lo sono nel profondo, prima ancora che sui tabelloni dei risultati.

    Perché essere campioni non significa necessariamente vincere. Significa, spesso, qualcosa di molto più complesso e molto più solitario.

    Charles Leclerc tutto questo lo sa. Lo sa nel modo in cui si sanno le cose che si sono imparate a proprie spese, nel silenzio, senza che nessuno te le insegnasse davvero.

    A Spa-Francorchamps, il suo secondo posto vale meno di una vittoria per la stampa. Viene quasi ignorato, oscurato dalla luce più intensa e più giovane di Antonelli.

    Ed è paradossaleprofondamente paradossale – che ciò che stiamo osservando, se non è una vittoria, non sapremmo come altro definirlo.

    Perché Leclerc guida da fenomeno.

    Spinge la sua vettura oltre ogni limite ragionevole, la porta dove altri non oserebbero, e lo fa con quella ferocia controllata che appartiene soltanto a chi ha già attraversato il fuoco e ne è uscito con qualcosa di diverso – non le cicatrici di chi ha perso, ma la lucidità di chi ha capito.

    Dietro ci sono mesi di buio. Mesi passati in ombra, schiacciato dal peso di una scelta compiuta anni fa e mai ritrattata: affidarsi interamente a un sogno.

    Vincere in Formula 1 con la Ferrari. Un sogno che, detto così, sembra accessibile – quasi comune, quasi banale.

    Non lo è. Non lo è mai stato.

    Perché il sogno in sé è semplice, ma è tutto ciò che gli sta attorno a essere straordinariamente difficile.

    Guidare dall’inizio alla fine senza cedere al rumore esterno. Ignorare le voci, i confronti, i dubbi altrui.

    Sopportare, in silenzio, che compagni di kart – che forse battevi anche – continuino a vincere davanti ai tuoi occhi, mentre tu cerchi ancora il momento che ti appartiene.

    Ma ognuno ha il suo percorso.

    E questa è forse l’unica verità che conta davvero, quando si smette di guardare le classifiche e si inizia a guardare le persone.

    Il percorso di Charles Leclerc non può che essere rosso.

    Non per contratto, non per convenienza.

    Ma per vocazione, per destino, per quella forma di amore irrazionale e totalizzante che non chiede permesso e non accetta alternative.

    È uno di quegli amori sbagliati che non riesci ad abbandonare, non perché tu non possa, ma perché nel profondo sai che è l’unico posto al mondo in cui ha senso stare.

    E allora si va avanti. Si spinge oltre. Si arriva secondi a Spa e si vince lo stesso, anche se il mondo, per ora, ancora non lo sa.

    Lo sa lui. E basta così.