La stagione 2026, inaugurata da monoposto caratterizzate da un carico aerodinamico ridotto e da Power Unit a ripartizione paritetica tra energia termica ed elettrica, ha imposto a tutta la griglia di Formula 1 una profonda revisione dello stile di guida.
La complessa gestione del deployment e del recupero della batteria lungo l’arco della tornata, infatti, non è l’unica variabile con cui fare i conti al volante.
Le vetture della nuova era tecnica risultano più sensibili e reattive, costringendo i piloti a un approccio più cauto e lineare, soprattutto in fase di accelerazione.
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Questi fattori hanno portato nelle varie scuderie della massima categoria a dei ribaltamenti nelle performance dei propri alfieri a dir poco eclatanti e a spiegare l’impatto di questa transizione tecnica è stato lo stesso George Russell che, intervistato dalla testata spagnola Mundo Deportivo, ha fotografato questa situazione come segue:
“È una stagione piuttosto strana, se si pensa a quanto Piastri fosse competitivo rispetto a Norris l’anno scorso, Charles rispetto a Lewis, e persino a Max. Quest’anno, Charles, Oscar e io abbiamo molte più difficoltà rispetto ai nostri compagni di squadra. E per quanto riguarda Max, i suoi compagni si sono avvicinati notevolmente a lui. Credo che dipenda dal nostro stile di guida. Questa macchina è diversa, è chiaro: non è una scusa, è la realtà, e significa che bisogna apportare dei cambiamenti“.
Il pilota britannico ha poi continuato la sua disamina entrando nel dettaglio delle sue difficoltà al volante delle nuove auto:
“Quanto a me, non ho problemi con la macchina, ma con le gomme. Con il mio stile di guida, tendo a essere più aggressivo sul pedale dell’acceleratore, il che comporta una maggiore usura degli pneumatici posteriori. La scorsa stagione, in media, le coperture anteriori avevano una pressione di 3 psi superiore a quelle posteriori. In questo campionato la pressione è praticamente la stessa su tutti gli assi. Credo di dover semplicemente trovare un modo per bilanciare meglio l’asse anteriore e quello posteriore“.
Alla fine, che lo si voglia o no, vince sempre il supereroe. Non quello perfetto, non quello imbattibile: quello buono. Quello che non trionfa sempre, che sbaglia, che cade e si rialza, ma le cui intenzioni, la cui passione e il cui amore per la causa fanno comunque la differenza, a prescindere dal verdetto della pista.
E così Charles Leclerc, come un Peter Parker qualunque, si arrampica come può tra i muretti stretti del circuito di Madrid. In un Gran Premio che di corsa pura ha avuto ben poco – più sfilata cittadina che vera battaglia –, il monegasco resta uno dei pochi a provare davvero a sovvertire l’ordine prestabilito. Sa esattamente cosa sta facendo e perché lo fa: le gomme dure portate allo sfinimento fino all’ultimo giro utile, un azzardo calcolato che sa di scommessa e di fede insieme, finché il cronometro – giudice inflessibile che non ammette repliche – non spegne l’ultimo barlume d’illusione.
Sotto il casco c’è il peso di giorni intensi, di settimane, mesi e anni vissuti col fiato sospeso. E poi quegli occhi puntati sui maxi-schermi lungo il tracciato, lo stesso sguardo di sempre, quello che si porta dietro da una vita, nella speranza silenziosa che da un istante all’altro si accenda un colpo di scena.
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Una Safety Car che non arriva mai, un’opportunità che sfuma senza materializzarsi. E poi, quando anche l’ultimo spiraglio svanisce, la chiamata più dura: imboccare la corsia dei box, archiviare l’attesa e accettare che la sorte avesse già scritto un altro finale.
Alla fine non ha vinto, né è salito sul podio.
Chiude quarto, con l’amaro in bocca tipico di chi sa di aver speso ogni goccia di energia senza raccogliere la ricompensa che avrebbe meritato.
Ma in fondo, dopo lo spavento di Monza, va bene così. Va bene averci creduto fino all’ultimo millesimo, fino all’ultimo metro. Il tempo non lo piega nessuno, nemmeno chi lo sfida con quella meravigliosa, ostinata purezza che appartiene solo a chi ama davvero ciò che fa.
Ed è così, forse, che si compirà anche la storia tra Charles Leclerc e la Ferrari: per usura del tempo. Sarà lui a pronunciare l’ultima sentenza, ma poco importerà come andrà a finire.
Andrea Kimi Antonelli ha archiviato la trasferta d’esordio al Madring mettendo in cassaforte un successo pesantissimo nella corsa al titolo, pur senza nascondere come il bottino pieno sia maturato grazie a una dinamica fortuita.
La neutralizzazione tramite Virtual Safety Car ha ribaltato l’inerzia della gara e il bolognese è stato il primo ad ammettere che i valori della pista premiavano Lando Norris.
Ai microfoni di Sky Sport F1, l’italiano ha chiarito subito il proprio punto di vista:
“Non è stato il modo in cui volevo vincere. Mi meritavo il secondo posto e Lando si meritava la vittoria, mi dispiace per lui. Dal nostro lato c’è stata un’ottima comunicazione via radio. Bono mi aveva avvisato della Virtual Safety Car, ho rallentato appositamente nell’ultimo settore per riuscire a rientrare in pit-lane in pieno regime di VSC e il tempismo è stato perfetto. La ruota gira: questa volta è andata bene a noi, ma può capitare che nelle prossime gare la situazione si inverta. Bisogna massimizzare tutte le opportunità e cogliere sempre il massimo risultato possibile”.
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Prima dell’episodio spartiacque, il leader del Mondiale aveva dovuto gestire una fase delicata negli scarichi di Charles Leclerc, optando per una condotta prudente alla luce del vantaggio in classifica:
“Non sapevo se mettere pressione a Leclerc o risparmiare le gomme, e nel finale non è stato semplice. Ho dovuto portare molta pazienza, quando poi lui è andato ai box ho potuto finalmente impostare il mio ritmo. Nei primi giri ho provato ad attaccare due volte, ma non ha funzionato. Alla seconda chicane, se non mi trovassi in questa posizione in campionato, probabilmente avrei provato a forzare la staccata fino in fondo. Ho preferito invece non correre rischi inutili. Probabilmente, a rivederla ora, non avrei nemmeno tentato quella manovra, perché l’uscita mi ha esposto all’attacco di Max. Ci sono sicuramente dettagli su cui oggi non sono stato perfetto. Ribadisco che oggi non era così che volevo vincere: Lando meritava la vittoria e noi, realisticamente, valevamo la seconda posizione“
Con un margine salito a quota 81 lunghezze nella graduatoria piloti, il classe 2006 mantiene i piedi per terra, chiudendo il capitolo Madrid per proiettarsi verso le tappe extra-europee:
“Ogni fine settimana cerco di capire dove poter progredire e cosa invece ha funzionato, così da mettermi sempre nelle condizioni ideali per vincere. Finora abbiamo infilato una striscia di risultati incredibile, ma la strada è ancora lunga. Adesso salutiamo l’Europa e ci attendono tracciati molto impegnativi: dobbiamo farci trovare pronti”.
Lando Norris ha concluso il Gran Premio di Madrid al terzo posto, dopo una corsa che aveva condotto inizialmente in pieno controllo.
Scattato dalla pole dopo il giro fenomenale del sabato, il britannico aveva costruito rapidamente un margine importante su Andrea Kimi Antonelli e la sua domenica sembrava procedere secondo i piani, fino all’ingresso della Virtual Safety Car.
La neutralizzazione, scattata subito dopo il passaggio del numero 4 oltre l’ingresso della pit-lane, ha infatti offerto ad Antonelli l’opportunità di effettuare la sosta a regime ridotto, stravolgendo gli equilibri al vertice.
Norris è dovuto rientrare al giro successivo, quando il regime di VSC si stava ormai concludendo, incappando inoltre in un intoppo al pit-stop che lo ha fatto scivolare al quinto posto, costringendolo a impostare una gara di rimonta.
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Nell’intervista post-gara, il pilota della McLaren ha spiegato come l’episodio fosse del tutto fuori dal suo controllo
“La Virtual Safety Car è arrivata dopo che avevo superato la pit-lane, quindi non potevo fare nulla. Ho provato a recuperare su Max, ma è difficile superare e lui non ha commesso errori. Sentivo che meritavamo la vittoria, ma a volte le corse sono così. Ho fatto un giro fenomenale per conquistare la pole e penso di aver disputato una gara perfetta: semplicemente la fortuna non è stata dalla mia parte”.
Da quel momento Norris ha risalito il gruppo fino alla terza piazza, arrivando anche a ridosso di Verstappen nel finale senza però trovare lo spunto per il sorpasso.
La frustrazione non nasce dalla posizione finale, ma dalla consapevolezza di aver visto sfumare un successo che sembrava saldamente nelle sue mani:
“Bastava solo un giro in più di VSC per fare il pit-stop con gli altri. Se la direzione poteva decidere guardando di più la situazione in pista? Sì, ne abbiamo parlato tante volte, ma alla fine non sono io a decidere. Per il resto ho fatto un week-end perfetto, ma non ho vinto, quindi è certamente frustrante”, ha spiegato Norris ai microfoni di Sky Sport F1 Italia
Madrid. Una città che non ha mai avuto bisogno della Formula 1 per andare veloce. Ha sempre avuto il traffico, le notti lunghe e quella certa abitudine a fare le cose con una discreta ostinazione.
Adesso ha anche il Madring: un circuito tecnico, tortuoso, con tratti che chiedono precisione e altri in cui bisogna avere il coraggio di non alzare il piede. La Monumental, con i suoi 550 metri e il 24% di pendenza, sembra quasi una parentesi venuta male in mezzo a una frase già complicata.
Poi ci sono le sequenze strette, i cambi di direzione, i muri a cui dare del lei.
Circuito nuovo, trofeo nuovo. Stesso vincitore.
Questo è il Pagellone di Hammer Time.
Mercedes, voto 9: I 30 mesi di stagionatura delle decisioni della direzione gara convogliano la vittoria verso un morigerato Antonelli, che gestisce la gara con una calma da Zorro e porta a casa il risultato senza mai dare l’impressione di perdere il controllo. Giorgino, invece, questo week-end ha avuto più o meno lo stesso valore di una pianta di plastica: non chiede acqua, ma nemmeno produce ossigeno. Per ambire a certi risultati servono grinta, consistenza e carattere. A lui, per ora, rimane solo un timido olé.
Ferrari, voto 5: Visto l’Hamilton sfrenato nei primissimi giri, Leclerc prova almeno a riempire il mezzo bicchiere di Maranello. Una Ferrari da rosso relativo, come canta Tiziano Ferro – che salutiamo, visto che ci segue sempre. Il ritmo di Charles con la gomma dura è stato eccellente e, dopo le ultime uscite del monegasco, era una risposta a dir poco necessaria. Ma non basta. Ferrari questo week-end aveva più dati degli altri, conosceva la pista e aveva una pole alla portata. Anche il podio sembrava un obiettivo realistico. Alla fine non è arrivato né l’uno né l’altro. Forse si poteva fare qualcosa in più.
McLaren, voto 7: Sull’asfalto del Madring va in scena una surreale riedizione del Don Chisciotte in salsa papaya. Lando Norris è il Cavaliere dalla Triste Figura: lancia in resta, carica i mulini a vento della Mercedes guidando da Re, tanto che al muretto avevano già travasato lo champagne nella borraccia. Poi, però, gli eventi impongono alla squadra una strategia rattoppata e una sosta zoppicante. Un’occasione sprecata, perché contro questa freccia d’argento le occasioni non arrivano certo a mazzi.
Dall’altra parte del box c’è Sancho Panza. Completamente stordito dalla movida madrilena, l’australiano ciondola svogliato sul suo ronzino a quattro ruote. Come sia potuto evaporare un talento così cristallino resta uno dei grandi enigmi dell’umanità: una roba da affiancare all’origine dell’universo, all’esistenza di Dio e all’eterno dilemma se le uova vadano in frigo oppure no.
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Red Bull, voto 7: Si fa quel che si può con quel che si ha. Max passa mezzo Gran Premio murato come la Monaca di Monza, rinchiuso tra gli avversari e le pareti del Madring. Eppure, da quella cella, riesce a tirare fuori una P2 che suona comunque come un ottimo flamenco. Il dubbio atroce, però, è che la vittoria se la sia sfilata da solo dal piatto: quel rallentamento quasi contemplativo, una cortesia da hidalgo per far sfilare Antonelli e Hamilton, gli è costato forse l’intera corrida. Roba da mordersi le mani prima ancora di buttarsi sulla sangria.
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Haas, voto 4: Sabato da pedalata in salita e domenica di pura disperazione. Passi pure la partenza dalla pit, ma da Bearman era lecito aspettarsi qualcosa in più rispetto a una gara intera passata a bollire nella pancia meno nobile della classifica. Sia chiaro: la macchina è quello che è, un arnese con cui farebbe fatica a vincere persino un ambo alla tombola di Santo Stefano. Però la prima regola del mestiere resta scolpita sulla pietra: prima di guardare i miracoli degli altri, devi battere chi guida con la tua stessa divisa. E al momento, Ollie sta prendendo troppi appunti.
Alpine, voto 8: Franco, oh Franco! L’imprevedibilità fatta persona. Se lo inviti a cena e gli chiedi di portare il vino, si presenta in ritardo di un’ora con mezza confezione di sigarette al mentolo. Fa sempre l’opposto di quel che ti aspetti, ma alla fine la pagnotta la porta a casa. In questa Madrid rovente ha piazzato una stoccata mica da ridere, regalando sei punti alla banda Briatore. Genio, sregolatezza e punti in tasca. Bravo.
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Audi, voto 6: Che difesa, Bortoleto. Tenacia pura e gomiti larghi, per quanto del tutto inutile: alla fine non gli è valsa nemmeno una misera P10. Eppure un miracolo l’ha fatto, costringendo la regia a inquadrare finalmente le R26. Fino a ieri, infatti, per vedere un pilota Audi in tv dovevi sperare che spuntasse negli spot d’intermezzo mentre ti spacciava l’ennesima carta di credito multicolore. Almeno stavolta ci siamo preoccupati di loro per azioni in pista. Bentornati in mondovisione.
Racing Bulls, voto 7: Nel calendario di Arvid Lindblad non c’è traccia del primo d’aprile: già, perché con il ragazzo non si scherza affatto. Con Lawson spedito a nolo al piano di sopra, i riflettori di Faenza sono tutti puntati su di lui, e l’inglesino risponde presente senza fare una piega. Archivia l’ennesima Q3 e un altro giro in zona punti con un piglio da pelo sullo stomaco. Bene per davvero, bravo sul serio: in Romagna hanno trovato un martello che sgarra di rado.
Williams, voto 2:¡Arriba, arriba! Con questo caldo madrileno da calzoncini e infradito, il vecchio Carlitos si è presentato all’appuntamento di casa col ritmo rilassato di chi sta pensando solo a sdraio e ombrellone. Una partenza scriteriata in stile kamikaze – con Fernando che gli ha rifilato un kamikazziatone da cavarsela a stento – e qualche fiammata senza pretese non bastano a conquistare le prime pagine dei giornali, trasformandosi invece in un week-end passato a galleggiare malinconicamente nelle retrovie. Se i frutti dell’esame di riparazione sono questi, avevamo torto a rimandarlo a settembre: toccava direttamente optare per la bocciatura a giugno e non pensarci più.
Aston Martin, voto 5: Viene sempre da dire che non era il circuito adatto. Il problema è che ormai stiamo ancora cercando di capire quale sia, effettivamente, il circuito che si adatta alla AMR26. Nel settore guidato la macchina oscillava e sottosterzava così tanto che Alonso, per affrontare la gara, si è fatto preparare una Travelgum. E a questo punto viene quasi da chiedersi se AMR non sia in realtà il diminutivo di Amarezza.
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Cadillac, voto 5: Incassare 2,1 secondi in qualifica da Perez e chiudere in un pietoso ultimo posto in gara, doppiato persino dall’Aston di Alonso – un giro intero dall’Aston di Alonso, rendiamoci conto -, fa sorgere una domanda spontanea: ma il contratto di Bottas esiste per davvero o il giovanotto ha semplicemente grattato un Turista per Sempre alla ricevitoria del paddock? Con questa marea di leoncini aitanti che spingono alle spalle, forse per il caro Finno-Saunista è giunta l’ora di salutare la brigata. Ci sarebbe una bellissima corsia riservata ai corsi di acquagym del martedì mattina: ritmo rilassato, zero stress e ciambellone assicurato. Da valutare.
Il Gran Premio di Spagna, concluso ai piedi del podio, ha costretto Charles Leclerc a una domenica vissuta sul filo della speranza: quella di poter capitalizzare una bandiera rossa, scenario che sulla carta appariva più che probabile tra le insidiose barriere del circuito semi-cittadino di Madrid.
Scattato con mescola dura, il monegasco non è rientrato ai box durante l’unica Virtual Safety Car intervenuta nelle 57 tornate, ereditando la leadership della corsa.
Una prima posizione che ha obbligato il muretto della Rossa ad affidarsi alla sorte, vista la notevole difficoltà di sorpassare sul tracciato iberico.
Nell’attesa di una neutralizzazione mai arrivata, il numero 16 ha stampato ottimi crono in aria pulita, confermando le doti della SF-26 nella gestione degli pneumatici su asfalti critici.
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Tuttavia, in casa Ferrari cresce la necessità di massimizzare il rendimento al sabato per non restare invischiati nel traffico la domenica.
In tal senso, l’assenza della Power Unit con specifica ADUO 2, unita alle consuete difficoltà d’innesco con gli pneumatici soft, ha pesato sul giro secco, complicando a monte il fine settimana di Charles.
Ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, al termine di una giornata insapore, Leclerc ha analizzato così la sua prestazione:
“È stata una gara difficile a livello fisico. Abbiamo fatto uno stint molto lungo aspettando una bandiera rossa che non è mai arrivata. La mescola hard è stata ottima, con la soft invece non avevo passo per una ragione che non posso specificare. Il punto dolente rimane la qualifica. La soft non era la gomma giusta per noi su questa pista: non per il bilanciamento, ma mi impediva di spingere. Alla fine ho solo gestito il distacco, ambire al podio era impossibile“.
Tra il quarto posto di uno stoico Charles Leclerc e il ritiro di Lewis Hamilton per un problema ai freni, il Gran Premio di Spagna lascia alla Ferrari un bilancio agrodolce e diversi spunti su cui riflettere.
A tenere alta la bandiera del Cavallino ci ha pensato ancora una volta il monegasco, protagonista di una gara tutta cuore e orgoglio.
Scattato con gomme hard, dopo la Virtual Safety Car il numero 16 ha allungato il proprio stint fino a ritrovarsi a lungo al comando, giocandosi fino in fondo la carta di un’ulteriore neutralizzazione o di una bandiera rossa.
Una scommessa che però non ha pagato: il pit-stop obbligatorio effettuato nel finale ha infatti relegato Leclerc in quarta posizione.
Di tutt’altro tenore la domenica di Hamilton.
Dopo un ottimo spunto al via, che lo aveva portato a insidiare le prime posizioni alla staccata della Curva 1, il britannico ha dovuto fare i conti con un guasto all’impianto frenante della sua SF-26. L’inconveniente ha rapidamente compromesso la sua corsa, costringendolo prima ad alcune pericolose escursioni fuori pista e poi al definitivo ritiro dopo appena sei giri.
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Intervenuto ai microfoni di Sky Sport F1 Italia dopo la bandiera a scacchi, Frederic Vasseur ha spiegato:
“Non sappiamo ancora nello specifico quale problema abbia avuto Lewis. Ha perso i freni in diversi momenti e a quel punto abbiamo deciso di fermare la macchina, perché su questo tipo di pista era troppo pericoloso continuare“.
Il team principal della Ferrari ha poi analizzato la strategia impostata dal muretto:
“Non siamo stati fortunati. Sapevamo che le altre squadre avevano differenziato le strategie, facendo partire una vettura con le soft e l’altra con una mescola più dura, e noi abbiamo fatto lo stesso. Ci aspettavamo una Safety Car, o almeno una Virtual Safety Car. Pensavamo ce ne sarebbero state almeno due, ma non è successo. Quantomeno ci abbiamo provato: il passo c’era e lo stint è stato molto solido “.
Vasseur ha infine elogiato la prestazione di Leclerc:
“Gli avevamo indicato un determinato passo e lui lo stava rispettando alla perfezione. Ha svolto un lavoro eccellente senza commettere neppure un errore in 49 giri, con gomme usurate e spingendo come un pazzo. Penso che abbiamo ottenuto il massimo. Se ci è mancato qualcosa, è stato un po’ a Monza e un po’ nelle qualifiche di ieri: forse uno dei nostri piloti avrebbe potuto prendere il via più avanti “.
Lewis Hamilton scatterà dalla quarta posizione nel primo Gran Premio di Spagna in programma sul nuovo circuito cittadino di Madrid, dopo una qualifica in cui la Ferrari ha mostrato un passo competitivo senza riuscire a completare il salto definitivo verso la prima fila.
Il britannico ha anche occupato provvisoriamente la pole nel Q3, prima dei miglioramenti finali di Lando Norris, Kimi Antonelli e Max Verstappen.
“I secondo tentativo è andato praticamente bene quanto il precedente, dato che il crono era quasi identico”, ha spiegato Hamilton ai microfoni di Sky Sports F1 UK. “Credo di essere stato circa mezzo decimo più rapido”.
Il nodo cruciale, però, riguarda soprattutto quanto accaduto nell’assalto finale. Hamilton ha raccontato di aver percepito subito un comportamento anomalo della vettura, specialmente all’anteriore.
“Iniziando l’ultimo giro, già all’uscita dell’ultima curva accusavo sottosterzo e ho pensato che forse le mescole anteriori non fossero entrate nella corretta finestra termica”, ha chiarito. “Poi si è rivelato semplicemente che avevo più grip al retrotreno e sottosterzo lungo tutto l’arco della pista”.
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La Ferrari ha quindi chiuso la sessione con Hamiltonquarto e Charles Leclercquinto, alle spalle dei riferimenti di McLaren, Mercedes e Red Bull. Un verdetto che lascia qualche rimpianto, ma anche riscontri incoraggianti al termine di un sabato affrontato su un tracciato del tutto inedito. Lo sguardo si sposta ora sulla gara, dove il tema centrale sarà la gestione degli pneumatici. Le previsioni della vigilia si sono rivelate differenti rispetto a quanto emerso nei turni di prove libere.
“Eravamo arrivati qui convinti che non ci sarebbe stato un degrado marcato e che le gomme avrebbero garantito una vita utile elevata”, ha riconosciuto il pilota di Stevenage. “Invece ieri il calo prestazionale è stato notevole”
L’evoluzione del tracciato e il graduale deposito di gomma potrebbero rimescolare i valori in campo, ma il sette volte iridato mantiene un approccio cauto:
“Immagino che la situazione tenderà a stabilizzarsi con il progressivo aumento del grip sull’asfalto, ma sinceramente non so bene cosa aspettarmi domani”.
Il Gran Premio d’Italia ha offerto un susseguirsi ininterrotto di superamenti lungo tutto l’arco della gara, complici sì i lunghi rettilinei del tracciato brianzolo, ma soprattutto le caratteristiche di queste nuove e discusse Power Unit 2026.
Proprio da questa dinamica è scaturita l’ennesima, dura presa di posizione di Max Verstappen.
In un’intervista concessa alla BBC, il numero 3 di casa Red Bull ha rimarcato come, storicamente, fossero la qualità e il coraggio in staccata a scavare il solco tra i fuoriclasse e il resto della griglia: parametri che, a detta del quattro volte iridato, le monoposto odierne hanno progressivamente svuotato di significato:
“Nella storia di questo sport, di solito il pilota più determinato, quello che frena più tardi, accelera prima e si butta con coraggio ad alta velocità, viene premiato, perché è lì che fai la differenza in curva. Ora invece ti ritrovi a calcolare di continuo: in questa curva dovrei frenare un po’ di più, accelerare dopo, staccare prima oppure alzare il piede per risparmiare energia e avere più velocità di punta in fondo al dritto. Cose del genere. È tutto così innaturale, non è affatto così che dovrebbero funzionare le corse”.
Un’amarezza che tocca da vicino i migliori “staccatori” della categoria. Non è un mistero che proprio Verstappen, insieme a Charles Leclerc, rappresenti il prototipo del pilota maggiormente penalizzato da questa filosofia regolamentare.
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L’olandese ha poi rincarato la dose sul tema della piattezza imposta dalle vetture moderne, portando a supporto due casi recenti: il rientro lampo di Yuki Tsunoda in Racing Bulls a Zandvoort e il contestuale salto di Liam Lawson sulla Red Bull per sostituire l’infortunato Isack Hadjar:
“Senza offesa per nessuno, e spero davvero che non nascano polemiche, ma guardate Tsunoda: è salito sulla Racing Bulls in Olanda senza averla mai guidata prima ed è stato subito veloce. Lo stesso vale per Lawson con la nostra macchina. Succede perché queste auto sono insensibili agli input di chi guida. Chiaro, devi comunque mettere insieme un bel giro e i piloti più forti alla fine emergono sempre, ma il vero talento viene pesantemente limitato“.
Mentre il paddock di Madrid è in pieno fermento in vista dell’imminente week-end del Gran Premio di Spagna, in casa Ferrari continua a far discutere quanto accaduto pochi giorni fa a Monza.
Il fine settimana brianzolo ha infatti lasciato diverse scorie all’interno del Cavallino, sia dal punto di vista tecnico, con una SF-26 incapace di fornire le risposte attese, sia sul fronte interno, dopo le tensioni emerse tra Charles Leclerc e Lewis Hamilton.
A complicare ulteriormente il week-end del numero 16 è stato poi il violento incidente alla Parabolica avvenuto nelle fasi iniziali della gara, dal quale il monegasco è uscito visibilmente provato.
A tal proposito, intervenuto nel media day di Madrid, Leclerc ha però subito rassicurato tutti sulle proprie condizioni:
“Sto bene. Ho effettuato numerosi esami e fortunatamente è tutto a posto “.
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Archiviati i timori legati alle sue condizioni fisiche, l’attenzione si è quindi spostata su quanto accaduto in pista con Hamilton:
“Situazioni come quella con Lewis possono capitare. Non dovrebbe mai succedere che finisca fuori pista e mi assumo la responsabilità per quanto accaduto alla Curva 2, ma queste sono le corse “.
Un episodio che ha inevitabilmente generato grande clamore, soprattutto perché avvenuto davanti al pubblico di casa Ferrari, ma che secondo l’alfiere di Monte-Carlo non lascerà alcuno strascico nel rapporto con il compagno di squadra britannico:
“Quello che è successo non ha influenzato il buon rapporto che abbiamo e non influenzerà nulla d’ora in avanti. Questa è la cosa più importante per me. So che guidiamo per la Ferrari e, se c’è una gara in cui non vuoi che accadano certe cose, quella è proprio Monza: quando succedono nella nostra pista di casa si crea inevitabilmente un enorme clamore all’esterno. Guardando però la gara, ci sono state frizioni anche tra altri compagni di squadra e alla fine si è parlato soltanto di me e Lewis, cosa che non ritengo del tutto giusta. Questo non significa che abbiamo fatto tutto alla perfezione: io non l’ho fatto alla Curva 2 e sono stato subito molto chiaro con Lewis dopo aver rivisto le immagini “.