Martedì. Lo so, il Pagellone arriva con un certo ritardo. Diciamo che questa settimana ho deciso di scriverlo con un ritmo Ferrari: partenza incoraggiante, qualche buon passaggio e poi una lunga fase in cui nessuno capiva bene quando sarebbe arrivato. Questo è il risultato, ahimè.
Ma finalmente eccoci a Monza.
Il Gran Premio d’Italia non ha bisogno di troppe presentazioni: è quella settimana dell’anno in cui anche chi confonde una Formula 1 con una Formula E si ritrova improvvisamente a discutere di ali, gomme e cavalli al bar.
E mai come quest’anno, però, conta avere un elettrico di classe. E quando dico di classe, intendo proprio A+++, come per le lavastoviglie.
Perché con le nuove regole non basta spremere il motore: bisogna anche sapere cosa fare con l’energia, quando usarla e soprattutto come non finirla nel momento peggiore. A Monza, dove si corre forte e si respira poco, il conto arriva in fretta. Insomma, bentornati dalle ferie. Gambe in spalla e vediamo un po’ il da farsi.
Questo è il Pagellone di Hammer Time.
Mercedes, voto 10: E che gli volete dire? Ritmo protopower e gara Monzafiato, soprattutto per il beniamino di casa. Giro veloce, vittoria e doppietta: praticamente il pacchetto che conta. Soprattutto se paragonata alla concorrenza, Mercedes è così avanti che, quando si guarda indietro, vede il regolamento 2028 e gli fa: “Oh! Vieni?”.
Andrea Kimi Antonelli, italiano, 20 anni, portatore sano di velocità. L’eroe di cui necessitava l’appassionato ferrarista per superare il logorio della vita moderna. Aggettivi? Superflui. Bravo, bravo, bravissimo.

Ferrari, voto 5: Ma voi ve la immaginate la vita di Leclerc?
1. Nelle prove vai forte e inizi ad avere quel sorriso fidati-di-me che, forse forse, è la volta buona.
2. Qualifiche così tanto dell’orrore, che per calmarmi ho dovuto guardare Shining.
3. In gara due giri e padellata fenomenale sul muro. Si è sfilato il casco che aveva il naso su una guancia e gli occhi sulle tempie, tipo squalo.
4. Ennesima intervista ingrugnata.
5. Torni a casa con tua moglie in dolce attesa, con le voglie e qualche lieve sbalzo d’umore. Ci sono delle volte che è in modalità Pomata e non si leva di dosso, e ci sono delle volte che ruggisce tipo leone della Metro Goldwyn Mayer.
Mamma mia, Charles. Ti siamo vicini.

McLaren, voto 7: Fine settimana da castigamatti per il duo Papaya, che – posso dirlo? – mi ha proprio divertito. Norris rimane appeso una cifrissssima di giri, prima dietro a Hamilton e poi dietro a Piastri. Era lì, a bussare alla porta come Terminator con Sarah Connor, finché nelle ultime tornate riesce finalmente ad avere la meglio.
Qualche nota positiva, perlomeno, è arrivata dall’australiano, autore di una prestazione più convincente rispetto alle ultime uscite. Ma il confronto interno, quest’anno, continua a essere decisamente a suo sfavore. E se Norris comincia a bussare alla porta così spesso, forse per Piastri è arrivato il momento di controllare chi ha lasciato le chiavi nella toppa.
Red Bull, voto 7: Dopo essersi accorto che la macchina di Zandvoort non era in garanzia, Verstappen pesca sul fondo di un barile di rovere e passa il Gran Premio a spolmonarsi dietro alle Mercedes.
Che non abbia i mezzi per competere con quelli davanti lo sappiamo tutti. La cosa, del resto, è confermata anche dalle comunicazioni radio: ormai, ogni volta che Max chiede qualche informazione a Lambiase, dall’altra parte arriva sempre un laconico “Sì, ehm… ad occhio e croce”.
Haas, voto 3: La differenza di prestazione con le altre vetture l’ho intuita da un particolare piuttosto curioso. Quando è sceso Antonelli, sulla visiera aveva uno sfoltimento di moscerini degno dei nei di Bruno Vespa. Quando è sceso Ocon, invece, ho scoperto che era l’unico pilota autorizzato a girare senza nemmeno il casco. Del resto, con le velocità di punta espresse dal motore Ferrari, i moscerini hanno tutto il tempo di scansarsi, salutare e riprendere il volo.
Alpine, voto 10: Mannaggia, eccolo lì. Anche stavolta il contributo del buon Rosberg ha colpito. Caspita oh, quel ragazzo porta più sfortuna di Jessica Fletcher. Pensare che dopo la ripartenza eravamo lì a spellarci le mani per gli applausi, e invece quella prestazione meravigliosa si è sciolta in una pirlata. Pazienza, sarà per la prossima.
Ciononostante, io un 10 glielo voglio comunque dare. Tiè. Perché quando riesci a farci credere per un attimo che l’Alpine possa combinare qualcosa di grosso, un premio te lo sei guadagnato comunque. Anche solo per averci regalato quei cinque minuti di illusione.

Audi, voto 6: Prezioso l’aggiornamento che i progettisti hanno fatto trovare installato sulle vetture di Hülkenberg e Bortoleto. Visti i lunghi rettilinei di Monza, le due R26 adesso hanno il citofono, la filodiffusione e i remi. Per quanto riguarda invece il comparto frenante, importanti novità: due freni a disco in versione 33 e 45 giri.
Binotto, intanto, ci fa sapere che per il Madring potrebbero persino anticipare uno dei pacchetti evolutivi più attesi: il pianobar.
Racing Bulls, voto 8: Yuki, oh Yuki, che bello rivederti. Insomma, dov’eri finito? Eri in esilio all’Isola dei Famosi? No, perché devi sapere che, da quando sei sparito, sono cambiate tante cose. Innanzitutto non c’è più Striscia la Notizia. Eh sì, una tragedia. E poi? E poi in macchina c’è l’elettrico, ormai. E conta troppo, ben più di quel che pensi. Sì, insomma, non me ne parlare.
E il paddock? Uh, quello è cambiato tanto. Ora è pieno di comici, influencer con le unghie da Wolverine che di motori, uff, ne magnano da quando so’ grandi così. Sono tempi difficili, caro Yuki. Eppure, sono felice che tu sia tornato. La prossima volta, però, prima di andartene, chiudi bene la porta: qui dentro entra chiunque.
Williams, voto 3: Dopo le inquadrature poco lusinghiere dell’Olanda, in Williams devono essersi dati una calmata. Ora per Sainz non vige più quello spagnoleggiante “Hola va, Hola spacca”, ma un più morigerato modo di vedere le corse. Forse un po’ troppo morigerato, vista la mesta P13 al traguardo, senza essere mai della partita e inquadrati solo al momento di quel patetico swap.
La situazione, comunque, è decisamente più in quadro. Peccato che il quadro in questione, tuttavia, rimanga pur sempre un Picasso.
Aston Martin, voto 2: Ed eccoli qui, gli specialisti in lentezza nel Regno della Velocità. In Aston stanno affrontando una situazione così difficile che, se ci fosse Jovanotti al box, nemmeno lui riuscirebbe a pensare positivo.
Pensare che Newey sarebbe dovuto essere il trampolino verso l’Olimpo e invece il suo intervento si è trasformato in un riflettore puntato verso un vicolo cieco. Da quando è arrivato, i conti sono così in rosso che ormai risparmiano su tutto. Si dice persino che vogliano affittare i propri box: probabilmente, in futuro, faranno i pit stop dentro un tendone, tipo quello di Gheddafi. Che brutta fine. Dal sogno dell’Olimpo al campeggio itinerante.

Cadillac, voto 4: Volgiamo infine lo sguardo verso la Premiata Ditta dei ragazzi Cady, che questa domenica avevano evidentemente impegni più importanti del Gran Premio. Bottas e Perez, infatti, risultavano tra gli invitati al matrimonio dei Me contro Te, evento al quale la Cadillac ha preferito partecipare in borghese.
Valtteri si è presentato elegantissimo, ma durante l’aperitivo si è sbrodolato il gilet alla prima maionese. Perez, invece, ha affrontato la cerimonia con maggiore disinvoltura. Giusto qualche bicchiere di champagne, perché diciamocelo: se non lo bevi al matrimonio, in gara quando ti ricapita? Il problema è che alla fine gli girava la testa. Nessun dramma: per il rientro hanno optato per la soluzione più sicura. Ha guidato Valtteri, con la compostezza di sempre, impeccabile al volante e assolutamente padrone della situazione. Sono arrivati in albergo sani e salvi, certo, ma con i soliti minuti di ritardo.

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