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  • Hamilton durissimo sul simulatore Ferrari: Lewis pronto a smettere di utilizzarlo

    Hamilton durissimo sul simulatore Ferrari: Lewis pronto a smettere di utilizzarlo

    Il Gran Premio di Miami, da poco consegnato agli archivi, si configurava come un passaggio di cruciale rilevanza, in modo particolare per la Scuderia Ferrari, che sull’appuntamento statunitense aveva riposto aspettative di assoluto rilievo, sino a distinguersi come la squadra capace di introdurre il più ampio pacchetto di aggiornamenti sull’intero schieramento.

    I progressi, sebbene di natura relativa, non sono mancati; tuttavia, il responso della pista si è rivelato sensibilmente distante dalle più ottimistiche proiezioni maturate entro i cancelli di Maranello. Il divario prestazionale dal vertice sembra trovare la propria matrice principalmente nel comparto propulsivo, una criticità emersa con particolare evidenza nei lunghi rettilinei, frangenti in cui la Rossa ha palesato difficoltà marcate.

    Eppure, la velocità di punta non ha costituito l’unico limite emerso nel corso del fine settimana americano. A darne testimonianza è stato Lewis Hamilton che, al netto di un contatto che ne ha irrimediabilmente compromesso la gara sin dalle battute iniziali, non è mai riuscito a instaurare un feeling convincente con la SF-26 lungo l’intero arco del week-end.

    Proprio il sette volte Campione del Mondo ha inoltre sollevato un allarme di non trascurabile portata nelle interviste rilasciate tra il sabato e la domenica, evidenziando come una delle principali criticità risieda nella mancata correlazione tra i dati del simulatore e il comportamento effettivo della vettura in pista: secondo il britannico, infatti, le indicazioni virtuali non trovano riscontro concreto una volta trasposte nella realtà del tracciato.

    Di seguito vi riportiamo le sue parole a riguardo:

    Penso che il simulatore mi stia portando nella direzione sbagliata, quindi credo che per ora lo eliminerò. Adotterò un approccio diverso nella prossima gara perché il modo in cui ci stiamo preparando al momento non ci sta aiutando. In definitiva è sempre una questione di correlazione. Ci alleniamo al simulatore e poi arriviamo in pista ed è sempre diverso. Quello che intendo dire è che passo del tempo sul simulatore, anche se non mi piace. Mi sono seduto al simulatore ogni settimana in vista di questa gara e ho lavorato costantemente sulla correlazione. Sono andato, mi sono preparato per la pista, ho messo a punto la macchina in un certo modo, poi sono arrivato in pista e quell’assetto non funzionava“.

  • Ferrari, filtra preoccupazione su ADUO al 4% ed eventuale ban del sistema FTM

    Ferrari, filtra preoccupazione su ADUO al 4% ed eventuale ban del sistema FTM

    Appena pochi giorni fa vi abbiamo dato conto di un’indiscrezione diffusa da The Race, secondo cui la Federazione Internazionale sarebbe intenzionata a bandire il disegno di scarico FTM della Ferrari a partire dal 2027.

    Secondo quanto riportato da AutoRacer.it, tuttavia, a Maranello si starebbero ancora dedicando molte ore allo studio di questo elemento, poiché il guadagno prestazionale che esso garantisce è ritenuto particolarmente significativo.

    I tecnici del Cavallino Rampante, inoltre, potrebbero implementarne facilmente un’evoluzione sulla vettura del prossimo anno, il modello 679.

    Dal punto di vista politico, la squadra italiana sembrerebbe quindi intenzionata a non assecondare le presunte direttive della FIA, contrapponendosi alla linea tecnica tracciata dai media britannici nei giorni scorsi.

    Se da un lato tra le mura amiche filtra una certa fiducia, dall’altro emergono dubbi riguardo alla possibilità di ottenere le concessioni previste dall’ADUO per i produttori di Power Unit con un ritardo superiore al 4% rispetto al benchmark, attualmente identificato nel propulsore Mercedes.

    Come sottolineato dalla testata italiana, le recenti dichiarazioni di Frederic Vasseur lasciano infatti trasparire una certa preoccupazione: non ottenere il massimo livello di ADUO e dover al contempo affrontare un possibile divieto del sistema FTM, alla luce degli investimenti effettuati, rappresenterebbe una sconfitta politica significativa per il team principal francese e per l’intera Scuderia.

    In base a quanto riferito dalle ultime indiscrezioni, indipendentemente da quella che sarà la decisione della Federazione, al momento si ritiene che il nuovo motore Ferrari non sarà pronto prima della decima gara del calendario, il Gran Premio del Belgio.

    Per gli ingegneri di Maranello, tuttavia, non dovrebbe essere complesso adattare la SF-26 per ospitare la nuova Power Unit, con cui la Rossa punta a tornare a competere per le posizioni di vertice del campionato.

  • Hadjar: “Superare a Miami era facilissimo, questo mi ha portato oltre il limite”

    Hadjar: “Superare a Miami era facilissimo, questo mi ha portato oltre il limite”

    Il Gran Premio di Miami di Isack Hadjar si è chiuso nel modo più duro possibile: con un errore personale, il ritiro e una rabbia immediata, quasi fisica, sfogata colpendo ripetutamente il volante dopo l’impatto.

    Una scena, quella appena descritta, che ha raccontato meglio di molte parole la frustrazione del pilota Red Bull, costretto ad abbandonare una gara che, fino a quel momento, sembrava potergli offrire una rimonta importante.

    Il week-end del francese era già partito in salita.

    Dopo la squalifica post-qualifica per un’irregolarità al fondo, Hadjar era stato costretto a prendere il via dalla pit-lane, nonostante in pista avesse conquistato la nona posizione.

    Una penalità pesante, ma non abbastanza da cancellare subito le sue ambizioni.

    Nei primi giri, infatti, il classe 2004 aveva mostrato un passo molto competitivo, riuscendo a superare diverse vetture in rapida successione.

    “Onestamente, mi sentivo benissimo nei primi giri. Superare era facilissimo. Lindblad è stata l’ultima macchina che ho superato. Ero partito molto forte dalla corsia box dopo soli tre giri, quindi penso che avessimo un ottimo passo. Per me andava tutto bene”.

    Proprio quella sensazione di controllo, però, si è trasformata nel punto di rottura. Nel corso del quinto giro, in approccio di Curva 14, Hadjar ha colpito la barriera interna, danneggiando la sospensione anteriore sinistra.

    Da lì, la monoposto è diventata ingovernabile, finendo poi contro il muro di Curva 15. Nel post gara, il pilota non ha cercato alibi:

    “Per tutto il week-end ho spinto al limite e mi sentivo a mio agio. Oggi non ha funzionato. Non sono stato abbastanza preciso e ho corso troppi rischi, e in una gara di 57 giri è normale che a un certo punto qualcosa vada storto. Non sono stato molto intelligente”.

    La sua autocritica è proseguita con ancora più lucidità:

    “Ero troppo impaziente ed euforico nel tentare quei sorpassi e ho rovinato la mia gara. Era facile sorpassare e avrei dovuto essere più cauto. Non aveva senso cercare di spingere al limite in quella curva. Quindi sono davvero, davvero arrabbiato“.

    Il rimpianto è reso ancora più forte dal passo mostrato dalla RB22 nel corso della gara, confermato anche dalla rimonta di Max Verstappen fino alla quarta posizione dopo il testacoda iniziale.

    Un segnale tecnico incoraggiante, dentro una domenica che per Hadjar resta soprattutto una lezione.

    Per Red Bull, ora, il punto sarà trasformare quella rabbia in apprendimento. Hadjar ha mostrato velocità, aggressività e fiducia nella macchina.

    A Miami, però, ha pagato il prezzo dell’impazienza.

    E in una stagione così lunga, per un pilota così giovane, anche un errore può diventare parte della costruzione.

  • Miami, ad Antonelli il titolo di Hammer of the Day

    Miami, ad Antonelli il titolo di Hammer of the Day

    “Dear Mama”.

    Non serve altro, in un week-end così.

    A parte la vittoria – e l’abbraccio di una mamma, di un papà, di una sorella. Kimi vince anche per questo, e non c’è niente di più bello da guardare: scendere dall’abitacolo, stringere colleghi, amici, famiglia, e poi tornare alla vettura – perché un po’ ha vinto anche lei, questo è fuori discussione.

    Ma conta poco. E in fondo, anche vincere conta poco, quando intorno a te c’è un mondo come quello di Kimi Antonelli. Più reale che mai.

    Più umano e vero che mai.

    “Always stay real”, cantava 2Pac in Dear Mama, giusto un anno dopo la scomparsa di Ayrton Senna.

    E Andrea Kimi Antonelli lo rispecchia con una naturalezza disarmante. In una Miami più colorata che mai, con un tricolore che tingeva il cielo, il ragazzino è rimasto esattamente ciò che è: sé stesso. Correre e sorridere, come sanno fare i ragazzini.

    Nessuna paura, solo voglia di divertirsi.

    E forse è proprio questo, per il rivale, a fare ancora più male: perché nonostante gli occhi del mondo addosso, i documentari, le voci, i commenti, lui resta integro, con la stessa fame di prima e la stessa leggerezza di sempre.

    Il saluto a Messi, gli autografi, la celebrazione senza fine di chi è già campione, già accostato ai veri grandi della storia. Ma sai che c’è? Chi se ne frega dei paragoni. “Io sono Kimi, solo Kimi”, come un qualsiasi Harry Potter: già predestinato, eppure sempre e soltanto sé stesso. Con i piedi per terra, il sorriso ingenuo di chi sa che dovrà prendersi tutto, ma con la calma di chi ha davvero il tempo per farlo.

    Perché nel 2006 Schumacher aveva già smesso di vincere, Senna riposava da dodici anni, e nasceva un ragazzino che, vent’anni dopo, sarebbe stato paragonato a loro due.

    Un paragone ingenuo, gigantesco, quasi insormontabile. Ma non importa.

    D’altronde, quando c’è una famiglia così – sempre lì, sempre vera – tutto il resto conta poco.
    O forse conta tutto.

    Ingenuamente bravo, Kimi.

  • Antonelli: “Il campionato è lungo, Russell andrà fortissimo in Canada”

    Antonelli: “Il campionato è lungo, Russell andrà fortissimo in Canada”

    Il ritorno alla competizione che la Formula 1 ha messo in scena sul tracciato di Miami ha rappresentato il debutto delle modifiche che la Federazione Internazionale ha apportato al regolamento, ma a non cambiare, nonostante gli oltre 30 giorni di sosta, è la firma con la quale Andrea Kimi Antonelli è stato in grado di sigillare, per la terza volta consecutiva, il gradino più alto del podio.

    Una tripletta, quella centrata dall’alfiere italiano, che lo ha catapultato a quota 100 nella Classifica Piloti e che gli ha permesso di aumentare le lunghezze che costituiscono il suo distacco da un anonimo George Russell, anticipato alla bandiera a scacchi anche dalle due McLaren di Lando Norris e Oscar Piastri.

    Come evidenziano le dichiarazioni rilasciate dal pilota di casa Mercedes ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, però, questa impressionante striscia di risultati non va confusa con il traguardo dei suoi sforzi, che ha ammesso di voler, ora, indirizzare verso le necessarie migliorie da apportare alla fase della partenza, che più volte ha finito per penalizzarlo durante le prime tornate dei passati Gran Premi:

    “Al via non avevo confidenza perché tutte le prove di partenza non erano state buone: alla fine, però, non è andata male come sabato, è andata un pochino meglio. Non mi aspettavo che Charles frenasse così presto, quindi ho cercato di evitarlo e ovviamente ho sofferto un bloccaggio, ma sono stato fortunato con quello che è successo in Curva 2”.

    Il diciannovenne bolognese, prima di dedicare un sentito pensiero ad Alex Zanardi (che ci ha prematuramente lasciati nei giorni precedenti al fine settimana statunitense, ndr) ha, poi, voluto rispondere a chi continua a paragonare ciò che lui sta costruendo nella classe regina a quello che Jannik Sinner sta realizzando nel mondo del tennis, chiedendo implicitamente di non opprimerlo con acerbe aspettative di un trionfo dato da troppi per scontato:

    “Sfida tra me e Sinner a chi vince di più? No, bisogna restare concentrati. Il campionato è ancora lungo e bisogna continuare ad alzare l’asticella perché sicuramente George andrà fortissimo in Canada. Sicuramente ora mi godrò il momento, però dopo mi concentrerò su Montreal perché dopo due settimane e mezzo sarà importante tornare ancora più forti. Concludo dedicando questa vittoria ad Alex Zanardi”.

  • Wolff avvisa Antonelli: “Ora non cediamo agli entusiasmi, bisogna restare con i piedi per terra”

    Wolff avvisa Antonelli: “Ora non cediamo agli entusiasmi, bisogna restare con i piedi per terra”

    La grande prestazione di Andrea Kimi Antonelli a Miami ha permesso alla Mercedes di conquistare tutte le prime quattro gare della stagione.

    La tappa americana ha rappresentato l’unico scoglio fin qui incontrato dalla Stella, che è riuscita a resistere ai numerosi aggiornamenti introdotti dalle altre scuderie, soprattutto nei confronti di McLaren, senza perdere punti preziosi in ottica iridata.

    La W17, infatti, nel corso del week-end è più volte apparsa in affanno, in particolar modo con George Russell, ma la straordinaria guida del pilota italiano e la potenza della Power Unit di Brackley le hanno permesso anche in Florida di tagliare il traguardo per prima.

    Una prova di forza, questa, a dir poco maestosa, capace di far sognare la squadra anglo-tedesca in grande, consapevole di poter ritrovare quella supremazia iniziale ben presto, grazie alle novità tecniche attese in Canada.

    Al termine della giornata, il team principal della Mercedes, Toto Wolff, ha analizzato come segue la situazione della sua compagine:

    Spero che Kimi possa continuare su questa scia positiva. La cosa più importante è non lasciarsi trascinare troppo dall’entusiasmo. Ha anche un agguerrito rivale nel suo compagno di squadra, che non è stato soddisfatto della pista questo fine settimana. Quindi è fondamentale restare con i piedi per terra. Abbiamo una buona macchina e speriamo che gli aggiornamenti funzionino nella prossima gara. Questa stagione sarà una sfida di sviluppo: quanto riesci a portare? Sei limitato dal budget cap? Tutti questi fattori giocheranno un ruolo“.

  • Il Pagellone del Gran Premio di Miami

    Il Pagellone del Gran Premio di Miami

    Miami, Florida. Dove tutto è neon, tutto è effimero e tutto sembra girato con una macchina da presa anni Ottanta. Crockett e Tubbs pattugliavano queste strade in giacca di lino; Bud Spencer e Terence Hill le hanno ripulite a schiaffoni; Horatio Caine le ha analizzate con il luminol. Adesso ci passa la Formula 1, che in confronto è quasi sobria — quasi.

    Week-end Sprint: una sessione di libere, qualifiche, Sprint, ancora qualifiche, poi la gara. Un formato compresso come un volo low cost, dove non c’è tempo per sistemarsi e gli errori si pagano subito, in contanti, senza possibilità d’appello. Horatio avrebbe già le prove. Noi abbiamo solo i voti.

    Questo è il Pagellone di Hammer Time.

    Mercedes, voto 8: T-minus zero. Contatto. L’astronauta Antonelli ha ufficialmente lasciato il pianeta Terra. Pole, vittoria e saluti alla compagnia cantante. Tre GP, tre vittorie: più che una stagione, è una colonizzazione. Il ragazzo di Bologna non sta guidando una macchina, sta aggiornando il software della Formula 1 mentre gli altri sono ancora al tutorial.

    Giorgino invece, nonostante le botte, ha sempre una bella cera. Battuto in qualifica, battuto in gara, battuto nei tempi sul giro. Poveretto, non è neanche colpa sua: se tu abiti sull’Everest ma l’altro va a fare la spesa sulla Luna, ad un certo punto, che ci puoi fare?

    Ferrari, voto 5: Una valanga di aggiornamenti, un week-end da dimenticare. La SF-26 arriva a Miami carica di novità, come una che entra dal chirurgo estetico convinta di uscirne Sydney Sweeney e invece si risveglia Rosy Bindi.

    Leclerc lotta, strappa, si inventa una gara che non aveva. Stava anche annusando il podio, quando un inciampo all’ultimo giro lo relega dietro e penalizzato. Mamma mia, ma a cosa è dovuta sta sfortuna? Ha profanato la tomba di un faraone? Per noi tifosi vederlo così agguerrito e così povero di risultati è roba da crollo emotivo in 4K.

    Il nodo, però, resta sempre lo stesso: il motore. Altro che recupero d’energia: nell’ultimo settore la Ferrari andava così piano che potevi farci un dipinto. Acquerello, con calma.

    McLaren, voto 10: Che ritorno. La Papaya torna a splendere e il Champ si ricorda che i titoli non si difendono dal divano. Fine settimana francamente eccezionale: un sabato impeccabile e una domenica di prestazioni ed emozioni a getto continuo. Norris attacca, resiste, spinge, non molla un millimetro. Piastri terzo, gregario di lusso. La McLaren funziona, la McLaren vola.

    Applausi, Champ. Oggi eri tu il più forte tra i mortali.

    Red Bull, voto 6: Verstappen soffre di sdoppiamento di personalità: una cattiva e l’altra cattivissima. È l’unico neonato che, anziché il peccato originale, aveva già precedenti penali. Testacoda, rimonta, sorpassi: quando combina una sciocchezza e gli prudono le mani, si vede ancora tutta l’aggressività di un pilota che fa sempre spettacolo. La Red Bull però non è più quella di prima, e lui lo sa.

    Hadjar, invece, si inventa un incidente così sciocco che il team non solo gli ha prescritto le lenti, ma di giorno dovrà usare il bastone e di sera il cane. E per completare l’opera, piglia a pugni il volante. Pensa se al box ci fosse stato ancora Marko: gliene restituiva il triplo, con gli interessi. Ma errare è umano — e lui è giovane. Glielo perdoniamo. Una volta.

    Haas, voto 5: Nemo profeta in patria. I motorizzati Ferrari arrancano tutti, e Haas non fa eccezione. Week-end in apnea, più di gestione che di attacco.

    La buona notizia è rivedere Ollie Bearman in forma dopo la tranvata colossale del Giappone. C’è chi giura che, dopo l’incidente, non sapesse più fischiare: una tragedia. Pare infatti abbia perso sei cani.

    Battute a parte, il ragazzo si è rimesso in piedi e si è fatto rispettare. Ora serve continuità; e magari un motore un po’ più vispo.

    Alpine, voto 7: Ristorante da Colapinto — recensione di un certo Lewis H.

    Locale vivace, personale intraprendente. Il servizio è cordiale ed empatico, client oriented: mettono apposta la pasta ai celiaci e nascondono la carne ai vegani. La lista degli allergeni è compilata con cura, evidentemente al solo scopo di massimizzare gli shock anafilattici. Ambiente frenetico, qualche gomitata di troppo, un paio di contatti che definirei non sollecitati. Dovessi ritrovarmelo davanti, ci girerei decisamente alla larga.

    Voto: due stelle. Non ci torno.

    Audi, voto 3: Le nuvole di Audi sono ancora più nere del cielo catramato di Miami. Pochi km, problemi elettrici, ritiri a profusione. Una scuderia che dovrebbe rappresentare il futuro della Formula 1 e invece si ferma prima di cominciare; con una regolarità che inizia a fare statistica, tra l’altro.

    E in questi momenti, diciamocelo, la prospettiva di un V10 che beve benzina come se fosse acqua sorgiva di montagna ci alletta sempre un po’. Tanto, tanto.

    Racing Bulls, voto 4: Lawson fa a cazzotti ad ogni occasione disponibile. Prima della corsa aveva già steso un’anziana al volante nel parcheggio, appioppato una testata al barman reo di lentezza nel servizio, e abbattuto la porta dell’albergo con un bulldozer perché la carta elettronica non funzionava più. Roba di ordinaria amministrazione, per lui.

    La manovra su Gasly sembrava da 24 ore in cella d’isolamento, pane secco e acqua. Poi però la notizia del malfunzionamento al cambio. Il tipo ha stoffa. Deve solo imparare che non tutti i problemi si risolvono a cazzotti. Alcuni, purtroppo, te li mette la macchina.

    Williams, voto 8: Doppio arrivo a punti. Con la ferraglia che hanno tra le mani, è qualcosa che sta tra il miracolo e l’apparizione mariana. A Grove devono aver passato settimane a testa china sugli aggiornamenti, come uomini davanti all’orinatoio: silenziosi, concentrati, ognuno per i fatti suoi.

    E alla fine qualcosa è uscito davvero. La macchina non sarà diventata un fulmine, ma almeno adesso sta in pista e porta a casa risultati. Continuate così.

    Aston Martin, voto 5: Un bambino terrorizzato ha guardato sotto il letto e ci ha trovato una AMR26. Da lì ha deciso di dormire con la luce accesa fino al 2027.

    Alonso, nel frattempo, deve avere almeno 10TB di memoria interna: nutre ancora rancore per Ferrari e si lancia in dichiarazioni tutte sue. E tra la statura e il verde della tuta, il poveretto mi è diventato Kermit la rana. Come Kermit, continua a dire che non è facile essere verdi. In pista poi, dev’essere ancora più difficile.

    Cadillac, voto 4: In Cadillac non trovano l’America.

    Bottas va piano ovunque, tranne che in pit lane: lì è imprendibile. Drive through eseguito con la precisione di un pendolare, peccato che il resto del week-end sia rimasto totalmente in incognito. Nel frattempo si vocifera già di un possibile rimpiazzo. Con chi? Pare stiano valutando il babbo di Pérez. E a questo punto, vista la situazione, non è neanche la scelta più strana.

    Alex Zanardi, voto 10: Gli Dei delle Corse sono stati severi con lui. Due volte, senza motivo, senza misura. Come se avessero bisogno di un esempio estremo per insegnare a tutti noi cosa significhi non arrendersi mai, e abbiano scelto lui perché solo lui era capace di reggere il peso della lezione.

    Ha perso le gambe e ha vinto una valanga di competizioni. Ha perso la coscienza e non ha mai perso il sorriso. Se n’è andato il primo maggio, lo stesso giorno di Ayrton. Certi addii hanno una firma che fa male. Ciao Alex.

  • Russell: “Negli ultimi 10 giri ero molto più veloce, ho seguito i parametri di Kimi”

    Russell: “Negli ultimi 10 giri ero molto più veloce, ho seguito i parametri di Kimi”

    Se, nel dopo gara, un pilota torna sul confronto con il compagno di squadra anche sul piano tecnico, significa che quel confronto è già diventato centrale.

    A Miami, dove Andrea Kimi Antonelli ha firmato la vittoria che ha acceso ulteriormente i riflettori sul suo nome, George Russell ha invece dovuto fare i conti con un fine settimana più opaco, segnato da difficoltà di passo e da un bilancio finale ben meno incisivo rispetto alle attese.

    In zona mista, il britannico ha scelto toni molto diretti: “Una gara difficile, tutto qui”.

    Una sintesi secca, che rende bene il peso di una domenica in cui la Mercedes non gli ha restituito le risposte cercate, soprattutto nella fase centrale della corsa.

    Russell ha poi ricostruito il proprio Gran Premio partendo dalla prima parte di gara:

    “La partenza è andata bene, a dire il vero: in quei primi giri ero proprio nel mezzo della mischia, ma poi le gomme dure non hanno dato alcun risultato, e ho qualche idea al riguardo, a dirla tutta”.

    È un passaggio importante, perché suggerisce come il problema non sia stato soltanto di ritmo assoluto, ma anche di interpretazione tecnica della gara, tra gestione della mescola e lettura del comportamento della vettura.

    Il punto più interessante, però, arriva nel momento in cui Russell entra nel dettaglio delle modifiche effettuate nel finale.

    “Gli ultimi 10 giri sono stati molto più competitivi. Ho apportato alcune modifiche piuttosto significative ai differenziali e al bilanciamento dei freni, avvicinandomi a quanto ha utilizzato Kimi per tutto il week-end, e questo ha avuto un impatto maggiore di quanto mi aspettassi”.

    In altre parole, il riferimento interno del fine settimana, almeno sul piano dell’assetto e della sensibilità tecnica, è stato proprio Antonelli.

    È una frase che pesa, perché racconta molto più di una semplice correzione in corsa.

    La chiusura del britannico resta comunque lucida, quasi difensiva nella sua prudenza:

    “Ma comunque, come ho detto, non è stato un buon week-end. So che questo circuito è sempre molto difficile per me, quindi le prossime gare saranno un vero banco di prova”.

  • Piastri: “Possiamo tornare a lottare per il vertice con costanza, anche se Mercedes…”

    Piastri: “Possiamo tornare a lottare per il vertice con costanza, anche se Mercedes…”

    McLaren ha lasciato Miami con la consapevolezza di aver lavorato duramente e di aver disputato un week-end di alto livello.

    Il team di Woking si era presentato in Florida con il primo pacchetto di aggiornamenti della stagione e, dopo un avvio di campionato davvero in salita, lo sviluppo progettato in fabbrica si è trasformato in performance in pista.

    Nonostante una sessione di qualifica non all’altezza di quanto visto nella Sprint Race, Lando Norris e Oscar Piastri hanno mostrato un ottimo passo gara durante il Gran Premio, tagliando il traguardo rispettivamente in seconda e in terza posizione.

    Il pilota australiano, scattato dalla settima casella al via, è stato capace di risalire la classifica, strappando il podio a Charles Leclerc durante il penultimo giro.

    Al termine della gara, Piastri ha commentato così il suo fine settimana ai microfoni di F1 TV:

    “Soddisfatto del podio? Sì, sono felice. Penso che sia stata una gara ragionevolmente buona. Qualche momento che non è stato il mio migliore, ma riuscire a conquistare un podio è ovviamente fantastico. Penso che, data la difficoltà della gara e il dover sorpassare, il terzo posto fosse il massimo che potevamo fare, quindi sono felice per questo. Ci sono cose su cui lavorare e un po’ di ritmo da recuperare da questo week-end, sicuro, ma nel complesso molto felice del risultato”.

    Il team papaya sembra aver ritrovato la competitività della scorsa stagione, ma Piastri ha voluto mantenere i piedi per terra, in attesa degli sviluppi che porterà Mercedes:

    “Se saremo di nuovo in lotta per vincere in modo costante? Penso di sì. Ovviamente dovremo aspettare e vedere cosa porterà Mercedes perché non hanno portato molto questo fine settimana e siamo comunque, penso nelle qualifiche e nella gara principale, probabilmente alla pari se non un filo più veloci. Certamente non siamo ancora tornati del tutto nella posizione in cui eravamo l’anno scorso, ma ci stiamo arrivando. Con altro ancora in arrivo, è un buon posto in cui essere”.

  • Leclerc: “Mancava il passo, ma io ho comunque buttato tutto nel cestino”

    Leclerc: “Mancava il passo, ma io ho comunque buttato tutto nel cestino”

    Anche fra le curve del circuito di Miami, in una corsa segnata dalla minaccia della pioggia, il coraggio e la determinazione di Charles Leclerc non sono stati sufficienti a trascinarlo sul podio.

    Dopo una partenza brillante, il numero 16 nulla ha potuto contro la superiorità tecnica e motoristica dei suoi rivali, presto capaci di sottrargli la leadership conquistata allo spegnersi dei semafori.

    Proprio quando l’opportunità di salire sul podio si era nuovamente concretizzata, restituendo valore a una gara che sembrava ormai povera di speranze, la sorte ha subito un improvviso rovesciamento. Il sorpasso di Oscar Piastri, arrivato a ridosso dell’ultima tornata, è stato infatti subito seguito, per Charles, da un testacoda apparentemente inspiegabile.

    Di lì in poi, la SF-26 di Leclerc, forse compromessa dall’episodio, ha faticosamente raggiunto il traguardo, limitando i danni grazie alla conquista della sesta posizione (divenuta poi ottava in seguito alla penalità di 20 secondi).

    Un risultato che però certo non accontenta chi, nel corso di tutto il week-end, ha più volte sfiorato il vertice della classifica, accarezzando, se non l’eventualità di un successo, quantomeno quella di un podio.

    Al netto dell’errore commesso dal monegasco nel finale, resta un’amara consapevolezza: nonostante il corposo pacchetto di aggiornamenti portato dal team, il gap dai rivali rimane ancora ampio.

    E, in attesa del tanto agognato ADUO, le possibilità di riscatto sembrano destinate a restare limitate.

    Ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, Charles ha ricostruito nei dettagli quanto accaduto nell’ultimo giro, ammettendo le sue colpe e scusandosi pubblicamente con la squadra:

    Non ho avuto problemi all’ala. Volevo lasciare passare Piastri per poi usare l’overtake mode, altrimenti non lo avrei tenuto dietro perché non ero abbastanza forte nel secondo settore. Ma poi ho gestito male Curva 1, 2 e 3″.

    È un errore inaccettabile che non potevo permettermi, sono arrabbiato e deluso da me stesso. Il passo non c’era, ma fino a quel punto avevamo massimizzato tutto, poi ho buttato tutto nel cestino. Mi dispiace tanto per il team e per tutti i tifosi”, ha concluso.