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  • Vasseur: “I piloti Ferrari possono contare su un trattamento paritario”

    Vasseur: “I piloti Ferrari possono contare su un trattamento paritario”

    L’episodio relativo al duello interno tra Charles Leclerc e Lewis Hamilton durante le prime curve del Gran Premio d’Italia ha lasciato più di uno strascico, alimentando discussioni nei giorni successivi sulla linea di gestione dei due piloti decisa da Frederic Vasseur.

    Proprio il team principal francese, durante il media day di Madrid, è tornato sulla vicenda, toccando punti importanti in un’intervista esclusiva rilasciata a Motorsport.com Italia:

    “Abbiamo avuto dei buoni incontri con Lewis e Charles. Si sono chiariti insieme e ho ricordato loro alcuni principi fondamentali del mio modo di gestire la squadra. Il mio lavoro è proteggere le centinaia di persone del team e assumermi le responsabilità. È quello che ho chiesto anche ai piloti”.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    È proprio sul tema della responsabilità che Vasseur ha posto l’accento, soffermandosi su come spesso le dichiarazioni vengano isolate all’esterno:

    “Non sto chiedendo loro di non essere aperti o di non essere duri. Ma molto spesso con noi sono molto più tranquilli di quanto poi non siano quando vanno a parlare con la stampa. Lewis mi ha detto: «Fred, l’80% del mio messaggio era positivo e loro hanno preso il 20% negativo». Ma sappiamo tutti come funziona. Se dici che la squadra sta facendo un buon lavoro e poi aggiungi un «però», sarà quella parte a diventare il titolo”.

    A fine gara, lo stesso Hamilton aveva fatto intendere l’assenza di regole di ingaggio tra i due compagni, ma Vasseur ha respinto con fermezza questa lettura:

    “Dire che non esistono «rules of engagement» non rispecchia la realtà. Non si può pretendere che nei contratti siano riportati tutti i possibili scenari che si possono trovare in pista, perché inevitabilmente tutto diventerebbe un problema di interpretazione. «Io ero lì», “no, eri cinque centimetri più indietro». Non risolvi nulla. I principi sono chiari e i piloti li conoscono”.

    Il team principal ha infine chiarito la posizione della Ferrari sulla gerarchia interna in ottica campionato:

    “I piloti Ferrari possono contare su un trattamento paritario, poi potrebbe arrivare un momento in cui dovremo decidere, se uno dei due sarà fuori dalla lotta. In quel caso sarà una mia decisione“.

  • Monza, ad Antonelli il titolo di Hammer of the Day

    Monza, ad Antonelli il titolo di Hammer of the Day

    Cosa è successo, Kimi? Cosa hai fatto?

    È tutto così strano, paradossale. Eppure, con la naturalezza beffarda dei predestinati, sembra quasi normale.
    Vent’anni.

    Monza stretta in pugno.

    In quella mano giovane, liscia, senza ancora una piega, c’è una coppa che fino all’altro ieri potevi soltanto contemplare da lontano. Da sotto il podio più ambito del mondo, mentre guardavi i tuoi miti alzarla verso il cielo.

    Così forti.

    Così intoccabili.

    Così distanti.

    E invece, in un lampo, la terra trema e il mondo finisce dritto ai tuoi piedi.

    Senza anticamera. Senza nemmeno il tempo di realizzare cosa stia accadendo per davvero.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    Ti ritrovi all’improvviso a reggere un peso spaventoso: aspettative feroci, sguardi fissi addosso, una marea umana che scandisce il tuo nome, che urla per te, che intravede in te qualcosa che forse tu stesso devi ancora mettere a fuoco.

    L’ultimo italiano a toccare il cielo a Monza era stato Ludovico Scarfiotti.

    A dirlo ad alta voce sembra di scavare in un reperto archeologico. E, a ben vedere, è esattamente così.

    Sono trascorsi sessant’anni.

    Allora la televisione quella corsa non la trasmetteva nemmeno. Oggi la stringiamo dentro uno schermo che scompare nella tasca dei pantaloni. Pantaloni che, va da sé, avevano un taglio decisamente diverso.

    Prima di Scarfiotti, Ascari. E prima ancora Farina.

    Un’aristocrazia scarna: si contano sulle dita di una mano i piloti tricolore che hanno avuto la stoffa, il fegato e il privilegio di dominare quella marea.

    Da oggi, scolpito in mezzo a loro, c’è Andrea Kimi Antonelli.

    Abbiamo visto compiersi la storia.

    Non una cronaca di passaggio, ma uno di quei sortilegi che paiono inconcepibili fino all’istante esatto in cui si avverano.

    Perché le corse mutano pelle. Cambiano le macchine, si riscrivono i regolamenti, subentra l’elettrico, si trasforma persino la meccanica di un sorpasso. C’è chi storce il naso, chi resta aggrappato alle macerie del passato.

    Poi, però, arriva una domenica come questa.

    Le bandiere al vento.

    Il popolo unito.

    L’italia intera.

    Ah. Che meraviglia, il Motorsport.

  • Il Pagellone del Gran Premio d’Italia

    Il Pagellone del Gran Premio d’Italia

    Martedì. Lo so, il Pagellone arriva con un certo ritardo. Diciamo che questa settimana ho deciso di scriverlo con un ritmo Ferrari: partenza incoraggiante, qualche buon passaggio e poi una lunga fase in cui nessuno capiva bene quando sarebbe arrivato. Questo è il risultato, ahimè.

    Ma finalmente eccoci a Monza.

    Il Gran Premio d’Italia non ha bisogno di troppe presentazioni: è quella settimana dell’anno in cui anche chi confonde una Formula 1 con una Formula E si ritrova improvvisamente a discutere di ali, gomme e cavalli al bar.

    E mai come quest’anno, però, conta avere un elettrico di classe. E quando dico di classe, intendo proprio A+++, come per le lavastoviglie.

    Perché con le nuove regole non basta spremere il motore: bisogna anche sapere cosa fare con l’energia, quando usarla e soprattutto come non finirla nel momento peggiore. A Monza, dove si corre forte e si respira poco, il conto arriva in fretta. Insomma, bentornati dalle ferie. Gambe in spalla e vediamo un po’ il da farsi.

    Questo è il Pagellone di Hammer Time.

    Mercedes, voto 10: E che gli volete dire? Ritmo protopower e gara Monzafiato, soprattutto per il beniamino di casa. Giro veloce, vittoria e doppietta: praticamente il pacchetto che conta. Soprattutto se paragonata alla concorrenza, Mercedes è così avanti che, quando si guarda indietro, vede il regolamento 2028 e gli fa: “Oh! Vieni?”.

    Andrea Kimi Antonelli, italiano, 20 anni, portatore sano di velocità. L’eroe di cui necessitava l’appassionato ferrarista per superare il logorio della vita moderna. Aggettivi? Superflui. Bravo, bravo, bravissimo.

    Ferrari, voto 5: Ma voi ve la immaginate la vita di Leclerc?

    1. Nelle prove vai forte e inizi ad avere quel sorriso fidati-di-me che, forse forse, è la volta buona.

    2. Qualifiche così tanto dell’orrore, che per calmarmi ho dovuto guardare Shining.

    3. In gara due giri e padellata fenomenale sul muro. Si è sfilato il casco che aveva il naso su una guancia e gli occhi sulle tempie, tipo squalo.

    4. Ennesima intervista ingrugnata.

    5. Torni a casa con tua moglie in dolce attesa, con le voglie e qualche lieve sbalzo d’umore. Ci sono delle volte che è in modalità Pomata e non si leva di dosso, e ci sono delle volte che ruggisce tipo leone della Metro Goldwyn Mayer.

    Mamma mia, Charles. Ti siamo vicini.

    McLaren, voto 7: Fine settimana da castigamatti per il duo Papaya, che – posso dirlo? – mi ha proprio divertito. Norris rimane appeso una cifrissssima di giri, prima dietro a Hamilton e poi dietro a Piastri. Era lì, a bussare alla porta come Terminator con Sarah Connor, finché nelle ultime tornate riesce finalmente ad avere la meglio.

    Qualche nota positiva, perlomeno, è arrivata dall’australiano, autore di una prestazione più convincente rispetto alle ultime uscite. Ma il confronto interno, quest’anno, continua a essere decisamente a suo sfavore. E se Norris comincia a bussare alla porta così spesso, forse per Piastri è arrivato il momento di controllare chi ha lasciato le chiavi nella toppa.

    Red Bull, voto 7: Dopo essersi accorto che la macchina di Zandvoort non era in garanzia, Verstappen pesca sul fondo di un barile di rovere e passa il Gran Premio a spolmonarsi dietro alle Mercedes.

    Che non abbia i mezzi per competere con quelli davanti lo sappiamo tutti. La cosa, del resto, è confermata anche dalle comunicazioni radio: ormai, ogni volta che Max chiede qualche informazione a Lambiase, dall’altra parte arriva sempre un laconico “Sì, ehm… ad occhio e croce”.

    Haas, voto 3: La differenza di prestazione con le altre vetture l’ho intuita da un particolare piuttosto curioso. Quando è sceso Antonelli, sulla visiera aveva uno sfoltimento di moscerini degno dei nei di Bruno Vespa. Quando è sceso Ocon, invece, ho scoperto che era l’unico pilota autorizzato a girare senza nemmeno il casco. Del resto, con le velocità di punta espresse dal motore Ferrari, i moscerini hanno tutto il tempo di scansarsi, salutare e riprendere il volo.

    Alpine, voto 10: Mannaggia, eccolo lì. Anche stavolta il contributo del buon Rosberg ha colpito. Caspita oh, quel ragazzo porta più sfortuna di Jessica Fletcher. Pensare che dopo la ripartenza eravamo lì a spellarci le mani per gli applausi, e invece quella prestazione meravigliosa si è sciolta in una pirlata. Pazienza, sarà per la prossima.

    Ciononostante, io un 10 glielo voglio comunque dare. Tiè. Perché quando riesci a farci credere per un attimo che l’Alpine possa combinare qualcosa di grosso, un premio te lo sei guadagnato comunque. Anche solo per averci regalato quei cinque minuti di illusione.

    Audi, voto 6: Prezioso l’aggiornamento che i progettisti hanno fatto trovare installato sulle vetture di Hülkenberg e Bortoleto. Visti i lunghi rettilinei di Monza, le due R26 adesso hanno il citofono, la filodiffusione e i remi. Per quanto riguarda invece il comparto frenante, importanti novità: due freni a disco in versione 33 e 45 giri.

    Binotto, intanto, ci fa sapere che per il Madring potrebbero persino anticipare uno dei pacchetti evolutivi più attesi: il pianobar.

    Racing Bulls, voto 8: Yuki, oh Yuki, che bello rivederti. Insomma, dov’eri finito? Eri in esilio all’Isola dei Famosi? No, perché devi sapere che, da quando sei sparito, sono cambiate tante cose. Innanzitutto non c’è più Striscia la Notizia. Eh sì, una tragedia. E poi? E poi in macchina c’è l’elettrico, ormai. E conta troppo, ben più di quel che pensi. Sì, insomma, non me ne parlare.

    E il paddock? Uh, quello è cambiato tanto. Ora è pieno di comici, influencer con le unghie da Wolverine che di motori, uff, ne magnano da quando so’ grandi così. Sono tempi difficili, caro Yuki. Eppure, sono felice che tu sia tornato. La prossima volta, però, prima di andartene, chiudi bene la porta: qui dentro entra chiunque.

    Williams, voto 3: Dopo le inquadrature poco lusinghiere dell’Olanda, in Williams devono essersi dati una calmata. Ora per Sainz non vige più quello spagnoleggiante “Hola va, Hola spacca”, ma un più morigerato modo di vedere le corse. Forse un po’ troppo morigerato, vista la mesta P13 al traguardo, senza essere mai della partita e inquadrati solo al momento di quel patetico swap.

    La situazione, comunque, è decisamente più in quadro. Peccato che il quadro in questione, tuttavia, rimanga pur sempre un Picasso.

    Aston Martin, voto 2: Ed eccoli qui, gli specialisti in lentezza nel Regno della Velocità. In Aston stanno affrontando una situazione così difficile che, se ci fosse Jovanotti al box, nemmeno lui riuscirebbe a pensare positivo.

    Pensare che Newey sarebbe dovuto essere il trampolino verso l’Olimpo e invece il suo intervento si è trasformato in un riflettore puntato verso un vicolo cieco. Da quando è arrivato, i conti sono così in rosso che ormai risparmiano su tutto. Si dice persino che vogliano affittare i propri box: probabilmente, in futuro, faranno i pit stop dentro un tendone, tipo quello di Gheddafi. Che brutta fine. Dal sogno dell’Olimpo al campeggio itinerante.

    Cadillac, voto 4: Volgiamo infine lo sguardo verso la Premiata Ditta dei ragazzi Cady, che questa domenica avevano evidentemente impegni più importanti del Gran Premio. Bottas e Perez, infatti, risultavano tra gli invitati al matrimonio dei Me contro Te, evento al quale la Cadillac ha preferito partecipare in borghese.

    Valtteri si è presentato elegantissimo, ma durante l’aperitivo si è sbrodolato il gilet alla prima maionese. Perez, invece, ha affrontato la cerimonia con maggiore disinvoltura. Giusto qualche bicchiere di champagne, perché diciamocelo: se non lo bevi al matrimonio, in gara quando ti ricapita? Il problema è che alla fine gli girava la testa. Nessun dramma: per il rientro hanno optato per la soluzione più sicura. Ha guidato Valtteri, con la compostezza di sempre, impeccabile al volante e assolutamente padrone della situazione. Sono arrivati in albergo sani e salvi, certo, ma con i soliti minuti di ritardo.

  • Verstappen: “Impossibile tenere il passo con la potenza erogata dalle auto motorizzate Mercedes”

    Verstappen: “Impossibile tenere il passo con la potenza erogata dalle auto motorizzate Mercedes”

    Monza ha messo a nudo uno dei limiti più complessi di questa nuova Formula 1: sul tracciato brianzolo, ora più che mai, il ritmo in curva si rivela inefficace se manca la velocità di punta nei lunghi rettilinei, specie quando un’erogazione dell’energia non ottimale penalizza la fase di accelerazione.

    Max Verstappen si è trovato a fare i conti proprio con questo deficit, che nemmeno il suo talento è riuscito a mascherare.

    La sua Red Bull, pur avendo un passo sufficiente per reggere il ritmo del gruppo di testa, non disponeva infatti della velocità necessaria per capitalizzare la scia e sferrare un attacco concreto alle Mercedes.

    L’olandese ha cercato quindi di compensare modificando le traiettorie e tentando più volte l’attacco all’esterno, come ha raccontato a David Coulthard ai piedi del podio:

    “Ho dovuto provarci diverse volte all’esterno, perché tra la Curva 2 e la 4 facevamo davvero molta fatica con l’erogazione dell’energia rispetto ai nostri avversari. In generale, la velocità di punta non era dalla nostra parte. Ho cercato semplicemente di restare aggrappato, ma loro erano un po’ troppo veloci. Provavo a utilizzare la modalità sorpasso, ma a un certo punto ho perso quella possibilità e ho cercato soltanto di fare la mia gara. Sono contento del terzo posto e di essere salito sul podio qui”.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    Il deficit non riguardava soltanto la velocità di punta, ma anche la capacità di sfruttare l’energia disponibile nei punti decisivi del giro.

    Il quattro volte Campione del Mondo ha provato a utilizzare l’Overtake Mode per costruire la manovra, senza però riuscire a trovare lo spunto sufficiente per completarla, come ha ribadito poi in conferenza stampa:

    “Ho avuto i miei problemi in qualifica, che sono proseguiti in gara, ed è stato molto chiaro che non siamo riusciti a tenere il passo con la potenza erogata dalle macchine motorizzate Mercedes. E su una pista come Monza, questo rende tutto difficile”.

  • Vasseur: “Baku sarà tutta un’altra storia”

    Vasseur: “Baku sarà tutta un’altra storia”

    Il Gran Premio d’Italia doveva rappresentare l’occasione ideale per infiammare il pubblico di casa, ma la pista di Monza ha presentato alla Ferrari un conto salatissimo, mettendo a nudo tutti i limiti strutturali della SF-26.

    Tra il violento impatto contro le barriere che ha tolto subito dai giochi Charles Leclerc all’uscita della Parabolica e la gara anonima di Lewis Hamilton, scivolato fino al sesto posto, il fine settimana brianzolo si è trasformato in una resa incondizionata dettata dalla cronica mancanza di velocità di punta e da una gestione critica dell’ibrido.

    Intervenuto ai microfoni di Sky Sport F1 Italia a motori spenti, Frederic Vasseur non ha nascosto la delusione per una domenica rivelatasi persino più severa delle attese:

    “È una giornata dura. Sabato era andata piuttosto bene per noi, però sapevamo di avere un enorme deficit nella velocità di punta. Sapevamo che sarebbe stato difficile in gara difendersi e attaccare, ed è andata così. Fatichiamo in rettilineo. II passo era buono, non era quello il grosso problema, però perdevamo posizioni e non riuscivamo a superare quando avevamo l’opportunità”.

    Il manager francese ha poi analizzato nel dettaglio come il layout unico di Monza abbia amplificato le debolezze della SF-26 rispetto ad altri tracciati:

    “Conosciamo i numeri e sappiamo che qui c’è una sensibilità enorme. Se sei dietro a qualcuno a Zandvoort perdi due decimi a mezzo giro, mentre a Monza sono cinque decimi. Quando difendiamo o attacchiamo utilizziamo energia in rettilineo e poi perdiamo proprio la potenza, perdiamo la posizione”.

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    A pesare sull’atmosfera del box c’è stato anche il forte spavento per il botto di Leclerc, rientrato subito a casa per smaltire la botta:

    “Ne abbiamo parlato durante la gara, mi ha detto che stava bene, però ha preferito tornare a casa il prima possibile. Chiaramente è stato un po’ uno shock, perché è stato un impatto abbastanza pesante”.

    Nel debriefing finale, il team principal ha comunque tracciato la rotta in vista del prosieguo del campionato:

    “Sapevamo che per il disegno della pista probabilmente sarebbe stata la gara più difficile della stagione per noi. Dobbiamo prendere una gara alla volta e continuare a spingere, sviluppando la vettura e il motore. Baku sarà tutta un’altra storia”.

  • Antonelli: “Cosa ho fatto? Devo ancora realizzare”

    Antonelli: “Cosa ho fatto? Devo ancora realizzare”

    Le lacrime sotto la visiera e il tricolore sulle spalle raccontano la storia di un talento partito da lontano, ma fin da subito destinato a riscrivere le gerarchie della Formula 1.

    Con una rimonta che resterà a lungo nella memoria, Andrea Kimi Antonelli ha conquistato la vittoria più dolce della carriera, imponendosi nel Gran Premio di casa a Monza.

    Scattato dalla diciannovesima casella dello schieramento per via della penalità dovuta alla sostituzione della power unit, il pilota bolognese ha estratto l’intero potenziale della sua Mercedes.

    In una corsa segnata dall’effetto scia e dalla gestione millimetrica dell’energia elettrica, la W17 si è rivelata l’arma ideale nelle mani dell’italiano, capace di risalire il gruppo fino ad agganciare e superare nel finale il compagno di squadra George Russell.

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    Su quello stesso asfalto che lo aveva tradito nelle prove libere del 2024, il ventenne ha firmato l’impresa, chiudendo i conti con il passato e piazzando un colpo pesantissimo nella corsa al titolo iridato.

    Una consacrazione arrivata davanti alla marea rossa accorsa sotto il podio brianzolo, che gli consentirà di incidere il proprio nome sulla simbolica mattonella della pit-walk dell’Autodromo Nazionale di Monza.

    Ai microfoni di Sky Sport F1 Italia al termine della gara, Antonelli ha espresso tutta la sua incredulità:

    “Non avrei mai pensato di essere qui oggi, sto ancora cercando di realizzare quello che è successo: è assurdo. Avevo detto che la vittoria qui sarebbe stata un sogno, e oggi siamo riusciti a realizzarlo. Quando dopo la seconda partenza mi sono accorto di essere in corsa per il successo ho subito pensato di dover vincere. Il supporto dei tifosi è stato incredibile: in uscita dalla prima chicane davo uno sguardo alle tribune ed erano tutti carichi. Mi hanno dato una spinta enorme, quel qualcosa in più“.

  • Leclerc: “In gara proverò a fare una magia”

    Leclerc: “In gara proverò a fare una magia”

    Il sabato di Monza si è chiuso con sentimenti contrastanti per Charles Leclerc.

    Da una parte la consapevolezza di aver limitato i danni, salvandosi prima da un’eliminazione clamorosa in Q2 e ritrovandosi poi addirittura terzo sulla griglia di partenza grazie alla penalità di tre posizioni inflitta a Oscar Piastri per l’impeding su Liam Lawson, alle spalle della pole a sorpresa di Pierre Gasly e di George Russell.

    Dall’altra, però, resta l’amarezza di non aver potuto lottare per la pole position. Una delusione palpabile quella del pilota monegasco, emersa chiaramente nelle interviste rilasciate subito dopo la bandiera a scacchi ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, quando il quarto tempo ottenuto sul campo sembrava ormai definitivo e il verdetto dei commissari sull’australiano della McLaren era ancora lontano dall’arrivare.

    Leclerc non ha cercato scuse, puntando il dito contro la gestione non proprio ottimale dell’intera sessione da parte della squadra:

    “Penso che ci siamo complicati la vita da soli, indipendentemente da gomma nuova o usata”.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    Parole nette che fotografano un pomeriggio vissuto pericolosamente, iniziato con il brivido dell’eliminazione sfiorata in Q2 per appena 17 millesimi e proseguito con un assalto alla pole mai realmente nelle corde della SF-26.

    Il numero 16 ha fatto anche riferimento ad alcune noie tecniche che hanno condizionato la SF-26 nel momento clou:

    “Abbiamo avuto dei problemi e dobbiamo capire perché li abbiamo avuti”.

    I dubbi maggiori, però, riguardano la gara odierna, dove i lunghi allunghi dell’Autodromo Nazionale rischiano di mettere a nudo il divario con i propulsori Mercedes:

    “Sulla gara non so cosa aspettarmi. Sicuramente saremo in difficoltà nei rettilinei, non sarà facile”.

    Per provare a invertire l’inerzia e lottare per il podio, al monegasco non resta che rievocare lo spirito delle sue imprese più celebri:

    “Farò di tutto per cercare di fare una magia, come abbiamo fatto nel 2024 e nel 2019. Io ce l’ho fisso in testa ogni volta che vengo qui a Monza”.

  • Hamilton: “In gara voglio fare qualcosa di speciale”

    Hamilton: “In gara voglio fare qualcosa di speciale”

    Le caotiche qualifiche del Gran Premio d’Italia hanno visto Lewis Hamilton segnare il quinto miglior crono, a 225 millesimi dalla clamorosa pole position conquistata da Pierre Gasly: un risultato non idilliaco, raggiunto all’ultimo istante, che ha messo una pezza a quello che poteva rivelarsi un autentico disastro sportivo.

    In una sessione dominata dalla ricerca dell’effetto scia, il pilota britannico ha rischiato più volte di rimanere fuori dai giochi, innanzitutto quando, a causa di un’anomalia al sistema ibrido, è riuscito a superare il taglio del Q2 per un solo millesimo di vantaggio su Gabriel Bortoleto.

    Anche la fase decisiva si è dimostrata complessa per il sette volte iridato, costretto a un primo giro in solitaria per via della difficile gestione dei tempi di uscita nel box della Ferrari.

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    Tuttavia, il numero 44 è riuscito ad agganciarsi alla scia del compagno di squadra Charles Leclerc nel tentativo finale, conquistando una quinta piazza che si tramuterà poi nel quarto posto sulla griglia di partenza grazie alla penalità per impeding inflitta a Oscar Piastri.

    La corsa, quindi, resta aperta per il pilota di Stevenage, a caccia del sogno di salire sul gradino più alto del podio di Monza con il Cavallino Rampante sul petto.

    Ai microfoni di Sky Sport F1 al termine della sessione, Hamilton ha commentato così il sabato brianzolo:

    “Non siamo riusciti a piazzare una bellissima macchina rossa in prima posizione davanti a tutti i tifosi. Chiaramente qui fa male, però è un privilegio e un onore avere la possibilità di correre a Monza con la Ferrari. Voglio semplicemente fare qualcosa di speciale domani. Stiamo continuando a progredire e dobbiamo attaccare al massimo delle nostre potenzialità: tutto deve essere perfetto“.

  • Gasly: “Monza è la pista delle mie prime volte

    Gasly: “Monza è la pista delle mie prime volte

    La Formula 1 è quello sport che, a volte, contro ogni pronostico, regala scenari del tutto inaspettati.

    In un week-end dove si pronosticava il dominio Mercedes, la possibile rincorsa Ferrari e la rimonta di un Norris sempre in palla nelle ultime gare, le qualifiche del Gran Premio d’Italia hanno emesso invece il clamoroso verdetto di un Pierre Gasly in pole position con l’Alpine, la prima nella carriera del francese.

    Il palcoscenico è quello di Monza, lo stesso tracciato sul quale il portacolori della scuderia transalpina vinse sei anni fa, all’epoca come pilota AlphaTauri.

    A onor del vero, entrambi i piloti della compagine francese, sin dalle prime tornate messe a segno in qualifica, avevano iniziato a inanellare una serie di riscontri cronometrici decisamente competitivi, confermando l’ottimo stato di forma dell’A526, la quale, tuttavia, non pareva poter essere all’altezza delle vetture di vertice, soprattutto perché da queste ultime ci si attendeva il solito approccio più conservativo nelle fasi iniziali della sessione.

    Sorprendentemente, invece, il livello della vettura d’oltralpe non è calato, permettendo al pilota con il numero 10 di piazzare la zampata nell’ultimo e decisivo tentativo, battendo il favoritissimo George Russell con un margine di sei centesimi di secondo.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    In attesa di scoprire se la compagine di Enstone sarà protagonista anche nella gara di domani, Pierre Gasly si gode il magico momento, arrivato dopo la tanto discussa revoca del podio di Monaco.

    Nelle interviste concesse a Sky Sport F1 Italia, il parigino ha commentato la propria strabiliante prestazione, in quella che, vista la sua residenza milanese, può essere considerata per certi versi una gara di casa:

    “La squadra e la macchina sono state veramente buone, ma mai mi sarei aspettato di essere in pole. Qui ho anche vinto la mia prima gara, Monza è la pista delle mie prime volte. Da nove anni sognavo questo risultato, non ho mai avuto una macchina per lottare per la prima posizione, e oggi la macchina era incredibile. Sappiamo che domani sarà dura, le vetture dietro di noi sono molto veloci, ma mi preparerò al meglio per farmi trovare pronto”.

  • Leclerc: “Sappiamo quali sono i nostri punti deboli, ma ho buone sensazioni”

    Leclerc: “Sappiamo quali sono i nostri punti deboli, ma ho buone sensazioni”

    Il fine settimana del Gran Premio d’Italia è iniziato con il piede giusto per Charles Leclerc, capace di imporsi nella prima sessione di libere e di concludere la successiva con appena 120 millesimi di distacco dal miglior giro siglato da George Russell.

    Su una pista come quella di Monza, decisamente favorevole alle caratteristiche della monoposto Mercedes, la Ferrari punta comunque a costruire un risultato di spessore davanti al proprio pubblico, sfruttando il pacchetto di novità tecniche introdotto sulla SF-26 e, soprattutto, la nuova specifica ADUO 2.

    La prima giornata nel tempio della velocità brianzolo ha evidenziato come le diverse scuderie stiano cercando di ottimizzare al meglio la gestione del deployment lungo tutto l’arco della tornata. In questo scenario, il Cavallino sembra voler privilegiare la potenza nell’allungo che precede la Parabolica: una filosofia d’erogazione che potrebbe essere rivista nelle prossime ore oppure, come già accaduto a Silverstone, rivelarsi l’asso nella manica del box italiano per il prosieguo del week-end.

    Ph. Luca Martini / WHYOUT Media

    A fare la differenza sul piano prestazionale è stato, però, anche lo stesso pilota monegasco.

    Escluso un testacoda senza conseguenze alla Variante della Roggia, il numero 16 è apparso subito in piena sintonia con la vettura, confermando un passo gara molto competitivo e un margine tangibile nei confronti del compagno di squadra Lewis Hamilton.

    Come riportato dalla Ferrari al termine delle libere, Leclerc ha analizzato la sua attività in pista come segue:

    “È sempre emozionante tornare a Monza, un luogo davvero speciale per noi come squadra e per tutti i nostri tifosi. C’è ancora del lavoro da fare perché i nostri avversari sembrano competitivi, ma finora le sensazioni con la vettura sono state buone. Sappiamo quali sono i nostri punti deboli e ci concentreremo su quelli, dando il massimo fin da domani per portare a casa il miglior risultato possibile domenica“.